Report tavolo Educazione e Formazione (14-15 ottobre Pisa)

Report Tavolo Educazione e Formazione Assemblea Nazionale Pisa, 14-15 Ottobre
Premessa

L’educazione alle differenze è uno strumento fondamentale di prevenzione nella lotta alla violenza legata al genere e alla sessualità; affermiamo la sua forza radicale e trasformatrice, definendola all’interno di un approccio trasversale e interdisciplinare basato su princìpi femministi, anticlassisti, antirazzisti, antifascisti, non etero-normati e aconfessionali.
Riteniamo che nella nostra lotta sia necessario adottare un approccio intersezionale, utilizzando una lente che ci permetta di guardare l’insieme delle singole cornici di lettura delle soggettività (genere, provenienza geografica, classe, orientamento, …), nominandole ed evidenziando la loro azione combinata sulla vita delle persone. Per questa ragione parliamo di educazione a una pluralità di differenze.
Riconosciamo l’educazione alle differenze, all’affettività e alla sessualità come motore propulsivo di quel profondo cambiamento culturale necessario a disinnescare la violenza strutturale, insita nella società patriarcale in cui viviamo. Attraverso l’educazione e la formazione è possibile mettere in discussione il patriarcato, nei suoi modelli unici di famiglia nucleare eteronormata, di binarismo di genere, di egemonia del maschile sul femminile e di modelli predeterminati di maschilità e femminilità.
Crediamo che offrire a bambine e bambini, ragazze e ragazzi la possibilità di autodeterminarsi e di costruire un futuro in cui poter essere più libere e liberi sia l’unica strada percorribile per ripensare il vivere comune.
I soggetti del nostro discorso sono docenti, personale scolastico, dirigenti, studenti, ma anche la comunità educante tutta. Il mondo scolastico non è l’unico luogo educativo, perché l’educazione al genere e la riproduzione di stereotipi e discriminazioni avviene anche nelle famiglie, nei centri giovanili, nelle ludoteche, ovvero in tutti gli spazi in cui le ragazze ed i ragazzi imparano facendo e nell’interazione con i propri pari.
Obiettivi

1. Vogliamo rendere l’educazione alle differenze:

• Sistemica e strutturale. Individuiamo la necessità di partire dalla formazione docenti, che sia permanente, basata sulla decostruzione dei propri stereotipi, nell’ottica di partire da sé. L’educazione alle differenze deve attraversare ogni ambito educativo: dall’infanzia all’università, in ambito sia curriculare – nella didattica di ogni disciplina e a livello interdisciplinare – che extracurriculare. Inoltre sono necessari strumenti didattici adeguati: libri di testo e linguaggi che riconoscano e valorizzino le differenze.

• Uniforme. Deve essere presente e diffusa su tutti i territori e adeguatamente finanziata; slegata dalle logiche dei bandi una tantum e inserita in una programmazione puntuale e sostenuta dal punto di vista economico; retribuita in modo adeguato per tutti i soggetti della formazione, sia per chi la eroga che per chi vi partecipa.
• Partigiana e legata al territorio. La scuola deve rivendicare il suo posizionamento come luogo di educazione laica, antifascista, antisessista, e contraria ad ogni discriminazione, in cui si dia piena attuazione all’articolo 3 della Costituzione. È necessario riconoscere e rafforzare le competenze già presenti sui territori, nelle associazioni, nei centri antiviolenza, negli spazi femministi e lgbtiqa, stringendo alleanze educative tra questi soggetti e le scuole.
2. Per quanto riguarda il sistema scolastico, vogliamo:

• Lo stanziamento di finanziamenti pubblici strutturali, nel settore dell’educazione, della formazione e della ricerca (dalla fascia 0-3 all’università).

• Un adeguamento degli stipendi del mondo dell’istruzione e della formazione alla media europea.

• L’Abolizione della legge n. 107/2015, culmine del processo di riforma e impoverimento del sistema scolastico iniziato con la riforma Berlinguer. La legge presenta, tra le tante, le seguenti criticità di particolare rilievo in un’ottica femminista: enfatizza la retorica secondo cui i ruoli di cura e accudimento sono naturalmente attribuiti alle donne; comporta un impoverimento salariale in quanto la retribuzione non è legata all’anzianità, ma legata a criteri di presunto merito e produttività; con l’alternanza scuola-lavoro perpetua la separazione di genere tipica del mondo del lavoro, crea sfruttamento e condizioni di ricattabilità, ancora più forti per le donne; impone una formazione docenti che non parte dai loro bisogni; in riferimento all’articolo 1 comma 16, crea una forte ambiguità tra la dichiarazione del governo di voler aprire degli spazi di educazione alle differenze e la creazione di condizioni di non applicabilità tramite interlocuzione con le parti contrarie (patto di corresponsabilità educativa); investe gli organi dirigenti di un potere di tipo manageriale e assoluto, trasformando la scuola in un’azienda ed aprendo a processi di privatizzazione ed esternalizzazione dei nidi e delle scuole dell’infanzia.

• Individuare degli spazi di azione e manovra per aggirare la legge n. 107/2015, in attesa della sua abolizione.

• Restituire valore e autonomia agli organi collegiali come luoghi privilegiati per il confronto e l’elaborazione dei percorsi formativi e didattici che vedono coinvolti tutti i soggetti partecipi nei processi di formazione e di educazione.

• Portare in primo piano i bisogni formativi degli/delle insegnanti con percorsi di formazione e autoformazione dal basso.

• Contrastare la segregazione occupazionale, verticale e orizzontale, da un punto di vista simbolico, svincolando le donne dal ruolo di cura materno, ma anche da un punto di vista pragmatico, rimuovendo gli ostacoli all’avanzamento di carriera delle donne.

• Individuare enti e associazioni con comprovate competenze maturate sul territorio in una prospettiva femminista con cui costruire percorsi di formazione.

• Partire dai bisogni formativi degli/lle studenti e costruire con loro percorsi educativi anche legati ai temi specifici del genere e dell’orientamento.

• Riconoscere esplicitamente il ruolo dell’educazione di genere nella fascia 0-3 anni, prevedendo modalità di formazione sul personale educativo che lavora con questa fascia d’età, che sia replicabile con le famiglie.

• Rendere i servizi 0-3 anni un diritto di tutti i bambini e di tutte le bambine e delle loro famiglie, facendoli rientrare nel sistema scolastico e uscire dai servizi a richiesta individuale, incrementando pertanto la presenza di questi servizi pubblici e gratuiti, anche attraverso processi di re-internalizzazione.
• Interagire in modo funzionale con le famiglie, individuando un punto di equilibrio tra la necessità di costruire alleanze educative che si traducano in percorsi coerenti e l’importanza dell’autonomia di scuola e docenti nelle scelte educative riguardanti la decostruzione degli stereotipi di genere e la lotta alla discriminazione.
3. Vogliamo che la formazione in ambito di educazione alle differenze riguardi tutto il territorio e la sua comunità, che attraversi qundi anche i contesti educativi non formali, come ad esempio i Centri di Accoglienza Stranieri (CAS) con particolare riguardo alla formazione di operatori e operatrici che ci lavorano.
4. Vogliamo costruire reti di condivisione:

• Reali, con tutti i soggetti che si occupano di educazione alle differenze in ambito non formale sul territorio, per un’alleanza educativa e la condivisione di esperienze positive e replicabili.

• Istituendo osservatori e laboratori d’inchiesta per una mappature delle buone pratiche e un rilievo di quelle sessiste, razziste, omolesbotransfobiche, discriminatorie.

• Digitali, creando una piattaforma virtuale di condivisione di materiali, esperienze, progetti, risorse utili per il contrasto alla violenza di genere e la proposta di modelli alternativi al patriarcato.
5. Nell’ ambito dell’università e dell’alta formazione vogliamo:

• Combattere la cultura che fonda la segregazione formativa legata al genere, che determina una maggiore presenza di donne nei corsi di laurea umanistici e legati alla cura rispetto ai corsi di laurea a carattere tecnico-scientifico.

• L’abbattimento del soffitto di cristallo, che vede ai vertici delle università una composizione quasi esclusivamente maschile.

• L’abolizione della legge Gelmini.

• Un finanziamento pubblico strutturale nell’ambito della ricerca per garantire una ricerca slegata da logiche di mercato che sappia mettere al centro la qualità e le esigenze della società.

• L’estensione qualitativa e quantitativa del welfare vigente: accesso al diritto allo studio, sostegno alla genitorialità, consultori.

• La creazione di percorsi di formazione e autoformazione orizzontali, autogestiti ed autonomi.

• La revisione dei manuali e del materiale didattico adottati nei corsi universitari che attualmente divulgano una visione stereotipica e sessista dei generi e dei rapporti tra essi.

• La rimodulazione dei piani di studi attraverso l’introduzione di argomenti legati al genere, sia in ambito curriculare con la creazione di corsi specifici, sia introducendo una prospettiva di genere nei corsi già esistenti.

• La valorizzazione e l’incentivo -formali ed economici- della ricerca universitaria in ambito di studi di genere, spesso non finanziata, poco riconosciuta e presente solo in alcuni territori.

• La condivisione delle esperienze positive dei singoli territori per metterle in rete e renderle pratiche abituali, in linea con la terza missione dell’università.
Pratiche

Riportiamo di seguito le proposte emerse in assemblea sulle campagne per il 25 novembre e oltre:
1. Lancio della campagna “Li correggiamo noi” relativa alla pratica didattica dell’autocorrezione dei libri di testo da promuovere nelle scuole di vario ordine e grado per evidenziarne ed emendarne i contenuti sessisti e patriarcali. L’obiettivo sarà individuare una metodologia replicabile.

2. Creazione di piattaforme digitali e loro lancio nella giornata del 25 novembre in cui inserire:

• testi da usare nelle scuole durante la giornata del 25 novembre, su tutto il territorio; • una mappatura di tutte le realtà territoriali che si occupano di tematiche femministe e lgbtqia;

• un database di formatrici e formatori che si occupano di educazione alle differenze, con particolare attenzione alla fascia di età 0-3;

• materiali scaricabili per docenti, educatori/trici e studenti di scuola e università, legati alle tematiche di genere.

3. Costituzione di un osservatorio che rilevi le buone pratiche da diffondere e al contempo denunci episodi, pratiche, eventi e materiali discriminatori, sessisti, omolesbobitransfobici, xenofobi.

4. Creazione di un vademecum informativo per sostenere i/le docenti e fornire loro materiale esplicativo chiaro e condiviso su cosa sia l’educazione alle differenze, da usare anche in risposta agli attacchi dei movimenti “no-gender”.

5. Lettura pubblica, in biblioteche, piazze e scuole dei libri contro gli stereotipi di genere, banditi dalle associazioni no-gender e dalle amministrazioni a loro vicine.

6. Produzione di video pillole con letture di testi liberi dagli stereotipi, da diffondere in rete.

7. Realizzazione di una giornata nazionale rivolta a bambini e bambine, ragazzi e ragazzi in cui si usi lo strumento della biblioteca vivente (human library) nelle piazze di tutte le città che aderiscono, per sensibilizzare sulla tematica della valorizzazione delle differenze.

8. Presa di posizione pubblica contro il 4 novembre, giornata delle forze armate.

9. Organizzazione di una settimana di eventi e mobilitazioni di avvicinamento al 25 novembre, distribuite in maniera capillare su tutto il territorio nazionale.

10.Momenti coordinati sui territori di sensibilizzazione, informazione e formazione specifica nelle scuole gestiti da ragazzi e ragazze per coinvolgere gli/le studenti in vista della giornata del 25 novembre.

11.Mobilitazione in tutte le scuole di ogni ordine e grado nella giornata del 25 novembre con contenuti di approfondimento sulla violenza di genere.

12.Creazione di una campagna comunicativa uniforme e riconoscibile per dare visibilità ai contenuti del piano femminista antiviolenza e alle campagne che lanceremo per il 25 novembre e oltre, declinata sui temi dei singoli tavoli e sulle specificità territoriali.

13.25 novembre: Manifestazione nazionale unitaria a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza di genere.
L’assemblea del tavolo educazione e formazione riunita sabato 14 ottobre 2017 a Pisa delega per la stesura e assemblaggio finale del piano nazionale femminista antiviolenza: Paola (ambito educativo extrascolastico – Roma), Serena (docente scolastica – Roma), Noemi (studente universitaria – Bologna), Federica (studente universitaria – Pisa).

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