Report ASSEMBLEA PLENARIA NAPOLI 2019

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Report ASSEMBLEA PLENARIA Sabato 19

ANALISI

Abbiamo aperto il nostro anno di lotta ribadendo la necessità di rilanciare la marea e sollevare la rivolta transfemminista. Molte le questioni emerse su elaborazioni interne al movimento e sulla fase politica ma soprattutto sulle sfide da cogliere e le scommesse da fare, al centro la necessità di ripartire per una nuova stagione di lotte ancora più determinate. Registriamo il protagonismo politico non solo di molti nodi nuovi di NUDM ma anche di soggettività, organizzazioni che hanno affermato a chiare lettere il loro riconoscimento all’interno di NUDM.

La discussione sull’attuale fase politica si è concentrata sulle forme di sussunzione dell’attuale governo e l’impossibilità di rappresentare un percorso di discontinuità.  Il cambio di esecutivo ci mette dinanzi ad un governo che tinge di rosa l’agenda politica istituzionale e che opera attraverso una vera e propria colonizzazione dello spazio politico femminista dall’alto. A questi tentativi di assorbimento è emersa la necessità di ripensare con maggiore forza alle forme di attacco e non di difesa.

Negli anni abbiamo imparato a leggere attraverso una lente antipatriarcale, anticapitalista e antisessista la complessità della violenza come forma strutturale della società e non riconosciamo alcuna discontinuità rispetto all’aggressività della violenza istituzionale: i tentativi di mettere sotto torchio le donne che chiedono aiuto sono evidenti, la violenza dei tribunali e la reintroduzione della legge del padre (alienazione parentale) ne sono un esempio. Il quadro ci restituisce meccanismi di promozione istituzionale delle relazioni familiari violente e patriarcali e continui attacchi all’autodeterminazione delle donne che vedono attivarsi sui loro corpi ulteriori dispositivi di controllo dei servizi e della vita privata, una volta che decidono di intraprendere un percorso di fuoriuscita dalla violenza.

In più, le risposte individuate continuano a fornire soluzioni inquadrate come emergenziali che non fanno altro che rappresentare una continuità dell’incapacità di trovare reali e concrete possibilità di uscita dalla violenza ma anche rispetto a condizioni generali di accesso al welfare, alla salute e a condizioni di vita decenti: il Codice Rosso e allargando il discorso del Green Deal e Reddito di Cittadinanza sono solo alcuni esempi che ci mostrano risposte parziali incapaci di sopperire all’assenza di servizi e fallimentari rispetto alla complessità della violenza patriarcale e neoliberale. Va inoltre sottolineato che il vuoto legislativo con meccanismi emergenziali perpetuato per anni continua a colpire in modalità ancora più incisive le soggettività migrant* e criminalizza coloro a cui è impedito l’accesso allo spazio pubblico, indigenti, sex workers in particolar modo. Abbiamo ribadito l’importanza del rivendicare la libertà di movimento e l’intersezionalità deve per noi essere un metodo e un comune sentire.

Abbiamo rimarcato l’autonomia del movimento da partiti, istituzioni e sindacati, ci siamo chieste come intensificare la nostra presenza nelle strade, di quali strumenti dotarci, come immaginare campagne condivise dislocate sui territori per non cadere in una ritualità di date e per rendere reale il processo dello sciopero.

Conquistare le strade attraverso la lotta femminista significa che il nostro essere marea non deve guardare solo ai numeri ma alla forza che attraverso strumenti e metodi autonomi di autodifesa ci permette di attraversare spazi, renderli femministi e trasfemministi. Alla luce dei continui attacchi è stata largamente espressa la richiesta di analisi e contrasto al sessismo nei movimenti e la necessità di riprendere un piano di elaborazione portato avanti negli anni che necessita un aggiornamento.

La centralità di rendere accessibile il nostro linguaggio ci richiede di adottare strumenti e metodi capaci di arrivare anche e soprattutto a chi ha un linguaggio diverso dal nostro, per continuare a contaminarci e mettere in discussione la realtà in cui ci troviamo.

Pur con delle letture non sempre nella stessa direzione, la sfida di NUDM è intersezionale, ci si è interrogate su come portare avanti le intersezioni vitali, le pratiche di mutualismo, le contaminazioni con altri movimenti, come nel caso di FFF lì dove sui territori è possibile. Il nostro percorso è partito da una lettura strutturale della violenza sulle nostre vite, e il livello locale non può essere rapportato in forma dicotomica a quello transnazionale ma deve rappresentare un processo parallelo, alimentare la solidarietà femminista transnazionale in tutte le forme possibili: siamo con le sorelle curde, chilene e con tutte/u coloro che lottano per un ordine nuovo fuori dall’oppressione capitalista e patriarcale.

Si è ribadita la necessità di prestare attenzione ai processi interni che ci impongono di interrogarci sulle relazioni che intrecciamo tra di noi, tra le realtà che animano NUDM,e quelle con la rete dei centri antiviolenza. Critica e autocritica sono i nostri strumenti ma anche la necessità di immaginare la nostra progettualità a partire dal protagonismo politico e da risposte individuate nel tempo che necessitano di essere rimesse in discussione,  allargate e aggiornate. Di sicuro aggiornare il Piano Femminista contro la violenza ma anche trovare nuove modalità che nei nostri incontri nazionali ci permettano di sostanziare l’elaborazione politica non solo rispondendo a delle urgenze ma anche a questioni specifiche che si rendono prioritarie rispetto alle esigenze dei territori che le fanno emergere per ricomporre saperi e metodi in modo costruttivo.

Abbiamo imparato a sostanziare il nostro femminismo a partire dalla T, assumendoci politicamente che non c’è femminismo senza le persone trans, ci siamo anche dette la necessità di nominare doppiamente femminismo e transfemminismo per non rendere retorica la nostra narrazione ma guardare realmente alla composizione di cui è animato.

Attraverso questi indicatori sono state individuate diverse proposte, di sicuro la necessità di continuare un confronto su sessismo nei movimenti e riattivare i canali di cui ci siamo dotate per parlarne e individuarne di nuovi come anche la condivisione di materiali e documenti e ripartire dal tavolo che da due anni esiste. Abbiamo tutta la forza di sovvertire le dinamiche di sessismo e di uscire dalla narrazione di vittime rispetto ai contesti di movimento.

La difesa di Lucha y Siesta ci impone una risposta allargata e nazionale capace di porre le criticità in tutti i nostri territori. Rilanciare gli spazi femministi, difenderli, difendere le case delle donne, consultori/e, centri antiviolenza e rispondere agli attacchi aprendone sempre di nuovi, immaginare luoghi di fuoriuscita dalla violenza per tutte le soggettività LGBTQI+. Forte è l’esigenza di rispondere alla narrazione tossica, legata alla violenza, ai femminicidi che ci impone di individuare strumenti capaci di attaccare e fare pressioni per inchiodare i giornalisti rispetto alle responsabilità in materia ma soprattutto capire in che termini modificare anche noi le narrazioni.

Consapevoli che a muoverci non debba essere la paura ma il desiderio, abbiamo l’esigenza di riconoscerci e autodeterminarci attraverso la strutturazione delle nostre pratiche in modo strategico e rimettere al centro i nostri bisogni, sviluppando nuovi ragionamenti e pratiche relative all’attuale situazione politica, consapevoli che le nostre esigenze non cambiano rispetto a chi ci governa.

Questo perchè è necessario alzare il livello del conflitto contro la violenza verso e oltre il 23 Novembre a partire da:

– 13 Novembre diamo Lucha alle Città!

– Facciamo nostre le date della Transfreedom march

– 23 Novembre la marea transfemminista a Roma.

– Prendere posizione contro la criminalizzazione delle sex workers e aprire un discorso più allargato sulla questione del lavoro sessuale.

– Campagne condivise contro le narrazioni tossiche.

Abbiamo aperto un nuovo anno di lotte: rompiamogli argini del patriarcato, travolgiamo tutto!

REPORT PLENARIA _VERSO IL 23 NOVEMBRE.

SIAMO IN   RIVOLTA PERMANENTE

Ci siamo dette di ribaltare l’immagine mainstream di vittime e di affermare il nostro immaginario: protagoniste di movimenti e lotte territoriali nell’ottica dell’intersezionalita’, dell’ autonomia e dell’autodeterminazione.

“Non siamo le vittime del troppo amore” siamo gli obiettivi sensibili di una guerra sistemica fondata su un ruolo sociale in posizione permanentemente subalterno.

Siamo quell’argine duro nei presidi, nelle lotte ambientali in difesa dei nostri territori e della salute di intere comunità, nelle lotte per la difesa dei diritti sul lavoro o affinché non vengano erosi quegli ultimi baluardi di welfare.

Mai stanche contro la ferocia del razzismo dilagante, al fianco dei migranti e contro la logica dei confini rivendicando e allo stesso tempo agendo la nostra concezione di libertà.

Ci siamo dette che Nonunadimeno si deve fare catalizzatore di processi di soggettivazione, di riconoscere e dare spazio all’autodeterminazione e all’’autorganizzazione di soggettività, di coordinamenti di esperienze e di lotte nel segno dell’intersezionalità. In questa direzione Il 22 novembre attraverseremo le strade al fianco delle soggettività trans e non binarie in occasione della “Trans Freedom March “per commemorare le vittime dell’odio e del pregiudizio anti-transgender. Ci auguriamo che la sperimentazione partita da Napoli dei gruppi di affinità, dei gruppi organizzativi e di connessione possa continuare in nuove e più forme in futuro.

Ci siamo dette che alla violenza sistemica maschile che sta esplodendo a livello globale in maniera esponenziale dunque rispondiamo con la pratica transfemminista dell’intersezionalità del “FARE SPAZIO” .

Violenza sui corpi, violenza istituzionale, giustizia Patriarcale, mediatica ed ecologica: è su questi terreni che vogliamo costruire quotidianamente la nostra “vendetta”, che, come ci insegnano le donne curde, non vuol dire occhio per occhio ma costruire la società che vogliamo nella pratica agendo il conflitto.

La Marea sceglie di guardare alla giornata del 23 a Roma non come momento rituale ma per assumersi la responsabilità di diventare rivolta e riprenderci lo spazio del conflitto.

Scegliamo d’inquadrare la data del 23 in un processo di più lungo respiro, anche in vista dell’8 marzo per costruire un processo fatto di relazioni capillari e alleanze reali e sperimentare nuove pratiche e fare dello sciopero un processo ed uno strumento di resistenza permanente.

La capacità della rete di produrre un cambiamento reale va misurata a partire dai nostri territori

Per questo ci siamo dette di costruire un Appello in cui:

-Attacchiamo la violenza sistemica maschile che sta esplodendo a livello globale in maniera esponenziale

– Difendiamo la liberazione di tutte le soggettività che sostanzia la lotta transfemminista e intersezionale.

-Difendiamo e riprendiamo gli spazi e che essi siano transfemministi, autonomi e autodeterminati. In particolare costruzione settimana di mobilitazione 13 -23

– Attacchiamo la violenza ambientale e lo sfruttamento che devastano e opprimono i nostri corpi, i nostri territori e ci schieriamo contro i trattati del libero commercio.

– Attacchiamo la Violenza mediatica

–  Attacchiamo il carcere, in quanto la sua stessa esistenza è violenza

-Attacchiamo la Violenza giudiziaria dei tribunali

-Attacchiamo il decreto sicurezza e la violenza della militarizzazione.

– Rifiutiamo la guerra di invasione e oppressione contro il popolo kurdo e l’esperienza rivoluzionaria delle donne in Rojava.

-Rifiutiamo ogni forma di repressione dei movimenti in lotta per l’autodeterminazione, dal Cile all’Ecuador all’Andorra.  I popoli in lotta scrivono la storia.

Rilanciamo ora e sempre lo sciopero dell’8 marzo, come processo di resistenza permanente.

Proposte in generale:

–             Aderire campagna boicottaggio BDS contro Israele   

–             Creare e approfondire gli spazi transnazionali, tra cui Ticino e Andorre e              Marocco.

–             Creazione di una cartella per condividere materiali ed esperienze dei vari nodi territoriali.

–       Curare la comunicazione per comunicare all’esterno con un linguaggio diretto ed efficace.

–             Alla prossima assemblea nazionale fare una restituzione più ampia dei tavoli che si sono svolti a Napoli per far sì che questi spazi non rimangano chiusi e non si perdano. Resta aperta questione tavoli/gruppi fluidi, anche a fronte dei livelli di inchiesta territoriale, quali strumenti di interconnessione a livello nazionale si danno i diversi nodi di NUDM

–             Mettere a verifica o riallacciare le relazioni con i CAV a partire dai territori

Per concludere, ci teniamo a ringraziare tuttu lu cumpagnu per l’atmosfera, la cura e la grande elaborazione politica, non crediamo di sbagliare nel dire che ad oggi siamo prontu ad alzare il livello del conflitto.

Ci vediamo il 23!

Assemblea nazionale Napoli 2019 – Report Gruppo di lavoro 3 “Sguardi intersezionali, strumenti pratiche collettive transfemministe di lotta e mutualismo”

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Molti interventi hanno riportato la criticità di mettere insieme in un unico tavolo così tante questioni, ci assumiamo questa critica e tentiamo di dare forma e non dimenticare nessuna delle tante questioni emerse nella discussione.

La prospettiva intersezionale che NUDM si è data come imprescindibile va intesa nelle lotte reali e attraverso la presenza costante sui territori e nelle periferie, supportandone le lotte già presenti. Allo stesso tempo dobbiamo posizionarci contro la logica dell’integrazione e dell’inclusione: la nostra prospettiva deve essere quella del “fare spazio” (come abbiamo detto a Torino), supportando l’autodeterminazione delle soggettività, delle lotte e dei territori.

Riguardo agli strumenti di cui ci dotiamo, crediamo vada messa al centro la questione del linguaggio, che deve essere meno autoreferenziale e retorico ma deve invece parlare dei nostri bisogni: per questo dobbiamo dotarci delle traduzioni, così da renderci capaci di intercettare e parlare a più soggettività .

Strumento altrettanto importante e già sperimentato in vari territori è quello dell’inchiesta e dall’autoinchiesta, che rimane il punto di partenza per costruire il nostro sapere e avere consapevolezza dei meccanismi attraverso i quali le varie forme di violenza vengono messe in atto nei singoli territori/contesti e per trovare poi una risposta adeguata.

Dobbiamo ancora una volta sottolineare l’importanza del lavoro riproduttivo in tutte le sue forme, dal lavoro riproduttivo domestico a quello svolto dalle donne migranti all’interno dei ghetti, fino al lavoro riproduttivo retribuito delle cosiddette badanti. Ritorna quindi la necessità di coinvolgere tutte queste soggettività nello sciopero dell’8 marzo e nello sciopero come processo. Dobbiamo inoltre tenere sempre presente che il “fare spazio” deve partire dalla presa di consapevolezza dei propri privilegi e in particolare del “privilegio bianco”, in modo tale da tendere, attraverso le nostre pratiche e lo sciopero in particolare, ad aggredire oltre alla produzione anche il potere, i rapporti di potere e qualsiasi forma di oppressione e di violenza, inclusa la violenza di alcune istituzioni come Inps e Inail, rivolta in particolare alle persone disabili.

Il salario minimo europeo e il reddito di autodeterminazione incondizionato per tutte e tuttu rimangono le uniche prospettive percorribili per noi. Rispetto al reddito di cittadinanza riteniamo non solo che sia insufficiente ma che si tratti di una misura familista e razzista, sebbene la critica pubblica di questa misura -che Non una di meno ha già sviluppato – non sia allo stesso modo praticabile in tutti i territori e in particolar modo in alcune regioni del sud.

La femminilizzazione e la razzializzazione sono inoltre forme di violenza strutturale che investono tanto l’ambito del lavoro quanto quello del non lavoro, così come la ricattabilità. Nel sud Italia questa dimensione assume un quadro drammatico perché l’assenza del welfare diviene totale, rendendo complicata la mobilitazione di una grossa fetta di società. In questo senso riteniamo che le reti di mutualismo e di solidarietà siano l’unica risposta che possiamo immaginare, che parta da noi e che sia in grado, oltre a dare una risposta a bisogni concreti, anche a creare comunità ed essere uno strumento di lotta.

Sono stati poi nominati quali strumenti concreti: la cassa mutua, da ampliare il più possibile sia in termini di quali bisogni sostenere (per citare un esempio, a Macerata è stata creata una casa mutua per sostenere le donne che volevano praticare l’IVG) che in termini delle soggettività da coinvolgere (in particolare donne e persone LGBTQIA+ migranti, anche in transito). Altri strumenti individuati e proposti sono stati la casa dello sciopero come luogo permanente, gli sportelli territoriali, la creazione di momenti di autoformazione, momenti d’incontro e formazione che vedano coinvolt* lavoratrici/lavoratoru, migranti e studentesse/studenti.

Dobbiamo chiederci come dare efficacia allo sciopero come processo e allargarlo il più possibile: è emersa la necessità di mettere al centro la lotta per l’abolizione dei decreti sicurezza che colpiscono varie soggettività, senza dimenticare però tutto l’arsenale legislativo messo in campo a danno delle persone migranti dai precedenti governi negli ultimi 20 anni. Crediamo inoltre che i decreti sicurezza rappresentino un ulteriore radicale processo di criminalizzazione, attraverso una repressione sempre più diffusa e capillare del dissenso e attraverso il restringimento della libertà e dei diritti delle persone migranti e delle soggettività non conformi e considerate indecorose, in particolare le/i sex workers, che sono stat* i/le destinatar* più colpit* dall’allargamento del DASPO.

È emersa in questo tavolo la necessità di confrontarsi con il problema della tratta che coinvolge un gran numero di donne migranti, specialmente nigeriane, e al contempo è importante posizionarci contro la criminalizzazione del sex work che si sta intensificando in questo periodo, attraverso la proposta di legge sulla criminalizzazione dei clienti sulla base del modello nordico.

Rispetto al panorama legislativo che riguarda le persone migranti e alle rivendicazioni come lo ius culturae, lo ius soli e permesso di soggiorno europeo, è evidente che rimangono rivendicazioni nominate nelle nostre assemblee ma che necessitano di acquisire un ruolo centrale e condiviso. andrebbero quindi meglio inquadrate e approfondite, e in tal senso è stata fatta una proposta di dedicare una due giorni di approfondimento su questi temi a livello nazionale.

L’importanza dell’allargamento dello sciopero dell’8 marzo e della valorizzazione del lavoro riproduttivo e di altri ambiti dello sciopero ci costringe ad immaginare nuovi modi di performarlo: è stata sottolineata la possibilità di connettere lo sciopero transfemminista con lo sciopero di FFF, tenendo anche conto del fatto che il prossimo anno l’8 marzo cadrà di domenica. In questo tavolo è stata espressa la volontà di accogliere questa sfida e di non coglierne i limiti, cominciando ad immaginare come coinvolgere anche le persone che lavoreranno in quella giornata. La discussione sulla giornata dell’8 marzo sarà affrontata nell’assemblea nazionale di Roma del 24 novembre.

L’importanza e la centralità del Piano femminista contro la violenza va rianimata a partire dai territori: in questo tavolo è stata espressa, da parte del nodo di Roma in particolare e più volte, la necessità di ricostituire i tavoli di lavoro, proposta che non ha trovato il consenso dell’assemblea. E’ stata sottolineata inoltre l’assenza di un ambito di discussione sulla formazione (gruppo di lavoro, di affinità o tavolo) che rimane un nodo centrale soprattutto con la regionalizzazione della scuola alle porte.

Assemblea nazionale Napoli 2019 – Report gruppo di lavoro 2: Pratiche di autodifesa transfemminista e autonomia del movimento

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Ci sono state molte proposte, alcune specifiche e altre più larghe, alcune nuove, da discutere, altre già sperimentate nei territori che si potrebbero riprendere a livello nazionale. Chiediamo di scriverci se ci sono dei passaggi mal espressi o se ci sono delle mancanze. Ci scusiamo se la stesura non è articolata in profondità, ma per mancanza di forze e tempi stretti, abbiamo prediletto un report più schematico e operativo.

Ci siamo dett* innanzitutto che la pratica autonoma transfemminista prende sempre più piede, come meccanismo primario di liberazione delle soggettività, che esistere è lottare e che iniziare a dare corpo e gambe al transfemminismo, significa liberarci da una dimensione di patologizzazione o vittimizzazione, per ri-assumere il potere critico di autodeterminazione, autonarrazione e riappropriazione delle soggettività tutte.

In quest’ottica è necessaria la proposizione di meccanismi culturali che mettano in discussione tutto, razzismo, fascismo e sessismo attraverso pratiche incisive che inondino città e territori caratterizzando quanti più spazi possibili, creare reiterazione delle pratiche di resistenza, momenti simbolici, rituali e continui.  Creazione di spazi transfemministi, autonomi, intersezionali, autodeterminati, dove si dia spazio a relazioni reali ed attive tra tutte le soggettività, donne , trans, soggetti non binari

Abbiamo  espresso con forza il desiderio di segnare un passaggio da un percorso che ci ha vist* in prima linea in difesa, a una nuova fase di maggiore attacco e rivendicazione: è per questo che abbiamo dichiarato con forza l’inizio della Rivolta Permanente.

1) Dalla proposta dell’assemblea napoletana è emersa la necessità di ripartire dalle lotte territoriali e dalle specificità di queste; è emersa nella discussione l’importanza di dare solidarietà a tutte le lotte territoriali e rispetto a questo il tavolo si è dunque interrogato su come farlo al meglio e in modo incisivo. Crediamo che solo facendo rete sia possibile una vera e propria visibilizzazione e presa in carico collettiva delle lotte, dando così una progettualità condivisa a livello regionale e nazionale.

In una prospettiva di Coordinamento è stata posta da più voci l’esigenza di procedere con una mappatura della violenza dei tribunali, della violenza sui corpi delle persone T, della presenza degli obbiettori negli ospedali e delle associazioni antiabortiste; di costruire ed immaginare campagne nei territori che lascino un segno nelle città, presidi settimanali in luoghi simbolici e non, di caratterizzare con segni visibili i muri delle città e degli spazi urbani per aumentare la visibilità e con essa la possibilità che altre soggettività ci conoscano e riconoscano.

Sulla scia del nodo fiorentino che da mesi porta avanti una mobilitazione all’interno delle sedute del consiglio regionale toscano contro associazioni antiabortiste, immaginiamo campagne come “smutandate” contro le istituzioni che aprono spazi di agibilità a queste associazioni. È emersa in maniera altrettanto forte l’esigenza e la necessarietà della difesa e della costruzione di spazi transfemministi, autonomi, intersezionali, autodeterminati, dove si dia spazio a relazioni reali ed attive tra tutte le soggettività, donne , trans, soggetti non binari.

2)CORPI – La violenza patriarcale colpisce prima di ogni cosa i nostri corpi: il tavolo ha sottolineato la necissità di avviare campagne che denuncino la violenza medica sui corpi intersex.

E’ stata proposta inoltre la partecipazione di Nudm alla manifestazione e alle mobilitazioni contro l’azienda farmaceutica Bayer, responsabile della distribuzione del contraccettivo Essure, che ha  ed ha effetti devastanti sui corpi delle donne nei quali tale dispositivo è stato impiantato.

L’autodeterminazione delle soggettività T e non binarie non può più passare attraverso il vaglio della patologizzazione: in questo senso il tavolo si è espresso sull’importanza di riconoscere la depatologizzazione delle soggettività T e non binarie e sulla necessità di rivendicare l’accesso gratuito agli ormoni.

La violenza sui corpi T si manifesta anche attraverso la mancanza di case rifugio per donne e uomini trans e per tutte le soggettività T e non binarie. Come prendiamo parola su questo facendo dell’intersezionalità la nostra chiave di lettura delle lotte?

È stata rimarcata l’importanza del reddito di fuoriuscita dalle violenze come strumento di autodeterminazione.

3) Per quanto riguarda la violenza istituzionale, il tavolo ha individuato due controparti concrete contro le quali creare e alzare il livello del conflitto: da una parte è emersa la volontà di attaccare la violenza dei tribunali e dei tribunali dei minori con l’urgenza di annientare i meccanismi di valutazione genitoriale e mappare le sentenze violente; dall’altra, alcuni nodi hanno insistito sulla necessità di programmare azioni concrete contro la narrazione tossica e patriarcale dei giornali e dei media, già a partire del 23 novembre. Milano ha chiesto di sostenere ed espandere il lavoro su un nuovo codice deontologico che tenga dentro le rivendicazioni del piano femminista e che preveda sanzioni per i giornalisti che non lo rispettino (inoltre c’era una proposta di un osservatorio).

4) A fronte del depotenziamento dei centri antiviolenza e dei consultori, soprattutto attraverso meccanismi di de-finanziamento e altre forme di ricatto con le quali lo Stato intende indebolire questo servizio, svuotarlo di senso e della sua componente femminista, emerge la nostra volontà di riarticolare e riappropriarci degli spazi di confronto, di sostegno e d’incontro tra donne, persone T e soggettività non binarie, l’urgenza di riscrivere, per le donne che entrano nei centri antiviolenza, le procedure d’ingresso e d’intenzioni in modo trasparente affinché queste mettano le persone al corrente dei propri diritti, dei possibili rischi, di modo che siano rese più palesi e comprensibili possibili strumentalizzazioni.

Intendiamo lavorare e pretendere che nessuna associazione antiabortista abbia la possibilità di entrare nei centri antiviolenza e nei consultori, dove vogliamo la pillola abortiva e contraccezione gratuita per tuttu.

Agli atti dell’assemblea la delibera proposta dal coordinamento centri antiviolenza del Lazio per il cambiamento della legge regionale.

Qual è lo stato dell’arte della nostra relazione con i centri antiviolenza e con la rete DIRE. Discussione aperta da riprendere: come collaboriamo?

Rinforzate dalle volontà di eliminare Lucha y Siesta, uno degli ultimi e pochi spazi femministi in Italia, riemerge da più voci l’urgenza di aprire e riappropriarci di spazi femministi, autonomi, intersezionali e autodeterminati, di rendere i consultori completamente pubblici e di caratterizzarli come spazi di incontro e confronto sociali, culturali e politici.

5) SCUOLE e NUDM nelle scuole superiori.

Il tavolo si interroga su se e come partecipare agli scioperi della scuola e di come questo possa essere parte dello sciopero dell’8 marzo come processo.

Dinanzi al riconoscimento del fatto che le scuole siano spesso esempi di reiterazione di modello familiare normativo, occorre che diventino i primi presidi contro la violenza di genere e dei generi. Viene inoltre espressa la necessità di creare dei momenti di formazione per facilitare la relazione tra il corpo docente e le famiglie in situazione di difficoltà e o non normate.

Infine, esiste una cartella condivisa, chiediamo al nodo di Verona di ricondividerla, e inoltre esiste il materiale prodotto da Educare alle differenze di Bologna.

Dalla provincia di Napoli parte la proposta di riprendere e rafforzare dei momenti di confronto di nudm nei licei e negli istituti superiori.

E’ importante che si faccia maggiore formazione nelle scuole sulla violenza maschile e dei generi sia con il corpo docente sia col le e gli studenti. Educare alle differenze e nodi di Bologna e Verona mettono a disposizione il materiale che hanno prodotto in questi anni.

Assemblea nazionale Napoli 2019 – Report gruppo di lavoro 1: “Libere/u dalla violenza ambientale: ecologia e transfemminismo”

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NON UNA DI MENO, NON UN GRADO IN PIU’, NON UNA SPECIE DI MENO

Ormai tre anni fa Nonunadimeno nel suo piano ha riconosciuto la violenza ambientale come uno dei volti della violenza patriarcale. Oggi, riprendere il filo del discorso non era più rimandabile, perché le mobilitazioni degli ultimi anni femministe, transfemminste ed ecologiste hanno ribaltato l’agenda politica: quelle che fino erano sempre state considerate appendici accessorie dei movimenti oggi ci danno una prospettiva chiara sul profondo nesso che c’è tra capitalismo, patriarcato, colonialismo ed estrattivismo. Ed è proprio a partire dall’analisi e dalla consapevolezza di questo nesso che vogliamo partire per l’elaborazione delle nostre pratiche.

Se la lotta ecologista è una lotta contro il sistema economico capitalista, non possiamo non tener conto che questo sistema si basa sull’accumulazione originaria del lavoro riproduttivo delle donne e della terra. Non è quindi un legame essenzializzato che lega le donne alla terra, ma il ruolo che storicamente è stato loro assegnato. Ed è quindi partendo dalla nostra declinazione di sciopero riproduttivo e con un’ottica intersezionale che vogliamo approcciare i movimenti ecologisti. Il capitalismo divide sistematicamente corpi e terre da sfruttare e già sfruttate secondo le linee del genere, della razza, della specie, della classe, ed è per questo che alcuni corpi ed alcuni territori sono più sfruttati di altri. Lo sfruttamento dei corpi e dei territori è ciò che lega le due lotte. Non si può parlare di autodeterminazione di corpi e territori senza parlare di ecologia.

Non vogliamo la quota verde nella marea fucsia o la quota fucsia nella marea verde, ma una reale intersezione delle lotte che si traduce in attraversamenti e contaminazioni con il movimento ecologista che sta invadendo le piazze del mondo e con le lotte ambientali che già da anni esistono sui nostri territori.

Crediamo sia necessario segnare la continuità tra il 22 novembre (Trans Freedom March), il 23 novembre (manifestazione nazionale Nonunadimeno) e 29 novembre (quarto sciopero globale di Fridaysforfuture) tessendo relazioni con le assemblee territoriali, transterritoriali   e transnazionali confrontandoci sui temi che ci accomunano: sciopero, autodeterminazione e produzione\riproduzione.

Vogliamo sostituire la retorica universalizzante dell’”ambiente da salvare” con una pratica di lotta che parta dai nostri territori. Le lotte territoriali negli anni sono state il piano di resistenza e anche di criminalizzazione della stessa ed è solo a partire dalle resistenze locali che possiamo avere uno sguardo realmente transnazionale.

Sui territori ci sono corpi e comunità sapienti che hanno prodotto conoscenze specifiche sul nesso tra devastazione ambientale e salute. Questi saperi non sono riconosciuti e sono esclusi da ciò che viene proposto nelle scuole come “educazione ambientale”. Riteniamo fondamentale autorganizzarci per la condivisione di saperi situati volti a creare percorsi autodeterminati e determinanti sull’educazione ecologica e transfemminista, relazionandoci con la componente giovanile che anima i movimenti ecologisti del paese, i collettivi studenteschi e universitari, ricercatoru e docentu.

Ci dicono che siamo in emergenza climatica: ma noi conosciamo la retorica dell’emergenza perché è la stessa che hanno usato per la violenza di genere, che noi sappiamo essere problema strutturale e non emergenziale. Allo stesso modo non c’è un’emergenza climatica ma piuttosto un’urgenza dovuta a sfruttamento sistematico delle nostre vite e dei territori che non è più accettabile e sostenibile.

Rifiutiamo i piani dei green deal perché non cambiano il sistema in cui queste emergenze continuano a prodursi. I comitati delle lotte territoriali sono i terreni di resistenza che ci hanno insegnato che non sono emergenze, perché non sono eccezioni.

La nostra resistenza comincia quindi dal rifiuto di espropri, cementificazioni, e tutte le opere inutili e dannose per la nostra salute e i nostri territori.  Rifiutiamo i piani di bonifica come militarizzazione del territorio e come piani di investimento di altri sfruttatori; non si può parlare di bonifica senza parlare di autodeterminazione dei corpi e dei territori e di diritto alla salute.

Siamo contro i confini culturalmente costruiti tra umano e non umano. Vogliamo rompere con l’idea dell’eccezionalismo della natura umana ed uscire da una prospettiva antropocentrica e vogliamo farlo realmente nelle pratiche. Essere antispecistu non può limitarsi ad uno stile di vita vegano, così come uno stile di vita vegano non dovrebbe essere solo una scelta individuale ma un processo politico collettivo che sia anche una lotta al sistema di produzione capitalista.

Proponiamo di trovare un obbiettivo sensibile durante la manifestazione del 23 novembre a Roma per rilanciare il Global Strike del 29 e che all’interno della manifestazione trovino spazio tutti questi contenuti.

Proponiamo di pensare allo sciopero dell’8 marzo, che quest’anno cadrà di domenica, focalizzandoci anche sullo sciopero dai consumi e dal lavoro riproduttivo.

Vogliamo porci come obbiettivo la collettivizzazione del lavoro riproduttivo (l’otto marzo e tutti i giorni) come forma di sciopero dallo stesso, perché le donne dei comitati che si battono contro la violenza ambientale ci hanno insegnato che funziona ed è una strada da praticare.

Quando ci interroghiamo sulla pratica del boicottaggio e lo sciopero dai consumi dobbiamo considerare che debba andare di pari passo con un ripensamento della produzione e una sinergia con i/le lavoratoru e braccianti migranti e non. Abbiamo bisogno di costruire legami di fiducia tra aree rurali e città, produttoru e consumatoru, con le collettive e i collettivi agroecologici. Un processo che si interroghi sulla questione dei consumi non come scelta individuale ma come questione politica collettiva e che superi la logica del chilometro zero per arrivare ad una produzione a sfruttamento zero.

Vogliamo continuare la riflessione e discussione politica nelle nostre assemblee locali e alle prossime assemblee nazionali oltre le scadenze.

Ci auguriamo di poter riprendere tutti gli spunti importanti che non abbiamo avuto il tempo di approfondire durante la due giorni di Napoli, come la proposta di una campagna contro gli OGM e i trattati libero mercato, che si inserisce in una prospettiva di lotta transnazionale e anticoloniale. Una lotta che si costruisce in rete con gli altri movimenti dei popoli originari e degli altri paesi superando un facile concetto di solidarietà e passando ad un atteggiamento consapevole nella lotta contro il capitalismo e il liberismo a livello globale.

Feliciu della discussione che è appena iniziata ma che già ci offre svariati spunti di riflessione e di lotta, torniamo nei nostri territori col desiderio di metterci in contatto, in ascolto, in sinergia con tuttu lu soggettu in lotta come noi e facciamo delle nostre elaborazioni una prassi politica.

Siamo rivolta: è il momento di colpire al cuore del patriarcato.

Al 22-23 a Roma!

Tracce Assemblea Nazionale Napoli 19/20 ottobre 2019: Tavoli

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Tavolo 1
“Libere/u dalla violenza ambientale: ecologia e transfemminismo”

Le mobilitazioni degli ultimi anni femministe, transfemministe ed ecologiste e di difesa della terra hanno ribaltato l’agenda politica: quelle che fino a ieri erano state considerate appendici accessorie oggi ci danno una prospettiva chiara sul rapporto tra capitalismo, patriarcato, estrattivismo e colonialismo. Ribaltando il paradigma essenzialista che vuole le donne legate alla Terra e a chi la abita per il solo lavoro riproduttivo e di cura, oggi crediamo sia fondamentale risignificare l’intersezione tra la questione ecologica e i femminismi per attaccare al cuore il patriarcato e il capitalismo. La lotta transfemminista ha bisogno di assumersi come imprescindibile alleata la lotta contro la violenza ambientale; la lotta contro la violenza ambientale è transfemminista o non è. Crediamo inoltre che quella climatica sia ormai un’emergenza a livello globale, ma è ugualmente fondamentale ridare protagonismo alle lotte sui nostri territori, alle resistenze troppo spesso isolate e taciute.
Vorremmo concentrarci sulle seguenti questioni:
– “Si scrive antropocene si legge capitalocene”. Svelare la natura mistificatoria del concetto antropocene, che non può essere ridotto ad una narrazione depoliticizzata in cui sembra che l’intera umanità imprima la stessa pressione nel distruggere l’ecosistema; il nostro pensiero e le nostre pratiche trasformative partono dalla lettura dell’insostenibilità del capitalismo.

– Qual è il ruolo delle donne, dei corpi femminilizzati, degli animali e della terra nella riproduzione sociale? Come spezziamo la catena di produzione e riproduzione del sistema capitalista? Quali le alleanze possibili per farlo? Come impostare la questione dei consumi in una prospettiva che non sia solo sul piano della scelta individuale, ma in una lotta politica collettiva e anticapitalista sostenibile?

– Il ciclo del profitto, dalla produzione all’estrazione, segnano in modo diverso alcuni corpi e alcuni territori considerati solo come risorse da sfruttare, seguendo le linee tracciate dalla povertà, dal genere e dal colonialismo; è per questo che la nostra lotta parte dai territori e assume una prospettiva transnazionale, allo stesso tempo transfemminista e antirazzista.

-Come costruire materialmente la trama che lega le lotte in difesa del territorio e i percorsi di resistenza, dal Sud Italia all’Amazzonia proprio a partire dai percorsi di una nuova soggettivazione politica?

– In questi anni di lotta nei comitati, anche attraverso la vulnerabilità dei nostri corpi davanti alla devastazione ambientale, abbiamo dovuto costruire con l’esperienza un discorso che lega i nostri corpi al territorio che ci circonda. Come sviluppare un’idea per rideclinare il tema della salute in una prospettiva non solo individuale, ma collettiva? Come ribaltiamo il paradigma della bonifica come militarizzazione e piano di governo dei corpi, imponendo ancora una volta la nostra lotta per l’autodeterminazione?

– Assumiamo la lotta antispecista come questione politica di uscita dall’antropocentrismo e di lotta al capitale. Come rompere la logica della centralità della natura umana?

– Quali le pratiche e quali le contraddizioni dei movimenti? Fridaysforfuture Italia, in seguito alla sua seconda assemblea nazionale, ha dichiarato il quarto sciopero globale per il 29 novembre. Che rapporti già abbiamo o possiamo allacciare con le assemblee locali di FFF? Tra 23 e 29 novembre su quali prospettive di interrelazione possiamo lavorare?

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Tavolo 2
AUTODETERMINAZIONE TRANSFEMMINISTA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE E DEI GENERI

L’ondata di Non una di meno si sprigiona come resistenza e azione contro i molteplici aspetti della violenza di genere e dei generi. Oggi, dopo anni dall’inizio delle prime mobilitazioni siamo ancora in guerra, ancora sotto attacco: lo dicono i dati sui femminicidi, sugli omicidi di matrice trans fobica, sulle violenze intrafamiliari, su quelle occasionali, a cui si aggiunge la violenza sui corpi e la loro autodeterminazione (194, obiezione, violenza ostetrica, patologizzazione delle persone trans e non binarie), la violenza mediatica e delle istituzioni…etc.

In questi anni abbiamo sviluppato un’analisi della violenza come strutturale e sistemica, politica e sociale. Abbiamo dedicato altrettanta energia a riconoscere gli strumenti che in tutto il mondo sono continuamente prodotti per resistere a tutto questo a partire dalla pratica dell’autodeterminazione.

Oggi pensiamo sia il momento -non solo- di difenderci con ancora più potenza dagli attacchi ai nostri corpi, alle nostre esistenze e ai nostri spazi (centri antiviolenza, case rifugio, case delle donne, consultori e consultorie, ecc.) ma di sferrare un’offensiva capace di mettere in circolo la nostra potenza sovversiva e che parta dall’agitazione permanente per rilanciare una rivolta transfemminista!

La lotta contro il ddl Pillon non è archiviata, la storia di Lucha y Siesta non è ancora scritta, le violenze prodotte dai tribunali e dalle procure con PAS e codice rosso continuano a seminare disperazione e sopraffazione. La pratica della rettificazione neonatale dei genitali per le persone intersex è ancora diffusa. L’inizio dei percorsi di transizione passa ancora per procedure patologizzanti, per non parlare del fatto che l’accesso ai trattamenti ormonali e’ sempre piu’ complesso. Non intendiamo fare un passo indietro, aspettare un ulteriore attacco, piangere un’altr* uccis*.

Riteniamo che tutti i luoghi dove iniziano e si svolgono percorsi di fuoriuscita dalla violenza siano luoghi sovversivi, di messa in discussione del sistema e per questo motivo sotto attacco diretto o indiretto ad esempio sottraendo risorse o destinandole a servizi “neutri” oppure lasciando i posti letto nelle case rifugio molto al di sotto dei parametri previsti dalla convenzione di Istanbul mentre le case rifugio per persone trans sono talmente rare da essere considerate eccezioni.
-Quali campagne, azioni, scioperi, mobilitazioni, boicottaggi, e pratiche di lotta incisiva intendiamo portare avanti per liberarci dalla violenza patriarcale e dalla logica binaria?

-Come sprigioniamo la potenza sovversiva degli spazi transfemministi e creiamo meccanismi di moltiplicazione ?

-Come difendiamo i nostri spazi e come intessiamo solidarietà attive trans territoriali in grado di non lasciare solo alcun nodo di fronte agli attacchi?

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Tavolo 3

Sguardi intersezionali, strumenti e pratiche collettive transfemministe di lotta e di mutualismo.

La prospettiva intersezionale è fondamentale nell’articolare la lotta femminista e transfemminista e disarticolare il nesso tra ristrutturazione capitalistica e neoliberale e la violenza di e dei generi. Siamo consapevoli che senza una lente che riveli l’intreccio tra classe, genere e razza non si possa sovvertire il sistema attuale. Le lotte delle donne e delle soggettività LGBTQI+, che come NUDM abbiamo attraversato, ci mostrano come questa trama di oppressioni si concretizzi nella razzializzazione e genderizzazione delle nostre vite. Proponiamo che questo spazio metta al centro della riflessione, alla luce delle elaborazioni presenti nel piano, le questioni di classe e razza riuscendo a riconoscere privilegi e bisogni per individuare pratiche di lotta capaci di garantire materialmente l’autonomia e l’autodeterminazione di cui parliamo.

– In che modo in questa fase di riorganizzazione si articolano i dispositivi di frammentazione, disoccupazione forzata, precarietà e flessibilità obbligata?

– Che impatto ha sulle nostre vite la femminilizzazione del lavoro? Nella privazione della redistribuzione della ricchezza che produciamo, in che modo ci riappropriamo dei nostri tempi, dei nostri bisogni e dei nostri desideri?

– Il reddito di cittadinanza introdotto dal precedente governo si presenta come una misura tutt’altro che inclusiva e universale, ma al contrario binaria, razzista e familista.

-Di quali strumenti ci dotiamo per arrivare al reddito che noi definiamo di autodeterminazione, incondizionato e universale, slegato dalla prestazione lavorativa, dalla cittadinanza e dalle condizioni di soggiorno?

– Come sfuggire al dispositivo di workfare e mettere al centro un welfare accessibile e gratuito per tutt* e come costruiamo reti di mutualismo e nuove infrastrutture sociali comunitarie capaci di dare risposta alle nostre esigenze?

– Espulsioni, ghettizzazioni, detenzioni e razzismo istituzionale criminalizzano le soggettività migrant*, trans e non conformi. Partendo dal riconoscimento delle soggettività a cui è negato l’accesso allo spazio pubblico, come lottiamo insieme contro il razzismo, la violenza dei confini, l’inagibilità dei corpi e la limitazione delle libertà?

– Abbiamo più volte messo al centro il mutualismo e la solidarietà fuori e dentro i posti di lavoro contro ritorsioni, ricatti, molestie, discriminazioni e per la fuoriuscita dalla violenza di ogni genere. Attraverso lo sciopero inteso come processo il movimento di Non Una di Meno è stato capace di connettere ambiti che lo sciopero classico; lascia separati e incapaci di comunicare, come fortifichiamo le nostre relazioni e tessiamo reti capaci di rendere ancora più temibile la marea?

APPELLO DI CONVOCAZIONE – ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM NAPOLI 19/20.10.2019

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ROMPERE GLI ARGINI DEL PATRIARCATO, TRAVOLGERE TUTTO!

Di fronte ai numerosi proclami di discontinuità, i fatti dicono che la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere e dei generi continuano ad agire a tutti i livelli della società. Stupri, femminicidi e aggressioni di ogni tipo contro le donne e le persone LGTBQIPA+ non solo crescono di intensità, ma spesso sono anche legittimati nel discorso pubblico e politico, che giustificano la violenza e colpevolizzano chi la subisce. Quello che è successo con la morte di Elisa a Piacenza e la riabilitazione del suo assassino sulla stampa è inaccettabile e stabilisce una volta di più la necessità e l’urgenza della nostra lotta femminista e transfemminista. In questi anni abbiamo avuto la capacità di modificare i termini del discorso sulla violenza maschile e di genere, la forza di mostrare che è una violenza sociale che deve essere combattuta globalmente. Questa battaglia non può fermarsi: per questo Non Una Di Meno chiama ancora una volta a raccolta tutte le energie che è stata capace di innescare e far esplodere in questi anni di mobilitazione contro la violenza patriarcale che uccide, opprime, impoverisce.

Il 19 e 20 Ottobre ci incontreremo a Napoli, una sfida importante che per la prima volta riunisce a Sud il nostro movimento. Sotto il Vesuvio portiamo una forza globale. Attraverso lo sciopero abbiamo costruito connessioni tra soggetti e terreni di iniziativa che lo sciopero “classico” lascia separati e incapaci di comunicare, dimostrando che è possibile organizzarsi e ribellarsi contro il silenzio e la violenza attraverso una grande potenza collettiva e intersezionale. Lo abbiamo detto a Torino e lo ribadiamo, lo sciopero è un processo che, partendo dalla sua dimensione transnazionale, è capace di innescare movimenti di soggettivazione espansivi, tessendo la ragnatela femminista e transfemminista sui territori e permettendoci di rifiutare tutti i giorni violenza, sfruttamento e oppressione. Anche a Napoli porteremo la capacità e l’ambizione di creare collegamenti attraverso una prospettiva femminista e transnazionale contro il patriarcato, il razzismo e lo sfruttamento neoliberale. A Napoli questa esperienza, a cui abbiamo dato il nome di agitazione permanente, dovrà ancora condensarsi nell’elaborazione e nell’agire collettivo di una nuova stagione di lotta.

Questa lotta dovrà continuare sotto il segno della piena autonomia del nostro movimento dalle istituzioni, da partiti e sindacati, senza zone d’ombra e ambivalenza. Lo ribadiamo alla luce di questo nuovo avvicendamento di forze governative perché non crediamo che la proclamata discontinuità con il precedente esecutivo sia all’altezza delle questioni strutturali e radicali che noi poniamo. L’unica vera discontinuità è quella che noi pretendiamo e pratichiamo lottando per una trasformazione radicale della società globale che si alimenta della violenza maschile e di genere.

Sappiamo di dover riconoscere alcuni cambiamenti: si è infatti chiusa la fase più spettacolarmente reazionaria della destra sovranista al governo e della sua guerra dichiarata contro le donne, le persone razzializzate e migranti, le persone LGTBQIPA+ e le loro lotte. Questo però non stabilisce un cambio di rotta: ciò che abbiamo davanti è il tentativo di utilizzare le tematiche femministe e di genere per verniciare di rosa politiche patriarcali, razziste e neoliberali. È vero che è stato messo da parte, anche se non ancora ritirato, il ddl Pillon, ma mentre si parla di attribuire alla prole il doppio cognome si prepara una riforma strutturale del diritto di famiglia che rischia ancora una volta di trasformare la libertà delle donne e delle persone LGTBQIPA+ in un terreno di negoziazione e scambio tra partiti che non siamo disposte ad accettare. Le Ong non sono costrette a restare in mare per giorni e giorni, ma le due leggi sicurezza patrocinate da Salvini sono ancora in vigore e nuove politiche di rimpatrio sono state decretate, con l’effetto di intensificare l’esposizione dei migranti e delle donne in particolare alla violenza e allo sfruttamento. La precarietà resta all’ordine del giorno, sostenuta dai continui proclami sui tagli ai costi del lavoro, mentre il reddito di cittadinanza non ha fatto che aggravare l’obbligo di accettare qualsiasi condizione di sfruttamento. A questa discontinuità non crederemo mai e non abbiamo alcuna intenzione di legittimare un uso strumentale delle nostre rivendicazioni.

Quello che accade in Italia è parte di un processo globale e globale è la risposta politica femminista e transfemminista. Le mobilitazioni in America Latina per la libertà di aborto, quelle in Nordafrica, in Palestina e in Arabia Saudita contro la violenza patriarcale sono il segno che la marea continua a crescere. Le mobilitazioni planetarie di Friday for Future mostrano che la scommessa femminista sullo sciopero è espansiva e capace di produrre un protagonismo di massa. Il 19 e 20 Ottobre a Napoli vogliamo perciò rilanciare un’iniziativa in cui la lotta contro la violenza maschile e di genere sia anche lotta contro il neoliberismo, il razzismo e contro la violenza ambientale. Sarà l’occasione per riarticolare nuove forme di autodeterminazione per un modello di vita non capitalista, libere dallo sfruttamento e dal colonialismo delle risorse, per rilanciare la difesa e la moltiplicazione degli spazi di iniziativa politica femminista e transfemminista e i percorsi di fuoriuscita dalla violenza, per discutere di come la violenza patriarcale e quella razzista riorganizzano il mercato del lavoro e in che modo intrecciare le lotte di donne, persone LGBTQIPA+, razzializzate e migranti per migliorare le condizioni di vita di tutte e tuttu, per andare oltre l’agitazione permanente, praticare discontinuità e alzare il livello della nostra iniziativa fino a inondare nuovamente le strade di Roma il 23 Novembre.

Noi ripartiamo da Verona, dalla marea femminista e transfemminista che dopo lo sciopero dell’8 marzo ha inondato le strade con un corteo oceanico reagendo alla violenza del Word Congress of Families. Ripartiamo dalle riflessioni condivise a Torino nella nostra ultima assemblea nazionale, su cui abbiamo deciso di sedimentare il farsi collettivo delle nostre pratiche femministe. Ci muove l’esigenza di intensificare la comunicazione tra i nostri mille modi di praticare il femminismo e il transfemminismo, agitazione permanente, sciopero sui singoli territori, e che Napoli offra l’occasione per creare una maggiore aderenza, contaminare e disseminare i territori e modulare le nostre pratiche di trasformazione della società. Vogliamo decidere insieme cosa rilanciare, in quali direzioni e con quali obiettivi muoverci per rendere ancora più temibile la marea femminista.

Strettamente connessi tra loro e che rappresentano la sfida altissima con cui non possiamo non confrontarci, vogliamo ragionare sulle pratiche possibili da mettere in campo e su quelle già in sperimentazione:

➡ Libere/u dalla violenza ambientale: ecologia e transfemminismo

➡ Pratiche di autodifesa transfemminista e autonomia del movimento

➡ Sguardi intersezionali, strumenti e pratiche collettive transfemministe di lotta e di mutualismo.

➡ Analisi di fase plenaria del movimento e del contesto attuale

➡ Organizzazione verso la marea del 23 Novembre

Saranno questi i punti su cui ci vogliamo confrontare per rompere gli argini del patriarcato e travolgere tutto!

La rivoluzione sarà transfemminista o non sarà.
Ancora e sempre saremo marea!
Vi aspettiamo a Napoli!
Non Una di Meno.

19-20 ottobre: Assemblea nazionale di Non Una Di Meno a Napoli – Programma e Info Logistiche

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19-20 ottobre 2019
🔥 Assemblea nazionale di Non Una Di Meno a Napoli 🔥

NON UNA DI MENO chiama a raccolta tutte le energie che è stata capace di innescare e far esplodere in questi anni di mobilitazione contro la violenza patriarcale che uccide, opprime, impoverisce! 💥

Incontriamoci a Napoli, sabato 19 e domenica 20 ottobre 2019 per l’assemblea nazionale di Non Una di Meno presso l’Asilo in Vico G. Maffei, 4 (Decumani- Centro Storico).

APPELLO DI CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA

Evento fb

PROGRAMMA:

SABATO 19 Ottobre

👉MATTINA  (10.00-14.00)
– 09.30 ACCOGLIENZA
– 10.30-11.00 LANCIO TRACCE
– 11.00-13.00 DIVISIONE IN GRUPPI
– 13.00-14.00 REPORT dei vari gruppi E RESTITUZIONE IN PLENARIA

👉- 14.00-14.30 PRANZO

👉POMERIGGIO 19 OTTOBRE (14.30-19.00)
14.30- 18.00 Analisi di fase plenaria del movimento e del contesto attuale:
18.00- 19.00 GRUPPI DI AFFINITÀ (SPAZIO LIBERO E AUTOGESTITO DI DISCUSSIONE).
******************************
19.00- 00.30 APERITIVO + PERFORMANCES + MUSICA
***************************
💥 H.20.00 MARINA SENESI in DOPPIO TAGLIO
💥H.20.30 NINÌ- CONFINI
💥H. 21.00 GIORGIA FRISARDI in LUCIDA RABBIA
💥H.22.00 SIS ISABELLA (NIGERIAN&AFRO MUSIC DJ SET)
💥H.22.30 PLAYGIRLS FROM CARACAS (DJ SET)

DOMENICA 20 Ottobre
MATTINA  (10.00-15.30)
10.00-13.00 Assemblea plenaria su forme di organizzazione verso e oltre il 23N.
13.00- 13.30 PRANZO
13.30-15.30 Report finale dei vari tavoli e delle due plenarie.
Proposte e Chiusura.

FORMAT OSPITALITÀ 

AAA siamo ufficialmente in overbooking per l’ospitalità! Stiamo provando a sistemare le richieste che ci sono giunte, entro pochi giorni riceverete informazioni su dove alloggerete (e l’occorrente per la sistemazione es. sacco a pelo, stuoino etc). Per le persone che si iscrivono da oggi in poi e richiedono ospitalità, purtroppo non possiamo più garantire posti e invitiamo quindi a provvedere autonomamente. Vi invitiamo comunque a compilare il format. Qualora dovessero uscire altri posti vi aggiorneremo…Daje che saremo tantissim*!

Ci vediamo a Napoli! Ancora e sempre saremo marea!

#VERSOIL23NOVEMBRE
#AGITAZIONEPERMANENTE

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