CAMMINANDO INSIEME! Basta con il terricidio!

Non una di meno che fa parte della rete Feministas Transfronterizas, una rete femminista, transfemminista e antipatriarcale sostiene e diffonde la marcia del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir.

E’ stato attivato come rete un evento facebook che seguirà la marcia fino al 25 maggio con l’obiettivo di pubblicare le informazioni e le azioni internazionali a sostegno 
E’ stata attivata una raccolta di fondi che saranno direttamente disponibili per il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir per appoggiare la marcia di donne e libere soggettività che ha bisogno di tutto il nostro sostegno. Ricordiamo che sono partite due colonne dalle comunità indigene una da nord e una da sud. Camminare dalle comunità indigene a Buenos Aires non è certo un’impresa semplice. Chi è in marcia ha bisogno del nostro sostegno. https://www.gofundme.com/f/caminandojuntes

Ecco il testo di Feministas Transfronterizas che condividiamo anche noi, a sostegno della marcia ‘Basta de Terricidio’ del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir

CAMMINANDO INSIEME! Basta con il terricidio!

Finché non ci sarà giustizia, non ci sarà pace per loro!
Dai diversi territori plurinazionali che compongono il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir, si è deciso di dire basta al terricidio, e di camminare per due mesi attraversando i territori. Nei nostri territori si soffre per la mancanza d’acqua, a volte non c’è nemmeno da bere. Animali, persone e bambini di pochi mesi muoiono di disidratazione e diarrea. C’e molta sofferenza. Ci sono deforestazione e incendi. Manca il lavoro. I giovani non possono studiare.
Tutto questo si chiama terricidio.
Lo stato continua a perpetuare il genocidio (non più silenzioso) di corpi e terre.  Siamo in un’emergenza, la terra ha bisogno del nostro coinvolgimento, è ora, è urgente: Stop alla violenza terricida! #StopTerricidio
Il messaggio del Movimento è chiaro: “Non ci arrenderemo perché, come fiori nativi, non sappiamo cosa significa arrendersi. In solidarietà andremo avanti, vi invitiamo a camminare con noi. Camminiamo per guarire e curare“.
La rete transfronteriza di movimenti femministi, transfemministi e antipatriarcali appoggia e si mette in cammino globale con il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir e ne condivide gli obiettivi. Camminiamo tuttə perché il terricidio è in ogni angolo del pianeta. È il sistema capitalista patriarcale, con i suoi modi di produzione e l’estrattivismo. Siamo nello stesso sistema di violenza, dominazione e oppressione.
Ci mettiamo in cammino per diffondere l’informazione sulla Camminata. Ci mettiamo in cammino per sostenere la Camminata in ogni modo possibile e per tutto quanto ci è possibile. Ci mettiamo in cammino per un’azione globale il 25 maggio, giorno in cui la marcia arriverà a Buenos Aires.Finché non ci sarà giustizia, per loro non ci sarà pace!
Cammina con noi! Accompagna la marcia fino al 25 maggio Fai se puoi una donazione utilizzando il crowdfuning 


Rete Feminista Transfronteriza a sostegno della marcia ‘Basta de Terricidio’ del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir.

8 MARZO: SCIOPERO DALLA SMART WORKING

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💥L’8 MARZO SARA’ ANCHE SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA DELLO SMARTWORKING!💥

L’8 marzo si avvicina e migliaia di lavoratrici si preparano a scioperare dallo smartworking.

📲💻🖥🖨🖱📞⁉️…Ma come facciamo a far notare il nostro sciopero, dato che ormai lavoriamo da casa, da dietro a uno schermo? Come facciamo a rendere visibile la nostra assenza e quindi la nostra lotta?

💥 Ecco un vademecum per la scioperante in smartworking!💥a) Usa il nostro logo come foto profilo su fb, whatsapp, twitter, telegram, gmail, linkedin, zoom, jitsi e altri strumenti che utilizzi a lavoro (Teams, Skype, Gsuite…).

Lo puoi scaricare a questo link

b) Imposta una risposta automatica sulla tua casella email: in questo modo, ad ogni mail ricevuta nella giornata dell’8 marzo, automaticamente verrà inviata una risposta con un testo che spiega che l’8 marzo scioperi, e che quindi per quella giornata non risponderai alle mail di lavoro.

ℹ️ Il testo della risposta automatica lo puoi scegliere tu, magari coordinandoti con altre colleghe per renderlo aderente alla situazione lavorativa. Una proposta generica potrebbe essere: “Oggi non lavoro perché aderisco allo sciopero promosso da Non Una di Meno!

📌 SCIOPERO DAL LAVORO PRODUTTIVO E RIPRODUTTIVO perché lo smartworking, a cui la pandemia ci ha costrette, pur avendo liberato alcuni spazi e tempi di vita, ha spesso coinciso con un’intensificazione del nostro lavoro nelle nostre case. Ci siamo trovate a lavorare a tutte le ore e senza soluzione di continuità tra lavoro produttivo, domestico e di cura, spesso senza risorse e forme di welfare aggiuntive o dispositivi che garantiscano la sicurezza della postazione e la salute psico-fisica.

📌Oggi sciopero anche per tutte coloro che hanno perso il lavoro o sono state costrette ad abbandonarlo, per tutte coloro hanno subito violenza nell’isolamento delle case e per tutte coloro che lavorano nei servizi essenziali e non possono scioperare.

📌A chi ci dice che il nostro lavoro è essenziale, anche se continua ad essere per lo più precario e svalorizzato, a chi ci ha chiamate eroine, a chi dà per scontato il nostro sacrificio rispondiamo ESSENZIALE È IL NOSTRO SCIOPERO, ESSENZIALE È LA NOSTRA LOTTA!L’OTTO MARZO SCIOPERO!”

📌Aggiungi se vuoi alcuni degli slogan di Non una di Meno:#8m Sciopero femminista e transfemminista#8m Lottomarzosciopero#8m Sciopero produttivo e riproduttivo

ℹ️ Come impostare la risposta automatica su Gmail:1. Apri Gmail sul computer.2. In alto a destra, fai clic su Impostazioni Impostazioni e poi Visualizza tutte le impostazioni.3. Scorri verso il basso fino alla sezione “Risponditore automatico”.4. Seleziona Attiva risponditore automatico.5. Inserisci a. l’intervallo di date (dall’8/03/21 all’8/03/21),b. l’oggetto (SCIOPERO FEMMINISTA GLOBALE)c. il messaggio scelto6. Sotto il messaggio, seleziona la casella apposita se vuoi che la risposta automatica venga visualizzata solo dai tuoi contatti.7. Fai clic su Salva modifiche in fondo alla pagina8. SCIOPERA CON NOI!

ℹ️Oppure con Tiscali Mail:1. Apri Tiscali Mail sul computer2. In alto a destra, fai clic sull’icona Impostazioni3. Clicca sulla voce di menu a sinistra “Risposta Automatica”4. Per attivare la funzione, seleziona l’opzione Attiva la funzione Risposta Automatica”5. Inserisci:a. l’intervallo di date (da oggi fino all’8/03/21),b. il messaggio scelto6. Clicca su SALVA7. SCIOPERA CON NOI!

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MANIFESTO PER LO SCIOPERO FEMMINISTA GLOBALE

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💥IL NOSTRO MANIFESTO PER LO SCIOPERO FEMMINISTA GLOBALE DELL’8 MARZO 2021 💥#8M

Siamo Rivoluzione. Feministe Transfronterizas contro ogni violenza #FeministasTransfronterizas🔺Dai nostri diversi femminismi, intrecciati e potenziati dalla nostra connessione transnazionale, convochiamo tutt* l* donne, lesbiche, non binarie, trans, intersex, queer, migranti, indigen*, ner*, afrodiscendenti, allo sciopero femminista globale dell’8M 2021. 🔥Invitiamo tutte e tutt* ad interrompere ogni tipo di lavoro produttivo e riproduttivo, a riacquisire visibilità ovunque, soprattutto in quegli spazi che ci sono stati tradizionalmente negati e che la pandemia ci ha sottratto, verso lo sciopero femminista globale dell’8 Marzo e oltre, per continuare a costruire le nostre ribellioni collettive e transnazionali. ¡Essenziale è chi lotta!Feministas Transfronterizas #ScioperoEssenziale#HuelgaFeminista

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MANIFESTO PER LO SCIOPERO FEMMINISTA GLOBALE

Dai nostri diversi femminismi, intrecciati e  potenziati dalla nostra connessione transnazionale, convochiamo tutt* l* donne, lesbiche, non binarie, trans, intersex, queer, migranti, indigen*, ner*, afrodiscendenti, allo sciopero femminista globale dell’8M 2021.

Con il nostro sciopero vogliamo connettere le lotte e le ribellioni che stiamo costruendo in comune e tutte le lotte femministe, transfemministe e antipatriarcali che hanno attraversato il mondo negli ultimi mesi, perché la nostra voce collettiva possa risuonare globalmente, sfidando i limiti che la pandemia ci impone.

Non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema. Abbiamo affermato che non permetteremo che la crisi economica mondiale ricada sui nostri corpi e i nostri territori. È evidente come la gestione neoliberale della pandemia intensifica la violenza sistematica sulle donne e le persone LGBTQIA+, nonché l’oppressione coloniale e razzista.

Vogliamo mostrare ora, ancor di più, la nostra potenza collettiva, affinchè le nostre molteplici esperienze, lotte e ribellioni possano rinforzarsi, connettersi ed espandersi a livello transnazionale, dando forma al processo dello sciopero femminista, che ci permette di mettere in luce e di sottrarci dall’organizzazione patriarcale, razzista, capitalista e coloniale delle nostre società.

Mentre costruivamo reti di appoggio, solidarietà e autodifesa per frenare l’aumento della violenza domestica, non abbiamo mai smesso di lottare e di denunciare la violenza sessista e di genere.

Mentre lavoravamo in prima linea negli ospedali, nelle scuole, nelle fabbriche, nei servizi di pulizia, e mentre continuavamo a praticare lavoro domestico e di cura nelle nostre case, nei quartieri e nelle comunità, non abbiamo mai smesso di costruire lo sciopero femminista.

Mentre continuavamo ad attraversare le frontiere per fornire la manodopera necessaria per le catene alimentari e della cura in cambio di salari miseri, non abbiamo mai smesso di denunciare il razzismo istituzionale e di rivendicare a gran voce un permesso di soggiorno che ci permetta di vivere una vita degna.

Mentre nelle comunità indigene garantivamo la riproduzione della vita attraverso reti  collettive  per  far fronte alla pandemia, non abbiamo mai smesso di difendere i nostri territori dall’aggressione estrattivista e dalla militarizzazione.

Mentre ci impegnavamo sui fronti di guerra, come quelli curdo e palestinese, abbiamo continuato a tessere le nostre reti di solidarietà, non abbiamo

mai interrotto la nostra rivoluzione femminista e antiimperialista, e non abbiamo mai smesso di rivendicare la libertà per tutt* l* detenut* politic*.

Mentre la salute veniva amministrata in maniera individuale e aziendalistica, abbiamo continuato a evidenziare le differenze materiali e di condizioni sociali basate su genere, razza e classe nell’accesso alla salute. Non abbiamo smesso di costruire pratiche femministe e autonome per la salute collettiva e comunitaria e di lottare per l’aborto libero, sicuro e gratuito.

In questi ultimi anni, siamo riuscit* a costruire un movimento femminista globale capace di declinare in tutti i movimenti sociali il femminismo in maniera trasversale, come dimostrano le lotte del movimento Black Lives Matter negli Stati Unti, le lotte di #EndSars contro la brutalità della polizia in Nigeria e quelle che stanno facendo tremare i governi fascisti e conservatori in tutto il mondo a partire dal Sud, come è avvenuto in Bolivia, Perù e Cile.

Invece di arrenderci all’individualismo e all’attacco ai nostri corpi, ai nostri territori e agli ecosistemi che la gestione neoliberale della pandemia ci avanzava, abbiamo ampliato la nostra lotta. Invece di arrenderci alla criminalizzazione delle nostre lotte sostenuta dai nostri governi, abbiamo rinforzato le nostre interconnessioni globali, come dimostrano l’organizzazione del 35esimo Incontro Plurinazionale di Donne e Dissidenze in America Latina, la creazione della rete E.A.S.T (Essential

Autonomous Struggles Transnational) in Europa e oltre per connettere le lotte contro la svalutazione del lavoro produttivo e riproduttivo delle donne migranti, la solidarietà transnazionale allo sciopero delle donne polacche, la vittoria delle sorelle argentine per la legalizzazione dell’aborto, e il rafforzamento di questo spazio di Feministas Transfronterizas che con la sua prima assemblea pubblica del 7 febbraio si è ulteriormente esteso e rinforzato.

In un momento storico in cui il nostro lavoro produttivo e riproduttivo è più intenso, sfruttato e svalutato che mai, e in cui l’attacco della violenza patriarcale, di genere, capitalista e razzista si intensifica, sentiamo l’urgenza e l’importanza di costruire lo sciopero femminista globale, come un processo collettivo di articolazione, di politicizzazione, di enorme convergenza, di espansione e di trasformazione di una normalità opprimente.

Per tutti questi motivi, invitiamo tutte e tutt* ad interrompere ogni tipo di lavoro produttivo e riproduttivo, a riacquisire visibilità ovunque, soprattutto in quegli spazi che ci sono stati tradizionalmente negati e che la pandemia ci ha sottratto, verso lo sciopero femminista globale dell’8 Marzo e oltre, per continuare a costruire le nostre ribellioni collettive e transnazionali.

¡Essenziale è chi lotta! Feministas Transfronterizas

La Commissione di Garanzia Sciopero vieta al comparto scuola la partecipazione allo sciopero generale dell’8 marzo

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La Commissione di Garanzia Sciopero vieta al comparto scuola la partecipazione allo sciopero generale dell’8 marzo 

Denunciamo una grave violazione del diritto di sciopero: la commissione di garanzia ha deciso di vietare la partecipazione allo sciopero dell’8 marzo all’intero comparto scuola, con la motivazione che l’1 marzo è stato indetto uno sciopero di categoria dal sindacato Sisa e il 3 marzo da Feder Ata.

Le limitazioni al diritto di sciopero nei servizi essenziali (e non solo) con la pandemia sono ulteriormente aumentate grazie  al protocollo d’intesa in merito alle procedure di raffreddamento nei servizi essenziali del 2 dicembre 2020, sottoscritto da CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA, ANIEF, cui va tutto il nostro sdegno.

La comunicazione della Commissione di Garanzia giunge a una settimana dall’8 marzo e  impedisce di fatto il diritto di sciopero in uno dei settori a altissima densità femminile –  l’80% del corpo insegnante è infatti composto da donne – e tra i più importanti e più colpiti dall’emergenza sanitaria, proprio in una fase in cui si discute, e localmente si sta già attuando, di una nuova chiusura delle scuole e il carico di lavoro delle insegnanti, in presenza e in Dad, è notevolmente aumentato in assenza di regolamentazione e tutele della salute.

Lo sciopero femminista dell’8 marzo quest’anno assume un significato ancora più rilevante in un momento in cui la pandemia ha evidenziato le criticità e le fragilità delle istituzioni del welfare, in particolare della scuola, dovute a decenni di tagli e disinvestimenti e ha scaricato ulteriormente il lavoro di cura sulle donne. Nonostante il divieto di sciopero del comparto scuola, invitiamo insegnati, personale, ata e studenti a partecipare alle mobilitazioni organizzate nell’ambito dello sciopero femminista e transfemminista nelle piazze di decine di città italiane. Invitiamo le/gli studenti a fare propria questa giornata di sciopero e di lotta. 

Ribadiamo inoltre che il divieto non riguarda le lavoratrici degli asili nido e delle scuole materne comunali ed educatrici ed educatori dipendenti di cooperativa che possono scioperare.

Essenziali sono le nostre vite, essenziale è la nostra lotta, essenziale è il nostro sciopero! 

Non una di meno

8 marzo 2021, il Vademecum dello sciopero

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Lo sciopero è un diritto

L’art. 40 della Costituzione dichiara: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. Lo sciopero è dunque un diritto di rango costituzionale in capo a ogni lavoratrice e lavoratore sebbene, negli anni, abbia subito limitazioni che ne hanno intaccato la potenza e l’emergenza sanitaria venga utilizzata come ulteriore motivo di pesanti restrizioni all’esercizio del diritto.  Anche per questo motivo, scioperare e rivendicare nuovi diritti rappresenta un elemento di rottura imprescindibile. Durante lo sciopero il rapporto di lavoro è sospeso, di conseguenza, anche la prestazione lavorativa da parte della lavoratrice e la retribuzione da parte del datore di lavoro.

8 marzo 2021 – Sciopero generale di 24 ore, settore pubblico e privato

Anche quest’anno, per l’8 marzo, Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore, dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato; a partire dalla convinzione che l’astensione dal lavoro produttivo sia un’articolazione fondamentale dello sciopero femminista (qui puoi leggere l’appello per lo sciopero di Non Una di Meno)

A oggi lo sciopero è stato proclamato da diversi sindacati di base. Sul blog  potrai trovare le proclamazioni (https://nonunadimeno.wordpress.com/2021/02/24/vademecum-8-marzo-2021-lista-singole-adesioni-di-categoria-in-aggiornamento/) inviate alla Commissione di Garanzia.

Nelle 24 ore del giorno 8 marzo 2021, quindi, tutte le lavoratrici sia del pubblico impiego che del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale, salvo i settori esclusi per le limitazioni imposte al diritto di sciopero e  ulteriormente rafforzate durante l’emergenza sanitaria (articolazioni, restrizioni e esclusioni dallo sciopero sono riportate in fondo al testo). Il che significa che puoi scioperare anche se nel tuo luogo di lavoro non c’è un sindacato di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato (se vuoi saperne di più clicca qui).

La comunicazione dello sciopero arriverà all’azienda direttamente dalla Commissione di Garanzia, dalla Regione o dall’associazione datoriale alla quale l’azienda fa riferimento.

È comunque possibile, soprattutto per il comparto privato, che qualche datore di lavoro non riceva la comunicazione o neghi di averla ricevuta. In tal caso, controlla le comunicazioni affisse in bacheca, se non compare, richiedila al tuo responsabile del personale o contattaci per avere una copia dell’indizione e dell’articolazione dello sciopero nel tuo settore, così da poterla affiggere direttamente sul posto di lavoro.

A ogni modo, sul blog di Non Una di Meno, nel riquadro “sciopero 8 marzo”, saranno pubblicate le indizioni dei singoli luoghi di lavoro; puoi pertanto estrarre copia di quelle già inviate e utilizzarle.

È anche possibile, data l’estrema frammentarietà del mondo del lavoro contemporaneo, che in qualche luogo di lavoro privato – soprattutto tra quelli che non fanno riferimento alle maggiori confederazioni padronali – non sia stato indetto lo sciopero. In questo caso, rivolgiti al nodo di Non Una di Meno della tua città o a quello a te più vicino: è possibile provvedere all’indizione – tramite i sindacati – fino al giorno prima dello sciopero (fatta eccezione per i posti di lavoro sottoposti a L.146/90, i cosiddetti servizi pubblici essenziali, per i quali è necessario inviare la comunicazione al datore di lavoro almeno 10 giorni prima).

Scuole statali, ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali, dato l’elevato numero e la capillare diffusione sul territorio, ricevono comunicazione dello sciopero tramite una Circolare che il MIUR (nel caso delle scuole statali) e la Regione (per ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali) sono tenuti a inviare in ogni singola scuola e a ogni direzione di ente ospedaliero e/o ASL.

Nonostante la proclamazione sindacale dello sciopero, con relativa pubblicazione sul sito della Commissione di Garanzia Sciopero (http://www.cgsse.it), avvenga con largo anticipo rispetto alla data prevista, queste circolari spesso arrivano a ridosso dello sciopero o non arrivano e alle lavoratrici viene detto che non possono scioperare. Non solo le lavoratrici possono scioperare, ma è bene segnalare, attraverso la casella di posta elettronica di Non Una di Meno, dove questo accade, per procedere, là dove si persista, con una diffida sindacale.

La Circolare del MIUR verrà comunque pubblicata sul sito appena emanata, in modo da poter essere presentata in ogni scuola dalla stessa lavoratrice. Per la sanità pubblica, essendo le Circolari regionali, ci si può rivolgere al nodo di Non Una di Meno del territorio di appartenenza.

La lavoratrice non è tenuta a dichiarare preventivamente all’azienda la sua adesione allo sciopero, dunque non occorre alcuna comunicazione personale.

Nel settore sanità e per molte altre categorie che utilizzano la turnazione, la copertura parte dal primo turno della mattina dell’8 marzo e finisce all’inizio del primo turno della mattina del 9 marzo; tutte le lavoratrici possono quindi scioperare indipendentemente dal turno cui sono adibite: sia la mattina, sia il pomeriggio che la notte.

Nel caso del trasporto pubblico locale l’articolazione delle ore di sciopero, così come delle fasce protette, può variare da città a città.

Per il settore dei Vigili del Fuoco, lo sciopero nazionale è così articolato: personale operativo dalle ore 9,00 alle ore 13,00 (4 ore senza decurtazione); personale giornaliero o amministrativo (intera giornata).

Restrizioni Al Diritto Di Sciopero: Facciamo Chiarezza

Sciopero nei servizi pubblici essenziali L. 146/90

La legge 146 del 1990 disciplina il diritto di sciopero per i servizi pubblici essenziali, cioè quelli volti a garantire il diritto alla vita, alla salute, alla libertà, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione e alla libertà di comunicazione.

I servizi per cui la legge disciplina tale diritto, quindi, sono molti e diversi tra loro: i più noti – per la loro vicinanza alla vita quotidiana della maggior parte delle persone – sono la sanità, i trasporti pubblici urbani ed extraurbani, l’amministrazione pubblica, le poste, la radio e la televisione pubblica e la scuola; ma devono essere garantiti anche i servizi di raccolta dei rifiuti,l’approvvigionamento di energie, risorse naturali e beni di prima necessità.

In tutti questi ambiti il diritto allo sciopero, quindi, non è assoluto ma relativo alla possibilità di garantire alcuni diritti dei cittadini.

Per questo motivo, per tutti i servizi sottoposti a L. 146/90, devono essere previsti i contingenti minimi di personale tramite contrattazione integrativa o accordo sindacato/azienda. È in capo al datore di lavoro il diritto/dovere di individuare le/i dipendenti da inserire nei contingenti minimi e inviare loro entro 5 giorni dalla data dello sciopero la comunicazione di“esonero dallo sciopero”, ovvero di recarsi in servizio il giorno dello stesso.

Qualora la dipendente inserita nei contingenti minimi abbia intenzione di scioperare, deve inviare entro 24 ore dal ricevimento dell’ordine di prestare servizio una comunicazione all’azienda della volontà di aderire all’astensione e, quindi, di essere sostituita.

L’azienda ha il dovere di verificare la possibilità di sostituzione della dipendente. Solo nel caso tale sostituzione non fosse possibile è ammissibile il rifiuto al diritto. In ogni caso, l’azienda deve comunicare alla dipendente di averla sostituita o meno, quindi se può scioperare o se deve lavorare.

Le aziende che erogano il servizio che lo sciopero potrebbe far venir meno, inoltre, sono obbligate con almeno 5 giorni di anticipo a dare comunicazione all’utenza sulle modalità e gli orari dei servizi essenziali garantiti.

Ricordati che il diritto allo sciopero è un diritto individuale in capo a ogni singola lavoratrice e lavoratore, sancito e garantito dalla Costituzione Italiana, e il cui esercizio non può essere precluso e/o limitato (se non per quanto riguarda le modalità di erogazione dei servizi di pubblica utilità di cui ai paragrafi precedenti).

Per chiarire qualsiasi dubbio o segnalare eventuali abusi al tuo diritto di scioperare contattaci a questa e-mail: nudmsciopero@gmail.com.

Proveremo a rispondere alle tue richieste e seguiremo con il supporto di sindacati e legali qualsiasi sopruso verrà riscontrato.

ATTENZIONE! Settori esclusi, restrizioni e diverse articolazioni dello sciopero generale dell’8 marzo 2021

Segnaliamo, in seguito alle comunicazioni della Commissione di Garanzia Sciopero (cgsse) relative alle limitazioni imposte allo sciopero generale dell’8 marzo 2021:

– l’esclusione del comparto scuola (insegnanti e personale Ata);

l’esclusione del personale di Poste Italiane della Regione Emilia Romagna;

– relativamente al settore dei Vigili del Fuoco, lo sciopero è cosi riarticolato:

  • personale turnista dalle ore 09.00 alle ore 13.00 (4 ore senza decurtazione)
  • personale giornaliero o amministrativo (tutta la giornata), come da comunicazione di settore in allegato;

– relativamente al personale addetto alla circolazione del Trasporto ferroviario, lo sciopero sarà per il:

  • Personale addetto alla circolazione dalle ore 09.00 alle 16.59, come da nostre modalità inviate il 25/02/2021
  • Personale fisso intera prestazione giornaliera fino alle ore 21.00;
  • l’astensione della Circolazione e sicurezza stradale – Autostrade terminerà alle ore 22.00.

Questo vademecum verrà costantemente aggiornato con eventuali ulteriori restrizioni e/o diverse articolazioni, imposte dalla Cgsse in virtù del persistere dell’emergenza sanitaria.

Scarica e stampa il vademecum in pdf

Qui la lista delle adesioni

Qui un Vademecum “Come scioperare dallo smart working”

VADEMECUM 8 MARZO 2021 – LISTA SINGOLE ADESIONI DI CATEGORIA IN AGGIORNAMENTO

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ADESIONI DI CATEGORIA USB

ADESIONI DI CATEGORIA CUB

Proclamazione Sciopero generale

ADESIONI DI CATEGORIA COBAS

ADESIONI DI CATEGORIA USI

Proclamazioni sciopero lavoro dipendente e pubblico e privato

Qui il Vademecum sul blog e in versione pdf

NON UNA DI MENO LANCIA LO SCIOPERO DELL’8 MARZO

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8 marzo 2021: Sciopero globale femminista e transfemminista. Essenziale è il nostro sciopero, essenziale è la nostra lotta! Trova la tua città in mobilitazione qui.

Negli ultimi anni abbiamo vissuto lo sciopero femminista e transfemminista globale come una manifestazione di forza, il grido di chi non accetta di essere vittima della violenza maschile e di genere. Abbiamo riempito le piazze e le strade di tutto il mondo con i nostri corpi e il nostro desiderio di essere vive e libere, abbiamo sfidato la difficoltà di scioperare causata dalla precarietà, dall’isolamento, dal razzismo istituzionale, abbiamo dimostrato che non esiste produzione di ricchezza senza il nostro lavoro quotidiano di cura e riproduzione della vita, abbiamo affermato che non siamo più disposte a subirlo in condizioni di sfruttamento e oppressione.

A un anno dall’esplosione dell’emergenza sanitaria, la pandemia ha travolto tutto, anche il nostro movimento e la nostra lotta, rendendoli ancora più necessari e urgenti. Lo scorso 8 marzo ci siamo ritrovatə allo scoccare del primo lockdown e abbiamo scelto di non scendere in piazza a migliaia e migliaia come gli anni precedenti, per la salute e la sicurezza di tutte. È a partire dalla consapevolezza e dalla fantasia che abbiamo maturato in questi mesi di pandemia, in cui abbiamo iniziato a ripensare le pratiche di lotta di fronte alla necessità della cura collettiva, che sentiamo il bisogno di costruire per il prossimo 8 marzo un nuovo sciopero femminista e transfemminista, della produzione, della riproduzione, del e dal consumo, dei generi e dai generi. Non possiamo permetterci altrimenti. il prossimo 8 marzo sarà sciopero femminista e transfemminista, della produzione, della riproduzione, del e dal consumo, dei generi e dai generi.

Dobbiamo creare l’occasione per dare voce a chi sta vivendo sulla propria pelle i violentissimi effetti sociali della pandemia, e per affermare il nostro programma di lotta contro piani di ricostruzione che confermano l’organizzazione patriarcale della società contro la quale da anni stiamo combattendo insieme in tutto il mondo. Non abbiamo bisogno di spiegare l’urgenza di questa lotta. Le tantissime donne che sono state costrette a licenziarsi perché non potevano lavorare e contemporaneamente prendersi cura della propria famiglia sanno che non c’è più tempo da perdere. Lo sanno le migliaia di lavoratrici che hanno dovuto lavorare il doppio per ‘sanificare’ ospedali e fabbriche in cambio di salari bassissimi e nell’indifferenza delle loro condizioni di salute e sicurezza. Lo sanno tutte le donne e persone Lgbt*QIAP+ che sono state segregate dentro alle case in cui si consuma la violenza di mariti, padri, fratelli. Lo sanno coloro che hanno combattuto affinché i centri antiviolenza e i consultori, i reparti IVG, i punti nascita, le sale parto, continuassero a funzionare nonostante la strutturale mancanza di personale e di finanziamenti pubblici aggravata nell’emergenza. continuassero a funzionare nonostante la strutturale mancanza di fondi.

Lo sanno le migranti, quelle che lavorano nelle case e all’inizio della pandemia si sono viste negare ogni tipo di sussidio, o quelle che sono costrette ad accettare i nuovi turni impossibili del lavoro pandemico per non perdere il permesso di soggiorno. Lo sanno le insegnanti ridotte a ‘lavoratrici a chiamata’, costrette a fare i salti mortali per garantire la continuità dell’insegnamento mentre magari seguono i propri figli e figlie nella didattica a distanza. Lo sanno lə studenti che si sono vistə abbandonare completamente dalle istituzioni scolastiche, già carenti in materia di educazione sessuale, al piacere, alle diversità e al consenso, sullo sfondo di un vertiginoso aumento delle violenze tra giovanissimə. Lo sanno le persone trans* che hanno perso il lavoro e fanno ancora più fatica a trovarlo perché la loro dissidenza viene punita sul mercato. Lo sanno lə sex workers, invisibilizzatə, criminalizzatə e stigmatizzatə, senza alcun tipo di tutela nè sindacalizzazione, che hanno dovuto affrontare la pandemia e il lockdown da solə.

A tuttə loro, a chi nonostante le difficoltà in questi mesi ha lottato e scioperato, noi rivolgiamo questo appello: l’8 marzo scioperiamo! Abbiamo bisogno di tenere alta la sfida transnazionale dello sciopero femminista e transfemminista perché i piani di ricostruzione postpandemica sono piani patriarcali.

A fronte di uno stanziamento di risorse economiche per la ripresa, il Recovery Plan non rompe la disciplina dell’austerità sulle vite e sui corpi delle donne e delle persone LGBT*QIAP+. Da una parte si parla di politiche attive per l’inclusione delle donne al lavoro e di «politiche di conciliazione», dando per scontato che chi deve conciliare due lavori, quello dentro e quello fuori casa, sono le donne. Dall’altra non sono le donne, ma è la famiglia – la stessa dove si consuma la maggior parte della violenza maschile, la stessa che impedisce la libera espressione delle soggettività dissidenti ‒ il soggetto destinatario dei fondi sociali previsti dal Family Act. E da questi fondi sono del tutto escluse le migranti, confermando e mantenendo salde le gerarchie razziste che permettono di sfruttarle duramente in ogni tipo di servizi. Così anche gli investimenti su salute e sanità finiranno per essere basati su forme inaccettabili di sfruttamento razzista e patriarcale. Miliardi di euro sono poi destinati a una riconversione verde dell’economia, che mira soltanto ai profitti e pianifica modalità aggiornate di sfruttamento e distruzione dei corpi tutti, dell’ecosistema e della terra.

Poco o nulla si dice delle misure contro la violenza maschile e di genere, nonostante questa sia aumentata esponenzialmente durante la pandemia, mentre il «reddito di libertà» è una risposta del tutto insufficiente alla nostra rivendicazione dell’autodeterminazione contro la violenza, anche se dimostra che la nostra forza non può essere ignorata. Questo 8 Marzo non sarà facile, ma è necessario. Lo sciopero femminista e transfemminista non è soltanto una tradizionale forma di interruzione del lavoro ma è un processo di lotta che attraversa i confini tra posti di lavoro e società, entra nelle case, invade ogni spazio in cui vogliamo esprimere il nostro rifiuto di subire violenza e di essere oppressə e sfruttatə. Questa è da sempre la nostra forza e oggi lo pensiamo più che mai, perché ogni donna che resiste, che sopravvive, ogni soggettività dissidente che si ribella, ogni migrante afferma la propria libertà fa parte del nostro sciopero.

Il 30 e 31 una prima tappa verso l’8 marzo, nel corso della quale ci siamo incontrat* in gruppi divisi per tematiche per costruire le prime tappe dello sciopero femminista ed il 6 febbraio l’Assemblea per discutere collettivamente e indicare quali sono per noi terreni di lotta nella ricostruzione pandemica.

Proprio oggi che il nostro lavoro, dentro e fuori casa, è stato definito «essenziale», e questo ci ha costrette a livelli di sfruttamento, isolamento e costrizione senza precedenti, noi diciamo che “essenziale è il nostro sciopero, essenziale è la nostra lotta!”.

Cartella per la stampa 

Qui i report dei tavoli tematici

ℹCerca la tua città e sciopera anche tu l’8 marzo!

📍Qui LA MAPPA DELLE CITTA’ in mobilitazione (in aggiornamento)

𝟕𝐌𝐚𝐫𝐳𝐨
▶️Lucca: https://www.facebook.com/events/453544199410238
▶️Monterotondo: https://www.facebook.com/events/551285599109157
▶️Palermo: https://www.facebook.com/events/130955622247885/
▶️Ticino: https://www.facebook.com/events/1229493887468203/

𝟖𝐌𝐚𝐫𝐳𝐨
▶️Alessandria: https://www.facebook.com/events/226255765866323/
▶️Bergamo: https://www.facebook.com/events/2707110569600787/
▶️Bologna: https://www.facebook.com/events/2849819581925862/
▶️Brescia: https://www.facebook.com/events/537401933903870/
▶️Catania: https://www.facebook.com/events/455454145774803/
▶️Firenze: https://www.facebook.com/events/1068055300363903/
▶️Genova: https://www.facebook.com/events/471467130653022/
▶️La Spezia: https://www.facebook.com/events/450219766325365/
▶️Lampedusa: https://www.facebook.com/events/241121817678844/
▶️Livorno: https://www.facebook.com/events/857280908169852/
▶️Mantova: https://www.facebook.com/events/516858352815679/
▶️Modena: https://www.facebook.com/events/927076081379396/
▶️Monterotondo: https://www.facebook.com/events/551285599109157
▶️Milano: https://www.facebook.com/events/1319648708420829/
▶️Napoli: https://www.facebook.com/events/1096625740800917/
▶️Oristano: https://www.facebook.com/events/336692071104022/
▶️Padova: https://www.facebook.com/events/195118662404381/
▶️Parma: https://www.facebook.com/events/426606618633699/
▶️Pavia: https://www.facebook.com/events/153661709914166/
▶️Piacenza: https://www.facebook.com/events/431124591333288
▶️Pisa: https://www.facebook.com/events/2911579919060739/
▶️Ravenna: https://www.facebook.com/events/792139331402679/
▶️ReggioCalabria https://www.facebook.com/events/448259153286717/
▶️ReggioEmilia: https://www.facebook.com/events/527094824936394/
▶️Roma: https://www.facebook.com/events/467800727708999/
▶️Savona: https://www.facebook.com/events/265244761745717
▶️Torino: https://www.facebook.com/events/115151300510228/
▶️Transterritoriale Marche:
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▶️Trento: https://www.facebook.com/events/441800357025714
▶️Treviso: https://www.facebook.com/events/426094785143179/
▶️Trieste: https://www.facebook.com/events/192661702617741/
▶️Venezia: https://www.facebook.com/events/263953221861572/
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Countdown verso l’8 marzo: conferenza stampa il 26 febbraio

Il 26 febbraio, in moltissime città, NON UNA DI MENO lancia il countdown verso lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo.
Durante il 2020 a perdere il lavoro sono state 444mila persone, di cui il 70% sono donne. Solo nel mese di dicembre, su 101mila persone i cui contratti non sono stati rinnovati o che sono state costrette a licenziarsi, 99mila sono donne, a causa di lavori precari e salari più bassi, e quindi più sacrificabili nell’economia familiare.
La fine del blocco dei licenziamenti, previsto a fine Marzo, fa prospettare una situazione destinata a peggiorare. Tuttavia, di fronte a una perdita di autonomia economica, le donne non hanno smesso di lavorare, perchè sono coloro che si occupano – gratuitamente o in cambio di bassi salari – della cura di anzian* e bambin* e il cui carico di lavoro è aumentato per la Dad.

La centralità assunta dalla riproduzione ha gettato luce sulle condizioni di lavoro nei cosiddetti lavori essenziali, svolti prevalentemente da donne, in gran parte migranti, sottoposte a un’intensificazione di orari di lavoro e turni impossibili.
Il Covid-19 ha reso ancora più evidenti le linee della violenza strutturali. Dall’inizio dell’anno sono tredici le donne uccise, ma i finanziamenti ai centri antiviolenza femministi, fondamentali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, sono del tutti inadeguati. Mentre il Piano Antiviolenza sta per scadere, la discussione governativa invoca la parità di genere nella gestione del Recovery Plan attraverso l’attuazione di politiche neoliberali e un Family Act che oltre a escludere le persone migranti non tiene conto della divisione sessuale del lavoro.

Le limitazioni e i rischi non hanno impedito la moltiplicazione delle lotte, nei magazzini, nelle scuole, nei multiservizi, e il protagonismo delle donne e delle libere soggettività. La voce di 600 donne e soggettività LGBTIQ+ Precarie, migranti, operaie, maestre, madri, delegate sindacali e sex worker è risuonata forte nella tre giorni di assemblea nazionale online, affermando che lo sciopero non è più rimandabile. Per queste ragioni, Non Una Di Meno chiama uno sciopero femminista e transfemminista: della produzione e della riproduzione, del consumo, sciopero dai ruoli imposti dai generi. Abbiamo chiesto a tutti i sindacati di riconoscere l’urgenza del nostro sciopero e di garantire la copertura sindacale alle lavoratrici e ai lavoratori che vorranno astenersi dal lavoro produttivo. Alcuni hanno già risposto all’appello convocando per l’8M lo sciopero generale. Le donne lottano da mesi nelle fabbriche, nelle scuole, nelle case, lottano in Italia, in Polonia, in Argentina, in Bulgaria, in Georgia e in Cile, e nelle città degli Stati Uniti e in Francia dimostrando, ancora una volta, la necessità di una risposta transnazionale alla violenza strutturale.

Le politiche economiche europee di gestione della crisi ci hanno definite “essenziali” per intensificare il nostro sfruttamento. Noi l’8 marzo dimostreremo che essenziale è la nostra lotta, essenziale è il nostro sciopero.

Report Assemblea nazionale Non una di meno del 6 febbraio 2021

I numeri sulla violenza ‒ che nel giorno 6 febbraio, data della nostra Assemblea nazionale, si sono aggravati con il femminicidio di Ilenia Fabbri a Faenza ‒ come le statistiche sui licenziamenti e la ‘perdita’ obbligata del lavoro, e l’intensificazione dello sfruttamento di chi sta continuando a lavorare confermano l’assoluta urgenza del nostro percorso, la necessità di riprenderci lo spazio di parola per la trasformazione radicale dell’esistente

In questi mesi abbiamo visto rinnovarsi il conflitto tra essenziale e non essenziale, dove non essenziale è considerata l’autodeterminazione per la quale noi insieme stiamo lottando in tutto il mondo. Abbiamo visto nel modo più evidente la dimensione strutturale della violenza, anche perché la divisione sessuale del lavoro fa ricadere proprio sulle spalle delle donne le mancanze strutturali del sistema. Nei tavoli della scorsa settimana abbiamo avuto la conferma che NUDM continua a essere un punto di riferimento per chi tutti i giorni combatte contro la violenza maschile, di genere e dei generi, che continua a essere un soggetto trainante della lotta in questa crisi, ma anche che è necessario un processo condiviso che metta in comunicazione la rabbia e l’ostinazione delle nostre lotte quotidiane.

L’8M quest’anno accade alla vigilia del possibile sblocco dei licenziamenti e con la partita del Recovery Plan tutta aperta. Il governo dei competenti è un tentativo di depoliticizzare quello che per noi è un terreno di lotta aperto e cruciale, perché non ha niente di temporaneo ma anzi consoliderà l’infrastruttura neoliberale, patriarcale e razzista della società, ancora una volta giustificandola con la retorica della resilienza e dell’eroismo. L’altra faccia dei cosiddetti investimenti competitivi sarà un aumento della precarietà e dello sfruttamento. In questo nuovo contesto, la sfida dello sciopero femminista e transfemminista è di aprire una lotta sul terreno della redistribuzione della ricchezza, per un welfare che risponda ai nostri bisogni, per strumenti di autonomia economica per uscire dalla violenza e dal ricatto, per attaccare i patrimoni di chi in questi mesi non ha fatto altro che accrescere i propri profitti sfruttando il nostro lavoro e obbligandoci a scegliere tra lavoro e salute, tra lavoro e formazione, tra lavoro e giustizia climatica, tra lavoro e liberazione dalla violenza. È fondamentale battersi per la libertà di movimento, perché le migranti stanno pagando un prezzo altissimo in questa crisi e perché la battaglia per rompere il nesso tra permesso di soggiorno, lavoro e famiglia che intensifica la violenza e lo sfruttamento è una lotta transnazionale. Affermare la necessità di socializzare la cura contro il suo modello di organizzazione patriarcale, contro le sue pratiche binarie e patologizzanti, contro gli attacchi alla nostra libertà riproduttiva e la sua stigmatizzazione, contro la precarizzazione e lo sfruttamento di chi lavora nella cura giustificato dall’ideologia della ‘missione’. Dobbiamo ribaltare questo modello di sviluppo distruttivo dell’ecosistema e dell’ambiente. Dobbiamo sostenere la lotta delle sex-workers che non sono state solo duramente colpite dalla crisi, ma hanno anche portato avanti in questi mesi pratiche di resistenza e continuano a farlo verso l’8M. Mentre sta scadendo il piano contro la violenza governativo attivato cinque anni fa, dobbiamo sostenere l’iniziativa dei CAV, dei consultori e degli spazi femministi e transfemministi sempre più sotto attacco. La riproduzione sociale è per noi oggi più che mai un terreno di lotta

Sappiamo che lo sciopero generale è una sfida ardua in questo momento, per le condizioni materiali in cui ci troviamo e per le limitazioni che colpiscono i lavori essenziali, che non hanno però impedito la moltiplicazione delle lotte, degli scioperi, il protagonismo delle donne e delle libere soggettività, che ancora oggi si sono mobilitate nelle Marche contro l’ennesimo attacco alla nostra libertà e autodeterminazione proveniente dalle istituzioni regionali. Queste lotte e questi scioperi dobbiamo metterli in comunicazione e amplificarli, per dare il segno che ‘non siamo sole’. È necessario ancora una volta un appello ai sindacati a proclamare e sostenere sciopero femminista e transfemminista [leggi la lettera aperta LINK], mentre continueremo a sostenere quelle delegate e lavoratrici che hanno già cominciato a mobilitarsi per lo sciopero, così come connetterci con tutte le lotte in corso nel lavoro, su giustizia climatica ed ecosistemi, contro il razzismo, per l’aborto, l’autodeterminazione delle persone trans e delle libere soggettività.

Oggi ci siamo fatte delle domande per costruire insieme l’8M, sapendo che questo è uno snodo fondamentale di una mobilitazione che dovrà continuare, perché lo dobbiamo pensare come laboratorio di resistenza femminista contro il neoliberalismo. Come innovare le pratiche dello sciopero, muovendoci sempre su tutti i piani dello sciopero femminista e transfemminista: produttivo e riproduttivo, dei/dai consumi, dei/dai generi, per rifiutare i ruoli e i comportamenti che questi ci impongono e vengono messi a valore nella società capitalistica? Quali pratiche per chi cura ed è curato? Come rivolgerci anche a chi ha perso il lavoro, chi fa lavoro informale, nero, chi fa smart working e si trova a svolgere simultaneamente il lavoro salariato e quello riproduttivo e di cura? Rispondendo a queste domande, oggi sono state indicate pratiche di sciopero della DAD, capaci di sfidare le limitazioni alla possibilità di scioperare che sono state introdotte anche nella scuola, e forme di ‘disconnessione’ dalle attività didattiche e lavorative condotte in remoto, anche nell’Università, e lezioni in piazza, forme di sciopero dallo smartworking e iniziative che non siano solo la sottrazione dal lavoro, ma anche l’individuazione di altre pratiche che riempiano il tempo e lo spazio dell’8M quando l’interruzione dal lavoro non è possibile. È stata indicata la possibilità di usare lo spazio online, che ha mostrato tutta la sua dimensione ‘reale’ in questa pandemia, per immaginare pratiche di sciopero per chi non può scioperare. Coinvolgere le donne che lavorano nei settori cosiddetti essenziali per noi è fondamentale anche se sappiamo che non sarà affatto facile, ma mai come in questo momento è necessario rompere l’isolamento, quello domestico e quello lavorativo, e costruire momenti collettivi.

Dai tavoli sono uscite molte proposte e non riportiamo tutte quelle che sono state indicate nei report [LINK], che ci permettono di coordinarci e valorizzare pratiche comuni di avvicinamento all’8M. Si sono aggiunte a queste proposte di avvicinamento allo sciopero dell’8M pratiche di autoinchiesta nella scuola per attivare campagne di comunicazione delle istanze e delle voci che provengono dalla scuola, inchieste che esprimano le nostre posizioni e i nostri bisogni in merito a ciò che intendiamo per ‘ricostruzione’ e qual è la nostra idea di ricostruzione, interventi e azioni nei supermercati per lanciare messaggi in direzione dello sciopero, presa di parola sui social costante verso l’8M ‒ come i video per rispondere alla domanda ‘sciopero perché’, una giornata il 14 febbraio sulla violenza e momenti di discussione come quelli che sono già previste in diverse città (violenza online e diffusione non consensuale di immagini intime [LiNK?], manifesto EAST — Essential Autonomous Struggles Transnational, connessione con i CAV), o ancora assemblee tematiche per discutere di alcuni luoghi e momenti cardine dello sciopero, proposte di sanzionamento fucsia delle big corporations e multinazionali, diffusione nello spazio pubblico di video e immagini. Perché riconosciamo la necessità di condividere le pratiche e parole chiave. Assumiamo una data collettiva di lancio dello sciopero e del countdown di avvicinamento il 26 febbraio, riconoscendo comunque l’importanza di dare visibilità fin da subito all’organizzazione dello sciopero e al lancio dell’8M, pensando anche a una conferenza stampa simultanea in tutti i territori; possibili obiettivi comuni delle iniziative (come Confinustria e i tribunali o in modo diverso le RSA) e piazze pubbliche e zone fuxia, organizzate come sempre per permettere la partecipazione in sicurezza e in chiave antiabilista, che siano un punto di riferimento per tutte le persone che stanno scioperando e che quel giorno lotteranno insieme a noi.

È infine fondamentale tenere al centro dell’organizzazione il piano transnazionale, non solo perché il Recovery Plan ha una dimensione europea ma anche per l’importanza della comunicazione e l’organizzazione con coloro che tengono aperta la lotta contro le politiche patriarcali, razziste e neoliberali e vivo il movimento dello sciopero. Per questo è importantissima la partecipazione all’assemblea transfronteriza del 7 febbraio, anche per riportare il lavoro dei tavoli e dell’assemblea di oggi.

Questa forza transnazionale è necessaria per caricare ancora di più la parola sciopero di tutta la sua urgenza, anche se in questo presente pandemico sarà ancora più difficile praticarlo, in tutte le forme attivate dal movimento femminista e transfemminista. Ma in ogni lotta, in ogni momento di piazza l’8M e non solo l’8M dobbiamo avere la capacità di ribadire che il nostro sciopero è essenziale. Che proprio perché il nostro lavoro e la nostra vita sono essenziali per la produzione e riproduzione di questa società, è ancora più vero che se ci fermiamo noi si ferma il mondo. Essenziale è il nostro sciopero, essenziale è la nostra lotta!