Maternità flessibile? Noi scioperiamo! #8Marzo

maternità sciopero 8 marzo
Congedo di maternità

Il congedo di maternità prevede un periodo di 5 mesi di astensione obbligatoria dal lavoro e garantisce per le lavoratrici dipendenti la retribuzione pari all’80% dell’ultima busta paga, arriva al 100% se previsto dal contratto nazionale. Per le lavoratrici parasubordinate e autonome si calcola l’80% della retribuzione media giornaliera calcolata sull’ultimo anno.   
Ma non tutte le donne possono usufruire della maternità pagata: lavoratrici parasubordinate, autonome, lavoratrici agricole, colf e badanti, a domicilio, LSU E APU, disoccupate o sospese possono accedervi secondo alcune condizioni definite nell’art. 24 TU maternità (decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001).

  • Reclamiamo il diritto alla maternità pagata per tutte le donne, indipendentemente dal contratto.
  • Vogliamo un reddito di autodeterminazione individuale e incondizionato per essere libere di scegliere se fare o non fare un figlio senza dover decidere tra la maternità e il lavoro!

Maternità “flessibile”

La manovra finanziaria 2019 sposta al nono mese il congedo obbligatorio di maternità. Da oggi sarà consentito lavorare fino al giorno del parto. Il rischio per la salute e il danno per il benessere psico-fisico è evidente.
La modifica è propagandata come un’opportunità per le lavoratrici. Ma fenomeni come le dimissioni in bianco e i tassi altissimi di disoccupazione femminile, le enormi quote di lavoro nero e grigio e la disparità salariale, testimoniano quanto le donne paghino nella vita professionale la prospettiva della maternità.
In un mercato del lavoro che penalizza le donne, lavorare fino al parto rischia di diventare obbligo, altro che scelta!
E quindi, a chi conviene la maternità cosiddetta flessibile? Di certo non migliora, semmai peggiora, le condizioni di pesante discriminazione delle donne sul posto di lavoro e in famiglia: la cura dei figli è ancora di più a carico delle madri.

  • Se otto mesi vi sembrano pochi, provate voi a lavorare: non serve flessibilità, serve estendere la maternità e distribuire il carico del lavoro di cura con strumenti e servizi adeguati!

Secondo  i dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro sono state più di  25mila le donne con figli fino a 3 anni di età che hanno lasciato il lavoro per la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. Gli uomini che hanno lasciato il lavoro per questi motivi 2250.
I costi elevati e la mancanza di asili e servizi per l’infanzia rendono difficile mantenere un’occupazione soprattutto per chi ha salari bassi. Del resto sono solo 4 le regioni in Italia che raggiungono gli standard europei e nazionali fissati per l’offerta di posti negli asili nido (33 posti ogni 100 bambini). La situazione certo non migliorerà con la legge sull’autonomia differenziata che il governo vuole approvare, anzi  il divario  di opportunità tra regioni crescerà  a dismisura.

  • Reclamiamo invece un piano nazionale straordinario di finanziamento, qualificazione e potenziamento della rete degli asili nido e servizi pubblici per l’infanzia, rendendoli realmente diffusi a livello territoriale e  garantendone condizioni d’accesso universali.  

Congedo di paternità e non solo

Mentre la maternità diventa flessibile, il congedo di paternità obbligatorio e retribuito è di soli 5 giorni, mentre nel resto d’Europa si raggiunge la media di 8 settimane.
Il congedo di paternità con indennità al 100% in Spagna e Portogallo è di 4 e 5 settimane, in Francia, Estonia e Danimarca è di 2 settimane. In Germania è facoltativo ma copre 12 settimane al 65% di retribuzione. (Ocse – 2017)
In Italia il congedo parentale è di 6 mesi per le madri e di 6 mesi, estendibili a 7, per i padri. Solo per sei mesi, però, è prevista l’indennità al 30% della busta paga e fino ai 6 anni di età del figlio, per il resto  è senza retribuzione. È facoltativo e utilizzabile alternativamente da madre o padre: la non obbligatorietà e l’assenza di retribuzione spinge i padri a non usufruire del congedo parentale. Se i padri che godono del congedo vanno dal 62% in Francia al 75% in Spagna, in Italia sono solo il 18,4%.

  • Vogliamo condividere con chi amiamo l’esperienza della maternità a tutto tondo, prima durante e dopo il momento del parto. Vogliamo un congedo accessibile a tutt* e a tutte le forme di amore e di famiglia. Una diritto che sia riconosciuto in forma aggiuntiva alle madri single, riconoscendo il maggior carico di responsabilità e cura cui devono far fronte.

  • Reclamiamo il congedo di paternità obbligatorio e retribuito di 5 settimane – in aggiunta e non in alternativa al congedo obbligatorio per le madri – come in altri paesi d’Europa!

  • Vogliamo l’estensione incondizionata dei congedi retribuiti – di maternità, di paternità e parentale – con l’aumento della percentuale di copertura economica a tutte le tipologie contrattuali, non solo al lavoro subordinato e parasubordinato, e non solo in presenza di un contratto di lavoro.

Per la maternità e la genitorialità condivisa e garantita
l’8marzo #noiscioperiamo

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