REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM-GENNAIO 2022-COMUNICAZIONE, PRATICHE E PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALL’8 MARZO

A partire dal riconoscimento dell’importanza politica centrale della comunicazione, l’assemblea si è soffermata sulla necessità di tenere insieme da un lato il racconto critico dell’esistente, dall’altro le pratiche che vogliamo mettere in atto per costruire un’alternativa. Vogliamo comunicare le nostre analisi, prospettive, rivendicazioni e contenuti in modo semplice e accessibile, calato nella realtà quotidiana che viviamo, perché tuttə possano riconoscervisi. 

A questo scopo e per rilanciare il movimento, sentiamo il bisogno di un immaginario comune che dia prospettiva, forza e coesione al nostro percorso. 

Dopo aver analizzato come molte delle nostre parole d’ordine siano oggi alla ribalta nel dibattito pubblico e in particolare nella strategia nazionale per le pari opportunità promossa dal governo, vogliamo ribaltare quest’ultima in chiave femminista e intersezionale. In questo modo potremo attualizzare le nostre rivendicazioni verso e oltre l’8 marzo e costruire una strategia femminista per tuttə, uno strumento non chiuso ma in divenire, da costruire nei territori e con le persone che intrecciamo, per rilanciare il processo dello sciopero.

Lo sciopero dell’8 marzo, infatti, vuole essere uno sciopero per tuttə, per tutti i corpi e tutte le condizioni di vita, lavoro e non lavoro, poiché, con la sua connotazione di rottura sistemica con ogni aspetto dell’esistente e le sue declinazioni (sciopero dal lavoro produttivo, riproduttivo, dai generi e dai consumi) vive di pratiche diversificate accessibili a tuttə. Inoltre, la nostra comunicazione verso lo sciopero deve restituire la forza e la dimensione collettiva dello sciopero e del suo processo, come orizzonte di cambiamento e trasformazione collettiva rispetto ad un sistema che tende a frammentare le nostre vite in chiave individualistica. Non siamo solə, il peso della pandemia e della crisi non può ricadere sulle nostre spalle, scioperando insieme ce ne liberiamo!

In vista di questa giornata sarà fondamentale condividere e creare reti di solidarietà a lotte di lavoratorə, dando maggiore forza ai percorsi già intrapresi dal tavolo lavoro e costruendone di nuovi.

Per quanto riguarda gli strumenti concreti di comunicazione che vogliamo darci, è necessario che questi siano diversificati per raggiungere più persone possibili e declinare nostri contenuti in forme diverse:

  • per il lancio dello sciopero, scriveremo una lettera aperta a lavoratorə e delegatə, un testo rivolto alle organizzazioni sindacali, un appello per coinvolgere il mondo della scuola tutto nel processo;
  • sarà necessario aggiornare costantemente il vademecum per lo sciopero, con le adesioni di categoria, le pratiche alternative di sciopero dal lavoro produttivo per smart working, partite iva, contratti atipici, le modalità di sciopero dal lavoro riproduttivo, dai generi, dai consumi;
  • vogliamo produrre pillole e infografiche sulle rivendicazioni, le ragioni, le forme di partecipazione allo sciopero;
  • anche lo spazio radiofonico può essere importante per lanciare l’8 marzo, la trasmissione transfemminonda è a disposizione per questo.

In generale, sentiamo il bisogno di riprenderci tempi e spazi pubblici in città come online, in modo coordinato, con testi, immagini, contenuti audiovisivi (attacchinaggi, adesivi, videomapping…). Nella costruzione di tutti questi strumenti saranno preziosi i dati e gli elementi che ci giungono dall’osservatorio su femmicidi e transcidi e dall’autoinchiesta sul lavoro.

Il percorso di avvicinamento allo sciopero dovrà vivere di diverse azioni, pratiche, assemblee, sui territori e coordinate a livello nazionale:

  • bisogna individuare una data condivisa in cui concentrare azioni di lancio e conferenze stampa sullo sciopero;
  • sarà anche utile fare un social storm nazionale di avvicinamento all’8, una data funzionale potrebbe essere il 14 febbraio, per inquinare la comunicazione sull’amore romantico;
  • ci saranno assemblee verso e oltre l’8 marzo in diversi spazi fisici e virtuali: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei consultori, nelle piazze, in convergenza con altri movimenti, momenti di autoformazione online e in presenza;
  • organizzeremo piazze tematiche e volantinaggi e iniziative per distribuire kit per lo sciopero, portare avanti l’autoinchiesta e l’elaborazione sulle pratiche di sciopero, fare sportelli di mutuo aiuto in piazze, mercati, centri commerciali:
  • le città che vorranno fare propria questa pratica organizzeranno slut walk.

Per l’otto marzo, laddove sarà possibile, vogliamo organizzare cortei per tornare ad essere marea e riprenderci lo spazio pubblico che tanto ci è stato negato per tanto tempo. Allo stesso tempo, è fondamentale immaginare pratiche di partecipazione per chi non può essere in piazza: selfie, hashtags, contributi audio, cacerolazo dal balcone…

*Foto di Luca Profenna

REPORT Assemblea nazionale ONLINE NON UNA DI MENO – Analisi della cornice politica generale

Dopo la potente assemblea nazionale in presenza a Bologna ci ritroviamo qui, nell’assemblea online co-organizzata dall* compagn* di Reggio Emilia insieme agli altri nodi di Nudm, per non arrestare la lotta e continuare, in questa prima fase dell’assemblea plenaria, ad analizzare insieme questo momento politico e sociale.

Siamo donne, lesbiche, froce, trans, queer, intersex, sex workers, migranti, seconde generazioni, persone disabili. Appare evidente come l’orizzonte politico che abbiamo come Non Una Di Meno sia condiviso.

Altrettanto evidente è come la violenza sui nostri corpi, aumentata dall’inizio della pandemia, sia costante, pervasiva e in continuo aumento. Il covid ha fatto emergere questa violenza che però, come avveniva nella fase pre pandemia, resta un grande rimosso. Il linguaggio che         contraddistingue questa fase è impregnato di “sacrificio necessario”, “accudimento”, “lavori essenziali”. Tutto il sistema, dalla scuola alle strutture sanitarie al lavoro produttivo e di cura, è contraddistinto da un assunto principale: la crescita economica viene prima delle nostre vite.

Il nostro rifiuto di questo enunciato è totale. Ci troviamo davanti a un precariato e a una subordinazione patriarcale che dobbiamo e vogliamo combattere in tutti gli spazi che attraversiamo, nelle case, nei luoghi di lavoro.

L’analisi di fase è fondamentale come lo è “il partire da sé” e “il personale è politico”: il contesto attuale è estremamente complesso e vogliamo analizzare le condizioni materiali che viviamo. Vogliamo evidenziare la grave inadeguatezza del disegno emergenziale del PNRR, della strategia nazionale per la parità di genere, del piano strategico nazionale contro la violenza, tutti strumenti largamente insufficienti e ispirati a logiche prettamente neoliberali e che non prevedono nessun intervento rispetto alla violenza di genere, agli sportelli, alle case rifugio per la comunità LGBT*QIAP+, che vive una doppia invisibilizzazione e marginalizzazione.

I Centri antiviolenza femministi non sono riconosciuti per il fondamentale ruolo politico che svolgono impegnandosi sul terreno dei diritti, dell’educazione, del contrasto alla violenza sistemica, non solo su quello dell’aiuto alle vittime.  E sempre più spesso scelte basate su criteri puramente economici favoriscono, nell’assegnazione dei finanziamenti, soggetti privi di protocolli femministi, come è accaduto nel caso del Cav di Terni.                  

La gestione neoliberale dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, lo smantellamento del welfare, la crisi della sanità pubblica e della scuola, il family act, il decreto flussi, le sanatorie farsa, l’affossamento del ddlzan, il green washing della “transizione ecologica” capitalistica, pilastri della ricostruzione post pandemica, sono per noi tasselli fondamentali per costruire le nuove lotte.

Questo disegno oppressivo e di restaurazione viene mascherato da quello che ci presentano come “ritorno alla normalità”, ma noi sappiamo che “quella” normalità è fatta di sfruttamento dei nostri corpi, è una normalità razzista, abilista, misogina, omolesbobitransfobica.

Vogliamo far emergere come le politiche di ricostruzione postpandemica, tra cui la gestione del PNRR, stanno impattando sulle nostre vite, sulle nostre condizioni materiali, sulla nostra formazione, e nel nostro lavoro. Dobbiamo guardare come cambiano le condizioni materiali di tuttu.

Il PNRR è l’affondo del colpo: mentre le città sono pianificate per espellere le persone nelle periferie, l’ingresso massiccio dei privati in ambito sanitario sembra irreversibile, favorendo la creazione di centri sanitari territoriali finanziati e gestiti da soggetti privati. Il privato entra nella ricerca universitaria, si parla di un piano di ripresa che pianifica una sfrenata privatizzazione.

Vogliamo denunciare l’imposizione sempre più proterva di un modello produttivo estrattivista e specista, che ha determinato una crisi climatica al limite dell’irreversibilità e ha sconvolto gli ecosistemi dell’intero pianeta, mettendo a repentaglio la nostra salute e impedendo la ricerca di un benessere diffuso in grado di connettere economie ed ecologie improntate all’equità e alla promozione dell’autodeterminazione di tutte e tuttu.          

Stiamo inoltre assistendo a una sorta di allarmante militarizzazione della vita, visibile sotto due aspetti: la presenza sempre più massiccia di personale militare nel sistema sanitario nazionale e l’aumento degli investimenti e delle spese militari, a scapito dei finanziamenti che dovrebbero essere destinati a misure sociali per combattere l’impoverimento diffuso della popolazione, in particolare delle donne e delle persone LGBT*QIPA+, e a interventi di prevenzione e contrasto alla violenza maschile sulle donne e alla violenza di genere.

Fondamentale lo sguardo, anche in questa analisi di fase, al contesto femminista transnazionale, mutato da quando è nata Nudm. Per esempio, il movimento femminista argentino ha vinto, mostrandoci che possiamo cambiare la società in cui viviamo, ma ora è meno presente nelle reti transnazionali, che dovrebbero essere sempre più rafforzate per favorire la costruzione di lotte globali. Nel frattempo è nato e cresciuto il movimento femminista cileno, che si è rivelato determinante per il risultato delle ultime elezioni. Anche per noi diventa importante assumere più decisamente un ruolo sociale per opporci al liberismo e al machismo che imperversa.

In questo panorama ci siamo inserite con temi molteplici, declinati in svariati modi e contesti, ma gli assi su cui abbiamo costruito le nostre riflessioni sono stati comuni: cura, reddito di autodeterminazione, salute, isolamento, scuola.

Il lavoro di cura ricade esclusivamente sui nostri corpi, peggiorando ancora di più la vita dentro e fuori casa. Il tema della cura attraversa e si lega a tutti i temi trattati ed è strettamente intrecciato al reddito di autodeterminazione e al benessere. Già presente nelle nostre riflessioni in questi anni ed eternamente ignorato a livello istituzionale, si è reso visibile nel periodo pandemico. Il covid ha mostrato come lo stare in casa, durante il lockdown, sia un fattore di rischio per le violenze e ha evidenziato le fragilità dell’attuale sistema di cura.

Lavoratoru “essenziali”, termine comparso sui media durante il lockdown, è scomparso    immediatamente appena il lockdown è finito, lasciando soltanto lo sfruttamento delle lavoratrici italiane e, ancora di più, di quelle migranti, necessarie per il lavoro di cura. Diventa importante focalizzarci sulla costruzione di percorsi di collettivizzazione della cura.

Il reddito di autodeterminazione risulta centrale nelle nostre rivendicazioni per molteplici motivi: per svincolarci dai ricatti del lavoro, per la fuoriuscita dalla violenza, per opporci alla logica di valore delle nostre vite legata alla produttività, per esigere che il lavoro di cura venga retribuito.

Viene proposto di diffondere e comunicare cosa significhi per noi il reddito di autodeterminazione, cercando di arrivare a tutte quelle soggettività che condividono una condizione di grave e crescente sfruttamento e ponendoci in forte contrapposizione al reddito di libertà, insufficiente a livello economico e discriminatorio per le donne migranti.

Affrontando il tema della salute abbiamo constatato che il tema del covid e dei vaccini ha polarizzato il dibattito sulla sanità. Ormai, quando si parla di salute, si intende esclusivamente se si è o meno positivu al covid. Per noi la salute è molto di più, è parlare di quello che per noi è benessere, in casa e nei luoghi di lavoro, è riportare al centro dell’attenzione il tema della salute mentale, è far emergere i tagli e il saccheggio della sanità pubblica. Ed è anche parlare di tutte quelle pratiche sanitarie, come l’aborto, che lo stato ha messo in secondo piano sfruttando la presenza della pandemia. La mancanza di una sanità territoriale, una distribuzione iniqua dei vaccini ci mettono di fronte all’evidenza che la salute è un tema di classe, dal momento che non tutte e tuttu possono permettersi i presidi medici e i controlli necessari.

Centrale è stata l’analisi dell’isolamento che stiamo vivendo. Assistiamo a un annullamento della dimensione collettiva,  ed è per questo motivo che noi dobbiamo e vogliamo creare il racconto di una dimensione autenticamente collettiva della lotta femminista e transfemminista, della lotta delle lavoratrici e lavoratoru. Il sistema che ci   opprime ha colto l’occasione della pandemia per frammentare ancor di più tutta la classe lavoratrice.

Dobbiamo trovare spazio di parola, nuove pratiche, per avvicinarci a chiunque possa riconoscersi nelle nostre lotte. Il governo usa la logica emergenziale in tanti ambiti, salute, lavoro, etc., in modo da negare la natura collettiva dei problemi e trattarli come se riguardassero soltanto singoli soggetti. Mentre parlare di queste tematiche in maniera intersezionale mette assieme tutti i problemi per raccontarne la dimensione collettiva. Dobbiamo rompere l’isolamento, cardine del sistema neoliberale e patriarcale nel mondo della scuola, del lavoro e della cura.

Per quanto riguarda l’ambito scolastico, l’immagine attuale della scuola, fatta di DaD, riunioni da remoto, protocolli inadeguati per la sicurezza sul lavoro, è desolante. A fronte di ciò prevale la solita retorica con cui si alimenta una visione patriarcale della scuola, si parla di sacrificio e missione educativa. Facendo riferimento anche a figure di volontari per tenere le scuole aperte, scaricando la responsabilità sul personale ata, docenti e dipendenti tuttu, non garantendo congedi retribuiti e bonus babysitting a genitori in isolamento che devono lavorare da casa.

C’è anche una costante riduzione dei salari in tutto il settore scolastico. Questo sistema sta diventando sempre più patriarcale attraverso pratiche svilenti quali le valutazioni invalsi, altri dispositivi valutativi e bonus, che rendono il mondo della scuola sempre più simile a   un’azienda, come testimonia la terribile morte sul lavoro, ieri, di Lorenzo, uno studente di 18 anni coinvolto in un progetto di alternanza scuola/lavoro.

Dobbiamo mettere al centro l’investimento in tutti i comparti del welfare. Se si creeranno le condizioni per effettuare lo sciopero femminista e transfemminista, si potrà aderire attraverso l’astensione dal lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, sottopagato o gratuito; ma anche attraverso altre forme di astensione e lotta divenute ormai pratiche consuete nel processo di risignificazione dello sciopero da parte del nostro movimento.

Moltissime le voci che hanno riconosciuto nello sciopero femminista e transfemminista lo strumento fondamentale per affrontare questo fosco presente di sfruttamento e oppressione, uscendo dall’isolamento e creando legami e connessioni, sia laddove lotte importanti sono state attuate o sono in atto (attraverso il rafforzamento di rapporti di solidarietà già attivi, come nel caso di Yoox, Gkn, RGIS), sia nei casi in cui è possibile creare ex novo intrecci e collaborazioni con realtà che intendono mobilitarsi su obiettivi e vertenze che ci chiamano in causa.

In uno scenario che rende sempre più precarie e opprimenti le nostre vite, usiamo la nostra rabbia come motore di cambiamento!

*Foto di Luca Profenna

ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM 22-23 GENNAIO 2022-DIRETTE STREAMING

Ecco la diretta streaming dell’assemblea. Di seguito trovate anche le “nuvole” con le parole chiave che abbiamo compilato tutt* insieme online.

Iniziamo con la prima parte della discussione su “Analisi della cornice politica generale”

La seconda parte della prima giornata è iniziata! Ecco la diretta streaming dell’assemblea, dedicata al tema “Cos’è lo sciopero oggi?

La terza e ultima parte dell’assemblea. Ecco la diretta streaming dell’assemblea, dedicata al tema “Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero”

🌥️Durante la nostra assemblea nazionale online abbiamo creato questa “Cloud” con una domanda:

⛅“Per affrontare la violenza quotidiana della società in cui viviamo avremmo bisogno di più…”

🌤️Ecco, qui ci sono alcune risposte che sono state inserite

☀️Verso #lottomarzo#8marzo

☁️Nella seconda sessione della nostra assemblea nazionale abbiamo affrontato il tema “Cos’è per noi lo sciopero femminista e transfemminista oggi?

🌥️Questa è la nuvola che abbiamo compilato con le nostre parole chiave, rispondendo alla domanda

⛅” Vorrei scioperare da… “

🌤️ patriarcato, capitalismo, sfruttamento, lavoro di cura, precarietà, generi imposti, consumi, violenza, performance, sessismo, lavoro riproduttivo, lavoro domestico, razzismo, lavoro, solitudine…

☀️ Verso #lottomarzo#8marzo

☁️L’8 marzo lo sciopero lo faccio così…

🌥️Dalla nuvola che in tant* abbiamo compilato online nel corso della nostra ultima assemblea di Nudm, ecco alcune parole chiave emerse…

🌤️Corteo, picchetti, occupazioni, scontri, strategia femminista, ballando, in piazza, astensione dal lavoro, slut walk, Comunicazione…

☀️ Verso #lottomarzo#8marzo

Report assemblea nazionale Nudm-gennaIo 2022-Cos’è lo sciopero oggi? 

L’assemblea esprime tutta la sua solidarietà a Laurella, colpita dalla violenza di attacchi transfobici: non sei sola! 

La discussione sullo sciopero femminista e transfemminista dell’8M è stata collocata in continuità con il 27N, come possibilità di dare una prospettiva, una direzione a quel grande momento di piazza, alla rabbia e all’urgenza di mobilitazione che ha espresso riunendo centomila donne, persone Lgbt*qia+, lavoratrici e lavorator*, migranti, ma anche per riattivare quello che abbiamo chiamato ‘processo”, la capacità di rendere l’8M il momento riconosciuto nel quale confluiscono lotte diverse accomunate dal rifiuto radicale della violenza maschile contro le donne e della violenza di genere su cui si regge la società.

E’ stata una discussione complessa e che riflette la complessità del momento presente. Questa è dettata dall’insieme di trasformazioni discusse nel corso della prima parte dell’assemblea –  ovvero una ristrutturazione della società dove il neoliberalismo si impone non più con l’austerità, ma con finanziamenti che rafforzano le sue fondamenta patriarcali, razziste, omolesbobitransfobiche. Diversi interventi hanno sottolineato che siamo dentro a una contraddizione: le condizioni che rendono lo sciopero urgente e necessario sono anche quelle che lo rendono difficile da organizzare, su tutti i piani.

Sono stati nominati i licenziamenti, lo smartworking, il partime involontario, il razzismo, l’aumento della dipendenza economica, l’aumento del carico di cura, il fatto che chi ha un lavoro in questo momento deve far di tutto per tenerlo, l’aumento della violenza maschile sulle donne e della violenza di genere. La discussione su come chiamare lo sciopero dell’8M e su quale rapporto tenere con i sindacati va letta in questa complessità. 

La valutazione comprende considerazioni tutte valide e importanti. E’ stata messa in luce la necessità di comunicare la possibilità di far arrivare l’8M anche dentro ai posti di lavoro, innescando processi organizzativi dove ci siano le condizioni per farlo. Lo sciopero di Yoox più volte nominato, o la lotta di RGIS sono stati due esempi dell’importanza di portare dentro ai luoghi di lavoro il carattere femminista, transfemminista, intersezionale dello sciopero.

Si è anche osservato, però, che rispetto al passato non è tutto uguale. La nostra capacità di fare pressione sui sindacati è dipesa anche dalla presenza nelle assemblee di NUDM di delegate che hanno fatto pressione sulle strutture, e che ora partecipano meno a NUDM anche per via dell’impegno richiesto per difendere i posti di lavoro sotto attacco dopo lo sblocco dei licenziamenti. Senza queste condizioni un appello ai sindacati risulta indebolito, e non c’è alcuna garanzia che venga indetto (non solo dai confederali, ma anche da quelli di base).

Questa questione è stata sciolta considerando che NUDM non ha mai convocato lo sciopero generale, e non ha mai ridotto lo sciopero al suo carattere sindacale. Lo sciopero dell’8M è femminista e transfemminista, in connessione transnazionale, e deve avere la capacità di parlare a ogni condizione di vita e lavoro, ricoscendo che il suo carattere politico sta nel rompere l’isolamento e creare le condizioni per una lotta collettiva. Concentrarci solo sul profilo sindacale della questione rischia di farci perdere di vista la novità e la differenza del nostro sciopero.

Non rinunciamo a entrare nei posti di lavoro, e anzi questo farà parte del processo dello sciopero, possiamo anche scrivere una comunicazione ai sindacati che permetta di esprimere le ragioni della nostra iniziativa. Ma responsabilità significa farsi carico delle differenti condizioni, che rendono l’interruzione del lavoro produttivo, riproduttivo, e la stessa possibilità di organizzarsi estremamente complessa. Questo va politicizzato al massimo. D’altra parte, dalla discussione sono emerse diverse definizioni dello sciopero tutte convergenti sull’affermazione del suo carattere politico e l’ambizione a essere un processo globale, vivo, espansivo, non sempre uguale a se stesso. 

Lo sciopero femminista e transfemminista è stato un momento di insorgenza collettiva contro la violenza maschile e di genere. In questa direzione sono importanti le considerazioni fatte dall’Osservatorio sulla violenza di NUDM, perché è proprio la lotta contro la violenza quella che ha dato vita al movimento dello sciopero femminista e transfemminista. Noi per prime abbiamo affermato che lo sfruttamento di cui facciamo esperienza nei luoghi di lavoro è determinato da quello che avviene fuori, nelle case, nelle famiglie dove comincia la soggezione delle donne e si riproduce l’imposizione di ruoli e gerarchie di genere opprimenti. Allora è importante reclamare il carattere femminista e transfemminista dello sciopero per affermare che lo sciopero è per tutte e tutt*

La conclusione è stata quindi di produrre tre diversi tipi di comunicazione: 

– Una chiamata di NUDM allo sciopero femminista e transfemminista dell’8M

– Una lettera aperta a lavoratrici, delegate, persone lgbtq, migranti, precarie, al 49% delle disoccupate o alle 2mln di part time involontarie che chiamiamo a mobilitarsi per costruire lo sciopero femminista e transfemminista, in cui si esprima la consapevolezza che la chiamata allo sciopero avviene nelle condizioni mutate di cui si è discusso sopra. Il significato di questa lettera aperta è avere la responsabiltà di non fare proclami che non considerino le condizioni reali, e che soprattutto producano coinvolgimento massimo, che rendano evidente che sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tutt*, che offre a ogni condizione a cui ci rivolgiamo la possibilità di uscire dall’isolamento o dal senso di impotenza che questi due anni hanno prodotto. 

– Una comunicazione ai sindacati nella quale affermare con decisione quelle che sono le ragioni dello sciopero femminista e transfemminsita, la sua urgenza, e che ponga il problema di una presa di posizione sull’8M e oltre e quindi non abbia la forma di un appello perché l’8M non è condizionato dalla sua proclamazione da parte dei sindacati e d’altra parte è importante rimarcare l’autonomia di NUDM.

Rompere l’isolamento è stata un’altra parola chiave dell’intera discussione. Questo è ciò a cui dobbiamo ambire grazie allo sciopero femminista e transfemminista, e questo richiede considerarlo come un processo. E’ quindi importante vedere l’8M – partendo da ora, dal momento in cui stiamo cominciando a discutere del suo lancio e della sua organizzazione  –  non come un momento di arrivo, ma di apertura verso il futuro, una data di inizio più che di conclusione.

Questo è fondamentale per accumulare forza anche per incidere sul piano dei processi che stanno investendo le nostre vite. Costruire un processo significa avvicinare e far confluire verso l’8M la rabbia di donne, persone lgbtq, migranti, lavoratrici e lavorator*, che deve essere il carburante di questo passaggio così importante. Costruire momenti assembleari nei quali discutere collettivamente quali pratiche danno forma al nostro sciopero femminista e transfemminista, quali sono le connessioni tra le diverse forme di violenza (maschile, di genere, razzista, dello sfruttamento, la devastazione ambientale). 

Sostenere lo sciopero del lavoro produttivo dove è possibile grazie alla volontà e organizzazione collettiva delle lavoratrici e lavorator*. Dare visibilità alle lotte e agli scioperi in corso come la lotta di RGIS. Rivolgersi alla scuola, che è stata richiamata più volte per la situazione in cui si trova, vista dal lato sia delle lavoratrici, sia di chi studia, sia delle madri coinvolte dalla sospensione della didattica in presenza e quindi dalla Dad. Un processo di costruzione dell’8M non può che coinvolgere la scuola, investendo le forme di messa al lavoro, dell’insegnamento, della precarizzazione che la investono.

Sono stati indicati alcuni momenti di avvicinamento e strumenti a disposizione: l’assemblea ecotransfemminista 5 marzo (con una parte dedicata a un approfondimento sullo sciopero dei/dai generi e consumi), l’inchiesta del tavolo lavoro, la diffusione dell’attività dell’Osservatorio sulla violenza di NUDM, assemblee territoriali, intercettazione delle lotte che si sono moltiplicate ma si stanno dando in modo frammentato, tessere il rapporto con i CAV che nell’intervento della mattina hanno segnalato la disponibilità a riattivare in maniera forte il rapporto con NUDM.

Il ragionamento sulle pratiche dello sciopero (produttivo, riproduttivo, generi, consumi) dovrà essere parte del processo di avvicinamento all’8M all’interno di una cornice comune e su questa è importante che ci sia la massima condivisione. E’ importante connetterci alla dimensione transnazionale, prima di tutto partecipando all’assemblea organizzata il 13 febbraio dalla Rete Transfronterizas e E.A.S.T. – Essential autonomous struggles transnational.

*Foto di Margherita Caprilli 

ASSEMBLEA NAZIONALE ONLINE NON UNA DI MENO – 23 GENNAIO 2022 – Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero

La grandissima manifestazione del 27 novembre a Roma ha confermato che due anni di pandemia non hanno annullato l’urgenza della lotta contro la violenza maschile sulle donne e la violenza patriarcale di genere, ma al contrario l’hanno resa più forte, restituendoci la forza riportata in piazza dalle centomila voci di donne e persone LGBTQIPA+ che hanno gridato il loro no alla violenza e affidandoci la responsabilità di amplificare quel grido verso il prossimo 8 marzo. Per farlo, ci incontriamo online per un’assemblea nazionale di Non Una Di Meno il 22 e il 23 gennaio prossimi. L’assemblea sarà tutta in plenaria, ma suddivisa in 3 sessioni tematiche di discussione (due sabato e una domenica).

♦Sabato 22 gennaio

1_Analisi della cornice politica generale (ore 10-13)

2_Cos’è lo sciopero oggi? (ore 14.30-16.30, pausa e poi si ricomincia ore 16.45-19)

♦Domenica 23 gennaio

3_Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero (ore 10-13)

ℹ Il link per partecipare verrà mandato solo a chi si iscrive al form qui sotto e non verrà postato pubblicamente, per questioni di autotutela e sicurezza. Per cui compilare il form è fondamentale se si desidera seguire le discussioni in modo attivo e poter intervenire. In ogni caso ci sarà la diretta online delle plenarie sulla pagina facebook, sul nostro blog e sugli altri canali di Non una di meno. Questo è il form da compilare per ricevere il link:
⬇⬇⬇
https://forms.gle/WVFPjqL4zzmKpPue8

Qui il testo di lancio, di seguito la traccia 3

3_Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero
Pensare alla comunicazione politica significa innanzitutto porsi la sfida di ricreare un immaginario forte, in grado di parlare e intrecciare bisogni e desideri di moltissime e moltissimu, in grado di aprire degli orizzonti di possibilità al di là dell’esistente. Il processo dello sciopero femminista e transfemminista, nel modo in cui siamo riuscite a farlo in questi anni, è stato uno degli strumenti più potenti per affermare in modo concreto una pretesa di trasformazione radicale attraverso parole d’ordine (non una di meno, ci vogliamo viv∂, ci vogliamo liber∂, se le nostre vite non valgono noi scioperiamo, stato di agitazione permanente, lo sciopero è la risposta, se ci fermiamo noi si ferma il mondo, amore e rabbia) che sono e rimangono potenti, come il 27N ci ha confermato. 

Alla luce delle trasformazioni imposte dalla sindemia, della crisi sociale, sanitaria ed economica che stiamo vivendo, dobbiamo capire come rilanciare le nostre parole d’ordine o crearne delle altre, all’interno di un nuovo immaginario in grado di aprire delle prospettive di lotta e di non fermarsi a una giornata. Immaginarci una comunicazione politica di ampio respiro, che rilanci in avanti il processo di allargamento, radicalizzazione e politicizzazione che il nostro movimento è riuscito a creare in questi anni deve essere al centro del nostro agire politico verso e oltre l’8M, per riconnetterci a livello nazionale – e transnazionale – e avere più forza.  

Come comunichiamo in modo semplice e diretto alle condizioni materiali di vita e di lavoro? Come costruiamo questo processo a partire dalle nostre diversità di donne, persone LGTBQIPA+, persone migranti e razzializzate, lavoratoru del sesso, persone con disabilità? 

Come mettiamo a tema e affrontiamo la fatica, l’incertezza e l’ulteriore frammentazione create dalla crisi sindemica? Quali possono essere dei punti di rivendicazione in grado di connettere condizioni e posizioni sociali diverse e di dare forza alle lotte che donne e persone LGTBQIPA+ portano avanti quotidianamente? 

– In questi 5 anni abbiamo prodotto moltissimi materiali, c’è necessità di riprenderli in mano e capire cosa e come può essere riutilizzato/arricchito, riattivando i vari gruppi (grafiche e video, social, stampa) in modo da poter valorizzare tutta la nostra intelligenza e fantasia collettiva. Di quali strumenti di comunicazione politica vogliamo dotarci (piano, appello, 8 punti, slogan, grafiche, video)? A chi ci rivolgiamo e con quali obiettivi? Come ci immaginiamo l’avvicinamento all’8M (campagne social, azioni, pillole, etc.)? 

– C’è necessità di migliorare e rimodellare la nostra comunicazione interna ed esterna, per superare la frammentazione e ridistribuirci i compiti, potenziando nel migliore dei modi questo percorso di allargamento verso l’8M. Come facciamo a usare al meglio i nostri canali alla luce della pandemia, come utilizziamo i social, come siamo presenti sui territori, che pratiche di autotutela collettiva siamo in grado di mettere in campo? Come mettiamo in evidenza e in azione il lavoro svolto tramite l’osservatorio e l’autoinchiesta? 

– Sarà centrale il come caratterizziamo la giornata dell’8M in linea con l’immaginario che vogliamo costruire, e quindi quali azioni, pratiche sceglieremo. Come possiamo rendere visibili e amplificare la voce di soggetti e bisogni diversi in quella giornata, non come mera rappresentazione di categorie, ma connettendole politicamente, non trascurando i nostri desideri? Quali pratiche di lotta materiali e simboliche possiamo mettere in campo?

ASSEMBLEA NAZIONALE ONLINE NON UNA DI MENO – 22 GENNAIO 2022 – Cos’è per noi lo sciopero femminista e transfemminista oggi? 

La grandissima manifestazione del 27 novembre a Roma ha confermato che due anni di pandemia non hanno annullato l’urgenza della lotta contro la violenza maschile sulle donne e la violenza patriarcale di genere, ma al contrario l’hanno resa più forte, restituendoci la forza riportata in piazza dalle centomila voci di donne e persone LGBTQIPA+ che hanno gridato il loro no alla violenza e affidandoci la responsabilità di amplificare quel grido verso il prossimo 8 marzo. Per farlo, ci incontriamo online per un’assemblea nazionale di Non Una Di Meno il 22 e il 23 gennaio prossimi. L’assemblea sarà tutta in plenaria, ma suddivisa in 3 sessioni tematiche di discussione (due sabato e una domenica).

♦Sabato 22 gennaio

1_Analisi della cornice politica generale (ore 10-13)

2_Cos’è lo sciopero oggi? (ore 14.30-16.30, pausa e poi si ricomincia ore 16.45-19)

♦Domenica 23 gennaio

3_Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero (ore 10-13)

ℹ Il link per partecipare verrà mandato solo a chi si iscrive al form qui sotto e non verrà postato pubblicamente, per questioni di autotutela e sicurezza. Per cui compilare il form è fondamentale se si desidera seguire le discussioni in modo attivo e poter intervenire. In ogni caso ci sarà la diretta online delle plenarie sulla pagina facebook, sul nostro blog e sugli altri canali di Non una di meno. Questo è il form da compilare per ricevere il link:
⬇⬇⬇
https://forms.gle/WVFPjqL4zzmKpPue8

Qui il testo di lancio, di seguito la traccia 2

Cos’è per noi lo sciopero femminista e transfemminista oggi? 

Lo sciopero femminista e transfemminista dell’8M è sempre stato una sfida. La sfida di fare valere la lotta collettiva di donne e persone LGBT*QIAP+ contro la violenza maschile e di genere che è alla base di questa società che ci sfrutta e opprime, che distrugge le vite di tutt∂ e i territori in cui viviamo. Per questo abbiamo gridato: se ci fermiamo noi, si ferma il mondo! Questa sfida ha significato conquistare la forza di incrociare le braccia e fermarci nonostante e contro la precarietà delle nostre diverse condizioni di vita e di lavoro, il doppio carico di lavoro produttivo e riproduttivo imposto dalla divisione sessuale del lavoro, il permesso di soggiorno e il razzismo, la discriminazione che subiamo in base ai nostri generi.

Oggi questa sfida è sempre più cruciale: sono cambiate le nostre condizioni di vita e di lavoro, sono cambiate le nostre relazioni con e nei territori, sono aumentati i ricatti e la precarietà. Le conseguenze della pandemia sul mondo del lavoro sono ricadute soprattutto sulle vite di donne e persone lgbt*qiap+. Dobbiamo affrontare una crescita insopportabile della violenza maschile e di genere, licenziamenti e massicce ‘rinunce’ al lavoro salariato per inseguire l’impossibile conciliazione con il lavoro di cura, un impoverimento dei nostri redditi, il ricatto del permesso di soggiorno è sempre più duro, lo smartworking estende infinitamente la giornata lavorativa rendendola misurabile in termini di risultati e non di ore.

Dopo la marea del 27 novembre e verso il prossimo 8 marzo, abbiamo bisogno di discutere apertamente di che cosa significa sciopero femminista e transfemminista in queste condizioni mutate, che da una parte complicano la sua organizzazione, ma dall’altra ne reclamano l’urgenza. Proponiamo quindi di discutere attorno ad alcune questioni chiave, chiedendoci sempre come connetterci con la prospettiva transnazionale che ha animato il movimento femminista e transfemminista in questi anni:

1. Lo sciopero nel contesto pandemico: nuove sfide e praticabilità

  • Come ripensiamo lo sciopero per rifiutare e ribaltare questa situazione, quali sono le forme e le pratiche che oggi ci permettono di fare valere collettivamente il nostro rifiuto e quale antagonismo mettiamo in pratica contro le politiche di ricostruzione pianificate sulla nostra pelle?
  • Intendere lo sciopero come processo ha sempre voluto dire cercare di costruire una dimensione di rottura che, andando oltre la singola giornata di astensione, punti a mettere in discussione la normalità, iniziare lotte, reclamare redistribuzioni del carico di lavoro ecc. Quali pratiche abbiamo a disposizione per continuare a innescare questi processi? 
  • Quali le articolazioni dello sciopero stesso? Come risignificare – in stretta relazione di dialogo con le lotte e le elaborazioni della comunità LGTBQIPA+ – lo sciopero dei e dai generi? Come risignificare, alla luce di un necessario e urgente cambio di sistema produttivo e distributivo, quello dei consumi? 
  • Come portiamo avanti l’elaborazione e la ricerca di pratiche di sciopero che non si limitino all’adesione formale, che continuino a porsi il problema di chi non può scioperare nel senso tradizionale del termine e che ci consentano davvero di sottrarci a tutte le imposizioni che vogliamo rifiutare? lavoro produttivo, riproduttivo, generi, consumi.
  • Come costruiamo verso l’8M un processo organizzativo ampio, capace di intercettare lotte e condizioni eterogenee?

2. Forme e pratiche dello sciopero: relazioni con sindacati, lavoratrici, lotte sul lavoro

  • Dal punto di vista organizzativo, ha senso pensare alla proclamazione dello sciopero generale l’8Marzo? O il nostro sciopero deve ripensare le sue coordinate anche sotto il profilo organizzativo? Che cosa significa questo rispetto al rapporto con i sindacati, e le delegate e delegat*? Che cosa significa costruire relazioni con coloro che in questi mesi pandemici hanno scioperato nei lavori essenziali?

Assemblea nazionale ONLINE NON UNA DI MENO – 22 gennaio 2022 – Analisi della cornice politica generale

La grandissima manifestazione del 27 novembre a Roma ha confermato che due anni di pandemia non hanno annullato l’urgenza della lotta contro la violenza maschile sulle donne e la violenza patriarcale di genere, ma al contrario l’hanno resa più forte, restituendoci la forza riportata in piazza dalle centomila voci di donne e persone LGBTQIPA+ che hanno gridato il loro no alla violenza e affidandoci la responsabilità di amplificare quel grido verso il prossimo 8 marzo. Per farlo, ci incontriamo online per un’assemblea nazionale di Non Una Di Meno il 22 e il 23 gennaio prossimi. L’assemblea sarà tutta in plenaria, ma suddivisa in 3 sessioni tematiche di discussione (due sabato e una domenica).

♦Sabato 22 gennaio

1_Analisi della cornice politica generale (ore 10-13)

2_Cos’è lo sciopero oggi? (ore 14.30-16.30, pausa e poi si ricomincia ore 16.45-19)

♦Domenica 23 gennaio

3_Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero (ore 10-13)

ℹ Il link per partecipare verrà mandato solo a chi si iscrive al form qui sotto e non verrà postato pubblicamente, per questioni di autotutela e sicurezza. Per cui compilare il form è fondamentale se si desidera seguire le discussioni in modo attivo e poter intervenire. In ogni caso ci sarà la diretta online delle plenarie sulla pagina facebook, sul nostro blog e sugli altri canali di Non una di meno. Questo è il form da compilare per ricevere il link:
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https://forms.gle/WVFPjqL4zzmKpPue8

Qui il testo di lancio, di seguito la traccia 1

1_Analisi della cornice politica generale  (ore 10-13)

Come NUDM abbiamo visto nel processo dello sciopero globale femminista e transfemminista la capacità di far valere una forza collettiva per rendere visibili e contestare le condizioni, le norme, le discriminazioni che ci impongono un posto subordinato in casa, nei luoghi di lavoro, nella società tutta. Quali sono dal nostro punto di vista le trasformazioni in corso in questa fase postsindemica, sia a livello nazionale che transnazionale, che colpiscono maggiormente le condizioni di vita e di lavoro produttivo e riproduttivo e di cura delle donne, persone LGBT*QIAP+, migranti e sex workers, e come possiamo dar loro visibilità nel processo verso lo sciopero?

Come possiamo far emergere, a partire dalle laceranti contraddizioni che la crisi pandemica ha evidenziato e facendo leva sulle potenzialità delle lotte in atto, l’urgenza di rompere l’identificazione tra donne e presunti ruoli di genere femminili e riproduzione della vita, imposta dalla riorganizzazione patriarcale per assicurare al sistema neoliberale, con ancor maggiore aggressività rispetto al passato, la “cura” dei propri meccanismi di riproduzione? E come possiamo ricostruire e denunciare le catene globali della cura, che alimentano in modo scientificamente programmato sfruttamento e razzismo, mostrandone la natura conflittuale e proponendole come campi di scontro e processi contesi, oltre i modelli di società che enfatizzano la cura come paradigma/strumento di pacificazione e benessere sociale?

La gestione neoliberale dei fondi del PNRR, lo smantellamento del welfare, la crisi della sanità pubblica e della scuola, il family act, il decreto flussi, le sanatorie farsa, l’affossamento del ddlzan, il green washing della “transizione ecologica” capitalistica, i cambiamenti nel mondo del lavoro e l’aumento del carico di lavoro riproduttivo, non fanno altro che riproporci quella normalità a cui non volevamo tornare perchè non affrontano le radici di questa sindemia e i cambiamenti reali per contrastarla. Come le politiche di ricostruzione postpandemica, tra cui la gestione del PNRR, stanno impattando sulle nostre vite, sulle nostre condizioni materiali, sulla nostra formazione, e nel nostro lavoro e quali fratture possiamo aprire per rideclinare le nostre rivendicazioni (reddito di autodeterminazione, pieno diritto alla salute, etc.) e le nostre pratiche alla luce di questo presente opprimente? Come possiamo dare nuovo slancio politico collettivo alle nostre battaglie partendo dai nostri bisogni e dai nostri desideri per trasformarli in una lotta in cui tuttə possano riconoscersi? 

Il governo ha presentato un nuovo Piano strategico antiviolenza (2021-2023 https://www.aslnapoli1centro.it/documents/11346/dfd66c40-8af8-44bf-adcd-61944403ba91) e la Strategia Nazionale per la parità di genere (2021-2026 http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Italia-Strategia-Parita_genere-2021-2026.pdf), largamente insufficienti e ispirati a logiche prettamente neoliberali. Mentre al 15 ottobre 2021 le Regioni avevano erogato solo il 74% dei fondi nazionali antiviolenza delle annualità 2015-2016, il 71% per il 2017, il 67% per il 2018, il 56% per il 2019 e il 2% per l’annualità 2020, nessuna risorsa era ancora stata trasferita dal DPO per il 2021.

La materialità delle risorse, quindi, è ben lontana dalla retorica dei “piani” del governo. Non è previsto inoltre nessun intervento rispetto alla violenza di genere, agli sportelli, alle case rifugio per la comunità LGBT*QIAP+, che vive una doppia invisibilizzazione e marginalizzazione. Alla luce di questi piani, in cui le istanze del movimento femminista e transfemminista vengono assunte a parole per poi essere neutralizzate, dei discorsi familistici, misogini e transescludenti della destra e di settori che si definiscono “femministi”, che hanno portato all’affossamento del ddlzan, come possiamo rendere più conflittuale e ripoliticizzare la lotta contro la violenza patriarcale in tutte le sue articolazioni verso e oltre l’8M? Come possiamo incentivare una politica femminista e transfemminista all’interno dei CAV e case rifugio e i processi di politicizzazione femminista sui luoghi di lavoro e nei territori?

ASSEMBLEA NAZIONALE ONLINE NON UNA DI MENO 22-23.01.2022

Il percorso che lega il 27 novembre all’8 marzo non è scontato e intendiamo costruirlo collettivamente nell’assemblea convocata per il 22 e 23 gennaio, che svolgeremo online per far fronte all’acuirsi dei contagi covid e garantire a tuttə la possibilità di partecipare a una discussione così importante in totale sicurezza.

L’assemblea sarà tutta in plenaria, ma suddivisa in 3 sessioni tematiche di discussione (due sabato e una domenica).

Sabato 22 gennaio

1_Analisi della cornice politica generale (ore 10-13)

2_Cos’è lo sciopero oggi? (ore 14.30-16.30, pausa e poi si ricomincia ore 16.45-19)

Domenica 23 gennaio

3_Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero (ore 10-13)

Il link per partecipare verrà mandato solo a chi si iscrive al form qui sotto e non verrà postato pubblicamente, per questioni di autotutela e sicurezza. Per cui compilare il form è fondamentale se si desidera seguire le discussioni in modo attivo e poter intervenire. In ogni caso ci sarà la diretta online delle plenarie su questa pagina, sul nostro blog e sugli altri canali di Non una di meno.

Questo è il form da compilare per ricevere il link:

https://forms.gle/WVFPjqL4zzmKpPue8

Il testo di lancio dell’assemblea nazionale online

La grandissima manifestazione del 27 novembre a Roma ha confermato che due anni di pandemia non hanno annullato l’urgenza della lotta contro la violenza maschile sulle donne e la violenza patriarcale di genere, ma al contrario l’hanno resa più forte, restituendoci la forza riportata in piazza dalle centomila voci di donne e persone LGBTQIPA+ che hanno gridato il loro no alla violenza e affidandoci la responsabilità di amplificare quel grido verso il prossimo 8 marzo.

Per farlo, ci incontriamo online per un’assemblea nazionale di Non Una Di Meno il 22 e il 23 gennaio prossimi. Senza rinunciare alla cura reciproca e pur nei limiti che la pandemia ha posto alle nostre possibilità di azione collettiva, in questi due anni come Nudm non abbiamo mai smesso di lottare contro la violenza maschile sulle donne e la violenza patriarcale di genere che solo nel 2021 ha fatto più di cento vittime, contro la violenza verso le persone LGBTQIPA+ che ha trovato una vergognosa legittimazione politica con l’affossamento del Ddl Zan, contro lo sfruttamento delle donne nel lavoro produttivo e riproduttivo che con la pandemia ha raggiunto livelli senza precedenti, contro le discriminazioni che in ogni condizione di lavoro e di vita subiscono le persone LGBTQIPA+, contro il razzismo e la violenza dei confini impressa a fuoco sulla pelle delle persone migranti e figliə, per una salute capace di dare risposta alle pretese di autodeterminazione dei corpi tutti, ai nostri bisogni e desideri.

Dopo il 27 novembre abbiamo la responsabilità di tenere aperto e di allargare questo processo politico collettivo, di costruire un 8 marzo all’altezza del momento presente e della riorganizzazione capitalistica e patriarcale che la pandemia ha accelerato. Il percorso che lega il 27 novembre all’8 marzo non è scontato e nell’assemblea convocata per il 22 e 23 gennaio, che svolgeremo online per far fronte all’acuirsi dei contagi covid e garantire a tuttə la possibilità di partecipare a una discussione così importante in totale sicurezza, intendiamo costruirlo collettivamente.
Abbiamo bisogno di rafforzare la cornice comune, il processo e il progetto che ci permette di rispondere all’attacco patriarcale e neoliberale che stiamo vivendo sulla nostra pelle.

Abbiamo bisogno di rafforzare la nostra politica intersezionale per opporci ai processi di frammentazione messi in atto dalle politiche governative, che oppongono le donne alle soggettività LGTBQIPA+ e isolano chi combatte per non perdere il lavoro o un permesso di soggiorno, chi il lavoro lo ha perso, chi ha sulle proprie spalle quello riproduttivo.

Abbiamo bisogno di individuare insieme i punti di lotta e le rivendicazioni che radichino nel presente il processo dello sciopero femminista e transfemminista verso e oltre l’8 marzo, perché non sia un rituale ma l’espressione di un movimento sociale transnazionale nel quale prendano parola donne e persone LGTBQIPA+ che, da posizioni diverse, insieme hanno la forza di lottare contro le molte manifestazioni sociali di una violenza patriarcale che è sistemica.

Abbiamo bisogno di riaffermare il nostro sciopero come sciopero dal lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, dei e dai generi, dei e dai consumi, con un intreccio oggi ancora più forte ed evidente, per poter cambiare alle radici e in modo strutturale il sistema alla base dell’oppressione sociale e ambientale che viviamo quotidianamente, per la liberazione di tuttə.

Abbiamo bisogno di affinare le nostre pratiche di intersezione e i nostri metodi di scambio, confronto e comunicazione, per non disperdere ma moltiplicare la forza dirompente che abbiamo visto in piazza il 27 novembre.

Per tutte queste ragioni, che riteniamo irrinunciabili e urgenti, lanciamo il prossimo appuntamento nazionale online, impegnandoci tuttə insieme nella sua costruzione collettiva. Troverete a breve tutte le informazioni sull’organizzazione dell’assemblea nazionale e sulle modalità di partecipazione nel sito e nelle pagine social di NON UNA DI MENO.

ASSEMBLEA NAZIONALE BOLOGNA 2021: REPORT TAVOLO SALUTE

A due anni dall’ultima volta in cui abbiamo avuto la possibilità di confrontarci in presenza, le questioni inerenti al tema della salute si sono ulteriormente acuite e rese complesse dall’attuale sindemia. Utilizzando questo termine vogliamo sottolineare la necessità di analizzare l’attuale crisi sanitaria ed ecologica tenendo centrali i fattori sociali, politici, economici ed ambientali.

Questi due anni sono stati rappresentativi della fallace organizzazione e gestione della sanità pubblica che ha portato al collasso degli ospedali, alla mancanza di personale, attrezzature e fondi. La cattiva gestione e il sovraccarico del sistema nazionale sanitario pubblico, colpito da anni di tagli, aziendalizzazione e privatizzazione, ha reso l’accesso ai servizi un privilegio per poch*. Registriamo anche un indecente aumento di obiettori e antiabortisti no choice che trovano sponde e alleanze tra i nogender e i cattofascisti, gli stessi soggetti che si rendono protagonisti delle numerose aggressioni omolesbotransfobiche, giustificati e armati dall’incessante aumento della violenza patriarcale sistemica.

La pandemia ha, però, solo reso più evidenti problematiche che già c’erano: l’invisibilizzazione e ritardi diagnostici di malattie e dolore cronico di vulva, vagina, utero e ovaie (es. vulvodinia, endometriosi), tempistiche lunghe che intasano ospedali e ambulatori, assenza di prevenzione ed educazione alla prevenzione, sessuale e affettiva, indebolimento delle strutture locali e territoriali e dei piani regionali, ospedalizzazione, psichiatrizzazione e medicalizzazione del paziente (vedi legge Basaglia).

La nostra analisi parte dall’idea che salute non significa solo assenza di malattia, non è “solo” una domanda di posti letto in ospedale, di finanziamenti o di tamponi, ma riguarda anche le condizioni sociali e materiali delle persone nel loro complesso. Per noi la salute deve essere territoriale e di prossimità, è cura collettiva, è reddito di autodeterminazione, è libero accesso alle cure, è aiuto psicologico, è decisionalità sui nostri corpi.

Riconosciamo e rifiutiamo la violenza psichiatrica insita nel modello neoliberale sanitario, così come rigettiamo la patologizzazione di problematiche psicologiche e delle persone neuroatipiche.

Durante l’assemblea nazionale si sono poste in evidenza e messe a critica le contraddizioni insite nel rapporto di dominio del sistema capitalistico ed eteropatriarcale sulla salute nella sua complessità.

Si è messo in evidenza come il sapere scientifico sia impostato su uno standard binario e maschiocentrico, che ha la pretesa di essere universale. I trial clinici e farmacologici vengono fatti su un campione non realmente rappresentativo della popolazione mondiale, riproponendo una gerarchia razzista, classista, sessista e binaria. Vengono così escluse dalla ricerca e dal sapere tutte le problematiche che interessano i nostri corpi ma che non sono direttamente coinvolte col nostro predestinato ruolo sociale: la produttività e la riproduzione. Queste sono le ragioni delle diagnosi tardive con normalizzazione e banalizzazione del dolore sui corpi femminili o con caratteri socialmente accomunati a questo genere con una conseguente invisibilizzazione e dunque una mancanza di riconoscimento sia diagnostico che terapeutico.

Si è anche evidenziata la specificità della violenza transfobica all’interno del sistema sanitario nazionale con lo strumento discriminatorio del green pass per chi non ha i documenti rettificati. Se riconosciamo da un lato la nostra responsabilità politica di trasformare l’esistente anche in termini di avanzamento giuridico, dall’altro si pone la necessità di ripensare radicalmente il rapporto tra diritto alla salute riproduttiva, il suo accesso nei termini pluriversali e la soggettività giuridica-politica sistematicamente marginalizzata.

Inoltre, si è posta al centro la riflessione politica collettiva rispetto all’accesso ai consultori e alla loro necessaria fruibilità: da un lato abbiamo denunciato la loro totalizzante privatizzazione e destrutturazione in quanto servizio territoriale pubblico, con conseguente mancanza di ricezione social/istituzionale delle istanze transfemministe, anche in luce tenendo delle progressive ristrutturazioni in termini negativi portate come obiettivi istituzionali dal PNNR in continuità con l’agire istituzionale in pre-sindemia; dall’altro, come ulteriore arricchimento all’analisi complessiva sul suddetto tema si è discusso sul valore e la dimensione eminentemente politica del consultorio come spazio di riconoscimento della cura come luogo di autodeterminazione e socializzazione;

Alla luce di tutto questo, abbiamo formulato un piano di rivendicazioni:

Pretendiamo una sanità pubblica che sia accessibile a tuttx, transfemminista, antirazzista, anticolonialista, non abilista, non classista, non omolesbobitransfobica e libera dagli stigmi e dal produttivismo;

Vogliamo una sanità di prossimità e territoriale, vogliamo consultori gratuiti, realmente accessibili, vicini – fisicamente e non – a chiunque ne abbia bisogno, quartiere per quartiere, affinché siano spazi di ascolto e condivisione mutualistica e non di sola erogazione di servizi. Per questo pretendiamo siano presidi liberi dalla presenza dei no choice (in tutte le loro forme e declinazioni), con un’impostazione transfemminista del rapporto tra personale medico e soggettività che lo attraversano.

Per fare questo rivendichiamo una formazione iniziale e continua del personale medico e socio-sanitario in ottica transfemminista; condivisione e scambio dei saperi tra personale medico e pratiche dal basso;

Vogliamo un’educazione sessuale, di genere, affettiva, alla prevenzione e al consenso a tutti i livelli formativi che metta al centro conoscenza e ascolto del proprio corpo;

Vogliamo un diverso approccio alla salute mentale, che lasci spazio ad un ruolo attivo e consapevole nella scelta della terapia;

Vogliamo una de-psichiatrizzazione dei percorsi di transizione contro la diagnosi di disforia di genere e la legge 164 del’82;

Vogliamo il consenso informato che permette alle persone trans di ritirare i propri farmaci in farmacia e non più passando per gli organi prescrittori;

Vogliamo un accesso al reddito come strumento fondamentale per l’accesso alla salute e all’autodeterminazione come tutti gli altri aspetti della vita della persona (casa, lavoro, etc).

Proposte:

–   Costruire coordinamenti regionali transfemministi: le aziende sanitarie sono regionali ed è necessario agire in ottica transfemminista nei singoli territori;

–   Rivedere e integrare il piano antiviolenza di Non Una Di Meno inserendo le questioni relative alle malattie croniche, ai corpi non conformi, trans e intersex e ampliare la parte relativa ai consultori e medicina territoriale;

–   Utilizzare lo strumento del questionario come mezzo (riferimento al questionario di NUDM Torino), non solo per reperire informazioni, ma anche per raggiungere le persone delle periferie della città e ai margini della società;

–   Creare una parte apposita nel blog nazionale per condividere dati e informazioni raccolte territorialmente e vademecum/strumenti rispetto a obiezione, accesso all’ivg, e in generale al tema salute. Relativamente a ciò, integrare i documenti raccolti dal Coordinamento donne e libere soggettività dei consultori di Roma e in generale iniziare una pratica di condivisione in questo senso;

–   Aumentare l’informazione e facilitare l’accesso a questa informazione per poter accedere all’ivg e in generale alla salute (sportelli e adattamento delle farmacie per questo scopo);

–   Continuare, ampliare e diffondere la mappatura nazionale sull’obiezione di coscienza e l’applicazione delle linee nazionali sulla ru486; avviare campagne e iniziative nazionali concrete sul tema a partire dai dati della mappatura per tutte le soggettività gestanti per un contrasto reale all’articolo 9 (obiezione di coscienza) e per un ripensamento della 194 per un aborto davvero libero sicuro e gratuito;

–   Intensificare le iniziative territoriali per opporsi e limitare l’agibilità dei movimenti antiabortisti e antiscelta: è necessario scendere in piazza e alzare il conflitto;

–   Agire sul tema dell’educazione (scolastica, universitaria, ma anche sociale – luoghi di lavoro femminilizzati della formazione- sulla prevenzione, sull’autodeterminazione dei nostri corpi, sessuale, emotiva) in ottica intergenerazionale. A questo proposito, apertura di un tavolo educazione permanente nazionale;

–   Assumere come NUDM nazionale le date del 28 settembre (giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito) e del 16 ottobre (mobilitazione nazionale su malattie croniche).

*Foto di Saraliù Bruni