Report tavolo “Diritto alla Salute sessuale e riproduttiva” (assemblea nazionale 27nov Roma)

Il tavolo ha visto la partecipazione di tante, articolando quella ricchezza e quell’intersezionalità che sta complessivamente caratterizzando le due giornate, dunque un sentito grazie a tutte.

La discussione ha da subito individuato come prioritaria la questione della ripoliticizzazione della relazione tra persone che erogano e persone che usufruiscono dei servizi sanitari, nonché della necessità di abbattere il confine tra queste figure, fondamentale per risignificare il concetto di salute in chiave femminista. In questa direzione è stata a più riprese citata l’esperienza costitutiva dei consultori e del portato innovativo che ha rappresentato.

Proviamo a restituire quanto emerso nel tavolo, articolandolo per punti:

  • Ripensare complessivamente il diritto alla salute in ambito riproduttivo, avendo la capacità di articolare questo discorso sia per quel che riguarda il contrasto alla violenza ostetrica e l’autodeterminazione delle scelte riproduttive (anche per quelle soggettività considerate incapaci di prendere decisioni sul proprio corpo e vita perché classificate come disabili) ma anche per ciò che concerne la libertà di non riprodursi e l’accesso all’aborto libero, sicuro e gratuito. L’autodeterminazione delle scelte in ambito riproduttivo deve essere sostanziata dalla concreta possibilità di praticarle su tutto il territorio. Dunque richiesta immediata di servizi (case maternità e punti nascita gestite in autonomia dalle ostetriche), rivendicazione di accesso universale contraccezione di emergenza senza ricetta medica per le ragazze sotto i 18 anni, nonché condurre una fondamentale battaglia per l’estensione della somministrazione della RU486 a 63 giorni e senza ricovero obbligatorio.
  • Avviare un processo di rilettura in chiave politica della legge 194 e della sua applicazione. L’accesso all’Interruzione Volontaria di Gravidanza non è infatti più garantito dalla legge 194, erosa dalla piaga dilagante dell’obiezione di coscienza e dal progressivo lavoro di lobbying condotto fin dalla sua entrata in vigore dal fondamentalismo cattolico, che si presenta in forme sempre più aggressive e violente.
  • Rivendicare forme e pratiche di promozione della salute e del benessere in ambito sessuale, riproduttivo e affettivo, nonché di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e di gravidanze indesiderate, sia in ambito scolastico che all’interno dei servizi sanitari di prossimità. Un prevenzione che sia in grado di dotare le differenti soggettività e generazioni di strumenti adeguati ad affrontare la vita affettiva e sessuale sia rispetto al concetto di salute, inteso in ottica biopsicosociale, che per tutto ciò che concerne il diritto al piacere e ad un’espressione della sessualità libera e autoderminata. In questo senso rivendichiamo un’educazione non eteronormata nè cisnormata. Manifestiamo inoltre la necessità di intervenire sulla formazione degli operatori coinvolti nell’erogazione dei servizi, che deve essere basata sulle pratiche, i saperi e le esperienze femministe.
  • Una riflessione, accompagnata dalla formulazione di proposte concrete, per ripensare i consultori non come meri erogatori di servizi. I consultori devono tornare ad essere veri e propri laboratori in grado di praticare un’idea di benessere e salute a partire dai bisogni di tutte quelle soggettività che non sono riconducibili alla semplice figura della donna bianca eterosessuale. La capacità, dunque, di articolare una complessità nell’approccio alla lettura di genere e sessualità, che parta dalla molteplicità dei desideri e dei corpi incarnati per rispondere ai loro bisogni di benessere in ambito sessuale e affettivo. Altro elemento imprescindibile del lavoro dei consultori è quello di articolare un’offerta per chi è esclusa/o dai diritti di cittadinanza o dalla loro effettiva esigibilità.
  • Immaginare la costruzione di una piattaforma web che possa fungere da archivio della riflessione collettiva e delle sue articolazioni territoriali. Uno strumento utile a mettere in rete le tante e diverse esperienze e per condividere elementi di inchiesta sulle tematiche individuate.

Il tavolo rilancia infine la costruzione del Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne sia in termini di elaborazione che di pratiche di lotta e conflitto radicali.

Per questo riprendiamo la proposta delle compagne argentine di uno sciopero delle donne l’8 marzo. Vorremmo che questo sciopero fosse inoltre preceduto da una giornata nazionale dedicata alla salute, in cui rilanciare la discussione e la mobilitazione a partire dai temi individuati.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...