26 novembre tuttə a Roma – Non Una Di Meno! BASTA GUERRE SUI NOSTRI CORPI – RIVOLTA TRANSFEMMINISTA!

Il prossimo 26 novembre scendiamo in piazza convintə che la lotta contro la violenza patriarcale non può prescindere dall’opposizione alle guerre sui nostri corpi:

🟣 È la guerra che ha come scenario il chiuso delle case e delle relazioni, ma non è una guerra privata: è l’espressione terribile e estrema della violenza strutturale contro le donne e le libere soggettività. Dall’inizio del 2022 sono 91 in Italia i femminicidi, lesbicidi e transcidi.

🔴 È la guerra combattuta sul campo, aperta dall’invasione russa dell’Ucraina, una guerra che ci coinvolge e ci riguarda tuttə, non solo perché mai come ora la sentiamo vicina e incombente. Violenze, lutti, stupri, distruzione segnano le vite di chi fugge e di chi resta a seconda dei ruoli imposti e cristallizzati dal binarismo di genere, riducendo le donne a terreno di conquista.

La guerra riapre in modo strumentale e ipocrita il tema dell’accoglienza in Europa su base etnica e identitaria occultando la realtà di sfruttamento e ricatto dell’immigrazione – soprattutto femminile – e rafforzando i già inquietanti criteri di merito per la selezione all’ingresso e per l’accesso alla cittadinanza sociale.

🟠 È la stessa guerra che si intensifica sui vari fronti già aperti nel mondo (Afganistan Kurdistan, Palestina, Yemen, …), una guerra volta alla definizione del nuovo ordine mondiale e che mette questi stessi fronti a sistema nello scontro tra potenze emergenti e in declino; affermando la logica patriarcale del più forte, con le bombe e la minaccia atomica, con la deriva autoritaria e antidemocratica da Est a Ovest; approfondendo violenza, discriminazione e oppressione prima di tutto sui corpi delle donne, delle soggettività fuori norma, dissidenti, migranti.

🟢 È la guerra che ridisegna l’economia e il welfare in funzione del riarmo e della mobilitazione bellica e che cancella le priorità imposte dalla crisi economica, sociale e climatica. Carovita, disoccupazione, povertà sono l’altra faccia della siccità, dell’avvelenamento ambientale, della crisi alimentare, della pandemia tuttora in corso: colpiscono gli strati più fragili della popolazione ma diventano effetti collaterali accettabili e si trasformano in armi contro poverə, giovani, donne, migranti.

Si concretizza nella guerra al reddito di cittadinanza (la cui platea è a maggioranza femminile, e che è già pesantemente condizionato e familistico); con il contingentamento energetico domestico a favore delle imprese; con l’enfasi sulla natalità come dovere civile ma senza alcuna previsione di investimento sui salari e sul welfare pubblico; attraverso la sostituzione dei diritti umani, sociali e civili con il merito come meccanismo di selezione che legittima e acuisce disparità, disuguaglianze e meccanismi di oppressione.

📛 È la guerra dichiarata ai nostri corpi desideranti e autodeterminati, e che ne fa nuovamente un campo di battaglia. Violenza patriarcale istituzionalizzata e cultura dello stupro sono il presente da ribaltare.

L’affermazione elettorale della destra antiabortista, razzista e ultraconservatrice porta al governo chi in questi anni nelle amministrazioni regionali e in Parlamento ha negato l’accesso all’aborto chirurgico e farmacologico; la possibilità di autodeterminazione di donne e persone lgbtiaq+, anche nell’ambito dei percorsi di affermazione di genere. Una guerra che nega la violenza omolesbobitransfobica e che si oppone all’educazione alle differenze e sessuale nelle scuole agitando lo spettro di una inesistente “ideologia gender”. A questa linea programmatica da seguito l’istituzione del Ministero per la famiglia, la natalità e le pari opportunità affidato a Eugenia Roccella.

‼️L’attacco all’aborto legittima la violenza patriarcale nelle case, nello spazio pubblico, nei posti di lavoro e di formazione, in rete, nei media, riaffermando come principio la subalternità delle donne e delle persone con utero, e con esse delle soggettività non binarie e fuori norma.

È la battaglia identitaria principale della destra autoritaria.

L’Italia del governo Meloni non si sottrae a questo schema e si allinea a Polonia e Ungheria, agli Usa di Trump e dei gruppi ultracattolici, ai regimi autoritari, anche nella criminalizzazione di stili di vita e comportamenti ritenuti “devianti”, nell’ambito di una lettura delle giovani generazioni pericolosa e stigmatizzante. Esemplare risulta infatti l’urgenza con cui è stato proposto il decreto anti-rave, utilizzato strumentalmente per limitare spazi di libertà “fuori mercato” e di agibilità politica.

In questo contesto polarizzato, scardiniamo i binarismi, facciamoci spazio, attraversiamo il campo di battaglia per ribaltare i piani!

📣 Chiamiamo tuttə a scendere in piazza per fermare le guerre sui nostri corpi, per opporre alla militarizzazione delle vite, la rivolta transfemminista contro la violenza, l’oppressione e la povertà. Per fare dell’autodeterminazione un terreno di lotta in avanti, per fare dell’autodifesa una pratica collettiva di resistenza alla violenza.

Perché se non possiamo ballare, non è la nostra rivoluzione!

💥Per questo, l’irruzione sulla scena della rivolta delle donne iraniane sovverte i termini dello scontro e rovescia i ruoli. Rimette al centro l’autodeterminazione come terreno di conflitto e di trasformazione. Ci indica con chiarezza cosa ci è nemico e ci insegna a chiamarlo per nome, a disvelare quanto la violenza sia esperienza quotidiana, strumento di governo e controllo dei nostri corpi, riconnettendo le resistenze femministe e transfemministe riprendendo il grido delle combattenti curde Jin Jiyan Azadì – donna vita libertà.

⚧ Il 20 NOVEMBRE saremo nelle piazze e nelle iniziative per il TdOR- Trans Day of Remembrance per aprire la settimana di mobilitazione contro la violenza patriarcale verso il 25 novembre.

🌊 IL 26 NOVEMBRE A ROMA SARÀ MAREA contro le guerre sui nostri corpi, sarà un corteo autodeterminato, le assemblee territoriali di Non Una Di Meno sono lo spazio condiviso di organizzazione del corteo.

⚠️ Sarà una manifestazione senza spezzoni né bandiere, dai due camion organizzati il microfono sarà aperto alla molteplicità delle voci che la compongono. Invitiamo le rappresentanti politiche a rimanere in ascolto e non occupare lo spazio mediatico della manifestazione, diamo indicazione alle strutture partitiche, sindacali e organizzate di rispettare le indicazioni date.

Porteremo in piazza la voce di chi non ha più voce e di chi vede la propria voce invisibilizzata, sommersa, ricattabile. Saremo in piazza anche per chi non potrà esserci, per chi vive una condizione di privazione forzata della libertà; per le donne e le soggettività detenute, quelle rinchiuse nei CPR o ‘contenute’ nei reparti e nelle cliniche psichiatriche. Perché nessuna dovrebbe restare sola!

IL 27 NOVEMBRE CI RITROVEREMO IN ASSEMBLEA NAZIONALE presso la facoltà di lettere di Roma 3 per discutere, intrecciare le lotte e organizzare la rivolta transfemminista verso l’8 marzo e oltre.

🔥 Scateniamo assieme tutta la nostra rabbia erotica, sempre mossə dal desiderio!!

L’UNICO CARICO RESIDUALE CHE CONOSCIAMO È IL PATRIARCATO!

NON UNA DI MENO

TAVOLO VIOLENZA E AUTODETERMINAZIONE – ASSEMBLEA NAZIONALE 29-30.10.2022

LAVOLO VIOLENZA E AUTODETERMINAZIONE

Ecco le tracce dei tavoli di discussione per l’ ASSEMBLEA NAZIONALE di NON UNA DI MENO a Reggio Emilia!

Lo scoppio della guerra in Ucraina lo scorso 24 febbraio ci ha travoltə mentre ancora raccoglievamo i cocci della pandemia e della sua disastrosa gestione. Il successivo otto marzo, giornata di sciopero transfemminista transnazionale, siamo scesə in piazza sostenendo che “la guerra è la più alta espressione della violenza patriarcale”, per rivendicare la nostra scelta di essere fuori dai binari imposti, rifiutandoci di prendere parte all’uno o all’altro schieramento, consapevoli che la guerra del capitale colonialista, in qualsiasi parte del mondo venga combattuta, ricade rovinosamente sulle vite delle popolazioni, a partire da chi è in situazione di maggiore oppressione sociale ed economica.

Durante il nostro sciopero, e in questi mesi che si sono succeduti, abbiamo dichiarato in ogni piazza la nostra ferma e convinta “opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo” e al loro legame con il capitalismo classista, razzista e abilista che tutto e tuttə usa e consuma. Sappiamo anche che è la violenza patriarcale il filo rosso che attraversa e collega tutti gli spazi che viviamo, pubblici e privati. Una violenza che si esprime in molteplici forme: intrafamiliare, lavorativa, economica, psicologica; violenza sui corpi, violenza climatica e ambientale, violenza sulle libere soggettività.

Il conservatorismo europeo e mondiale ha stretto la sua morsa rendendo ancor più evidenti ed esplicite le politiche che alcuni Stati perseguono: un familismo basato sulla rigidità dei ruoli binari padre – madre e che si riferisce a un modello ipotetico di “famiglia tradizionale”, ma che nella realtà costruisce il modello di famiglia mono nucleare eteronormata funzionale al capitalismo; l’imposizione della maternità che prende in considerazione le persone con utero come strumento di concepimento ma non considera la genitorialità; una forte misoginia espressa nella narrazione di donna-vittima da proteggere; la crescente omolesbobitransfobia e, ribadiamo, misoginia che vede nell’impedimento di scegliere sui nostri corpi e sulle nostre vite l’intento di governarci e controllarci; l’incedere bellicista della corsa al riarmo con la guerra che così permea dai luoghi di conflitto ai nostri territori.

La sensazione di impunità che moltə cittadinə provano dal risultato elettorale, sta facendo sì che diventi sempre più sfacciata e violenta la difesa e la rivendicazione dell’intramontabile orizzonte ideologico fascista: “dio, patria, famiglia”. Abbiamo chiaro di non aver avuto mai governi definibili femministi né alleati, ma è altrettanto chiaro che il livello diffuso di conflitto nei nostri confronti è destinato a crescere, sia politicamente che socialmente, così come la nostra oppressione.

Il governo fascista ultra-conservatore esprime il suo programma politico reale attraverso l’istituzione di ministeri e ministri i cui nomi non lasciano dubbi sugli intenti: e ancora e di nuovo, sotto attacco siamo noi. Siamo noi, donne che rifiutano di essere vittime e madri, persone razzializzate, persone appartenenti alla comunità LGBTQIAP+ che rivendicano la propria esistenza e pretendono diritti, migranti costantemente criminalizzatə e respintə da confini armati, persone con abilità differenti e quindi non performanti secondo la prospettiva del capitale ultra conservatore, e tuttə coloro che il sistema eteropatriarcale dell’uomo bianco etero e cis addita come da raddrizzare, riallineare, cancellare o semplicemente usare.

💥Al loro agire continueremo a rispondere che il nostro posto nel mondo siamo noi a deciderlo e che qui, come in ambito transnazionale, la lotta femminista e transfemminista si è già messa in moto: in Iran dove coraggiosissime giovani donne sfidano lo stato teocratico e fascista; in Siria del Nord e Iraq dove le compagne continuano a difenderci tuttə da un modello di mondo che non ci appartiene e non vogliamo più, perdendo spesso la loro vita in nome dell’uguaglianza tra le genti; negli USA dove le persone con corpi gestanti non hanno paura di dire “abbiamo sempre abortito, continueremo a farlo, che vi piaccia o no”; in Polonia e in Ungheria dove la resistenza di chi si oppone a leggi misogine e omolesbobitransfobiche è sempre più aspra. E le sorelle in Afghanistan, Palestina, Sud America, Africa da sempre e sempre di più lottano per la loro autodeterminazione e per difendere loro i territori.

In questo momento #nonunpassoindietro deve essere la base da cui partire per rilanciare le nostre idee, le nostre parole, le nostre pratiche, le nostre rivendicazioni. L’intersezionalità, che è fondamento di Non Una di Meno, deve essere ribadita con decisione e spiegata con parole chiare, che possano arrivare fuori dal movimento. È il momento di costruire alleanze e reti che permettano, tra le altre cose, di rendere visibile quanto la violenza patriarcale sia strutturale e infestante.

🔥 Andiamo verso un 26N che non dovrà essere una ritualità, ma dovrà rappresentare il culmine di un percorso fatto insieme, costruito collettivamente e rappresentato su tutto il territorio in maniera univoca. Sulla base di queste premesse, in prospettiva del 26N e oltre, ci poniamo diverse domande per riflettere in modo condiviso e collettivo su quali strumenti costruire, quali strategie e intersezioni di lotta attuare, quali nuovi inediti immaginari creare per essere anche noi parte di questa resistenza e lotta femminista e transfemminista globale, per cacciare indietro ogni tentativo di decidere per noi, su di noi, contro di noi.

Per combattere tuttə insieme quello stesso nemico che si manifesta sotto varie spoglie e forme: il patriarcato e la violenza insita nella sua propagazione. Ma anche per immaginare insieme il mondo per come lo vorremmo davvero, per dover smettere di difenderci. Partendo da quel concetto di autodeterminazione che significa per noi partire da sé, per costruire un mondo che comprenda l’esistenza e l’espressione di tuttə.

La violenza maschile contro le donne e di genere nel nostro paese continua a crescere. I femminicidi e i trans*cidi, raccontati ad oggi dal nostro osservatorio, non sono percepiti come un problema sociale e culturale ma come un aspetto del pacchetto “violenza, sicurezza, immigrazione”, dunque:

• Quali nuovi strumenti darci per superare questa visione, sempre più diffusa, nell’opinione pubblica? Come portare alla luce le contraddizioni sulle quali la logica securitaria vince su tutto, anche quando quel tutto sono le nostre vite? Come portare in evidenza i dati reali delle violenze in Italia e sottrarre così la violenza di genere dai temi della propaganda razzista e fascista?

• Quali nuove alleanze intessere, su quali obiettivi, con vecchi e nuovi complici (C.A.V., realtà femministe e comitati territoriali)?

• Come riaffermiamo in questo contesto, nazionale e transnazionale, che noi donne e libere soggettività non vogliamo “essere salvate” o che ci venga detto come e cosa ci farebbe stare in salvo, ma che si impari a riconoscere gli strumenti di fuoriuscita dalla violenza e autodeterminazione che abbiamo e stiamo costruendo in autonomia?

• Come condividiamo fra noi e oltre noi gli strumenti di sottrazione alla violenza e di sostegno reciproco?

• Come reagire collettivamente di fronte alla violenza istituzionale che si attua sui confini, nei tribunali, nelle questure, presso i servizi sociali e nella scuola?

• Le prime proposte di legge/modifica di legge di questo governo sono tutte rivolte ad arginare, impedire, finanche criminalizzare la scelta libera e la consapevolezza sui nostri corpi e sulle nostre vite, con un attacco frontale al diritto di aborto. Come rendiamo l’autodeterminazione terreno di conflitto e opposizione?

• Come decliniamo in questa nuova fase il nostro “molto più di 194”? Quali strumenti e alleanze mettiamo in campo per renderlo concreto e realizzabile?

• La campagna “Sensibile Invisibile” su endometriosi, vulvodinia, fibromialgia e neuropatia del pudendo, ha messo in luce delle patologie non riconosciute dal SSN. È possibile ripartire da qui per costruire nuove tutele per chi soffre di malattie croniche, anche tramite il nostro lavoro sui territori?

• Come immaginare collettivamente l’approccio che vorremmo alla nostra salute anche al di là della questione riproduttiva?

• Come resistere collettivamente e singolarmente alla violenza sui luoghi di lavoro e della forma lavoro stessa della contemporaneità? Come resistere al lavoro che sfrutta, che uccide?

Le soggettività LGBTQIAP+ sono nel mirino del nuovo governo di destra sulla scia di quello che accade in Polonia e Ungheria. Non solo si rimettono in discussione le poche istanze sui diritti approvate in questo paese, ma si sta iniziando una vera e propria lotta alle “teorie gender” che passa attraverso la scuola, con lo slogan molto funzionale quanto ipocrita del “giù le mani dai bambini”. Anche prima del nuovo governo, l’Italia non brillava per i diritti delle persone LGBTQIAP+, il DDL-Zan, che appoggiavamo solo ed esclusivamente al grido di “molto più di Zan”, ne è una dimostrazione.

Non solo, in questa campagna elettorale i partiti che si identificavano a sinistra avevano punti sui diritti LGBTQIAP+, ma puntavano soprattutto al “matrimonio egualitario”, che era lo slogan più gettonato, tralasciando tematiche che sono nel nostro paese estremamente urgenti, come una legge che sancisca l’autodeterminazione delle persone trans e vieti psichiatrizzazioni, patologizzazioni e l’intervento chirurgico su bambinə intersex, dando seguito alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 febbraio 2019 che tra le altre recitava: “condanna fermamente i trattamenti e la chirurgia di normalizzazione sessuale; accoglie con favore le leggi che vietano tali interventi chirurgici, come a Malta e in Portogallo, e incoraggia gli altri Stati membri ad adottare quanto prima una legislazione analoga”.

• Dato che abbiamo la consapevolezza che durante questo governo sarà impossibile immaginare l’approvazione di leggi a favore delle persone LGBTQIAP+, possiamo immaginare di costruire rivendicazioni in linea con le nostre reali necessità, portando una particolare attenzione a specificità come quelle delle persone Intersex, bisessuali e asessuali, che spesso sono dimenticate e cancellate anche dalla comunità stessa?

• In linea con la scelta dello scorso anno di dedicare una settimana di lotta e manifestazioni dal 20 novembre, TDOR-Transgender Day of Remembrance, al 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, di genere e patriarcale, come ci immaginiamo di rilanciare questa importante connessione?

• “Giù le mani dai bambini” è uno degli slogan più efficaci delle destre sovraniste per negare di affrontare il tema delle identità affettivo sessuali nelle scuole. Possiamo immaginare una risposta efficace a questa idea che fare formazione nelle scuole possa essere un modo per confondere lə bambinə, invece che un modo efficace per fare informazione sulla sessualità e affettività? Come parlare delle effettive forme di violenza che le persone piccole subiscono e della loro invisibilizzazione?

QUALI SLOGAN E PAROLE D’ORDINE PER IL NOSTRO 26 NOVEMBRE DI LOTTA MA ANCHE E SOPRATTUTTO DI LIBERAZIONE PERSONALE E COLLETTIVA?

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‼️ Il 25 novembre é la giornata fissata a livello internazionale, ma per noi, come ogni ann,o il corteo nazionale si terrà a Roma di sabato, dunque il 26N!

TAVOLO SULLA GUERRA – ASSEMBLEA NAZIONALE 29-30.10.2022

GUERRA

Ecco le tracce dei tavoli di discussione per l’ ASSEMBLEA NAZIONALE di NON UNA DI MENO a Reggio Emilia!

La guerra in Ucraina sta radicalmente ridefinendo le condizioni in cui viviamo producendo effetti che vanno ben oltre l’Ucraina e si dispiegano su scala mondiale. Ad otto mesi dal suo inizio, la guerra in Ucraina si mostra come espressione più brutale dell’attacco patriarcale, presentandosi al contempo come nuova “normalità”. Una normalità fatta di violenze quotidiane, militarizzazione dei territori e delle vite, nazionalismo, razzismo, cristallizzazione dei “naturali” ruoli di genere, il rinsaldamento di modelli patriarcali di famiglia e società, l’invisibilizzazione di ogni lotta sociale e dissidenza. La guerra impone degli aut aut e restringe il campo di agibilità politica, a partire dalla libertà di criticare i governi per le scelte fatte.

Questo tavolo di lavoro nasce da due esigenze. La prima è confrontare diverse posizioni emerse negli ultimi mesi: la guerra in Ucraina è una guerra tra le altre? O costituisce una cesura rispetto al passato che riconfigura del tutto l’ordine globale e le condizioni in cui viviamo e lottiamo? La seconda è che questo dibattito riconosca che oggi nessuna battaglia femminista può prescindere dall’opposizione degli effetti della guerra sulle nostre vite, le nostre condizioni di lavoro, le possibilità di lottare.

È quindi indispensabile analizzare le conseguenze della guerra in ottica femminista e transfemminista, riflettere e ricercare possibili alleanze e pensare come, dal punto di vista operativo, possono/debbano cambiare le nostre pratiche di lotta.

• Quali sono gli effetti materiali della guerra in corso in termini di violenza patriarcale e di genere, di divisione sessuale del lavoro, salari e condizioni materiali di vita e lavoro di donne e persone LGTBQIPA+? Come caratterizziamo la prospettiva femminista e transfemmminista contro la guerra, a partire dalla condizione delle donne e delle persone LGBTQIAP+? Come creiamo connessioni tra le profughe che scappano dalla violenza della guerra, le donne e le persone LGBTQIAP+ che in Russia continuano a lottare contro l’oppressione di Putin e tra tuttx coloro che a causa della guerra nei prossimi mesi dovranno farsi carico dell’aumento del lavoro riproduttivo?

• La guerra come incide sulle nostre possibilità di organizzarci e lottare contro il patriarcato a livello transnazionale? In questo contesto cosa implica l’avanzata di governi nazionalisti e razzisti che fanno della famiglia, dell’attacco alle donne e alle persone LGBTQIAP+ il fulcro delle loro politiche?

• Come femministe e transfemministe, che pace vogliamo? Come possiamo riappropriarci del suo potenziale trasformativo e rivoluzionario, facendo della pace un terreno di lotta politica che sia all’altezza della sfida e della posizione per noi inedita di internità alla guerra?

• Contro cosa c’è da lottare sul nostro territorio, in Italia? A partire dalle responsabilità italiane, dall’implicazione diretta dell’Italia nei conflitti.

• Verso il 26N come fare del rifiuto della guerra un punto centrale della nostra lotta contro la violenza maschile e di genere? Come possiamo connetterci e articolarci con altre realtà e lotte a livello transnazionale? Come possiamo comunicare in modo chiaro la nostra prospettiva e quali termini possono esprimere il nostro rifiuto della guerra?

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‼️ Il 25 novembre é la giornata fissata a livello internazionale, ma per noi, come ogni ann,o il corteo nazionale si terrà a Roma di sabato, dunque il 26N!

TAVOLO ECOLOGIE POLITICHE – ASSEMBLEA NAZIONALE 29-30.10.2022

ECOLOGIE POLITICHE

Ecco le tracce dei tavoli di discussione per l’ ASSEMBLEA NAZIONALE di NON UNA DI MENO a Reggio Emilia!

In questo tavolo vogliamo proseguire, approfondire ed entrare nello specifico delle analisi che verranno presentate nella plenaria di apertura. A partire dalle riflessioni iniziate già in pandemia su come la crisi climatica, energetica ed economica non ricada in modo uguale su tuttə e su come le donne, in quanto storicamente responsabili della riproduzione sociale, siano colpite in modo particolare, vogliamo fare dei passi avanti e ragionare su come rendere l’ecologia politica parte integrante delle nostre analisi ed elemento fondamentale delle nostre rivendicazioni.

Vogliamo interrogarci su come la prospettiva ecologista ed ecofemminista può integrare le riflessioni e le lotte portate avanti in questi anni su lavoro e welfare, salute, violenza di genere, su come creare lotte intersezionali in questa fase e come partecipare a quelle che sono già in corso per creare contaminazioni e convergenze.

Qua sotto gli interrogativi a cui vogliamo dedicare spazio in questo tavolo, con l’obiettivo di darci degli strumenti concreti per poter inserire queste rivendicazioni all’interno delle nostre lotte, sempre mantenendo la nostra prospettiva femminista e transfemminista verso e oltre il 26 novembre.

• Cosa vuol dire avere un punto di vista femminista e transfemminista sulla crisi climatica, energetica, sociale ed economica? Come questa situazione impatta le nostre vite? Come evidenziare i nessi tra le diverse crisi che stiamo attraversando e i loro effetti in un modo che sia comprensibile a tuttə e che sia radicato nelle condizioni materiali ed esperienze vissute?

• Come creiamo un percorso di lotta che sappia tenere insieme l’impoverimento, la crisi ecologica, le conseguenze della guerra per uscire dalla retorica per cui c’è ogni volta un’unica e nuova emergenza da affrontare, che ci vorrebbero imporre governi e mass media? Come possiamo partire da noi, dall’impoverimento che stiamo vivendo nelle nostre vite, dalle esigenze delle persone, per allargare alle condizioni globali che ne sono causa e individuare le controparti? Quali rivendicazioni e prospettive possono contrastare questi fenomeni? Come parliamo di redistribuzione, reddito, salario minimo e welfare in questo contesto? Come questi temi possono diventare l’occasione di allargamento del nostro lavoro, conoscenza di nuove persone e costruzione di processi politici?

• Quali relazioni, contaminazioni, punti di incontro e pratiche comuni possiamo costruire con i movimenti ecologisti e con quelli che stanno nascendo contro il carovita (Fridays for Future, Extinction Rebellion, Ecologia politica, Riseup, Noi non paghiamo, Comitati teleriscaldati, GKN ecc)? Come ci poniamo rispetto a questi processi nazionali e non solo (Insorgiamo, Climate Social Camp, ecc)?

• Come inseriamo queste analisi e obiettivi politici nel percorso verso e oltre il 26 novembre, senza diluire e perdere la nostra lente sulle diverse forme di violenza maschile contro le donne e di genere? Quali rivendicazioni fondamentali vogliamo portare in piazza a partire dalle riflessioni di questo gruppo? Come costruiamo una mobilitazione ampia e attraversabile su questi temi, mantenendo saldo il punto di vista radicale e la specificità femminista e antisessista che ci caratterizzano?

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‼️ Il 25 novembre é la giornata fissata a livello internazionale, ma per noi, come ogni ann,o il corteo nazionale si terrà a Roma di sabato, dunque il 26N!

ASSEMBLEA NAZIONALE di NON UNA DI MENO 29-30 ottobre 2022 – Reggio Emilia

💥 Assemblea nazionale NON UNA DI MENO 💥
Reggio Emilia 29-30 ottobre 2022

🟣 Sabato 29 e domenica 30 ottobre ci troveremo da tutta Italia a Reggio Emilia per l’assemblea nazionale di Non Una Di Meno. Per rilanciare la sfida di tessere ancora insieme tutti i frammenti di lotte quotidiane, molteplici e necessarie, continuare a portare avanti un piano di iniziativa collettivo e condiviso, perché del grido femminista e transfemminista che ci unisce c’è più che mai bisogno: Non Una di Meno!

Link per iscriversi in presenza o online: http://tinyurl.com/mry53ksm

✨ L’assemblea é il momento politico e di socialità dove condividiamo la nostra lettura e analisi della fase politica, ci confrontiamo sugli obiettivi politici, metodi e pratiche delle nostre lotte.

📍 L’assemblea si svolgerà presso l’Ostello della Ghiara, a Reggio Emilia, durante le intere giornate di sabato e domenica. Vi saranno gruppi di discussione alternati a momenti di assemblea plenaria.

⭕ L’assemblea é aperta a tuttə. Durante le discussioni collettive la priorità é data agli interventi dei nodi territoriali di Non Una di Meno, e a seguire a gruppi, associazioni, persone singole.

👇🏽 APPELLO DI LANCIO DELL’ASSEMBLEA 👇🏽

🔥 A sei anni dalla prima marea transfemminista a Roma, il 26 novembre 2016, ci troviamo oggi in uno scenario completamente mutato che ci impone di ridiscutere concetti, chiavi interpretative, strumenti e pratiche che per essere calate nel presente sempre più segnato da guerra, crisi sociale e climatica.

La lotta contro la violenza patriarcale deve fare i conti con queste profonde discontinuità, assume un senso nuovo e apre a connessioni e convergenze da esplorare e approfondire.

🟣 Prima la pandemia ha rimesso al centro il tema della riproduzione sociale come prioritario terreno di conflitto: la definitiva visibilizzazione del lavoro essenziale e di cura, gratuito o malpagato, e l’urgenza di politiche ridistributive della ricchezza, il ripensamento e rifinanziamento delle istituzioni della cura e del welfare pubblico, l’accesso alla salute su scala transnazionale.

🟢 La crisi climatica si afferma oggi non come scenario futuro ma come presente terribilmente reale, diretta conseguenza di un modello di sviluppo neoliberista, patriarcale e coloniale segnato dalla violenza, dallo sfruttamento dell’ecosistema e dei corpi, in contraddizione con la vita stessa.

🔴 Ci muoviamo nello scenario di una guerra come esito ultimo della crisi della globalizzazione che ridisegnerà gli equilibri in tutto il mondo, una ridefinizione segnata dal riarmo e dal pericolo atomico, dalla stretta autoritaria e antidemocratica profonda che colpisce prima di tutto i corpi di donne, migranti, persone LGBTQIA+ e poverə. Una guerra che si serve dell’approvvigionamento energetico come una delle leve principali.

📛 L’affermazione elettorale della destra razzista, antiabortista, familista e ultraconservatrice porta al governo chi in questi anni nelle amministrazioni regionali e in Parlamento ha attaccato l’accesso all’aborto, l’autodeterminazione di donne e persone LGBTQIA+ e nei percorsi di affermazione di genere, la liberazione dalle oppressioni delle norme imposte dal sistema per tuttə e fa continua propaganda razzista per avere i confini chiusi, per ridurre le tasse ai ricchi e togliere anche strumenti già minimi e insufficienti di autonomia economica, come il reddito di cittadinanza, e che riproduce uno schema sociale profondamente patriarcale, iniquo e classista. Allinea l’Italia al programma reazionario di Polonia e Ungheria e afferma un’idea di fortezza Europa sovranista e razzista.

❌ Si sposta così sempre più a destra l’asse in un conflitto interno che si scarica sui nostri corpi riproponendo in funzione identitaria il modello caro ai clerico-fascisti di Dio-Patria-Famiglia che abbiamo già visto rappresentarsi a Verona nel 2019 e come anche simbolicamente affermano le elezioni a Presidenti di Camera e Senato di un antiabortista ultracattolico come Fontana e di un nostalgico fascista come La Russa.

🔻Ci troviamo dunque a ripensare il nostro discorso politico, dopo sei anni intensi di lotte del movimento femminista e transfemminista ma in un contesto mutato che ci incalza.

🔻 Ripensare il discorso politico non può prescindere dal ripensare e rilanciare pratiche e forme organizzative adeguate alle sfide del presente, in grado di agire i conflitti sui territori e nello spazio politico pubblico, non solo sul terreno della resistenza ma per costruire nuovi immaginari che partano dai nostri bisogni e desideri.

🔻 Non può sfuggire dall’interrogarci sul moltiplicare convergenze e costruire percorsi e orizzonti comuni a partire da un approccio intersezionale fondato sulla materialità delle nostre esistenze, dal riconoscimento di privilegi e oppressioni che le percorrono, dall’attraversamento e dalla moltiplicazione di spazi di espressione politica larghi, non identitari nè appropriabili.

🔻 Chiamiamo donne, persone lgbtqia+, migranti, precariə, disoccupatə, attivistə per il clima e chi si riconosce in queste urgenze a costruire insieme le lotte per i mesi futuri e la mobilitazione nazionale del prossimo 26 novembre.

🔥 Per tutto questo ci vediamo a Reggio Emilia il 29 e 30 ottobre in una quantomai necessaria assemblea nazionale, per fare risalite tuttə insieme la marea verso e oltre il 26N.

#risalelamarea
#amoreerabbia
💜🔥✊🏼

ℹDi seguito la struttura della due giorni e alcune info tecniche! ℹ

✨ L’assemblea é il momento politico e di socialità dove condividiamo la nostra lettura e analisi politica, ci confrontiamo sugli obiettivi politici, metodi e pratiche delle nostre lotte.

L’assemblea si svolgerà presso l’Ostello della Ghiara, a Reggio Emilia, durante le intere giornate di sabato e domenica. Vi saranno gruppi di discussione alternati a momenti di assemblea plenaria.

ACCESSIBILITÀ
La lingua di lavoro é l’italiano. L’assemblea si tiene al piano terra e al primo piano, raggiungibile con ascensore accessibile. Sono disponibili bagni per persone con disabilità.

⭕ L’assemblea é aperta a tuttə. Durante le discussioni collettive la priorità é data agli interventi dei nodi territoriali di Non Una di Meno, e a seguire a gruppi, associazioni, persone singole.

➡ L’assemblea sarà divisa nei seguenti momenti:

SABATO 29 ottobre

H10:00-13:00 Plenaria introduttiva con un’analisi della fase politica e sociale

H14:00-18:00 Gruppi di discussione in parallelo.
-Violenza ed autodeterminazione
-Guerra
-Ecologie politiche

DOMENICA 30 ottobre

H10:00-16:00 Plenaria conclusiva a partire dal lavoro nei tavoli e verso e oltre il 26N

❤️‍🔥 Con AMORE E RABBIA ❤️‍🔥

Non una di meno

8 Marzo Sciopero contro la guerra, per il disarmo!

A pochi giorni dallo sciopero dell’8 Marzo, data in cui in tutto il mondo migliaia di donne e persone LGBTQAI+ si riverseranno per le strade, abbiamo assistito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e a un rischio di escalation, che ci chiama a ribadire con ancora più forza come sia necessario lottare collettivamente per rovesciare questa società neoliberista, patriarcale e razzista.

Lo sciopero femminista e transfemminista è la nostra risposta alla produzione e riproduzione di un sistema basato sulla violenza strutturale, di cui le guerre sono una delle espressioni più organizzate e intense. Per questo l’8 marzo quest’anno lo sciopero femminista e transfemminista sarà anche uno sciopero contro la guerra e contro il riarmo!

Dire no ai conflitti militari con una lettura femminista e transfemminista è riconoscere che sono il frutto di una violenza imperialista e di Stato ed espressione di rapporti di dominio, che impongono conseguenze pesantissime alle popolazioni coinvolte con differenze determinate dalle gerarchie sessiste, classiste e razziste. 

Rifiutiamo la censura e la narrazione eccezionalista, atlantista ed eurocentrica di questa guerra da parte dei media e delle forze politiche, che sminuisce gli altri scenari bellici mondiali e al tempo stesso nasconde le radici di questo conflitto e le violenze che dal 2014 si consumano nelle regioni del Donbass, e che ci vorrebbe schierate da una parte o dall’altra delle due potenze mondiali in competizione per affermare il proprio potere.

Non accettiamo di stare con Putin che usa la violenza di stato e il nazionalismo con le parole d’ordine di casa, patria e famiglia, per rinsaldare quel contrattacco patriarcale che abbiamo contrastato durante la pandemia. Non accetteremo mai di stare con la NATO che ancora una volta si nasconde dietro a presunti valori democratici per giustificare una nuova corsa agli armamamenti e nuove sanzioni, che di certo non colpiranno nè Putin nè gli oligarchi russi,ma che stanno già colpendo la popolazione civile. Non accetteremo mai di schierarci a fianco di chi, anche in Ucraina, utilizza il nazionalismo come strumento di costruzione identitaria e di oppressione e discriminazione. Non accettiamo quanto sta facendo il nostro Governo,  che invia armi a un Paese in conflitto alimentando l’escalation militare, e pensiamo che oggi più che mai debba essere messa in discussione la sudditanza alla Nato, visti gli evidenti effetti devastanti di un vero e proprio colonialismo militare sui nostri territori.

Le conseguenze saranno gravi anche in Europa e acuiranno una nuova pesantissima crisi economica globale sulla crisi innescata dalla pandemiapadA pagare saranno i poveri, le donne, chi rifiuta i ruoli di genere, le persone migranti bloccate ai tanti confini, usate come armi in una guerra vecchia come il mondo eppure sempre nuova.

Dietro questi schieramenti vediamo il tentativo di tutte le parti di ristrutturare con la forza un ordine che continua ad essere violento, e di affermare il controllo su territori e risorse strategiche, come l’Ucraina, riconfermando la centralità che le politiche estrattiviste continuano ad avere anche nella “transizione verde”.

La guerra russo-ucraina sta azzerando il già problematico progetto di rilancio economico europeo, avviato con NextGeneration Eu e con il PNRR. E l’emergenza climatica, ormai conclamata, scala di nuovo nell’ordine delle priorità: l’approvvigionamento energetico impone il ritorno al carbone, alle fonti fossili e al nucleare per garantire continuità allo sviluppo capitalistico, anche se tutto questo è palesemente incompatibile con la vita del pianeta. L’Italia intanto, sull’onda di una mozione guerrafondaia e dalle conseguenze sociali devastanti, torna in stato di emergenza per consentire a un governo senza opposizione di agire con le mani libere per contenere i danni sulla macchina produttiva.

Ci opponiamo all’uso della forza militare, diretta e indiretta, da parte dell’UE per la risoluzione di questo conflitto, perché sappiamo che questi interventi non hanno mai portato pace, ma solo altre violenze e devastazioni: lo abbiamo visto in Siria, in Afghanistan, in Iraq, in Libia. Il riarmo dei Paesi dell’Unione Europea segna una nuova fase politica di fronte alla quale non possiamo rimanere in silenzio. Ci opponiamo all’aumento delle spese belliche che tolgono finanziamenti e risorse al welfare, all’istruzione, al sistema sanitario e a tutti quei settori che sono usciti distrutti da questi anni di pandemia. Siamo con tuttx quellx che non si riconoscono e si oppongono alle alleanze belliche. Ci opponiamo con forza alla logica di un’accoglienza diversificata per i profughi, che respinge o accetta in base al colore della pelle e alla nazionalità di provenienza.

Respingiamo la rappresentazione interventista e iper semplificata che stanno facendo televisioni e giornali e che diventa ogni giorno più propaganda di guerra (nonostante la pandemia ancora in corso), forzando l’opinione pubblica a schierarsi pro o contro le parti in causa. Questo riduce l’agibilità di chi si pone contro questa guerra riconoscendo la complessità del quadro, e sta portando al tentativo di annientamento e censura di tutto ciò che è riconducibile alla Russia.

Ci opponiamo inoltre all’uso di categorie patologiche per spiegare quanto è in corso in Ucraina. Così come la violenza di genere non origina da improvvisi raptus ma da un sistema patriarcale che l’alimenta, altrettanto la guerra non può essere ricondotta a disturbi psichiatrici di un singolo (capo di Stato), ma necessariamente riportata alla sua dimensione di scontro tra interessi e sistemi di potere.

Siamo dalla parte delle donne e persone LGBTQIA+ che sono più esposte a violenza e stupri mentre sono costrette a reggere un tessuto sociale e un welfare già in crisi dopo la pandemia e il cui peso ricade ancor più su di loro durante un conflitto. Siamo dalla parte dellx bambinx, dellx anzianx e tuttx coloro che subiscono la guerra.

Siamo con lx migranti, perché la libertà di movimento è l’espressione del rifiuto alla violenza, ancor più quando si fugge da territori di guerra. Sappiamo che l’UE che oggi vuole accogliere i profughi Ucraini, è la stessa che ieri faceva morire i migranti ai confini della Polonia e sulla rotta balcanica e che continua a portare avanti politiche razziste chiudendo i confini a molti migranti o studenti razzializzati. Lo sciopero dell’8 marzo è anche uno sciopero per la libertà di movimento che chiede da sempre un permesso di soggiorno europeo, libero ed incondizionato.

Siamo con le sorellə ucrainə in Italia. La comunità Ucraina in Italia comprende 248 000 persone, l’80% delle quali sono donne. Moltissime di queste lavorano in nero, in condizioni di emarginazione e sfruttamento, quelle stesse che oggi rendono difficile per loro produrre i documenti necessari per poter accogliere le loro persone care in fuga dalla guerra.

Siamo con le femministe russe e con tutt* coloro che in Russia si stanno ribellando al governo autoritario di Putin, sfidando la repressione più dura, e con tutt coloro che vengono arrestat* perché protestano contro questa manifestazione estrema della violenza.

Il nostro sciopero vuole ribaltare anche il concetto egemonico di pace: in un sistema capitalista e neoliberista la pace è gerarchia, è oppressione, è sfruttamento, è individualismo e atomizzazione sociale. Uno sciopero femminista e transfemminista transnazionale contro la guerra è più che mai necessario per far risuonare la nostra potenza nelle piazze che ci saranno l’8 marzo e oltre contro l’intensificazione della violenza patriarcale.

Siamo con chi in tutto il mondo resiste e si organizza per ribaltare queste condizioni e per immaginare e costruire altri modi di vivere e altri futuri.

Con amore e rabbia

“Siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo. Siamo il futuro che prevarrà” (dal manifesto delle femministe russe) 

Lo sciopero femminista e transfemminista è per tutt!

*Foto di Sara Graziani

Qui le –>città in mobilitazione in tutta Italia

VADEMECUM NON UNA DI MENO PER LO SCIOPERO 8 MARZO 2022

Lo sciopero è un diritto

L’art. 40 della Costituzione dichiara: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. Lo sciopero dunque è un diritto di rango costituzionale in capo a ogni lavoratrice e lavoratore sebbene, negli anni, abbia subito limitazioni che ne hanno intaccato la potenza e l’emergenza sanitaria venga utilizzata come ulteriore motivo di pesanti restrizioni all’esercizio del diritto.  Anche per questo motivo, scioperare e rivendicare nuovi diritti rappresenta un elemento di rottura imprescindibile. Durante lo sciopero il rapporto di lavoro è sospeso, di conseguenza, anche la prestazione lavorativa da parte della lavoratrice e la retribuzione da parte del datore di lavoro.

8 marzo 2022 – Sciopero generale di 24 ore, settore pubblico e privato

Anche quest’anno, per l’8 marzo, Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore, dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato; a partire dalla convinzione che l’astensione dal lavoro produttivo sia un’articolazione fondamentale dello sciopero  transfemminista (qui puoi leggere la lettera aperta di Non Una di Meno)

A oggi lo sciopero è stato proclamato da diversi sindacati di base. Sul blog  potrai trovare  le proclamazioni  inviate alla Commissione di Garanzia per lo sciopero.

Nelle 24 ore del giorno 8 marzo 2022, quindi, tutte le lavoratrici sia del pubblico impiego che del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale. Il che significa che puoi scioperare anche se nel tuo luogo di lavoro non c’è un sindacato di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato (se vuoi saperne di più clicca qui).

La comunicazione dello sciopero arriverà all’azienda direttamente dalla Commissione di Garanzia, dalla Regione o dall’associazione datoriale alla quale l’azienda fa riferimento.

È comunque possibile, soprattutto per il comparto privato, che qualche datore di lavoro non riceva la comunicazione o neghi di averla ricevuta. In tal caso, controlla le comunicazioni affisse in bacheca, se non compare, richiedila al tuo responsabile del personale o contattaci per avere una copia dell’indizione e dell’articolazione dello sciopero nel tuo settore, così da poterla affiggere direttamente sul posto di lavoro.

È anche possibile, data l’estrema frammentarietà del mondo del lavoro contemporaneo, che in qualche luogo di lavoro privato – soprattutto tra quelli che non fanno riferimento alle maggiori confederazioni padronali – non sia stato indetto lo sciopero. In questo caso, rivolgiti al nodo di Non Una di Meno della tua città o a quello a te più vicino: è possibile provvedere all’indizione – tramite i sindacati – fino al giorno prima dello sciopero (fatta eccezione per i posti di lavoro sottoposti a L.146/90, i cosiddetti servizi pubblici essenziali, per i quali è necessario inviare la comunicazione al datore di lavoro almeno 10 giorni prima).

Scuole statali, ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali, dato l’elevato numero e la capillare diffusione sul territorio, ricevono comunicazione dello sciopero tramite una Circolare che il MIUR (nel caso delle scuole statali) e la Regione (per ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali) sono tenuti a inviare in ogni singola scuola e a ogni direzione di ente ospedaliero e/o ASL.

Nonostante la proclamazione sindacale dello sciopero, con relativa pubblicazione sul sito della Commissione di Garanzia Sciopero (http://www.cgsse.it), avvenga con largo anticipo rispetto alla data prevista, queste circolari spesso arrivano a ridosso dello sciopero o non arrivano e alle lavoratrici viene detto che non possono scioperareNon solo le lavoratrici possono scioperare, ma è bene segnalare, attraverso la casella di posta elettronica di Non Una di Meno, dove questo accade, per procedere, là dove si persista, con una diffida sindacale.

La Circolare del MIUR verrà comunque pubblicata sul sito appena emanata, in modo da poter essere presentata in ogni scuola dalla stessa lavoratrice. Per la sanità pubblica, essendo le Circolari regionali, ci si può rivolgere al nodo di Non Una di Meno del territorio di appartenenza.

La lavoratrice non è tenuta a dichiarare preventivamente all’azienda la sua adesione allo sciopero, dunque non occorre alcuna comunicazione personale.

Nel settore sanità, la copertura parte dal primo turno della mattina dell’8 marzo e finisce all’inizio del primo turno della mattina del 9 marzo; tutte le lavoratrici possono quindi scioperare indipendentemente dal turno cui sono adibite: sia la mattina, sia il pomeriggio che la notte.

Nel caso del trasporto pubblico locale l’articolazione delle ore di sciopero, così come delle fasce protette, può variare da città a città. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario e attività ferroviarie: dalle ore 21.00 del 07/3 alle ore 21.00 dell’ 08/3, per il comparto autostrade dalle ore 22.00 del 07/3 alle ore 22.00 dell’08/3. Per il Trasporto aereo, dalle ore 10.00 alle ore 14.00.

Per il settore dei Vigili del Fuoco, lo sciopero nazionale è così articolato: personale operativo dalle ore 9,00 alle ore 13,00 (4 ore senza decurtazione); personale giornaliero o amministrativo (intera giornata).

Restrizioni Al Diritto Di Sciopero: Facciamo Chiarezza

Sciopero nei servizi pubblici essenziali L. 146/90

La legge 146 del 1990 disciplina il diritto di sciopero per i servizi pubblici essenziali, cioè quelli volti a garantire il diritto alla vita, alla salute, alla libertà, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione e alla libertà di comunicazione.

I servizi per cui la legge disciplina tale diritto, quindi, sono molti e diversi tra loro: i più noti – per la loro vicinanza alla vita quotidiana della maggior parte delle persone – sono la sanità, i trasporti pubblici urbani ed extraurbani, l’amministrazione pubblica, le poste, la radio e la televisione pubblica e la scuola; ma devono essere garantiti anche i servizi di raccolta dei rifiuti, l’approvvigionamento di energie, risorse naturali e beni di prima necessità.

In tutti questi ambiti il diritto allo sciopero, quindi, non è assoluto ma relativo alla possibilità di garantire alcuni diritti dei cittadini.

Per questo motivo, per tutti i servizi sottoposti a L. 146/90, devono essere previsti i contingenti minimi di personale tramite contrattazione integrativa o accordo sindacato/azienda. È in capo al datore di lavoro il diritto/dovere di individuare le/i dipendenti da inserire nei contingenti minimi e inviare loro entro 5 giorni dalla data dello sciopero la comunicazione di “esonero dallo sciopero”, ovvero di recarsi in servizio il giorno dello stesso.

Qualora la dipendente inserita nei contingenti minimi abbia intenzione di scioperare, deve inviare entro 24 ore dal ricevimento dell’ordine di prestare servizio una comunicazione all’azienda della volontà di aderire all’astensione e, quindi, di essere sostituita.

L’azienda ha il dovere di verificare la possibilità di sostituzione della dipendente. Solo nel caso tale sostituzione non fosse possibile è ammissibile il rifiuto al diritto. In ogni caso, l’azienda deve comunicare alla dipendente di averla sostituita o meno, quindi se può scioperare o se deve lavorare.

Le aziende che erogano il servizio che lo sciopero potrebbe far venir meno, inoltre, sono obbligate con almeno 5 giorni di anticipo a dare comunicazione all’utenza sulle modalità e gli orari dei servizi essenziali garantiti.

Ricordati che il diritto allo sciopero è un diritto individuale in capo a ogni singola lavoratrice e lavoratore, sancito e garantito dalla Costituzione Italiana, e il cui esercizio non può essere precluso e/o limitato (se non per quanto riguarda le modalità di erogazione dei servizi di pubblica utilità di cui ai paragrafi precedenti).

Per chiarire qualsiasi dubbio o segnalare eventuali abusi al tuo diritto di scioperare contattaci a questa e-mailnudmsciopero@gmail.com

Proveremo a rispondere alle tue richieste e a darti supporto.

Questo vademecum verrà costantemente aggiornato con eventuali ulteriori restrizioni e/o diverse articolazioni, imposte dalla Cgsse in virtù del persistere dell’emergenza sanitaria.

REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM-GENNAIO 2022-COMUNICAZIONE, PRATICHE E PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALL’8 MARZO

A partire dal riconoscimento dell’importanza politica centrale della comunicazione, l’assemblea si è soffermata sulla necessità di tenere insieme da un lato il racconto critico dell’esistente, dall’altro le pratiche che vogliamo mettere in atto per costruire un’alternativa. Vogliamo comunicare le nostre analisi, prospettive, rivendicazioni e contenuti in modo semplice e accessibile, calato nella realtà quotidiana che viviamo, perché tuttə possano riconoscervisi. 

A questo scopo e per rilanciare il movimento, sentiamo il bisogno di un immaginario comune che dia prospettiva, forza e coesione al nostro percorso. 

Dopo aver analizzato come molte delle nostre parole d’ordine siano oggi alla ribalta nel dibattito pubblico e in particolare nella strategia nazionale per le pari opportunità promossa dal governo, vogliamo ribaltare quest’ultima in chiave femminista e intersezionale. In questo modo potremo attualizzare le nostre rivendicazioni verso e oltre l’8 marzo e costruire una strategia femminista per tuttə, uno strumento non chiuso ma in divenire, da costruire nei territori e con le persone che intrecciamo, per rilanciare il processo dello sciopero.

Lo sciopero dell’8 marzo, infatti, vuole essere uno sciopero per tuttə, per tutti i corpi e tutte le condizioni di vita, lavoro e non lavoro, poiché, con la sua connotazione di rottura sistemica con ogni aspetto dell’esistente e le sue declinazioni (sciopero dal lavoro produttivo, riproduttivo, dai generi e dai consumi) vive di pratiche diversificate accessibili a tuttə. Inoltre, la nostra comunicazione verso lo sciopero deve restituire la forza e la dimensione collettiva dello sciopero e del suo processo, come orizzonte di cambiamento e trasformazione collettiva rispetto ad un sistema che tende a frammentare le nostre vite in chiave individualistica. Non siamo solə, il peso della pandemia e della crisi non può ricadere sulle nostre spalle, scioperando insieme ce ne liberiamo!

In vista di questa giornata sarà fondamentale condividere e creare reti di solidarietà a lotte di lavoratorə, dando maggiore forza ai percorsi già intrapresi dal tavolo lavoro e costruendone di nuovi.

Per quanto riguarda gli strumenti concreti di comunicazione che vogliamo darci, è necessario che questi siano diversificati per raggiungere più persone possibili e declinare nostri contenuti in forme diverse:

  • per il lancio dello sciopero, scriveremo una lettera aperta a lavoratorə e delegatə, un testo rivolto alle organizzazioni sindacali, un appello per coinvolgere il mondo della scuola tutto nel processo;
  • sarà necessario aggiornare costantemente il vademecum per lo sciopero, con le adesioni di categoria, le pratiche alternative di sciopero dal lavoro produttivo per smart working, partite iva, contratti atipici, le modalità di sciopero dal lavoro riproduttivo, dai generi, dai consumi;
  • vogliamo produrre pillole e infografiche sulle rivendicazioni, le ragioni, le forme di partecipazione allo sciopero;
  • anche lo spazio radiofonico può essere importante per lanciare l’8 marzo, la trasmissione transfemminonda è a disposizione per questo.

In generale, sentiamo il bisogno di riprenderci tempi e spazi pubblici in città come online, in modo coordinato, con testi, immagini, contenuti audiovisivi (attacchinaggi, adesivi, videomapping…). Nella costruzione di tutti questi strumenti saranno preziosi i dati e gli elementi che ci giungono dall’osservatorio su femmicidi e transcidi e dall’autoinchiesta sul lavoro.

Il percorso di avvicinamento allo sciopero dovrà vivere di diverse azioni, pratiche, assemblee, sui territori e coordinate a livello nazionale:

  • bisogna individuare una data condivisa in cui concentrare azioni di lancio e conferenze stampa sullo sciopero;
  • sarà anche utile fare un social storm nazionale di avvicinamento all’8, una data funzionale potrebbe essere il 14 febbraio, per inquinare la comunicazione sull’amore romantico;
  • ci saranno assemblee verso e oltre l’8 marzo in diversi spazi fisici e virtuali: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei consultori, nelle piazze, in convergenza con altri movimenti, momenti di autoformazione online e in presenza;
  • organizzeremo piazze tematiche e volantinaggi e iniziative per distribuire kit per lo sciopero, portare avanti l’autoinchiesta e l’elaborazione sulle pratiche di sciopero, fare sportelli di mutuo aiuto in piazze, mercati, centri commerciali:
  • le città che vorranno fare propria questa pratica organizzeranno slut walk.

Per l’otto marzo, laddove sarà possibile, vogliamo organizzare cortei per tornare ad essere marea e riprenderci lo spazio pubblico che tanto ci è stato negato per tanto tempo. Allo stesso tempo, è fondamentale immaginare pratiche di partecipazione per chi non può essere in piazza: selfie, hashtags, contributi audio, cacerolazo dal balcone…

*Foto di Luca Profenna

REPORT Assemblea nazionale ONLINE NON UNA DI MENO – Analisi della cornice politica generale

Dopo la potente assemblea nazionale in presenza a Bologna ci ritroviamo qui, nell’assemblea online co-organizzata dall* compagn* di Reggio Emilia insieme agli altri nodi di Nudm, per non arrestare la lotta e continuare, in questa prima fase dell’assemblea plenaria, ad analizzare insieme questo momento politico e sociale.

Siamo donne, lesbiche, froce, trans, queer, intersex, sex workers, migranti, seconde generazioni, persone disabili. Appare evidente come l’orizzonte politico che abbiamo come Non Una Di Meno sia condiviso.

Altrettanto evidente è come la violenza sui nostri corpi, aumentata dall’inizio della pandemia, sia costante, pervasiva e in continuo aumento. Il covid ha fatto emergere questa violenza che però, come avveniva nella fase pre pandemia, resta un grande rimosso. Il linguaggio che         contraddistingue questa fase è impregnato di “sacrificio necessario”, “accudimento”, “lavori essenziali”. Tutto il sistema, dalla scuola alle strutture sanitarie al lavoro produttivo e di cura, è contraddistinto da un assunto principale: la crescita economica viene prima delle nostre vite.

Il nostro rifiuto di questo enunciato è totale. Ci troviamo davanti a un precariato e a una subordinazione patriarcale che dobbiamo e vogliamo combattere in tutti gli spazi che attraversiamo, nelle case, nei luoghi di lavoro.

L’analisi di fase è fondamentale come lo è “il partire da sé” e “il personale è politico”: il contesto attuale è estremamente complesso e vogliamo analizzare le condizioni materiali che viviamo. Vogliamo evidenziare la grave inadeguatezza del disegno emergenziale del PNRR, della strategia nazionale per la parità di genere, del piano strategico nazionale contro la violenza, tutti strumenti largamente insufficienti e ispirati a logiche prettamente neoliberali e che non prevedono nessun intervento rispetto alla violenza di genere, agli sportelli, alle case rifugio per la comunità LGBT*QIAP+, che vive una doppia invisibilizzazione e marginalizzazione.

I Centri antiviolenza femministi non sono riconosciuti per il fondamentale ruolo politico che svolgono impegnandosi sul terreno dei diritti, dell’educazione, del contrasto alla violenza sistemica, non solo su quello dell’aiuto alle vittime.  E sempre più spesso scelte basate su criteri puramente economici favoriscono, nell’assegnazione dei finanziamenti, soggetti privi di protocolli femministi, come è accaduto nel caso del Cav di Terni.                  

La gestione neoliberale dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, lo smantellamento del welfare, la crisi della sanità pubblica e della scuola, il family act, il decreto flussi, le sanatorie farsa, l’affossamento del ddlzan, il green washing della “transizione ecologica” capitalistica, pilastri della ricostruzione post pandemica, sono per noi tasselli fondamentali per costruire le nuove lotte.

Questo disegno oppressivo e di restaurazione viene mascherato da quello che ci presentano come “ritorno alla normalità”, ma noi sappiamo che “quella” normalità è fatta di sfruttamento dei nostri corpi, è una normalità razzista, abilista, misogina, omolesbobitransfobica.

Vogliamo far emergere come le politiche di ricostruzione postpandemica, tra cui la gestione del PNRR, stanno impattando sulle nostre vite, sulle nostre condizioni materiali, sulla nostra formazione, e nel nostro lavoro. Dobbiamo guardare come cambiano le condizioni materiali di tuttu.

Il PNRR è l’affondo del colpo: mentre le città sono pianificate per espellere le persone nelle periferie, l’ingresso massiccio dei privati in ambito sanitario sembra irreversibile, favorendo la creazione di centri sanitari territoriali finanziati e gestiti da soggetti privati. Il privato entra nella ricerca universitaria, si parla di un piano di ripresa che pianifica una sfrenata privatizzazione.

Vogliamo denunciare l’imposizione sempre più proterva di un modello produttivo estrattivista e specista, che ha determinato una crisi climatica al limite dell’irreversibilità e ha sconvolto gli ecosistemi dell’intero pianeta, mettendo a repentaglio la nostra salute e impedendo la ricerca di un benessere diffuso in grado di connettere economie ed ecologie improntate all’equità e alla promozione dell’autodeterminazione di tutte e tuttu.          

Stiamo inoltre assistendo a una sorta di allarmante militarizzazione della vita, visibile sotto due aspetti: la presenza sempre più massiccia di personale militare nel sistema sanitario nazionale e l’aumento degli investimenti e delle spese militari, a scapito dei finanziamenti che dovrebbero essere destinati a misure sociali per combattere l’impoverimento diffuso della popolazione, in particolare delle donne e delle persone LGBT*QIPA+, e a interventi di prevenzione e contrasto alla violenza maschile sulle donne e alla violenza di genere.

Fondamentale lo sguardo, anche in questa analisi di fase, al contesto femminista transnazionale, mutato da quando è nata Nudm. Per esempio, il movimento femminista argentino ha vinto, mostrandoci che possiamo cambiare la società in cui viviamo, ma ora è meno presente nelle reti transnazionali, che dovrebbero essere sempre più rafforzate per favorire la costruzione di lotte globali. Nel frattempo è nato e cresciuto il movimento femminista cileno, che si è rivelato determinante per il risultato delle ultime elezioni. Anche per noi diventa importante assumere più decisamente un ruolo sociale per opporci al liberismo e al machismo che imperversa.

In questo panorama ci siamo inserite con temi molteplici, declinati in svariati modi e contesti, ma gli assi su cui abbiamo costruito le nostre riflessioni sono stati comuni: cura, reddito di autodeterminazione, salute, isolamento, scuola.

Il lavoro di cura ricade esclusivamente sui nostri corpi, peggiorando ancora di più la vita dentro e fuori casa. Il tema della cura attraversa e si lega a tutti i temi trattati ed è strettamente intrecciato al reddito di autodeterminazione e al benessere. Già presente nelle nostre riflessioni in questi anni ed eternamente ignorato a livello istituzionale, si è reso visibile nel periodo pandemico. Il covid ha mostrato come lo stare in casa, durante il lockdown, sia un fattore di rischio per le violenze e ha evidenziato le fragilità dell’attuale sistema di cura.

Lavoratoru “essenziali”, termine comparso sui media durante il lockdown, è scomparso    immediatamente appena il lockdown è finito, lasciando soltanto lo sfruttamento delle lavoratrici italiane e, ancora di più, di quelle migranti, necessarie per il lavoro di cura. Diventa importante focalizzarci sulla costruzione di percorsi di collettivizzazione della cura.

Il reddito di autodeterminazione risulta centrale nelle nostre rivendicazioni per molteplici motivi: per svincolarci dai ricatti del lavoro, per la fuoriuscita dalla violenza, per opporci alla logica di valore delle nostre vite legata alla produttività, per esigere che il lavoro di cura venga retribuito.

Viene proposto di diffondere e comunicare cosa significhi per noi il reddito di autodeterminazione, cercando di arrivare a tutte quelle soggettività che condividono una condizione di grave e crescente sfruttamento e ponendoci in forte contrapposizione al reddito di libertà, insufficiente a livello economico e discriminatorio per le donne migranti.

Affrontando il tema della salute abbiamo constatato che il tema del covid e dei vaccini ha polarizzato il dibattito sulla sanità. Ormai, quando si parla di salute, si intende esclusivamente se si è o meno positivu al covid. Per noi la salute è molto di più, è parlare di quello che per noi è benessere, in casa e nei luoghi di lavoro, è riportare al centro dell’attenzione il tema della salute mentale, è far emergere i tagli e il saccheggio della sanità pubblica. Ed è anche parlare di tutte quelle pratiche sanitarie, come l’aborto, che lo stato ha messo in secondo piano sfruttando la presenza della pandemia. La mancanza di una sanità territoriale, una distribuzione iniqua dei vaccini ci mettono di fronte all’evidenza che la salute è un tema di classe, dal momento che non tutte e tuttu possono permettersi i presidi medici e i controlli necessari.

Centrale è stata l’analisi dell’isolamento che stiamo vivendo. Assistiamo a un annullamento della dimensione collettiva,  ed è per questo motivo che noi dobbiamo e vogliamo creare il racconto di una dimensione autenticamente collettiva della lotta femminista e transfemminista, della lotta delle lavoratrici e lavoratoru. Il sistema che ci   opprime ha colto l’occasione della pandemia per frammentare ancor di più tutta la classe lavoratrice.

Dobbiamo trovare spazio di parola, nuove pratiche, per avvicinarci a chiunque possa riconoscersi nelle nostre lotte. Il governo usa la logica emergenziale in tanti ambiti, salute, lavoro, etc., in modo da negare la natura collettiva dei problemi e trattarli come se riguardassero soltanto singoli soggetti. Mentre parlare di queste tematiche in maniera intersezionale mette assieme tutti i problemi per raccontarne la dimensione collettiva. Dobbiamo rompere l’isolamento, cardine del sistema neoliberale e patriarcale nel mondo della scuola, del lavoro e della cura.

Per quanto riguarda l’ambito scolastico, l’immagine attuale della scuola, fatta di DaD, riunioni da remoto, protocolli inadeguati per la sicurezza sul lavoro, è desolante. A fronte di ciò prevale la solita retorica con cui si alimenta una visione patriarcale della scuola, si parla di sacrificio e missione educativa. Facendo riferimento anche a figure di volontari per tenere le scuole aperte, scaricando la responsabilità sul personale ata, docenti e dipendenti tuttu, non garantendo congedi retribuiti e bonus babysitting a genitori in isolamento che devono lavorare da casa.

C’è anche una costante riduzione dei salari in tutto il settore scolastico. Questo sistema sta diventando sempre più patriarcale attraverso pratiche svilenti quali le valutazioni invalsi, altri dispositivi valutativi e bonus, che rendono il mondo della scuola sempre più simile a   un’azienda, come testimonia la terribile morte sul lavoro, ieri, di Lorenzo, uno studente di 18 anni coinvolto in un progetto di alternanza scuola/lavoro.

Dobbiamo mettere al centro l’investimento in tutti i comparti del welfare. Se si creeranno le condizioni per effettuare lo sciopero femminista e transfemminista, si potrà aderire attraverso l’astensione dal lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, sottopagato o gratuito; ma anche attraverso altre forme di astensione e lotta divenute ormai pratiche consuete nel processo di risignificazione dello sciopero da parte del nostro movimento.

Moltissime le voci che hanno riconosciuto nello sciopero femminista e transfemminista lo strumento fondamentale per affrontare questo fosco presente di sfruttamento e oppressione, uscendo dall’isolamento e creando legami e connessioni, sia laddove lotte importanti sono state attuate o sono in atto (attraverso il rafforzamento di rapporti di solidarietà già attivi, come nel caso di Yoox, Gkn, RGIS), sia nei casi in cui è possibile creare ex novo intrecci e collaborazioni con realtà che intendono mobilitarsi su obiettivi e vertenze che ci chiamano in causa.

In uno scenario che rende sempre più precarie e opprimenti le nostre vite, usiamo la nostra rabbia come motore di cambiamento!

*Foto di Luca Profenna