Non una di Meno contro la dittatura dei confini: No al Decreto Sicurezza bis

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Mentre il Disegno di Legge Pillon diventa terreno di compromesso tra partiti per dire alle donne, e non solo a loro, cosa devono e non devono fare, il Decreto Sicurezza bis diventa legge. Ottenuto il risultato dell’approvazione in Parlamento, Salvini stacca la spina al governo giallo-verde per incassare il pieno di consensi e riaprire una campagna elettorale permanente che entra ora nella fase cruciale.

Intanto la dittatura dei confini continua a fare ostaggi e morti: mentre 320 naufraghi sono da 10 giorni in attesa di un porto per poter sbarcare, un’altra bracciante perde la vita in un incendio di un capannone nelle campagne del Sud Italia.

Succede tutto in un’estate torrida e violenta e conferma quanto abbiamo sempre detto: la violenza patriarcale è legata a doppio filo alle politiche razziste e di sfruttamento, ed entrambe sono diventate ordinarie pratiche istituzionali, in Italia e a livello globale. La legge Sicurezza bis è un attacco diretto alla libertà di movimento, alle lotte che la sostengono e, più in generale, a tutte le forme di insubordinazione. Questa legge sancisce una seconda volta, come se la prima non fosse abbastanza, che la vita delle e dei migranti non ha importanza a meno che non venga sfruttata, mentre intima a tutte e tutti di abbassare la testa e accettare lo stato presente delle cose per non incorrere in sanzioni e punizioni. Questa legge è la risposta alla ribellione che da più parti e in molti modi negli ultimi anni ha sfidato un neoliberalismo fatto di gerarchie di classe, patriarcali e razziste sempre più feroci.

Salvini non si accontenta di quello che ha già fatto abolendo la protezione umanitaria e condannando alla violenza, agli stupri, alle torture e allo sfruttamento donne e uomini migranti. Ora vuole fare il bis, arrogandosi il diritto di bloccare le navi in transito per motivi di sicurezza che naturalmente deciderà lui, il ministro-padrone, in modo del tutto arbitrario, senza nessun riguardo per la sicurezza di chi la vita la rischia in mare o nei paesi di provenienza.

L’attacco alle ONG, alle capitane e ai capitani che si rifiutano di rispettare i diktat autoritari di governo, e di farsi obbedienti pedine della violenza istituzionale, serve a scoraggiare tutte e tutti coloro che ogni giorno, anche in terra e non solo per mare, si schierano dalla parte delle e dei migranti e contro il razzismo. Milioni di euro vengono stanziati per assicurare alle cittadine e ai cittadini una fantomatica sicurezza messa a rischio dai cosiddetti clandestini che la legge Bossi-Fini, quella Salvini e le leggi europee producono ogni giorno, facendosi beffe di chi sa davvero che cos’è l’insicurezza perché non arriva a fine mese o è schiava di un lavoro precario e povero. Costoro non devono nemmeno pensare di ribellarsi, di opporsi alla violenza dello sfruttamento, altrimenti ne pagheranno il prezzo. Le proteste, gli scioperi, i picchetti, le manifestazioni diventano un crimine. Basterà un fumogeno per diventare un problema di ordine pubblico.

Lo sciopero femminista ha mostrato a livello globale la potenza che può avere un movimento che riconosce e ribadisce quotidianamente che lottare contro la violenza maschile e di genere significa anche lottare contro il razzismo, la precarizzazione e l’attacco alla libertà di autodeterminazione. Non Una di Meno non chinerà la testa e non starà in silenzio. Siamo già schierate con le migranti e i migranti, con chi rifiuta la violenza maschile e di genere, con chi combatte ogni giorno i muri del razzismo e dello sfruttamento. Non sarà il regime della paura e dell’ordine a fermarci, continueremo a sfidarlo come abbiamo fatto finora, occupando le piazze con i nostri corpi, con lo sciopero, con la libertà sessuale e di movimento che rivendichiamo, pratichiamo e non contrattiamo, con le nostre lotte quotidiane di liberazione.

Non ci faremo attendere: alla brutalità della violenza istituzionale risponderemo ancora con la forza del movimento transfemminista globale.

Non Una Di Meno

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Foto dal Presidio del 10 agosto a Milano contro il Decreto sicurezza Bis

Testo di convocazione Assemblea Nazionale Non Una Di Meno a Torino – 1/2 giugno 2019

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Nell’anno appena trascorso Non Una di Meno è stata protagonista di un grande percorso di affermazione politica che ha travalicato i segnali già incredibili raccolti negli anni precedenti. L’abbiamo detto fin dall’inizio e lo ripetiamo con sempre maggiore convinzione: la rivoluzione sarà femminista e transfemminista, o non sarà. Ne troviamo conferma nella nostra quotidianità, nelle lotte che attraversiamo, nelle relazioni, sui luoghi di lavoro, in casa e per le strade: negli anni precedenti. La prospettiva intersezionale che stiamo cercando di costruire e praticare è imprescindibile per trasformare le nostre vite e il mondo che ci circonda.

Le assemblee territoriali si sono moltiplicate e ampliate, crescendo non solo nei numeri, ma soprattutto nella capacità di innescare processi di soggettivazione e lotta. Lo stato di agitazione permanente non è stato solo uno slogan: dal corteo che ha attraversato Verona il 13 ottobre, in opposizione al duro attacco sferrato dall’amministrazione locale alla salute e all’autodeterminazione delle donne e di tutte le soggettività Lgbtqia+, alla giornata di mobilitazione contro il ddl Pillon del 10 novembre; dalla marea che si è riversata a Roma il 24 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e le violenze di genere, al percorso di costruzione dello sciopero transfemminista globale; dalla tre giorni Verona Città Transfemminista, durante la quale, con un corteo oceanico, abbiamo reagito alla violenza del World Congress of Families, alle centinaia di iniziative, lotte, percorsi che riempiono la quotidianità dei tantissimi nodi locali di Non Una di Meno.

Questo movimento ha aperto uno spazio di azione sociale e politico non identitario che si oppone con la sua forza globale a tutti i governi neoliberali, misogini, omolesbobitransfobici e razzisti, con i quali non potrà mai scendere a patti. Sono sempre più frequenti e sdoganati gli attacchi alla libertà e alla vita stessa di donne, soggettività lgbtqia*, migranti, di tutte le persone che, con le loro lotte, travalicano ruoli e confini e rifiutano quotidianamente di stare al posto che è stato loro assegnato. Il movimento femminista transnazionale si oppone all’ascesa delle destre reazionarie che stringono un patto patriarcale e razzista con il neoliberalismo: dall’Argentina all’Ungheria, dall’Italia alla Polonia, le politiche contro donne, lesbiche, trans*, la difesa della famiglia e dell’ordine patriarcale, gli attacchi all’aborto vanno di pari passo con la guerra aperta contro persone migranti e razzializzate.

Fin dal Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e le violenze di genere, abbiamo riconosciuto il carattere strutturale della violenza patriarcale, radicata nelle gerarchie di potere che plasmano la società. Una violenza che attraversa tutti gli ambiti delle nostre vite, intersecandosi e rafforzandosi con altri sistemi di oppressione. Lo riscontriamo negli stupri sistematicamente subiti dalle donne migranti nei loro viaggi, nella coercizione del permesso di soggiorno legato al matrimonio, nelle molestie sul lavoro che si moltiplicano sotto il ricatto della precarietà, nei tagli al welfare che aumentano il carico di lavoro domestico e di cura gratuito o ipersfruttato per le donne, nel sistema di produzione insostenibile basato sull’abuso di corpi umani e non, territori e del pianeta stesso.

Una delle nostre risposte più incisive a tutta questa violenza è lo sciopero transfemminista globale: una giornata di sottrazione dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo, dalle imposizioni dei generi. Il valore dello sciopero femminista non risiede soltanto nell’aver riattivato una pratica che negli ultimi anni aveva perso di senso e significato, allargando la prospettiva oltre la dimensione vertenziale e concertativa classica. La sua forza dirompente sta anche, e soprattutto, nell’aver rivoluzionato un processo, scardinato gerarchie e verticalità e promosso una pratica dal basso che parte e prende forma dalle persone come soggettività individuali e collettive.

Lo sciopero non è solo l’otto marzo, ma vive in un processo globale e quotidiano che amplifica ogni presa di parola singolare e locale, un grande esercizio di messa in discussione personale e collettiva, in cui ogni istanza e ogni soggettività deve trovare posto, spazio di visibilità, diritto di esistenza, parola e voce. Dopo aver gridato insieme “D’ora in poi l’otto marzo sempre” in quella giornata, non siamo disposte a tornare ai ruoli che ci sono imposti. La vera scommessa è che l’azione di sottrazione diventi esperienza quotidiana, che la forza globale dello sciopero sia tanto dirompente da innescare pratiche di ribellione, liberazione, trasformazione radicale del mondo e delle nostre vite. Per avanzare in questa direzione, dobbiamo interrogarci su come lo sciopero possa esprimere la sua dimensione tanto politica quanto sociale, riuscendo contemporaneamente ad affrontare le questioni più sentite nei luoghi di lavoro, un grande esercizio di messa in discussione personale e collettiva, in cui ogni istanza e ogni soggettività deve trovare posto, spazio di visibilità, diritto di esistenza, parola e voce.

Se parliamo di un processo globale è perché nei fatti già esiste un movimento femminista transnazionale, che ha fatto dello sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo e dai generi, la sua forza e il suo tratto distintivo. Ogni azione di Non Una di Meno, dalle grandi manifestazioni nazionali alle tantissime iniziative locali, è parte di questo percorso, traendone forza e rafforzandolo allo stesso tempo. A tre anni dalle prime chiamate allo sciopero, dobbiamo ora interrogarci su come la dimensione transnazionale di questo movimento faccia la differenza a livello locale e su come rafforzare le relazioni che stringiamo a livello globale, facendo sì che i momenti di incontro e confronto non si limitino a creare alleanze tra movimenti, ma mettano a tema questioni politiche e lotte che travalicano necessariamente i confini nazionali.

Da tre anni questi obiettivi ci pongono di fronte a un’altra sfida: immaginare e costruire pratiche, forme di lotta e di comunicazione politica, modalità di autorganizzazione se non completamente nuove, quanto meno capaci di mettere in discussione i modelli più tradizionali dell’agire politico. Se siamo il metodo che scegliamo di darci, la scelta di essere una rete femminista e transfemminista ci interroga su cosa significhi partire da noi per rendere politica e collettiva un’esperienza soggettiva. Per questo vogliamo riflettere sulle pratiche con cui costruiamo le nostre lotte, sulle relazioni che intessiamo, sul tipo di comunicazione che produciamo, sul rapporto con istituzioni, mezzi di comunicazione, organizzazioni politiche.

Lo sciopero, la comunicazione/organizzazione e la dimensione transnazionale saranno quindi in sintesi le questioni che affronteremo insieme durante l’assemblea nazionale di Non Una di Meno che si terrà a Torino l’1 e 2 giugno prossimi. I momenti di lavoro e confronto saranno aperti e liberamente attraversabili, perché tutte, tutti, tuttu sono Non Una di Meno, perché il contributo di persone nuove e l’apertura della nostra rete è uno degli aspetti più importanti che ci contraddistingue e che vogliamo continuare a costruire con forza.

Ci vediamo a Torino! Ancora e sempre saremo marea!

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Leggi le info logistiche sull’Assemblea nazionale

SEMInARIA 2 : GIORNATE ECOTRANSFEMMINISTE VERSO LOTTOmarzo

SEMInARIA 2 : GIORNATE ECOTRANSFEMMINISTE VERSO LOTTOmarzo

16/17 febbraio 2019 

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LOTTO marzo rappresenta un’occasione importante di presa di parola a partire dai nostri contenuti e di risignificazione in chiave transfemminista della pratica dello sciopero.

Le giornate del 16 e 17 sono aperte a livello nazionale a tutte le persone che vogliano partecipare sia fisicamente che con proposte via mail scrivendo a retecorpieterranudm@gmail.com

Ci proponiamo di costruire uno spazio che rifiuti ogni forma di pensiero gerarchico e la sua traduzione in discriminazioni quali razzismo e xenofobia, transmisoginia e sessismo, LGBPT*QIA-fobia (comunemente abbreviata in lesbo/omo/trans-fobia), abilismo, classismo, ageismo e adultismo, che rispetti i confini emotivi e fisici delle altre persone. L’interazione tra due persone deve basarsi sul consenso. Prima di instaurare qualsiasi forma di contatto fisico, assicurarsi che l’altra persona sia d’accordo. NO SIGNIFICA NO e Sì E’ REVERSIBILE.

Proponiamo una modalità laboratoriale che se pur strutturata motiva alla creazione del ‘CERCHIO’ LUDICO e contempli la capacità creativa dell’agire collettivo e che non induca alla valutazione di capacità superiori/inferiori tanto meno di talenti speciali.

PROGRAMMA

sabato 16 febbraio 

10.00 ACCOGLIENZA

10.30 – 14.00 (DIS)CONESSIONI CORPOREE E PENSIERO ECOTRANSFEMMINISTA

Laboratorio di espressione corporea e aspetti teorici per esplorare e condividere pratiche verso il pensiero ecotransfeminista e antispecista

14:00 – 16:00 PRANZO (*) 

16.00- 19:00 LABORATORIO DI PRATICHE SU SCIOPERO DEI CONSUMI E DAI CONSUMI, DEI GENERI E DAI GENERI 

Come dare visibilità e trasformare in pratiche, verso e oltre #LOTTOmarzo, le campagne riGENERIamoci liberamente e quelle contro le grandi opere, il cambio climatico, lo sfruttamento e distruzione del pianeta, lo sfruttamento violento di animali umani e non

19:00 – 21:00  CENA (*)

21:00 VOCI IN LIBERTÀ PER LA CANZONIERA RIBELLA 

Voci in libertà per la Canzoniera Ribella. Riscalderemo le nostre voci per prepararci al Lotto Marzo e oltre

domenica 17 febbraio 

11- 14 RICONNESSIONI 

conclusioni proposte per le assemblee di NUDM e per #LOTTOmarzo

(*) Il pranzo e la cena sono prelibati, vegani e preparati con prodotti bio. Per qualsiasi comunicazione riguardante allergie e intolleranze contattarci. Per evitare l’uso della plastica provvederemo insieme a lavare piatti, i bicchieri e posate. Ci saranno vino, birre, acqua, succhi, té e caffé

Si consigliano abiti comodi e il rispetto degli orari

Call

Come movimento transfemminista conosciamo bene la violenza ambientale. Il Piano di Non Una Di Meno ha riconosciuto il biocidio e la devastazione ambientale come una delle espressioni della violenza patriarcale contro i corpi delle donne, delle soggettività LGBPT*QIA, degli animali umani e non umani, della terra.

Una violenza sistemica, che si fonda in tutti gli ambiti del vivere su logiche di proprietà e sfruttamento del capitalismo estrattivista, pastorale e patriarcale in cui i corpi oppressi di animali umani e non e la terra sono al contempo “femminilizzati” e “naturalizzati”.

Si sfrutta la terra per soddisfare la crescente domanda di consumo indotta, riproducendo l’idea che lo sviluppo corrisponda alla crescita economica. Una violenza che invisibilizza e criminalizza le lotte per il diritto alla libertà e all’autodeterminazione sui nostri corpi e per la difesa di terra, acqua, aria, boschi…

Non possiamo non vedere come in diverse parti del mondo si stiano affermando governi reazionari e autoritari che promuovono politiche di dominio sui corpi e sull’ambiente considerati risorse sfruttabili e a disposizione.

Stiamo vivendo una politica caratterizzata da un patriarcato fortemente violento, razzista, sessista, transomofobo e abilista, incubatore di quella saldatura tra la Lega, neofascisti e fondamentalisti cattolici che, nelle amministrazioni locali e al governo del Paese, cerca agibilità politica proprio sui nostri corpi, attraverso forme di oppressione, strumentalizzazione, imposizione di modelli e negazione di diritti e libertà.

Portiamo la radicalità di un punto di vista transfemminista nel nostro cammino verso l’8 marzo, giornata dello sciopero globale transfemminista durante la quale praticheremo forme di sciopero di genere e dai generi, dal lavoro produttivo e riproduttivo, ma anche dai consumi e dalle grandi opere in nome dell’ecofemminismo per costruire alternative pratiche a questo sistema.

Evento fb

Tratto dal blog della Rete terra, corpi, territori e spazi urbani

Qui i materiali scaricabili

Contro la violenza,di genere e ambientale, cambia il sistema, sovverti il capitale!

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Il 24 novembre  dopo due anni di lotte in 150.000 abbiamo sfilato a Roma arrivando da più di 20 città e il 25 abbiamo dato vita a una grande e partecipata assemblea nazionale dando prova della nostra forza vitale, della nostra capacità di mobilitazione, della nostra autonomia, della radicalità del nostro percorso politico e del radicamento del nostro movimento nei territori.

 L’8 dicembre #agitazionepermanente per la messa in sicurezza dei territori contro le grandi opere inutili e dannose e sul clima .

Il cambiamento  climatico si traduce nell’aumento delle oppressioni e diseguaglianze per le quali intere popolazioni (umane e non) sono costrette  a spostarsi trovando sofferenza, morte e confini sbarrati.

Come movimento femminista e transfemminista conosciamo bene la violenza ambientale. Il Piano di Non Una Di Meno ha riconosciuto il biocidio e la devastazione ambientale come una delle espressioni della violenza patriarcale contro i corpi delle donne e delle soggettività LGBPT*QIA, degli animali non umani, della terra.
Una violenza sistemica, che si fonda in tutti gli ambiti del vivere su logiche di proprietà e sfruttamento del capitalismo estrattivista e del patriarcato in cui i corpi oppressi di animali umani e non e la terra sono al contempo “femminilizzati” e “naturalizzati”. Si sfrutta la terra per soddisfare la crescente domanda di consumo indotta, riproducendo l’idea che lo sviluppo corrisponda alla crescita economica. Una violenza che invisibilizza e criminalizza le lotte per la difesa delle risorse (terra, acqua, aria, boschi,…), per il diritto alla libertà e all’autodeterminazione sui nostri corpi.

Non possiamo non vedere come in diverse parti del mondo si stiano affermando governi reazionari e autoritari che promuovono politiche di dominio sui corpi e sull’ambiente considerati risorse sfruttabili e a disposizione. Allo stesso tempo, non possiamo non vedere come le donne e le comunità native siano ovunque in prima fila nella resistenza contro lo sfruttamento neoliberale delle risorse (dalle attiviste Mapuche e Guaranì in america del sud, alle mamme della Terra dei Fuochi a quelle NoPfas, No TAP e NO TAV,….) e nella sperimentazione di nuove forme di autodeterminazione e autogestione dei territori, di condivisione del lavoro di cura e di riproduzione, di un modello di vita sostenibile e alternativo al modello capitalista antropocentrico e androcentrico.

Stiamo vivendo una politica caratterizzata da un patriarcato fortemente violento, razzista, sessista, transomofobo e abilista, incubatore di quella saldatura tra la Lega, neofascisti e fondamentalisti cattolici che, nelle amministrazioni locali e al governo del Paese, cerca agibilità politica proprio sui nostri corpi, attraverso forme di oppressione, strumentalizzazione, imposizione di modelli e negazione di diritti e libertà.

Portiamo nelle piazze dell’8 dicembre la radicalità di un punto di vista femminista e transfemminista nel nostro cammino verso l’8 marzo, giornata dello sciopero globale femminista durante la quale praticheremo forme nuove di sciopero di genere e dai generi, dal lavoro produttivo e riproduttivo, ma anche dai consumi e dalle grandi opere in nome dell’ecofemminismo per costruire pratiche di alternative a questo sistema.

Le manifestazioni dell’8 dicembre rappresentano un’occasione importante di presa di parola a partire dai nostri contenuti e di risignificazione in chiave femminista di una mobilitazione che ci appartiene.

Una presa di parola anche nei confronti di una narrazione mediatica mainstream che invisibilizza la radicalità dei percorsi femministi e antirazzisti mentre esalta la cosiddetta “rivoluzione gentile” (e neoliberale) delle donne imprenditrici torinesi a sostegno della realizzazione del TAV, opera inutile e dannosa a cui da oltre trent’anni le comunità della Val Susa, e non solo, si oppongono con fermezza e determinazione.

Cambiamo il sistema, non il clima

Assemblea transterritoriale Terra Corpi Territori e Spazi urbani di Non Una di Meno

Mail: retecorpieterranudm@gmail.com

Scarica il volantino

PROGRAMMA SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente

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PROGRAMMA SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente

9, 10, 11 novembre 2018

a SCUP Via della Stazione Tuscolana, 84, 00182 Roma, raggiungibile facilmente

  • dalla Stazione Termini: Metro A direzione Anagnina, fermata Ponte Lungo
  • dalla Stazione Tiburtina: FL1, fermata Roma Tuscolana, o Metro B fino a Termini
  •  da Fiumicino Aereoporto: FL1, fermata Roma Tuscolana

VENERDÌ 9 NOVEMBRE

17-18 Accoglienza

18-20 Laboratorio a cura di TDO (*): Giochi progressivi per mettere in scena la violenza, con i corpi e le storie personali divertendoci, collettivamente

20-21 Cena vegana e non abilista (**)  da agricoltura biologica e regionale  

21-22 Mi chiamo Egon #2 “Un posto nella storia” Lezione performativa di “storia trans*” di e con Egon Botteghi. Tecnica: Michela Angelini.

22-23 Sonorizzazione di Severin Ostara

23 Riflessioni collettive a partire dalle performance e dal laboratorio della giornata

SABATO 10 NOVEMBRE

9-11 Laboratorio a cura di TDO (*): Verso la liberazione dalla violenza sui corpi umani e non, sulla terra, sui territori (preparazione di un flashmob contro i DDL Pillon)

11-14 Partecipiamo insieme al presidio di NUDM contro i DDL Pillon

14-16  Pausa con possibilità di Pranzo vegano e non abilista (**) da agricoltura biologica e regionale

16-18 Laboratorio: Che cos’è il transfemminismo? Approcci e pratiche transfemministe intersezionali. Aprono il laboratorio le suggestioni di Laurella Arietti e un intervento performativo di Dale Zaccaria e Ambra Joëlle Orlandini che presentano i racconti “Soltanto Eva”.

18-20 Laboratorio: L’antispecismo è un possibile orizzonte di lotta per la liberazione umana e animale? Con Alessandra, Gigia e Ornella e di Oltre La Specie. Proiezione di video, lavoro in gruppi e costruzione di un “libro” collettivo.

20-21:30 Cena vegana e non abilista (**)  da agricoltura biologica e regionale

21:30-22:30 FeministARTE con Sara Sappino e Dale Zaccaria. Incursioni poetico-musicali.

DOMENICA 11 NOVEMBRE

9-12 Incontro aperto alle pratiche ed esperienze in una prospettiva di lettura intersezionale tra transfemminismi, antispecismi e ecofemminismi, con la dinamizzazione di Federica Cicala. In questo spazio vorremmo favorire la comunicazione tra pratiche di costruzione di spazi e di percorsi sia individuali che collettivi.

12-14 Presentazione e lancio della campagna riGENERIamociLIBERAmente con Laurella Arietti e Severin Ostara. Apre la sessione la lettura drammatizzata de “La pazza della porta accanto” di Alda Merini, a cura di Dale Zaccaria.

14-15 Pranzo vegano e non abilista (**)  da agricoltura biologica e regionale

15-17  Si parte e si torna insieme. Ci salutiamo nel parco di Villa Fiorelli con i nostri corpi vestiti dei colori e delle forme delle nostre differenze e con la musica e le danze del frente murghero romano

(*) TDO= Teatro dell’Oppressao a cura di Parteciparte

(**) Pranzi e cene non abiliste (ovvero ragionate tenendo presente tutte le allergie alimentari più comuni).

Invitiamo le persone a portare piatto e posate per i pranzi e le cene per evitare il più possibile l’uso di prodotti non sostenibili per l’ambiente

CALL SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente

seminaria

Il 9 10 11 NOVEMBRE a Roma

SCUP Sport Cultura Popolare,

via della stazione Tuscolana 82/84

Partiamo dal desiderio di trasformare in pratiche ciò che abbiamo scritto nel nostro Piano contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere: “affermiamo la necessità del superamento del modello antropocentrico corrente: soggezione, sfruttamento della natura, degli esseri umani e delle altre specie e patriarcato si intrecciano  infatti nella concezione delle relazioni come dominio e proprietà proprie di questo modello.”

La SEMInARIA ha l’obiettivo di offrire uno spazio di incontro, approfondimento e confronto partecipato aperto sulle tematiche a cui stiamo lavorando a partire dal Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Vogliamo farlo con un approccio laboratoriale, performatico, orizzontale e partecipativo. Spazi e tempi in cui i nostri corpi staranno insieme per produrre dinamiche che ci consentano di vivere senza preconcetti e stereotipi le nostre differenze e per rendere possibile la decostruzione e la costruzione di possibili percorsi.

La violenza del patriarcato e del sistema capitalista sulle donne cisgender, sulle lesbiche, sulle persone trans* e sulle altre soggettività LGBPTQIA+, sugli animali e sulla Terra sono problemi di portata globale.

Siamo transfemministe e transnazionali: siamo tutte persone in transito nel tempo, tra i generi, tra i territori e gli spazi urbani, oltre i confini che vogliono impedire violentemente la libertà di movimento, seguendo il nostro cammino di liberazione da stereotipi e norme in cui non ci riconosciamo e che non ci rappresentano.

Rilanciamo una cultura di pace contro le guerre, le logiche militariste e di occupazione finalizzate allo sfruttamento delle risorse ambientali e al controllo del loro prezzo, alla distruzione della terra, al suo assoggettamento al servizio del profitto.

Rivendichiamo l’abolizione delle dicotomie gerarchizzanti che vedono gli altri animali come polo inferiore di un binarismo più profondo di altri, quello umano-non umano, che sembra biologico e quindi “naturale”, ma che è invece politico e culturale.

Ci riconosciamo nella resistenza di tutti i corpi resi oggetto per poter essere sfruttati. Pratichiamo la liberazione di tutte le soggettività, una liberazione antagonista alla società patriarcale, cisnormata, eteronormata e abilista e alla sua violenza sulle donne, sulle soggettività malamente denominate “non conformi” e su tutti i viventi schiavizzati che subiscono le violenze del sistema patriarcale/pastorale.

Vogliamo partire dai desideri delle persone trans* e non binarie, intersessuali, lesbiche, bisessuali, pansessuali, gay, asessuali, eterosessuali, o comunque vogliano (o no) definirsi, vogliamo partire dalla conquista di spazi di libertà e autogestione nei territori (che possono essere spazi rurali e/o città, quartieri, vie e piazze, orti e giardini) riscoprendo il significato più autentico della decolonizzazione, delle relazioni animali (umane e non), riconoscendoci nell’orizzonte antispecista, anticapitalista, antifascista e transfemminista per trasformarci e rigenerarci liberamente.

Vogliamo uscire dalle sole affermazioni teoriche, dagli slogan, dalle astrazioni e aprire un confronto, o meglio un incontro, su queste tematiche per vedere in che modo, e con quali cammini comuni, trasformarle in pratiche di vita e di lotta quotidiana oltre #LottoMarzo.

Consideriamo che questa rivoluzione culturale non possa che passare dalla liberazione di soggettività che sono, ancora oggi, tragicamente definite patologiche, come le persone trans* e le persone intersex.

Lanciamo la campagna riGENERIamociLIBERAmente:

  • per la liberazione dalla patologizzazione e dalla psichiatrizzazione di tutte le soggettività trans* (con la necessaria riformulazione della legge 164/1982)

 

  • per la liberazione dalle mutilazioni genitali (chirurgia e medicalizzazione non necessarie) sui corpi delle persone intersessuali (o intersex), pratiche volte ad adeguare tutti i corpi alle aspettative di una società binaria.

 

  • per la liberazione dalle terapie di conversione, anche dette riparative o di ri-orientamento sessuale che, alimentando il paradigma dell’eterosessualità obbligatoria, infliggono alle persone omosessuali assunzione di farmaci, psichiatrizzazione, isolamento sociale, riti religiosi ed esorcismi.

 

Contatti:

Info logistiche:

Report area tematica: riGENERIamocILIBERAmente per la liberazione della violenza sui corpi, i territori, gli animali

seminaria

La riunione dell’area tematica è iniziata con un giro di presentazioni dove ognuna,o,u di noi ha raccontato cosa ci ha portato a questa area tematica.

Dato che non tutte le persone presenti hanno seguito il percorso del TCTSU dal suo inizio, è stato spiegato brevemente per capire come la proposta si sia sviluppata. In Aprile 2017, i tavoli NUDM erano 8. Nell’assemblea a Roma in aprile 2017 venne sollevato il problema che dentro tutti i tavoli non ci fosse nulla sulla violenza ambientale, sulla terra, sui generi e sulle specie. Si formò in quella stessa assemblea una mailing list con le compagne che davano la loro adesione e si cominciò a lavorare online per preparare il lavoro per l’assemblea nazionale successiva dove ci si incontrò fisicamente per la prima volta e si stilò insieme un documento/report che venne letto in plenaria a Pisa.
L’intervento del tavolo fu accolto con grande entusiasmo dall’assemblea e nacque di fatto il tavolo 9 che ha partecipato alla stesura del piano.

Dalla scrittura del piano si è lanciata, a Milano come idea, a Bologna come proposta la campagna riGENERIamociLIBERAmente e si è lavorato alla preparazione della SEMInARIA.

Abbiamo continuato a lavorare in modo transterritoriale sia incontrandoci in occasione di tutte le assemblee nazionali che prevedendo incontri specifici e on line usando strumenti quali la mailing list, i pad per la scrittura dei documenti collettivi, un gruppo telegram, un gruppo whatsap a Roma e due gruppi territoriali uno a Milano e uno a Roma. Le nostre presenze sono nelle assemblee NUDM di Bologna, Verona, Roma, Milano, Salerno, Firenze Le proposte elaborate in questi incontri e via mail sono poi state portate a Milano nel Febbraio 2018.

Le tematiche sulle quali abbiamo costruito una campagna sono la depsichiatrizziazione e depenalizzazione delle soggettività trans, la liberazione dalle chirurgie e pratiche mediche non necessarie per le soggettività intersex, la liberazione da pratiche forzate che si verificano nell’adolescenza (ma non solo) contro le soggettività lgbtq+. Un esempio recente di questo è il caso di Sara, chiusa in casa dalla sua famiglia per più di un anno per avere dichiarato di essere lesbica.

È stata creata una mailing list specifica per organizzare la SEMInARIA che si terrà allo SCUP a Roma il 9, 10, 11 Novembre e che lavorerà in modo aperto e dialogico sui temi del transfemminismo, ambientalismo e antispecismo. La Seminaria sarà l’occasione per lanciare la campagna RigeneriamociLiberamente. Per organizzare la seminaria si è formato anche un gruppo territoriale a Roma che si occupa anche degli aspetti logistici.

La SEMInARIA è un incontro di dialogo laboratoriale a livello nazionale pensato in modo partecipato e orizzontale. Abbiamo nel percorso di avvicinamento definito le tematiche, il come vogliamo affrontarle e i titoli dei laboratori:
• Verso la liberazione dalla violenza sui corpi umani e non, sulla terra, sui territori?
• Che cos’è il transfemminismo? Approcci e pratiche transfemministe intersezionali
• L’antispecismo come possibile orizzonte di lotta per la liberazione animale e umana?

I laboratori saranno facilitati attraverso giochi ed esercizi che ci permetteranno di affrontare i temi proposti con una metodologia di interazione divertente e accessibile a tutti, a tutte, a tuttu creando forti legami fra le persone del gruppo. Con la metodologia del TeatroDeOppressao (TDO), con la lezione performativa di Egon Botteghi, con Dale Zaccaria, Ambra Joelle Orlandini, Sara Zappino, il fronte murghero, con le incursioni sonore di Severin, condivideremo il cibo vegano, gli spazi del centro sociale SCUP e il territorio in cui è inserito, dialogheremo attraverso le nostre esperienze e le nostre pratiche collettive e individuali, insomma vivremo una tre giorni intensa e speriamo arricchente.

La domenica sono previste due plenarie:
• Incontro aperto alle pratiche ed esperienze in una prospettiva di lettura di interrelazione tra transfemminismi, antispecismi e ecofemminismi: comunicazione di pratiche, di costruzione di spazi e di percorsi sia individuali che collettivi lasciando parlare le differenze, le soggettività, i corpi
• Presentazione della campagna riGENERIamociLIBERAmente

Concluderemo con la Passeggiata transECOfemminista. Si parte e si torna insieme…….

Ci muove il desiderio di uscire da una logica di dominio. In questo senso sentiamo il bisogno di attraversare la giornata del 10 novembre e abbiamo deciso di eliminare dal programma uno dei laboratori della seminaria per attraversare anche noi con i nostri corpi lo spazio di protesta contro il disegno di legge Pillon che ci colpisce duramente e colpisce forme di genitorialità che in questi anni sono andate oltre la famiglia patriarcale riproducente i ruoli di subalternità e violenza.

Dopo questa introduzione ci siamo date-i-u il compito di utilizzare il nostro incontro a Bologna per confrontarci, ridefinire la campagna riGENERIamocILIBERAmente, inserire riferimenti precisi agli attacchi transomofobici presenti nel disegno di legge Pillon ma anche riaggiornarla alla luce delle decisioni dell’OMS rispetto alla depsichiatrizzazione delle soggettività trans. Questo incontro a Bologna ci ha dato anche l’occasione di aggiungere altri aspetti emersi durante la discussione. Per iniziare la discussione da un punto di conoscenza condiviso, Lidia ha letto il testo della campagna per intero. Dopo la lettura abbiamo raccolto vari interventi incentrati sui temi della campagna che ci hanno aiutato a elaborare alcune proposte da presentare in plenaria.
Soggettività intersex
E stato suggerito di correggere la sezione in cui la campagna parla della necessità di combattere le mutilazioni forzate per intersex. Abbiamo deciso di utilizzare una definizione più corretta dal punto di vista medico riferendoci a chirurgia e medicalizzazione non necessaria. È stato inoltre suggerito che spesso questi interventi avvengono perché i genitori dei soggetti non sono informati e vengono consigliati da medici a loro volta condizionati. È stato sottolineato anche come questa tendenza a forzare ad esempio u neonatu verso un sesso o un altro sia una tendenza diffusa più che altro nella cultura e medicina occidentale (cristiana). Inoltre dobbiamo fare un distinguo e non parlare esclusivamente di neonatu o bambinu ma di persone, in quanto la medicalizzazione spesso si protrae e influenza tutta la vita. Dobbiamo prestare più attenzione ai medici che agiscono queste violenze appunto in gran parte non necessarie.
Abbiamo anche riflettuto sull’importanza di non parlare per altri e che soggettività intersex siano coinvolte nella campagna. Laurella ha riferito che associazioni intersex (gruppo Intersexioni) sono state interpellate, hanno letto e approvato la campagna e alcuni verranno alla seminaria.

Oltre il binarismo
È emersa poi la problematicità della definizione °soggetti non conformi° usata nella campagna. Liberare soggetti non conformi sembra un ossimoro, sembra suggerire ci sia una norma e un fuori norma. Allo stesso tempo per alcune-i-u è utile chiamarsi e riconoscersi dentro una certa °etichetta° come ad esempio °non conforme°, °non binaria° e preferiscono rivendicarne l’uso.
Nella campagna cercheremo di parlare di soggettività che rifiutano di conformarsi, o che vengono considerate non conformi da una società eteropatriarcale abituata ad imporre distinzioni binarie. Laurella che ha scritto gran parte del testo, si è offerta di rivederlo, con particolare attenzione su psichiatrizzazione e patologizzazione capitalistiche e cercando di decostruire completamente le categorie di maschio e femmina. Anche questo lavoro di correzione-arricchimento può essere fatto collettivamente attraverso il pad. Il pad infatti viene usato per la scrittura collettiva, nessuno cancella mai contributi di altre,i,u, le riformuliamo con un colore diverso.

Il punto che vogliamo sia chiaro è che vogliamo una società non binaria e non abilista. Infatti anche nel dibattito femminista intersezionale ancora non ci si ricorda abbastanza della disabilità.
Abbiamo concordato di usare nel testo soggettività “ritenute non conformi”

Soggettività trans
Abbiamo parlato della necessità che le soggettività trans abbiano la possibilità di accedere a consultori e consultorie dove incontrare soggettività con diverse esperienze, sia chi ha fatto transizione che chi ha deciso di non farla. Insomma che non siano persone cis le referenti del loro percorso ma che ci sia una presa in carico autonoma e autogestita delle consultorie e il lavoro per aprirne altre diffuse sul territorio.

Obiettivi della campagna:

• la liberazione dalla patologizzazione e psichiatrizzazione di tutte le soggettività trans (con la necessaria modifica della legge 164/1982)
• la liberazione dalle mutilazioni genitali (chirurgia e medicalizzazione non necessaria ) sui corpi delle persone intersex per normare in senso binario i loro corpi
• la liberazione dalle terapie di conversione, anche dette riparative o di riorientamento sessuale che tendono a eterosessualizzare persone omosessuali con assunzione di farmaci, riti religiosi ed esorcismi

Proponiamo che NUDM nazionale assuma questa campagna e che questa si possa articolare in modo trasversale coinvolgendoci tutte tutti e tuttu attraverso:

• campagne mediatiche
• banchetti e presidi
• presenza di queste soggettività nelle assemblee dei consultori e come operatoru
• difesa e apertura di nuove consultorie dove tutte le soggettività possano trovare agio e spazio per la loro autodeterminazione
• Consultorie transfemministe nelle scuole e nelle università
• Denunce delle pratiche di mutilazioni genitali per neonatu intersex
• Campagna di sbattezzo: con l’influenza del conservatorismo cattolico sempre più estesa ed evidente nelle decisioni politiche e legislative a livello globale e italiano (vedi Pillon e iniziative contro la ‘teoria del gender) non possiamo non prendere esempio dalle compagne Argentine che hanno lanciato una campagna di apostasia collettiva. Sbattezziamoci tutte per dare un segno chiaro che vogliamo i preti fuori dalle nostre mutande, dalle nostre scuole, dai nostri ospedali.
Link con informazioni sulla procedura di sbattezzo.

Ci siamo definite come persone in un orizzonte antispecista visto che non tutte le persone che lavorano in quest’area vengono o sono parte di questo specifico percorso.

L’Antispecismo rimane spesso un termine oscuro, spesso marginalizzato o sconosciuto ed è quindi fondamentale chiarirne il significato. Come i femminismi e i transfemminismi, l’antispecismo ha lo scopo di trasformare categorie sociali, di provocare una rivoluzione culturale che ci spinga a mettere in discussione ciò che diamo per scontato. Cosi come il transfemminismo mette in discussione il patriarcato, l’antispecismo mette in discussione l’antropocentrismo, l’idea della superiorità dell’umano sugli altri esseri viventi. Anche l’antropocentrismo è una costruzione culturale oppressiva e per questo, come transfemministe intersezionali non possiamo ignorarla. Aggiungendo una prospettiva anticapitalista possiamo riferirci a Michael Hardt che allude agli animali in allevamenti intensivi come il nuovo proletariato.

Molti pensano che il veganismo sia la condizione si ne qua non dell’antispecismo mentre invece si tratta di un percorso graduale di liberazione che inizia dal riconoscimento del problema del sacrificare gli animali per il nostro piacere personale o per i nostri bisogni.

L’antispecismo però è spesso una posizione divisiva, non entra mai in altri contesti di attivismo, viene sempre snobbato, cosi come l’ecofemminismo. Forse questo è perché l’antispecismo e l’ecofemminismo ci spingono a fare i conti con comportamenti cosi radicati e piacevoli nel nostro quotidiano, con la necessità di cambiamento e con le nostre dirette responsabilità che preferiremmo ignorare. A volte si riscontra sessismo e misoginia nei movimenti antispecisti e discriminazione e ridicolizzazione della parte che si riconosce nell’antispecismo nei movimenti femministi e transfemministi

Anche all’interno di NUDM sentiamo il rischio di questa marginalizzazione. Invece crediamo che aprendoci anche a questa prospettiva, nella consapevolezza di fare delle nostre differenze ricchezze e del nostro movimento uno spazio inclusivo di libertà, NUDM si rafforzerebbe e raggiungerebbe altre,i,u attivistu.

Crediamo nella possibilità di portare quest’orizzonte di riflessione dentro il nostro movimento cominciando anche qui a fare attenzione a non riprodurre oppressione attraverso il linguaggio che utilizziamo (per esempio l’uso di metafore di animali per indicare comportamenti umani in senso dispregiativo come usare I maiali per gli stupratori o I topi per i fascisti).

Per costruire una realtà diversa dobbiamo assumere un linguaggio di rispetto tra noi, di rispetto dei generi ma anche delle altre specie.

Ci interessa anche molto in tema di gerarchie lavorare e entrare in relazione con le campagne che difendono i territori NO TAV, NO TAP, STOP Fracking perché la terra non è nostra, siamo noi che apparteniamo alla terra e la liberazione dall’uso sfrenato delle risorse, dallo sfruttamento del pianeta, dalla schiavizzazione di intere comunità, dal potere e dalle devastazioni delle multinazionali, dalle colonizzazioni, dalle oppressioni, dalle occupazioni meritano tutte le nostre energie e lavoro
Per questo riteniamo che come movimento dobbiamo intensificare le nostre reti internazionali e lavorare ad un incontro dei femminismi e transfemminismi a livello transnazionale

In sintesi tutto quello che abbiamo discusso e su cui si concentra la seminaria e la campagna ha in comune la centralità dei corpi e della loro resistenza verso un sistema di oppressione.

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