26 giugno-Nudm: Torniamo nelle Strade! Ci tolgono il tempo, riprendiamoci tutto!

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Fin dall’inizio dell’emergenza da Covid-19 abbiamo sottolineato come questa crisi non fosse uguale per tutt* e così purtroppo è stato. La pandemia ha esasperato le disuguaglianze, lo sfruttamento e le violenze determinate dal sistema capitalista, patriarcale e razzista nel quale viviamo e che, quotidianamente, colpiscono le nostre vite.

La violenza domestica è aumentata moltissimo durante il lockdown, mentre i centri antiviolenza hanno cercato di continuare a garantire supporto alle donne che vi si rivolgono, nonostante le difficoltà imposte dal distanziamento sociale e dalla mancanza strutturale di finanziamenti. Tantissime persone si sono ritrovate senza lavoro e senza reddito, tra cassa integrazione in ritardo di mesi, bonus di 600 euro assolutamente insufficienti, nessun tipo di sussidio per tutti i lavori in nero e non riconosciuti. Nei settori considerati come “essenziali”, dalla sanità ai servizi sociali, dalla sanificazione alla grande distribuzione, dalla logistica alle troppe fabbriche rimaste aperte, tantissime donne si sono trovate spesso senza dispositivi di protezione individuale, mettendo a rischio la propria salute e quella delle persone a loro vicine in cambio dei soliti salari bassissimi, accompagnate dalla retorica che le voleva “eroine” o “angeli” e pronte a sacrificarsi per il paese con il sorriso.

Razzismo e sessismo istituzionali si rendono evidenti nell’ultimo provvedimento del governo: una sanatoria che esaspera le condizioni di ricattabilità in cui versano le donne e le soggettività migranti, la cui unica possibilità di regolarizzarsi è vincolata all’arbitrio di chi da anni le sfrutta nei campi o in casa con contratti precari o in nero.

L’epidemia, il sovraccarico del sistema sanitario, la chiusura delle scuole a tempo indeterminato, l’estensione indefinita dei tempi di lavoro causata dal ricorso allo smart working hanno moltiplicato esponenzialmente il carico di lavoro produttivo e riproduttivo che pesa sulle nostre spalle. Come si può lavorare da casa mentre ci si prende cura di una persona malata o anziana e bisogna seguire figlie e figli nella didattica a distanza? Come si può tornare a lavoro con turni spalmati su orari impossibili, mentre ancora non si sa se e come riapriranno le scuole a settembre? Queste domande non hanno trovato risposte, ad eccezione del tanto richiamato bonus baby sitter, che argina solo temporaneamente il problema e produce ulteriore lavoro precario e sottopagato per altre donne.

Non possiamo più parlare di emergenza: le conseguenze di questa pandemia saranno pesanti e stabili e stiamo già sperimentando nelle nostre vite le conseguenze di questa crisi.
Nonostante il distanziamento sociale, sappiamo che non siamo sole, ma parte di una lotta che in tutto il mondo si oppone alla violenza maschile e di genere, al razzismo e allo sfruttamento in casa e sul lavoro. L’epidemia del Coronavirus non ci ha costrette al silenzio. Le donne e le soggettività dissidenti, le persone migranti e razzializzate hanno continuato e continuano a scioperare e a ribellarsi alla violenza con cui ci vorrebbero zittire, rimettere al nostro posto, ancorare ai ruoli che ci sono imposti e che noi invece rifiutiamo.

Ora è tempo di riprenderci le strade, la visibilità, la parola che hanno provato a toglierci. È tempo di urlare tutta la nostra rabbia per annunciare che non accettiamo che la ricostruzione e la convivenza con il Covid-19 avvengano al prezzo del nostro sfruttamento, dell’intensificazione della divisione sessuale del lavoro e del razzismo.Con attenzione e cura per la salute di tutte e tutti, il 26 giugno torniamo in piazza in tantissime città.

Di fronte alle conseguenze di questa crisi e alla nuova insopportabile normalità che annuncia, non rimarremo in silenzio!

¡Juntas somos más fuertes!

Segui l’Evento in aggiornamento con gli appuntamenti dei nodi Nudm

#Iorestoacasama…Lotto tutti i giorni Lancio della Campagna di Non Una di Meno

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Da sabato 28 marzo alle ore 12 inizia la CAMPAGNA di NON UNA DI MENO #IORESTOACASAMA… LOTTO TUTTI I GIORNI!
DOVE? Segui le indicazioni sui nostri SOCIAL (Twitter, Instagram, Facebook) e continua a leggere qui per avere più info.

#iorestoacasama è una campagna per rompere la solitudine e l’isolamento, per raccogliere la voce di chi paga l’emergenza, per metterci in connessione e far circolare strumenti e informazioni per aiutarci e sostenerci, per lottare insieme.

Invia testimonianze della quarantena, racconta come è cambiata la tua vita, la tua affettività, la relazione
con il tuo corpo, il tuo rapporto con un tempo senza tempo (ritrovato o sospeso?). L’emergenza #covid_19 non è uguale per tutti, fa esplodere le contraddizioni, approfondisce le ingiustizie sociali e le
discriminazioni. Cominciamo a pensare adesso il mondo che verrà dopo.

📍COME CONTRIBUIRE
A partire da sabato 28 alle 12.00 pubblica testi, video, immagini,
accompagnate dall’HT #iorestoacasama…
I puntini di sospensione accompagnano la tua presa di parola, per uscire dall’isolamento emotivo, dalla solitudine, ci connettiamo con i fili di un hashtag, perché non sei sola, ovunque ti trovi.

-Invia un racconto, una poesia, un testo in prima o in terza persona (firmati o anonimi)
-Invia dei video-racconti sulla tua condizione e la tua esperienza
-Invia delle foto, grafiche, artwork (firmate o anonime)

📍DOVE?
🐦SU TWITTER
TWEET STORM E INQUINAMENTO sabato 28 ALLE 12

Dalle 12.00 alle 14.00 su Twitter chiunque abbia un account usi
l’hashtag ufficiale #iorestoacasa insieme al secondo hashtag lanciato da Non Una di Meno #iorestoacasama inserendo i contenuti e le grafiche della campagna per, contemporaneamente, inquinare l’HT ufficiali con le nostre parole, esperienze e rivendicazioni e salire in trending topic con il nostro #iorestoacasama.

📷SU INSTAGRAM
DA sabato 28 E NEI PROSSIMI GIORNI

Usa l’HT #iorestoacasama e invia come messaggio sulla pagina di Non una di meno, oppure tagga la pagina ig stessa, oppure taggala nella tua storia.
Usa anche l’HT ufficiale #iorestoacasa nelle tue storie per rendere
visibile la tua storia comparire nelle storie in evidenza nazionale.

🗣SU FACEBOOK
DA sabato 28 E NEI PROSSIMI GIORNI

Usa l’HT #iorestoacasama e invia come messaggio sulla pagina nazionale di Non una di meno, oppure tagga la pagina fb stessa, a tua scelta.

Questa campagna inizia sabato 28 ma non si conclude in un giorno. Continua anche nei giorni successivi sui vari social a tua scelta a condividere le tue esperienze e rompere l’isolamento per lottare insieme attraverso immagini, video, grafiche e post.

Segui gli account di Non una di meno per avere gli aggiornamenti sulla campagna #iorestoacasama

#iorestoacasama

una casa non ce l’ho

dormo per strada su un divano

e vivo di chi mi dà una mano

#iorestoacasama

la mia casa non è un rifugio

ci ho preso urla, spinte e bei ceffoni

di maschi spenti, aggressivi e manipolatori

#iorestoacasama

ormai sono senza lavoro e salario

con un affitto da pagare

e senza soldi per campare

#iorestoacasama

il telelavoro mi costringe per ore

seduta di fronte a uno schermo

con un bambino solo e sempre fermo

#iorestoacasama

c’è una paura che mi assale

ogni volta che devo capire vicino a chi stare

per non farlo stare male

#iorestoacasama

sono operaia, infermeria, cassiera

sono sempre a lavoro o sul divano

senza diritti e socialità

in una quarantena che non ha pietà

#iorestoacasama

dov’è finita la sanità?

in solitudine e isolamento

morire in casa senza un lamento

#iorestoacasama

ci resto con responsabilità

 ma voglio dare voce al mio pensiero

che risuoni per tutte

all’urlo di non una di meno

Non Una di Meno: Lotto tutto l’anno

 

bo

Pur in questa situazione difficile e inedita, vogliamo comunque caratterizzare le giornate di 8 e 9 marzo come momento di lotta, in connessione con la forza delle mobilitazioni femministe e transfemministe di tutto il mondo: vi invitiamo quindi a praticare le forme di sciopero alternative e online che avevamo immaginato per non sentirci sole e per sentirci parte dello sciopero globale.

NON UNA DI MENO BOLOGNA

C͟o͟s͟a͟ ͟f͟a͟r͟e͟ ͟p͟e͟r͟ ͟e͟s͟s͟e͟r͟e͟ ͟c͟o͟m͟u͟n͟q͟u͟e͟ ͟p͟a͟r͟t͟e͟ ͟d͟e͟l͟l͟o͟ ͟s͟c͟i͟o͟p͟e͟r͟o͟ ͟f͟e͟m͟m͟i͟n͟i͟s͟t͟a͟ ͟e͟ ͟t͟r͟a͟n͟s͟f͟e͟m͟m͟i͟n͟i͟s͟t͟a͟ ͟g͟l͟o͟b͟a͟l͟e͟ ͟d͟e͟l͟l͟’͟8͟ ͟e͟ ͟9͟ ͟m͟a͟r͟z͟o͟

L’8 e il 9 marzo la rabbia femminista riecheggerà in tutto il mondo per il quarto anno di fila e vogliamo provare a essere anche noi parte della potenza di questo processo. Una potenza che è stata raccolta nella call transnazionale per lo sciopero globale femminista e transfemminista, già tradotta in varie lingue: perché se le nostre vite non valgono, ci organizziamo!
Per questo, anche se in Italia quest’anno non possiamo scioperare, abbiamo pensato ad una moltiplicazione di pratiche per gridare la nostra rabbia contro tutte le forme di violenza maschile e di genere, compreso lo sfruttamento del lavoro domestico, di cura e di relazione, perché l’emergenza sanitaria non li ha interrotti, li ha intensificati!

📣 💬 Inviaci un messaggio vocale, o di testo, in cui ci racconti quali effetti ha avuto sulla tua vita e sul tuo lavoro l’emergenza Coronavirus e da cosa vorresti scioperare. Come?
1 – Collegati alla pagina Facebook di Non Una Di Meno Bologna
2 – Clicca su “invia un messaggio”
3 – Registra il tuo vocale (max 1 minuto)
4 – Invialo! Lo pubblicheremo dalla nostra pagina durante la giornata del 9 marzo!

🔻 L’8 e 9 marzo, se sei a casa, appendi qualcosa di fucsia alla finestra. Se vuoi, pubblica o inviaci foto e/o video con l’hashtag #Lottotuttiigiorni!

🔻 L’8 e 9 marzo, se sei al lavoro, indossa qualcosa di fucsia: il panuelo, un nastro, qualsiasi cosa possa rendere visibile la tua protesta!
Se vuoi, pubblica o inviaci foto e/o video con l’hashtag #Lottotuttiigiorni!

🔊 Alle ore 16.00 dell’8 marzo, se sei a casa affacciati alla finestra o alla porta, urla e fai rumore per 5 minuti con pentole, padelle o qualsiasi altro strumento del lavoro domestico e di cura. Accordati con amiche/i e vicini/e di casa, fai foto e/o video con l’hashtag #Lottotuttiigiorni!

Le restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria hanno portato alla revoca dello sciopero transfemminista del 9 marzo. Noi, però, non rinunciamo alla giornata di mobilitazione globale e ci attiviamo con modalità alternative!
Oltre a quelle già comunicate, annunciamo con grande gioia che domani, lunedì 9 marzo, andremo in onda sulle frequenze di Radio Fujiko: lo sciopero transfemminista è alla radio! 🎙🔥💃🏾🎧✊🏻❤️

LA MAREA IN ONDA: LO SCIOPERO TRANSFEMMINISTA ALLA RADIO
Dalle 15 alle 18 di lunedì 9 marzo Radio Città Fujiko si trasforma nella piazza che Non Una Di Meno Bologna non ha potuto riempire con i propri corpi. L’etere diventa strumento di una forma alternativa di lotta, capace di superare in tutta sicurezza le limitazioni ai contatti e agli assembramenti.
Dalle 15 alle 18 di lunedì 9 marzo Radio Città Fujiko si trasforma nella piazza che Non Una Di Meno Bologna non ha potuto riempire con i propri corpi. L’etere diventa strumento di una forma alternativa di lotta, capace di superare in tutta sicurezza le limitazioni ai contatti e agli assembramenti.
Il movimento femminista e transfemminista prenderà il controllo del mixer e dei microfoni e, intervallato da una selezione musicale ad hoc, farà ascoltare le testimonianze che arriveranno sui suoi canali, realizzerà interviste, si collegherà e ci aggiornerà su quello che succede in varie parti del mondo, dal momento che la mobilitazione è transnazionale.
Per ascoltare la lunga diretta dello sciopero alla radio è possibile collegarsi sui 103.1 fm per Bologna e provincia, accedere allo streaming a questo link o seguire le dirette sui social di Non Una Di Meno Bologna e di Radio Città Fujiko

#lottotuttiigiorni #nonunadimeno #8m #9m #lottomarzo #lamareainonda

GENOVA

NON UNA DI MENO GENOVA

La lotta ai tempi del Covid 19.
Ancora una volta ci ritroviamo a riflettere e confrontarci con passione sulla realtà che tocca tutt@ noi in modo più o meno violento. Ci troviamo ad affrontare una situazione inedita ed inquietante, che rende evidenti criticità, fragilità e contraddizioni di un sistema economico e sociale in piena crisi, dove migliaia di lavoratrici stanno perdendo il salario o lo vedono ridursi drasticamente, dove chi si occupa di cura sta lavorando senza sosta, dove l’emergenza rende evidenti le condizioni “a-normali” di ricatto e sfruttamento contro cui lottiamo ogni giorno. E’ sempre più evidente il rischio per la salute di tutt@, in particolare delle persone più vulnerabili che vogliamo proteggere e sostenere, ma è altrettanto percepibile il sentimento di confusione e paura di fronte ad eventi sconosciuti.
Conosciamo bene però l’isolamento che tante donne vivono nell’affrontare il peso del lavoro di cura, di relazioni violente, di precarietà economica, che rende difficile la piena autonomia e che si accentua in questo momento di emergenza e restrizioni.
E’ per questo che crediamo abbia ancora più valore oggi sentirci vicine le une alle altre, essere legate dal filo di tante incertezze ma anche dalla sicurezza della nostra sorellanza e del valore della lotta.
Sappiamo che il nostro benessere è fatto di relazioni e qualità della vita e non vogliamo trascurare l’urgenza di tutelare la salute che passa anche da un sistema sanitario nazionale, ora sotto pressione, ma oggetto da anni e anni di tagli e privatizzazioni che spesso lo hanno reso inaccessibile o svuotato.
Per questo, e per poterne godere con più serenità, abbiamo deciso di ripensare le giornate di mobilitazione femminista, rimandando ad un futuro prossimo gli eventi programmati per la giornata dell’8 Marzo.

MI6

NON UNA DI MENO MILANO

Non ci sarà un corteo!
Non ci sarà lo sciopero dal lavoro né l’8 nè il 9 marzo!
MA NOI CI SIAMO E NON LASCIAMO SOL@ NESSUNA@!

Siamo pronte a far parlare la città
abbiamo pensato una serie di piccole azioni e poi chiediamo a tutte di
portare un cartello con le motivazioni della propria lotta in un luogo
simbolo della città e di mandarcelo con l’hashtag #iolottoperchè e abbiamo creato una radio! La trovate qui: saremo in diretta tutto l’8 marzo e vi chiederemmo, se avete voglia, di mandarci un audio o un testo dalle varie città per raccontarci cosa
fate, in modo che possiamo mandarlo o leggerlo.
https://nonunadimenomilanoblog.wordpress.com/

👉Per questo l’8 marzo sarà S-corteo transfemminista!

🔥 Indossa il panuelo e/o qualcosa di FUCSIA

📻 collegati alla radio pirata di non una di meno a partire da domenica alle 11.00 al link

📺 Collegati ai canali social e segui le dirette video + Iscriviti al nostro canale Telegram per avere tutti gli aggiornamenti https://t.me/NonUnaDiMenoMilano

💟 Crea il tuo cartello #IoLottoPerché
Se puoi, ESCI e portalo davanti a un luogo per te simbolico – nel bene o nel male – della città.
Possono essere luoghi classici da difendere o denunciare o luoghi sconosciuti che raccontano la tua lotta personale.

💪🏽 Sciopera dai consumi e non fare la spesa – se per l’emergenza si ferma tutto tranne la grande distribuzione, fermiamola noi

🙅🏼‍♀ Ferma, rallenta o condividi il lavoro di cura – riprenditi un po’ del tuo tempo

🏙 Appendi uno striscione/qualcosa di fuxia alla tua finestra

🎇 se attraversi il centro cittadino con i simboli di nudm guardati intorno per riconoscere altre compagne resistenti

Leggi il comunicato sullo S-corteo transfemminista

# Mandaci i tuoi contributi:

📸 Foto/Video: scatta e condividi con @nonunadimenomilano e #iolottoperché

🎙 Audio: registra e invia sulla mail: nonunadimenomilano@gmail.com o condividi sui canali social di @nonunadimenomilano

PADOVA

NON UNA DI MENO PADOVA

Se per qualsiasi motivo non puoi uscire o scegli di rimanere in casa, partecipa a questa giornata praticando forme alternative di sciopero e rendendo visibile il lavoro invisibile, ecco alcune idee:
– appendi un pañuelo / un grembiule / un pezzo di stoffa fucsia alla finestra o al balcone
– se devi lavorare indossa qualcosa di fucsia (pañuelo, spilla, sciarpa, magari con scritto Non Una di Meno o l’8 Marzo sciopero, …) che possa esprimere la tua scelta di scioperare
– parla con le persone che vivono con te della distribuzione del carico di lavoro a casa
– lascia in giro per casa dei post-it per informare del lavoro che non farai (es: io oggi non laverò i piatti, non farò il bucato, non mi occuperò della pianificazione della settimana, …)
– crea e affiggi un “disco orario” in cui conteggi tutte le ore di lavoro che ti sobbarchi sia fuori che dentro casa
– crea una “lista della spesa” con tutte le cose che potresti fare invece che consumare o comprare
– condividi con tutte e tutt* perché vuoi scioperare: ascoltiamoci e facciamoci ascoltare!
– non fare nessuna attività che pensi ti sia imposta sulla base del tuo sesso o del tuo orientamento sessuale: sentiti libera* di esprimerti!
– prova a scioperare dai consumi e non fare la spesa, se per l’emergenza la grande distribuzione non si ferma la fermiamo noi
– ferma, rallenta o condividi il lavoro di cura, riprenditi un po’ del tuo tempo
– invia un audio o un messaggio scritto con il motivo per cui hai scelto di scioperare alla nostra pagina fb o al nostro indirizzo mail (nudm.padova@gmail.com), lo pubblicheremo durante la giornata dell’8

Se hai dubbi o domande scrivi alla nostra pagina fb e segui gli aggiornamenti!

pisa

NON UNA DI MENO PISA

L’ondata transfemminista di Non Una di Meno ha ribaltato l’8 marzo, l’ha sezionato, analizzato, trasformato.
Per molt* di noi è sempre stato un festeggiamento complicato da affrontare, uno di quei riti sociali fatti più per ricordarsi cose che altrimenti ci dimenticheremmo, e che forse vorremmo dimenticare.
Una giornata di ipocrisie, in cui veniva esaltata la figura della donna cis e etero, la mamma tuttofare, la moglie integerrima, la fidanzata fedele, la lavoratrice instancabile.

Non Una di Meno ha strappato un velo, affermando una cosa semplice e allo stesso tempo complicatissima: quando parliamo di violenza di genere, non possiamo farlo senza affermare che sia sistemica, ovvero che le sue forme di espressione siano molteplici e trasversali, toccando tutti gli ambiti delle nostre vite e intrecciandosi continuamente tra di loro.
Violenza economica, precarietà, violenza maschile, discriminazioni razziali, di genere, di orientamento sessuale. Violenza di stato che uccide e incarcera. Violenza di chi pretende la nostra maternità obbligatoria e il nostro lavoro di cura non pagato. Violenza sui territori che abitiamo che si ripercuote sulla nostra salute e su quella delle persone a noi care.
Quando il corpo in cui sei nat*, l’orientamento o il genere che ti hanno imposto, disciplinano la tua vita e i tuoi diritti, anche una giornata di “festa” come l’8 marzo può diventare una giornata di sciopero.
E se quel giorno fosse domenica? Allora ce ne prendiamo due! Questa è stata la risposta nazionale di Non Una di Meno quest’anno. Risposta che purtroppo, ancora una volta, i sindacati confederali non hanno saputo accogliere, cristallizzati nel considerare lo sciopero come uno strumento esclusivamente sindacale.

E’ di ieri la notizia ministeriale del divieto di manifestazioni e assembramenti che ci costringe ad annullare qualsiasi manifestazione o azione pubblica che avevamo programmato per le giornate di domenica e lunedì a causa dell’emergenza Corona virus.
L’emergenza è appena iniziata ma sono già uscite alla luce del sole le conseguenze che lo smantellamento del welfare e dal definanziamento della sanità pubblica hanno provocato: i lavori che garantiscono la riproduzione sociale sono indispensabili, ma continuano a non essere riconosciuti mentre il loro sfruttamento viene intensificato.
L’8 marzo non vogliamo rimanere in silenzio. Non saremo lì dove ci si abbraccia, dove ci si tiene per mano, dove si canta a squarciagola. Non neghiamo già una forte nostalgia. Ma proprio per questo chiediamo a tutt* coloro che avrebbero partecipato a quella giornata di far sentire la loro voce.

#L8LOSTESSO perché…
Mandaci video, foto, contributi scritti, messaggi audio, storie, poesie, messaggi cartacei: perché saresti sces* in piazza l’8 marzo? Puoi farlo dal tuo profilo taggandoci, con messaggi privati, venendo a trovarci nei nostri spazi. Puoi coprirti il volto, farlo dire a qualcun altr*, farlo dire a noi (siamo a disposizione per dare voce alle tue parole, se tu non te la senti).
Siccome per alcune di noi, raccontare la propria storia significa esporsi e rischiare, nel video o nella foto che ci invii ti chiediamo di coprirti il viso con un panuelo o con cosa preferisci. Questo ci aiuterà a disperdere nella marea di volti coperti, quelli di quell* che rischiano troppo.

Lasciamo tracce in questa città: appendi un simbolo, uno striscione, un lenzuolo dal tuo balcone.
Potrai andare a ritirare dei pezzi di striscioni e trovare tutto il materiale necessario il 6 marzo dalle 14 alla Limonaia- Zona Rosa (vicolo del Ruschi) e il 7 marzo alla Mala Servanen Jin (via Garibaldi 192), compresi adesivi, panuelos, borse, da indossare nella giornata dell’8 marzo!

Siamo un movimento transfemminista che lotta per la vita: una vita degna di essere vissuta.
Siamo una costellazione di desideri che non si esaurisce in una giornata, un universo di voci e nuove parole che contribuiscono al suo splendore.
Vogliamo rimanere unite, ci vogliamo vive!

piacenza

NON UNA DI MENO PIACENZA

Considerata la situazione che stiamo vivendo e in relazione all’Ordinanza che prevede la sospensione di eventi culturali, sociali e aggregativi il Corteo previsto per domenica 8 marzo è stato annullato (a data da destinarsi).

Crediamo comunque che l’8 marzo sia un simbolo importante della LOTTA FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA che quotidianamente portiamo avanti

Quindi REINVENTIAMOCI l’8 marzo e da qualsiasi luogo in cui ti trovi PUOI MANDARCI :
🥁🥁🥁🥁

■ una foto 📸
■ un video 📽
■ un disegno ✏️
■ un cartello 📜
■ un simbolo di lotta per te importante 💪🏻💜
■ un messaggio vocale 📞 (puoi anche chiedere che sia qualcun* di noi a leggerlo per te)
■ puoi leggerci un testo che ami che simboleggia la tua lotta oggi e tutto l’anno 📖
■ puoi parlarci del perché saresti scesa per le strade l’8 marzo 👭👭🏻👭🏼👭🏽👭🏾👭🏿
■ puoi raccontarci la tua condizione lavorativa 💼
■ puoi appendere un simbolo, un lezuolo, un panuelo fucsia al tuo balcone 🏠
■ puoi reinventarti come vuoi 🤹🏿‍♀️🤹🏾‍♀️🤹🏽‍♀️🤹🏼‍♀️🤹🏻‍♀️🤹‍♀️

📬Puoi inviare tutto📬

●con un messaggio sulla nostra pagina fb
●con una mail a nonunadimenopc@gmail.com
●via WhatsApp

#lottotuttiigiorni
#lottotuttolanno
#nonunpassoindietro

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NON UNA DI MENO ROMA

9 MARZO: UNA MAREA FUCSIA OVUNQUE SIAMO

💄💅👠🧼💌📔🔻Oggi mettiamo qualcosa di fucsia per andare a lavorare: un panuelos, una maglia, una borsa oppure un panno fucsia alla finestra… Perché se l’invito è di restare a casa per il #coronavirus, a lavorare si deve andare e scioperare non si può.

Solidarietà a tutte le donne in casa, nei laboratori, nelle corsie, delle pulizie, negli ospedali, negli uffici, nei negozi. Indossiamo qualcosa di fucsia per sentirci meno sole.

🤳Sulla pagina facebook e instagram di Non una di meno Roma, raccogliamo le vostre storie, i vostri racconti e le vostre foto. Cerchiamo di utilizzare i nostri canali comunicativi per prendere parola e creare uno spazio di solidarietà e sorellanza.

#lottomarzo #lottotuttigiorni

TO4

NON UNA DI MENO TORINO

Da cosa scioperi l’8? Come? Pubblica un breve testo o scarica il Kit del lavoro riproduttivo scaricabile a questo link. Condividi con una foto e/o video con hashtag #lottotuttiigiorni #lottotuttolanno #lottoperchè
Nel Kit dello sciopero riproduttivo troverai:
* Il disco orario da montare e appendere per rendere visibili le ore di lavoro in casa
* I post-it da stampare e appiccicare in giro con tutte le attività di cura e domestiche che vengono quotidianamente invisibilizzate e che vogliamo interrompere
* Il volantino con gli appuntamenti dell’8 e 9 marzo a Torino e le pratiche per lo sciopero dal lavoro riproduttivo, lo sciopero dal consumo e lo sciopero dei e dai generi
L’8 appendi sul balcone o alla finestra qualcosa, possibilmente di fucsia, che possa rendere visibile la tua protesta! Se vuoi, pubblica o inviaci foto e/o video con l’hashtag #lottotuttiigiorni #lottotuttolanno #lottoperchè
Come succederà in altre città italiane, alle ore 16.00 di DOMENICA 8 marzo, se sei a casa affacciati alla finestra o alla porta. Urla, fischia e fai rumore per 5 minuti con pentole, padelle o qualsiasi altro strumento del lavoro domestico e di cura. Accordati con amiche/i/u e vicine/i/u di casa, fai foto e/o video con l’hashtag #lottotuttiigiorni #lottotuttolanno #lottoperchè
Se fai una story taggaci su Instagram (nudm_torino) o su Facebook (Non una di meno – Torino).
Inviaci un messaggio vocale, o di testo, in cui ci racconti quali effetti ha avuto sulla tua vita e sul tuo lavoro l’emergenza Coronavirus.
1 – Collegati alla pagina Facebook di Non una di meno Torino
2 – Clicca su “invia un messaggio”
3 – Registra il tuo vocale (max 1 minuto) o scrivici un breve messaggio
4 – Invialo! Lo condivideremo dalla nostra pagina durante la giornata del 9 marzo!

TRIESTE

NON UNA DI MENO TRIESTE

COME LOTTARE LO STESSO:
L’8 e il 9 marzo la rabbia femminista riecheggerà in tutto il mondo per il quarto anno di fila e vogliamo provare a essere anche noi parte della potenza di questo processo. Per questo, anche se in Italia quest’anno non possiamo scioperare, abbiamo pensato ad una moltiplicazione di pratiche per gridare la nostra rabbia contro tutte le forme di violenza maschile e di genere, compreso lo sfruttamento del lavoro domestico, di cura e di relazione, perché l’emergenza sanitaria non li ha interrotti, li ha intensificati!

💬 Inviaci un messaggio vocale, o di testo, in cui ci racconti quali effetti ha avuto sulla tua vita e sul tuo lavoro l’emergenza Coronavirus e da cosa vorresti scioperare. Come?
1 – Collegati alla pagina Facebook di Non Una Di Meno Trieste
2 – Clicca su “invia un messaggio”
3 – Registra il tuo vocale (max 1 minuto)
4 – Invialo! Lo pubblicheremo dalla nostra pagina durante la giornata del 9 marzo!

🔻 L’8 e 9 marzo, se sei a casa, appendi qualcosa di fucsia alla finestra, o un lenzuolo con scritto: LOTTO TUTTI I GIORNI o qualcos’altro!

🔻 L’8 e 9 marzo, se sei al lavoro, indossa qualcosa di fucsia: il panuelo, un nastro, qualsiasi cosa possa rendere visibile la tua protesta!

🔻 L’8 ascoltaci su Radio Fragola (fm 104.5-104.8 / fb)

 

 

Assemblea nazionale Napoli 2019 – Report gruppo di lavoro 1: “Libere/u dalla violenza ambientale: ecologia e transfemminismo”

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NON UNA DI MENO, NON UN GRADO IN PIU’, NON UNA SPECIE DI MENO

Ormai tre anni fa Nonunadimeno nel suo piano ha riconosciuto la violenza ambientale come uno dei volti della violenza patriarcale. Oggi, riprendere il filo del discorso non era più rimandabile, perché le mobilitazioni degli ultimi anni femministe, transfemminste ed ecologiste hanno ribaltato l’agenda politica: quelle che fino erano sempre state considerate appendici accessorie dei movimenti oggi ci danno una prospettiva chiara sul profondo nesso che c’è tra capitalismo, patriarcato, colonialismo ed estrattivismo. Ed è proprio a partire dall’analisi e dalla consapevolezza di questo nesso che vogliamo partire per l’elaborazione delle nostre pratiche.

Se la lotta ecologista è una lotta contro il sistema economico capitalista, non possiamo non tener conto che questo sistema si basa sull’accumulazione originaria del lavoro riproduttivo delle donne e della terra. Non è quindi un legame essenzializzato che lega le donne alla terra, ma il ruolo che storicamente è stato loro assegnato. Ed è quindi partendo dalla nostra declinazione di sciopero riproduttivo e con un’ottica intersezionale che vogliamo approcciare i movimenti ecologisti. Il capitalismo divide sistematicamente corpi e terre da sfruttare e già sfruttate secondo le linee del genere, della razza, della specie, della classe, ed è per questo che alcuni corpi ed alcuni territori sono più sfruttati di altri. Lo sfruttamento dei corpi e dei territori è ciò che lega le due lotte. Non si può parlare di autodeterminazione di corpi e territori senza parlare di ecologia.

Non vogliamo la quota verde nella marea fucsia o la quota fucsia nella marea verde, ma una reale intersezione delle lotte che si traduce in attraversamenti e contaminazioni con il movimento ecologista che sta invadendo le piazze del mondo e con le lotte ambientali che già da anni esistono sui nostri territori.

Crediamo sia necessario segnare la continuità tra il 22 novembre (Trans Freedom March), il 23 novembre (manifestazione nazionale Nonunadimeno) e 29 novembre (quarto sciopero globale di Fridaysforfuture) tessendo relazioni con le assemblee territoriali, transterritoriali   e transnazionali confrontandoci sui temi che ci accomunano: sciopero, autodeterminazione e produzione\riproduzione.

Vogliamo sostituire la retorica universalizzante dell’”ambiente da salvare” con una pratica di lotta che parta dai nostri territori. Le lotte territoriali negli anni sono state il piano di resistenza e anche di criminalizzazione della stessa ed è solo a partire dalle resistenze locali che possiamo avere uno sguardo realmente transnazionale.

Sui territori ci sono corpi e comunità sapienti che hanno prodotto conoscenze specifiche sul nesso tra devastazione ambientale e salute. Questi saperi non sono riconosciuti e sono esclusi da ciò che viene proposto nelle scuole come “educazione ambientale”. Riteniamo fondamentale autorganizzarci per la condivisione di saperi situati volti a creare percorsi autodeterminati e determinanti sull’educazione ecologica e transfemminista, relazionandoci con la componente giovanile che anima i movimenti ecologisti del paese, i collettivi studenteschi e universitari, ricercatoru e docentu.

Ci dicono che siamo in emergenza climatica: ma noi conosciamo la retorica dell’emergenza perché è la stessa che hanno usato per la violenza di genere, che noi sappiamo essere problema strutturale e non emergenziale. Allo stesso modo non c’è un’emergenza climatica ma piuttosto un’urgenza dovuta a sfruttamento sistematico delle nostre vite e dei territori che non è più accettabile e sostenibile.

Rifiutiamo i piani dei green deal perché non cambiano il sistema in cui queste emergenze continuano a prodursi. I comitati delle lotte territoriali sono i terreni di resistenza che ci hanno insegnato che non sono emergenze, perché non sono eccezioni.

La nostra resistenza comincia quindi dal rifiuto di espropri, cementificazioni, e tutte le opere inutili e dannose per la nostra salute e i nostri territori.  Rifiutiamo i piani di bonifica come militarizzazione del territorio e come piani di investimento di altri sfruttatori; non si può parlare di bonifica senza parlare di autodeterminazione dei corpi e dei territori e di diritto alla salute.

Siamo contro i confini culturalmente costruiti tra umano e non umano. Vogliamo rompere con l’idea dell’eccezionalismo della natura umana ed uscire da una prospettiva antropocentrica e vogliamo farlo realmente nelle pratiche. Essere antispecistu non può limitarsi ad uno stile di vita vegano, così come uno stile di vita vegano non dovrebbe essere solo una scelta individuale ma un processo politico collettivo che sia anche una lotta al sistema di produzione capitalista.

Proponiamo di trovare un obbiettivo sensibile durante la manifestazione del 23 novembre a Roma per rilanciare il Global Strike del 29 e che all’interno della manifestazione trovino spazio tutti questi contenuti.

Proponiamo di pensare allo sciopero dell’8 marzo, che quest’anno cadrà di domenica, focalizzandoci anche sullo sciopero dai consumi e dal lavoro riproduttivo.

Vogliamo porci come obbiettivo la collettivizzazione del lavoro riproduttivo (l’otto marzo e tutti i giorni) come forma di sciopero dallo stesso, perché le donne dei comitati che si battono contro la violenza ambientale ci hanno insegnato che funziona ed è una strada da praticare.

Quando ci interroghiamo sulla pratica del boicottaggio e lo sciopero dai consumi dobbiamo considerare che debba andare di pari passo con un ripensamento della produzione e una sinergia con i/le lavoratoru e braccianti migranti e non. Abbiamo bisogno di costruire legami di fiducia tra aree rurali e città, produttoru e consumatoru, con le collettive e i collettivi agroecologici. Un processo che si interroghi sulla questione dei consumi non come scelta individuale ma come questione politica collettiva e che superi la logica del chilometro zero per arrivare ad una produzione a sfruttamento zero.

Vogliamo continuare la riflessione e discussione politica nelle nostre assemblee locali e alle prossime assemblee nazionali oltre le scadenze.

Ci auguriamo di poter riprendere tutti gli spunti importanti che non abbiamo avuto il tempo di approfondire durante la due giorni di Napoli, come la proposta di una campagna contro gli OGM e i trattati libero mercato, che si inserisce in una prospettiva di lotta transnazionale e anticoloniale. Una lotta che si costruisce in rete con gli altri movimenti dei popoli originari e degli altri paesi superando un facile concetto di solidarietà e passando ad un atteggiamento consapevole nella lotta contro il capitalismo e il liberismo a livello globale.

Feliciu della discussione che è appena iniziata ma che già ci offre svariati spunti di riflessione e di lotta, torniamo nei nostri territori col desiderio di metterci in contatto, in ascolto, in sinergia con tuttu lu soggettu in lotta come noi e facciamo delle nostre elaborazioni una prassi politica.

Siamo rivolta: è il momento di colpire al cuore del patriarcato.

Al 22-23 a Roma!

Tavolo Salario, Reddito, Welfare . Libere/u dalla violenza economica

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Se la povertà complessiva in Italia, stando ai dati, sembra essere diminuita, quella femminile continua invece ad aumentare. Siamo il quartultimo paese in Europa per occupazione femminile: solo il 48% delle donne ha accesso al lavoro, quindi meno della metà. La ricchezza individuale delle donne è inferiore di circa il 25% rispetto a quella degli uomini. Ancora, le donne sono retribuite in media il 23% in meno rispetto ai colleghi uomini, anche quando più istruite; e il differenziale salariale cresce col crescere del livello dell’istruzione, raggiungendo un picco del 38,5%. Più di 1.400.000 donne ha subito molestie sul luogo di lavoro. Molestie e discriminazioni che, una volta di più, vengono taciute e invisibilizzate quando riguardano le soggettività lgbtqia+.

Pochi, ma salienti numeri, che dipingono il contesto di disuguaglianza, discriminazione, ingiustizia in cui viviamo. Contesto che conosciamo bene, perché è quello contro cui ci battiamo da anni, contro cui il movimento femminista e transfemminista è insorto, inondando le strade e le piazze del globo, affermando che violenza di genere è anche, e non secondariamente, violenza economica, che passa, in modo sistemico, per determinate condizioni di sfruttamento volte a minare l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne, delle persone migranti, delle persone lgbtqia+.

Non partiamo da zero. Abbiamo scritto un Piano femminista e transfemminista, contro la violenza di genere. Non ci siamo mai fermate al solo livello della contestazione, ma abbiamo elaborato proposte e rivendicazioni che, oggi più che mai, necessitano di gambe concrete per poter camminare, di essere aggiornate, dove necessario, rispetto al contesto politico mutato.
Ripartendo dalle due giornate di assemblea nazionale a Napoli e dalle rivendicazioni sviluppate nel Piano, proponiamo pertanto di strutturare la discussione attorno ai seguenti assi/domande:

  • Come immaginiamo una campagna di mobilitazione sul salario minimo europeo per combattere gender pay gap, dumping salariale, paghe da fame? Una volta di più a fronte di proposte istituzionali miserrime? Considerando i tabellari infimi di molti contratti collettivi nazionali che riguardano il più delle volte ambiti di lavoro altamente femminilizzato, ha senso contrapporre al salario minimo il rilancio della contrattazione collettiva o una proposta di contrattazione di genere?
  • Abbiamo dettagliatamente criticato il reddito di cittadinanza introdotto dal precedente governo, svelandolo come familista, razzista, altamente condizionato e, dunque, non garante di autonomia e liberazione. A breve partirà la cosiddetta “fase 2” di questa misura. Come immaginare azioni e campagne, per rilanciare, con ancora maggiore forza, la nostra proposta di reddito di autodeterminazione sia nell’ambito dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza che come arma contro molestie, ricatti e sfruttamento?
  • Come ideare campagne e mobilitazioni per un welfare effettivamente universale, gratuito e accessibile a tutt*? A maggior ragione se i servizi continuano a diminuire e a essere sempre più escludenti? La quasi totale assenza di servizi pubblici per l’infanzia e l’assoluta insufficienza di forme di sostegno alla genitorialità (in termini di indennità e congedi parentali), contribuiscono inoltre ad allargare la forbice del gender pay gap, costringono sempre più spesso alla disoccupazione. Quali lotte immaginare allora per un’estensione davvero universale di questi servizi, dei congedi, delle indennità, che riguardi tutte le tipologie contrattuali e chi un lavoro non ce l’ha?
  • In questi anni abbiamo posto a più riprese il problema delle molestie e delle discriminazioni sui luoghi di lavoro e tante azioni e sperimentazioni volte ad affrontare e contrastare lo stesso sono nate. Come arricchirle a partire da uno scambio maggiormente condiviso? Quali strumenti ancora da inventare?
  • Il lavoro e lo sfruttamento nuocciono pesantemente alla salute, sia fisica che psichica, in particolare delle donne, delle soggettività lgbtqia+ e delle persone migranti. Tanto più nelle condizioni di precarietà generalizzata che viviamo. Come indagare questo problema? Di quali strumenti ci dotiamo? Quali azioni e campagne possiamo definire?
  • Come costruiamo il percorso che ci porterà al prossimo sciopero globale dell’8 marzo? Quale rapporto e passaggi con le organizzazioni sindacali? Come intercettiamo vertenze e luoghi di lavoro? Quali pratiche mettiamo in campo per dare corpo e visibilità oltre che al blocco della produzione, anche a quello della riproduzione? E allo sciopero dei e dai generi?

Presso Esc Atelier, Via dei Volsci, 159

Tavolo salute e autodeterminazione

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Nella definizione di violenza come fenomeno strutturale e trasversale a tutti i campi dell’esistente, le riflessioni, le battaglie e la produzione di pratiche e discorso sulle tematiche legate a salute e autodeterminazione rimane centrale. Nel Piano Femminista abbiamo voluto definire il concetto di salute come benessere psico-fisico, sessuale e sociale e non come mera assenza di malattia. 

Questo processo di risignificazione del concetto di salute ci ha portate ad aprire campi di battaglia su fronti differenti che, oggi più che mai, hanno bisogno di essere implementati, valorizzati e diffusi. Consapevoli che la strada da percorre è ancora lunga e che il quadro politico è quantomai contraddittorio, pensiamo che sia necessario insistere su alcune questioni specifiche al fine di costruire campagne, azioni ed elementi di forte vertenzialità verso e oltre lo sciopero dell’8 Marzo.

  • Se la salute è strettamente legata al tema dell’autodeterminazione dei corpi e delle soggettività, non può dunque prescindere dall’interrogare i nostri desideri e dal reclamare condizioni economiche e welfare che possano garantirne la realizzazione. In questo senso, le mobilitazioni diffuse in diverse regioni contro la chiusura e la neutralizzazione dei consultori pubblici e la penetrazione delle associazioni pro-life al loro interno aprono immediatamente il campo della sessualità come tema politico. Il campo della riappropriazione del servizio attraverso il coinvolgimento e la formazione della operatrici, della sua relazione con le realtà del territorio in cui è inserito (associazioni, comitati, collettivi studenteschi), della sua radicale ridefinizione alla luce di nuove sensibilità, esigenze e composizione sociale, della riapertura del conflitto tra autogestione e istituzionalizzazione. La storia dei consultori è la storia dei movimenti femministi di questo paese, una storia che rischia di essere annullata, invisibilizzata e inghiottita da un modello di salute inappropriato e dannoso. In che modo costruire rete tra le lotte presenti oggi sul piano nazionale e di quali strumenti dotarci per amplificare questi percorsi virtuosi?
    Campagne specifiche sulla contraccezione gratuita, da connettere al tema dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, e contro la tampon tax possono essere il terreno su cui facilmente i temi dell’autodeterminazione e del welfare entrano in gioco e su cui provare anche a vincere.
  • La salute non è semplice cura della malattia ma strumento di affermazione e di libertà dentro e contro i limiti e le storture imposte dai processi di medicalizzazione, di patologizzazione e psichiatrizzazione e intreccia il tema della giustizia patriarcale come riaffermazione di dispositivi normativi e di controllo sui corpi: maternità e aborto, transizione e accesso alle cure ormonali, benessere psichico, psichiatrizzazione e trattamenti contenitivi, per fare alcuni esempi su cui il potere medico si esercita con maggiore violenza. In questo quadro la lotta all’obiezione di coscienza ha un valore simbolico e politico generale. A partire da quanto già elaborato nel Piano Femminista come riprendere una campagna all’attacco per la libertà di scelta e l’aborto garantito? Quali strategie mettere in campo? Può esserlo la battaglia per la RU486 senza ricovero, fino alla 12 settimana e somministrata anche nei consultori?
    Sul fronte dell’autodeterminazione dei corpi delle soggettività lgbtqia+ potremmo invece dotarci di strumenti di inchiesta che ci aiutino a comprendere quali campi di battaglia aprire e con quali campagne?
  • Negli ultimi anni, a partire dal protagonismo femminista e transfemminista, in particolare nella rivendicazione dell’aborto legale, libero e gratuito, abbiamo visto lo strutturarsi di una fitta rete internazionale antiabortista e transomofoba. La saldatura tra fondamentalismo cattolico e destra estrema si da esattamente sul tema dell’aborto, della famiglia tradizionale e della crociata anti-gender. Una battaglia culturale, dunque, a cui abbiamo dato risposta potente e moltitudinaria a Verona ma che merita continua attenzione e costruzione di discorso e campagna efficace. Altro terreno strategico è quello delle scuole, in un paese in cui la scuola diventa sempre più sessuofobica e prevenzione, educazione sessuale e affettiva diventano tabù e terreno di scontro.
  • Attivare una riflessione a tutto tondo sulle drammatiche ricadute, in termini di salute mentale, di sviluppo di dipendenze, di isolamento e solitudine nel contesto di precarietà selvaggia e performatività imposta. In un mondo in cui aumenta la sofferenza psichica delle persone, assistiamo allo stesso tempo al perdurare di forme violente e inadeguate di risposta e presa in carico del disagio psichico. Pensiamo che questo sia un tema decisivo su cui ricominciare a confrontarci.

Perché vogliamo FARE e COSTRUIRE salute!

Perché ci vogliamo VIVE!

Presso Il Grande Cocomero, Via dei Sabelli 88a

Tavolo ecofemminismo. Libere/u dalla violenza ambientale: transfemminismo ed ecologia

ecofemminismo

Nei giorni in cui la marea femminista e transfemminista torna a salire, vediamo le acque prendersi Venezia e le isole della laguna. La città sommersa mostra gli effetti devastanti di una gestione predatoria del territorio incapace di confrontare i cambiamenti climatici. Nei giorni in cui la marea femminista e transfemminista torna a salire, all’Ilva di Taranto si continua a lottare contro l’alternativa infernale tra lavoro e nocività industriale. Con uno sguardo alla laguna e alle lotte di Taranto, il 24 novembre Non Una di Meno continua a interrogarsi sui nessi che, a livello locale e globale, legano la violenza ambientale alla violenza delle relazioni patriarcali, capitaliste e coloniali.

Costruiamo questo percorso a partire da saperi e le pratiche femministe e antirazziste secondo cui non è un’indifferenziata specie umana a causare la crisi ecologica. Al contrario, le responsabilità della devastazione ambientale e i diversi gradi di esposizione alle nocività industriali, all’inquinamento e al cambiamento climatico dipendono da ineguaglianze strutturali. Solo un corpo a corpo con le relazioni di potere che hanno creato gerarchie lungo le linee del genere, del colore, della classe e del posizionamento geografico può condurre a un radicale cambiamento delle relazioni sociali ed ecologiche. Solo il corpo a corpo con le storie di appropriazione e sfruttamento che hanno ridotto territori ed esseri viventi, umani e non umani, a risorse da sfruttare può aprire la strada alla costruzione dei mondi futuri che desideriamo.

Nel corso dell’assemblea di Napoli abbiamo sostenuto l’importanza di coltivare intersezioni tra movimenti trans/femministi ed ecologisti. Abbiamo individuato tre elementi centrali su cui costruire percorsi di attraversamento e contaminazione:

  1. autodeterminazione di corpi e territori;
  2. valorizzazione di modi di produzione/riproduzione sociale ed ecologica alternativi alla logica dello sfruttamento, della privatizzazione e del profitto;
  3. la reinvenzione dello sciopero. Il 24 novembre torniamo a discuterne in vista delle mobilitazioni del prossimo 8 marzo e oltre.

Questi gli spunti da sviluppare:

  • Quali forme di produzione e riproduzione sociale ed ecologica possono aprire la strada all’autodeterminazione di corpi e territori?
  • Come valutiamo l’avvio di processi di attraversamento tra movimenti femministi, transfemministi ed ecologisti?
  • Quali sono le relazioni tra lo sciopero femminista e lo sciopero per il clima? Lo sciopero dei consumi può essere un terreno di convergenza tra questi movimenti?
  • Quali pratiche per evidenziare l’aspetto della violenza ambientale nello sciopero dell’8M, anche a partire dai contributi che ci possono dare le elaborazioni, esperienze e pratiche queer e dei movimenti LGTBQIPA+ e antispecisti?
  • Quali iniziative vogliamo costruire in vista dell’8M?
  • Come approfondire, valorizzare e disseminare gli intrecci tra saperi situati femministi e quelli delle reti locali che, nel corso delle lotte contro le nocività industriali, le opere inutili, i piani di bonifica e gli effetti del cambiamento climatico producono conoscenze sul nesso tra devastazione ambientale, corpi e salute?
  • Come coltivare le reti di supporto, scambio, terreni di lotta comune che ci legano da Rojava, dov’è in corso il tentativo di estinguere un progetto di autogoverno dal basso, femminista ed ecologista all’Amazzonia dove le popolazioni indigene sono in prima linea nella difesa di territori e cosmovisioni incompatibili con il capitalismo estrattivista?

Presso Communia, Viale dello Scalo S. Lorenzo, 33

Tavolo città femminista e transfemminista: spazi femministi, violenza, narrazione tossica e (in)giustizia patriarcale

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I luoghi dove iniziano e si svolgono percorsi di fuoriuscita dalla violenza mettono in discussione il presente attraverso una critica molto forte alle consuetudini riconosciute. Strappiamo al tessuto urbano nuovi spazi di libertà e lavoriamo per la città femminista con centri antiviolenza, case e consultorie. Sveliamo le narrazioni tossiche e ribaltiamone il significato.
Individuiamo i pericoli che abbiamo di fronte: non lasciamo spazio e tempo a nessuna azione patriarcale, come Pas e sistema Pillon, di sedimentare oltre nelle aule dei Tribunali.

Il nostro posizionarci unite e solidali ci mette sotto attacco diretto o indiretto: sempre meno risorse, il dilagare di servizi “neutri” , la violazione dei principi della Convenzione di Istanbul, l’insufficienza di centri antiviolenza e case rifugio, la totale assenza delle case rifugio per persone trans, le minacce ed i rischi di sgombero, i costanti attacchi mediatici alle donne, le molte sentenze ingiuste, frutto di una visione stereotipata dei ruoli sociali attribuiti ai generi.

Partendo da questo quadro di rottura e dalla consapevolezza fortissima del carattere strutturale della violenza,  il movimento ha dato in questi anni le uniche risposte capaci di alzare quel grido altissimo e feroce contro il numero di femminicidi, omicidi in conseguenza di trans fobia e violenza di genere. Abbiamo ridato voce a tutte quelle che non l’hanno più e lo abbiamo fatto dai nostri luoghi meticci e liberati, spesso unici in città dove ci sarebbe bisogno di una presenza costante per svelare denunciare e abbattere le strutture della violenza nei luoghi che attraversiamo; case, scuole fabbriche, posti di lavoro, aule di (in)giustizia. 

Non si tratta di ingiustizie perché nessuna norma può tutelarci fino in fondo in un’ aula dove siamo costantemente sotto processo pur se non imputate, dove il trauma è colpa e le responsabilità l’abili agli atti.  Nessuna norma a servizio della giustizia patriarcale può metterci al sicuro, tracciando sui nostri corpi prassi sessiste e violente e anche in quei luoghi il movimento deve essere parte attiva e presente nell’elaborare strategie e monitorare situazioni a rischio. 

Le recenti sentenze in materia civile, minorile e penale che si susseguono fanno emergere un costante attacco ai diritti delle donne nelle sedi giudiziarie, con la stigmatizzazione, ri-vittimizzazione, colpevolizzazione delle donne sopravvisute a violenza e con criminalizzazione delle reti di solidarietà femminista che si battono quotidianamente.

È necessario attivare campagne di sensibilizzazione e denuncia sulla questione dell’affidamento condiviso applicato ai casi di violenza in violazione della convenzione di Istanbul e contro le valutazioni da parte dei tribunali civili e per i minorenni che delegano le decisioni ai servizi sociali, a psicologi ed educatori con funzioni di magistrati onorari che ritengono prioritario il principio della bigenitorialità alla tutela dei minori oggetto e/o testimoni della violenza sulle proprie madri.

La lotta contro il ddl Pillon non è archiviata, la storia di Lucha y Siesta non è ancora scritta, le violenze prodotte dai Tribunali e dalle Procure con il riconoscimento della alienazione parentale, smentita dalla comunità scientifica, ed interventi d’emergenza e di tipo solo repressivo come il codice rosso continuano a seminare sofferenza e sopraffazione. Non intendiamo fare un passo indietro e piangere un’altr*assassinat*.

  • Quali campagne, azioni, scioperi, mobilitazioni, boicottaggi, e pratiche di lotta incisiva intendiamo portare avanti per liberarci dalla violenza patriarcale e dalla logica binaria? Come attiviamo percorsi di sostegno attivo alle donne che lo vogliano, durante i processi.
  • Come sprigioniamo la potenza sovversiva degli spazi femministi e transfemministi e favoriamo meccanismi di moltiplicazione ?
  • Come difendiamo i nostri spazi e come intessiamo solidarietà attive trans territoriali in grado di non lasciare solo alcun nodo di fronte agli attacchi?

Presso Cinema Palazzo, Piazza dei Sanniti, 9a