Senza l’aborto legale, non c’è Ni Una Menos. No al patto di Macri con il FMI. No al pagamento del debito estero

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Il potente documento politico letto in piazza dalle sorelle argentine con tutte le rivendicazioni di #NiUnaMenos 2018 – in traduzione integrale su Manastabal blog.

Buenos Aires, 4 giugno 2018. Per il quarto anno consecutivo, al grido di Ni Una Menos, una marea di donne, lesbiche e trans* invade la capitale argentina concentrandosi nella piazza del Congresso. Agitano i fazzoletti verdi, simbolo di una campagna durata tredici anni per l’aborto legale, sicuro e gratuito, in procinto di approdare alla discussione parlamentare. Annunciano di non essere disposte ad accontentarsi di un singolo provvedimento, ma di voler «cambiare tutto»: dove “tutto” sta per i dispositivi politici, economici, giuridici e sociali che, con rinnovata intensità nella fase neoliberale, imprimono sulla vita delle donne, negli spazi pubblici e privati, il marchio della coazione etero-patriarcale. Ni una menos si conferma come la punta di lancia di un movimento femminista cha sta contagiando gli altri paesi dell’America Latina.

Ecco il testo del documento redatto collettivamente dalle assemblee femministe per Ni Una Menos 2018 e letto il 4 giugno in Plaza de los Dos Congresos, tradotto da Manastabal.

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Nel 2015 la forza dei nostri passi e della nostra voce ha fatto girare la terra sul suo asse. Abbiamo messo in marcia una rivoluzione. In Argentina siamo state un milione a levare un solo grido: BASTA UCCIDERCI. NON UNA DI MENO. CI VOGLIAMO VIVE. Il terremoto non si è fermato qui. Oggi, per la quarta volta, donne cis e trans, lesbiche, bisessuali e travestiti sono qui, e in tutte le province dell’Argentina, per riprendere a gridare NI UNA MENOS. Siamo un movimento potente, vario, eterogeneo, che è stato in grado di dimostrare che ogni violenza esercitata contro di noi nasce dalla violenza esercitata dagli Stati e dai governi ogni volta che ci sottomettono allo sfruttamento dei nostri corpi, ogni volta che violano i nostri diritti umani, ogni volta che ripetono formule economiche neoliberali e capitaliste che producono più fame e violenza. Siamo quelle che si oppongono a tutti i governi che hanno voluto e vogliono imporci un regime di sfruttamento, spoliazione e fame, nell’ambito del quale le più pregiudicate siamo noi lavoratrici, disoccupate ed escluse: le più povere tra i poveri.

Non siamo vittime, cresciamo nella potenza della nostra danza collettiva. I nostri femminismi di lotta sono latinoamericani e internazionali come il pugno in alto delle irlandesi che hanno conquistato il diritto all’aborto. Veniamo a riscuotere un debito dagli Stati e dai governi per quelle che in tutti gli angoli del pianeta si ribellano e si organizzano. Siamo molte di più di quelle che si trovano qui, siamo le eredi delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo, siamo le combattenti popolari, siamo le donne, trans, lesbiche, bisessuali, non-binarie, travestiti, indigene, afrodiscendenti, migranti, abitanti dei quartieri poveri e donne con HIV. Siamo ognuna delle attiviste che nel 2005 hanno iniziato questa lotta con la Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito. Al tempo stesso diciamo di smetterla di vittimizzarci, affermiamo il nostro diritto al piacere, a decidere dei nostri destini, a disporre del nostro tempo, a non essere sfruttate né obbligate a soddisfare desideri che non sono nostri.

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Ci opponiamo al governo di Macri, alla coalizione Cambiemos e ai governatori, agli imprenditori e alla giustizia egemonica, padronale, bianca, misogina, eteronormativa, razzista, sessista, patriarcale e capitalista dei ricchi e dei potenti. Oggi veniamo in questa piazza davanti al Congresso per dire che non ci disciplineranno più, che non accettiamo che ci dicano come, quando, dove e con chi vivere, partorire, fare sesso. E diciamo loro che stiamo facendo la storia! Viviamo e ci assumiamo la responsabilità per quelle che non vivono più. Ci organizziamo per dimostrare a noi stesse, e mostrare a quelle che domani si uniranno a noi, che unite possiamo abbattere il patriarcato e il capitalismo e dire no al patto illegittimo che imprigiona in debiti che non intendiamo pagare con le nostre vite, e dire sì, un’altra volta, all’autonomia dei nostri corpi, sì all’aborto legale, sicuro e gratuito.

SENZA ABORTO LEGALE NON C’È NI UNA MENOS! NO AL PATTO DI MACRI CON IL FMI! NON UNA DI MENO! CI VOGLIAMO VIVE! LO STATO È RESPONSABILE

  1. SENZA ABORTO LEGALE NESSUNA NI UNA MENOS. VA APPROVATO IL PROGETTO DELLA CAMPAGNA NAZIONALE PER IL DIRITTO ALL’ABORTO LEGALE, SICURO E GRATUITO, NESSUN ALTRO!

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Vogliamo l’aborto legale subito! Con la nostra forza e la nostra mobilitazione abbiamo imposto che si discutesse al Congresso Nazionale il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito. E alzando i nostri fazzoletti verdi esigiamo che il Congresso approvi il progetto di legge sull’interruzione volontaria di gravidanza redatto dalla Campagna Nazionale per l’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito. Rifiutiamo i progetti di legge che cercano di trarre in inganno proponendo solo la “depenalizzazione”, chiediamo la legalizzazione!

Non vogliamo che le chiese interferiscano con i nostri corpi. Diciamo no all’obiezione di coscienza come scusa per ostacolare i nostri diritti. Esigiamo la separazione della Chiesa dallo Stato e la fine delle sovvenzioni alla Chiesa cattolica e all’educazione religiosa, che quest’anno ammontano a 32.000 milioni di dollari. La nostra richiesta è globale: educazione sessuale per decidere, contraccettivi per non abortire, aborto legale per non morire.

Esigiamo che la legalizzazione dell’aborto garantisca la sua realizzazione e copertura nel piano sanitario obbligatorio degli ospedali pubblici e privati; che includa la produzione pubblica di Misoprostol di qualità e autorizzato per l’uso gineco-ostetrico, per finirla con il monopolio che oggi rende i prezzi esorbitanti; che siano garantiti l’accesso e la distribuzione gratuita nel sistema sanitario pubblico e la vendita a prezzi popolari nelle farmacie.

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Esigiamo il finanziamento del Programma di Educazione Sessuale e di Salute Sessuale e Procreazione Responsabile. Esigiamo la regolamentazione e l’implementazione della legge di Educazione Sessuale Integrale. Vogliamo un’educazione sessuale integrale, laica e con una prospettiva di genere a tutti i livelli e in tutte le province del paese. FUORI la chiesa dall’educazione!

Denunciamo lo Stato ipocrita che ci obbliga ad abortire in clandestinità, molte volte portate a rischiare le nostre vite per le condizioni estreme di miseria e di precarietà in cui siamo obbligate a vivere all’interno di questo regime sociale. Esigiamo il diritto di accedere alle condizioni materiali, economiche e sanitarie che ci permettano di decidere se vogliamo essere madri o no.

Ripudiamo i governi che mantengono l’aborto illegale in America Latina, e in particolare i governi di El Salvador, Honduras, Nicaragua, Haiti, Suriname e Repubblica Dominicana. Esigiamo che si rispetti in questi paesi, e nel mondo intero, il diritto a decidere sul proprio corpo. La maternità è un’opzione e un diritto della donna, non un’imposizione. Vogliamo che l’approvazione dell’aborto legale in Argentina sia la punta di lancia di un movimento che attraversi tutta l’America Latina. Non una morta in più di aborti insicuri! Vanno rispettate le nostre decisioni se non vogliamo partorire!

  1. NO AL PATTO DI MACRI CON IL FMI. NO AL PAGAMENTO DEL DEBITO ESTERO. ABBASSO L’AUSTERITÀ DI MACRI E DEI GOVERNATORI. BASTA LICENZIAMENTI, SOSPENSIONI E REPRESSIONE.NUDM argentina 02

Ripudiamo la decisione del governo di Mauricio Macri di portare avanti un accordo con il FMI che significa FAME. Un patto che significa austerità, licenziamenti, povertà e precarizzazione per l’intera classe lavoratrice e soprattutto per donne, trans, lesbiche, bisessuali, non-binarie, travestiti, indigene, afrodiscendenti, migranti, abitanti dei quartieri poveri e donne con HIV. Denunciamo le richieste di questo organismo, come il taglio del bilancio già scarso per la salute e l’educazione, aree storicamente femminilizzate e l’eliminazione dei regimi pensionistici speciali. Abbasso la riforma delle pensioni!

Abbasso la CUS e il progetto ospedaliero Sur, che puntano alla privatizzazione della sanità pubblica. Diciamo NO all’UNICABA insieme alle/agli studenti degli istituti terziari.

Esigiamo di non pagare il debito estero e vogliamo al suo posto stanziamenti per l’implementazione di politiche di genere che contribuiscano all’attuazione dei nostri diritti. Il debito ce l’avete con noi.

Siamo qui contro l’austerità neoliberale messa in atto da Macri e dai governi provinciali. L’austerità ci taglia, ci precarizza, ci vuole indebolire, ma noi siamo unite e ci aggiungiamo alle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori dello Stato, della Metropolitana, di Telam, di Radio Del Plata, delle/gli insegnanti, dell’Istituto Nazionale di Tecnologia Industriale, dell’ospedale Posadas, della linea 144, etc. E sosteniamo tutte le lotte contro il tetto salariale che il governo punta a imporre con il silenzio complice della burocrazia sindacale. Esigiamo l’apertura delle commissioni paritarie e rifiutiamo il tetto salariale che ci vuole imporre un aumento ben al di sotto dell’inflazione che, per quanto riguarda quest’anno, supera il 10%. Rifiutiamo anche gli articoli sul presenzialismo e la produttività che comportano una riduzione delle retribuzioni, soprattutto per le lavoratrici, e rifiutiamo la persecuzione dell’attivismo combattivo da parte della burocrazia sindacale e dei governi nazionali e provinciali. Abbasso il patto fiscale! No alla modifica dei contratti collettivi! Diciamo no alla riforma del lavoro che precarizza le nostre vite!

Da questa piazza chiediamo SCIOPERO GENERALE SUBITO! Come abbiamo detto durante ogni sciopero, ogni 8 marzo, NOI SCIOPERIAMO, NOI SCIOPERIAMO! Imparate dal movimento femminista che scende in piazza in modo unitario per mettere un freno a queste politiche che vogliono la miseria economica e affettiva delle maggioranze!

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Rifiutiamo tutte le forme di violenza sul posto di lavoro contro donne, trans, lesbiche, bisessuali, non-binarie, travestiti, indigene, afrodiscendenti, migranti, abitanti dei quartieri poveri e donne con HIV. Perché le lavoratrici sono esposte alla limitazione dei loro diritti, al taglio dei loro salari e sono sottoposte alla minaccia della disoccupazione e alla disciplina della produttività. Perché la disoccupazione cresce di due punti quando si parla di donne, perché il divario salariale è in media del 27% e nel mercato informale sale al 40%. Rivendichiamo l’accesso a tutte le categorie alle stesse condizioni degli uomini. Basta discriminazioni sul lavoro, esigiamo tutti i diritti per le lavoratrici.

Siamo venute per dire nuovamente che migrare non è un crimine! Non una migrante di meno! Esigiamo l’annullamento del Decreto di Necessità e Urgenza 70/2017 e l’eliminazione del Centro di Detenzione Migrante. Ripudiamo l’esproprio violento delle terre delle comunità indigene e contadine, contro l’estrattivismo, contro l’intossicazione da agrotossici che ci avvelenano e ci uccidono. Contro il razzismo, la discriminazione e la xenofobia nei confronti delle donne afrodiscendenti, afroindigene e afroargentine che la tratta schiavista ha costretto a partecipare alla crescita del sistema capitalista che stiamo affrontando oggi. Esigiamo la riparazione storica che ci è dovuta secondo la legge 26.856 “Maria Remedios del Valle, Capitana della Matria, che grazie al suo coraggio ha contribuito all’indipendenza di questo paese”.

Noi donne con HIV esigiamo la promulgazione della nuova legge su HIV, ITS ed epatite virale. Basta con la riduzione dei fondi che ci garantiscono prevenzione, profilassi, farmaci, aderenza al trattamento e reagenti. Basta violenza contro la libertà riproduttiva. Basta violenza ginecologica e ostetrica contro di noi. Siamo più di 40.000! L’HIV non uccide, lo stigma e la discriminazione sì. NON C’È PIÙ TEMPO!

Basta repressione. Esigiamo il ritiro delle denunce e la libertà per tutti/e i/le prigionieri/e politici/he. Libertà per Milagro Sala e per tutte le compagne della Tupac prigioniere.

Non vogliamo che alle Forze Armate si permetta di occuparsi di sicurezza interna,  vogliono solo spianare la strada alla repressione della protesta sociale. Santiago Maldonado e Rafael Nahuel: presenti! Respingiamo il tentativo di Macri di riformare il codice penale per incarcerare le/i combattenti. Siamo al fianco delle lavoratrici della metropolitana che sono state duramente represse per aver difeso il loro salario. Ci opponiamo ai licenziamenti delle metro-delegate e alla violenza patita da tutte le compagne represse, picchiate e imprigionate dalla polizia municipale. Esigiamo la liberazione di tutti i/le detenuti/e delle giornate del 14 e 18 dicembre. Basta con il grilletto facile nei quartieri popolari. Non vogliamo più repressione nelle città, né incursioni illegali, pestaggi e arresti come quelli di Iván ed Ezequiel, compagni di La Poderosa.

Abrogazione della legge anti-terrorismo, dei protocolli e di tutte le leggi anti-repressive.

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Smantellamento delle reti di trafficanti e delle forze repressive dello Stato e dei loro complici. Condanna effettiva per i papponi. Creazione di politiche pubbliche che sostengano la legge sulla tratta, così come tutti gli strumenti finalizzati all’assistenza legale e alla protezione completa delle vittime e delle loro famiglie. Denunciamo la chiusura dei rifugi per le vittime. Basta repressione, persecuzione, abusi ed estorsioni poliziesche ai danni delle lavoratrici del sesso e delle persone in situazione di prostituzione. Chiediamo l’abolizione degli articoli che permettono di tenere in stato d’arresto chiunque senza autorizzazione giudiziaria e che criminalizzano l’esercizio della prostituzione in 18 province. In particolare l’articolo 680 del codice della provincia di Buenos Aires.

Denunciamo l’invasione da parte dello Stato genocida dei territori indigeni, basta criminalizzarci e processarci per il recupero del territorio ancestrale, basta violenza istituzionale contro le/i combattenti indigeni, basta razzismo e xenofobia. Respingiamo il modello estrattivista che porta benefici soltanto alle multinazionali e ai governi complici dell’espulsione. Basta femminicidi e femicidi territoriali! Ci vogliamo plurinazionali!

  1. NI UNA MENOS. BASTA FEMMINICIDI E TRAVESTICIDI: L’ODIO PER LE DONNE, LE LESBICHE, I TRAVESTITI, I BISESSUALI E LE TRANS È ASSASSINO. IL MACHISMO È FASCISMO.

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Siamo venute in questa piazza per pronunciarci contro tutte le forme di violenza machista. Una donna viene assassinata ogni 30 ore e il governo di Macri e Fabiana Tuñez congela il bilancio dell’Istituto Nazionale per le Donne e assegna solo 8 dollari per l’assistenza a ogni donna. Esigiamo finanziamenti per l’applicazione della legge 26.485 per sradicare la violenza contro le donne. Rifugi sicuri per le vittime di violenza con assistenza psicologica e legale adeguata. Lavoro vero e alloggi per le vittime di violenza e i/le loro figli/e. Esigiamo la riapertura e il finanziamento degli spazi adibiti all’assistenza per la violenza di genere nelle municipalità, nelle università e in ogni spazio comune in cui la legge 26.485 prevede che si fornisca assistenza alle vittime. C’è una legge, vogliamo che venga applicata!

Denunciamo il potere giudiziario della Repubblica Argentina come uno dei bracci esecutivi del patriarcato. Il potere giudiziario è sessista, misogino, razzista, odia le lesbiche e le trans, ci invisibilizza, ci discrimina, ci rivittimizza. Esigiamo dallo Stato che attivi in forma immediata i procedimenti di rimozione e destituzione di tutti i giudici, pubblici ministeri e funzionari giudiziari che esercitano violenza di genere istituzionale e disattendono sistematicamente la legge 26.485 a quasi dieci anni dalla sua approvazione.

Di fronte alla violenza, l’inasprimento delle pene non scoraggia i crimini contro la vita. Si tratta di demagogia punitiva di fronte all’indignazione sociale. Non invocatelo a nostro nome. Reclamare a gran voce più carcere non serve a risolvere il problema di fondo. Chiediamo politiche di prevenzione contro la violenza machista, educazione con prospettiva di genere, formazione degli operatori giudiziari e una risposta efficace dello Stato alle denunce. Solidarizziamo con le compagne incarcerate comprendendo che il sistema le opprime due volte: le stigmatizza in quanto incarcerate e in quanto donne. Diciamo no all’infantilizzazione delle donne nelle prigioni e no alla tortura psicologica.

Basta repressione, persecuzione, abuso ed estorsione poliziesche ai danni delle persone in situazione di prostituzione. Per lo smantellamento delle reti della tratta. Liberazione delle ragazze rapite. Carcere per i papponi, i poliziotti e i politici coinvolti. Risarcimenti per i danni fisici, psicologici ed economici causati alle vittime e ai loro familiari.

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Siamo venute a gridare che l’eterosessualità obbligatoria è violenza!Basta crimini di omo-lesbo-trans-odio. Chiediamo l’attuazione della legge di identità di genere: accesso reale al diritto alla salute integrale, alle rettifiche anagrafiche veloci, al rispetto della propria identità. Esigiamo la quota professionale trans come legge nazionale e una protezione speciale per la loro infanzia e vecchiaia. Riparazione storica e riconoscimento del genocidio di travestiti e trans, lo Stato è responsabile. Per l’integrità, il rispetto e l’autonomia dei corpi grassi e intersex stigmatizzati e patologizzati.

Esigiamo che le politiche pubbliche tengano conto delle donne con disabilità.

Denunciamo la precarizzazione patita dalle lesbiche che raggiungono l’età adulta senza alloggio e senza famiglia.

Basta con la violenza ginecologica.

Siamo venute in questa piazza a dichiarare che ci vogliamo vive, che abbiamo il diritto al piacere, a vivere la notte in libertà e senza paura, a godere della nostra sessualità senza repressioni, senza mandati, senza molestie, senza gerarchie. Abbiamo il diritto alla festa e all’amore, abbiamo diritto al tempo libero e a dire sì ogni volta che vogliamo dire sì, proprio come diciamo no quando ci ribelliamo a ciò che ci viene imposto.

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Siamo venute in questa piazza perché siamo stufe e siamo organizzate! E ora che siamo insieme, chiediamo giustizia per il travesticidio di Diana Sacayan e di tutte le compagne assassinate per crimini di odio! Veniamo a gridare che non c’è Ni Una Menos senza l’assoluzione di Higui, di Mariana Gomez, di Yanina Faríaz, accusata dalla giustizia misogina che l’ha stigmatizzata come cattiva madre e Joe Lamonge, ragazzo trans incarcerato per essersi difeso da transodio patriarcale. Non c’è Ni Una Menos senza la richiesta di giustizia per Marielle Franco, crivellata dalle forze di sicurezza in Brasile sotto il governo di Temer. Per gridare forte: Libertà per l’adolescente palestinese Ahed Tamimi!

Non permetteremo a questo regime sociale capitalista bianco, misogino, eteronormativo, razzista e machista di prendersi il nostro diritto di abitare il mondo essendo quello che vogliamo essere. Contro ogni forma di sfruttamento e oppressione, chiamiamo le nostre sorelle di tutto il mondo a continuare a lottare per le nostre vite. Il nostro movimento continuerà a difendere il suo carattere anticlericale, anticapitalista, antipatriarcale e indipendente dallo Stato e dai governi. Siamo state le prime a fare uno sciopero nazionale contro questo governo dell’austerità e ora diciamo NO al patto di Macri con il FMI e chiediamo alle centrali sindacali di convocare uno sciopero nazionale e un piano di lotta per sconfiggerlo. Conquisteremo il nostro diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito. Separazione immediata della Chiesa e dello Stato. Questo 13 giugno ci mobiliteremo tutte al Congresso e che tutta l’America Latina sia dipinta di verde. Senza aborto legale non c’è Ni Una Menos.

Qui il testo originale pubblicato su Latfem.

Testo tratto da Manastabal.

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Testo di Betta Cianchini per Non Una di Meno

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Un testo che Betta Cianchini, attrice e autrice teatrale e voce di Radio Rock, ha scritto per NUDM in occasione della mobilitazione #moltopiudi194. L’attrice Donatella Allegro lo ha letto in apertura della manifestazione a Roma.

TU… dico tu!

TU mi hai fatto abortire quando sono stata Claudia e ho detto a Luca: “sì, un figlio con te lo voglio, anche se non abbiamo una casa, un lavoro, non abbiamo nulla”. Luca mi ha guardata, mi ha stretto le mani e mi ha detto: “no, forse no, amore mio, come facciamo, dove cazzo andiamo io e te?”.

E senza dirgli una parola, ho pensato: aspettiamo, aspettiamo ancora un po’. Forse ha ragione.

Ho aspettato tanto. Troppo. Quel figlio non c’è più stato.

TU mi hai fatto abortire.

TU mi hai fatto abortire quando sono stata Amel. Arrivata a Roma ho trovato subito lavoro, sono in gamba, so 4 lingue. Pulisco cessi e condomini. Mi alzo alle 4.30 e torno in uno scantinato stanca morta. Poi un giorno dolore forte. Cado a terra. Paura di perdere il lavoro. Mi faccio forza. Mi faccio forte. Mi faccio male. Distacco della placenta. Dovevo riposarmi, dovevo stare più attenta. Tutti che sapevano tutto. Tutti che mi insegnano a vivere, anche il dottore. Mi fa morire di vergogna, come se già non fossi morta io dentro.

Ma se a stento arrivavamo a mangiare qualcosa io e mio marito… Riposo di che?

TU mi hai fatto abortire.

TU mi hai fatto abortire quando sono stata lasciata sola. Sì, sola. Senza possibilità a 40 anni di ritrovare un lavoro, senza la possibilità di non scoprirmi disperata e bisognosa.

Bisognosa, sai cosa vuol dire sentirsi BISOGNOSA? Aver bisogno di accoglienza, di certezza di un futuro. Ma se io non ho futuro, chi posso crescere? Sentirsi bisognosa è un fallimento per tutta la società.

Tu mi hai fatto abortire PRIMA di quando lo avrei voluto!

Nel momento acido e ghiacciato che in testa ti fa rimbombare lo strazio di due parole: NON POSSO. NON POSSO. NON POSSO AVERE UN FIGLIO. NON CE LA FAREI, non me la sento, non ce la faremo mai.

Stato… Non è un bisturi che ci ha fatto abortire, è la tua indifferenza.

Non è la “nostra poca sensibilità, il nostro poco senso di maternità come se fosse un tot all’etto se di migliore produzione o meno, non è il nostro cinismo a farci abortire” come ti piace gridarci in faccia, ma molto spesso la nostra paura. Il non potersi permettere una vita – almeno – decorosa, a volte!

Anche se appena nati bisognerebbe avere accesso privilegiato a una vita felice.  Solo per festeggiarla… questa vita. Ti riempi tanto la bocca di questa parola, vita.

Ma se non la si può vivere felici è una parola e basta. Invece appena si nasce nascono conti e sconti da fare e ottenere.

Donne felici non ne nascono.

E donne e uomini felici sceglierebbero con meno dolore.

Non ci sono scelte dolorose, ci sono necessità dolorose, cazzo.

E quando io chiederò di farlo, sarà una mia necessità.

I figli sono gioia quando arrivano.  Se non è gioia, non lo sarà neanche la loro vita.

Guarda i miei occhi, vergognati e domandati perché non sono felice.

E se sono a letto malata, ricorda Stato, devo essere tutelata prima IO che l’embrione.

Il tuo cieco potere, il tuo potere forte non può condannarmi a morte.

Stato, tu mi hai fatto abortire tante volte.

Ma ora che IO voglio abortire… ti arroghi il diritto di decidere per me.

Ora che sono Sabrina e che non voglio un figlio, trovo chi pretende di scegliere per me.

Ma io ho deciso che un figlio non lo metto al mondo.

Non ci sono solo donne semplicemente “portatrici di maternità”, incubatrici, donne ripiene e già pronte, ci sono donne che scelgono di avere o di NON avere un figlio.

E’ una scelta libera… che è l’unica possibile per questa mia testa, questo mio grembo, questo mio corpo e questo mio cervello. E’ una MIA scelta consapevole. Mia.

MI chiamo Valentina ho 32 anni, sono al quinto mese di gravidanza e sono morta al Cannizzaro di Catania in seguito ad una setticemia, dovuta alla mancata proposta di aborto terapeutico.

Mi volevi davvero proteggere? Non lo hai fatto.

Lo fai per me? Non lo fare.

Lo fai per Dio? Non lo farebbe neanche lui.

Lo fai per mio figlio?  Non lo fai felice.

COSI’ non lo fai felice.

Non lo fare.

 

 

Rassegna stampa: Molto più di 194

SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente

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La SEMInARIA ha l’obiettivo di offrire uno spazio di incontro, approfondimento e confronto partecipato aperto sulle tematiche a cui stiamo lavorando a partire dal piano femminista contro la violenza femminista sulle donne e la violenza di genere. Vogliamo farlo con un approccio laboratoriale, performatico, orizzontale e partecipativo. Spazi e tempi in cui i nostri corpi sstaranno insieme per produrre dinamiche che ci consentano di vivere senza preconcetti e stereotipi le nostre differenze e per rendere possibile la decostruzione e costruzione di possibili percorsi.

La violenza del patriarcato e del sistema capitalista sulle donne, ma anche le discriminazioni che subiscono le donne lesbiche, trans e tutte le soggettività LGBTQIA+, gli animali e la Terra sono problemi di portata globale.

Siamo transfemministe e transnazionali: siamo tutte persone in transito nel tempo, tra i generi, tra i territori e gli spazi urbani, oltre i confini che vogliono impedire violentemente la libertà di movimento, seguendo il nostro cammino di liberazione da stereotipi e norme in cui non ci riconosciamo e che non ci rappresentano.

Rilanciamo una cultura di pace contro le guerre, le logiche militariste e di occupazione finalizzate allo sfruttamento delle risorse ambientali e al controllo del loro prezzo, alla distruzione della terra, al suo assoggettamento al servizio del profitto.

Rivendichiamo l’abolizione delle dicotomie gerarchizzanti che vedono gli altri animali come polo inferiore di un binarismo più profondo di altri, quello umano-non umano, che sembra biologico e quindi “naturale”, ma che è invece politico e culturale.

Siamo portatrici di strategie diverse, più radicali, che non rafforzino privilegi e dominio di una specie sull’altra, di alcun* soggetti su altr* resi invisibili ma che sono portatori di desideri e dignità.

Ci riconosciamo nella resistenza di tutti i corpi resi oggetto per poter essere sfruttati.

Pratichiamo la liberazione di tutte le soggettività, una liberazione antagonista all’attuale società maschilista eteronormata/eterosessista contro la violenza sulle donne e sulle soggettività malamente denominate “non conformi” e su tutti i viventi schiavizzati che subiscono le violenze del sistema patriarcale/pastorale.

Vogliamo partire dai desideri di persone lesbiche intersessuali trans bisessuali etero asessuali gay o comunque vogliano (o no) definirsi, dalla conquista di spazi di libertà e autogestione nei territori (territori che possono essere spazi rurali e/o città quartieri vie e piazze, orti e giardini) riscoprendo il significato più autentico della decolonizzazione, delle relazioni animali (umane e non), riconoscendoci nell’orizzonte antispecista, anticapitalista, antifascista e transfemminista per trasformarci e riGENERARCI LIBERAmente.

Vogliamo uscire dalle sole affermazioni teoriche, dagli slogans, dalle astrazioni e aprire un confronto, o meglio un incontro, su queste tematiche per vedere in che modo, e con quali cammini comuni, trasformarle in pratiche di vita e di lotta quotidiana oltre#LottoMarzo

Consideriamo che questa rivoluzione culturale non possa che passare dalla liberazione di soggettività che sono, ancora oggi, tragicamente definite patologiche, come le persone trans e le persone intersex.

Lanciamo la campagna riGENERIamociLIBERAmente per fermare:

  • la patologizzazione dell’omosessualità
  • la psichiatrizzazione forzata di tutte le soggettività trans attraverso il cambiamento della legge 164/1982,
  • le mutilazioni genitali, praticate anche in Italia, sui corpi delle persone intersex

 

Vi aspettiamo il 9,10,11 novembre 2018 a Roma a SCUP,  http://scupsportculturapopolare.it/  Via della Stazione Tuscolana, 84, 00182 Roma, raggiungibile facilmente da Termini in bus o metropolitana (fermata Pontelungo)

Molto più di 194! La salute è un diritto

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Oggi 22 maggio e il prossimo 26 maggio, a 40 anni dalla legge 194 che ha depenalizzato e regolato l’interruzione volontaria di gravidanza, il movimento femminista Non Una di Meno torna nelle piazze di tutta Italia per rimettere al centro del dibattito pubblico l’autodeterminazione delle donne e la libertà di scelta.

In Italia il 70 per cento dei medici è obiettore di coscienza con punte fino al 90 per cento in alcune regioni.

Abbiamo scelto il Ministero della salute, per denunciare il sabotaggio sistematico della libertà di scelta delle donne non solo attraverso l’obiezione di coscienza ma anche tramite lo smantellamento dei consultori operata dalle Regioni, le scelte protocollari dell’Agenzia Italiana per il Farmaco che limitano fortemente la somministrazione della pillola abortiva RU486 e stabiliscono la non rimborsabilità della contraccezione, così come la recente esclusione della pillola del giorno dopo dai farmaci obbligatori nelle farmacie.

A farne le spese sono le donne più povere e precarie, quelle più giovani e quelle senza documenti di soggiorno, quelle che vivono fuori dalle norme eterosessuali.

Siamo qui per gridare con forza che vogliamo gli obiettori fuori dalle strutture sanitarie pubbliche e dalle farmacie. Vogliamo l’accesso alla contraccezione gratuita, alla RU486 e ai servizi sanitari per la gravidanza e il parto, indipendentemente dal possesso di documenti. Vogliamo più consultori laici e aperti alle assemblee delle donne.

Il 26 maggio scenderemo in piazza per difendere la libertà delle donne e la Casa Internazionale delle donne, simbolo delle battaglie femministe a Roma, minacciata di chiusura.

A Roma corteo, ore 17, Piazza dell’Esquilino.

Non una di meno Roma

Libere di scegliere sempre, strade comprese!

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Mai come oggi, quando con la scusa del decoro, soggetti e condotte considerate inappropriate e a rischio vengono espulse dai centri urbani, è urgente interrogarsi sulla relazione tra autodeterminazione dei corpi e spazi urbani.

A Roma, in particolare, gli spazi/corpi che si autodeterminano sono sotto attacco. Esempi recenti sono le minacce a spazi femministi come la Casa Internazionale delle Donne e Lucha y Siesta, e il recente sgombero, poi sospeso, del laboratorio di arte e cultura sperimentale Angelo Mai.

Le strade che attraversiamo sono invase da immagini misogine, razziste e omofobe. Ricordiamo i maxi manifesti anti-abortisti comparsi sui muri di Roma negli ultimi tempi che legano l’aborto ai femminicidi! O l’altro manifesto comparso ad aprile, poi rimosso dopo le proteste sui social, che mostrava un feto gigante e cancellava il corpo e la libertà della donna che lo aveva concepito.

Ricordiamo le frequenti campagne politiche che producono manifesti in cui la difesa delle donne (soprattutto bianche) diventa cavallo di battaglia di partiti xenofobi. Perfino chi sostiene misure contro la violenza di genere continua a mostrare le donne come vittime prive di capacità di autodeterminazione.

Così qualche tempo fa, a Potenza, sono apparsi dei manifesti in cui campeggiava la scritta “Amore, ma se mi uccidi dopo chi picchi?”. L’obiettivo dell’organizzazione che li aveva diffusi era promuovere un convegno contro la violenza di genere. Eppure il manifesto comunicava un’immagine offensiva per tutte le donne che subiscono violenza. Che dire, poi, delle pubblicità che continuano a riproporre il modello della donna “angelo del focolare” o della “donna-oggetto”?

Chi decide sulle nostre città decide anche sui nostri corpi e sulle loro rappresentazioni. Per questo vogliamo immaginare e dar vita ad altri spazi urbani e altre immagini.

E poiché l’arte pubblica non solo può produrre dibattito ma anche sfidare l’estetica del decoro e quella sessista e razzista, usiamo il linguaggio artistico per materialmente riprenderci le nostre città. Che siano murales o poster art, mostre o installazioni itineranti, performance o iniziative in cui discuterne, la posta in gioco è produrre le “città – relazioni” che vogliamo.

Vogliamo svegliarci una mattina e trovare i muri di Roma animati da corpi indecorosi, audeterminati, in lotta.

Questo progetto è parte della mobilitazione femminista per i 40 anni della legge 194. Un altro modo per ricordare che la depenalizzazione dell’aborto è stata prima di tutto espressione dell’autodeterminazione delle donne.

Libere di scegliere! Ora e sempre indecorose!

Non Una di Meno – Roma

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Iniziative verso i 40 anni della 194

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Il 22 maggio ci sarà il quarantennale dall’approvazione della legge 194 del 1978, “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, la legge in vigore in Italia che ha decriminalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto.

Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato (art. 545 e segg. cod. pen., abrogati nel 1978).

La rete Non una di meno ha lanciato una giornata di azioni e mobilitazione in Italia per il quarantennale della 194. Sabato 19 maggio Lucca scenderà in piazza, mentre a Brescia ci sarà un festival. A Rimini iniziativa territoriale domenica 20, a Genova  lunedì 21. A Bari , Bergamo , BolognaJesiL’Aquila, Padova ,  ParmaPisa, Reggio Calabria, Reggio Emilia e Roma , iniziative, azioni, assemblee martedì 22, mentre a Pavia, un presidio mercoledì 23. Giovedì 24 a Latina, organizzata una tavola rotonda. Venerdì 25 presidi anche a LivornoTrento ; assemblea pubblica a Messina e street parade notturna a Pisa. Sabato 26 alcune città: AlessandriaBariBologna, Brescia, Catania , FirenzeMantova ,MilanoNapoli, Reggio Emilia, Roma, Salerno , Verona, si preparano a dei cortei, presidi e iniziative territoriali. Il 27 Torino scenderà in piazza; a Fano ci sarà un banchetto informativo. Martedì 29 è previsto un presidio ad Ancona; mercoledì 30 a Venezia iniziative e banchetti informativi. Qui l’elenco delle varie città e le iniziative che si terranno.

ALESSANDRIA

alessandria

194 volte libere di scegliere – a 40 anni dalla 194

Martedì 26 maggio

h 11- Tutto sulle coppette mestruali

h 12.00 – Educazione alla sessualità e decostruzione degli stereotipi di genere nelle scuole (a cura di Donne Insieme)

h 12.45 – Pranzo pic-nic nei giardini

h 14.00 – letture femministe

h 15.00 Sessualità femminile: corpo, piacere e sesso nelle diverse fasi della vita della donna

Le relatrici saranno tutte ostetriche (ad eccezione di Donne Insieme per l’incontro sull’educazione).
Per tutta la giornata sarà attivo uno sportello/banchetto informativo su contraccezione (d’emergenza e non) e interruzione di gravidanza. Qui sarà possibile trovare contraccettivi gratuiti, opuscoli informativi su contraccettivi e ivg e molto altro!
Sarà inoltre possibile confrontarsi privatamente con le ostetriche presenti, che potranno fornire informazioni e consulenze specifiche in merito a questi due temi.

ANCONA

ancona

Martedì 29

Libere di scegliere! Martedì 29 Maggio, in consiglio Regionale, si presenterà un’ interrogazione sulla mozione ” Busilacchi”, approvata lo scorso Ottobre. La mozione prevede che la Regione regolamenti l’obiezione di coscienza.
Il Coordinamento Regionale 194 senza obiezione, invita tutte/i cittadine/i a partecipare al presidio che si terrà davanti al palazzo della Regione, alle ore 12.
Riteniamo importante mobilitarci dopo gli innumerevoli e recenti attacchi alla legge 194, legge che il 22 Maggio ha compiuto 40 anni

Vi aspettiamo numerosi con striscioni,cartelloni e con il coraggio,il coraggio di difendere i propri diritti!
Coordinamento Regionale per l’applicazione della legge 194
#194senzaobiezione

BARI

BARI

22 Maggio dalle 18:30 Proiezione: “La Rabbia in corpo: storie di aborto e di potere” documento audiovisivo autoprodotto nel 1975 dal Circolo anarchico “La Comune” di Roma, che racconta attraverso immagini, foto, illustrazioni, fotomontaggi, cartoline e vignette la lotta a favore della legalizzazione dell’interruzione di gravidanza. Un documento prezioso sia dal punto di vista artistico che da quello dei contenuti.
Dalle 19:30 INCONTRO PUBBLICO “Oltre la 194”
Ripartendo dalle lotte degli anni ‘70 proviamo a discutere tutt* insieme di 194 e di nuovi percorsi di resistenza e autodeterminazione.
Oltre la 194 – proiezione “La rabbia in corpo” e dibattito.

bari1

26 Maggio

Chi Decide? – Sit-in Transfemminista per i 40 anni della L.194

A Bari abbiamo deciso di riempire di corpi, di suoni e di colori Piazza Diaz. Ci saremo con musica, reading, performance e microfono aperto. Dalle ore 18.

BERGAMO

BERGAMO

MARTEDÌ 22 MAGGIO ALLE 18,30 Buon compleanno 194 #LibereDiScegliere

IN VIA XX SETTEMBRE, DAVANTI LA SEDE DELLA Regione Lombardia

#NonUnaDiMeno
#LibereDiScegliere

BOLOGNA

BOLOGNA

40anni dopo, VOGLIAMO #MOLTOPIÚDI194 // Giornata di attivazione

Martedì 22

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

h 13:00 – Pranzo sociale: #moltopiùdi194 panini!

h 15:00 – LABORATORIO DI RISCRITTURA RIVENDICATIVA: VOGLIAMO #MOLTOPIÙDI194
A partire dai i limiti applicativi e costitutivi della L.194/78 che ad oggi non garantisce i nostri diritti e stigmatizza la donna, vogliamo mettere nero su bianco le nostre rivendicazione perché dopo 40anni siamo tornate e vogliamo molto di più!

h 18:00 iniziativa dell’Associazione Orlando e Centro delle donne di Bologna
Promuoviamo l’esposizione ed il dibattito “Corpi, spazi e movimenti: percorsi e lotte delle donne a 40 anni dalla legge 194” all’interno del Foyer del Teatro Comunale

h 20:30 – Spettacolo teatrale
Verranno portati in scena testimonianze e monologhi teatrali, a sottolineare e sintetizzare nell’atto scenico l’identità tra una parola e un’azione che denunciano l’iniquità della narrazione dominante.

h 21:30 -#MOLTOPIÙDI194 PARTIESSSS
Musica e danza in piazza per riappropriarci delle nostre strade e dei nostri corpi perché, if i can’t dance it’s not mi GENDERevolution!

Sabato 26

Corteo! Molto Più di 194! Partenza ore 16 da Piazza del Nettuno

A 40 anni dalla legge 194 – Per una sessualità libera, per la contraccezione gratuita, per l’autodeterminazione: tutta la società deve cambiare!

BRESCIA

brescia

Sabato 19 maggio: spettacolo “io obietto” organizzato nell’ambito del festival “open up”

Sabato 26 maggio: piazza femminista con la CONVERSATORIA (laboratorio di autoformazione) dalle ore 15

CATANIA

catania

SABATO 19 MAGGIO, ore 10.00 – Ex Chiesa della Purità (Auditorium) Via Santa Maddalena 29
SEMINARIO a cura della Clinica Legale “Coesione e Diritto (UniCt) e del collettivo RivoltaPagina : “A quarant’anni dalla legge n. 194 del 22 maggio 1978” con – tra le altre – l’ospite Anna Pompili, ginecologa (Roma).

SABATO 26 MAGGIO, ore 17.00
PRESIDIO femminista nei pressi di un Ospedale cittadino (info a breve! seguite l’evento)

PROGRAMMA:
SEMINARIO della Clinica Legale “Coesione e Diritto”, Dipartimento di Giurisprudenza, Unict in collaborazione con Rivoltapagina, UDI e Thamaia dal titolo: “A quarant’anni dalla legge n. 194 del 22 maggio 1978: ‘Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”

Introduce
Adriana Di Stefano, Università degli Studi di Catania

Relazioni
– Rita Palidda, Università degli Studi di Catania
– Anna Pompili, Scuola di specializzazione in Farmacologia Medica, Università Sapienza, Roma

Interventi
– Anna Agosta, Centro Antiviolenza Thamaia
– Elena Caruso, Clinica Legale “Coesione e Diritto”, Collettivo femministaRivoltaPagina
– Rosario La Spina, Dipartimento materno-infantile ASP Catania
– Adriana Laudani, Unione Donne Italiane (UDI) Catania

ALTRE INFO A BREVE sul PRESIDIO di SABATO 26!

 

FANO

fano

La legge 194, la legge che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza, compie oggi 40 anni: dal 22 maggio 1978 abortire in Italia non è più reato. Per ricordare questa importante conquista delle femministe e di tutte le donne, per difendere questa legge dai continui attacchi dei no-choise e degli obiettori di coscienza, ma anche per continuare a lottare e a rivendicare #moltopiùdi194, abbiamo organizzato un BANCHETTO INFORMATIVO.
DOMENICA 27 MAGGIO, DALLE 16.30 ALLE 20, PRESSO LA TENSOSTRUTTURA DELLA SASSONIA A FANO.

FIRENZE

firenze

22 Maggio 2018 h 18:30 – P.za S. Spirito Aperitivo e consultoria femminista

Il 22 maggio organizziamo una consultoria autogestita: saremo in piazza con una ginecologa per parlare della nostra sessualità, delle nostre scelte. Saremo in piazza per riaffermare il ruolo del consultorio come spazio politico, culturale e sociale oltre che come luogo delle donne per le donne. Saremo in piazza per offrire informazioni e distribuire materiale sulla salute sessuale e riproduttiva e sui servizi disponibili sul nostro territorio.
Questa sarà anche l’occasione per presentare il nostro questionario e partecipare all’autoinchiesta.

Per partecipare all’autoinchiesta:
– Puoi venire in piazza o passare alla Libreria delle donne (via Fiesolana 2b) e compilare una copia cartacea
– Puoi compilarlo online, connettendoti al seguente link: https://goo.gl/36jydS
– Puoi inquadrare il QR-code con il tuo smartphone e leggerlo con una app dedicata (es. i-nigma).

GENOVA

GENOVA

Libere di scegliere #prochoice

Lunedì 21 MAGGIO 2018 | VIA DI SANTA ZITA 2 | ORE 18.00
#PROCHOICE

JESI

Jesi

Martedì 22 maggio: Banchetto raccolta firme : 40 anni della legge 194

Dalle ore 17.00

L’AQUILA

l'aquila

Martedì 22: 40 anni dalla legge sull’aborto: proiezione e dibattito

In occasione dei 40 anni delle legge sull’aborto, il collettivo Fuori Genererisponde all’appello lanciato dalla rete NON UNA DI MENO e organizza per il 22 maggio una giornata per tornare a parlare della legge 194/78.

Vi aspettiamo a CaseMatte, nell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio:
– dalle ore 20:30 ci sarà un aperitivo/cena per mangiare e bere qualcosa insieme
– dalle 21 la proiezione con dibattito del documentario-inchiesta
“Così è se vi pare” di Irene Dionisio
sul Movimento per la Vita (anti-abortista) presente troppo spesso negli ospedali e nelle scuole pubbliche… capiremo perché e come il MPV ha contribuito alla messa sotto scacco della legge 194.

LATINA

latina

Giovedì 24

Libertà Condizionata: Tavola Rotonda per i 40 anni della 194

Per questo anniversario abbiamo deciso di organizzare una Tavola Rotonda per fare il punto della situazione, sia a livello nazionale che territoriale, capirne le criticità e, perché no, proporre delle soluzioni.

Ospitata dal Comune di Latina (Sala De Pasquale – Piazza del Popolo, 1), la Tavola Rotonda si svolgerà Giovedì 24 maggio dalle 16 alle 19.

LIVORNO

livorno

Venerdì 25

LIBERE DI SCEGLIERE : MOLTO PIU’ DI UNA LEGGE

Presidio informativo dalle ore 17.30

LUCCA

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Legge 194, 40 anni dopo! Non un passo indietro!

Sabato 19 maggio

Programma:

Ore 16 – 16.20
Introduzione
NON UNA DI MENO LUCCA

0re 16.20 – 16 – 40
Una storia di donne, di lotte, di movimenti
NON UNA DI MENO LUCCA

Ore 17.00 – 17.15
Legge 194 e ruolo dei consultori pubblici: l’esperienza di Lucca
Consultorio familiare, Azienda Usl Toscana Nord ovest

Ore 17.15 – 17.45
La nostra mappatura contro ogni obiezione
Obiezione Respinta La Limonaia PISA

17.45 – 18.15
Dibattito

18.30 – 19.30
Mostre, filmati
Le lotte del movimento delle donne dagli anni Settanta

19.30 – 20.30
Aperitivo femminista e letture

20.45 Concerto
DE’ SODA SISTERS

MANTOVA

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40 anni di 194!

SABATO 26 MAGGIO – PIAZZA MANTEGNA – DALLE 10 ALLE 12
PRESIDIO PER I 40 ANNI DELLA LEGGE 194 con distribuzione materiale informativo, reading e favolosità!

MESSINA

MESSINA

Venerdì 25 maggio

Dalle ore 17 davanti al Duomo. Siete tutt* invitati a partecipare a questo momento di dibattito in vista del quarantesimo anniversario della legge 194 per la legalizzazione delle pratiche abortive.
A discutere la questione in maniera approfondita saranno invitati esperti che potranno parlarci con più competenza dell’argomento, in modo da presentare una panoramica completa sull’aborto, argomento troppo spesso sottovalutato.

MILANO

milano

WORSKSHOP. LA MIGLIOR PREVENZIONE E’ L’EDUCAZIONE
Un workshop di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate, ma soprattutto un laboratorio sulla sessualità e sul desiderio!
a cura del consultorio CEMP e del Coordinamento dei Collettivi Studenteschi

WORLD CAFé su scelte riproduttive e non riproduttive a cura di SessFem

LA SVELTINA. DIALOGO SUI GENERIS
a cura del Tavolo di genere dei collettivi Zam, Lambretta, Lume e Rete studenti Milano

dalle 17 “MOLTO PIU’ DI 194”. Spazi tematici disseminati nel parco, si svolgono in due sessioni che si ripetono, la prima alle 17 la seconda alle 18

Chi ha paura della contraccezione?
Consultori pubblici, autogestiti e Atlante europeo della contraccezione
Con: Daniela Fantini (ginecologa consultoriale e presidente Cemp) e Pietro Puzzi (ginecologo consultoriale e Comitato contraccezione gratuita)

Chi decide dopo l’aborto?
Un’inchiesta sui cimiteri dei feti
Con Elena Iannone (giornalista), Silvio Viale (ginecologo ospedaliero)

Che ne è della salute delle donne?
L’IVG in ospedale e la continuità assistenziale tra ginecologia, ostetricia e difesa dei servizi pubblici
Con Antonio Spreafico (ginecologo ospedaliero), Eleonora Sciascia (ostetrica), Associazione Amor mamme di Angera

La formazione che non c’è e l’educazione che vorremmo
I percorsi universitari e scolastici
Con Camilo Vilagran (Rete della conoscenza), Laboratorio Lilith (Unipop – Università Popolare Spazio di Mutuo Soccorso)

Di cosa parliamo quando parliamo di aborto
Con Eleonora Cirant (giornalista), Claudia Mattalucci (antropologa), Claudia Parravicini (psicologa)

°dalle 20.00: CONCERTO
Con i contributi delle compagne da Argentina e Irlanda e con le nostre proposte per il futuro. Vogliamo molto più di 194!

NAPOLI

Napoli

Sabato 26 maggio: MOLTOPIUdi194 Nonunadimeno Napoli

Il 26 maggio scendiamo in piazza del Gesù per diffondere l’autodeterminazione transfemminista.
Godiamo e festeggiamo assieme questo compleanno: vogliamo molto più di 194, vogliamo tutto!

Corteo dalle ore 10.30

PADOVA

padova

Una settimana per rivendicare : 
✔️anticoncezionali per prevenire
✔️educazione sessuale per decidere
✔️libertà di scelta sui nostri corpi! 

MARTEDì 22 MAGGIO – ore 10.30 – Presidio e volantinaggio presso Azienda ospedaliera Padova (di fronte alla clinica di ostetricia e ginecologia)

MERCOLEDì 23 MAGGIO – ore 19.30 – Teatro Ruzante – Aperitivo e Proiezione del film “Lunàdigas” . A seguire dibattito con le autrici.

SABATO 26 MAGGIO – ore 19.00 – luogo da definire – “L’Arte della Gioia” – Laboratorio sul Piacere Femminile

programma in via di definizione – stay tuned!

#obiezionerespinta
#moltopiùdi194

PARMA

Parma

Martedì 22 maggio: RU-MORE486 PARTY 🎉
Legge 194 || 1978 – 2018 || Festeggiando i miei 40 anni 🎈

▸ Aperitivo ad Art Lab Occupato
▸ Talk per i 40 anni della legge sull’aborto
▸ Musica anti-obiezioni
▸ Cibo, vino ed allegria
________________________________________________

Vogliamo festeggiare, vogliamo omaggiare e celebrare un percorso di lotta che ha portato all’ottenimento della legge.

Sappiamo che c’è molto altro da fare e che dobbiamo continuare a difendere la 194. Sappiamo che vogliamo di più:
– educazione sessuale nelle scuole;
– obiettori fuori dagli ospedali;
– più formazione e informazione;
– e tanto altro.
Parliamone insieme!

PAVIA

PAVIA

Mercoledì 23 maggio dalle ore 10.30: 40 anni di 194 – Presidio al Policlinico San Matteo, Viale Golgi 19

Abortire è un diritto, non una colpa!

PISA

pisa

Martedì 22

MOLTO PIÙ DI 194 – Assemblea pubblica per i 40 anni della legge

Vi aspettiamo alle Logge di Banchi per affrontare i temi del diritto all’IVG, alla contraccezione e l’accesso alla salute con giochi, autoinchieste e un’assemblea per confrontarci!

La piazza sarà piena di domande a cui potrete rispondere anonimamente, un gioco in cui vi troverete improvvisamente incinte e dovrete capire come sfangarvela, e alle 18:00 si terrà un’assemblea per parlare tutte insieme di cosa vuol dire, a Pisa, accedere all’IVG.

Venerdì 25

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Night Parade a 40 anni dalla 194 organizzata dalla Mala Servanen Jin Occupata – Casa delle Donne che combattono. Appuntamento alle ore 21 a Piazza della Pera.

REGGIO CALABRIA

REGGIO CALABRIA

Martedì 22

Dalle ore 17,30 in poi presso la scalinata del Teatro F.Cilea saremo presenti con “il Consultorio in Piazza” per parlare di 194, metodi contraccettivi e contraccezione d’emergenza, malattie sessualmente trasmissibili, RU486.

REGGIO EMILIA

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Martedì 22 maggio: La mattina azioni in città #RisvegliareLaMemoriaDormiente

Il pomeriggio ore 18: Brindisi in onore della 194

Inchiesta di Non una di meno sui consultori: prime riflessioni

Sabato 26 maggio: Azioni sulla città #194BannerStorm

RIMINI

rimini

Domenica 20 Maggio alle h 17 nella nuova sede ISUR in Via Costantino Nigra 26 (Rimini) incontro “consultorio e consultoria due realtà a confronto”

Siamo arrivat* all incontro conclusivo di questo ciclo di avvicinamento al #22m e ai 40 anni della 194, la legge che regolamenta l’aborto nel nostro paese.

ROMA

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::Martedi 22 maggio:: 

Anniversario dell’approvazione della legge 194: giornata di azioni territoriali nella città… Stay tuned

::Sabato 26 maggio:: 

Corteo cittadino ore 17.00. Partenza da Piazza dell’Esquilino, che passerà per Via Liberiana, Via Merulana, Via dello Statuto e arriverà a Piazza Vittorio.

 

SALERNO

 

salerno

Sabato 26

Ore 09:00
Gazebo informativo
Lungomare di Salerno (altezza poste centrali)

Ore 19:00
Corteo Salerno Pride
Concentramento c/o Spiaggia Santa Teresa

 

TORINO

TORINO

Domenica 27 maggio: Consultoria in piazza: 194? Sì, ma vogliamo di più!

In occasione del 40ennale della Legge 194 che regola l’interruzione volontaria di gravidanza, una giornata intera in piazza per parlare di sessualità, aborto, autodeterminazione, piacere e desiderio.

Dalle h 10.30 in Piazza Castello: banchetti informativi, laboratori, mostre, performance artistiche, chiacchiere e molto altro.

h11.30 Anatomia e Piacere: chi viene? Un laboratorio per parlare di sessualità e piacere, per scoprire e riscoprire il nostro corpo (a cura di ConTatto – Laboratorio ostetrico)

h14 – h16 Sportello ostetrico: le ostetriche di ConTatto rispondono alle domande su contraccezione, interruzione volontaria di gravidanza, anatomia, infezioni sessualmente trasmissibili, sessualità e pavimentopelvico

h16 “Ieri…”
La Casa delle donne di Torino si racconta.
Dall’occupazione del Sant’Anna ai primi consultori autogestiti torinesi, dalle ingerenze del Movimento per la vita alla lotta del movimento delle donne per un aborto libero, sicuro e gratuito.
La storia narrata da chi ha vissuto quegli anni e ha partecipato alle battaglie che hanno portato alla Legge194.

h17 “…Oggi”
Parliamo di aborto, tra autodeterminazione e libertà di scelta.
Serve davvero una legge del codice penale per regolare l’ivg?
Cosa significa 194 oggi tra obiezione di coscienza, tagli alla sanità pubblica e chiusura dei consultori?

Non Una Di Meno – Torino
in collaborazione con ConTatto – Laboratorio Ostetrico
con la partecipazione della Casa delle donne di Torino

TRENTO

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Venerdì 25 maggio: Obiezione Respinta-Presidio per l’Anniversario della 194

Dalle ore 17:00 in Via Oriola angolo Via Oss Mazzurana per condividere informazioni e ribadire con forza il NO all’obiezione di coscienza all’interno delle strutture pubbliche. L’aborto dev’essere garantito gratuitamente a chiunque ne abbia bisogno!
#YoDecido!

VENEZIA

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Mercoledì 30

Obiezione Respinta! Libere di scegliere #moltopiùdi194

A Venezia ci troveremo dalle 17.00 alle Zattere, di fronte all’auletta autogestita dalle studentesse e dagli studenti dei collettivi universitari.
Presenteremo il progetto di mappatura dell’obiezione in Italia assieme due attivist* di Obiezione Respinta
Ci saranno infopoint legati alla IVG, alla sessualità, alla contraccezione e materiale del Centro Antiviolenza Iside
Aperitivi e cicchetti di autofinanziamento
 dj_set con Baboulous Belinda

VERONA

verona

Sabato 26

Consultoria itinerante con distribuzione di materiale informativo sulla contraccezione di emergenza. Appuntamento a Stazione Porta Nuova dalle 12.00

#obiezionerespinta #moltopiùdi194

 

 

 

Appello nazionale di Non una di Meno verso i 40 anni dalla Legge 194

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A 40 anni dalla Legge 194
Per una sessualità libera, per la contraccezione gratuita, per essere libere di scegliere!

Le donne stanno lottando in ogni parte del mondo. Di fronte a questa potenza ovunque vediamo un attacco alla libertà che ci siamo conquistate. La contraccezione gratuita, il pieno accesso all’aborto, l’educazione a una sessualità libera sono ancora negati o fortemente ostacolati e, anzi, proprio in questo momento assistiamo al tentativo di sottrarre alle donne il potere e la libertà di decidere sul proprio corpo e sulla propria vita, con la diffusione dell’obiezione di coscienza e con un attacco feroce dell’aborto.

A quarant’anni dall’approvazione della Legge 194, in Italia l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza è sempre più un percorso a ostacoli. Il numero di medici obiettori ha raggiunto una media nazionale del 70%, con punte del 90% in alcune regioni. Solo 390 su 654 strutture dotate di reparti di ostetricia e ginecologia effettuano interruzioni di gravidanza. La pillola abortiva RU486 è somministrata da pochi ospedali e in modo limitato. E non va molto meglio quando in gioco c’è il diritto alla salute durante la gravidanza e il parto.

Possiamo venderci liberamente sul mercato del lavoro ‒ al prezzo più basso e alle condizioni più precarie – solo se contemporaneamente accettiamo di tornare nelle case, di essere responsabili del lavoro riproduttivo e della cura, di supplire ai vuoti lasciati dal welfare. Per le migranti il ricatto del permesso di soggiorno è un ulteriore ostacolo alla libertà di scegliere e all’accesso alla salute. Ci si aspetta che facciano il lavoro di cura o piuttosto che colmino il calo demografico, mentre razzismo e sfruttamento stabiliscono gerarchie e posizioni di subordinazione.

Alla logica antiabortista che cancella la vita delle donne contrapponiamo la nostra libertà, di scegliere e di lottare collettivamente. Contrapponiamo i nostri desideri, la maternità quando è liberamente scelta e la possibilità di rifiutare l’ordine tradizionale della famiglia.

Il 22 e il 26 maggio scenderemo nelle piazze perché sappiamo che la sessualità è un campo di battaglia, non una questione privata o di coscienza individuale. Saremo in piazza per rompere l’isolamento a cui siamo costrette quando affrontiamo l’aborto o quando scegliamo la maternità.

Riaffermiamo la nostra libertà e gli spazi di potere conquistati per dire che la sessualità delle donne non è finalizzata alla procreazione, che la maternità non è un obbligo, che l’aborto è una scelta delle donne ma riguarda anche la sessualità maschile.

Alla libertà di scegliere vogliamo dare un senso nuovo a partire dalla forza di un movimento globale che pretende e reclama una trasformazione dell’intera società. Siamo con le donne argentine che hanno imposto al parlamento di discutere la legalizzazione dell’aborto, con le irlandesi che a maggio voteranno in un referendum per decriminalizzare la procedura per l’aborto, con le polacche che per prime hanno scioperato per bloccare i tentativi del parlamento di proibirlo.

Lottiamo per una sessualità libera, contro la subordinazione e la violenza e per questo:
Vogliamo welfare per l’autodeterminazione, la sanità pubblica, laica e a nostra misura, i consultori aperti alle donne di qualunque età, alle persone gay, lesbiche, trans, e alle migranti.

Vogliamo la contraccezione gratuita.

Vogliamo l’accesso gratuito all’assistenza sanitaria per l’ivg, la gravidanza e il parto indipendentemente dalla cittadinanza e dai documenti.

Vogliamo gli obiettori fuori dalle strutture sanitarie pubbliche e dalle farmacie.

Vogliamo la RU486 a 63 giorni e senza ospedalizzazione, somministrata anche nei consultori pubblici.

Vogliamo l’eliminazione delle sanzioni amministrative per le donne che ricorrono all’aborto fuori dalle strutture sanitarie pubbliche.

Vogliamo l’educazione sessuale nelle scuole.

Vogliamo condividere saperi e desideri. Che mille consultorie nascano!

Non Una Di Meno

 

40 anni di legge 194: Vogliamo contraccezione gratuita e libertà di scelta sui nostri corpi

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Il 22 maggio e il 26 maggio, a quarant’anni dall’approvazione della legge 194 che legalizza l’interruzione volontaria di gravidanza, Non Una Di Meno torna nelle piazze di tutta Italia forte della solidarietà dei movimenti femministi che in tutto il mondo, dall’Argentina all’Irlanda, dalla Polonia agli Stati Uniti, hanno rimesso al centro del dibattito pubblico la giustizia riproduttiva e la libertà di scegliere.

Il movimento rivendica la libertà e i diritti conquistati in decenni di lotte collettive, per dire che la sessualità delle donne non è finalizzata alla procreazione, che la maternità non è un obbligo ma una scelta.

Non Una Di Meno denuncia la responsabilità di Stato e Regioni nella continua violazione del diritto alla salute riproduttiva: anche questa è violenza di genere. Il numero di medici obiettori ha raggiunto una media del 70%, con punte del 90% in alcune regioni. Solo 390 su 654 strutture dotate di reparti di ostetricia e ginecologia effettuano interruzioni di gravidanza, con il risultato che l’interruzione volontaria di gravidanza è sempre più un percorso a ostacoli. L’aborto farmacologico è somministrato da pochi ospedali e in modo limitato, mentre la stessa legge 194 prevede l’uso delle tecniche più aggiornate a tutela della nostra salute. Inoltre, riguardo gravidanza e parto, oltre il 20% delle donne racconta di aver subito umiliazioni e pratiche violente durante il parto, mentre l’accesso gratuito agli esami diagnostici durante la gravidanza è compromesso dalla carenza di strutture pubbliche, con conseguenze gravi sulla salute e sul benessere delle donne, soprattutto quelle più povere e precarie.

Nel difendere la nostra libertà di scegliere partiamo dalla forza di un movimento globale che pretende e reclama una trasformazione dell’intera società. Siamo con le donne argentine che hanno imposto al parlamento di discutere la legalizzazione dell’aborto, con le irlandesi che a fine maggio voteranno in un referendum per decriminalizzare la procedura per l’aborto, con le polacche che per prime hanno scioperato per bloccare i tentativi del parlamento di proibirlo.

Vogliamo la contraccezione gratuita.

Vogliamo l’accesso gratuito all’assistenza sanitaria per l’ivg, la gravidanza e il parto indipendentemente dalla cittadinanza e dai documenti.

Vogliamo gli obiettori fuori dalle strutture sanitarie pubbliche e dalle farmacie.

Vogliamo la RU486 a 63 giorni e senza ospedalizzazione, somministrata anche nei consultori pubblici.

Vogliamo l’eliminazione delle sanzioni amministrative per le donne che ricorrono all’aborto fuori dalle strutture sanitarie pubbliche.

Vogliamo welfare per l’autodeterminazione, la sanità pubblica, laica e a nostra misura, i consultori aperti alle donne di qualunque età, alle persone gay, lesbiche, trans e alle migranti.
Vogliamo l’educazione sessuale nelle scuole.

 Non Una Di Meno