Tracce Assemblea Nazionale Napoli 19/20 ottobre 2019: Tavoli

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Tavolo 1
“Libere/u dalla violenza ambientale: ecologia e transfemminismo”

Le mobilitazioni degli ultimi anni femministe, transfemministe ed ecologiste e di difesa della terra hanno ribaltato l’agenda politica: quelle che fino a ieri erano state considerate appendici accessorie oggi ci danno una prospettiva chiara sul rapporto tra capitalismo, patriarcato, estrattivismo e colonialismo. Ribaltando il paradigma essenzialista che vuole le donne legate alla Terra e a chi la abita per il solo lavoro riproduttivo e di cura, oggi crediamo sia fondamentale risignificare l’intersezione tra la questione ecologica e i femminismi per attaccare al cuore il patriarcato e il capitalismo. La lotta transfemminista ha bisogno di assumersi come imprescindibile alleata la lotta contro la violenza ambientale; la lotta contro la violenza ambientale è transfemminista o non è. Crediamo inoltre che quella climatica sia ormai un’emergenza a livello globale, ma è ugualmente fondamentale ridare protagonismo alle lotte sui nostri territori, alle resistenze troppo spesso isolate e taciute.
Vorremmo concentrarci sulle seguenti questioni:
– “Si scrive antropocene si legge capitalocene”. Svelare la natura mistificatoria del concetto antropocene, che non può essere ridotto ad una narrazione depoliticizzata in cui sembra che l’intera umanità imprima la stessa pressione nel distruggere l’ecosistema; il nostro pensiero e le nostre pratiche trasformative partono dalla lettura dell’insostenibilità del capitalismo.

– Qual è il ruolo delle donne, dei corpi femminilizzati, degli animali e della terra nella riproduzione sociale? Come spezziamo la catena di produzione e riproduzione del sistema capitalista? Quali le alleanze possibili per farlo? Come impostare la questione dei consumi in una prospettiva che non sia solo sul piano della scelta individuale, ma in una lotta politica collettiva e anticapitalista sostenibile?

– Il ciclo del profitto, dalla produzione all’estrazione, segnano in modo diverso alcuni corpi e alcuni territori considerati solo come risorse da sfruttare, seguendo le linee tracciate dalla povertà, dal genere e dal colonialismo; è per questo che la nostra lotta parte dai territori e assume una prospettiva transnazionale, allo stesso tempo transfemminista e antirazzista.

-Come costruire materialmente la trama che lega le lotte in difesa del territorio e i percorsi di resistenza, dal Sud Italia all’Amazzonia proprio a partire dai percorsi di una nuova soggettivazione politica?

– In questi anni di lotta nei comitati, anche attraverso la vulnerabilità dei nostri corpi davanti alla devastazione ambientale, abbiamo dovuto costruire con l’esperienza un discorso che lega i nostri corpi al territorio che ci circonda. Come sviluppare un’idea per rideclinare il tema della salute in una prospettiva non solo individuale, ma collettiva? Come ribaltiamo il paradigma della bonifica come militarizzazione e piano di governo dei corpi, imponendo ancora una volta la nostra lotta per l’autodeterminazione?

– Assumiamo la lotta antispecista come questione politica di uscita dall’antropocentrismo e di lotta al capitale. Come rompere la logica della centralità della natura umana?

– Quali le pratiche e quali le contraddizioni dei movimenti? Fridaysforfuture Italia, in seguito alla sua seconda assemblea nazionale, ha dichiarato il quarto sciopero globale per il 29 novembre. Che rapporti già abbiamo o possiamo allacciare con le assemblee locali di FFF? Tra 23 e 29 novembre su quali prospettive di interrelazione possiamo lavorare?

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Tavolo 2
AUTODETERMINAZIONE TRANSFEMMINISTA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE E DEI GENERI

L’ondata di Non una di meno si sprigiona come resistenza e azione contro i molteplici aspetti della violenza di genere e dei generi. Oggi, dopo anni dall’inizio delle prime mobilitazioni siamo ancora in guerra, ancora sotto attacco: lo dicono i dati sui femminicidi, sugli omicidi di matrice trans fobica, sulle violenze intrafamiliari, su quelle occasionali, a cui si aggiunge la violenza sui corpi e la loro autodeterminazione (194, obiezione, violenza ostetrica, patologizzazione delle persone trans e non binarie), la violenza mediatica e delle istituzioni…etc.

In questi anni abbiamo sviluppato un’analisi della violenza come strutturale e sistemica, politica e sociale. Abbiamo dedicato altrettanta energia a riconoscere gli strumenti che in tutto il mondo sono continuamente prodotti per resistere a tutto questo a partire dalla pratica dell’autodeterminazione.

Oggi pensiamo sia il momento -non solo- di difenderci con ancora più potenza dagli attacchi ai nostri corpi, alle nostre esistenze e ai nostri spazi (centri antiviolenza, case rifugio, case delle donne, consultori e consultorie, ecc.) ma di sferrare un’offensiva capace di mettere in circolo la nostra potenza sovversiva e che parta dall’agitazione permanente per rilanciare una rivolta transfemminista!

La lotta contro il ddl Pillon non è archiviata, la storia di Lucha y Siesta non è ancora scritta, le violenze prodotte dai tribunali e dalle procure con PAS e codice rosso continuano a seminare disperazione e sopraffazione. La pratica della rettificazione neonatale dei genitali per le persone intersex è ancora diffusa. L’inizio dei percorsi di transizione passa ancora per procedure patologizzanti, per non parlare del fatto che l’accesso ai trattamenti ormonali e’ sempre piu’ complesso. Non intendiamo fare un passo indietro, aspettare un ulteriore attacco, piangere un’altr* uccis*.

Riteniamo che tutti i luoghi dove iniziano e si svolgono percorsi di fuoriuscita dalla violenza siano luoghi sovversivi, di messa in discussione del sistema e per questo motivo sotto attacco diretto o indiretto ad esempio sottraendo risorse o destinandole a servizi “neutri” oppure lasciando i posti letto nelle case rifugio molto al di sotto dei parametri previsti dalla convenzione di Istanbul mentre le case rifugio per persone trans sono talmente rare da essere considerate eccezioni.
-Quali campagne, azioni, scioperi, mobilitazioni, boicottaggi, e pratiche di lotta incisiva intendiamo portare avanti per liberarci dalla violenza patriarcale e dalla logica binaria?

-Come sprigioniamo la potenza sovversiva degli spazi transfemministi e creiamo meccanismi di moltiplicazione ?

-Come difendiamo i nostri spazi e come intessiamo solidarietà attive trans territoriali in grado di non lasciare solo alcun nodo di fronte agli attacchi?

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Tavolo 3

Sguardi intersezionali, strumenti e pratiche collettive transfemministe di lotta e di mutualismo.

La prospettiva intersezionale è fondamentale nell’articolare la lotta femminista e transfemminista e disarticolare il nesso tra ristrutturazione capitalistica e neoliberale e la violenza di e dei generi. Siamo consapevoli che senza una lente che riveli l’intreccio tra classe, genere e razza non si possa sovvertire il sistema attuale. Le lotte delle donne e delle soggettività LGBTQI+, che come NUDM abbiamo attraversato, ci mostrano come questa trama di oppressioni si concretizzi nella razzializzazione e genderizzazione delle nostre vite. Proponiamo che questo spazio metta al centro della riflessione, alla luce delle elaborazioni presenti nel piano, le questioni di classe e razza riuscendo a riconoscere privilegi e bisogni per individuare pratiche di lotta capaci di garantire materialmente l’autonomia e l’autodeterminazione di cui parliamo.

– In che modo in questa fase di riorganizzazione si articolano i dispositivi di frammentazione, disoccupazione forzata, precarietà e flessibilità obbligata?

– Che impatto ha sulle nostre vite la femminilizzazione del lavoro? Nella privazione della redistribuzione della ricchezza che produciamo, in che modo ci riappropriamo dei nostri tempi, dei nostri bisogni e dei nostri desideri?

– Il reddito di cittadinanza introdotto dal precedente governo si presenta come una misura tutt’altro che inclusiva e universale, ma al contrario binaria, razzista e familista.

-Di quali strumenti ci dotiamo per arrivare al reddito che noi definiamo di autodeterminazione, incondizionato e universale, slegato dalla prestazione lavorativa, dalla cittadinanza e dalle condizioni di soggiorno?

– Come sfuggire al dispositivo di workfare e mettere al centro un welfare accessibile e gratuito per tutt* e come costruiamo reti di mutualismo e nuove infrastrutture sociali comunitarie capaci di dare risposta alle nostre esigenze?

– Espulsioni, ghettizzazioni, detenzioni e razzismo istituzionale criminalizzano le soggettività migrant*, trans e non conformi. Partendo dal riconoscimento delle soggettività a cui è negato l’accesso allo spazio pubblico, come lottiamo insieme contro il razzismo, la violenza dei confini, l’inagibilità dei corpi e la limitazione delle libertà?

– Abbiamo più volte messo al centro il mutualismo e la solidarietà fuori e dentro i posti di lavoro contro ritorsioni, ricatti, molestie, discriminazioni e per la fuoriuscita dalla violenza di ogni genere. Attraverso lo sciopero inteso come processo il movimento di Non Una di Meno è stato capace di connettere ambiti che lo sciopero classico; lascia separati e incapaci di comunicare, come fortifichiamo le nostre relazioni e tessiamo reti capaci di rendere ancora più temibile la marea?

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