TRACCIA TAVOLO FEMMINISMI E TRANSFEMMINISMI-VERSO L’ASSEMBLEA NAZIONALE A BOLOGNA

L’esperienza che abbiamo condiviso al grido Ni Una Menos ha trasformato il femminismo, riarticolando gli immaginari di molteplici movimenti, collettivi e reti dal basso, in un grande processo transnazionale. Scioperare contro la violenza patriarcale ha significato riconoscere che quella violenza è strutturale, che è una pratica sociale di subordinazione che colpisce le donne ma coinvolge l’intera società, che incide sulle condizioni generali di vita e di lavoro, che si intensifica con il razzismo che colpisce migranti e seconde generazioni nate in Italia, che limita qualunque libertà sessuale e pratica di genere che non sia obbediente alle posizioni e alle gerarchie che il dominio maschile impone.

Per questo motivo il femminismo che ha vissuto nel processo dello sciopero non è mai stato un movimento, un discorso o una pratica basati su una presunta identità essenziale delle donne, ma sin dal principio si è mosso e trasformato nella lotta contro le forme della riproduzione sociale neoliberale e nella convergenza con lesbiche, froce, trans, bisessuali, persone intersex e queer. È stato così nelle straordinarie giornate di Verona Città Transfemminista, quando in 100mila abbiamo preso le strade per contestare il World Congress of Families; è stato così il primo luglio, quando rispondendo alla chiamata transnazionale della rete EAST abbiamo contestato gli attacchi alla Convenzione di Istanbul denunciando come, in Turchia come nell’Europa dell’Est, quegli attacchi sono andati di pari passo con feroci politiche ‘anti-gender’.

L’alleanza tra femminismo e transfemminismo che abbiamo praticato non è una semplice sommatoria di discorsi o pratiche, ma una risorsa per rispondere al contrattacco che cerca di rigettarci nella completa subordinazione imposta dal patriarcato familista, capitalista, razzista, fondamentalista e reazionario. Discutere insieme e apertamente dell’intreccio tra femminismo e transfemminismo in occasione della prima assemblea in presenza di NUDM dopo la pandemia è allora di grande importanza. 

È necessario non solo per combattere l’aumento esponenziale della violenza contro le donne e della violenza omolesbobitransfobica, ma anche perché in ogni parte del mondo assistiamo a tentativi – diversi per intensità, ma uguali nel significato e negli intenti politici – di contrapporre la libertà e i diritti delle donne a quelli delle persone LGBT*QIA+ per indebolire le lotte e rinsaldare il dominio patriarcale in nome della famiglia, della difesa dell’autorità e della riproduzione delle gerarchie, dell’intensificazione dello sfruttamento del lavoro migrante ed essenziale dentro e fuori casa, della criminalizzazione del lavoro sessuale e di chi lo pratica.

Questa divisione si è vista in Italia nel dibattito sul DDL Zan, quando in nome di un femminismo in cui non ci riconosciamo alcune donne hanno di fatto prestato il fianco alla legittimazione della violenza omolesbobitransfobica. D’altra parte, sappiamo che è importante ma non è sufficiente, né per le donne né per le persone LGBT*QIA+, ottenere riconoscimenti minimi e inadeguati in termini di diritti, o programmi ‘autoimprenditoriali’ di uscita individuale dalla subordinazione, perché oggi più che mai è necessario accumulare la forza per rovesciare la violenza sistemica che ci opprime e modificare le condizioni materiali – di reddito e di salario, razziste e autoritarie ‒ che in Italia e in tutto il mondo limitano le nostre possibilità di autodeterminazione, che si intersecano determinando le nostre diverse esperienze, che influenzano la nostra capacità di mettere in comunicazione le lotte.  Per questo nel tavolo Femminismo e Transfemminismo dell’Assemblea nazionale di Non Una di Meno vogliamo discutere di:

-Quali possibilità e quali difficoltà abbiamo di fronte per rilanciare l’intersezione delle lotte

– Come spiazzare e rovesciare il tentativo di frammentare le lotte e contrapporre la libertà delle donne a quella delle persone LGBT*QIA+

-Come creare uno spazio politico espansivo, capace di nominare e contestare le differenti condizioni materiali in cui la violenza agisce e che limitano la libertà sessuale e pratiche di genere che minacciano l’ordine esistente

-Come costruire un linguaggio capace di parlare al di fuori degli spazi assembleari, senza riprodurre etichette ma dando espressione alle istanze di autodeterminazione di chi, nei modi più diversi, lotta contro la violenza maschile e omolesbobitransfobica.

Qui tutte le info sull’assemblea nazionale a Bologna del 9-10 ottobre 2021

*Foto di Valeria Altavilla

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