Appello per una giornata di azione transnazionale il 1° luglio

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Fermiamo l’offensiva patriarcale! Solleviamoci per la Convenzione di Istanbul!

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La decisione di Erdogan di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul è una dichiarazione di guerra contro le donne e alle persone lgbtqi+ di tutto il mondo: la violenza patriarcale e di Stato è dichiarata in questo modo una questione privata che non deve essere punita, mentre le donne possono essere picchiate, uccise e stuprate; la libertà sessuale deve essere repressa perché ciò è essenziale per proteggere l’idea di famiglia tradizionale e mantenere l’ordine sociale.

Il primo luglio, il ritiro della Turchia dalla Convenzione sarà ufficiale. Sarà una giornata di lotta e di sciopero in tutta la Turchia. Ma questo non basta: vogliamo trasformare il primo luglio in una giornata di lotta globale, per rispondere con una sollevazione comune all’attacco patriarcale che stiamo vivendo ovunque.

Ritirandosi dalla Convenzione, Erdogan vuole garantire l’impunità e la legittimità della violenza domestica e di Stato contro le donne e le persone Lgbtqi+ – che ha subito un aumento proprio durante il coprifuoco imposto dopo il ritiro dalla Convenzione –, così come le torture per mano della polizia, gli abusi sessuali e le incarcerazioni contro le donne e i bambini curdi. L’Unione Europea finge di non vedere, fintantoché il regime di Erdogan tiene i richiedenti asilo fuori dai confini europei.

Il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, però, non è un fatto isolato. La Convenzione viene ora respinta in tutta l’Europa centro-orientale. In Polonia, quelle stesse forze politiche che hanno quasi completamente vietato l’aborto alla fine dello scorso anno ora vogliono scrivere una convenzione alternativa. Da est a ovest, da nord a sud, i governi stanno sfruttando la pandemia per rimettere le donne in quelle posizioni sociali che esse stanno contestando: nelle case, a prendersi cura gratuitamente della famiglia, oppure sfruttate e sovraccaricate di lavoro nei settori essenziali – lavoro di cura, assistenza sanitaria, sanificazione, logistica, agricoltura, pulizie – che sono mal pagati e svalutati. Più è visibile il carattere essenziale del nostro lavoro, più le nostre libertà vengono attaccate.

Non ci lasciamo ingannare dalla menzogna che vede l’Unione Europea come baluardo dell’uguaglianza di genere, perché l’UE tollera, e addirittura promuove, la violenza patriarcale con il suo regime dei confini, con la violenza della polizia, con il razzismo istituzionale e con il ricatto del permesso di soggiorno. Ovunque, i governi stanno mettendo in atto politiche patriarcali:

– ostacolando il divorzio, anche se da partner violenti, e mettendo in discussione il diritto agli alimenti;

– tagliando i fondi per i centri antiviolenza;

– finanziando sussidi sociali per le famiglie, accessibili secondo criteri razzisti, che quindi escludono le migranti e favoriscono lo sfruttamento di altre donne;

– limitando o vietando la libertà di aborto;

– criminalizzando le persone Lgbtqi+;

– reprimendo le proteste antigovernative;

– sfrattando e segregando persone e intere comunità, soprattutto poveri e rom, nelle periferie degradate delle città;

– rendendosi complici e legittimando stupri e torture su donne migranti e rifugiate.

Il primo luglio vogliamo gridare che la lotta delle persone LGBTQI+ per la libertà sessuale e contro la loro criminalizzazione, e quella contro la violenza patriarcale sulle donne, costituiscono una lotta transnazionale comune per la sovversione della riproduzione neoliberale e razzista della società patriarcale. Ispirandoci allo sciopero femminista globale, alle lotte in corso dalla Polonia all’Argentina, alla forza delle rivendicazioni femministe nelle rivolte popolari in America Latina, dalla Colombia al Cile, e alla lotta quotidiana delle donne contro la violenza maschile e di Stato, chiamiamo tutte e tutti a mobilitarsi il primo luglio insieme a chi sta lottando in Turchia. Chiamiamo a mobilitarsi contro il modo in cui, dall’Europa all’America Latina e oltre, la pandemia e le sue conseguenze sono gestite a spese delle donne, delle persone Lgbtqi+, delle e dei migranti, delle e dei Rom, dei lavoratori e delle lavoratrici essenziali.

Il 23 maggio ci sarà un incontro online organizzato da E.A.S.T. per coordinare la giornata di mobilitazione transnazionale del 1° luglio. Invitiamo attivistə, lavoratrici e lavoratorə e le organizzazioni che condividono l’urgenza di un’azione collettiva per opporsi alla violenza patriarcale a unirsi a noi per questo incontro. Discuteremo di come mobilitarci insieme, quali pratiche condividere, quali slogan comuni possono risuonare a livello transnazionale.

Per partecipare, inviaci un’e-mail a essentialstruggles@gmail.com.

E.A.S.T. – Essential Autonomous Struggles Transnational

*Foto di Ilaria Turini

CAMMINANDO INSIEME! Basta con il terricidio!

Non una di meno che fa parte della rete Feministas Transfronterizas, una rete femminista, transfemminista e antipatriarcale sostiene e diffonde la marcia del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir.

E’ stato attivato come rete un evento facebook che seguirà la marcia fino al 25 maggio con l’obiettivo di pubblicare le informazioni e le azioni internazionali a sostegno 
E’ stata attivata una raccolta di fondi che saranno direttamente disponibili per il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir per appoggiare la marcia di donne e libere soggettività che ha bisogno di tutto il nostro sostegno. Ricordiamo che sono partite due colonne dalle comunità indigene una da nord e una da sud. Camminare dalle comunità indigene a Buenos Aires non è certo un’impresa semplice. Chi è in marcia ha bisogno del nostro sostegno. https://www.gofundme.com/f/caminandojuntes

Ecco il testo di Feministas Transfronterizas che condividiamo anche noi, a sostegno della marcia ‘Basta de Terricidio’ del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir

CAMMINANDO INSIEME! Basta con il terricidio!

Finché non ci sarà giustizia, non ci sarà pace per loro!
Dai diversi territori plurinazionali che compongono il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir, si è deciso di dire basta al terricidio, e di camminare per due mesi attraversando i territori. Nei nostri territori si soffre per la mancanza d’acqua, a volte non c’è nemmeno da bere. Animali, persone e bambini di pochi mesi muoiono di disidratazione e diarrea. C’e molta sofferenza. Ci sono deforestazione e incendi. Manca il lavoro. I giovani non possono studiare.
Tutto questo si chiama terricidio.
Lo stato continua a perpetuare il genocidio (non più silenzioso) di corpi e terre.  Siamo in un’emergenza, la terra ha bisogno del nostro coinvolgimento, è ora, è urgente: Stop alla violenza terricida! #StopTerricidio
Il messaggio del Movimento è chiaro: “Non ci arrenderemo perché, come fiori nativi, non sappiamo cosa significa arrendersi. In solidarietà andremo avanti, vi invitiamo a camminare con noi. Camminiamo per guarire e curare“.
La rete transfronteriza di movimenti femministi, transfemministi e antipatriarcali appoggia e si mette in cammino globale con il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir e ne condivide gli obiettivi. Camminiamo tuttə perché il terricidio è in ogni angolo del pianeta. È il sistema capitalista patriarcale, con i suoi modi di produzione e l’estrattivismo. Siamo nello stesso sistema di violenza, dominazione e oppressione.
Ci mettiamo in cammino per diffondere l’informazione sulla Camminata. Ci mettiamo in cammino per sostenere la Camminata in ogni modo possibile e per tutto quanto ci è possibile. Ci mettiamo in cammino per un’azione globale il 25 maggio, giorno in cui la marcia arriverà a Buenos Aires.Finché non ci sarà giustizia, per loro non ci sarà pace!
Cammina con noi! Accompagna la marcia fino al 25 maggio Fai se puoi una donazione utilizzando il crowdfuning 


Rete Feminista Transfronteriza a sostegno della marcia ‘Basta de Terricidio’ del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir.

1ª Assemblea pubblica Transfronterizas – 7 febbraio 2021

LO SCIOPERO VIVE NELLE LOTTE

Invito alla 1ª Assemblea pubblica Transfronterizas

Da Feministas Transfronterizas, uno spazio di articolazione, solidarietà e intersezione delle lotte femministe, transfemministe e antipatriarcali di tutto il mondo, estendiamo un invito a tutte le donne, lesbiche, travestite, trans, non binarie, intersex, migranti, indigene, nere e afrodiscendenti ad un’assemblea aperta di Feministas Transfronterizas, che si terrà domenica 7 febbraio 2021 alle 14.45 (ora italiana). Questa assemblea si svolgerà nell’ambito del 3° Encuentro Plurinacional de las y les que Luchan (Cile), un’istanza sollevata da varie organizzazioni cilene, tra cui la Coordinadora Feminista 8M, che fa parte di Transfronterizas.

Vogliamo allargare e approfondire il dialogo e i legami tra i diversi femminismi dei nostri territori, per continuare a darci forza su scala planetaria e continuare a tessere i nostri orizzonti di lotta, soprattutto verso lo sciopero femminista dell’8M 2021. Gli assi che saranno discussi saranno intorno alle lotte e resistenze durante la pandemia, e gli orizzonti politici dello spazio

Per partecipare registrati a questo modulo entro venerdì 5 febbraiohttps://bit.ly/AsambleaPublicaTransfronterizas

Le lingue disponibili durante l’assemblea saranno Inglese|Spagnolo|Portoghese|Francese

Purtroppo la capienza massima su zoom è di 300 persone. Per chi ne avesse la possibilità consigliamo di connettersi in più persone utilizzando un solo link, in modo da poter partecipare ugualmente! 

Per maggiori informazioni ecco il testo di lancio dell’assemblea in italiano, spagnolo, inglese, francese e tedesco.

Non vediamo l’ora di incontrarci, scambiarci e ascoltarci! Un abbraccio di solidarietà

Arriba les que luchan!

LO SCIOPERO VIVE NELLE LOTTE
Femministe transnazionali contro la violenza patriarcale

Dai nostri diversi femminismi, intrecciati e potenziati dalla nostra connessione transnazionale, chiamiamo tutte le donne, lesbiche, trans, queer, intersex, migranti, indigene, nere e afro-discendenti, ad un’assemblea pubblica transnazionale il 7 febbraio 2021, per continuare a darci forza e a confrontarci verso lo sciopero femminista dell’8 marzo 2021.
Con questa assemblea vogliamo collegare le lotte e le rivolte che stiamo portando avanti verso il 25 novembre, giornata contro la violenza maschile e di genere, e tutte le lotte femministe e antipatriarcali che si sono svolte nel mondo negli ultimi mesi, per far sì che la nostra voce collettiva possa risuonare a livello globale sfidando i limiti che la pandemia ci mette davanti.
Abbiamo già detto chiaramente che non vogliamo tornare alla normalità perché la normalità era il problema. Abbiamo già detto che non pagheremo la crisi con i nostri corpi e i nostri territori. Abbiamo già denunciato a gran voce che la gestione neoliberale della pandemia intensifica la violenza sistematica contro le donne e le persone LGBTQI, nonché l’oppressione coloniale e razzista.
Ora vogliamo mostrare ancora di più la nostra potenza collettiva, in modo che la pluralità delle nostre esperienze, le nostre lotte e le nostre ribellioni possa rafforzarsi a vicenda, connettersi ed espandersi oltre i confini, plasmando il processo dello sciopero femminista che ci permette di rendere visibile e bloccare l’organizzazione patriarcale, razzista, capitalista e coloniale delle nostre società.
Mentre abbiamo creato reti di sostegno e di autodifesa per contrastare l’aumento della violenza domestica, non abbiamo mai smesso di combattere e denunciare la violenza di genere e maschile, come facciamo il 25 novembre in tutto il mondo.
Mentre abbiamo lavorato in prima linea negli ospedali, nelle scuole, nelle fabbriche, nei servizi di cura e di pulizia, e mentre nelle nostre case abbiamo continuato a fare lavori domestici, non abbiamo interrotto il processo dello sciopero femminista per dimostrare che se ci fermiamo noi si ferma il mondo, come abbiamo fatto il 1° maggio.
Mentre continuiamo ad attraversare le frontiere per fornire la manodopera necessaria a garantire la catena alimentare e i servizi di assistenza in cambio di un magro salario, non abbiamo smesso di denunciare il razzismo istituzionale e di chiedere a gran voce un permesso di soggiorno e un reddito di autodeterminazione che ci permettano di vivere una vita dignitosa.
Mentre nelle comunità indigene abbiamo garantito la riproduzione della vita attraverso trame collettive per affrontare la pandemia, non abbiamo smesso di difendere i territori dagli attacchi estrattivisti e dalla militarizzazione.
Mentre sui fronti di guerra e di conflitto come quello curdo e quello palestinese abbiamo continuato a costruire le nostre reti di solidarietà, non abbiamo fermato la nostra rivoluzione femminista e antimperialista e la richiesta di libertà per tutte e tutti i prigionieri politici.
Mentre la salute è stata gestita in maniera individuale e neoliberale, non abbiamo smesso di evidenziare le differenze nelle condizioni sociali e materiali di sesso, classe e razza nell’accesso all’assistenza sanitaria, lottando per la nostra libertà riproduttiva e per un aborto libero, gratuito e sicuro.
Negli ultimi anni siamo riuscite a creare un movimento femminista globale, capace di rendere trasversale la prospettiva femminista in tutti i movimenti sociali, come dimostrano le lotte di Black Lives Matters negli USA quelle di #EndSars contro la brutalità della polizia in Nigeria, e quelle che stanno scuotendo i governi fascisti e conservatori di tutto il mondo a partire dal sud, come in Bolivia, Perù e Cile.
Invece di arrenderci all’individualizzazione e all’attacco ai nostri corpi e ai nostri territori che la gestione neoliberale di questa pandemia ci impone, abbiamo ampliato ulteriormente la nostra lotta, non ci siamo lasciate, e abbiamo persino rafforzato la nostra interconnessione globale, come dimostra l’organizzazione del 35° Incontro Plurinazionale delle Donne e delle soggettività dissidenti in America Latina, la creazione dell’E.A.S.T. (Essential Autonomous Struggles Transnational) in Europa e oltre per collegare le lotte contro la svalutazione del lavoro produttivo e riproduttivo delle donne migranti e non, la solidarietà transnazionale allo sciopero delle donne polacche per la legalizzazione dell’aborto, e il rafforzamento di questo spazio, Feministas Transfronterizas, che ora vuole espandersi ancora di più e intercettare coloro che non ne fanno ancora parte.
In un momento storico in cui il nostro lavoro produttivo e riproduttivo è più intenso, sfruttato e svalutato che mai, e in cui la violenza patriarcale, di genere, capitalista e razzista ci attacca con maggiore forza, sentiamo l’urgenza di alimentare l’importanza del processo dello sciopero femminista globale e per questo motivo chiediamo a tutte le persone che vogliono unirsi alla lotta femminista transnazionale di partecipare all’assemblea pubblica del 7 febbraio.
¡Arriba las y les que luchan!
Feministas Transfronterizas

1° maggio Femminista Transnazionale: Lo sciopero vive nelle lotte

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In questa data storica, che unisce le lavoratrici e i lavoratori di tutto il mondo nella lotta per i loro diritti, convochiamo – a partire dai nostri femminismi che sono una forza transnazionale e una potente memoria delle lotte – un

1° maggio Femminista Transnazionale

Continuiamo ad alzare le nostre voci con forza di fronte all’urgenza di denunciare insieme la crisi della riproduzione della vita di fronte a cui ci pone la pandemia, che precarizza e intensifica ulteriormente il lavoro produttivo e riproduttivo che facciamo noi donne, lesbiche, trans, queer e non-binarie. Per questo dobbiamo organizzarci e lottare insieme.

La pandemia globale generata dal COVID-19 ha reso ancora più visibile non solo la crisi capitalistica e patriarcale, ma anche l’urgenza di trasformare complessivamente la società e combattere le sue disuguaglianze. Milioni di lavoratrici e lavoratori durante questa pandemia continuano a lavorare nei magazzini logistici senza protezione e con salari bassi. Le condizioni di lavoro delle e dei migranti diventano ancora più precarie: tanto le misure che di fatto mantengono irregolari le e i migranti, quanto quelle che li/le regolarizzano in maniera selettiva, sono ugualmente funzionali a poterli/e mettere a lavoro in condizioni di maggiore sfruttamento. Milioni di operatrici sanitarie e di operaie lavorano senza sosta, con salari bassi e in condizioni inadeguate, mettendo a rischio la loro vita ogni giorno. Migliaia di lavoratrici domestiche vengono licenziate senza ricevere alcun sussidio. Milioni di donne sono sovraccaricate di lavoro domestico e milioni di lavoratrici informali, delle economie popolari e precarie si ritrovano senza lavoro. La crisi pandemica mostra chiaramente che i lavori necessari per la riproduzione sociale sono i più sfruttati e precari, svolti il più delle volte da donne e migranti.

Allo stesso tempo, l’attuale isolamento dimostra che migliaia di donne, lesbiche, e trans non possono rimanere a casa e proteggere la loro salute perché devono continuare a lavorare. Coloro che possono rimanere a casa, si vedono obbligate dal sistema patriarcale ad assistere e prendersi cura degli anziani e dei bambini, aumentando ancora di più il loro lavoro domestico per il quale non c’è mai stato né un limite di ore né una retribuzione. Per molte, le case non sono luoghi sicuri perché significa essere esposte alla violenza dei propri partner ogni giorno. I femminicidi e la violenza contro le donne e le persone LGBTQI+ si sono intensificati con questa crisi, la cui gestione securitaria omette questa realtà. La crisi invisibilizza anche il ruolo nella società delle donne diversamente abili, la cui cura e vita quotidiana sono soggette a ritmi molto particolari.

Non vogliamo che il futuro assomigli a questo presente e ci rifiutiamo di ritornare alla normalità neoliberale, la cui insostenibilità si rivela in modo indiscutibile in questa crisi. Lottiamo per porre fine all’estrattivismo, agli allevamenti intensivi e alla produzione industriale di alimenti su larga scala, che subordinano tutte le specie viventi e la terra ai profitti del capitale.

Oggi stiamo combattendo per sopravvivere nella pandemia, ma ci stiamo anche organizzando per affrontare le conseguenze a lungo termine che questa avrà sulle condizioni economiche e di vita di milioni di persone in tutto il mondo.

Non vogliamo uscire da questa “emergenza” ancora più indebitate e precarie! Chiediamo che la ricchezza sia utilizzata per garantire che nessuna persona sia lasciata senza entrate economiche o costretta a indebitarsi per sopravvivere. La ricchezza dovrà servire per sostenere la vita e non più per essere appropriata da una minoranza privilegiata. Chiediamo che l’accesso al sistema sanitario sia garantito gratuitamente e che i diritti alla salute mentale, sessuale e (non) riproduttiva siano riconosciuti come diritti essenziali, perché il confinamento obbligatorio non può essere una scusa per impedirci di decidere sul nostro corpo e garantire la nostra autonomia.

Nei quartieri popolari si stanno organizzando ruidazos (azioni rumorose) contro i femminicidi e reti di autodifesa contro la violenza maschile. Nelle comunità, le donne indigene, che hanno sempre lottato contro la devastazione ambientale, si trovano ad affrontare uno Stato che approfitta dell’isolamento per realizzare progetti estrattivi. In ogni carcere, le e i detenute/i denunciano le condizioni disumane di detenzione e la mancanza di protezione. Ovunque, le e i migranti si ribellano contro il sovraffollamento dei centri di detenzione e rivendicano i loro documenti, senza i quali la loro vita, ancor più con questa pandemia, è soggetta a condizioni di maggiore sfruttamento e violenza. Nei magazzini e nelle fabbriche si moltiplicano gli scioperi che richiedono che si continuino solo le attività essenziali e in condizioni dignitose.

Lo sciopero femminista è stato negli ultimi anni lo strumento che ha unito le nostre lotte a livello globale e che ci ha permesso di rifiutare la violenza patriarcale nella sua dimensione strutturale: nelle case, nelle strade, nei luoghi di lavoro, attraverso le frontiere. Nello sciopero dei passati 8 e 9 marzo abbiamo invaso le strade con la nostra potenza femminista, siamo state milioni in tutto il mondo. Durante la pandemia e nei prossimi mesi il processo di insubordinazione alimentato dallo sciopero femminista deve convertire il nostro lavoro riproduttivo in un campo di lotta per contestare la divisione sessuale e razzista del lavoro e per esigere la socializzazione del lavoro di cura. Vogliamo che sia data totale attenzione alla salute e che i servizi essenziali siano rafforzati.

Pretendiamo che tutti i lavori non indispensabili a sostenere la vita siano sospesi: i lavori non necessari devono essere interrotti! Vogliamo la fine della subordinazione, dello sfruttamento, della precarizzazione. Pretendiamo anche che si forniscano le protezioni necessarie contro il virus per i lavori essenziali.

Vogliamo sovvertire tutto per mettere fine alla violenza patriarcale e razzista della società neoliberale, per poter abortire in modo sicuro, libero e gratuito, per non indebitarci ancora di più, per poter disporre delle nostre libertà. Lo sciopero femminista globale ci ha insegnato che quando siamo unite siamo forti e ora più che mai dobbiamo alzare le nostre voci nella stessa direzione per evitare la frammentazione che la pandemia sembra imporci.

Vogliamo un’uscita femminista transnazionale dalla crisi per non tornare più a una normalità fatta di disuguaglianze e violenze. Nella giornata internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori grideremo tutta la nostra rabbia contro la violenza di una società che ci sfrutta, opprime e uccide.

Il Primo Maggio diciamo più che mai che le nostre vite non sono al servizio dei loro profitti.

Nella giornata internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori affermiamo ancora una volta che la società può essere organizzata su nuove basi, che è possibile una vita senza violenza patriarcale e razzista e libera dallo sfruttamento.

Feministas Transfronterizas

Evento fb transnazionale

Evento fb Nudm

Video di lancio globale

MANIFESTO FEMMINISTA TRANSNAZIONALE per uscire insieme dalla pandemia e cambiare il sistema (testi multilanguage)

copertina fb

Le ultime settimane di quarantena non fermano l’articolazione delle lotte femministe e transfemministe globali: quattro anni di scioperi femministi e transfemministi hanno già mostrato che la nostra mobilitazione attraversa confini e ci continua ad unire in un’unica grande marea.

Non ci arrendiamo all’isolamento imposto dalla pandemia e dalla crisi e alle difficoltà materiali quotidiane che viviamo come donne e persone LGBQTIA*. Con questo manifesto continuiamo ad organizzarci, a generare iniziativa, presa di parola, forme di mobilitazione e azioni collettive femministe e trans-femministe, non solo per affrontare questa pandemia ma anche e soprattutto per non tornare più a una normalità fatta di oppressione, diseguaglianza e sfruttamento.

Per uscire dalla crisi insieme sovvertendo l’esistente e riscrivendo il futuro che vogliamo. Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema. Pubblichiamo di seguito il manifesto femminista transnazionale scritto e condiviso da Transfrorentizas, uno spazio transnazionale attraversato da collettive, movimenti, organizzazioni e reti femministe, transfemministe, antipatriarcali e antirazziste di cui, come NON UNA DI MENO, facciamo parte.

Uno spazio in movimento, dinamico, aperto e in espansione attraverso il quale cerchiamo di articolare la nostra pluralità di discorsi e pratiche per intrecciare le nostre lotte e le lotte di tutte quelle donne e persone LGBTQIA* che ogni giorno si ribellano alla violenza patriarcale. Uno spazio di lotta contro patriarcato, razzismo e sfruttamento e ogni forma di violenza imposta dall’organizzazione neoliberale della società per affermare un programma e un processo di autodeterminazione collettivo globale che costruisce alternativa alla crisi.

Arriba las y les que luchan!
#FeministasTransfronterizas

Grazie ad Athena per le illustrazioni

Qui le versioni scaricabili in pdf del Manifesto in multilanguage (in aggiornamento)