8 Marzo Sciopero contro la guerra, per il disarmo!

A pochi giorni dallo sciopero dell’8 Marzo, data in cui in tutto il mondo migliaia di donne e persone LGBTQAI+ si riverseranno per le strade, abbiamo assistito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e a un rischio di escalation, che ci chiama a ribadire con ancora più forza come sia necessario lottare collettivamente per rovesciare questa società neoliberista, patriarcale e razzista.

Lo sciopero femminista e transfemminista è la nostra risposta alla produzione e riproduzione di un sistema basato sulla violenza strutturale, di cui le guerre sono una delle espressioni più organizzate e intense. Per questo l’8 marzo quest’anno lo sciopero femminista e transfemminista sarà anche uno sciopero contro la guerra e contro il riarmo!

Dire no ai conflitti militari con una lettura femminista e transfemminista è riconoscere che sono il frutto di una violenza imperialista e di Stato ed espressione di rapporti di dominio, che impongono conseguenze pesantissime alle popolazioni coinvolte con differenze determinate dalle gerarchie sessiste, classiste e razziste. 

Rifiutiamo la censura e la narrazione eccezionalista, atlantista ed eurocentrica di questa guerra da parte dei media e delle forze politiche, che sminuisce gli altri scenari bellici mondiali e al tempo stesso nasconde le radici di questo conflitto e le violenze che dal 2014 si consumano nelle regioni del Donbass, e che ci vorrebbe schierate da una parte o dall’altra delle due potenze mondiali in competizione per affermare il proprio potere.

Non accettiamo di stare con Putin che usa la violenza di stato e il nazionalismo con le parole d’ordine di casa, patria e famiglia, per rinsaldare quel contrattacco patriarcale che abbiamo contrastato durante la pandemia. Non accetteremo mai di stare con la NATO che ancora una volta si nasconde dietro a presunti valori democratici per giustificare una nuova corsa agli armamamenti e nuove sanzioni, che di certo non colpiranno nè Putin nè gli oligarchi russi,ma che stanno già colpendo la popolazione civile. Non accetteremo mai di schierarci a fianco di chi, anche in Ucraina, utilizza il nazionalismo come strumento di costruzione identitaria e di oppressione e discriminazione. Non accettiamo quanto sta facendo il nostro Governo,  che invia armi a un Paese in conflitto alimentando l’escalation militare, e pensiamo che oggi più che mai debba essere messa in discussione la sudditanza alla Nato, visti gli evidenti effetti devastanti di un vero e proprio colonialismo militare sui nostri territori.

Le conseguenze saranno gravi anche in Europa e acuiranno una nuova pesantissima crisi economica globale sulla crisi innescata dalla pandemiapadA pagare saranno i poveri, le donne, chi rifiuta i ruoli di genere, le persone migranti bloccate ai tanti confini, usate come armi in una guerra vecchia come il mondo eppure sempre nuova.

Dietro questi schieramenti vediamo il tentativo di tutte le parti di ristrutturare con la forza un ordine che continua ad essere violento, e di affermare il controllo su territori e risorse strategiche, come l’Ucraina, riconfermando la centralità che le politiche estrattiviste continuano ad avere anche nella “transizione verde”.

La guerra russo-ucraina sta azzerando il già problematico progetto di rilancio economico europeo, avviato con NextGeneration Eu e con il PNRR. E l’emergenza climatica, ormai conclamata, scala di nuovo nell’ordine delle priorità: l’approvvigionamento energetico impone il ritorno al carbone, alle fonti fossili e al nucleare per garantire continuità allo sviluppo capitalistico, anche se tutto questo è palesemente incompatibile con la vita del pianeta. L’Italia intanto, sull’onda di una mozione guerrafondaia e dalle conseguenze sociali devastanti, torna in stato di emergenza per consentire a un governo senza opposizione di agire con le mani libere per contenere i danni sulla macchina produttiva.

Ci opponiamo all’uso della forza militare, diretta e indiretta, da parte dell’UE per la risoluzione di questo conflitto, perché sappiamo che questi interventi non hanno mai portato pace, ma solo altre violenze e devastazioni: lo abbiamo visto in Siria, in Afghanistan, in Iraq, in Libia. Il riarmo dei Paesi dell’Unione Europea segna una nuova fase politica di fronte alla quale non possiamo rimanere in silenzio. Ci opponiamo all’aumento delle spese belliche che tolgono finanziamenti e risorse al welfare, all’istruzione, al sistema sanitario e a tutti quei settori che sono usciti distrutti da questi anni di pandemia. Siamo con tuttx quellx che non si riconoscono e si oppongono alle alleanze belliche. Ci opponiamo con forza alla logica di un’accoglienza diversificata per i profughi, che respinge o accetta in base al colore della pelle e alla nazionalità di provenienza.

Respingiamo la rappresentazione interventista e iper semplificata che stanno facendo televisioni e giornali e che diventa ogni giorno più propaganda di guerra (nonostante la pandemia ancora in corso), forzando l’opinione pubblica a schierarsi pro o contro le parti in causa. Questo riduce l’agibilità di chi si pone contro questa guerra riconoscendo la complessità del quadro, e sta portando al tentativo di annientamento e censura di tutto ciò che è riconducibile alla Russia.

Ci opponiamo inoltre all’uso di categorie patologiche per spiegare quanto è in corso in Ucraina. Così come la violenza di genere non origina da improvvisi raptus ma da un sistema patriarcale che l’alimenta, altrettanto la guerra non può essere ricondotta a disturbi psichiatrici di un singolo (capo di Stato), ma necessariamente riportata alla sua dimensione di scontro tra interessi e sistemi di potere.

Siamo dalla parte delle donne e persone LGBTQIA+ che sono più esposte a violenza e stupri mentre sono costrette a reggere un tessuto sociale e un welfare già in crisi dopo la pandemia e il cui peso ricade ancor più su di loro durante un conflitto. Siamo dalla parte dellx bambinx, dellx anzianx e tuttx coloro che subiscono la guerra.

Siamo con lx migranti, perché la libertà di movimento è l’espressione del rifiuto alla violenza, ancor più quando si fugge da territori di guerra. Sappiamo che l’UE che oggi vuole accogliere i profughi Ucraini, è la stessa che ieri faceva morire i migranti ai confini della Polonia e sulla rotta balcanica e che continua a portare avanti politiche razziste chiudendo i confini a molti migranti o studenti razzializzati. Lo sciopero dell’8 marzo è anche uno sciopero per la libertà di movimento che chiede da sempre un permesso di soggiorno europeo, libero ed incondizionato.

Siamo con le sorellə ucrainə in Italia. La comunità Ucraina in Italia comprende 248 000 persone, l’80% delle quali sono donne. Moltissime di queste lavorano in nero, in condizioni di emarginazione e sfruttamento, quelle stesse che oggi rendono difficile per loro produrre i documenti necessari per poter accogliere le loro persone care in fuga dalla guerra.

Siamo con le femministe russe e con tutt* coloro che in Russia si stanno ribellando al governo autoritario di Putin, sfidando la repressione più dura, e con tutt coloro che vengono arrestat* perché protestano contro questa manifestazione estrema della violenza.

Il nostro sciopero vuole ribaltare anche il concetto egemonico di pace: in un sistema capitalista e neoliberista la pace è gerarchia, è oppressione, è sfruttamento, è individualismo e atomizzazione sociale. Uno sciopero femminista e transfemminista transnazionale contro la guerra è più che mai necessario per far risuonare la nostra potenza nelle piazze che ci saranno l’8 marzo e oltre contro l’intensificazione della violenza patriarcale.

Siamo con chi in tutto il mondo resiste e si organizza per ribaltare queste condizioni e per immaginare e costruire altri modi di vivere e altri futuri.

Con amore e rabbia

“Siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo. Siamo il futuro che prevarrà” (dal manifesto delle femministe russe) 

Lo sciopero femminista e transfemminista è per tutt!

*Foto di Sara Graziani

Qui le –>città in mobilitazione in tutta Italia

VADEMECUM NON UNA DI MENO PER LO SCIOPERO 8 MARZO 2022

Lo sciopero è un diritto

L’art. 40 della Costituzione dichiara: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. Lo sciopero dunque è un diritto di rango costituzionale in capo a ogni lavoratrice e lavoratore sebbene, negli anni, abbia subito limitazioni che ne hanno intaccato la potenza e l’emergenza sanitaria venga utilizzata come ulteriore motivo di pesanti restrizioni all’esercizio del diritto.  Anche per questo motivo, scioperare e rivendicare nuovi diritti rappresenta un elemento di rottura imprescindibile. Durante lo sciopero il rapporto di lavoro è sospeso, di conseguenza, anche la prestazione lavorativa da parte della lavoratrice e la retribuzione da parte del datore di lavoro.

8 marzo 2022 – Sciopero generale di 24 ore, settore pubblico e privato

Anche quest’anno, per l’8 marzo, Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore, dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato; a partire dalla convinzione che l’astensione dal lavoro produttivo sia un’articolazione fondamentale dello sciopero  transfemminista (qui puoi leggere la lettera aperta di Non Una di Meno)

A oggi lo sciopero è stato proclamato da diversi sindacati di base. Sul blog  potrai trovare  le proclamazioni  inviate alla Commissione di Garanzia per lo sciopero.

Nelle 24 ore del giorno 8 marzo 2022, quindi, tutte le lavoratrici sia del pubblico impiego che del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale. Il che significa che puoi scioperare anche se nel tuo luogo di lavoro non c’è un sindacato di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato (se vuoi saperne di più clicca qui).

La comunicazione dello sciopero arriverà all’azienda direttamente dalla Commissione di Garanzia, dalla Regione o dall’associazione datoriale alla quale l’azienda fa riferimento.

È comunque possibile, soprattutto per il comparto privato, che qualche datore di lavoro non riceva la comunicazione o neghi di averla ricevuta. In tal caso, controlla le comunicazioni affisse in bacheca, se non compare, richiedila al tuo responsabile del personale o contattaci per avere una copia dell’indizione e dell’articolazione dello sciopero nel tuo settore, così da poterla affiggere direttamente sul posto di lavoro.

È anche possibile, data l’estrema frammentarietà del mondo del lavoro contemporaneo, che in qualche luogo di lavoro privato – soprattutto tra quelli che non fanno riferimento alle maggiori confederazioni padronali – non sia stato indetto lo sciopero. In questo caso, rivolgiti al nodo di Non Una di Meno della tua città o a quello a te più vicino: è possibile provvedere all’indizione – tramite i sindacati – fino al giorno prima dello sciopero (fatta eccezione per i posti di lavoro sottoposti a L.146/90, i cosiddetti servizi pubblici essenziali, per i quali è necessario inviare la comunicazione al datore di lavoro almeno 10 giorni prima).

Scuole statali, ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali, dato l’elevato numero e la capillare diffusione sul territorio, ricevono comunicazione dello sciopero tramite una Circolare che il MIUR (nel caso delle scuole statali) e la Regione (per ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali) sono tenuti a inviare in ogni singola scuola e a ogni direzione di ente ospedaliero e/o ASL.

Nonostante la proclamazione sindacale dello sciopero, con relativa pubblicazione sul sito della Commissione di Garanzia Sciopero (http://www.cgsse.it), avvenga con largo anticipo rispetto alla data prevista, queste circolari spesso arrivano a ridosso dello sciopero o non arrivano e alle lavoratrici viene detto che non possono scioperareNon solo le lavoratrici possono scioperare, ma è bene segnalare, attraverso la casella di posta elettronica di Non Una di Meno, dove questo accade, per procedere, là dove si persista, con una diffida sindacale.

La Circolare del MIUR verrà comunque pubblicata sul sito appena emanata, in modo da poter essere presentata in ogni scuola dalla stessa lavoratrice. Per la sanità pubblica, essendo le Circolari regionali, ci si può rivolgere al nodo di Non Una di Meno del territorio di appartenenza.

La lavoratrice non è tenuta a dichiarare preventivamente all’azienda la sua adesione allo sciopero, dunque non occorre alcuna comunicazione personale.

Nel settore sanità, la copertura parte dal primo turno della mattina dell’8 marzo e finisce all’inizio del primo turno della mattina del 9 marzo; tutte le lavoratrici possono quindi scioperare indipendentemente dal turno cui sono adibite: sia la mattina, sia il pomeriggio che la notte.

Nel caso del trasporto pubblico locale l’articolazione delle ore di sciopero, così come delle fasce protette, può variare da città a città. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario e attività ferroviarie: dalle ore 21.00 del 07/3 alle ore 21.00 dell’ 08/3, per il comparto autostrade dalle ore 22.00 del 07/3 alle ore 22.00 dell’08/3. Per il Trasporto aereo, dalle ore 10.00 alle ore 14.00.

Per il settore dei Vigili del Fuoco, lo sciopero nazionale è così articolato: personale operativo dalle ore 9,00 alle ore 13,00 (4 ore senza decurtazione); personale giornaliero o amministrativo (intera giornata).

Restrizioni Al Diritto Di Sciopero: Facciamo Chiarezza

Sciopero nei servizi pubblici essenziali L. 146/90

La legge 146 del 1990 disciplina il diritto di sciopero per i servizi pubblici essenziali, cioè quelli volti a garantire il diritto alla vita, alla salute, alla libertà, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione e alla libertà di comunicazione.

I servizi per cui la legge disciplina tale diritto, quindi, sono molti e diversi tra loro: i più noti – per la loro vicinanza alla vita quotidiana della maggior parte delle persone – sono la sanità, i trasporti pubblici urbani ed extraurbani, l’amministrazione pubblica, le poste, la radio e la televisione pubblica e la scuola; ma devono essere garantiti anche i servizi di raccolta dei rifiuti, l’approvvigionamento di energie, risorse naturali e beni di prima necessità.

In tutti questi ambiti il diritto allo sciopero, quindi, non è assoluto ma relativo alla possibilità di garantire alcuni diritti dei cittadini.

Per questo motivo, per tutti i servizi sottoposti a L. 146/90, devono essere previsti i contingenti minimi di personale tramite contrattazione integrativa o accordo sindacato/azienda. È in capo al datore di lavoro il diritto/dovere di individuare le/i dipendenti da inserire nei contingenti minimi e inviare loro entro 5 giorni dalla data dello sciopero la comunicazione di “esonero dallo sciopero”, ovvero di recarsi in servizio il giorno dello stesso.

Qualora la dipendente inserita nei contingenti minimi abbia intenzione di scioperare, deve inviare entro 24 ore dal ricevimento dell’ordine di prestare servizio una comunicazione all’azienda della volontà di aderire all’astensione e, quindi, di essere sostituita.

L’azienda ha il dovere di verificare la possibilità di sostituzione della dipendente. Solo nel caso tale sostituzione non fosse possibile è ammissibile il rifiuto al diritto. In ogni caso, l’azienda deve comunicare alla dipendente di averla sostituita o meno, quindi se può scioperare o se deve lavorare.

Le aziende che erogano il servizio che lo sciopero potrebbe far venir meno, inoltre, sono obbligate con almeno 5 giorni di anticipo a dare comunicazione all’utenza sulle modalità e gli orari dei servizi essenziali garantiti.

Ricordati che il diritto allo sciopero è un diritto individuale in capo a ogni singola lavoratrice e lavoratore, sancito e garantito dalla Costituzione Italiana, e il cui esercizio non può essere precluso e/o limitato (se non per quanto riguarda le modalità di erogazione dei servizi di pubblica utilità di cui ai paragrafi precedenti).

Per chiarire qualsiasi dubbio o segnalare eventuali abusi al tuo diritto di scioperare contattaci a questa e-mailnudmsciopero@gmail.com

Proveremo a rispondere alle tue richieste e a darti supporto.

Questo vademecum verrà costantemente aggiornato con eventuali ulteriori restrizioni e/o diverse articolazioni, imposte dalla Cgsse in virtù del persistere dell’emergenza sanitaria.

REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM-GENNAIO 2022-COMUNICAZIONE, PRATICHE E PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALL’8 MARZO

A partire dal riconoscimento dell’importanza politica centrale della comunicazione, l’assemblea si è soffermata sulla necessità di tenere insieme da un lato il racconto critico dell’esistente, dall’altro le pratiche che vogliamo mettere in atto per costruire un’alternativa. Vogliamo comunicare le nostre analisi, prospettive, rivendicazioni e contenuti in modo semplice e accessibile, calato nella realtà quotidiana che viviamo, perché tuttə possano riconoscervisi. 

A questo scopo e per rilanciare il movimento, sentiamo il bisogno di un immaginario comune che dia prospettiva, forza e coesione al nostro percorso. 

Dopo aver analizzato come molte delle nostre parole d’ordine siano oggi alla ribalta nel dibattito pubblico e in particolare nella strategia nazionale per le pari opportunità promossa dal governo, vogliamo ribaltare quest’ultima in chiave femminista e intersezionale. In questo modo potremo attualizzare le nostre rivendicazioni verso e oltre l’8 marzo e costruire una strategia femminista per tuttə, uno strumento non chiuso ma in divenire, da costruire nei territori e con le persone che intrecciamo, per rilanciare il processo dello sciopero.

Lo sciopero dell’8 marzo, infatti, vuole essere uno sciopero per tuttə, per tutti i corpi e tutte le condizioni di vita, lavoro e non lavoro, poiché, con la sua connotazione di rottura sistemica con ogni aspetto dell’esistente e le sue declinazioni (sciopero dal lavoro produttivo, riproduttivo, dai generi e dai consumi) vive di pratiche diversificate accessibili a tuttə. Inoltre, la nostra comunicazione verso lo sciopero deve restituire la forza e la dimensione collettiva dello sciopero e del suo processo, come orizzonte di cambiamento e trasformazione collettiva rispetto ad un sistema che tende a frammentare le nostre vite in chiave individualistica. Non siamo solə, il peso della pandemia e della crisi non può ricadere sulle nostre spalle, scioperando insieme ce ne liberiamo!

In vista di questa giornata sarà fondamentale condividere e creare reti di solidarietà a lotte di lavoratorə, dando maggiore forza ai percorsi già intrapresi dal tavolo lavoro e costruendone di nuovi.

Per quanto riguarda gli strumenti concreti di comunicazione che vogliamo darci, è necessario che questi siano diversificati per raggiungere più persone possibili e declinare nostri contenuti in forme diverse:

  • per il lancio dello sciopero, scriveremo una lettera aperta a lavoratorə e delegatə, un testo rivolto alle organizzazioni sindacali, un appello per coinvolgere il mondo della scuola tutto nel processo;
  • sarà necessario aggiornare costantemente il vademecum per lo sciopero, con le adesioni di categoria, le pratiche alternative di sciopero dal lavoro produttivo per smart working, partite iva, contratti atipici, le modalità di sciopero dal lavoro riproduttivo, dai generi, dai consumi;
  • vogliamo produrre pillole e infografiche sulle rivendicazioni, le ragioni, le forme di partecipazione allo sciopero;
  • anche lo spazio radiofonico può essere importante per lanciare l’8 marzo, la trasmissione transfemminonda è a disposizione per questo.

In generale, sentiamo il bisogno di riprenderci tempi e spazi pubblici in città come online, in modo coordinato, con testi, immagini, contenuti audiovisivi (attacchinaggi, adesivi, videomapping…). Nella costruzione di tutti questi strumenti saranno preziosi i dati e gli elementi che ci giungono dall’osservatorio su femmicidi e transcidi e dall’autoinchiesta sul lavoro.

Il percorso di avvicinamento allo sciopero dovrà vivere di diverse azioni, pratiche, assemblee, sui territori e coordinate a livello nazionale:

  • bisogna individuare una data condivisa in cui concentrare azioni di lancio e conferenze stampa sullo sciopero;
  • sarà anche utile fare un social storm nazionale di avvicinamento all’8, una data funzionale potrebbe essere il 14 febbraio, per inquinare la comunicazione sull’amore romantico;
  • ci saranno assemblee verso e oltre l’8 marzo in diversi spazi fisici e virtuali: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei consultori, nelle piazze, in convergenza con altri movimenti, momenti di autoformazione online e in presenza;
  • organizzeremo piazze tematiche e volantinaggi e iniziative per distribuire kit per lo sciopero, portare avanti l’autoinchiesta e l’elaborazione sulle pratiche di sciopero, fare sportelli di mutuo aiuto in piazze, mercati, centri commerciali:
  • le città che vorranno fare propria questa pratica organizzeranno slut walk.

Per l’otto marzo, laddove sarà possibile, vogliamo organizzare cortei per tornare ad essere marea e riprenderci lo spazio pubblico che tanto ci è stato negato per tanto tempo. Allo stesso tempo, è fondamentale immaginare pratiche di partecipazione per chi non può essere in piazza: selfie, hashtags, contributi audio, cacerolazo dal balcone…

*Foto di Luca Profenna

Report assemblea nazionale Nudm-gennaIo 2022-Cos’è lo sciopero oggi? 

L’assemblea esprime tutta la sua solidarietà a Laurella, colpita dalla violenza di attacchi transfobici: non sei sola! 

La discussione sullo sciopero femminista e transfemminista dell’8M è stata collocata in continuità con il 27N, come possibilità di dare una prospettiva, una direzione a quel grande momento di piazza, alla rabbia e all’urgenza di mobilitazione che ha espresso riunendo centomila donne, persone Lgbt*qia+, lavoratrici e lavorator*, migranti, ma anche per riattivare quello che abbiamo chiamato ‘processo”, la capacità di rendere l’8M il momento riconosciuto nel quale confluiscono lotte diverse accomunate dal rifiuto radicale della violenza maschile contro le donne e della violenza di genere su cui si regge la società.

E’ stata una discussione complessa e che riflette la complessità del momento presente. Questa è dettata dall’insieme di trasformazioni discusse nel corso della prima parte dell’assemblea –  ovvero una ristrutturazione della società dove il neoliberalismo si impone non più con l’austerità, ma con finanziamenti che rafforzano le sue fondamenta patriarcali, razziste, omolesbobitransfobiche. Diversi interventi hanno sottolineato che siamo dentro a una contraddizione: le condizioni che rendono lo sciopero urgente e necessario sono anche quelle che lo rendono difficile da organizzare, su tutti i piani.

Sono stati nominati i licenziamenti, lo smartworking, il partime involontario, il razzismo, l’aumento della dipendenza economica, l’aumento del carico di cura, il fatto che chi ha un lavoro in questo momento deve far di tutto per tenerlo, l’aumento della violenza maschile sulle donne e della violenza di genere. La discussione su come chiamare lo sciopero dell’8M e su quale rapporto tenere con i sindacati va letta in questa complessità. 

La valutazione comprende considerazioni tutte valide e importanti. E’ stata messa in luce la necessità di comunicare la possibilità di far arrivare l’8M anche dentro ai posti di lavoro, innescando processi organizzativi dove ci siano le condizioni per farlo. Lo sciopero di Yoox più volte nominato, o la lotta di RGIS sono stati due esempi dell’importanza di portare dentro ai luoghi di lavoro il carattere femminista, transfemminista, intersezionale dello sciopero.

Si è anche osservato, però, che rispetto al passato non è tutto uguale. La nostra capacità di fare pressione sui sindacati è dipesa anche dalla presenza nelle assemblee di NUDM di delegate che hanno fatto pressione sulle strutture, e che ora partecipano meno a NUDM anche per via dell’impegno richiesto per difendere i posti di lavoro sotto attacco dopo lo sblocco dei licenziamenti. Senza queste condizioni un appello ai sindacati risulta indebolito, e non c’è alcuna garanzia che venga indetto (non solo dai confederali, ma anche da quelli di base).

Questa questione è stata sciolta considerando che NUDM non ha mai convocato lo sciopero generale, e non ha mai ridotto lo sciopero al suo carattere sindacale. Lo sciopero dell’8M è femminista e transfemminista, in connessione transnazionale, e deve avere la capacità di parlare a ogni condizione di vita e lavoro, ricoscendo che il suo carattere politico sta nel rompere l’isolamento e creare le condizioni per una lotta collettiva. Concentrarci solo sul profilo sindacale della questione rischia di farci perdere di vista la novità e la differenza del nostro sciopero.

Non rinunciamo a entrare nei posti di lavoro, e anzi questo farà parte del processo dello sciopero, possiamo anche scrivere una comunicazione ai sindacati che permetta di esprimere le ragioni della nostra iniziativa. Ma responsabilità significa farsi carico delle differenti condizioni, che rendono l’interruzione del lavoro produttivo, riproduttivo, e la stessa possibilità di organizzarsi estremamente complessa. Questo va politicizzato al massimo. D’altra parte, dalla discussione sono emerse diverse definizioni dello sciopero tutte convergenti sull’affermazione del suo carattere politico e l’ambizione a essere un processo globale, vivo, espansivo, non sempre uguale a se stesso. 

Lo sciopero femminista e transfemminista è stato un momento di insorgenza collettiva contro la violenza maschile e di genere. In questa direzione sono importanti le considerazioni fatte dall’Osservatorio sulla violenza di NUDM, perché è proprio la lotta contro la violenza quella che ha dato vita al movimento dello sciopero femminista e transfemminista. Noi per prime abbiamo affermato che lo sfruttamento di cui facciamo esperienza nei luoghi di lavoro è determinato da quello che avviene fuori, nelle case, nelle famiglie dove comincia la soggezione delle donne e si riproduce l’imposizione di ruoli e gerarchie di genere opprimenti. Allora è importante reclamare il carattere femminista e transfemminista dello sciopero per affermare che lo sciopero è per tutte e tutt*

La conclusione è stata quindi di produrre tre diversi tipi di comunicazione: 

– Una chiamata di NUDM allo sciopero femminista e transfemminista dell’8M

– Una lettera aperta a lavoratrici, delegate, persone lgbtq, migranti, precarie, al 49% delle disoccupate o alle 2mln di part time involontarie che chiamiamo a mobilitarsi per costruire lo sciopero femminista e transfemminista, in cui si esprima la consapevolezza che la chiamata allo sciopero avviene nelle condizioni mutate di cui si è discusso sopra. Il significato di questa lettera aperta è avere la responsabiltà di non fare proclami che non considerino le condizioni reali, e che soprattutto producano coinvolgimento massimo, che rendano evidente che sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tutt*, che offre a ogni condizione a cui ci rivolgiamo la possibilità di uscire dall’isolamento o dal senso di impotenza che questi due anni hanno prodotto. 

– Una comunicazione ai sindacati nella quale affermare con decisione quelle che sono le ragioni dello sciopero femminista e transfemminsita, la sua urgenza, e che ponga il problema di una presa di posizione sull’8M e oltre e quindi non abbia la forma di un appello perché l’8M non è condizionato dalla sua proclamazione da parte dei sindacati e d’altra parte è importante rimarcare l’autonomia di NUDM.

Rompere l’isolamento è stata un’altra parola chiave dell’intera discussione. Questo è ciò a cui dobbiamo ambire grazie allo sciopero femminista e transfemminista, e questo richiede considerarlo come un processo. E’ quindi importante vedere l’8M – partendo da ora, dal momento in cui stiamo cominciando a discutere del suo lancio e della sua organizzazione  –  non come un momento di arrivo, ma di apertura verso il futuro, una data di inizio più che di conclusione.

Questo è fondamentale per accumulare forza anche per incidere sul piano dei processi che stanno investendo le nostre vite. Costruire un processo significa avvicinare e far confluire verso l’8M la rabbia di donne, persone lgbtq, migranti, lavoratrici e lavorator*, che deve essere il carburante di questo passaggio così importante. Costruire momenti assembleari nei quali discutere collettivamente quali pratiche danno forma al nostro sciopero femminista e transfemminista, quali sono le connessioni tra le diverse forme di violenza (maschile, di genere, razzista, dello sfruttamento, la devastazione ambientale). 

Sostenere lo sciopero del lavoro produttivo dove è possibile grazie alla volontà e organizzazione collettiva delle lavoratrici e lavorator*. Dare visibilità alle lotte e agli scioperi in corso come la lotta di RGIS. Rivolgersi alla scuola, che è stata richiamata più volte per la situazione in cui si trova, vista dal lato sia delle lavoratrici, sia di chi studia, sia delle madri coinvolte dalla sospensione della didattica in presenza e quindi dalla Dad. Un processo di costruzione dell’8M non può che coinvolgere la scuola, investendo le forme di messa al lavoro, dell’insegnamento, della precarizzazione che la investono.

Sono stati indicati alcuni momenti di avvicinamento e strumenti a disposizione: l’assemblea ecotransfemminista 5 marzo (con una parte dedicata a un approfondimento sullo sciopero dei/dai generi e consumi), l’inchiesta del tavolo lavoro, la diffusione dell’attività dell’Osservatorio sulla violenza di NUDM, assemblee territoriali, intercettazione delle lotte che si sono moltiplicate ma si stanno dando in modo frammentato, tessere il rapporto con i CAV che nell’intervento della mattina hanno segnalato la disponibilità a riattivare in maniera forte il rapporto con NUDM.

Il ragionamento sulle pratiche dello sciopero (produttivo, riproduttivo, generi, consumi) dovrà essere parte del processo di avvicinamento all’8M all’interno di una cornice comune e su questa è importante che ci sia la massima condivisione. E’ importante connetterci alla dimensione transnazionale, prima di tutto partecipando all’assemblea organizzata il 13 febbraio dalla Rete Transfronterizas e E.A.S.T. – Essential autonomous struggles transnational.

*Foto di Margherita Caprilli 

LETTERA APERTA NUDM: 8 MARZO, SCIOPERO PER TUTT

Con questa lettera ci rivolgiamo direttamente a coloro che vorremmo essere parte attiva nella costruzione dello sciopero femminista e transfemminista dell’8Marzo. Siamo donne, persone lgbt*qia+, lavoratrici, disoccupate, delegate sindacali, migranti, sex workers attive nel movimento transnazionale Non Una di Meno. Abbiamo scelto di scrivervi una lettera aperta perché due anni di pandemia hanno colpito duramente le nostre condizioni di vita e di lavoro e sentiamo il bisogno di dire perché, anche se oggi è più difficile organizzarsi, crediamo che il nostro sciopero contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere – che continua ad aumentare tutti i giorni – sia ancora più urgenteTroviamo insieme modi per farlo: lo sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tuttə.

Ci rivolgiamo alle lavoratrici e alle delegate sindacali, alle precarie con contratti a chiamata e bonus insufficienti per sopravvivere, costrette a non alzare la voce perchè da quel lavoro dipende la possibilità di pagare l’affitto. Prima della pandemia ci siamo organizzate insieme per portare in ogni posto di lavoro la lotta contro la violenza patriarcale e spingere i sindacati a proclamare e organizzare lo sciopero. È stata da subito una grande sfida perché a causa della nostra precarietà scioperare ci espone al rischio di perdere anche le briciole di salario o di trovarci a gestire un aumento del carico di lavoro a nostre spese. Ora la situazione è ancora più complicata: aziende o cooperative di servizi hanno approfittato della pandemia per licenziare o cambiare i turni, che sono diventati ingestibili soprattutto per le donne madri. Nelle scuole e negli ospedali il lavoro è diventato senza fine. La transizione ecologica sta diventando il pretesto per licenziare ancora di più, mentre non risolve lo sfruttamento dell’ambiente e del nostro lavoro. Portiamo le ragioni dello sciopero nei luoghi di lavoro, organizziamolo insieme. Se l’interruzione dal lavoro non è fattibile, individuiamo insieme i modi perché quella giornata sia un momento di costruzione di forza e di condivisione. Lo sciopero dell’8M è per chi crede che unite siamo più forti.

Ci rivolgiamo alle donne che sono state licenziate, che hanno dovuto lasciare il lavoro o sono state obbligate al part-time o allo smart-working perché a causa della pandemia e in assenza di servizi hanno dovuto occuparsi più di prima di figlie, figlə, anziani. Noi abbiamo scelto di chiamare sciopero la nostra lotta per dire che non vogliamo essere sfruttate due volte, dentro e fuori casa, mentre la casa diventa un luogo sempre più violento. Sappiamo che nessuna di noi è disponibile ad accettare questo ritorno obbligato a casa, e crediamo sia necessario più che mai esporre questo rifiuto collettivamente superando le difficoltà di comunicare, organizzarsi, lottare. Lo sciopero dell’8M è per chi vuole rompere l’isolamento.

Ci rivolgiamo alle donne e persone Lgbt*qia+ di ogni età, a tutte e tuttə coloro che oggi – per la loro anzianità, per problemi di salute, perché hanno pensioni bassissime nonostante per anni hanno lavorato dentro e fuori casa, per la loro disabilità – sentono tutto il peso dei tagli al welfare e dell’incapacità di una sanità pubblica devastata dalle privatizzazioni, ma continuano a lottare per conquistare la possibilità di avere risposte ai propri bisogni. L’8M è l’occasione per recuperare insieme che è necessario per il nostro benessere e la nostra autodeterminazione.

Ci rivolgiamo alle persone lgbtqai+ che nell’ultimo anno hanno subito ancora più pesantemente la violenza delle istituzioni che, appoggiate da un sedicente femminismo, hanno affossato una legge già di per sé insufficiente. La pandemia ha ristretto gli spazi del supporto e del riconoscimento reciproci, ma non ha soffocato i nostri desideri. I ruoli di genere che ci vengono imposti prevedono anche una sessualità normativa che non ci rappresenta. Per questo vogliamo costruire insieme l’8M e scendere in piazza in tante e tantə. Lo sciopero femminista e transfemminista è anche sciopero dei e dai generi

Ci rivolgiamo alle studentisse e student* che da più di due anni stanno lottando per poter avere un’istruzione che apra possibilità di autodeterminazione e non solo un destino precario, e contro le politiche pandemiche che hanno trattato la scuola come qualcosa di irrilevante, che si può interrompere in ogni momento mentre la produzione deve andare a tutti i costi. Sappiamo quanto è pesato l’isolamento della didattica a distanza sulle vite di tutte e tuttə, quanto ha aumentato la difficoltà di sentirsi e liberə da situazioni familiari opprimenti e dal peso delle disuguaglianze sociali. L’8M è per chi in tutte le scuole sta lottando per liberare l’istruzione dalle disuguaglianze, per chi vuole un’educazione che finalmente riconosca la ricchezza delle nostre differenze.

Ci rivolgiamo alle donne migranti: sappiamo che i licenziamenti fanno ancora più paura quando bisogna rinnovare il permesso di soggiorno. Sappiamo che questo ricatto costringe ad accettare condizioni di lavoro molto pesanti, o rapporti con uomini violenti. Sappiamo che non avere i documenti rende quasi impossibile ribellarsi, soprattutto se si lavora nelle case giorno e notte. Conosciamo le lotte quotidiane per non dover sopportare tutto questo in silenzio. L’8M è l’occasione per gridare insieme che non è possibile porre fine alla violenza se il razzismo continua. Lo sciopero femminista e transfemminista è per noi che non sopportiamo il razzismo e la violenza dei confini

Ci rivolgiamo anche agli uomini che riconosco l’urgenza e il valore della nostra lotta, affinché l’8M si astengano dal lavoro produttivo per assumersi la responsabilità e il carico del lavoro di cura di altre, garantendoci partecipazione e protagonismo nelle piazze che promuoviamo. 

Noi continuiamo a parlare di sciopero anche se portare questa lotta femminista e transfemminista nei posti di lavoro non è mai stato facile, e oggi è ancora più complicato perché tante di noi un posto di lavoro non ce l’hanno più, lavorano in casa, o non sono nemmeno riconosciute come lavoratrici. Ma lo sciopero femminista e transfemminista non è mai stato e non è soltanto interruzione della produzione o dei servizi, anche se rimane un nostro obiettivo bloccarli per fare sentire in questo modo tutta la nostra forza contro la violenza patriarcale. Lo sciopero femminista è l’occasione che abbiamo per ribellarci contro l’oppressione, per mettere in collegamento le diverse condizioni in cui viviamo e conquistare la forza di dire che non vogliamo più essere vittime o solo numeri nelle statistiche della violenza, dei femminicidi, della disoccupazione, della povertà. Nessuno parlerà per noi, dobbiamo parlare in prima persona.

L’8M dimostriamo che non siamo sole e solə, che siamo una forza collettiva. Facciamo in modo che partecipi chiunque non vuole più subire violenza, povertà, razzismo. Ne siamo convinte: lo sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tuttə. L’8M può essere un grande momento per far sentire la nostra rabbia, i nostri bisogni, le nostre richieste. Insieme a quelli di tante e tantə che in tutto il mondo, quello stesso giorno, sciopereranno e scenderanno nelle piazze insieme a noi.

Con amore e rabbia

Non una di meno 

COMUNICAZIONE DI NON UNA DI MENO A DELEGAT3 E SINDACATI: LO SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA È PER TUTT

L’8 marzo 2022 sarà ancora una volta sciopero femminista e transfemminista transnazionale. Nel 2021 la violenza maschile sulle donne ha fatto più di cento vittime. La violenza di genere verso le persone LGBTQIPA+ ha trovato una vergognosa legittimazione politica con l’affossamento del Ddl Zan. Lo sfruttamento delle donne nei lavori cosiddetti essenziali con la pandemia ha raggiunto livelli senza precedenti, nello stesso tempo è cresciuto enormemente il carico di lavoro riproduttivo e i licenziamenti e i part time involontari hanno raggiunto numeri altissimi. Il razzismo è diventato ancora più violento non solo sui confini ma anche nei posti di lavoro. Le discriminazioni che in ogni condizione di lavoro e di vita subiscono le persone LGBTQIPA+ sono sempre più diffuse. Lo sfruttamento sul posto di lavoro è così diffuso che arriva a mettere a rischio la vita di ragazze e ragazzi in alternanza scuola-lavoro.

La crisi economica seguita alla gestione della pandemia ha colpito prima di tutto le donne. Siamo noi a dover lavorare da casa mentre ci occupiamo di figlə in didattica a distanza, sono i nostri salari e posti di lavoro i primi a essere sacrificati in ogni crisi economica, ancora una volta si chiede a noi di sopperire alle mancanze di welfare e sanità. Il mondo della scuola sta pagando un prezzo altissimo in questa fase pandemica.

Una scuola diventata sempre più spesso presidio di accudimento, con una crescita esponenziale di ore di lavoro gratuito e con protocolli che non tutelano la sicurezza sul lavoro. La pandemia ha reso evidenti problemi derivanti da carenze strutturali del sistema sanitario nazionale e della medicina territoriale. Le politiche di ricostruzione pianificate a livello europeo e nazionale non sono una risposta, ma aggraveranno le gerarchie sessiste e razziste che la pandemia ha fatto esplodere con violenza.

La strategia per la ‘parità di genere’ impone criteri di competitività e imprenditorialità che faranno avanzare alcune donne mentre altre resteranno indietro, schiacciate dal peso della divisione sessuale del lavoro e del razzismo. La transizione ecologica non modificherà il modello economico predatorio che considera la natura e le sue risorse come un oggetto infinitamente disponibile e depredabile con ogni mezzo, e produrrà ristrutturazioni e licenziamenti che colpiranno duramente le lavoratrici e i lavorator* che, a causa del doppio carico di lavoro e delle gerarchie di genere, non avranno il tempo, il denaro e i modi di ‘riqualificarsi’.

Di fronte a tutto questo, come Non Una di Meno e insieme al movimento femminista e transfemminista in tutto il mondo abbiamo deciso di chiamare ancora, per il prossimo 8M, il nostro sciopero. Si tratta di uno sciopero politico e sociale che coinvolge ogni ambito delle nostre vite, ogni forma di lavoro, riconosciuto o invisibilizzato, e che pertanto è davvero per tutte e tutt*. Negli ultimi anni, tantissime delegate hanno fatto in modo di portare lo sciopero femminista e transfemminista nei posti di lavoro e di organizzarlo: come noi, hanno riconosciuto che la violenza patriarcale e il razzismo cambiano le condizioni del nostro sfruttamento.

Il doppio carico di lavoro ci rende più esposte ai licenziamenti e se dobbiamo rinnovare il permesso di soggiorno è sempre più difficile alzare la testa per non rischiare di perderlo. La precarietà a cui sempre più persone sono esposte impedisce di prendere parola e alzare la testa. Non è possibile portare avanti lotte efficaci sui posti di lavoro se non si riconosce che le molestie sessuali e le discriminazioni di genere verso le persone Lgbt*qia+ ci rendono più ricattabili e rendono più difficile lottare per migliorare i salari, gli orari di lavoro, per ottenere maggiore sicurezza. 

Da anni il movimento femminista e transfemminista transnazionale lotta per riappropriarsi dello sciopero come pratica politica che non riguarda solo alcune categorie, ma possa estendersi anche a quellə tra noi che, per generazione, tipi di lavoro, condizioni di precarietà, non avevano mai nemmeno pensato di poter dimostrare insieme una forza collettiva, dentro e fuori i posti di lavoro. Per noi, però, la sfida è proprio questa: conquistare la forza collettiva che ci permetta di lottare contro i salari da fame, la precarietà, la divisione sessuale del lavoro e la strutturale disparità salariale tra uomini e donne, un reddito di autodeterminazione che ci garantisca indipendenza economica e autonomia per sottrarci alla violenza, un welfare pubblico e gratuito, non aziendale né basato sul modello familistico che aumentano la nostra soggezione ai padroni e a mariti o padri violenti, un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, per essere liberə di muoverci e di restare.

La nostra lotta per essere libere di camminare nelle strade senza avere paura e libere di rompere legami violenti, per la libertà sessuale, la contraccezione e l’aborto libero, sicuro e gratuito, per un’educazione libera da stereotipi di genere e ruoli opprimenti e imposti riguarda anche la lotta di tutte le lavoratrici e tutt* i lavoratori perché se siamo oppresse in ogni ambito della società cresceranno anche la precarietà e lo sfruttamento generali. 

Da quando lo sciopero femminista e transfemminista si è messo in movimento nel mondo tantissime delegate, lavoratrici e lavorator* lo hanno abbracciato, e noi crediamo che i loro sindacati non possono restare indietro né voltarsi dall’altra parte, soprattutto oggi che la ricostruzione costituisce un vero e proprio campo di battaglia. È arrivato il momento di aderire allo sciopero del prossimo 8 marzo 2022, garantendo la copertura sindacale alle lavoratrici e ai lavoratori che vorranno astenersi dal lavoro e fare tutto ciò che è necessario, in ogni settore, per sostenerlo e organizzarlo, favorendo l’incontro tra lavoratrici e lavoratori e i nodi territoriali di Non Una di Meno, nel rispetto dell’autonomia del movimento femminista. 

Lo sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tutt*!

*Foto di Lisa Capasso

TRACCIA TAVOLO LAVORO-VERSO L’ASSEMBLEA NAZIONALE A BOLOGNA

Dalla crisi pandemica l’offensiva padronale e patriarcale emerge in modo ancora più forte. Se prima della stesura del piano contro la violenza maschile di cinque anni fa abbiamo denunciato come le politiche economiche e l’organizzazione del lavoro fossero strutturalmente legate al patriarcato e alla violenza  maschile, adesso vediamo come la ristrutturazione capitalistica post-pandemica non rappresenti una rottura, ma poggi invece sulle stesse fondamenta.

A fronte di una enorme perdita di posti di lavoro femminili dovuta alla pandemia (quasi 400.000 rispetto al 2019), vediamo ora come la lieve ripresa occupazionale vada di pari passo con un ulteriore aumento della precarietà delle condizioni di lavoro soprattutto per donne, migranti e altre soggettività marginalizzate. Il PNRR, dietro una falsa retorica green e di genere, comporta uno spostamento netto di risorse e facilitazioni alle classi dominanti, riproponendo lo stesso paradigma neoliberale di austerità ed estrattivista, e continuando ad inasprire disuguaglianze e gerarchie di potere.

Contemporaneamente, mentre misure di welfare familistico come il Family Act riaffermano la centralità della famiglia eteropatriarcale, lo sblocco dei licenziamenti ha evidenziato ancora di più come la crisi economica viene scaricata sul mondo del lavoro, in cui donne, migranti e soggettività LGBT*QIA+ sono state e continuano ad essere maggiormente penalizzate. Il nostro impegno deve essere quello di affermare la centralità politica di tutte queste soggettività nella ricostruzione postpandemica. A quasi un anno dall’ultima assemblea [link ultimo report] riteniamo ancora più necessario ribadire l’importanza della nostra lotta per superare le gerarchie patriarcali e di potere che regolano i rapporti di lavoro.

Davanti a tutto questo non possiamo smettere di interrogarci sul ruolo che, dentro i processi di riorganizzazione post pandemica, assume il lavoro di cura e di riproduzione sociale in senso lato, per riappropriarci del suo significato andando oltre la retorica essenzialista. Davanti a tutto questo ribadiamo l’importanza delle lotte femministe e transfemministe.  Da cinque anni rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, il salario minimo europeo, un welfare pubblico universale, gratuito e accessibile a tuttu, politiche a sostegno della maternità e della genitorialità condivisa, che devono però emergere in modo assertivo e dirompente sul piano politico.

Negli ultimi anni lo sciopero femminista globale ha messo in connessione donne e persone lgbtqia+, salariate e non, migranti e operaie, lavoratrici essenziali e sex worker, che – rifiutando la posizione loro imposta – sono state in grado di fare emergere il nesso tra patriarcato, razzismo e sfruttamento. È importante ripensare il processo dello sciopero alla luce delle condizioni attuali – la pandemia, la frammentazione, il feroce contrattacco patriarcale e la ristrutturazione capitalistica – che rendono la sua praticabilità e la sua capacità di politicizzazione sempre più difficile.

Dobbiamo interrogarci quindi su quali siano oggi le sue potenzialità per produrre connessioni, interrompere la riproduzione sociale e sfidare l’isolamento. Alla luce dell’ultimo anno, pensiamo che sia fondamentale andare oltre alla singolarità delle varie lotte che si sono susseguite, per farne emergere la comune matrice antisessista, antirazzista e di classe, con la prospettiva di creare connessione e continuità tra le singole lotte. 

  • Il lavoro produttivo, riproduttivo e di cura nella fase post-pandemica: come attualizziamo le rivendicazioni nel Piano Femminista di NUDM? Il reddito di autodeterminazione, il salario minimo europeo, un permesso di soggiorno europeo svincolato da lavoro e famiglia, un welfare universale che sia gratuito ed accessibile a tuttu, politiche a sostegno della maternità e della genitorialità condivisa, una risposta concreta ai bisogni di donne e soggettività LGBTQAI: in che modo sono il cardine ed il ribaltamento del sistema di sfruttamento?
  • Come inseriamo queste riflessioni e rivendicazioni in un percorso comune sui temi del lavoro, dello sfruttamento, della violenza economica che viva sui territori?
  • Come è possibile tenere ancora aperto il senso dello sciopero femminista e transfemminista come processo che ha la capacità di dare voce ad istanze e condizioni diverse, a partire dal rifiuto della violenza strutturale? Quali pratiche concrete possiamo mettere in campo a questo scopo?
  • Come riusciamo a dare risonanza e connettere tra loro lotte che, per quanto singolari, ci permette di fare emergere il modo in cui la violenza maschile e di genere, intrecciate al razzismo, incidono sulle condizioni di lavoro? Quale ruolo, pratiche, obiettivi vorremmo avere nel fare ciò?

Qui tutte le info sull’assemblea nazionale a Bologna del 9-10 ottobre 2021

8 MARZO: SCIOPERO DALLo SMART WORKING

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💥L’8 MARZO SARA’ ANCHE SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA DELLO SMARTWORKING!💥

L’8 marzo si avvicina e migliaia di lavoratrici si preparano a scioperare dallo smartworking.

📲💻🖥🖨🖱📞⁉️…Ma come facciamo a far notare il nostro sciopero, dato che ormai lavoriamo da casa, da dietro a uno schermo? Come facciamo a rendere visibile la nostra assenza e quindi la nostra lotta?

💥 Ecco un vademecum per la scioperante in smartworking!💥a) Usa il nostro logo come foto profilo su fb, whatsapp, twitter, telegram, gmail, linkedin, zoom, jitsi e altri strumenti che utilizzi a lavoro (Teams, Skype, Gsuite…).

Lo puoi scaricare a questo link

b) Imposta una risposta automatica sulla tua casella email: in questo modo, ad ogni mail ricevuta nella giornata dell’8 marzo, automaticamente verrà inviata una risposta con un testo che spiega che l’8 marzo scioperi, e che quindi per quella giornata non risponderai alle mail di lavoro.

ℹ️ Il testo della risposta automatica lo puoi scegliere tu, magari coordinandoti con altre colleghe per renderlo aderente alla situazione lavorativa. Una proposta generica potrebbe essere: “Oggi non lavoro perché aderisco allo sciopero promosso da Non Una di Meno!

📌 SCIOPERO DAL LAVORO PRODUTTIVO E RIPRODUTTIVO perché lo smartworking, a cui la pandemia ci ha costrette, pur avendo liberato alcuni spazi e tempi di vita, ha spesso coinciso con un’intensificazione del nostro lavoro nelle nostre case. Ci siamo trovate a lavorare a tutte le ore e senza soluzione di continuità tra lavoro produttivo, domestico e di cura, spesso senza risorse e forme di welfare aggiuntive o dispositivi che garantiscano la sicurezza della postazione e la salute psico-fisica.

📌Oggi sciopero anche per tutte coloro che hanno perso il lavoro o sono state costrette ad abbandonarlo, per tutte coloro hanno subito violenza nell’isolamento delle case e per tutte coloro che lavorano nei servizi essenziali e non possono scioperare.

📌A chi ci dice che il nostro lavoro è essenziale, anche se continua ad essere per lo più precario e svalorizzato, a chi ci ha chiamate eroine, a chi dà per scontato il nostro sacrificio rispondiamo ESSENZIALE È IL NOSTRO SCIOPERO, ESSENZIALE È LA NOSTRA LOTTA!L’OTTO MARZO SCIOPERO!”

📌Aggiungi se vuoi alcuni degli slogan di Non una di Meno:#8m Sciopero femminista e transfemminista#8m Lottomarzosciopero#8m Sciopero produttivo e riproduttivo

ℹ️ Come impostare la risposta automatica su Gmail:1. Apri Gmail sul computer.2. In alto a destra, fai clic su Impostazioni Impostazioni e poi Visualizza tutte le impostazioni.3. Scorri verso il basso fino alla sezione “Risponditore automatico”.4. Seleziona Attiva risponditore automatico.5. Inserisci a. l’intervallo di date (dall’8/03/21 all’8/03/21),b. l’oggetto (SCIOPERO FEMMINISTA GLOBALE)c. il messaggio scelto6. Sotto il messaggio, seleziona la casella apposita se vuoi che la risposta automatica venga visualizzata solo dai tuoi contatti.7. Fai clic su Salva modifiche in fondo alla pagina8. SCIOPERA CON NOI!

ℹ️Oppure con Tiscali Mail:1. Apri Tiscali Mail sul computer2. In alto a destra, fai clic sull’icona Impostazioni3. Clicca sulla voce di menu a sinistra “Risposta Automatica”4. Per attivare la funzione, seleziona l’opzione Attiva la funzione Risposta Automatica”5. Inserisci:a. l’intervallo di date (da oggi fino all’8/03/21),b. il messaggio scelto6. Clicca su SALVA7. SCIOPERA CON NOI!

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La Commissione di Garanzia Sciopero vieta al comparto scuola la partecipazione allo sciopero generale dell’8 marzo

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La Commissione di Garanzia Sciopero vieta al comparto scuola la partecipazione allo sciopero generale dell’8 marzo 

Denunciamo una grave violazione del diritto di sciopero: la commissione di garanzia ha deciso di vietare la partecipazione allo sciopero dell’8 marzo all’intero comparto scuola, con la motivazione che l’1 marzo è stato indetto uno sciopero di categoria dal sindacato Sisa e il 3 marzo da Feder Ata.

Le limitazioni al diritto di sciopero nei servizi essenziali (e non solo) con la pandemia sono ulteriormente aumentate grazie  al protocollo d’intesa in merito alle procedure di raffreddamento nei servizi essenziali del 2 dicembre 2020, sottoscritto da CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA, ANIEF, cui va tutto il nostro sdegno.

La comunicazione della Commissione di Garanzia giunge a una settimana dall’8 marzo e  impedisce di fatto il diritto di sciopero in uno dei settori a altissima densità femminile –  l’80% del corpo insegnante è infatti composto da donne – e tra i più importanti e più colpiti dall’emergenza sanitaria, proprio in una fase in cui si discute, e localmente si sta già attuando, di una nuova chiusura delle scuole e il carico di lavoro delle insegnanti, in presenza e in Dad, è notevolmente aumentato in assenza di regolamentazione e tutele della salute.

Lo sciopero femminista dell’8 marzo quest’anno assume un significato ancora più rilevante in un momento in cui la pandemia ha evidenziato le criticità e le fragilità delle istituzioni del welfare, in particolare della scuola, dovute a decenni di tagli e disinvestimenti e ha scaricato ulteriormente il lavoro di cura sulle donne. Nonostante il divieto di sciopero del comparto scuola, invitiamo insegnati, personale, ata e studenti a partecipare alle mobilitazioni organizzate nell’ambito dello sciopero femminista e transfemminista nelle piazze di decine di città italiane. Invitiamo le/gli studenti a fare propria questa giornata di sciopero e di lotta. 

Ribadiamo inoltre che il divieto non riguarda le lavoratrici degli asili nido e delle scuole materne comunali ed educatrici ed educatori dipendenti di cooperativa che possono scioperare.

Essenziali sono le nostre vite, essenziale è la nostra lotta, essenziale è il nostro sciopero! 

Non una di meno