Report tavolo Diritto alla salute Sessuale e Riproduttiva

REPORT TAVOLO DIRITTO ALLA SALUTE SESSUALE E RIPRODUTTIVA (ASSEMBLEA NAZIONALE 22-23 APRILE ROMA)
15 MAGGIO 2017 | NONUNADIMENO
ANALISI E PRINCIPI

Presupposto generale è l’interdipendenza dell’elaborazione di ciascun tavolo con tutti gli altri
il pieno diritto alla salute non può essere raggiunto senza il raggiungimento degli obiettivi indicati negli altri tavoli
consideriamo la salute come benessere psichico, fisico, sessuale e sociale e come espressione della libertà di scelta: la salute non è solo l’assenza della malattia.
I corpi e i desideri, i bisogni e le condizioni materiali d’esistenza vanno rimessi al centro per valorizzare la dimensione del piacere come cardine della salute sessuale.
Il Rapporto tra diritto alla salute, autodeterminazione e libertà di scelta va letto nel quadro di un progressivo smantellamento del welfare, di aziendalizzazione, privatizzazione e precarizzazione della sanità pubblica. Mettere in luce la relazione tra condizioni di lavoro degli operatori/trici e il benessere delle persone che accedono ai servizi è infatti un passo necessario per risignificare il rapporto tra i soggetti coinvolti.
La salute sessuale non può essere pensata solo in chiave riproduttiva e medica. La violenza istituzionalizzata agisce sui corpi e le soggettività considerati fuori dalla norma attraverso processi di patologizzazione e medicalizzazione.
Riteniamo che l’accesso ai servizi sociosanitari debba avere carattere universalistico: con ciò intendiamo includere le soggettività, non solo bianche, giovani, abili ed etero, native.
La cittadinanza non deve essere una discriminante per il diritto alla salute.
L’autodeterminazione si afferma attraverso la riappropriazione e la condivisione di saperi e risorse su cui si fondano il potere medico e l’asimmetria tra utenti e specialisti/operatori.
OBIETTIVI

IVG
l’obiezione di coscienza nel servizio sanitario nazionale è illegittima perché lede il diritto all’autodeterminazione delle donne. Infatti l’obiezione di coscienza, in qualunque campo, costituisce un diritto all’inosservanza di un obbligo giuridico vincolante per tutti e comporta la violazione della legge, Dunque non può essere considerata un diritto da nessun ordinamento che voglia sopravvivere ed essere effettivo perché la garanzia dei diritti è costruita sulla certezza dell’adempimento degli obblighi: senza tale certezza i diritti sono lasciati alla mercé della volontà individuale. L’obiezione di coscienza alla IVG si pone come mezzo per sabotare la certezza della realizzazione del diritto della donna a interrompere la propria gravidanza, e dunque come ostacolo al diritto di autodeterminazione delle donne.
Il contrasto all’obiezione di coscienza deve quindi agire su un piano politico e culturale e deve essere messo in atto attraverso pratiche molteplici:
Ferma restando la priorità della autodeterminazione delle donne vogliamo promuovere la de-ospedalizzazione dell’aborto attraverso l’incremento della somministrazione della RU486, modifica del relativo protocollo di somministrazione e uniformazione dell’uso a livello nazionale: RU486 fino a 63 giorni, senza ospedalizzazione, somministrato anche dalle ostetriche nei consultori.
Abolizione delle sanzioni amministrative per le donne che ricorrono a aborto autoprocurato fuori dai termini di legge, perché costituiscono un ricatto e un deterrente al ricorso a cure mediche in caso di complicazioni

LAVORO PRODUTTIVO E RIPRODUTTIVO
nel riconoscere la non scindibilità del lavoro produttivo e riproduttivo, vediamo come le condizioni del lavoro mettano a rischio la nostra salute
da una parte le donne e i soggetti femminilizzati vivono condizioni di sfruttamento, precarietà, vulnerabilità maggiori; dall’altra parte il lavoro riproduttivo grava ancora soprattutto sulle donne e l’impatto sulla salute non è ancora riconosciuto
vogliamo lavorare (poco) per vivere e non vivere per lavorare

VIOLENZA OSTETRICA – MEDICALIZZAZIONE – PATOLOGIZZAZIONE:
La violenza ostetrica deve essere riconosciuta, anche a livello giuridico, come una delle forme di violenza contro le donne che interessa la salute riproduttiva e sessuale, declinata sia nella scelta della maternità sia nel suo rifiuto (v. Statement dell’OMS del 2014)
la libertà di scelta della donna per quanto concerne la gravidanza e il parto va garantita mettendo in atto differenti politiche e strumenti:
la promozione della cultura della fisiologia della gravidanza, del parto, del puerperio e dell’allattamento attraverso l’applicazione in tutti i punti nascita di Linee Guida e protocolli Evidence Based; la diffusione di informazioni corrette; l’introduzione dell’agenda di gravidanza e del ricettario ostetrico; la formazione degli operatori/trici; la rilevazione e pubblicazione di dati statistici su indicatori di violenza ostetrica (ad es. revisione moduli CEDAP e affidamento dell’analisi dei dati all’ISS).
l’apertura di case maternità pubbliche gestite da ostetriche e rimborso per il parto in casa riconosciuto da SSN.
l’abolizione della pratica della rettificazione neonatale dei genitali per le persone intersex va perseguita in quanto pratica violenta, in un’ottica di superamento del binarismo di genere.
Emerge la necessità di ridefinire le procedure e il trattamento dei percorsi di transizione fuori da ogni logica patologizzante. Allo stesso tempo va garantito l’accesso alle terapie ormonali, al sostegno e alle cure per le persone trans.
il Diritto alla salute, anche sessuale e riproduttiva, in carcere, in luoghi di internamento e in condizioni di autonomia limitata incontra pesanti limitazioni che richiedono un piano di attivazione specifico e necessario. In particolare si pone l’urgenza di svincolare l’accesso alla copertura sanitaria dall’obbligo di residenza per i migranti senza documenti, di superare il limite dei tre mesi di presenza certificata sul territorio per accedere ai servizi sanitari.
il diritto all’autodeterminazione va garantito anche in caso di una scelta non riproduttiva irreversibile (es. chiusura delle tube).

CONSULTORI E CONSULTORIE:
I consultori vanno risignificati come spazi politici, culturali e sociali oltre che come servizi socio-sanitari.
La ri-politicizzazione del consultorio va agita attraverso forme di riappropriazione del servizio: l’apertura all’attraversamento di corpi differenti per età, cultura, provenienza, desideri, abilità; il riconoscimento dei saperi transfemministi, prodotti e incarnati dai soggetti.

La riqualificazione dei consultori pubblici si attua anche con:
l’assunzione di personale stabile con differenti competenze e professionalità (es. mediatori linguistici e culturali), in numero tale da garantire la presenza di èquipe multidisciplinari  complete in ciascun consultorio.
Il potenziamento e rifinanziamento della rete nazionale dei consultori nel rispetto del rapporto tra numero di consultori e numero di abitanti.
l’apertura dei consultori in diverse fasce orarie per garantire l’accesso a tutte le tipologie di utenti e poter espletare le attività di prevenzione secondo il modello dell’offerta attiva (POMI 2000) nel territorio.
I consultori pubblici devono assolvere al compito di garantire l’accesso alla contraccezione gratuita; all’informazione e alla prevenzione delle Malattie Sessualmente Trasmissibili, dentro e fuori i consultori; ai servizi e l’offerta per le sessualità e le pratiche non riproduttive.

FORMAZIONE:
il terreno della formazione universitaria e del personale già operativo si rileva di particolare importanza e mette in evidenza l’utilità di un confronto anche con il tavolo formazione su questo tema.
Emerge la necessità di produrre e rimettere al centro saperi e approcci transfemministi, a partire dai quali orientare e contaminare i percorsi di formazione istituzionali. Altrettanto importante è, quindi, aprire terreni di conflitto sul sapere biomedico e sulle sue modalità di trasmissione.
l’educazione sessuale nelle scuole, nel rispetto delle differenze, va finalmente garantita (punto da articolare anche in relazione al tavolo formazione).
Va promossa dentro e fuori dai consultori una differente cultura del corpo attraverso percorsi di autoformazione e di consapevolezza a partire dal proprio piacere e dalla salute sessuale.
Ridefinire la formazione mettendo al centro l’autoderminazione dei soggetti significa mettere in crisi il potere medico. Contrastare il monopolio dei saperi e la loro gerarchizzazione, quindi, passa anche attraverso una ripoliticizzazione del rapporto tra utenti e operatori che rompa l’asimmetria e il meccanismo della delega.

PRATICHE
Campagna contro l’obiezione di coscienza (negli ospedali, nei consultori e nelle farmacie) anche attraverso l’uso di strumenti condivisi di inchiesta, informazione e agitazione (es obiezionerespinta.info come strumento comune di denuncia, mappatura e azione)
Azione di pressione sugli Enti Regionali, avendo questi competenza in materia di IVG e non solo (garanzia del servizio Ivg, protocolli di applicazione, formazione del personale, organizzazione del servizio, assunzione stabile del personale, sanzioni economico-amministrative per i Direttori Generali delle aziende sanitarie che non garantiscono il servizio ivg).
Le consultorie sono spazi di sperimentazione, autoinchiesta, mutualismo e ridefinizione di welfare fondamentali da diffondere per ripensare e ricostruire processi di circolarità tra nuove esperienze di autogestione e forme di riappropriazione dei servizi.
Creare più strumenti possibili per la diffusione della conoscenza sui nostri diritti (es. app, blog, volantini)
Agire in tutti i gradi della formazione, anche attraverso la creazione di sportelli o spazi di informazione e discussione sulla salute in tutti i gradi della formazione
Mappare oltre ai luoghi relativi all’obiezione verso l’ivg tutti gli altri servizi
Forme di disobbedienza all’interno dei luoghi di lavoro in sinergia con le operatrici/tori
promuovere campagne contro la stigmatizzazione delle donne che scelgono di abortire (per es. abortisco e non mi pento)
assumiamo il 22 maggio 2018, giornata in cui ricorrono i 40 anni della l.194, non come giornata rituale ma come momento di lotta

Pratiche di avvicinamento verso il 25/11

Come percorso di avvicinamento e rilancio della giornata del 25 novembre il tavolo salute ha delineato alcuni temi condivisi come base per le azioni che verranno messe in campo nei vari territori: obiezione di coscienza e accesso all’IVG, contraccezione gratuita, ruolo e ripoliticizzazione dei consultori e accesso ai servizi sanitari per le donne migranti. Questi temi, insieme ai contenuti elaborati nel piano femminista nazionale contro la violenza, faranno da cornice comune a una settimana (6-12 novembre) di azioni dislocate nei vari territori: distribuzioni di materiale informativo multilingue sui temi del diritto alla salute, all’IVG, alla contraccezione e al piacere; segnalazione in loco di ospedali, farmacie e medici obbiettori con matrioske o manifesti con le grafiche di Non Una Di Meno; azioni in piazza e campagne comunicative online.

 

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