Report Tavolo “Lavoro e Welfare” (assemblea nazionale 27nov Roma)

Siamo partite dai tristemente noti dati sul mercato del lavoro per le donne: maggiore disoccupazione, inattività, disparità salariale, sbarramento di carriere, erosione e negazione sostanziale del diritto alla maternità, mobbing, molestie e violenze. Ci siamo raccontate le storie che sono dietro questi dati: il lavoro delle donne esternalizzate, delle studentesse pagate con voucher o non pagate attraverso stage che promettono l’inserimento lavorativo, ma mantengono solo la promessa del lavoro gratuito. Ancora, la povertà che colpisce le donne di tutte le generazioni: dalla minore retribuzione e dall’intermittenza di oggi derivano le basse o, per meglio dire, inesistenti pensioni di domani. A tutto ciò si aggiunge la precarietà dilagante imposta dalle ultime riforme del mercato del lavoro, il Jobs Act per ultimo e sopra tutte. Così come la completa assenza di un welfare universale, capace di porre argine a questa strutturale intermittenza lavorativa e di garantire un reale sostegno alle donne che intraprendono percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Il welfare che chiediamo e pretendiamo è di tipo universale, un welfare capace di scardinare il modello familistico vigente e di riconoscere garanzie e diritti sociali non solo alle donne, ma anche alle e ai migranti, alle soggettività lesbiche, gay, trans, queer e intersex. Alla precarizzazione e all’intermittenza del lavoro vogliamo rispondere con una completa riconfigurazione del welfare che introduca un reddito di autodeterminazione nelle sue forme dirette e indirette, come reale possibilità di fuoriuscita e liberazione da ogni meccanismo di dipendenza. Così come alla disparità salariale e ai meccanismi di dumping rispondiamo con la rivendicazione di un salario minimo al livello europeo. E ai ricatti sui luoghi di lavoro, alle molestie e le violenze risponderemo con la creazione di nuovi strumenti di autodifesa, di autorganizzazione e mutuo sostegno.

Abbiamo letto il dato della cosiddetta femminilizzazione del lavoro come la generalizzazione a tutta la forza lavoro di ciò che ha storicamente caratterizzato il lavoro femminile e, al tempo stesso, come la messa al lavoro delle forme e degli stili di vita, degli stessi generi e delle facoltà relazionali e di cura. Il diversity management è ormai, in tal senso, un meccanismo di valorizzazione e messa a produzione delle soggettività stesse.

Forti della giornata di ieri, vogliamo aderire e rilanciare l’appello e lo slogan che proviene dalle moltitudinarie piazze argentine: “Se le nostre vite non valgono, non produciamo!”. Per questo l’8 marzo 2017 sarà anche in Italia una giornata senza di noi, senza le donne, senza il nostro lavoro produttivo e riproduttivo. E sarà quindi anche uno sciopero dei generi e dai generi che ci hanno imposto e che vengono immediatamente catturati dai dispositivi di valorizzazione capitalistica. Una intera giornata che si ponga l’obiettivo di rovesciare e riconfigurare il sistema di produzione e riproduzione.

Uno sciopero globale, sociale e politico delle donne, costruito dal basso, così come abbiamo aperto e costruito il percorso di Non Una di Meno fin qui; percorso quindi che dovrà articolarsi nei vari territori e immaginare delle tappe intermedie di discussione e confronto per proseguire col lavoro di scrittura del nostro Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne.

#NonUnaDiMeno!

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