Contro la violenza,di genere e ambientale, cambia il sistema, sovverti il capitale!

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Il 24 novembre  dopo due anni di lotte in 150.000 abbiamo sfilato a Roma arrivando da più di 20 città e il 25 abbiamo dato vita a una grande e partecipata assemblea nazionale dando prova della nostra forza vitale, della nostra capacità di mobilitazione, della nostra autonomia, della radicalità del nostro percorso politico e del radicamento del nostro movimento nei territori.

 L’8 dicembre #agitazionepermanente per la messa in sicurezza dei territori contro le grandi opere inutili e dannose e sul clima .

Il cambiamento  climatico si traduce nell’aumento delle oppressioni e diseguaglianze per le quali intere popolazioni (umane e non) sono costrette  a spostarsi trovando sofferenza, morte e confini sbarrati.

Come movimento femminista e transfemminista conosciamo bene la violenza ambientale. Il Piano di Non Una Di Meno ha riconosciuto il biocidio e la devastazione ambientale come una delle espressioni della violenza patriarcale contro i corpi delle donne e delle soggettività LGBPT*QIA, degli animali non umani, della terra.
Una violenza sistemica, che si fonda in tutti gli ambiti del vivere su logiche di proprietà e sfruttamento del capitalismo estrattivista e del patriarcato in cui i corpi oppressi di animali umani e non e la terra sono al contempo “femminilizzati” e “naturalizzati”. Si sfrutta la terra per soddisfare la crescente domanda di consumo indotta, riproducendo l’idea che lo sviluppo corrisponda alla crescita economica. Una violenza che invisibilizza e criminalizza le lotte per la difesa delle risorse (terra, acqua, aria, boschi,…), per il diritto alla libertà e all’autodeterminazione sui nostri corpi.

Non possiamo non vedere come in diverse parti del mondo si stiano affermando governi reazionari e autoritari che promuovono politiche di dominio sui corpi e sull’ambiente considerati risorse sfruttabili e a disposizione. Allo stesso tempo, non possiamo non vedere come le donne e le comunità native siano ovunque in prima fila nella resistenza contro lo sfruttamento neoliberale delle risorse (dalle attiviste Mapuche e Guaranì in america del sud, alle mamme della Terra dei Fuochi a quelle NoPfas, No TAP e NO TAV,….) e nella sperimentazione di nuove forme di autodeterminazione e autogestione dei territori, di condivisione del lavoro di cura e di riproduzione, di un modello di vita sostenibile e alternativo al modello capitalista antropocentrico e androcentrico.

Stiamo vivendo una politica caratterizzata da un patriarcato fortemente violento, razzista, sessista, transomofobo e abilista, incubatore di quella saldatura tra la Lega, neofascisti e fondamentalisti cattolici che, nelle amministrazioni locali e al governo del Paese, cerca agibilità politica proprio sui nostri corpi, attraverso forme di oppressione, strumentalizzazione, imposizione di modelli e negazione di diritti e libertà.

Portiamo nelle piazze dell’8 dicembre la radicalità di un punto di vista femminista e transfemminista nel nostro cammino verso l’8 marzo, giornata dello sciopero globale femminista durante la quale praticheremo forme nuove di sciopero di genere e dai generi, dal lavoro produttivo e riproduttivo, ma anche dai consumi e dalle grandi opere in nome dell’ecofemminismo per costruire pratiche di alternative a questo sistema.

Le manifestazioni dell’8 dicembre rappresentano un’occasione importante di presa di parola a partire dai nostri contenuti e di risignificazione in chiave femminista di una mobilitazione che ci appartiene.

Una presa di parola anche nei confronti di una narrazione mediatica mainstream che invisibilizza la radicalità dei percorsi femministi e antirazzisti mentre esalta la cosiddetta “rivoluzione gentile” (e neoliberale) delle donne imprenditrici torinesi a sostegno della realizzazione del TAV, opera inutile e dannosa a cui da oltre trent’anni le comunità della Val Susa, e non solo, si oppongono con fermezza e determinazione.

Cambiamo il sistema, non il clima

Assemblea transterritoriale Terra Corpi Territori e Spazi urbani di Non Una di Meno

Mail: retecorpieterranudm@gmail.com

Scarica il volantino

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24 e 25 Novembre 2018: Report dell’Assemblea Nazionale di Non una di meno

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Da ormai 3 anni il movimento femminista e transfemminista in Italia e nel mondo è potente e in costante trasformazione.
Esprime radicalità condivisa, autonomia e radicamento nei territori e si afferma come spazio di costruzione di alternativa e motore di conflitto permanente e intersezionale contro la violenza.

La fase politica attuale è segnata da un’avanzata autoritaria e reazionaria e dalla saldatura tra le politiche neoliberiste e l’ordine patriarcale e razzista. In Italia, come nel mondo, l’attacco ideologico in atto ha pesanti ricadute materiali. In questo contesto il movimento femminista globale apre lo spazio di un grande processo di soggettivazione politica ma anche di ricomposizione.

Lo Stato di agitazione permanente lanciato a Bologna durante l’assemblea nazionale di Non Una di Meno del 6-7 ottobre è rapidamente diventato un dispositivo potente di mobilitazione e di moltiplicazione delle lotte nei territori. È un processo di opposizione alle politiche sessiste e razziste del governo che non disperde, ma anzi potenzia la capacità affermativa, produttiva e trasformativa della presa di parola femminista e transfemminista. Un’opposizione che pratichiamo e che continueremo a praticare a partire dall’elaborazione collettiva costruita in questi 3 anni e concretizzata nel Piano Femminista che ha anticipato le risposte alle politiche patriarcali, razziste, neoliberali e securitarie, del governo giallo verde. Un’opposizione che, proprio grazie all’analisi e alle proposte che avanziamo, mette in luce sia le continuità con i governi precedenti che le radicalizzazioni e le oppressioni portate avanti da questo esecutivo.

A partire dal Piano Femminista costruiremo lo sciopero femminista dell’8 marzo e daremo corpo e sostanza alle rivendicazioni e alle battaglie aperte contro il Ddl Pillon, il decreto Sicurezza, il reddito di cittadinanza, l’attacco all’aborto libero, sicuro e gratuito. Lo sciopero sarà politico e globale, darà voce a chi si oppone con tutte le sue forze alle politiche reazionarie che in ogni parte del mondo cercano di schiacciare chi quotidianamente lotta contro la violenza di questa società.

Come movimento femminista sveliamo la relazione tra il razzismo istituzionale e la violenza sulle donne, frutto di uno stesso paradigma e risultato della saldatura tra destra di governo, neofascisti e fronte cattolico pro-life che passa anche attraverso le mozioni antiabortiste proposte nei consigli comunali. Anche in questo caso non ci limitiamo a reagire contro le pretese della Chiesa sui nostri corpi ma riaffermiamo la nostra autodeterminazione rivendicando molto più di 194.

Costruiamo reti solidali e pratiche efficaci contro le molestie e le discriminazioni sui posti di lavoro, contro il ricatto della precarietà e della dipendenza economica. Rivendichiamo reddito di autodeterminazione, salario minimo europeo e welfare universale contro le misure economiche e sociali del governo. Rivendichiamo la varietà delle nostre reti affettive contro l’eteronormatività del decreto Pillon. Rivendichiamo la possibilità per tutte di muoversi e di restare: contro la violenza dei confini e il ricatto della clandestinità rivendichiamo un permesso di soggiorno europeo, il diritto di asilo e la cittadinanza senza condizioni. Rivendichiamo la libertà da stereotipi, condizionamenti e ruoli sociali imposti, costruiamo spazio pubblico femminista nelle città, sui media, nelle scuole e nelle università.

Riaffermiamo l’arma dello sciopero femminista – sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, sciopero dai e dei generi, sciopero dal lavoro sessuale, sciopero ecofemminista e del consumo – come processo di attivazione politica e sociale per le donne ma anche per tutte le soggettività precarie, migranti, trans*, lesbiche, e chiunque non si adegua ai modelli di sessualità dominanti. Rilanciamo la forza collettiva dello sciopero anche come possibilità di sperimentazione di tempi di vita diversi, e pratiche di condivisione e liberazione.

Intendiamo lo sciopero come uno strumento da reinventare per essere all’altezza di questi percorsi e di queste pratiche.

Bloccare produzione e riproduzione sociale significa scioperare nei luoghi di lavoro, nelle relazioni di cura ma anche radicarsi nei territori, significa preparare lo sciopero stando in piazza nei momenti decisivi con la forza delle nostre parole e delle nostre pratiche.

Proprio per costruire lo sciopero è stata individuata l’esigenza di articolare in modo diffuso spazi di elaborazione e confronto sulle pratiche (case dello sciopero), per organizzare lo sciopero, per immaginare insieme forme efficaci e concrete di astensione dal lavoro autonomo, informale, gratuito e riproduttivo, strategie di sottrazione dal ricatto del permesso di soggiorno e della precarietà attraverso la costruzione di casse di mutuo soccorso altre pratiche di solidarietà, cosi come luoghi e strumenti di alfabetizzazione sindacale sul diritto di sciopero (anche riprendendo vademecum, grafiche e video). A tal fine ci proponiamo di costituire un gruppo di lavoro e di raccordo tra le assemblee territoriali che si occupi praticamente di informare e supportare le lavoratrici che vorranno scioperare.

A partire dalla consapevolezza che lo sciopero è un diritto delle lavoratrici, la convocazione dello sciopero generale parte da noi e da questa assemblea: lanceremo lo sciopero con un appello potente che a partire dal lavoro femminile e femminilizzato interpella tutti quei soggetti che si oppongono alla violenza maschile e di genere, alla precarietà e al razzismo. Convochiamo lo sciopero dell’8 marzo a partire dalla forza accumulata in questi tre anni di mobilitazione, dallo stato di agitazione permanente espressa nei territori e nella marea femminista. Con questa forza e determinazione costruiamo lo sciopero e il confronto con i sindacati, nel segno della riappropriazione di uno strumento di lotta da parte delle lavoratrici, che apre contraddizioni anche interne ai sindacati stessi. Affermiamo la necessità, quindi, che i sindacati si facciano strumento di un processo di opposizione e costruzione di alternativa che parte dai soggetti e li veda protagonisti al di là delle organizzazioni e delle strutture sindacali.

In questa ottica incalziamo i sindacati perché sappiano mettersi al servizio dello sciopero femminista, garantendo la possibilità concreta di praticarlo in ogni settore produttivo. Cogliamo, quindi, l’invito al congresso della Fiom, come occasione per porre alle lavoratrici che saranno presenti lo sciopero come proposta politica da sostenere in forme non simboliche ma effettive.

Si mette a verifica la possibilità di costruire un meeting internazionale sullo sciopero globale delle donne che ci dia la possibilità di un confronto politico anche sulle pratiche e sul processo della sua costruzione, creando le condizioni di un rafforzamento della rete oltre i confini nazionali.

Il meeting internazionale potrà anche essere l’occasione per un ulteriore confronto anche nazionale, che incornici la nostra iniziativa nel quadro globale.

Ci volete sottomesse, ricattate e sfruttate, noi scioperiamo!

La marea che sale e arriva ovunque traboccherà l’8 marzo. Saremo tempesta…
Non Una di Meno

 

Comunicato YPJ Internazionali in occasione del 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza contro le donne [Ita – Esp – Eng – Deu]

Comunicato delle YPJ Internazionali, in occasione del 25 Novembre, giornate mondiale contro la violenza contro le donne. [Esp] [Eng] [Deu]

Il momento è adesso!

Oggi 25 Novembre, ancora una volta le donne e le identità non egemoniche in tutto il mondo stanno inondando le strade significando con i loro differenti corpi e colori la fine di una ormai troppo lunga storia patriarcale.

Il momento è adesso, non stiamo solo chiedendo la fine immediata della guerra globale contro le donne, ma siamo anche pronte a sferrare un attacco al cuore del sistema, creando una nuova vita libera.

Per migliaia di anni ci hanno insegnato ad essere mansuete, ci hanno insegnato che l’unica violenza legittima è quella dello stato patriarcale in tutte le sue differenti sfaccettature: forze di polizia, esercito, frontiere e prigioni, famiglia, chiesa, istituzioni mediche e di “salute” mentale, lavoro, scuole e così via. Abbiamo chiaro che un potere che usa la violenza per opprimere e reprimere le persone non potrà mai essere legittimato. Riconosciamo inoltre che anche noi siamo il prodotto della socializzazione del sistema di oppressione patriarcale, ancora molto radicato dentro di noi e nelle nostre comunità, e che non potremo mai essere davvero libere finché non riusciremo a sradicarlo completamente dalla nostra mentalità.

Crediamo sia arrivato il momento di distruggere questo monopolio della violenza una volta per tutte e riprenderci quello che è sempre stato nostro: l’uso dell’autodifesa.

Le donne hanno dentro di sé una forza ancestrale pronta ad uscire fuori a difesa dei nostri valori, delle nostre terre e della libertà.

Come internazionaliste in memoria di tutte le donne che hanno lottato, per le nostre nonne partigiane, per le nostre sorelle combattenti e per tutte le donne che lotteranno nel futuro oggi abbiamo deciso di prendere parte alle forze democratiche di donne, Ypj.

Abbiamo deciso di partecipare per supportare e difendere una Rivoluzione guidata da organizzazioni autonome di donne che è ispirazione e speranza per tutte noi, in ogni parte del mondo.

Abbiamo deciso di far parte delle Ypj riconoscendo l’importanza di assumere la responsabilità della nostra stessa difesa contro l’oppressore. Dobbiamo difendere noi stesse, perché nessun altro lo può fare per noi.

Autodifesa significa lotta nelle idee e nell’azione contro il potere e la sua violenza per proteggere ciò che è essenziale e significativo, la nostra unità.

L’autodifesa appartiene a tutti gli esseri viventi; umani, animali e anche piante, come una rosa che cresce le spine, non per attaccare, ma per difendersi, o gli alberi che si ergono dalla terra uno accanto all’altro, proteggendosi, creando una foresta.

Con la paura, le paranoie securitarie e la violenza sistemica, nel trascorso della storia il nostro oppressore ha cercato di persuaderci a delegargli la nostra difesa. Rappresentandoci solo come vittime o esseri deboli hanno schiacciato le nostre possibilità di lotta, di aiuto e di solidarietà reciproca. Come potrà mai difenderci il nostro nemico?

Quando ci siamo ribellate ci hanno chiamato streghe, pazze o isteriche.

Nella società moderna ci hanno aperto la possibilità di essere parte dei loro eserciti nazionali, presentandolo come un successo dell’equità di genere; ma noi non saremo mai soldati, vogliamo essere donne libere in un mondo libero. E questa è una grande, grande differenza.

Nelle Ypj autodifesa significa molto più che una pratica militare. Le Ypj coinvolgono le donne come un tutto, con i loro corpi, le loro menti e i loro spiriti, in un processo costante di sviluppo collettivo.

Attraverso un’educazione ideologica, capiamo in profondità che cosa stiamo difendendo e ancora più importante a vivere e crescere assieme.

Impariamo che a volte le relazioni e le comunità che costruiamo sono più utili e forti di una singola arma. La società moderna cerca di dividerci e di metterci una contro l’altra, ma nelle Ypj stiamo creando un autodifesa che si basa sul mutuo supporto e sulla solidarietà fra donne. I gruppi autonomi di donne come Ypj sono lo spazio dove incontrarci e riconoscerci fuori dal sistema capitalista e dalla sua mentaliltà, trovando la forza di fare un passo più in là, verso questo nuovo mondo che portiamo nel cuore.

Continuiamo la nostra lotta accompagnate dalle nostre Sheid, Avesta Xabur, Anna Campbell, Ivana Hoffman e tutte quelle donne che coraggiosamente hanno dato la loro vita per un futuro libero insieme.

Jin Jian Azadi

Accademia Ypj internazionale “Ivana Hoffman”

 

24 novembre Non una di meno in piazza

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Il 24 Novembre saremo di nuovo pronte ad attraversare la città di Roma con un corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne, la violenza di genere, la violenza e l’uso strumentale di razzismo e sessismo e la violenza del sistema economico.

Condividiamo con tuttx le indicazioni emerse nel corso delle nostre assemblee locali e nazionali di costruzione delle giornate del 24 e del 25, per permetterci ancora di rendere questo corteo e questa giornata piena di dirompenti pratiche femministe.

La manifestazione nazionale, come ribadito in più occasioni, sarà aperta dalle donne e dalle soggettività lgbt*qia+ con i loro corpi liberi in #statodiagitazionepermanente, la loro creatività ed intelligenza e dal desiderio di riconoscersi e di autodeterminarsi, una apertura che esprima tutta la potenza del movimento femminista cresciuta e sedimentata in questi anni, oltre la ritualità del 25 novembre. 

Questa apertura esprime la capacità di essere al centro della lotta di liberazione contro le molteplici linee di potere e di oppressione che ci attraversano.

Vogliamo che l’apertura delle donne e dei centri antiviolenza sia una scelta rispettata da tuttx, ma soprattutto determinata ed agita con noi proprio in ragione del desiderio di essere al nostro fianco quel giorno.

Seguirà il camion più grande e la parte di corteo aperto a tutte le soggettività alleate che lottano al nostro fianco e a tuttx coloro che vorranno condividere con noi, pensieri, riflessioni interventi. Un camion per ospitare performance artistiche e per far parlare le tante voci che animeranno il corteo.

Un altro camion animerà la seconda parte del corteo. Ci sarà anche uno spazio pit-stop itinerante organizzato da MOM, per genitori e bimbx: un furgoncino giallo con cuscini e zona morbida dove potersi riposare, allattare, cambiare un pannolino.

Saremo marea, senza spezzoni di organizzazioni politiche e sindacali.
Chiediamo a tutte di scendere in piazza con pañuelos fuxia e altre caratterizzazioni femministe, ma senza simboli e bandiere, per ribadire ancora una volta che il soggetto protagonista di questo movimento sono le donne nelle molteplici identità e non identità che le attraversano.

Appuntamento H 14 Piazza della Repubblica

Qui tutte le info delle giornate del 24 e 25 novembre.

Un piccolo tutorial per creare il proprio pañuelo

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VERSO IL 24 NOVEMBRE E OLTRE: SIAMO OVUNQUE!

Il pañuelo: un simbolo delle donne che lottano nel mondo

Dal pañuelo blanco, simbolo della lotta delle madri delle e dei desaparecidos argentine/i…

Al pañuelo verde: simbolo utilizzato dalle centinaia di migliaia di donne in lotta in Argentina, durante la campagna per l’aborto libero, sicuro e gratuito, che ha le sue radici nella lotta decennale per il diritto all’interruzione di gravidanza.

Il pañuelo fucsia è un simbolo di lotta e di liberazione per Non una di meno, simbolo permanente di rifiuto della violenza sistemica e strutturale sui corpi delle donne, simbolo di riconoscimento e di sorellanza.

Porta il tuo pañuelo in piazza il 24, ma soprattutto attaccalo allo zaino, legalo ai capelli, indossalo ogni giorno. Solidali, forti, libere, insieme non ci fermeranno mai! Perché siamo ovunque, in ogni epoca, in ogni paese, in ogni città! Il pañuelo fucsia è un simbolo dello stato di agitazione permanente, che portiamo con noi sui nostri corpi, ovunque siamo!

UN PICCOLO TUTORIAL PER CREARE IL PROPRIO PANUELO

1. Prendere la stoffa per il lato della lunghezza e ripiegare in 4 parti uguali.

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2. Tagliare per il senso della lunghezza in modo da ottenere quattro strisce lunghe quanto i metri di tessuto a disposizione (37 cm di larghezza circa).

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3. Con un metro misurare su uno dei lati lungi 80 cm (larghezza minima del pañuelo) e segna con un gessetto. Ripetere su tutta la lunghezza.

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4. Prendere l’altro lato, misurare 40 cm, segnare con un gessetto e poi misurare 80 cm ripetendo la misura di 80 per tutto il lato, in maniera da ottenere misure di 80 su ambo i lati, sfalsate di 40 cm.

5.Praticare i tagli corti unendo i punti di lati opposti (procedendo a zig zag). Si otterranno così due file di pañueli speculari da ogni striscia lunga.

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6. Porta il tuo pañuelo in piazza il 24, ma soprattutto attaccalo allo zaino, legalo ai capelli, indossalo ogni giorno. Solidali, forti, libere, insieme non ci fermeranno mai! #agitazionepermanente.

 

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25 Novembre: Testo di convocazione dell’Assemblea Nazionale di Non una di meno

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25 novembre 2018. La marea femminista, dopo aver inondato le strade di Roma per il terzo anno consecutivo, si riconvoca in assemblea nazionale per dare seguito allo stato di agitazione permanente verso lo sciopero globale delle donne del prossimo 8 marzo.

I. Forti della tanta strada fatta finora, siamo pronte ad affrontare una nuova sfida, a ridisegnare il campo delle nostre lotte.
Lo faremo a partire dall’analisi del mutato quadro politico, italiano e internazionale, che vede nell’attuale movimento femminista e transfemminista il più esteso e radicale processo di opposizione alla deriva reazionaria in atto a livello globale.

Il prossimo sciopero delle donne si collocherà in questa nuova fase di contrattacco apertamente antifemminista e razzista.
Inquietanti assonanze riecheggiano nelle parole di Salvini e di Bolsonaro, di Trump come di Orban: la guerra contro donne, migranti, trans*, lesbiche, e chiunque non si adegua ai modelli di sessualità dominanti, si fa sempre più esplicita e violenta. La violenza si afferma come ordine del discorso istituzionale, come strumento di governo dei flussi attraverso i confini e nelle metropoli, dei rapporti familiari, sociali e politici, dell’accesso al lavoro e al welfare.

In Italia un piano coerente e organico lega il Ddl Pillon, le mozioni antiabortiste, il DEF e il decreto Sicurezza: si tratta di misure che puntano a minare l’autodeterminazione, riproponendo un modello patriarcale di società utile a giustificare e approfondire l’impoverimento e lo sfruttamento. Il reddito di cittadinanza proposto dal governo consolida infatti la dipendenza economica, creando gerarchie e divisioni.

La violenza maschile sulle donne viene così legittimata a livello sociale e istituzionale. Da un lato si nega che a stuprare siano i maschi e si attaccano i migranti come tali, legittimando così il razzismo. Dall’altro gli stupri sui confini contro le donne migranti e la violenza domestica vengono ignorati. Non a caso tutto questo avviene assieme a una bonifica sociale degli spazi femministi e di ogni forma di solidarietà organizzata, mentre le città affrontano la privatizzazione dello spazio pubblico e la militarizzazione delle strade, in nome della sicurezza e del decoro.

Lo stato di agitazione permanente è una risposta diretta, una sfida a tutto questo: si propone di scandire una temporalità nuova delle nostre lotte, nella convinzione che la ridefinizione delle nostre strategie di mobilitazione sia decisiva per riaffermare la potenza politica e programmatica del movimento femminista. Di qui l’importanza di strutturare le campagne già individuate a Bologna verso lo sciopero dell’8 marzo e oltre.

II. La costruzione dello sciopero richiede la creazione di strumenti nuovi, adeguati al coinvolgimento attivo di reti sempre più ampie, a partire dalla materialità delle nostre vite. È la processualità ciò che dobbiamo rimettere al centro della nostra discussione, rovesciando la prospettiva della pura e semplice scadenza, per fare dell’8 marzo uno spazio aperto e includente, attraversabile dalle molte, moltissime figure del lavoro e del non lavoro, della produzione e della riproduzione sociale; uno spazio di lotta e riappropriazione, il momento di esplosione della nostra forza, accumulata nel lavoro quotidiano e di base, nella costruzione di relazioni e pratiche, di attivazione nei posti di lavoro, nella connessione e nell’intreccio tra locale e globale. Esempi utili in questo senso giungono dalle esperienze fatte in altri paesi, Spagna e Argentina in particolare, dove lo sciopero è stato sciopero generale, materiale e simbolico, vertenziale e politico allo stesso tempo.

Un nodo centrale su cui confrontarci riguarda quindi la definizione degli strumenti di cui dotarci nel lavoro di organizzazione e realizzazione dello sciopero. Decisivo in tal senso sarà discutere di come e in che termini si intende interpellare le strutture sindacali e aprire un confronto pubblico.
Per affrontare in modo esaustivo e produttivo la discussione proponiamo quindi che l’assemblea del 25 novembre si strutturi in due sessioni:

  • I sessione, mattina: Analisi della fase, rivendicazioni e campagne verso lo sciopero femminista dell’8 marzo.
  • II sessione, pomeriggio: costruzione dello sciopero del lavoro produttivo e riproduttivo: percorso di avvicinamento, pratiche e strumenti condivisi di organizzazione dello sciopero, confronto con i sindacati.

Non Una Di Meno chiama a raccolta tutte le sue energie verso lo sciopero femminista. Lo stato di agitazione permanente è appena cominciato!

Foto di Gaia di Gioacchino

SLOGAN E CANZONI NON UNA DI MENO

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  • INSIEME PARTITE SIAM, INSIEME TORNEREMO: NON UNA DI MENO, NON UNA DI MENO
  • SIAMO IL GRIDO ALTISSIMO E FEROCE DI TUTTE QUELLE DONNE (CORPE) CHE PIÙ NON HANNO VOCE
  • SIAMO MAREA CHE NON SI FERMERÀ’ VOGLIAMO DIRITTI E LIBERTÀ
  • TREMATE TREMATE LE STREGHE SON TORNATE
  • TREMATE TREMATE LE STREGHE SON TORNATE, SIAMO QUELLE CHE SI SON SALVATE
  • LA STRADA SI CONQUISTA CON LA LOTTA FEMMINISTA!
  • SIAMO LA LUNA CHE MUOVE LE MAREE CAMBIEREMO IL MONDO CON LE NOSTRE IDEE
  • VIOLENZA SULLE DONNE SI PUÒ FERMARE, LOTTO MARZO SCIOPERO GLOBALE
  • ALLERTA ALLERTA, ALLERTA CHE CAMMINA, LOTTA TRANSFEMMINISTA DALLA SERA ALLA MATTINA, CHE TREMI CHE TREMI CHE TREMI OGNI FASCISTA ( MACHISTA, RAZZISTA, IL MASCHILISTA, ….) OGGI (MACERATA, MILANO,….) È TUTTA ANTIRAZZISTA (FEMMINISTA)
  • SIAMO MAREA E NON CI FERMEREMO PAURA NON ABBIAMO IL MONDO CAMBIEREMO
  • FINIAMOLA COL MITO DELLA PARITÀ, I DIRITTI LA NOSTRA LIBERTÀ
  • DALLA NOSTRA STORIA DOBBIAMO IMPARARE, DECIDERE DA SOLE E NON DELEGARE
  • LA PAURA NON CI APPARTIENE CON LA NOSTRA RABBIA LOTTIAMO TUTTE INSIEME
  • LA NONNA PARTIGIANA CE LO HA INSEGNATO, IL VERO NEMICO È IL PATRIARCATO
  • LE DONNE PARTIGIANE LO HANNO INSEGNATO, RESISTIAMO CONTRO IL PATRIARCATO
  • MA QUALI SCUSE MA QUALI PENTIMENTI, LA LOTTA FEMMINISTA NON HA RIPENSAMENTI
  • LA NOTTE CI PIACE VOGLIAMO USCIRE IN PACE CI PIACE PURE IL GIORNO LEVATEVI DI TORNO
  • IL MASCHIO VIOLENTO NON È MALATO È FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO
  • COL RAZZISMO NON CI AVETE FREGATO CHI STUPRA È UN UOMO E NON UN IMMIGRATO
  • COL RAZZISMO NON CI AVETE FREGATO LUI STUPRA PERCHÈ È MASCHIO E NON PERCHÈ È IMMIGRATO
  • SIAMO CONTRO OGNI FRONTIERA, PER L’ASILO E L’ACCOGLIENZA VERA
  • FEMMINICIDI E STUPRI NON NE POSSIAMO PIÙ, MACHO MACHISTA IL PROBLEMA CE L’HAI TU (IL PROBLEMA SEI TU)
  • LO STUPRATORE NON È MALATO MA FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO
  • IL FASCISTA NON È MALATO MA FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO
  • VIOLENTI E STUPRATORI VENITE FUORI ADESSO VE LO FACCIAMO NOI UN BEL PROCESSO
  • DELLE VOSTRE DIFESE NON NE POSSIAMO PIÙ, MASCHIO VIOLENTO IL COLPEVOLE SEI TU
  • IL CORPO DELLE DONNE NON SI TOCCA, LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA
  • IL NOSTRO CORPO NON SI TOCCA LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA
  • GUAI GUAI GUAI A CHI CI TOCCA! CI DIFENDEREMO CON LA LOTTA
  • PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA
  • FIDUCIA NELLO STATO NON NE ABBIAMO L’AUTODIFESA È NOSTRA E NON LA DELEGHIAMO
  • CHI DIFENDE GLI STUPRATORI DAI LUOGHI DELLE DONNE FUORI FUORI FUORI
  • L’AUTODIFESA SI FA COSÌ LO ASPETTI SOTTO CASA E POI LO LASCI LÌ
  • FASCI APPESI COL REGGISENO NON UNA NON UNA NON UNA DI MENO
  • NOI DIFENDIAMO LA NOSTRA ESISTENZA, PER QUESTO ORA E SEMPRE RESISTENZA
  • MA QUALI LEGGI, MA QUALE PROTEZIONE CONTRO LA VIOLENZA CI VUOLE RIBELLIONE
  • AL MASCHIO LO DICIAMO CON LA RESISTENZA, NON SI CHIAMA AMORE LA TUA VIOLENZA
  • L’OTTO MARZO NON È UNA FESTA È UNA GIORNATA DI PROTESTA.
  • SIAMO RIBELLI, SIAMO SCONTROSE, TIENITELE PURE LE TUE MIMOSE
  • LA NONNA PARTIGIANA LO SAI COSA CI INSEGNA ANTIFASCISTE SEMPRE OBIETTA SU STA FREGNA
  • ECCO LA SOCIETÀ DEI PRETI E DEI PADRONI: VIOLENTANO LE DONNE, DIFENDONO GLI EMBRIONI
  • NEI NOSTRI OSPEDALI OBIETTORI ZERO, ORA SIAMO STUFE PER DAVVERO
  • DA OGGI IN POI OBIEZIONE ZERO, DAL MIO CORPO RESTI FUORI IL CLERO
  • L’ABORTO NON Ê COLPA, NON È REATO / OBIEZIONE DI COSCIENZA, VIOLENZA DELLO STATO
  • NÉ PRETI NÉ OBIETTORI, PIÙ DIRITTI E CONSULTORI
  • SE FACCIO FIGLI O NO LO DECIDO IO / AVRÀ ALTRO DA FARE ANCHE IL VOSTRO DIO
  • LAICI GLI OSPEDALI, LAICI I CONSULTORI/ OBBIETTIAMO GLI OBBIETTORI
  • L’ABORTO NON SI TOCCA SENNÒ SONO DOLORI: FUORI LA CHIESA DAI CONSULTORI
  • COME SONO LO DECIDO IO, VIOLENZA E PATRIARCATO TI DICIAMO ADDIO
  • SUL MIO CORPO DECIDO IO, NON LO STATO, NEMMENO IL VOSTRO DIO
  • IL NOSTRO TERRITORIO, CORPO E TERRA / NON SI VENDE, SI DIFENDE
  • MA QUALE STATO MA QUALE DIO SUL MIO CORPO DECIDO IO
  • MA CHE DECORO? CHE FERTILITÀ? VOGLIAMO DIRITTI E DIGNITÀ
  • PAURA DEL SISTEMA NON NE ABBIAMO, IL CORPO È NOSTRO E NOI NE DECIDIAMO
  • IL VERO CRIMINALE IL SISTEMA PATRIARCALE, LA NOSTRA PASSIONE LIBERAZIONE
  • MAI PIÙ CI FERMERÀ L’ETERONORMATIVITÀ
  • IL MIO CORPO, LA MIA VITA, LA MIA FORMA DI SCOPAR NON LE DECIDE IL SISTEMA PATRIARCALE
  • DI SICURO VOGLIAMO FARE SESSO, CONTRO OGNI FASCISMO FACCIAMO UN’ORGIA ADESSO, CONTRO IL DECORO FACCIAMOLO PIÙ SPESSO.
  • QUEER (TRANS*), TUDUDU, IN MEZZO AD UNA VIA SENZA SCORTA DELLA POLIZIA
  • CONTRO OGNI VIOLENZA ETEROPATRIARCALE, LA FORMAZIONE SI FA SENTIMENTALE
  • LIBERTÀ DI MOVIMENTO, LIBERTÀ DI TRANSIZIONE, NÉ STATO NÉ DIO, IL CORPO È MIO
  • POTERE, POTERE, POTERE FEMMINISTA, E ADESSO CHE SIAMO INSIEME (2) LE STRADE SONO NOSTRE, POTERE, POTERE, POTERE FEMMINISTA, E ADESSO CHE SIAMO INSIEME (2) ABORTO IN TUTTO IL MONDO
  • Y AHORA QUE ESTAMOS JUNTAS, Y AHORA QUE SÌ NOS VEEN, ABAJO EL PATRIARCADO SE VA A CAER SE VA A CAER, ARRIBA EL FEMINISMO QUE VA A VENCER QUE VA A VENCER
  • LOTTA LOTTA LOTTA NON SMETTER DI LOTTAR PER UN ORGASMO LIBERO, COLLETTIVO E POPOLARE
  • MA CHE DIFFAMAZIONE, MA CHE REATO, LA LOTTA DELLE DONNE DISTRUGGE IL PATRIARCATO
  • CARABINIERI (POLIZIOTTI ETC) MA CHE CI STATE A FARE? A CASA CI SONO I PIATTI DA LAVARE\I PANNI DA STIRARE\I PUPI DA GUARDARE/ IL CANE DA PISCIARE/ LE PIANTE DA BAGNARE/ IL CESSO DA STURARE
  • SON BRUTTI BRUTTI BRUTTI SON NERI NERI NERI NON SONO GLI IMMIGRATI SONO I CARABINIERI
  • GLI UNICI STRANIERI GLI SBIRRI NEI QUARTIERI
  • A CASA, A LAVORO #LOTTOMARZO NON CI STIAMO SCIOPERIAMO SCIOPERIAMO (ripetuto con mille intonazioni)

 

SLOGAN E CANZONI PER I DDL PILLON (NUDM TORINO)

PILLON PILLON FATTI I PIANI TUOI CHE ALLE NOSTRE VITE CI PENSIAMO NOI

PILLON IN PARLAMENTO MA CHE CI STAI A FARE A CASA CI SONO I PIATTI DA LAVARE

NOSTRO FIGLIO NON E’ UN PACCO POSTALE BASTA CON STA FAMIGLIA TRADIZIONALE

PILLON PILLON PILLON PILLON PILLON AL TUO PIANO FAMIGLIARE NOI DIREMO SEMPRE NO

O PILLON TU NON TEMERE CHE LA VITA È TROPPO BELLA

PER PASSARLA COME DCI TU ANCHE SE NON MI VA PIÙ

CANZONI

SULLE NOTE DI BASTA UN POCO DI ZUCCHERO

NEANCHE CON TANTO ZUCCHERO IL PILLON VA GIÙ, IL PILLON VA GIÙ, IL PILLON VA GIÙ

NEANCHE CON TANTO ZUCCHERO IL PILLON VA GIÙ, IL PILLON VA GIÙ, IL PILLON VA GIÙ

E NON CI PROVATE PIÙ

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BASTA UN POCO DI SCIOPERO E PILLON VA GIÙ PILLON VA GIÙ PILLON VA GIÙ (2)

E IO DIVORIERÒ DI PIÙ

SULLE NOTE DI DONNE DUDDUDU (ZUCCHERO)

PILLON DU DU DU PER TE SONO GUAI AL TUO DISEGNO NON CI STAREMO MAI PILLON DU DU DU NON CAMBIERO’ IDEA ORA E SEMPRE NOI SAREMO MAREA CI VEDI CAMMINARE INSIEME DALL’ITALIA ALL’ARGENTINA SARA’ LOTTA FEMMINISTA DALLA SERA ALLA MATTINA CONTRO CHI TOCCA I NOSTRI CORPI IL NOSTRO GRIDO GIA’ SI SENTE LA PROMESSA CHE FACCIAMO E’ AGITAZIONE PERMANENTE…

SULLE NOTE DE LA PARTITA DI PALLONE (R. PAVONE)

PERCHE’ PERCHE’ NON HO I SOLDI PER ANDARE A DIVORZIARE MILLE EURO PER UN PIANO FAMIGLIARE PERCHE’ PERCHE’ LA MIA VITA NON LA PUOI DECIDER TE

SULLE NOTE DI GRIDA FORTE LA VALSUSA (melodia fischiata di Robin Hood)

IL PILLON VA RITIRATO MA CHE VUOLE QUESTO STATO GIU’ LE MANI DALLE NOSTRE VITE LE VOGLIAMO AUTOGESTITE

SULLE NOTE DI GRIDA FORTE LA VALSUSA (melodia fischiata di Robin Hood)

IL PILLON VA RITIRATO CHE VIOLENZA QUESTO STATO LE FAMIGLIE HANNO TANTE FORME NON CI STIAMO A QUESTE NORME

SULLE NOTE DI COM’E BELLO FARE L’AMORE (R. CARRA’)

COM’E’ BELLO FAR FAMIGLIA CON CHI HAI VOGLIA TU L’IMPORTANTE E’ NON AVERE UN PILLON IN PIU’ DACCI I SOLDI… CASE E NIDI ANCOR DI PIU’ I SERVIZI… CONSULTORI ED RU

SULLE NOTE DI RUMORE (R. CARRA’)

IL TRATTORE, IL TRATTORE AL QUARTO FIGLIO NOI VOGLIAMO IL TRATTORE…TRATTORE…

ALTRE CANZONI E CORI

************************ SUL RITMO DELLA BELLA LAVANDERINA

LA BELLA LAVANDERINA

LUBELLULAVENDERINU

NON LAVA I FAZZOLETTI

PER I MASCHIETTI DELLA CITTÀ

FAI UN SALTO

FANNE UN ALTRO

FAI LA GIRAVOLTA FALLA UN’ALTRA VOLTA

NON FAR LA RIVERENZA

MAI PIÙ LA PENITENZA

GUARDA QUA GUARDA LÀ

DAI UN BACIO A CHI VORRÀ

 

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O GIULIETTA NON TEMERE CHE LA VITA È TROPPO BELLA

PER PASSARLA SOLA SUL BALCONE ASPETTANDO UN COGLIONE

 

***************************** SULLA MELODIA DI SEBBEN CHE SIAMO DONNE  NOI SIAMO UNA MAREA

NOI SIAMO UNA MAREA PAURA NON ABBIAMO

LA NOTTE È BUIA E SCURA E INSIEME LA AFFRONTIAMO

OI LI O LI O LANI UNA MENOS ANCHE QUA

RIPRENDIAMOCI LE STRADE

VOGLIAM LA LIBERTÀ
NOI SIAMO UNA MAREA CHE MAI SI FERMERÀ

NOI ANCHE SCIOPERIAMO E A CASA NON CI STIAMO

OI LI OLI OLANI UNA MENOS ECCOLA QUA

LIBERIAMO IL NOSTRO TEMPO

ANDIAM A PROTESTAR
NOI SIAMO UNA MAREA IL CORAGGIO NON CI MANCA

E CONTRO LA VIOLENZA NOI QUI CI RIBELLIAMO

OI LI OLI OLANI UNA MENOS ANCHE QUA

DI AMORE NON SI MUORE

TUTTE INSIEME LO GRIDIAM

*****************************************

EBBENE SIAMO FROCE PAURA NON ABBIAMO

NON ABBIAMO UN EURO IN TASCA

MA NON CI RASSEGNIAMO

LA LIBERTÀ NON VIENE SENZA LA RIBELLIONE

FROCEQUEERTRANSFEMMINISTE

CONTRO IL MASCHIO PADRONE

OLIOLIOLA

LA MAREA LA CRESCERÀ

NOI SIAM TRANSFEMMINISTE E VOGLIAM LA LIBERTÀ

**

EBBENE SIAMO TRANS PAURA NON ABBIAMO

IL CORPO CI APPARTIENE E IL GENERE INVENTIAMO

IL GENERE NON VIENE APPRESSO AI GENITALI

NOI SIAMO FAVOLOSE VOI SIETE TUTTI UGUALI

OLIOLIOLA E NOI SIAMO TUTTE QUA,

FROCE QUEER LESBICHE E CAGNE VOGLIAM LA LIBERTÀ

 

*******************

SI PARTE,  SI TORNA,  INSIEME

IL CORPO CI APPARTIENE

SIAMO TUTTE PUTTANE

IL PRETE E L’OBIETTORE, (SI PUÒ ANCHE CAMBIARE CON LO SBIRRO DEL QUARTIERE)

DOVRAN TREMARE

SE ARRIVAN LE FROCE ALE ALE ALEEEEE

*****************************                   SULLA MELODIA DI RUMORE DI R. CARRA’

OBIETTORE, OBIETTORE, TI SPRANGHIAMO SENZA FARE RUMORE RUMORE OBIETTORE OBIETTORE…. FASCISTONE, FASCISTONE, ……

 

*************************         SULLA MELODIA DI MALEDETTA PRIMAVERA DI L. GOGGI

CHE IMPORTA SEEEEE LA MIA VITA È TRANSFEMMINISTA

C’È UNA RAGIONE ABBATTIAMO L’OPPRESSIONE

SIAMO MAREA VIENI E LOTTA PURE TE

****************************SULLA MELODIA DI DONNE DI ZUCCHERO

DONNE, DUDUDU, IN MEZZO A UNA VIA, SENZA LA SCORTA DELLA POLIZIA…

 

*************************** SULLE NOTE DE L’UVA FOGARINA

OH QUANTO È BELLA,

LA MIA VAGINA,

O QUANTO È BELLO POTERLA AUTOGESTIR,

A FAR L’AMOR CON QUELLO O QUELLA,

A FAR L’AMOR A NON FINIR

*************************** SULLE NOTE Di BELLA CIAO

BELLA CIAO FEMMINISTA

UNA MATTINA MI SON SVEGLIATA

O BELLA CIAO BELLA CIAO BELLA CIAO CIAO CIAO

UNA MATTINA MI SON SVEGLAITA

ED ERO STANCA DI MORIR

MORIR PER CASO, PER FALSO AMORE

SALVAR L’ONORE O PER FAMA DI LIBERTÀ

SEMPRE UN MOTIVO ME LO TROVATE MA IO NON CI CREDO PIÙ

VOI MI UCCIDETE PERCHÈ SON DONNA

O BELLA CIAO BELLA CIAO

BELLA CIAO CIAO CIAO

VOI MI UCCIDETE PERCHÈ SON DONNA

MA NON MI VOGLIO RASSEGNAR

ALLE SORELLE ALLE COMPAGNE

O BELLA CIAO BELLA CIAO

BELLA CIAO CIAO CIAO

ALLE COMPAGNE, SORELLE E FIGLIE

QUESTA CANZONE IO PORTERÒ

E NELLE STRADE E NELLE PIAZZE

O BELLA CIAO BELLA CIAO

BELLA CIAO CIAO CIAO

ASCOLTERETE LA NOSTRA VOCE

NON UNA MENO, VIVE RESTIAM

ASCOLTERETE LA NOSTRA VOCE

NON UNA MENO, VIVE RESTIAM

dall’Argentina

SI EL PAPA FUERA MUJER EL ABORTO SERIA LEY (2)

BASTA DE PATRIARCADO Y QUE NOS DIGAN LO QUE HAY QUE HACER

ABORTO LIBRE E GRATUITO PARA QUE DECIDA LA MUJER

SI NO HAY ABORTO LEGAL QUE QUILOMBO QUE SE VA A ARMAR

LES CORTAMOS LAS RUTAS Y LES QUEMAMOS LAS CATEDRAL

DA STAMPARE

 

 

Perché la libertà di movimento è una nostra lotta! Perché diciamo NO al decreto sicurezza Salvini

Il numero delle donne richiedenti asilo in Italia è quadruplicato dal 2014 al 2017.

Riaffermando la propria libertà, le donne scappano da sfruttamento sessuale e lavorativo, violenza domestica, violenza sessuale e patriarcale, violenza economica.

Eliminando la protezione umanitaria, il decreto sicurezza di Salvini elimina una possibilità di sottrazione alla violenza e rende più insicure le donne.

Il Centro per rimpatri di Roma-Ponte Galeria è uno dei più grandi d’Italia ed è oggi una prigione per migranti riservata a sole donne.

Il decreto sicurezza di Salvini allunga da 3 a 6 mesi il periodo di trattenimento per chi perde o non riesce a ottenere un permesso di soggiorno.

Per finire in un centro per rimpatri è sufficiente aver avuto un’espulsione perché il datore di lavoro ti ha licenziata e non hai più potuto rinnovare il permesso di soggiorno.

Dopo che un mercato del lavoro sessista e razzista sfrutta le donne, il decreto sicurezza le imprigiona per rimpatriarle.

In Italia gli ingressi legali per le lavoratrici e i lavoratori migranti sono di fatto bloccati dal 2011.

Dal 2011 a oggi è cresciuto esponenzialmente il numero di richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale e umanitaria utilizzati come manodopera a basso costo.

L’eliminazione della protezione umanitaria costringe alla clandestinità queste donne e questi uomini e li priva di uno strumento per rivendicare i propri diritti.

Il decreto Salvini favorisce lo sfruttamento lavorativo delle migranti e dei migranti, e quindi di tutti i lavoratori.

Il blocco delle frontiere ha aumentato il rischio di cadere nelle mani dei trafficanti.

Sono decine di migliaia le donne trafficate attraverso il deserto e il Mediterraneo o che hanno subito violenza durante il viaggio.

Moltissime di queste donne si sono viste riconoscere solo la protezione umanitaria, anche quando avrebbero avuto diritto allo status di rifugiate o alla protezione sussidiaria.

L’eliminazione della protezione umanitaria del decreto sicurezza Salvini rende più difficile rinnovare il permesso di soggiorno e aumenta il rischio che le donne vengano sfruttate.

L’Italia è uno dei paesi dove è più difficile ottenere la cittadinanza.

Oltre ai tempi necessari a inoltrare la domanda di naturalizzazione (10 anni per residenza, 2 anni per matrimonio), i tempi burocratici della procedura superano in molti casi i 4 o 5 anni.

Il decreto sicurezza elimina la regola del silenzio assenso nella procedura di acquisizione della cittadinanza per matrimonio.

Il decreto sicurezza introduce la possibilità di revoca della cittadinanza per chi l’ha ottenuta per naturalizzazione e per matrimonio.

Il decreto sicurezza restringe le possibilità per le donne e gli uomini migranti di accedere ai diritti di cittadinanza rendendo tutti i cittadini più insicuri.

Il decreto sicurezza toglie la possibilità di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo impedendo così l’accesso a molti servizi sociali.

Il decreto sicurezza elimina il sistema Sprar di accoglienza diffusa.

In questo modo il sistema di ricezione dei migranti si istituzionalizza come sistema di contenimento emergenziale, riproducendo i ghetti e le forme di costrizione della libertà.

Restringere i servizi di accoglienza per i richiedenti asilo colpisce in primo luogo le donne.

Le donne che attraversano i confini combattono in prima linea contro la violenza sistemica e patriarcale, contro lo spossessamento e lo sfruttamento, sia nei paesi di origine che in quelli di transito e di arrivo.

Il 24 novembre saremo al loro fianco dicendo No al decreto sicurezza di Salvini.

Stampa l’opuscolo

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English Version

Why freedom of movement is our struggle! Why we say No to the Salvini Security Decree

The number of women asylum seekers quadrupled between 2014 and 2017.

Women assert their freedom by fleeing from sexual and work exploitation, domestic violence, sexual and patriarchal violence, and economic violence.

By eliminating humanitarian protection, the Salvini Security Decree eliminates a means to escape violence and makes women’s lives more insecure.

Rome-Ponte Galeria is one of the largest deportation centres in Italy and today is a migrants’ prison exclusively for women.

The Salvini Security Decree lengthens the period of detention from 3 to 6 months for anyone who loses or is unable to obtain a resident permit.

You can end up in a deportation centre with an expulsion order simply because your employer has fired you from work and you haven’t been able to renew your resident permit.

After being exploited by a sexist and racist labour market, the Security Decree imprisons women for deportation.

Legal means of entry for migrant workers have essentially been blocked since 2011.

Since 2011 there has been a rapid increase in the number of asylum seekers and international and humanitarian protection holders employed as cheap labour.

The elimination of humanitarian protection forces these women and men into illegality and deprives them of an instrument for claiming their rights.

The Salvini Decree favours the labour exploitation of migrant women and men, and therefore of all workers.

The closure of borders has increased the risk of falling into the hands of traffickers.

Tens of thousands of women have been trafficked across the desert and the Mediterranean and have been subject to violence during their journeys.

Most of these women have only been accorded human protection, even when they were entitled to refugee status or subsidiary protection.

The elimination of humanitarian protection in the Salvini Security Decree makes it more difficult for these women to renew their resident permit and increases their risk of being exploited.

Italy is one of the countries where it is most difficult to acquire citizenship.

Besides the length of time required for presenting an application for naturalization (10 years through residency, 2 years through marriage), the bureaucratic side of the procedure in most cases takes more than 4 or 5 years.

The Security Decree lengthens the period for the acquisition of citizenship through marriage.

The Security Decree introduces the possibility of annulling citizenship for those people who have obtained it through naturalization or marriage.

The Security Decree restricts the possibilities for migrant women and men to access the rights of citizenship, thus rendering all citizens more insecure.

The Security Decree removes the possibility for asylum seekers to sign on to local registers and therefore prevents them from accessing many social services.

The Security Decree removes the SPRAR integrated reception system.

As a result, the reception system for migrants will become an emergency system of confinement, which will lead to ghettos and constraints on freedom.

Restricting reception services for asylum seekers affects first of all women.

The women who cross borders are on the front line in the fight against systemic and patriarchal violence, against dispossession and exploitation, both in the countries of origin, and those of transit and arrival.

On 24 November we will be by their side to say No to Salvini’s Security Decree.

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