28 settembre 2022 – FURIOSƏ_RISALE LA MAREA Per l’aborto libero sicuro e gratuito

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🔥Cortei e mobilitazioni in tutta Italia… RISALE LA MAREA FUCSIA!
SIAMO FURIOSƏ!

28 settembre | giornata internazionale per l’aborto sicuro:

#moltopiùdi194
🟣ABORTO LIBERO, SICURO E GRATUITO

ℹ Cerca la città più vicina a te!
(Elenco in aggiornamento)

📍 BOLOGNA: https://fb.me/e/DybPUCwGI
📍 BRESCIA: https://www.facebook.com/events/406550148221908/
📍 CAGLIARI: https://www.instagram.com/p/Ciz0vWBsseN/?igshid=MDJmNzVkMjY=
📍 CARPI: https://fb.me/e/2Ygg7utea
📍 CATANIA: https://www.facebook.com/…/a.40968…/1538547493241209/…
📍 CUNEO: https://www.facebook.com/events/610634573996263/
📍 FIRENZE: https://www.facebook.com/events/625874468915503/
📍 GENOVA: https://www.facebook.com/events/461852605907267/
📍 LA SPEZIA: 1 ottobre https://www.facebook.com/events/3513232295628365
📍 LIVORNO: https://www.facebook.com/events/488170059840959/
📍 LUCCA: https://fb.me/e/28mshb9IC
📍 MILANO: https://www.facebook.com/events/496072388617781/
📍 MODENA: convergenza su CARPI il 28 + iniziativa 2 ottobre: https://www.facebook.com/events/437129348517589?ref=newsfeed
📍 NAPOLI: https://www.facebook.com/events/645830313578023/
📍 PAVIA: https://www.facebook.com/nonunadimenopavia/posts/pfbid02sdu8DsRtGYPrsiE5WRgwHwV8jnRVuZ7PBVdegU1F1QRhTPNZhhjcEC4LTVFgQHjZl
📍 PISA: https://www.facebook.com/events/765362434914476/
📍 PADOVA: https://fb.me/e/25qikV68z
📍 PALERMO: https://www.facebook.com/events/483637360345198
📍 REGGIO CALABRIA: https://www.facebook.com/events/2255012854672011/
📍 REGGIO EMILIA: https://www.facebook.com/events/410233231184715/
📍 ROMA: https://www.facebook.com/events/1800604596938623/
📍 TORINO: Contestazione antiabortisti il 26: https://www.facebook.com/events/1258585134956548/ + Corteo il 28 > https://www.facebook.com/events/426356362897673/
📍 VERONA: Assemblea pubblica il 28 https://fb.me/e/2dyt5RuUn + corteo 01/10 https://fb.me/e/33F443KSW

💥 FURIOSƏ: RISALE LA MAREA
PER L’ABORTO LIBERO SICURO E GRATUITO ðŸ’¥

📢 Il 28 settembre torniamo nelle piazze di tutta Italia per la giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito perché in questo scenario politico, tra guerre, crisi economica,climatica e campagna elettorale, i nostri corpi continuano ad essere un campo di battaglia.

‼ Lottare per la libertà di abortire significa per noi poter scegliere sui nostri corpi e sulle nostre vite, e contro tutte le condizioni che ce lo impediscono.
Gli attacchi e le restrizioni all’aborto sono attacchi diretti a donne, persone con capacità gestante, persone migranti e senza reddito. Lo sappiamo che la violenza è più brutale sui corpi di chi vive in una regione in cui il tasso di obiezione è altissimo e non ha un reddito per spostarsi, sui corpi di chi ha un’identità di genere non conforme e sui corpi di scappa dalla guerra.

📛 Siamo furiosə perché in tutto il mondo non è possibile abortire in sicurezza e ciò significa aborti non sicuri per 22 milioni di persone all’anno.

⛔ In Italia la legge 194, che disciplina l’accesso all’aborto, permette l’obiezione di coscienza del personale medico, che nel nostro paese arriva quasi al 70%. I consultori pubblici sono stati progressivamente ridotti, dagli anni 70 ad oggi: sono adesso molto meno di un consultorio ogni 20.000 abitanti. Non si investe sull’educazione sessuale e all’affettività e sulla contraccezione gratuita. Quando decidiamo di abortire,siamo stigmatizzatə e colpevolizzatə e il percorso per acccedere all’IVG diventa più difficile. Rivendichiamo con forza che non ci pentiamo di aver abortito e che continueremo a farlo.

⚡ Siamo furiosə perché la nostra libertà di scelta è messa ancora più sotto attacco da venti reazionari che soffiano da Stati Uniti, Ungheria, Polonia, Malta. Anche in Italia assistiamo a un rilancio della triade “Dio, patria e famiglia”, declinata nelle forme più sessiste, razziste, omolesbobitransfobiche e abiliste, che impone rigidi ruoli di genere e assegna alle donne il compito della riproduzione e della crescita della nazione bianca, patriarcale e eterossessuale.

⚡ Siamo furiosə perché l’attacco all’aborto si rafforza in un momento di crisi economica e sociale, estremizzata dalle conseguenze di una guerra che riduce i salari con l’inflazione, alimenta la crisi energetica, ci impoverisce e ci rende più ricattabili, inasprisce le condizioni della riproduzione sociale alimentando la divisione del lavoro e il suo sfruttamento in chiave sessista e razzista.

🔴 Scendiamo in piazza perché a questa crisi corrisponde un aumento incessante dei femminicidi, degli stupri, della violenza maschile contro le donne e della violenza omolesbobitransfobica, della violenza razzista.

Saremo in piazza tre giorni dopo le elezioni perché non vogliamo un patriarcato conservatore, e neppure un patriarcato democratico, il patriarcato vogliamo abbatterlo!

⚠ La destra conservatrice strumentalizza la violenza sulle donne per portare avanti politiche razziste e vuole rafforzare il controllo sui nostri corpi e sulla nostra sessualità. Ci impone la maternità e il lavoro di cura in cambio di briciole, mentre ci spinge a lavorare sottopagate, promettendo a confindustria sgravi fiscali. I democratici promettono diritti e libertà civili in cambio di politiche che continuano a peggiorare le nostre condizioni di vita.

❌ Vogliamo essere libere di scegliere, e perciò rifiutiamo queste alternative. Vogliamo lottare per mettere fine alla violenza patriarcale, razzista, coloniale, omolesbobitransfobica, abilista e classista che trova nella guerra e nelle sue conseguenze la massima espressione.

Noi ci vogliamo vivə e liberə.

🔻Ci vogliamo vivə e liberə, per questo non possiamo accettare la mancanza di uno stato di welfare

🔻 Ci vogliamo vivə e liberə, per questo vogliamo un reddito di autodeterminazione

🔻Ci vogliamo vivə e liberə, per questo non possiamo accettare la guerra e le sue conseguenze

🔻Ci vogliamo vivə e liberə, per questo vogliamo un permesso di soggiorno senza condizioni

🔻Ci vogliamo vivə e liberə, per questo vogliamo più finanziamenti ai consultori, ai centri antiviolenza, all’educazione sessuale nelle scuole e alla contraccezione gratuita

🔻Ci vogliamo vivə e liberə, per questo vogliamo un aborto libero, sicuro e gratuito

🔻Ci vogliamo vivə e liberə, per questo vogliamo molto di più della 194.

⚧ Vogliamo la libertà di decidere sul nostro corpo, vogliamo che l’attenzione alla vita sia attenzione all’autodeterminazione per tutte le persone.

🩺 Sosteniamo quel personale medico e infermieristico che con tenacia cerca di arginare le difficoltà causate dall’elevato tasso di obiezione. Sosteniamo tutte le persone e le organizzazioni che forniscono informazioni, accesso alle pillole abortive e servizi di assistenza all’aborto. Ci riuniamo in sorellanza da ogni angolo del mondo per imparare, sostenerci a vicenda e lavorare insieme per rivendicare il diritto all’aborto sicuro.

🔥 Per tutto questo è necessario scendere in piazza, perchè siamo furiosə, non ne possiamo più e vogliamo rilanciare un percorso che va verso e oltre il 28 settembre, per costruire insieme una lotta che sia davvero di tuttə e fare risalire insieme la marea.

AMORE E RABBIA

Non una di meno

STRIKE THE WAR! LOTTA TRANSFEMMINISTA CONTRO LA GUERRA

Come femministe e transfemministə rifiutiamo la guerra, tutte le guerre.

Lo scorso 8 marzo questo rifiuto incondizionato è risuonato nello sciopero femminista e transfemminista di Non Una di Meno e nelle mobilitazioni sociali in ogni parte del mondo. A due mesi dall’invasione in Ucraina vogliamo lottare contro la guerra in connessione transnazionale. Lo facciamo perché sappiamo che la violenza che produce è la forma più estrema di un patriarcato strutturale che da sempre combattiamo nelle case e nelle strade, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, nei tribunali e nelle carceri, nelle relazioni, sui confini.

La guerra è l’espressione più organizzata della violenza patriarcale.  

Sappiamo bene che gli stupri sono un’arma di guerra utilizzata sistematicamente. Si colpiscono le donne per intimidire, soggiogare e distruggere il nemico al fine di “contaminare l’etnia”, costruire l’identità fra “popolo” e nazione e affermare la supremazia di un popolo su un altro. L’abuso sulle donne, l’invasione dei loro corpi attraverso lo stupro, diventa simbolo di conquista militare di un territorio e di sottomissione della popolazione. Sappiamo bene anche che la violenza sulle donne agisce non solo sui fronti di guerra ma nelle case e in ogni ambito della società. Da anni scioperiamo e lottiamo contro la violenza maschile, di genere e dei generi e continueremo a farlo opponendoci alla guerra che la esaspera.

La guerra cerca di ristabilire con la sua violenza ruoli e gerarchie basate sul genere. Gli uomini devono essere sacrificabili, combattenti che difendono le “proprie” donne e l* “propri*” figl*. Le donne tornano ad essere solo madri che scappano con i figli, mogli che piangono i mariti, vittime da salvare, proteggere e controllare, ma mai protagoniste delle proprie scelte e delle proprie lotte. In Polonia – dove il primo sciopero femminista è stato organizzato nel 2016 per rivendicare la libertà di abortire – l’interruzione di gravidanza è negata anche alle rifugiate ucraine vittime di stupro, mentre vengono processate lə attivistə che hanno consegnato pillole abortive a chi ne aveva bisogno. In questo contesto di ristabilito binarismo, a scomparire da ogni narrazione sono le persone LGBTQIA+, che con la loro stessa esistenza sono una minaccia per l’ordine patriarcale e che già convivono con famiglie violente che l* rifiutano a causa dell’orientamento sessuale o identità di genere, in contesti di discriminazione che la guerra aumenta esponenzialmente. Quale sia il prezzo da pagare quando non si rispettano i ruoli di genere lo vediamo nel trattamento che stanno subendo le donne trans alle frontiere: interrogate, toccate, spogliate e molestate con la scusa di “accertarne” il genere, rispedite indietro senza la possibilità di fuggire perché sui documenti persiste l’identità maschile. Opporsi alla guerra significa per noi continuare a lottare per sovvertire i ruoli di genere, le gerarchie, la violenza patriarcale e affermare la nostra autodeterminazione.

La guerra alimenta il razzismo e lo sfruttamento: milioni di persone attraversano i confini per non morire, per non essere stuprate, per non dover combattere. Sono bambin*, sono anzian* e persone con disabilità, quando non incontrano ostacoli insormontabili, sono soprattutto donne che ora dovranno fare i conti con un’accoglienza che già prevede il loro sfruttamento e le espone al rischio della tratta. Dappertutto le rifugiate ucraine stanno entrando in un mercato del lavoro di cura fatto di salari da fame, destinati a diventare ancora più bassi perché la guerra non lascia loro altra scelta. Già oggi le migranti ucraine che da anni lavorano in Europa pagano con i loro salari la solidarietà che danno a parenti, amiche, compagne in fuga e vedono il loro futuro sgretolarsi nella povertà. Intanto, l’Italia e i paesi Europei accolgono soltanto chi ha la cittadinanza ucraina e respingono quelli che pur provenendo dai territori in guerra hanno la pelle nera e i documenti sbagliati. Opporci alla guerra per noi significa continuare a lottare contro il razzismo e dalla parte de* migranti, contro i confini e le gerarchie razziste e colonialiste.

Il nostro femminismo e transfemminismo è antimilitarista. Sappiamo che il militarismo serve a definire nuove strategie di profitto, impoverimento, devastazione ambientale. La corsa al riarmo e l’aumento delle spese militari pagate coi fondi del PNRR si ripercuoteranno sulle nostre vite. L’aumento dei prezzi dei carburanti, dell’energia, dei generi alimentari, sono le tasse nascoste con cui finanziamo i profitti crescenti delle industrie di guerra; la “ripresa” che questa spesa dovrebbe trainare non sta distribuendo ricchezza ma nuove povertà, e lo tocchiamo ogni giorno con mano. Sappiamo che il perdurare della guerra significa la fine delle già parziali e insufficienti misure contro l’inquinamento e il riscaldamento globale. Si prevede l’apertura di centrali nucleari, si riaprono le centrali a carbone e a olio combustibile, si programmano nuove perforazioni, si pianifica la costruzione di basi militari in zone naturali protette. Opporci alla guerra significa per noi lottare contro gli interessi degli speculatori, l’economia di guerra post-pandemica, il carovita e lo sfruttamento del lavoro, della vita e dell’ambiente. 

Se la pace è una fine dei combattimenti che lascia intatto lo sfruttamento delle nostre vite e del nostro lavoro da parte del capitale neoliberale, l’oppressione patriarcale, il razzismo, non è una pace di cui possiamo accontentarci, anche se reclamiamo la fine immediata della guerra. La nostra lotta transfemminista contro la guerra deve opporsi a patriarcato, sfruttamento e razzismo e reclamare una ricostruzione che metta al centro le nostre vite e la nostra libertà, contro l’impoverimento dei salari, per un welfare che risponda ai nostri bisogni, per un reddito di autodeterminazione e un salario minimo europeo, per un permesso di soggiorno senza condizioni, svincolato da reddito, lavoro e famiglia, e per una transizione ecologica che non ammette lo sfruttamento nostro e dei territori in nome dei profitti. Rovesciamo e ribaltiamo le priorità stabilite dalla guerra, riappropriamoci del futuro, riportiamo al centro questioni sociali, economiche e culturali cancellate dalla politica di guerra. 

Rifiutiamo la censura e la narrazione eccezionalista, atlantista ed eurocentrica di questa guerra da parte dei media e delle forze politiche, che sminuisce gli altri scenari bellici mondiali. La guerra e i discorsi che la legittimano alimentano il nazionalismo, approfondiscono i confini che ci dividono, cancellano la pretesa di libertà di donne, persone lgbtqia+, uomini che in modi diversi lottano contro l’oppressione riducendol* a semplici pedine nello scacchiere di guerra. Mentre Putin ha aggredito l’Ucraina, mentre i paesi della NATO e le grandi potenze si allineano e si scontrano in una lotta per il dominio globale, altre guerre continuano brutalmente nel silenzio generale, la Turchia ha riaperto l’offensiva verso le popolazioni curde e Israele non ha mai fermato i bombardamenti nei territori palestinesi. Questo scenario sembra toglierci ogni possibilità di scelta, ogni capacità di lotta. Noi però non rinunceremo a lottare: dobbiamo tenere aperti spazi di lotta, di autodeterminazione, mettere in luce quelle fratture nascoste e silenziate dal sistema in cui siamo immers*, dare visibilità alle molteplici forme di opposizione alla guerra e di lotta per la libertà che oggi, nonostante tutto, sono in campo. 

Dobbiamo continuare a gridare forte il nostro sostegno alle persone che vivono e resistono in Ucraina, alle mobilitazioni russe contro la guerra di cui le femministe sono state protagoniste, alle compagne polacche che sostengono la libertà di abortire per sé e le rifugiate ucraine, alle molte forme di solidarietà che si sono attivate con chi è rimast* in Ucraina e con chi è scappat*, agli scioperi che in Russia e in molti paesi europei si moltiplicano per contestare la guerra, l’aumento dei prezzi e la riduzione dei salari che essa produce, e a tutte quelle voci inascoltate di contrasto alla deriva della guerra e del riarmo. 

La prospettiva femminista e transfemminista non si fa schiacciare nella trappola dei nazionalismi attivata dalla guerra né in quella delle responsabilità geopolitiche. L’opposizione femminista e transfemminista alla guerra è una parte di una lotta che pratichiamo ogni giorno per la trasformazione radicale della società. Per questo ci aspetta una primavera di lotta transfemminista. Cominceremo a praticarla attraversando con i nostri discorsi e le nostre pratiche le manifestazioni del prossimo 25 aprile in diverse città. Il filo rosso (e fucsia) che ci lega indissolubilmente allə partigianə di ieri è il desiderio di un presente e di un futuro migliore e la volontà di costruirlo; è la necessità di non essere indifferenti all’ingiustizia. Con questo spirito partigiano, rispondiamo alla chiamata per una mobilitazione transnazionale per il primo maggio lanciata dall’Assemblea permanente contro la guerra. In diverse città saremo in piazza con la parola d’ordine Strike the war! per riattivare il processo dello sciopero femminista e transfemminista nelle lotte del presente.  

Transfemminismo è lotta per cambiare il presente, condividere desideri, organizzare la nostra rabbia, continuare a stare dalla parte di chi ovunque nel mondo lotta per ribaltare tutte queste situazioni di violenza, sfruttamento e oppressione e per immaginare e costruire altri modi di vivere e altri futuri.

Lotta Transfemminista contro la guerra

STRIKE THE WAR!

Non una di meno

8 Marzo Sciopero contro la guerra, per il disarmo!

A pochi giorni dallo sciopero dell’8 Marzo, data in cui in tutto il mondo migliaia di donne e persone LGBTQAI+ si riverseranno per le strade, abbiamo assistito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e a un rischio di escalation, che ci chiama a ribadire con ancora più forza come sia necessario lottare collettivamente per rovesciare questa società neoliberista, patriarcale e razzista.

Lo sciopero femminista e transfemminista è la nostra risposta alla produzione e riproduzione di un sistema basato sulla violenza strutturale, di cui le guerre sono una delle espressioni più organizzate e intense. Per questo l’8 marzo quest’anno lo sciopero femminista e transfemminista sarà anche uno sciopero contro la guerra e contro il riarmo!

Dire no ai conflitti militari con una lettura femminista e transfemminista è riconoscere che sono il frutto di una violenza imperialista e di Stato ed espressione di rapporti di dominio, che impongono conseguenze pesantissime alle popolazioni coinvolte con differenze determinate dalle gerarchie sessiste, classiste e razziste. 

Rifiutiamo la censura e la narrazione eccezionalista, atlantista ed eurocentrica di questa guerra da parte dei media e delle forze politiche, che sminuisce gli altri scenari bellici mondiali e al tempo stesso nasconde le radici di questo conflitto e le violenze che dal 2014 si consumano nelle regioni del Donbass, e che ci vorrebbe schierate da una parte o dall’altra delle due potenze mondiali in competizione per affermare il proprio potere.

Non accettiamo di stare con Putin che usa la violenza di stato e il nazionalismo con le parole d’ordine di casa, patria e famiglia, per rinsaldare quel contrattacco patriarcale che abbiamo contrastato durante la pandemia. Non accetteremo mai di stare con la NATO che ancora una volta si nasconde dietro a presunti valori democratici per giustificare una nuova corsa agli armamamenti e nuove sanzioni, che di certo non colpiranno nè Putin nè gli oligarchi russi,ma che stanno già colpendo la popolazione civile. Non accetteremo mai di schierarci a fianco di chi, anche in Ucraina, utilizza il nazionalismo come strumento di costruzione identitaria e di oppressione e discriminazione. Non accettiamo quanto sta facendo il nostro Governo,  che invia armi a un Paese in conflitto alimentando l’escalation militare, e pensiamo che oggi più che mai debba essere messa in discussione la sudditanza alla Nato, visti gli evidenti effetti devastanti di un vero e proprio colonialismo militare sui nostri territori.

Le conseguenze saranno gravi anche in Europa e acuiranno una nuova pesantissima crisi economica globale sulla crisi innescata dalla pandemiapadA pagare saranno i poveri, le donne, chi rifiuta i ruoli di genere, le persone migranti bloccate ai tanti confini, usate come armi in una guerra vecchia come il mondo eppure sempre nuova.

Dietro questi schieramenti vediamo il tentativo di tutte le parti di ristrutturare con la forza un ordine che continua ad essere violento, e di affermare il controllo su territori e risorse strategiche, come l’Ucraina, riconfermando la centralità che le politiche estrattiviste continuano ad avere anche nella “transizione verde”.

La guerra russo-ucraina sta azzerando il già problematico progetto di rilancio economico europeo, avviato con NextGeneration Eu e con il PNRR. E l’emergenza climatica, ormai conclamata, scala di nuovo nell’ordine delle priorità: l’approvvigionamento energetico impone il ritorno al carbone, alle fonti fossili e al nucleare per garantire continuità allo sviluppo capitalistico, anche se tutto questo è palesemente incompatibile con la vita del pianeta. L’Italia intanto, sull’onda di una mozione guerrafondaia e dalle conseguenze sociali devastanti, torna in stato di emergenza per consentire a un governo senza opposizione di agire con le mani libere per contenere i danni sulla macchina produttiva.

Ci opponiamo all’uso della forza militare, diretta e indiretta, da parte dell’UE per la risoluzione di questo conflitto, perché sappiamo che questi interventi non hanno mai portato pace, ma solo altre violenze e devastazioni: lo abbiamo visto in Siria, in Afghanistan, in Iraq, in Libia. Il riarmo dei Paesi dell’Unione Europea segna una nuova fase politica di fronte alla quale non possiamo rimanere in silenzio. Ci opponiamo all’aumento delle spese belliche che tolgono finanziamenti e risorse al welfare, all’istruzione, al sistema sanitario e a tutti quei settori che sono usciti distrutti da questi anni di pandemia. Siamo con tuttx quellx che non si riconoscono e si oppongono alle alleanze belliche. Ci opponiamo con forza alla logica di un’accoglienza diversificata per i profughi, che respinge o accetta in base al colore della pelle e alla nazionalità di provenienza.

Respingiamo la rappresentazione interventista e iper semplificata che stanno facendo televisioni e giornali e che diventa ogni giorno più propaganda di guerra (nonostante la pandemia ancora in corso), forzando l’opinione pubblica a schierarsi pro o contro le parti in causa. Questo riduce l’agibilità di chi si pone contro questa guerra riconoscendo la complessità del quadro, e sta portando al tentativo di annientamento e censura di tutto ciò che è riconducibile alla Russia.

Ci opponiamo inoltre all’uso di categorie patologiche per spiegare quanto è in corso in Ucraina. Così come la violenza di genere non origina da improvvisi raptus ma da un sistema patriarcale che l’alimenta, altrettanto la guerra non può essere ricondotta a disturbi psichiatrici di un singolo (capo di Stato), ma necessariamente riportata alla sua dimensione di scontro tra interessi e sistemi di potere.

Siamo dalla parte delle donne e persone LGBTQIA+ che sono più esposte a violenza e stupri mentre sono costrette a reggere un tessuto sociale e un welfare già in crisi dopo la pandemia e il cui peso ricade ancor più su di loro durante un conflitto. Siamo dalla parte dellx bambinx, dellx anzianx e tuttx coloro che subiscono la guerra.

Siamo con lx migranti, perché la libertà di movimento è l’espressione del rifiuto alla violenza, ancor più quando si fugge da territori di guerra. Sappiamo che l’UE che oggi vuole accogliere i profughi Ucraini, è la stessa che ieri faceva morire i migranti ai confini della Polonia e sulla rotta balcanica e che continua a portare avanti politiche razziste chiudendo i confini a molti migranti o studenti razzializzati. Lo sciopero dell’8 marzo è anche uno sciopero per la libertà di movimento che chiede da sempre un permesso di soggiorno europeo, libero ed incondizionato.

Siamo con le sorellə ucrainə in Italia. La comunità Ucraina in Italia comprende 248 000 persone, l’80% delle quali sono donne. Moltissime di queste lavorano in nero, in condizioni di emarginazione e sfruttamento, quelle stesse che oggi rendono difficile per loro produrre i documenti necessari per poter accogliere le loro persone care in fuga dalla guerra.

Siamo con le femministe russe e con tutt* coloro che in Russia si stanno ribellando al governo autoritario di Putin, sfidando la repressione più dura, e con tutt coloro che vengono arrestat* perché protestano contro questa manifestazione estrema della violenza.

Il nostro sciopero vuole ribaltare anche il concetto egemonico di pace: in un sistema capitalista e neoliberista la pace è gerarchia, è oppressione, è sfruttamento, è individualismo e atomizzazione sociale. Uno sciopero femminista e transfemminista transnazionale contro la guerra è più che mai necessario per far risuonare la nostra potenza nelle piazze che ci saranno l’8 marzo e oltre contro l’intensificazione della violenza patriarcale.

Siamo con chi in tutto il mondo resiste e si organizza per ribaltare queste condizioni e per immaginare e costruire altri modi di vivere e altri futuri.

Con amore e rabbia

“Siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo. Siamo il futuro che prevarrà” (dal manifesto delle femministe russe) 

Lo sciopero femminista e transfemminista è per tutt!

*Foto di Sara Graziani

Qui le –>città in mobilitazione in tutta Italia

VADEMECUM NON UNA DI MENO PER LO SCIOPERO 8 MARZO 2022

Lo sciopero è un diritto

L’art. 40 della Costituzione dichiara: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. Lo sciopero dunque è un diritto di rango costituzionale in capo a ogni lavoratrice e lavoratore sebbene, negli anni, abbia subito limitazioni che ne hanno intaccato la potenza e l’emergenza sanitaria venga utilizzata come ulteriore motivo di pesanti restrizioni all’esercizio del diritto.  Anche per questo motivo, scioperare e rivendicare nuovi diritti rappresenta un elemento di rottura imprescindibile. Durante lo sciopero il rapporto di lavoro è sospeso, di conseguenza, anche la prestazione lavorativa da parte della lavoratrice e la retribuzione da parte del datore di lavoro.

8 marzo 2022 – Sciopero generale di 24 ore, settore pubblico e privato

Anche quest’anno, per l’8 marzo, Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore, dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato; a partire dalla convinzione che l’astensione dal lavoro produttivo sia un’articolazione fondamentale dello sciopero  transfemminista (qui puoi leggere la lettera aperta di Non Una di Meno)

A oggi lo sciopero è stato proclamato da diversi sindacati di base. Sul blog  potrai trovare  le proclamazioni  inviate alla Commissione di Garanzia per lo sciopero.

Nelle 24 ore del giorno 8 marzo 2022, quindi, tutte le lavoratrici sia del pubblico impiego che del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale. Il che significa che puoi scioperare anche se nel tuo luogo di lavoro non c’è un sindacato di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato (se vuoi saperne di più clicca qui).

La comunicazione dello sciopero arriverà all’azienda direttamente dalla Commissione di Garanzia, dalla Regione o dall’associazione datoriale alla quale l’azienda fa riferimento.

È comunque possibile, soprattutto per il comparto privato, che qualche datore di lavoro non riceva la comunicazione o neghi di averla ricevuta. In tal caso, controlla le comunicazioni affisse in bacheca, se non compare, richiedila al tuo responsabile del personale o contattaci per avere una copia dell’indizione e dell’articolazione dello sciopero nel tuo settore, così da poterla affiggere direttamente sul posto di lavoro.

È anche possibile, data l’estrema frammentarietà del mondo del lavoro contemporaneo, che in qualche luogo di lavoro privato â€“ soprattutto tra quelli che non fanno riferimento alle maggiori confederazioni padronali – non sia stato indetto lo sciopero. In questo caso, rivolgiti al nodo di Non Una di Meno della tua città o a quello a te più vicino: Ã¨ possibile provvedere all’indizione â€“ tramite i sindacati – fino al giorno prima dello sciopero (fatta eccezione per i posti di lavoro sottoposti a L.146/90, i cosiddetti servizi pubblici essenziali, per i quali è necessario inviare la comunicazione al datore di lavoro almeno 10 giorni prima).

Scuole statali, ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali, dato l’elevato numero e la capillare diffusione sul territorio, ricevono comunicazione dello sciopero tramite una Circolare che il MIUR (nel caso delle scuole statali) e la Regione (per ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali) sono tenuti a inviare in ogni singola scuola e a ogni direzione di ente ospedaliero e/o ASL.

Nonostante la proclamazione sindacale dello sciopero, con relativa pubblicazione sul sito della Commissione di Garanzia Sciopero (http://www.cgsse.it), avvenga con largo anticipo rispetto alla data prevista, queste circolari spesso arrivano a ridosso dello sciopero o non arrivano e alle lavoratrici viene detto che non possono scioperareNon solo le lavoratrici possono scioperare, ma è bene segnalare, attraverso la casella di posta elettronica di Non Una di Meno, dove questo accade, per procedere, là dove si persista, con una diffida sindacale.

La Circolare del MIUR verrà comunque pubblicata sul sito appena emanata, in modo da poter essere presentata in ogni scuola dalla stessa lavoratrice. Per la sanità pubblica, essendo le Circolari regionali, ci si può rivolgere al nodo di Non Una di Meno del territorio di appartenenza.

La lavoratrice non è tenuta a dichiarare preventivamente all’azienda la sua adesione allo sciopero, dunque non occorre alcuna comunicazione personale.

Nel settore sanità, la copertura parte dal primo turno della mattina dell’8 marzo e finisce all’inizio del primo turno della mattina del 9 marzo; tutte le lavoratrici possono quindi scioperare indipendentemente dal turno cui sono adibite: sia la mattina, sia il pomeriggio che la notte.

Nel caso del trasporto pubblico locale l’articolazione delle ore di sciopero, così come delle fasce protette, può variare da città a città. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario e attività ferroviarie: dalle ore 21.00 del 07/3 alle ore 21.00 dell’ 08/3, per il comparto autostrade dalle ore 22.00 del 07/3 alle ore 22.00 dell’08/3. Per il Trasporto aereo, dalle ore 10.00 alle ore 14.00.

Per il settore dei Vigili del Fuoco, lo sciopero nazionale è così articolato: personale operativo dalle ore 9,00 alle ore 13,00 (4 ore senza decurtazione); personale giornaliero o amministrativo (intera giornata).

Restrizioni Al Diritto Di Sciopero: Facciamo Chiarezza

Sciopero nei servizi pubblici essenziali L. 146/90

La legge 146 del 1990 disciplina il diritto di sciopero per i servizi pubblici essenziali, cioè quelli volti a garantire il diritto alla vita, alla salute, alla libertà, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione e alla libertà di comunicazione.

I servizi per cui la legge disciplina tale diritto, quindi, sono molti e diversi tra loro: i più noti – per la loro vicinanza alla vita quotidiana della maggior parte delle persone – sono la sanità, i trasporti pubblici urbani ed extraurbani, l’amministrazione pubblica, le poste, la radio e la televisione pubblica e la scuola; ma devono essere garantiti anche i servizi di raccolta dei rifiuti, l’approvvigionamento di energie, risorse naturali e beni di prima necessità.

In tutti questi ambiti il diritto allo sciopero, quindi, non è assoluto ma relativo alla possibilità di garantire alcuni diritti dei cittadini.

Per questo motivo, per tutti i servizi sottoposti a L. 146/90, devono essere previsti i contingenti minimi di personale tramite contrattazione integrativa o accordo sindacato/azienda. È in capo al datore di lavoro il diritto/dovere di individuare le/i dipendenti da inserire nei contingenti minimi e inviare loro entro 5 giorni dalla data dello sciopero la comunicazione di “esonero dallo sciopero”, ovvero di recarsi in servizio il giorno dello stesso.

Qualora la dipendente inserita nei contingenti minimi abbia intenzione di scioperare, deve inviare entro 24 ore dal ricevimento dell’ordine di prestare servizio una comunicazione all’azienda della volontà di aderire all’astensione e, quindi, di essere sostituita.

L’azienda ha il dovere di verificare la possibilità di sostituzione della dipendente. Solo nel caso tale sostituzione non fosse possibile è ammissibile il rifiuto al diritto. In ogni caso, l’azienda deve comunicare alla dipendente di averla sostituita o meno, quindi se può scioperare o se deve lavorare.

Le aziende che erogano il servizio che lo sciopero potrebbe far venir meno, inoltre, sono obbligate con almeno 5 giorni di anticipo a dare comunicazione all’utenza sulle modalità e gli orari dei servizi essenziali garantiti.

Ricordati che il diritto allo sciopero è un diritto individuale in capo a ogni singola lavoratrice e lavoratore, sancito e garantito dalla Costituzione Italiana, e il cui esercizio non può essere precluso e/o limitato (se non per quanto riguarda le modalità di erogazione dei servizi di pubblica utilità di cui ai paragrafi precedenti).

Per chiarire qualsiasi dubbio o segnalare eventuali abusi al tuo diritto di scioperare contattaci a questa e-mailnudmsciopero@gmail.com

Proveremo a rispondere alle tue richieste e a darti supporto.

Questo vademecum verrà costantemente aggiornato con eventuali ulteriori restrizioni e/o diverse articolazioni, imposte dalla Cgsse in virtù del persistere dell’emergenza sanitaria.

PROCLAMAZIONI SCIOPERO 8 MARZO E LISTA SINGOLE ADESIONI DI CATEGORIA IN AGGIORNAMENTO

ADESIONE USB

ADESIONE CUB

ADESIONE COBAS

ADESIONE SLAI-COBAS per il sindacato di classe

ADESIONE ADL COBAS

ADESIONE SGB

ADESIONE SI COBAS

ADESIONE USI-CIT

REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM-GENNAIO 2022-COMUNICAZIONE, PRATICHE E PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALL’8 MARZO

A partire dal riconoscimento dell’importanza politica centrale della comunicazione, l’assemblea si è soffermata sulla necessità di tenere insieme da un lato il racconto critico dell’esistente, dall’altro le pratiche che vogliamo mettere in atto per costruire un’alternativa. Vogliamo comunicare le nostre analisi, prospettive, rivendicazioni e contenuti in modo semplice e accessibile, calato nella realtà quotidiana che viviamo, perché tuttə possano riconoscervisi. 

A questo scopo e per rilanciare il movimento, sentiamo il bisogno di un immaginario comune che dia prospettiva, forza e coesione al nostro percorso. 

Dopo aver analizzato come molte delle nostre parole d’ordine siano oggi alla ribalta nel dibattito pubblico e in particolare nella strategia nazionale per le pari opportunità promossa dal governo, vogliamo ribaltare quest’ultima in chiave femminista e intersezionale. In questo modo potremo attualizzare le nostre rivendicazioni verso e oltre l’8 marzo e costruire una strategia femminista per tuttə, uno strumento non chiuso ma in divenire, da costruire nei territori e con le persone che intrecciamo, per rilanciare il processo dello sciopero.

Lo sciopero dell’8 marzo, infatti, vuole essere uno sciopero per tuttə, per tutti i corpi e tutte le condizioni di vita, lavoro e non lavoro, poiché, con la sua connotazione di rottura sistemica con ogni aspetto dell’esistente e le sue declinazioni (sciopero dal lavoro produttivo, riproduttivo, dai generi e dai consumi) vive di pratiche diversificate accessibili a tuttə. Inoltre, la nostra comunicazione verso lo sciopero deve restituire la forza e la dimensione collettiva dello sciopero e del suo processo, come orizzonte di cambiamento e trasformazione collettiva rispetto ad un sistema che tende a frammentare le nostre vite in chiave individualistica. Non siamo solə, il peso della pandemia e della crisi non può ricadere sulle nostre spalle, scioperando insieme ce ne liberiamo!

In vista di questa giornata sarà fondamentale condividere e creare reti di solidarietà a lotte di lavoratorə, dando maggiore forza ai percorsi già intrapresi dal tavolo lavoro e costruendone di nuovi.

Per quanto riguarda gli strumenti concreti di comunicazione che vogliamo darci, è necessario che questi siano diversificati per raggiungere più persone possibili e declinare nostri contenuti in forme diverse:

  • per il lancio dello sciopero, scriveremo una lettera aperta a lavoratorə e delegatə, un testo rivolto alle organizzazioni sindacali, un appello per coinvolgere il mondo della scuola tutto nel processo;
  • sarà necessario aggiornare costantemente il vademecum per lo sciopero, con le adesioni di categoria, le pratiche alternative di sciopero dal lavoro produttivo per smart working, partite iva, contratti atipici, le modalità di sciopero dal lavoro riproduttivo, dai generi, dai consumi;
  • vogliamo produrre pillole e infografiche sulle rivendicazioni, le ragioni, le forme di partecipazione allo sciopero;
  • anche lo spazio radiofonico può essere importante per lanciare l’8 marzo, la trasmissione transfemminonda è a disposizione per questo.

In generale, sentiamo il bisogno di riprenderci tempi e spazi pubblici in città come online, in modo coordinato, con testi, immagini, contenuti audiovisivi (attacchinaggi, adesivi, videomapping…). Nella costruzione di tutti questi strumenti saranno preziosi i dati e gli elementi che ci giungono dall’osservatorio su femmicidi e transcidi e dall’autoinchiesta sul lavoro.

Il percorso di avvicinamento allo sciopero dovrà vivere di diverse azioni, pratiche, assemblee, sui territori e coordinate a livello nazionale:

  • bisogna individuare una data condivisa in cui concentrare azioni di lancio e conferenze stampa sullo sciopero;
  • sarà anche utile fare un social storm nazionale di avvicinamento all’8, una data funzionale potrebbe essere il 14 febbraio, per inquinare la comunicazione sull’amore romantico;
  • ci saranno assemblee verso e oltre l’8 marzo in diversi spazi fisici e virtuali: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei consultori, nelle piazze, in convergenza con altri movimenti, momenti di autoformazione online e in presenza;
  • organizzeremo piazze tematiche e volantinaggi e iniziative per distribuire kit per lo sciopero, portare avanti l’autoinchiesta e l’elaborazione sulle pratiche di sciopero, fare sportelli di mutuo aiuto in piazze, mercati, centri commerciali:
  • le città che vorranno fare propria questa pratica organizzeranno slut walk.

Per l’otto marzo, laddove sarà possibile, vogliamo organizzare cortei per tornare ad essere marea e riprenderci lo spazio pubblico che tanto ci è stato negato per tanto tempo. Allo stesso tempo, è fondamentale immaginare pratiche di partecipazione per chi non può essere in piazza: selfie, hashtags, contributi audio, cacerolazo dal balcone…

*Foto di Luca Profenna

REPORT Assemblea nazionale ONLINE NON UNA DI MENO – Analisi della cornice politica generale

Dopo la potente assemblea nazionale in presenza a Bologna ci ritroviamo qui, nell’assemblea online co-organizzata dall* compagn* di Reggio Emilia insieme agli altri nodi di Nudm, per non arrestare la lotta e continuare, in questa prima fase dell’assemblea plenaria, ad analizzare insieme questo momento politico e sociale.

Siamo donne, lesbiche, froce, trans, queer, intersex, sex workers, migranti, seconde generazioni, persone disabili. Appare evidente come l’orizzonte politico che abbiamo come Non Una Di Meno sia condiviso.

Altrettanto evidente è come la violenza sui nostri corpi, aumentata dall’inizio della pandemia, sia costante, pervasiva e in continuo aumento. Il covid ha fatto emergere questa violenza che però, come avveniva nella fase pre pandemia, resta un grande rimosso. Il linguaggio che         contraddistingue questa fase è impregnato di “sacrificio necessario”, “accudimento”, “lavori essenziali”. Tutto il sistema, dalla scuola alle strutture sanitarie al lavoro produttivo e di cura, è contraddistinto da un assunto principale: la crescita economica viene prima delle nostre vite.

Il nostro rifiuto di questo enunciato è totale. Ci troviamo davanti a un precariato e a una subordinazione patriarcale che dobbiamo e vogliamo combattere in tutti gli spazi che attraversiamo, nelle case, nei luoghi di lavoro.

L’analisi di fase è fondamentale come lo è “il partire da sé” e “il personale è politico”: il contesto attuale è estremamente complesso e vogliamo analizzare le condizioni materiali che viviamo. Vogliamo evidenziare la grave inadeguatezza del disegno emergenziale del PNRR, della strategia nazionale per la parità di genere, del piano strategico nazionale contro la violenza, tutti strumenti largamente insufficienti e ispirati a logiche prettamente neoliberali e che non prevedono nessun intervento rispetto alla violenza di genere, agli sportelli, alle case rifugio per la comunità LGBT*QIAP+, che vive una doppia invisibilizzazione e marginalizzazione.

I Centri antiviolenza femministi non sono riconosciuti per il fondamentale ruolo politico che svolgono impegnandosi sul terreno dei diritti, dell’educazione, del contrasto alla violenza sistemica, non solo su quello dell’aiuto alle vittime.  E sempre più spesso scelte basate su criteri puramente economici favoriscono, nell’assegnazione dei finanziamenti, soggetti privi di protocolli femministi, come è accaduto nel caso del Cav di Terni.                  

La gestione neoliberale dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, lo smantellamento del welfare, la crisi della sanità pubblica e della scuola, il family act, il decreto flussi, le sanatorie farsa, l’affossamento del ddlzan, il green washing della “transizione ecologica” capitalistica, pilastri della ricostruzione post pandemica, sono per noi tasselli fondamentali per costruire le nuove lotte.

Questo disegno oppressivo e di restaurazione viene mascherato da quello che ci presentano come “ritorno alla normalità”, ma noi sappiamo che “quella” normalità è fatta di sfruttamento dei nostri corpi, è una normalità razzista, abilista, misogina, omolesbobitransfobica.

Vogliamo far emergere come le politiche di ricostruzione postpandemica, tra cui la gestione del PNRR, stanno impattando sulle nostre vite, sulle nostre condizioni materiali, sulla nostra formazione, e nel nostro lavoro. Dobbiamo guardare come cambiano le condizioni materiali di tuttu.

Il PNRR è l’affondo del colpo: mentre le città sono pianificate per espellere le persone nelle periferie, l’ingresso massiccio dei privati in ambito sanitario sembra irreversibile, favorendo la creazione di centri sanitari territoriali finanziati e gestiti da soggetti privati. Il privato entra nella ricerca universitaria, si parla di un piano di ripresa che pianifica una sfrenata privatizzazione.

Vogliamo denunciare l’imposizione sempre più proterva di un modello produttivo estrattivista e specista, che ha determinato una crisi climatica al limite dell’irreversibilità e ha sconvolto gli ecosistemi dell’intero pianeta, mettendo a repentaglio la nostra salute e impedendo la ricerca di un benessere diffuso in grado di connettere economie ed ecologie improntate all’equità e alla promozione dell’autodeterminazione di tutte e tuttu.          

Stiamo inoltre assistendo a una sorta di allarmante militarizzazione della vita, visibile sotto due aspetti: la presenza sempre più massiccia di personale militare nel sistema sanitario nazionale e l’aumento degli investimenti e delle spese militari, a scapito dei finanziamenti che dovrebbero essere destinati a misure sociali per combattere l’impoverimento diffuso della popolazione, in particolare delle donne e delle persone LGBT*QIPA+, e a interventi di prevenzione e contrasto alla violenza maschile sulle donne e alla violenza di genere.

Fondamentale lo sguardo, anche in questa analisi di fase, al contesto femminista transnazionale, mutato da quando è nata Nudm. Per esempio, il movimento femminista argentino ha vinto, mostrandoci che possiamo cambiare la società in cui viviamo, ma ora è meno presente nelle reti transnazionali, che dovrebbero essere sempre più rafforzate per favorire la costruzione di lotte globali. Nel frattempo è nato e cresciuto il movimento femminista cileno, che si è rivelato determinante per il risultato delle ultime elezioni. Anche per noi diventa importante assumere più decisamente un ruolo sociale per opporci al liberismo e al machismo che imperversa.

In questo panorama ci siamo inserite con temi molteplici, declinati in svariati modi e contesti, ma gli assi su cui abbiamo costruito le nostre riflessioni sono stati comuni: cura, reddito di autodeterminazione, salute, isolamento, scuola.

Il lavoro di cura ricade esclusivamente sui nostri corpi, peggiorando ancora di più la vita dentro e fuori casa. Il tema della cura attraversa e si lega a tutti i temi trattati ed è strettamente intrecciato al reddito di autodeterminazione e al benessere. Già presente nelle nostre riflessioni in questi anni ed eternamente ignorato a livello istituzionale, si è reso visibile nel periodo pandemico. Il covid ha mostrato come lo stare in casa, durante il lockdown, sia un fattore di rischio per le violenze e ha evidenziato le fragilità dell’attuale sistema di cura.

Lavoratoru “essenziali”, termine comparso sui media durante il lockdown, è scomparso    immediatamente appena il lockdown è finito, lasciando soltanto lo sfruttamento delle lavoratrici italiane e, ancora di più, di quelle migranti, necessarie per il lavoro di cura. Diventa importante focalizzarci sulla costruzione di percorsi di collettivizzazione della cura.

Il reddito di autodeterminazione risulta centrale nelle nostre rivendicazioni per molteplici motivi: per svincolarci dai ricatti del lavoro, per la fuoriuscita dalla violenza, per opporci alla logica di valore delle nostre vite legata alla produttività, per esigere che il lavoro di cura venga retribuito.

Viene proposto di diffondere e comunicare cosa significhi per noi il reddito di autodeterminazione, cercando di arrivare a tutte quelle soggettività che condividono una condizione di grave e crescente sfruttamento e ponendoci in forte contrapposizione al reddito di libertà, insufficiente a livello economico e discriminatorio per le donne migranti.

Affrontando il tema della salute abbiamo constatato che il tema del covid e dei vaccini ha polarizzato il dibattito sulla sanità. Ormai, quando si parla di salute, si intende esclusivamente se si è o meno positivu al covid. Per noi la salute è molto di più, è parlare di quello che per noi è benessere, in casa e nei luoghi di lavoro, è riportare al centro dell’attenzione il tema della salute mentale, è far emergere i tagli e il saccheggio della sanità pubblica. Ed è anche parlare di tutte quelle pratiche sanitarie, come l’aborto, che lo stato ha messo in secondo piano sfruttando la presenza della pandemia. La mancanza di una sanità territoriale, una distribuzione iniqua dei vaccini ci mettono di fronte all’evidenza che la salute è un tema di classe, dal momento che non tutte e tuttu possono permettersi i presidi medici e i controlli necessari.

Centrale è stata l’analisi dell’isolamento che stiamo vivendo. Assistiamo a un annullamento della dimensione collettiva,  ed è per questo motivo che noi dobbiamo e vogliamo creare il racconto di una dimensione autenticamente collettiva della lotta femminista e transfemminista, della lotta delle lavoratrici e lavoratoru. Il sistema che ci   opprime ha colto l’occasione della pandemia per frammentare ancor di più tutta la classe lavoratrice.

Dobbiamo trovare spazio di parola, nuove pratiche, per avvicinarci a chiunque possa riconoscersi nelle nostre lotte. Il governo usa la logica emergenziale in tanti ambiti, salute, lavoro, etc., in modo da negare la natura collettiva dei problemi e trattarli come se riguardassero soltanto singoli soggetti. Mentre parlare di queste tematiche in maniera intersezionale mette assieme tutti i problemi per raccontarne la dimensione collettiva. Dobbiamo rompere l’isolamento, cardine del sistema neoliberale e patriarcale nel mondo della scuola, del lavoro e della cura.

Per quanto riguarda l’ambito scolastico, l’immagine attuale della scuola, fatta di DaD, riunioni da remoto, protocolli inadeguati per la sicurezza sul lavoro, è desolante. A fronte di ciò prevale la solita retorica con cui si alimenta una visione patriarcale della scuola, si parla di sacrificio e missione educativa. Facendo riferimento anche a figure di volontari per tenere le scuole aperte, scaricando la responsabilità sul personale ata, docenti e dipendenti tuttu, non garantendo congedi retribuiti e bonus babysitting a genitori in isolamento che devono lavorare da casa.

C’è anche una costante riduzione dei salari in tutto il settore scolastico. Questo sistema sta diventando sempre più patriarcale attraverso pratiche svilenti quali le valutazioni invalsi, altri dispositivi valutativi e bonus, che rendono il mondo della scuola sempre più simile a   un’azienda, come testimonia la terribile morte sul lavoro, ieri, di Lorenzo, uno studente di 18 anni coinvolto in un progetto di alternanza scuola/lavoro.

Dobbiamo mettere al centro l’investimento in tutti i comparti del welfare. Se si creeranno le condizioni per effettuare lo sciopero femminista e transfemminista, si potrà aderire attraverso l’astensione dal lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, sottopagato o gratuito; ma anche attraverso altre forme di astensione e lotta divenute ormai pratiche consuete nel processo di risignificazione dello sciopero da parte del nostro movimento.

Moltissime le voci che hanno riconosciuto nello sciopero femminista e transfemminista lo strumento fondamentale per affrontare questo fosco presente di sfruttamento e oppressione, uscendo dall’isolamento e creando legami e connessioni, sia laddove lotte importanti sono state attuate o sono in atto (attraverso il rafforzamento di rapporti di solidarietà già attivi, come nel caso di Yoox, Gkn, RGIS), sia nei casi in cui è possibile creare ex novo intrecci e collaborazioni con realtà che intendono mobilitarsi su obiettivi e vertenze che ci chiamano in causa.

In uno scenario che rende sempre più precarie e opprimenti le nostre vite, usiamo la nostra rabbia come motore di cambiamento!

*Foto di Luca Profenna

ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM 22-23 GENNAIO 2022-DIRETTE STREAMING

Ecco la diretta streaming dell’assemblea. Di seguito trovate anche le “nuvole” con le parole chiave che abbiamo compilato tutt* insieme online.

Iniziamo con la prima parte della discussione su “Analisi della cornice politica generale”

La seconda parte della prima giornata è iniziata! Ecco la diretta streaming dell’assemblea, dedicata al tema “Cos’è lo sciopero oggi?

La terza e ultima parte dell’assemblea. Ecco la diretta streaming dell’assemblea, dedicata al tema “Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero”

🌥️Durante la nostra assemblea nazionale online abbiamo creato questa “Cloud” con una domanda:

⛅“Per affrontare la violenza quotidiana della società in cui viviamo avremmo bisogno di più…”

🌤️Ecco, qui ci sono alcune risposte che sono state inserite

☀️Verso #lottomarzo#8marzo

☁️Nella seconda sessione della nostra assemblea nazionale abbiamo affrontato il tema “Cos’è per noi lo sciopero femminista e transfemminista oggi?

🌥️Questa è la nuvola che abbiamo compilato con le nostre parole chiave, rispondendo alla domanda

⛅” Vorrei scioperare da… “

🌤️ patriarcato, capitalismo, sfruttamento, lavoro di cura, precarietà, generi imposti, consumi, violenza, performance, sessismo, lavoro riproduttivo, lavoro domestico, razzismo, lavoro, solitudine…

☀️ Verso #lottomarzo#8marzo

☁️L’8 marzo lo sciopero lo faccio così…

🌥️Dalla nuvola che in tant* abbiamo compilato online nel corso della nostra ultima assemblea di Nudm, ecco alcune parole chiave emerse…

🌤️Corteo, picchetti, occupazioni, scontri, strategia femminista, ballando, in piazza, astensione dal lavoro, slut walk, Comunicazione…

☀️ Verso #lottomarzo#8marzo

Report assemblea nazionale Nudm-gennaIo 2022-Cos’è lo sciopero oggi? 

L’assemblea esprime tutta la sua solidarietà a Laurella, colpita dalla violenza di attacchi transfobici: non sei sola! 

La discussione sullo sciopero femminista e transfemminista dell’8M è stata collocata in continuità con il 27N, come possibilità di dare una prospettiva, una direzione a quel grande momento di piazza, alla rabbia e all’urgenza di mobilitazione che ha espresso riunendo centomila donne, persone Lgbt*qia+, lavoratrici e lavorator*, migranti, ma anche per riattivare quello che abbiamo chiamato ‘processo”, la capacità di rendere l’8M il momento riconosciuto nel quale confluiscono lotte diverse accomunate dal rifiuto radicale della violenza maschile contro le donne e della violenza di genere su cui si regge la società.

E’ stata una discussione complessa e che riflette la complessità del momento presente. Questa è dettata dall’insieme di trasformazioni discusse nel corso della prima parte dell’assemblea –  ovvero una ristrutturazione della società dove il neoliberalismo si impone non più con l’austerità, ma con finanziamenti che rafforzano le sue fondamenta patriarcali, razziste, omolesbobitransfobiche. Diversi interventi hanno sottolineato che siamo dentro a una contraddizione: le condizioni che rendono lo sciopero urgente e necessario sono anche quelle che lo rendono difficile da organizzare, su tutti i piani.

Sono stati nominati i licenziamenti, lo smartworking, il partime involontario, il razzismo, l’aumento della dipendenza economica, l’aumento del carico di cura, il fatto che chi ha un lavoro in questo momento deve far di tutto per tenerlo, l’aumento della violenza maschile sulle donne e della violenza di genere. La discussione su come chiamare lo sciopero dell’8M e su quale rapporto tenere con i sindacati va letta in questa complessità. 

La valutazione comprende considerazioni tutte valide e importanti. E’ stata messa in luce la necessità di comunicare la possibilità di far arrivare l’8M anche dentro ai posti di lavoro, innescando processi organizzativi dove ci siano le condizioni per farlo. Lo sciopero di Yoox più volte nominato, o la lotta di RGIS sono stati due esempi dell’importanza di portare dentro ai luoghi di lavoro il carattere femminista, transfemminista, intersezionale dello sciopero.

Si è anche osservato, però, che rispetto al passato non è tutto uguale. La nostra capacità di fare pressione sui sindacati è dipesa anche dalla presenza nelle assemblee di NUDM di delegate che hanno fatto pressione sulle strutture, e che ora partecipano meno a NUDM anche per via dell’impegno richiesto per difendere i posti di lavoro sotto attacco dopo lo sblocco dei licenziamenti. Senza queste condizioni un appello ai sindacati risulta indebolito, e non c’è alcuna garanzia che venga indetto (non solo dai confederali, ma anche da quelli di base).

Questa questione è stata sciolta considerando che NUDM non ha mai convocato lo sciopero generale, e non ha mai ridotto lo sciopero al suo carattere sindacale. Lo sciopero dell’8M è femminista e transfemminista, in connessione transnazionale, e deve avere la capacità di parlare a ogni condizione di vita e lavoro, ricoscendo che il suo carattere politico sta nel rompere l’isolamento e creare le condizioni per una lotta collettiva. Concentrarci solo sul profilo sindacale della questione rischia di farci perdere di vista la novità e la differenza del nostro sciopero.

Non rinunciamo a entrare nei posti di lavoro, e anzi questo farà parte del processo dello sciopero, possiamo anche scrivere una comunicazione ai sindacati che permetta di esprimere le ragioni della nostra iniziativa. Ma responsabilità significa farsi carico delle differenti condizioni, che rendono l’interruzione del lavoro produttivo, riproduttivo, e la stessa possibilità di organizzarsi estremamente complessa. Questo va politicizzato al massimo. D’altra parte, dalla discussione sono emerse diverse definizioni dello sciopero tutte convergenti sull’affermazione del suo carattere politico e l’ambizione a essere un processo globale, vivo, espansivo, non sempre uguale a se stesso. 

Lo sciopero femminista e transfemminista è stato un momento di insorgenza collettiva contro la violenza maschile e di genere. In questa direzione sono importanti le considerazioni fatte dall’Osservatorio sulla violenza di NUDM, perché è proprio la lotta contro la violenza quella che ha dato vita al movimento dello sciopero femminista e transfemminista. Noi per prime abbiamo affermato che lo sfruttamento di cui facciamo esperienza nei luoghi di lavoro è determinato da quello che avviene fuori, nelle case, nelle famiglie dove comincia la soggezione delle donne e si riproduce l’imposizione di ruoli e gerarchie di genere opprimenti. Allora è importante reclamare il carattere femminista e transfemminista dello sciopero per affermare che lo sciopero è per tutte e tutt*

La conclusione è stata quindi di produrre tre diversi tipi di comunicazione: 

– Una chiamata di NUDM allo sciopero femminista e transfemminista dell’8M

– Una lettera aperta a lavoratrici, delegate, persone lgbtq, migranti, precarie, al 49% delle disoccupate o alle 2mln di part time involontarie che chiamiamo a mobilitarsi per costruire lo sciopero femminista e transfemminista, in cui si esprima la consapevolezza che la chiamata allo sciopero avviene nelle condizioni mutate di cui si è discusso sopra. Il significato di questa lettera aperta è avere la responsabiltà di non fare proclami che non considerino le condizioni reali, e che soprattutto producano coinvolgimento massimo, che rendano evidente che sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tutt*, che offre a ogni condizione a cui ci rivolgiamo la possibilità di uscire dall’isolamento o dal senso di impotenza che questi due anni hanno prodotto. 

– Una comunicazione ai sindacati nella quale affermare con decisione quelle che sono le ragioni dello sciopero femminista e transfemminsita, la sua urgenza, e che ponga il problema di una presa di posizione sull’8M e oltre e quindi non abbia la forma di un appello perché l’8M non è condizionato dalla sua proclamazione da parte dei sindacati e d’altra parte è importante rimarcare l’autonomia di NUDM.

Rompere l’isolamento è stata un’altra parola chiave dell’intera discussione. Questo è ciò a cui dobbiamo ambire grazie allo sciopero femminista e transfemminista, e questo richiede considerarlo come un processo. E’ quindi importante vedere l’8M – partendo da ora, dal momento in cui stiamo cominciando a discutere del suo lancio e della sua organizzazione  –  non come un momento di arrivo, ma di apertura verso il futuro, una data di inizio più che di conclusione.

Questo è fondamentale per accumulare forza anche per incidere sul piano dei processi che stanno investendo le nostre vite. Costruire un processo significa avvicinare e far confluire verso l’8M la rabbia di donne, persone lgbtq, migranti, lavoratrici e lavorator*, che deve essere il carburante di questo passaggio così importante. Costruire momenti assembleari nei quali discutere collettivamente quali pratiche danno forma al nostro sciopero femminista e transfemminista, quali sono le connessioni tra le diverse forme di violenza (maschile, di genere, razzista, dello sfruttamento, la devastazione ambientale). 

Sostenere lo sciopero del lavoro produttivo dove è possibile grazie alla volontà e organizzazione collettiva delle lavoratrici e lavorator*. Dare visibilità alle lotte e agli scioperi in corso come la lotta di RGIS. Rivolgersi alla scuola, che è stata richiamata più volte per la situazione in cui si trova, vista dal lato sia delle lavoratrici, sia di chi studia, sia delle madri coinvolte dalla sospensione della didattica in presenza e quindi dalla Dad. Un processo di costruzione dell’8M non può che coinvolgere la scuola, investendo le forme di messa al lavoro, dell’insegnamento, della precarizzazione che la investono.

Sono stati indicati alcuni momenti di avvicinamento e strumenti a disposizione: l’assemblea ecotransfemminista 5 marzo (con una parte dedicata a un approfondimento sullo sciopero dei/dai generi e consumi), l’inchiesta del tavolo lavoro, la diffusione dell’attività dell’Osservatorio sulla violenza di NUDM, assemblee territoriali, intercettazione delle lotte che si sono moltiplicate ma si stanno dando in modo frammentato, tessere il rapporto con i CAV che nell’intervento della mattina hanno segnalato la disponibilità a riattivare in maniera forte il rapporto con NUDM.

Il ragionamento sulle pratiche dello sciopero (produttivo, riproduttivo, generi, consumi) dovrà essere parte del processo di avvicinamento all’8M all’interno di una cornice comune e su questa è importante che ci sia la massima condivisione. E’ importante connetterci alla dimensione transnazionale, prima di tutto partecipando all’assemblea organizzata il 13 febbraio dalla Rete Transfronterizas e E.A.S.T. – Essential autonomous struggles transnational.

*Foto di Margherita Caprilli