Libere di scegliere sempre, strade comprese!

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Mai come oggi, quando con la scusa del decoro, soggetti e condotte considerate inappropriate e a rischio vengono espulse dai centri urbani, è urgente interrogarsi sulla relazione tra autodeterminazione dei corpi e spazi urbani.

A Roma, in particolare, gli spazi/corpi che si autodeterminano sono sotto attacco. Esempi recenti sono le minacce a spazi femministi come la Casa Internazionale delle Donne e Lucha y Siesta, e il recente sgombero, poi sospeso, del laboratorio di arte e cultura sperimentale Angelo Mai.

Le strade che attraversiamo sono invase da immagini misogine, razziste e omofobe. Ricordiamo i maxi manifesti anti-abortisti comparsi sui muri di Roma negli ultimi tempi che legano l’aborto ai femminicidi! O l’altro manifesto comparso ad aprile, poi rimosso dopo le proteste sui social, che mostrava un feto gigante e cancellava il corpo e la libertà della donna che lo aveva concepito.

Ricordiamo le frequenti campagne politiche che producono manifesti in cui la difesa delle donne (soprattutto bianche) diventa cavallo di battaglia di partiti xenofobi. Perfino chi sostiene misure contro la violenza di genere continua a mostrare le donne come vittime prive di capacità di autodeterminazione.

Così qualche tempo fa, a Potenza, sono apparsi dei manifesti in cui campeggiava la scritta “Amore, ma se mi uccidi dopo chi picchi?”. L’obiettivo dell’organizzazione che li aveva diffusi era promuovere un convegno contro la violenza di genere. Eppure il manifesto comunicava un’immagine offensiva per tutte le donne che subiscono violenza. Che dire, poi, delle pubblicità che continuano a riproporre il modello della donna “angelo del focolare” o della “donna-oggetto”?

Chi decide sulle nostre città decide anche sui nostri corpi e sulle loro rappresentazioni. Per questo vogliamo immaginare e dar vita ad altri spazi urbani e altre immagini.

E poiché l’arte pubblica non solo può produrre dibattito ma anche sfidare l’estetica del decoro e quella sessista e razzista, usiamo il linguaggio artistico per materialmente riprenderci le nostre città. Che siano murales o poster art, mostre o installazioni itineranti, performance o iniziative in cui discuterne, la posta in gioco è produrre le “città – relazioni” che vogliamo.

Vogliamo svegliarci una mattina e trovare i muri di Roma animati da corpi indecorosi, audeterminati, in lotta.

Questo progetto è parte della mobilitazione femminista per i 40 anni della legge 194. Un altro modo per ricordare che la depenalizzazione dell’aborto è stata prima di tutto espressione dell’autodeterminazione delle donne.

Libere di scegliere! Ora e sempre indecorose!

Non Una di Meno – Roma

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Para Marielle Franco: Não uma a menos

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Recebenos  com dor, raiva e consternação a notícia da morte no Rio de Janeiro de Marielle Franco, 38 anos,  militante feminista lésbica negra do PSOL. Quinta vereadora eleita com mais  de 46 mil votos nas eleiçoes de 2016 no Rio de Janeiro, Marielle nasceu na Maré, e por isso gostava de definir-se ‘cria da Maré’.

Ativista feminista, lésbica, negra, sempre a frente na defesa dos direitos humanos nas faveals, contra o estermínio da população negra e pobre, Marielle morreu numa verdadeira execução atingida por diversos tiros na cabeça que foram disparados de um carro que se aproximou ao carro em que ela estava viajando. Junto com ela morreu também o motorista e foi atingida a sua assessora  sem ferimentos graves. Marielle estava voltando de uma roda de conversa de feministas negras onde ela tinha defendido as políticas de inclusão escolar para  a populaçao negra e pobre, lembrando como ela própria tinha conseguido fazer a Faculdade graças a estas.

Nas últimas semanas Marielle tinha denunciado o aumento da violência e da brutalidade das ações da polícia, em particular em Acari, por meio do 41º Batalhão da Polícia Militar do Rio de Janeiro. O dia anterior ao seu assasinato escreveu mensagem em seu Twitter, “Mais um homicídio de um jovem que pode estar entrando para a conta da PM. Matheus Melo estava saindo da igreja. Quantos mais vão precisar morrer para que essa guerra acabe?”.

Este homicídio, perpetrado poucos dias depois da greve geral e mundial das mulheres do 8 de março, é um sinal da forte repressão  que está ocorrendo no Brasil, contra quem, como Marielle, mulher, negra e feminista, criticava abertamente o Presidente Temer e o governo do Estado do Rio de Janeiro por suas políticas repressivas contra as popolaçoes mais pobres, e particularmente contra os negros e as mulheres.

O Presidente Temer decidiu no começo do ano enviar o exército para o Rio de Janeiro com o objetivo de controlar a cidade e garantir a segurança, para conter o que foi apresentado como uma escalda da violência, em particular da violência de gênero. No Brasil, segundo  dados da Organizaçao Mundial da Saude,  a taxa de feminicidios é de 4,8 por cada 100 mil mulheres, ocupando o país o quinto lugar a nível mundial.

Desde dia 28 de fevereiro Marielle era relatora da Comissão que acompanha a intervenção federal no Rio de Janeiro. Ela, junto a outras vozes, tinha denunciado essa intervençao por ser de fato um dispositivo de controle e repressão da população pobre e negra da cidade, usado pelo Presidente em vista das eleiçoes presidencias. A vereadora era sempre presente nas importantes manifestações das mulhers, que nos últimos anos ocuparam as praças do Brasil.

Sabemos que quem, como Marielle, foi sempre ao lado das mulheres nas favelas, se opunha às políticas de limpeza (termo usado para as detenções de massa e homicídios) por parte da polícia e à concepção das favelas como imensas regioes deixadas nas mãos do crime organizado. As favelas representam uma necessidade para o neoliberalismo. Marielle sempre esteva ao lado das mulheres, que são as mais atingidas pelas políticas de repressão, às quais são negadas as chances de sair da pobreza absoluta. A execução de  Marielle representa exatamente aquilo contra o que ela lutava: o extermínio da populaçao negra, pobre e sobretudo os /as moradores/as de favelas.

A maré feminista global abraça nesse momento as companheiras feministas brasileiras, tomando Marielle como exemplo de coragem e força, gritando forte “a nossa força vai enterrar vocês”.

Marielle é parte da maré feminista e nos vamos levá-la conosco em qualquer lugar e em todas nossas lutas, começando pela luta contra o silêncio e o esquecimento no  qual vão tentar fazer cair esse homicídio político.

Nenhum passo atrás. Nenhuma a menos.

Marielle Presente! Feminsimo é revolução

Non una di meno – Italia

Roma, 15 de março 2018.

SAPPIAMO CHI SIAMO, SAPPIAMO QUELLO CHE VOGLIAMO! Lo sciopero femminista è un punto di partenza

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Lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo si conferma, per il secondo anno consecutivo, uno straordinario strumento di lotta e di radicamento nei territori che ha riempito le città di tutto il mondo restituendo immagini di inarrestabile potenza.
A Roma le piazze della mattina hanno toccato luoghi e temi cruciali sui cui Non Una Di Meno continuerà a investire energie nei prossimi mesi, a partire dalla continua tessitura di relazioni tra studentesse, centri anti violenza, sportelli e servizi autogestiti, artiste e performer, lavoratrici del corpo e delle passioni.
La mattina le studentesse hanno aperto la giornata di sciopero con un corteo interno alla città universitaria de la Sapienza, calando uno striscione dal rettorato che recitava “contro un sapere neutro e sessista costruiamo l’università femminista”.
Al Ministero del Lavoro le donne hanno animato uno speakers’ corner contro le molestie e la precarietà. Poi hanno dato vita a un’azione di sanzionamento al vicino Hard Rock Cafè in cui da tempo si consumavano molestie sessuali ai danni di alcune dipendenti sotto il ricatto del rinnovo contrattuale. Qui il passaggio dal #Metoo al #Wetoogether si è trasformato in pratica di solidarietà e di lotta comune.
L’appuntamento di Piazza Madonna di Loreto ha messo al centro il Piano femminista contro la violenza maschile e il ruolo di pratiche e spazi femministi nei percorsi di autodeterminazione e fuoriuscita dalla violenza.
Tre anasuromai hanno attraversato la città: su le gonne nella mattinata alla sede rai di Viale Mazzini “non è la Rai”, poi al Foro Italico sotto l’obelisco di Mussolini “dilDux”, infine a Piazza Venezia alla conclusione del corteo.
Più di 20mila persone hanno attraversato la città da Piazza Vittorio alla Colonna Traiana. La significativa presenza delle giovanissime si è accompagnata a una trasversalità generazionale che è il vero tratto qualitativo del movimento femminista globale: spazio di confronto e di costruzione politica comune tra età e esperienze differenti. Il corteo ha saputo parlare molti linguaggi, dando spazio a interventi, letture e performance che hanno rovesciato la vittimizzazione e rimesso al centro le vite e i corpi nella loro materialità e autodeterminazione: “sappiamo chi siamo, sappiamo quello che vogliamo!” sui temi del lavoro, della salute, dell’autodeterminazione e delle frontiere e della cittadinanza. Il videobombing sui muri della città che ha segnato il passaggio del corteo ha ben reso la forza immaginativa del movimento.
Il corteo ha visto la partecipazione anche di Asia Argento, Rose McGowan e Miriana Trevisan che hanno voluto essere in piazza con Non Una Di Meno per sostenere lo sciopero femminista e la solidarietà tra le donne contro le molestie attivata dal #Metoo: Sorella, io ti credo! Erano anche presenti le attrici firmatarie dell’appello Dissenso Comune che hanno sfilato alla manifestazione.
Lo sciopero femminista è tornato a riaffermare la potenza della marea in più di 70 città italiane, malgrado le difficoltà prodotte dalla prossimità elettorale e dalle limitazioni imposte al diritto di sciopero. è tornato a rompere gli schemi, a catalizzare energie per mettere in crisi i rapporti di potere e le gerarchie su cui si fonda il sistema patriarcale e neoliberale, a costruire spazi di opposizione al sessismo, al razzismo e al nuovo autoritarismo che avanza. L’8 marzo non è un punto di arrivo ma un nuovo punto di partenza.
Non una di meno Roma

8 marzo anche a Roma la marea femminista torna nelle strade! Noi scioperiamo! #WeToogether

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Gli appuntamenti della giornata a Roma:
PASSEGGIATA FEMMINISTA A LA SAPIENZA: ore 9.30 – presso la città universitaria, Piazzale Aldo Moro, 5.
SPEAKER’S CORNER #METOO >> #WETOOGETHER: ore 10.30 – presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, via Vittorio Veneto 56. Prendiamo parola contro le molestie e il ricatto sui posti di lavoro.
IN PIAZZA CON I NOSTRI CORPI, I NOSTRI SPAZI E IL NOSTRO PIANO: ore 14.00-16.00 – presso Piazza Madonna di Loreto.
CORTEO: ore 17.00 – partenza da Piazza Vittorio Emanuele.
• Ore 9.30 – PASSEGGIATA FEMMINISTA A LA SAPIENZA

L’università libera la fanno le studentesse e gli studenti che la attraversano.

È passato un anno dallo scorso 8 marzo, giorno in cui il movimento transfemminista Non Una Di Meno indiceva uno sciopero generale, sulle tematiche del lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, ampiamente partecipato in Italia e organizzato in più di 50 Paesi nel mondo.

Dopo un anno il movimento raccoglie nuovamente la sfida e lo fa con uno strumento in più: un Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne, elaborato dal basso dalle stesse soggettività che ogni giorno vivono sulla propria pelle l’oppressione di genere. Si parte da sé, dalle singole specificità, per arrivare ad un’analisi complessa della realtà che vede una stretta relazione anche con la classe e la razza, e che prende in considerazione gli stereotipi, per decostruirli.

Non una di Meno prenderà parte allo sciopero dentro l’università anche quest’anno. In quanto luogo di formazione e riproduzione delle dinamiche sociali, essa può e deve avere un ruolo determinante nella decostruzione di una cultura profondamente segnata da maschilismo, omo- e trans-fobia, sessismo, disuguaglianza sociale, dal momento che è in questa sede che si formano tutte le soggettività che andranno a ricoprire ruoli chiave nel mondo della formazione e della ricerca, compresi i/le docenti di ogni ordine e grado. Queste considerazioni diventano fondamentali nel momento in cui osserviamo che gli elementi in questione sono permeati profondamente nella nostra società e investono dunque anche le relazioni e il lavoro accademici.

Per questo, la mattina dell’8 marzo attraverseremo la città universitaria. Lo faremo tutte insieme, perché il movimento globale delle donne ha il coraggio di parlare, la forza di rompere il velo di silenzio, che avvolge le molestie e la violenza sui posti di lavoro e nei luoghi della formazione. #MeToo l’abbiamo detto in tante, #WeToogether sarà la risposta dello sciopero femminista!

Per unire le tante voci del #MeToo nella forza collettiva del #Wetoogether!

Per questo, l’8 marzo:

Scioperiamo perché reputiamo insufficiente il metodo di didattica frontale, generatrice di competizione piuttosto che di cooperazione, rivendicando come buona pratica l’autoformazione per la costruzione di un sapere critico.

Scioperiamo perché la questione dell’autonomia dell’università e di tutta la ricerca, termine che negli ultimi decenni ha assunto una valenza funzionale alla svolta neoliberale, alla quale invece noi dobbiamo ridonare un significato potente, funzionale allo smantellamento di un sistema gerarchico e patriarcale e alla produzione di saperi critici.

Scioperiamo perché il sapere e la ricerca devono essere libere, pubbliche e fruibili a tutt*. Per fare questo sappiamo quanto fondamentali siano i finanziamenti pubblici che le istituzioni devono, seriamente, destinare all’università, alla ricerca e alla formazione, muovendosi, però, non a seguito dei diktat del mercato, ma in nome di una reale qualità dei saperi e della ricerca.

Scioperiamo perché riteniamo che una produzione e diffusione di sapere critico richieda necessariamente degli avanzamenti e delle trasformazioni in materia di finanziamenti e loro gestione, accesso agli studi universitari e alla ricerca, forme e contenuti degli ultimi e modalità di definizione dell’offerta formativa.

Scioperiamo perché il definanziamento dell’università pubblica, accompagnato ad una “licealizzazione” ad esso funzionale, ha infatti depauperato drasticamente l’offerta formativa degli atenei, blindando i percorsi formativi e limitando l’accesso alla ricerca. Richiediamo inoltre che lo stanziamento di tali finanziamenti avvenga secondo criteri ragionati collettivamente da tutta la comunità accademica.

Scioperiamo perché l’accesso agli studi, alla ricerca e ai ruoli di docente, la componente delle donne, così come quella dei/delle migranti e più in generale della classe più svantaggiata è chiaramente ostacolata dall’assenza di reali misure che garantiscano il diritto allo studio e dalla generale carenza di welfare e servizi che va ad incidere in modo maggiore e particolare sulle vite delle donne.

Scioperiamo perché intendiamo contrastare i processi di femminilizzazione del lavoro su cui si regge l’università e per di riportare al centro il ruolo fondamentale del sapere contro tutte le forme di sfruttamento e discriminazione. È necessario attivare una riflessione sul lavoro all’interno dell’università, sui tirocini formativi che devono essere innanzitutto pagati o rimborsati e assolutamente ripensati, dato che spesso il loro carattere didattico viene meno. Fondamentale è risignificare il concetto di produzione di soggetti, ragionare sul tema del lavoro riproduttivo, nonché riflettere su che cosa vuol dire riproduzione delle istituzioni formative.

Scioperiamo perché vogliamo mettere a critica la retorica del merito e della valutazione propostaci dalle istituzioni, che produce individualizzazione e stratificazione sociale e di classe mettendo in competizione studenti/esse, ricercatori/rici e lavoratori/trici.
A questo noi contrapponiamo la richiesta di welfare, servizi e di borse di studio. Al criterio della meritocrazia opponiamo quello dell’accessibilità.

Scioperiamo perché fino ad oggi la femminilizzazione dei saperi e del lavoro è stata l’espressione del nuovo assetto neoliberale, il quale ha portato alla dismissione dell’istituzione pubblica e all’assoggettamento diffuso al precariato di tutte quelle figure che sono il corpo vivo dell’università, vedi la riforma Gelmini che ha ridotto l’istruzione superiore a mera produzione di forza lavoro precaria e settorializzata. Ribaltando il significato, “femminilizzare” il discorso sui saperi per noi deve significare invece creare ed estendere un metodo nuovo e femminista che sia trasversale e qualifichi tutti gli ambiti dell’università, della ricerca e della formazione.

Scioperiamo perché i saperi non devono essere confinati dentro steccati disciplinari e a maggior ragione i saperi di genere non possono essere confinati in un perimetro non connesso e non trasversale a tutte le discipline. Gli studi femministi, intersezionali, proprio in quanto tali non devono essere ghettizzati e ridotti a quote di rappresentanza nella logica delle pari opportunità, che non fa altro che depotenziarne la forza trasformativa.

Una delle pratiche che proponiamo è quella dell’autoformazione, ovvero una modalità di studio collettivo che ha come obiettivo primario la creazione di un sapere critico in grado di analizzare la società e le sue contraddizioni e che ci permetta fin da subito di entrare in relazione con il territorio circostante. L’università non deve essere più intesa come una realtà a sé stante, neutra, ma anzi un luogo direttamente collegato alla società e al tessuto metropolitano in cui è inserita.

Vogliamo sostituire al concetto di competitività e individualizzazione dello studio quello della cooperazione, convint* che è solo dal confronto, dallo scambio e dall’elaborazione condivisa di idee che ci si può realmente formare. Questo nella pratica significa creare momenti di studio collettivo all’interno dei corsi, in cui la trasmissione del sapere passi attraverso una relazione costante e produttiva tra student*, dottorand*, ricercator*, docent* e tutte le figure che vivono l’ambito universitario.

L’8 marzo ci convochiamo tutte: donne, lesbiche, trans e corpi femminilizzati del mondo, per propagare il virus dell’insubordinazione. Ci convochiamo nuovamente con una misura di forza e un grido comune per il prossimo 8 marzo del 2018: noi scioperiamo.

#MeToo #WeToogether #NonUnaDiMeno

 

• Ore 10.30 – SPEAKER’S CORNER #METOO >> #WETOOGETHER
Raccogliamo il grido globale del #metoo, della denuncia delle molestie, delle discriminazioni e delle violenze sui luoghi di lavoro, per trasformarlo in resistenza collettiva, in solidarietà e mutuo aiuto; per dire che solo #wetOOgether possiamo rovesciare il sistema sessista, i rapporti di potere su cui fanno leva i ricatti e le molestie. Il microfono sarà aperto, dalle 10.30 alle 13.00, a tutt@ coloro che vogliono raccontare la propria esperienza, con parole – parlate o recitate –, con le note, con il corpo o nel modo che riterrete più opportuno.
Torneremo a denunciare le disparità salariali, il doppio carico di lavoro che ancora oggi spetta alle donne (dentro e fuori casa), le assenze di tutele contrattuali, la cancellazione dei diritti nel mondo del lavoro imposta dalle ultime riforme, i tagli a servizi e stato sociale, la precarietà, lo sfruttamento, tutte condizioni che aumentano la nostra ricattabilità nei rapporti lavorativi, che ci espongono, ogni giorno di più, al rischio delle molestie e della violenza. Torneremo a gridare le rivendicazioni che abbiamo scritto nel nostro Piano femminista, a dire che la nostra autonomia e autodeterminazione pretendono un #redditodiautodeterminazione un #salariominimoeuropeo un #welfareuniversale!
• Ore 14.00-16.00 – IN PIAZZA CON I NOSTRI CORPI, I NOSTRI SPAZI E IL NOSTRO PIANO
“Roma da troppo tempo ormai vive nel pericolo di perdere luoghi essenziali di autonomia, solidarietà e cultura nella città. In particolare è in atto un chiaro e feroce attacco ai luoghi del femminismo, frutto di battaglie storiche e più recenti. Sportelli antiviolenza, Case delle donne, Consultori e Consultorie hanno consentito e consentono a moltissime donne di uscire dalla spirale della violenza e rendono possibile la costruzione di percorsi di autonomia e liberazione. Oggi questi spazi, ed altri ancora, sono minacciati da procedimenti di chiusura, di richiesta di risorse economiche esose, di definanziamento, conseguenza di un sistema economico e politico che tenta di monetizzare e mettere a profitto ogni aspetto dell’esistente.
Le donne di Roma rischiano di perdere non solo dei luoghi fisici in cui incontrarsi, ma ciò che sono diventati nel tempo: dei punti di riferimento irrinunciabili in città, spazi di condivisione, autotutela e autodeterminazione conquistati con la lotta, nati per modificare un contesto sociale e culturale che era e resta pesantemente segnato dalla violenza di genere e del genere.
L’8 marzo abbiamo scelto di portare portare per strada i nostri Corpi, liberi, autodeterminati, indecenti ed incontenibili.
L’8 marzo renderemo visibili e accessibili i contenuti del nostro Piano antiviolenza e le soluzioni che abbiamo individuato per combattere la violenza maschile sulle nostre vite, perchè continuiamo a credere e a praticare un approccio sistemico ed intersezionale alla violenza di genere e del genere, perchè non ci bastano più le parole ma vogliamo cambiare tutto l’esistente.
L’8 marzo saremo noi a dar vita per la strada a tutte le attività che costruiamo quotidianamente nei nostri spazi e non perchè ci siamo rassegnate/u a perderli, ma perchè vogliamo dire a chi vuole chiuderli e cancellarne l’esperienza che se ne toccate anche solo uno siamo pronte a prenderne altri cento, che la marea di NonUnaDiMeno torna in strada in Italia come in altri 120 paesi del mondo con un nuovo Sciopero globale delle donne e non sarete voi a poterla fermare.”
• ore 17.00 – CORTEO
Partenza da Piazza Vittorio Emanuele. Passeremo poi per Piazza Esquilino, Via Cavour, Fori Imperiali e arriveremo a Piazza della Madonna di Loreto.
percorso

ASIA ARGENTO VERSO L’8 MARZO #WETOOGETHER

Asia Argento risponde all’appello internazionale per lo sciopero globale delle donne e l’8 marzo scenderà in piazza con Non Una Di Meno, a Roma per il corteo delle ore 17.00 che andrà da piazza Vittorio a Piazza Madonna Di Loreto. Il percorso attraverserà luoghi simbolici per i corpi delle donne oggi più che mai strumentalizzati da leggi e campagne d’odio razzista e sessista. In tutte le città d’Italia ci saranno azioni, picchetti, piazze tematiche, presidi durante la mattina e cortei pomeridiani.

Saranno più di 70 i paesi in cui le donne incroceranno le braccia astenendosi da qualsiasi attività produttiva e riproduttiva, formale o informale, retribuita o gratuita. Lo sciopero femminista coinvolgerà le lavoratrici a tempo indeterminato, le partite Iva, le precarie, le lavoratrici in nero, il lavoro di cura e domestico, le stagiste e le lavoratrici senza contratto, le disoccupate e le studentesse… Lo faremo tutte insieme perché il movimento globale delle donne è coraggio di parlare, forza di rompere il silenzio, la paura e la vergogna che avvolgono le molestie sui posti di lavoro, quest’ultimo sempre più precario. #MeToo abbiamo detto in tante, #WETOOgether sarà la risposta dello sciopero femminista.

#WETOOgether

#noiscioperiamo

#8M

SIAMO TUTTE CATTIVE MAESTRE

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Linciaggio mediatico, indagini e licenziamento. Succede all’insegnante di Torino, ma potrebbe accadere a tutte le donne che si ribellano al riemergere del neofascismo e di nuove forme di autoritarismo.

Il 22 febbraio le telecamere hanno ripreso un’attivista che manifestava a Torino contro l’ennesima piazza concessa a Casa Pound. Questa donna gridava la sua rabbia contro le forze di polizia, schierate a protezione di un’organizzazione fascista. Contro di lei, che di lavoro fa la maestra, si è scatenata la gogna mediatica e il tiro al bersaglio istituzionale.

Matteo Renzi ne ha chiesto il licenziamento in diretta televisiva, la Ministra dell’istruzione l’ha messa sotto procedimento disciplinare, i giornali l’hanno dipinta come donna “sguaiata,” una “fanatica” dagli “occhi strabuzzati.” Un’insegnante, ci dicono, dovrebbe dare l’esempio, farsi silente portatrice dei valori dello stato, il quale stato però – lo abbiamo visto in tante città in questa campagna elettorale – ripudia l’antifascismo quando non è pacificato e formale.

Attaccando questa maestra si ribadisce anche un modello di scuola patriarcale e sessista a cui le insegnanti, come missionarie, dovrebbero aderire in ogni momento della propria vita. La maestra non può, neanche quando la campanella è suonata, neanche all’esterno del luogo di lavoro, essere “sguaiata”, esprimere conflitto e rabbia, lottare contro una cultura fascista che semina odio.

Siamo solidali con la maestra di Torino, con tutte le insegnanti e le lavoratrici che si vorrebbe ridurre al silenzio, sotto il ricatto di un lavoro sottopagato e precario.

Siamo solidali con il collettivo Cattive Maestre che ha sostenuto l’insegnante di Torino e si ritrova, a sua volta, al centro delle polemiche.

L’ attacco all’insegnante antifascista è una minaccia per tutte, l’attacco alle Cattive Maestre è l’ennesimo tentativo di dividere le donne in buone e cattive. E’ anche un attacco alle lavoratrici e al pubblico impiego, settore che gode ancora di garanzie. Dopo questa vicenda ogni dipendente pubblico è avvisato: quanto fai nella tua vita extra lavorativa peserà nella valutazione del tuo lavoro.

L’8 marzo, giornata dello sciopero globale delle donne, torneremo a prenderci le strade e urlare, con gioia e con rabbia che SIAMO TUTTE ANTIFASCISTE, SIAMO TUTTE CATTIVE MAESTRE!

Non una di meno Roma

8 MARZO 2018 : NOI SCIOPERIAMO!

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Non Una Di Meno raccoglie l’appello internazionale alla costruzione dello sciopero globale delle donne per il prossimo 8 marzo. Quest’anno sono più di 70 i paesi del mondo in cui le donne torneranno a incrociare le braccia.

Cos’è uno sciopero femminista?

Lo sciopero femminista è l’astensione da ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita. È sciopero dal posto di lavoro e dalle attività domestiche, è sciopero del consumo e dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere, è sciopero sociale e della cura.

Attraverserà le scuole e le università, gli ospedali e le fabbriche, le case e i call center, le redazioni e i set, le strade e i luoghi di consumo, …

Perchè scioperiamo?

Per unire le tante voci del #MeToo nella forza collettiva del #Wetoogether !

Scioperiamo contro la precarietà e le discriminazioni. Contro i ruoli imposti nella società fin da quando siamo piccole, contro i ricatti sul lavoro che generano molestie e violenze. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sulle nostre vite. Vogliamo essere libere di andare dove vogliamo senza avere paura, di muoverci e di restare contro la violenza razzista e istituzionale. Difendiamo gli spazi femministi e liberati della città.

È il Piano Femminista contro la violenza maschile e di genere il nostro terreno di lotta comune!

Chi può scioperare?

Possono scioperare le lavoratrici con copertura sindacale.

Lo sciopero dell’8 marzo è formalmente indetto dalle sigle sindacali che hanno aderito, salvo per alcuni settori per cui il diritto di sciopero è interdetto nel periodo elettorale. Non Una Di Meno ha preparato un vademecum con tutte le informazioni necessarie per chi intende scioperare e ha predisposto l’indirizzo di posta elettronica nudmsciopero@gmail.com per rispondere direttamente alle lavoratrici.

Possono scioperare le disoccupate, le lavoratrici senza contratto, le casalinghe, le precarie e le partite Iva, le stagiste e le tirocinanti, le studentesse, le precarie, le pensionate … perché discriminazioni e sfruttamento attraversano ogni ambito della nostra vita, in casa, a scuola, a lavoro, nella formazione,  nei mass media, nei consumi.

Possono scioperare tutte le soggettività che subiscono ogni giorno discriminazioni e forme di sfruttamento legate al proprio stile di vita, al proprio orientamento sessuale, a pregiudizi e stereotipi di genere. Quello femminista è uno sciopero dai generi e dei generi!

Anche gli uomini possono scioperare e supportare l’8 marzo: astenendosi dal lavoro; accudendo figli e familiari; sostenendo concretamente la partecipazione di amiche, compagne, sorelle, madri, figlie alle mobilitazioni dell’8 marzo; dando pieno valore al protagonismo delle donne e rispettandone le indicazioni.

Tu come scioperi?

Non c’è un solo modo di scioperare l’8 marzo, perché il nostro lavoro è spesso invisibile.

Si può scioperare:

  • non andando al lavoro, se si ha un lavoro dipendente e la copertura sindacale.
  • Organizzando assemblee dove non si può scioperare.
  • Praticando lo sciopero bianco: chiedendo un permesso per donare il sangue o dandosi malate.
  • Rallentando il lavoro applicando in modo zelante regole e mansioni.
  • Organizzando e partecipando presidi, azioni, assemblee, picchetti, cortei insieme alle altre donne nelle assemblee territoriali di Non Una Di Meno della vostra città o della vostra regione.
  • Mettendo la risposta automatica alla vostra mail rendendovi indisponibili per un giorno.
  • Astenendosi dal sorriso e dalla cura dei clienti, degli assistiti, dei familiari.
  • Organizzando iniziative di sostegno materiale alle donne che scioperano, con casse di solidarietà e mutuo soccorso, per chi lavora in nero o in modo saltuario.
  • Non facendo la spesa e non svolgendo alcun lavoro domestico.
  • Esponendo fuori dal proprio posto di lavoro o dalla propria casa una bandiera #iosciopero.
  • Inventando con le proprie colleghe, compagne di viaggio, amiche, sorelle forme di adesione creativa.
  • Portando un fiocco fuxia o una spilla di Non Una Di Meno.
  • Comunicando la propria forma di sciopero con un selfie e taggando @nonunadimeno

Dove saremo l’8 marzo?

Ecco la mappa dell’8 marzo in Italia e l’evento fb nazionale

Cerca e segui Non Una Di Meno su facebook (pagina nazionale e pagine locali) twitter @nonunadimeno, sul blog www.nonunadimeno.wordpress.com e su instagram.

8 marzo 2018, Il vademecum per lo sciopero

L’8 marzo la marea femminista torna nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne.

Ma come orientarsi fra contratti precari, lavoro invisibile, intermittente, informale, gratuito, migrante? Come superare l’isolamento del lavoro produttivo e riproduttivo che siamo costrette a svolgere, come affrontare le restrizioni al diritto di sciopero per esserci, trasformando il #metoo in #wetoogether?

Ecco a voi un utilissimo vademecum che potete divulgare e stampare per renderlo ben visibile in tutti i luoghi di lavoro.

Scarica qui il vademecum per lo sciopero!

EL 8 DE MARZO LA MAREA FEMINISTA VUELVE A LAS CALLES: NOSOTRAS PARAMOS!

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El próximo 8 de marzo la marea feminista volverá a las calles de todo el mundo con la huelga internacional de las mujeres.

El rechazo de la violencia machista en todas sus formas y la rabia de quien no quiere ser víctima se convertirán en un grito común: de #metoo a #wetoogether.

Será huelga feminista porque exigimos una transformación radical de la sociedad: haremos huelga contra la violencia económica, la precariedad y las discriminaciones. Subvertimos las jerarquías sexuales, las normas de género, los roles sociales impuestos, las relaciones de poder que generan molestias y violencias. Reclamamos una renta de autodeteminación, un salario mínimo europeo y un estado de bienestar universal, garantizado y asequible. Queremos autonomía y libertad de elección sobre nuestros cuerpos y nuestras vidas, queremos ser libres de movernos y quedarnos contra la violencia del racismo institucional y de las fronteras.

Sabemos que hacer huelga siempre es un gran desafío, porque nos enfrentamos al chantaje de un trabajo precario o de un permiso de residencia. Sabemos lo difícil que es interrumpir el trabajo informal, invisible y no remunerado que hacemos cada día en nuestros hogares, en los servicios públicos y privados, en las calles. Sabemos que hacer huelga puede parecer imposible cuando estamos aisladas y divididas. Sabemos que el derecho de huelga sufre restricciones diarias.

La huelga del 8 de marzo en Italia tendrá que lidiar también con las limitaciones impuestas por la franquicias electorales, que impiden que ciertas categorías se crucen de brazos en los 5 días posteriores a la votación del 4 de marzo.

También sabemos, sin embargo, que el año pasado logramos ganar este desafío, mediante la creación de una huelga social impresionante, respaldada por algunos sindicatos y actuada con formas y prácticas múltiples que han ampliado sus límites.

Este año, algunos sindicatos ya han declarado huelga. Muchos todavía no han respondido a la llamada. Frente a la más grande manifestación global de mujeres contra la violencia patriarcal y neoliberal, nosotras creemos que los sindicatos deben aprovechar esta oportuidad única, tomando parte a un proceso que combate la violencia masculina y de género por ser condición fundamental para la precariedad labural.

La huelga feminista involucrará al trabajo productivo y reproductivo, irá más allá del corporativismo de las categorías y las fronteras nacionales, unirá las múltiples figuras del mundo del trabajo y del no trabajo.

En estos meses de campaña electoral, no hay lista o partido que no mencione en su programa la violencia contra las mujeres, sin reconocer el carácter sistémico de la violencia y sin cuestionar realmente las relaciones de poder vigentes. Contra toda instrumentalización, contra el racismo fascista e institucional, que utilizan nuestros cuerpos para justificar la violencia más brutal contra lxs migrantes y nuevas restricciones a su libertad de movimiento, reivindicamos nuestra autonomía y reafirmamos la necesidad/voluntad de autodeterminación. El plan sobre el que queremos expresarnos es el Plan Feminista contra la violencia masculina y de género, nuestro terreno de lucha y demanda común, escrito por miles de manos en un año de lucha.

Gritaremos al mundo entero que no somos ni el campo de batalla ni el programa electoral de nadie. Tenemos el Plan feminista para recuperar lo que queremos. Ocuparemos el espacio público para reafirmar nuestra autonomía y fuerza política.

Nuestro movimiento excede el existente, cruza fronteras, idiomas, identidades y escalas sociales para construir nuevas geografías.

Al grito de #WeToogether el próximo 8 de marzo este movimiento mostrará una vez más su fuerza global.

Nosotras paramos!