CAMMINANDO INSIEME! Basta con il terricidio!

Non una di meno che fa parte della rete Feministas Transfronterizas, una rete femminista, transfemminista e antipatriarcale sostiene e diffonde la marcia del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir.

E’ stato attivato come rete un evento facebook che seguirà la marcia fino al 25 maggio con l’obiettivo di pubblicare le informazioni e le azioni internazionali a sostegno 
E’ stata attivata una raccolta di fondi che saranno direttamente disponibili per il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir per appoggiare la marcia di donne e libere soggettività che ha bisogno di tutto il nostro sostegno. Ricordiamo che sono partite due colonne dalle comunità indigene una da nord e una da sud. Camminare dalle comunità indigene a Buenos Aires non è certo un’impresa semplice. Chi è in marcia ha bisogno del nostro sostegno. https://www.gofundme.com/f/caminandojuntes

Ecco il testo di Feministas Transfronterizas che condividiamo anche noi, a sostegno della marcia ‘Basta de Terricidio’ del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir

CAMMINANDO INSIEME! Basta con il terricidio!

Finché non ci sarà giustizia, non ci sarà pace per loro!
Dai diversi territori plurinazionali che compongono il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir, si è deciso di dire basta al terricidio, e di camminare per due mesi attraversando i territori. Nei nostri territori si soffre per la mancanza d’acqua, a volte non c’è nemmeno da bere. Animali, persone e bambini di pochi mesi muoiono di disidratazione e diarrea. C’e molta sofferenza. Ci sono deforestazione e incendi. Manca il lavoro. I giovani non possono studiare.
Tutto questo si chiama terricidio.
Lo stato continua a perpetuare il genocidio (non più silenzioso) di corpi e terre.  Siamo in un’emergenza, la terra ha bisogno del nostro coinvolgimento, è ora, è urgente: Stop alla violenza terricida! #StopTerricidio
Il messaggio del Movimento è chiaro: “Non ci arrenderemo perché, come fiori nativi, non sappiamo cosa significa arrendersi. In solidarietà andremo avanti, vi invitiamo a camminare con noi. Camminiamo per guarire e curare“.
La rete transfronteriza di movimenti femministi, transfemministi e antipatriarcali appoggia e si mette in cammino globale con il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir e ne condivide gli obiettivi. Camminiamo tuttə perché il terricidio è in ogni angolo del pianeta. È il sistema capitalista patriarcale, con i suoi modi di produzione e l’estrattivismo. Siamo nello stesso sistema di violenza, dominazione e oppressione.
Ci mettiamo in cammino per diffondere l’informazione sulla Camminata. Ci mettiamo in cammino per sostenere la Camminata in ogni modo possibile e per tutto quanto ci è possibile. Ci mettiamo in cammino per un’azione globale il 25 maggio, giorno in cui la marcia arriverà a Buenos Aires.Finché non ci sarà giustizia, per loro non ci sarà pace!
Cammina con noi! Accompagna la marcia fino al 25 maggio Fai se puoi una donazione utilizzando il crowdfuning 


Rete Feminista Transfronteriza a sostegno della marcia ‘Basta de Terricidio’ del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir.

Report gruppo di Discussione Corpi Ecosistema Giustizia Climatica

*In copertina uno dei cloud elaborati con le parole chiave del gruppo tematico


L’assemblea è stata ricca di spunti preziosi e riflessioni. L’invito è quello di utilizzare il
report di questo gruppo di discussione per continuare le riflessioni all’interno dei
rispettivi collettivi, assemblee e reti che qui si sono espresse, anche in vista della
prossima assemblea nazionale di Non Una di Meno del 6 febbraio e dello sciopero
dell’8M.

C’é stato consenso nel ribadire l’importanza di continuare a dotarci di strumenti e
pratiche femministe e transfemministe per decostruire le dinamiche di potere,
gerarchizzazione, oppressione e dominio patriarcali e per continuare a scrivere e
tracciare la nostra storia collettiva, sovvertendo i binarismi e rilanciando, con
immaginari plurimi, una nuova geografia fucsia degli ecosistemi. Vogliamo continuare ad
intrecciare le nostre lotte, in modo intersezionale, oltre le frontiere, per costruire un
discorso ampio, plurale, articolato, situato e solido verso l’8M e oltre.
Vogliamo rilanciare la natura transnazionale delle nostre lotte, intrecciando le nostre
pratiche, in uno scambio bidirezionale, continuo e dinamico, con le potenti esperienze
del Rojava e del Kurdistan, del Chiapas, delle donne contadine in India, delle donne
migranti, delle mujeres indigenas por el buen vivir, delle nuove proposte di new green
deal femministe che ci arrivano da Black Lives Matters.
Rifiutiamo qualsiasi tentativo di green, pink e rainbow washing dell’attuale crisi
planetaria e del capitalismo predatorio. Questo ci sembra sia un tema fondamentale in
vista del prossimo 8M. Per questo siamo pronte a smantellare l’accaparramento lessicale
del green washing, e siamo pronte per continuare a fare della semantica un ulteriore
spazio di battaglia politica verso lo sciopero, per risignificare le parole e i concetti
chiave, dal basso e a partire dal nostro posizionamento femminista e transfemminista,
mettendo al centro la complessa trama di relazioni che attraversiamo (pandemia e
sindemia, cura, sostenibilità e governance sono alcune di queste parole chiave).

La risignificazione dei concetti chiave ci aiuta a continuare la nostra lotta per il
superamento dei binarismi tutti, che ci stanno stretti e nulla hanno a che fare con la
marea e le sue rivendicazioni, tra cui urbano/rurale, centro/periferia, nord /sud. Oltre i
binarismi ci arriviamo costruendo intersezioni. Tra le intersezioni ci sono orizzonti
aperti, fatti di ibridazione e contaminazione, in grado di valorizzare le vulnerabilità e il
tessuto collettivo. E’ fondamentale ribadire la nostra lettura sistemica e strutturale della
violenza di genere, che si immette nella frattura del binarismo di questa crisi,
emergenziale/strutturale, svelandone le contraddizioni e l’urgenza del suo superamento.
Al contempo vorremmo che questo lavoro non comprometta e non sia a scapito della
nostra capacità di comunicare verso l’esterno in modo chiaro. Vogliamo rimanere
accessibili e in ascolto verso ciò che ci circonda e attraversa.

Anche la nostra lettura dell’attuale crisi ecosistemica è strutturale e vogliamo parlare di
ecosistema parlando anche di welfare, lavoro, salute, frontiere e violenza dei confini, di
accesso territoriale a servizi pubblici. Vogliamo mettere al centro l’impellente bisogno di
trasformare le relazioni ecosistemiche, le relazioni di cura, le relazioni tra specie.
Vogliamo poter accompagnare e visibilizzare il prossimo 8M, chi oggi continua a essere
intrappolatə dai ricatti del capitalismo predatorio e coloniale, attraverso la
precarizzazione delle vite, dei corpi e dei territori. Chi oggi vuole continuare a produrre
cibo sano nella terra dei fuochi. Chi vuole spazi urbani verdi, mobilità sostenibile,
mercati contadini come vera alternativa alla grande filiera agroalimentare dei
supermercati. Vorremmo sostenere e apprendere dal femminismo rurale che rimette al
centro il bisogno di non svincolare la produzione dal consumo, le campagne dalle città,
la scelta tra il lavoro e la salute.

La violenza di genere, dei corpi tutti e del pianeta è spesso sovrapposta. Il suo rovescio
è l’autodeterminazione dei corpi e dei territori tutti. Per raggiungere il rovescio c’è
bisogno di attingere ai saperi collettivi, per generare nuova consapevolezza e reti di
fiducia e solidarietà. E’ importante accoglierci e stare in ascolto per generare spazi di
convergenza fondamentali per una vera processualità dello sciopero e del nostro
percorso come Non Una di Meno.

Non vogliamo dare per scontato nessun posizionamento o prospettiva. Non vogliamo dare
per scontato il punto di arrivo o il punto di partenza. Vogliamo continuare ad
interrogarci e a generare dialettica transfemminista tra le differenze e diversità, ma
vogliamo farlo con “ternura y cariño”. Non vogliamo concentrarci sui temi divisivi che
hanno attraversato e polarizzato le nostre riflessioni negli ultimi anni. Vogliamo
affrontare i temi divisivi, soprattutto in merito all’antispecismo e alle diverse
interpretazioni dell’ecotransfemminismo, a partire da nuovi momenti di autoformazione
laboratoriale in vista dell’8M, ripartendo da quanto scritto collettivamente nel Piano, in
cui abbiamo ribadito l’importanza di andare oltre l’antropocentrismo ed al contempo
esplorando nuovi concetti quali quello relativo al multispecie.

Vogliamo quindi identificare dei concetti chiave che ci permettano la costruzione di
un’agenda comune, nel rispetto delle diversità di analisi, percorsi, lotte e
posizionamenti, che non ci faccia solo concentrare su ciò che divide o ci è sottratto, ma
ci permetta di sinergizzarci generando spazi aperti per il dibattito. Spazi che non ci
omogeneizzano e appiattiscono, ma anzi valorizzano multi-strati di profondità.
Le big Corporation, le monoculture, l’estrattivismo, le agromafie e il bracciantato, le
grandi opere, la grande filiera industriale, gli allevamenti animali, le false promesse dei
green jobs, la finanziarizzazione dei beni comuni, quali l’acqua, l’inquinamento, la
digitalizzazione, il mercato degli OGM, il nucleare e la militarizzazione dei territori che
abitiamo sono solo alcuni dei punti nevralgici emersi nel nostro dibattito. Da qui, come
aggrediamo collettivamente questo modo di produzione in vista del prossimo 8M? Come
reinterpretiamo lo sciopero dei e dai consumi nel cuore di questa crisi pandemica e
sindemica? Come riusciamo ad allacciare il tema del consumo a quello del sistema di
produzione perché le pratiche assumano potenza collettiva? Come facciamo atterrare la
ricchezza di analisi qui espressa verso pratiche di lotta concrete il prossimo 8M, tenendo
conto delle sfide che ci impongono le misure di restrizioni che ci troviamo costrettə a
vivere?

Infine l’importanza fondamentale di un’analisi femminista e transfemminista alle risposte
istituzionali che oggi ancora una volta, nonostante gli effetti devastanti di questa crisi
planetaria, decidono di rimanere sui binari neoliberali e coloniali che accaparrano corpi
e territori con operazioni di green e pink washing feroci, offrendo, tra le altre, un
modello individualizzante e tecnocratico della cura, e cercando di ridisegnare i campi di
potere. L’importanza del dibattito sul nuovo apartheid dei vaccini che si gioca sui corpi
di milioni di persone ha bisogno anch’esso di una nostra forte attenzione, per una salute
territoriale, accessibile e universale allineata a un ecosistema libero da violenza e
oppressioni per tuttə . La nostra lettura del recovery Plan e il suo legame con la PAC e le
politiche europee di Green economy è necessaria per mantenere aperti i nostri terreni di
conflitto politico anche in vista del prossimo 8M.
Rimandiamo al pad del report per una lettura dell’assemblea per macroaree (Analisi
situazione, recovery plan, campagne/sciopero/proposte) e i singoli interventi


https://pad.riseup.net/p/reportcorpiecosistemagiustiziaclimatica

27.09.2019 Non Una Di Meno sostiene lo sciopero globale per la giustizia climatica

banner nazionale

Non Una Di Meno sostiene con forza lo sciopero globale per la giustizia climatica e il 27 settembre scende nelle piazze e nelle strade! Le conseguenze della devastazione ambientale e della crisi climatica non agiscono su tutti i corpi allo stesso modo, né sono generate dall’umanità tutta con la stessa intensità. Il capitalismo, che utilizza le risorse comuni come fossero beni di sua esclusiva proprietà, mette al suo servizio, oltre a* lavorator*, il lavoro riproduttivo e il lavoro schiavizzato degli animali.

Il pensiero eurocentrico si è strutturato nei secoli attorno a una visione dicotomica del mondo: natura/ cultura, uomo/donna, bianco/non bianco, animale umano/animale non umano, abile/non abile, tra le altre. Riconosciamo la NON naturalità di questa divisione in due poli, fintamente poggiata sul dato biologico, che appiattisce le infinite differenze tra i corpi per poter più facilmente gerarchizzare, sfruttare, silenziare, controllare affinché il sistema si riproduca.

Al polo della natura sono stati da sempre associati i corpi femminilizzati, animalizzati, razzializzati, le soggettività LGBPT*QUIA+, il vegetale, la Terra, immaginati privi di storia mentre il polo della cultura, del pensiero e della capacità d’azione, risulta appannaggio del solo Uomo. L’ecotransfemminismo incrocia le lotte transfemministe con quelle ecologiste ed è antispecista perché oggi l’antropocentrismo è giunto al suo apice massimo, a un picco tale da essere a tutti gli effetti un altro tipo di religione che predica la pretestuosa sacralità della vita umana a scapito di quella di tutti gli altri animali, umani disumanizzati compresi.

Nel mondo si stanno affermando governi reazionari che conservano vecchie forme di colonialismo e ne alimentano di nuove, abbinando all’estrattivismo ambientale quello culturale sui popoli originari. Ci riconosciamo nei percorsi di lotta delle comunità indigene e di tanti movimenti che difendono il territorio, i fiumi, l’aria, la Terra, sperimentando nuove forme di autodeterminazione per un modello di vita non capitalista. Nella difesa del territorio includiamo anche gli spazi femministi e transfemministi urbani che hanno recuperato, messo a valore, ridato vita e progetto a strutture/edifici che sarebbero state inghiottite nella voragine della speculazione, cementificazione e gentrificazione facendone invece luogo di azione contro la violenza del sistema.

Il “Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere” di Non Una Di Meno ha riconosciuto il biocidio e la devastazione ambientale come espressioni della violenza patriarcale contro i corpi delle donne, delle soggettività LGBPT*QUIA+, delle popolazioni native, degli animali umani e non umani, della Terra.

Rivendichiamo un’alleanza tra tutte le soggettività che si riconoscono in quanto sfruttate come unica forma di lotta possibile per la liberazione che immaginiamo.

Rifiutiamo ogni loro vittimizzazione perchè tutte queste soggettività sono capaci di resistenza.

Nessun* sarà mai liber* finché non riusciremo a scardinare i meccanismi che scavano quella linea profonda sulla quale l’Uomo si è costruito e si è diviso dal resto del vivente. nos queremos vives! ci vogliamoviv*!

Post Fb Nazionale

MOBILITAZIONI

GENOVA

LA SPEZIA

MODENA ore 10.45 a piazza Sant’Agostino

MILANO

ROMA

TARANTO

23 Febbraio: Giornata antispecista, ecofemminista, transfemminista

23 febbraio

«Una stessa linea di confine (demarcazione e separazione) simile a quella posta tra l’Uomo e l’Animale è stata posta così tante volte nella storia dell’umanità (tra padroni e schiavi, tra bianchi e neri, tra uomini e donne, tra occidentali e resto del mondo, tra borghesi e miserabili, tra normali e folli, ecc.) che dovremmo aver imparato quanto sia aleatorio e soprattutto poco innocente il suo posizionamento.
Nei secoli, la costruzione dell’Uomo come antitesi all’animale (e agli umani bestializzati) è stata enfaticamente sostenuta a tutti i livelli, ed è soprattutto la spasmodica ricerca della differenza Uomo/ Animale, indispensabile per consentire lo svolgimento indisturbato delle pratiche di discriminazione, a dover forse essere analizzata con maggior attenzione anche e soprattutto all’interno di quei movimenti che conoscono perfettamente i meccanismi per cui si è proclamato (e lo si ricomincia a fare, Pillon docet) la distanza/differenza tra uomo e donna (dove l’uno riveste i panni della forza e della razionalità e l’altra quelli della fragilità emotività e della imprevedibilità dell’istinto naturale) e via continuando con la riappropriazione dei distinguo tra famiglia naturale e famiglia contro natura, tra soggettività etero e omo, fino alla denaturalizzazione delle persone trans, perché anche il concetto di natura è un concetto politico, un dispositivo di oppressione, il discorso dei potenti.

Partendo dalla creazione dell’Homo Sapiens (denominazione alquanto sessuata, sessista e presuntuosa) fino a quella dell’Uomo Moderno (maschio, bianco, cristiano, etero, sano, proprietario), si ha avuto a che fare più con la politica che con la biologia (e questo dovrebbe far alzare le antennine dato che è nota la forza oppressiva del valore socio politico assegnato a caratteristiche biologiche di per sé neutre) senza contare che tale costruzione segue di pari passo l’accumulazione progressiva del capitale di svalutazione dell’animale, della sua trasformazione a cosa. È così che l’antropocentrismo raggiunge il suo apice, un picco che si configura a tutti gli effetti come un altro tipo di religione (la chiamiamo antropolatria?) che separa puntigliosamente ciò che è sacro e ciò che non lo è, chi è degno di vivere e chi invece può essere macellato. Una fede con le sue regole, i suoi riti, i suoi sacrifici. Inutile ricordare che, come ogni religione che si rispetti, anche questa ha sacrificato, nei secoli, sia gli animali che gli umani a loro equiparati, ed è infinitamente flessibile (come tutte le religioni) alle esigenze di potere nonché a quelle economiche, produttive e riproduttive, inerenti al periodo storico e culturale in cui viene professata e predicata.

Anche la frase “ vale di più la vita di un bambino che quella di un topo” usata spesso riguardo alla sperimentazione animale, attinge proprio a questi assunti, alla norma sacrificale in primis, alla ritualità del sacrificio che enfatizza il concetto del sacro: la sacralità della vita umana a scapito di quella di tutti gli altri, umani disumanizzati compresi.

Anche Darwin viene a sua volta reinterpretato, anche quando dimostra come le differenze di specie siano solo di grado e non di genere.»

Vogliamo ribadire le connessioni profonde che supportano la presa mortifera sui corpi, umani e non umani, sui loro territori e sul pianeta.
Una lotta antisessista, antipatriarcale e anticapitalista
che voglia sovvertire l’attuale struttura economico-sociale
nell’intreccio dei suoi meccanismi di potere, non può prescindere
dalle istanze e dalle lotte antispeciste, transfemministe ed ecofemministe.
VERSO un Lotto marzo in cui TUTTE le soggettività si sentano incluse.
VERSO Lotto marzo come giornata di sciopero produttivo e riproduttivo
VERSO Lotto marzo come sciopero dai consumi
VERSO Lotto marzo come giornata di autodeterminazione.

La forma sarà laboratoriale, costruita sul contributo de* present*.

Gli obiettivi sono quelli di evidenziare pensieri e strategie, di costruire aperture e nuove relazioni e di inventare modalità per Lotto marzo.

PROGRAMMA

15.30 Accoglienza

16.00/18.00 “Dai femminismi ai transfemminismi. Esperienze e posizioni a confronto.”
Vogliamo parlare di femminismi e di transfemminismi e del passaggio da una visione binaria ed essenzialista, che fa il gioco di un potere eteronormante, ad una visione in cui ogni soggettività sia libera di autodeterminarsi. Quali difficoltà crea tale passaggio?
Introducono la discussione Nathan Bonnì e Chris Zecca
18.00/19.30 Idee, iniziative e proposte per Lotto marzo

19.30/20.30 Panini e buffet

20.30/22.00 ”Ecofemminismo e Antispecismo: quali intersezioni?”
Discutiamo di sfruttamento e genocidi dei corpi animali, umani e non, e dei territori dove vivono, in un’ottica anticapitalista e intersezionale, con uno sguardo particolare alla cosiddetta bioviolenza, attuale configurazione del potere in relazione agli allevamenti.
Introducono la discussione Raffaella Colombo, Federica Timeto, Roberta Salardi e Alice Tonelli

22.00/23.00 Idee, iniziative e proposte per Lotto marzo

 

SEMInARIA 2 : GIORNATE ECOTRANSFEMMINISTE VERSO LOTTOmarzo

SEMInARIA 2 : GIORNATE ECOTRANSFEMMINISTE VERSO LOTTOmarzo

16/17 febbraio 2019 

spazio sociale 100celleaperte, via delle Resede 5

LOTTO marzo rappresenta un’occasione importante di presa di parola a partire dai nostri contenuti e di risignificazione in chiave transfemminista della pratica dello sciopero.

Le giornate del 16 e 17 sono aperte a livello nazionale a tutte le persone che vogliano partecipare sia fisicamente che con proposte via mail scrivendo a retecorpieterranudm@gmail.com

Ci proponiamo di costruire uno spazio che rifiuti ogni forma di pensiero gerarchico e la sua traduzione in discriminazioni quali razzismo e xenofobia, transmisoginia e sessismo, LGBPT*QIA-fobia (comunemente abbreviata in lesbo/omo/trans-fobia), abilismo, classismo, ageismo e adultismo, che rispetti i confini emotivi e fisici delle altre persone. L’interazione tra due persone deve basarsi sul consenso. Prima di instaurare qualsiasi forma di contatto fisico, assicurarsi che l’altra persona sia d’accordo. NO SIGNIFICA NO e Sì E’ REVERSIBILE.

Proponiamo una modalità laboratoriale che se pur strutturata motiva alla creazione del ‘CERCHIO’ LUDICO e contempli la capacità creativa dell’agire collettivo e che non induca alla valutazione di capacità superiori/inferiori tanto meno di talenti speciali.

PROGRAMMA

sabato 16 febbraio 

10.00 ACCOGLIENZA

10.30 – 14.00 (DIS)CONESSIONI CORPOREE E PENSIERO ECOTRANSFEMMINISTA

Laboratorio di espressione corporea e aspetti teorici per esplorare e condividere pratiche verso il pensiero ecotransfeminista e antispecista

14:00 – 16:00 PRANZO (*) 

16.00- 19:00 LABORATORIO DI PRATICHE SU SCIOPERO DEI CONSUMI E DAI CONSUMI, DEI GENERI E DAI GENERI 

Come dare visibilità e trasformare in pratiche, verso e oltre #LOTTOmarzo, le campagne riGENERIamoci liberamente e quelle contro le grandi opere, il cambio climatico, lo sfruttamento e distruzione del pianeta, lo sfruttamento violento di animali umani e non

19:00 – 21:00  CENA (*)

21:00 VOCI IN LIBERTÀ PER LA CANZONIERA RIBELLA 

Voci in libertà per la Canzoniera Ribella. Riscalderemo le nostre voci per prepararci al Lotto Marzo e oltre

domenica 17 febbraio 

11- 14 RICONNESSIONI 

conclusioni proposte per le assemblee di NUDM e per #LOTTOmarzo

(*) Il pranzo e la cena sono prelibati, vegani e preparati con prodotti bio. Per qualsiasi comunicazione riguardante allergie e intolleranze contattarci. Per evitare l’uso della plastica provvederemo insieme a lavare piatti, i bicchieri e posate. Ci saranno vino, birre, acqua, succhi, té e caffé

Si consigliano abiti comodi e il rispetto degli orari

Call

Come movimento transfemminista conosciamo bene la violenza ambientale. Il Piano di Non Una Di Meno ha riconosciuto il biocidio e la devastazione ambientale come una delle espressioni della violenza patriarcale contro i corpi delle donne, delle soggettività LGBPT*QIA, degli animali umani e non umani, della terra.

Una violenza sistemica, che si fonda in tutti gli ambiti del vivere su logiche di proprietà e sfruttamento del capitalismo estrattivista, pastorale e patriarcale in cui i corpi oppressi di animali umani e non e la terra sono al contempo “femminilizzati” e “naturalizzati”.

Si sfrutta la terra per soddisfare la crescente domanda di consumo indotta, riproducendo l’idea che lo sviluppo corrisponda alla crescita economica. Una violenza che invisibilizza e criminalizza le lotte per il diritto alla libertà e all’autodeterminazione sui nostri corpi e per la difesa di terra, acqua, aria, boschi…

Non possiamo non vedere come in diverse parti del mondo si stiano affermando governi reazionari e autoritari che promuovono politiche di dominio sui corpi e sull’ambiente considerati risorse sfruttabili e a disposizione.

Stiamo vivendo una politica caratterizzata da un patriarcato fortemente violento, razzista, sessista, transomofobo e abilista, incubatore di quella saldatura tra la Lega, neofascisti e fondamentalisti cattolici che, nelle amministrazioni locali e al governo del Paese, cerca agibilità politica proprio sui nostri corpi, attraverso forme di oppressione, strumentalizzazione, imposizione di modelli e negazione di diritti e libertà.

Portiamo la radicalità di un punto di vista transfemminista nel nostro cammino verso l’8 marzo, giornata dello sciopero globale transfemminista durante la quale praticheremo forme di sciopero di genere e dai generi, dal lavoro produttivo e riproduttivo, ma anche dai consumi e dalle grandi opere in nome dell’ecofemminismo per costruire alternative pratiche a questo sistema.

Evento fb

Tratto dal blog della Rete terra, corpi, territori e spazi urbani

Qui i materiali scaricabili

Contro la violenza,di genere e ambientale, cambia il sistema, sovverti il capitale!

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Il 24 novembre  dopo due anni di lotte in 150.000 abbiamo sfilato a Roma arrivando da più di 20 città e il 25 abbiamo dato vita a una grande e partecipata assemblea nazionale dando prova della nostra forza vitale, della nostra capacità di mobilitazione, della nostra autonomia, della radicalità del nostro percorso politico e del radicamento del nostro movimento nei territori.

 L’8 dicembre #agitazionepermanente per la messa in sicurezza dei territori contro le grandi opere inutili e dannose e sul clima .

Il cambiamento  climatico si traduce nell’aumento delle oppressioni e diseguaglianze per le quali intere popolazioni (umane e non) sono costrette  a spostarsi trovando sofferenza, morte e confini sbarrati.

Come movimento femminista e transfemminista conosciamo bene la violenza ambientale. Il Piano di Non Una Di Meno ha riconosciuto il biocidio e la devastazione ambientale come una delle espressioni della violenza patriarcale contro i corpi delle donne e delle soggettività LGBPT*QIA, degli animali non umani, della terra.
Una violenza sistemica, che si fonda in tutti gli ambiti del vivere su logiche di proprietà e sfruttamento del capitalismo estrattivista e del patriarcato in cui i corpi oppressi di animali umani e non e la terra sono al contempo “femminilizzati” e “naturalizzati”. Si sfrutta la terra per soddisfare la crescente domanda di consumo indotta, riproducendo l’idea che lo sviluppo corrisponda alla crescita economica. Una violenza che invisibilizza e criminalizza le lotte per la difesa delle risorse (terra, acqua, aria, boschi,…), per il diritto alla libertà e all’autodeterminazione sui nostri corpi.

Non possiamo non vedere come in diverse parti del mondo si stiano affermando governi reazionari e autoritari che promuovono politiche di dominio sui corpi e sull’ambiente considerati risorse sfruttabili e a disposizione. Allo stesso tempo, non possiamo non vedere come le donne e le comunità native siano ovunque in prima fila nella resistenza contro lo sfruttamento neoliberale delle risorse (dalle attiviste Mapuche e Guaranì in america del sud, alle mamme della Terra dei Fuochi a quelle NoPfas, No TAP e NO TAV,….) e nella sperimentazione di nuove forme di autodeterminazione e autogestione dei territori, di condivisione del lavoro di cura e di riproduzione, di un modello di vita sostenibile e alternativo al modello capitalista antropocentrico e androcentrico.

Stiamo vivendo una politica caratterizzata da un patriarcato fortemente violento, razzista, sessista, transomofobo e abilista, incubatore di quella saldatura tra la Lega, neofascisti e fondamentalisti cattolici che, nelle amministrazioni locali e al governo del Paese, cerca agibilità politica proprio sui nostri corpi, attraverso forme di oppressione, strumentalizzazione, imposizione di modelli e negazione di diritti e libertà.

Portiamo nelle piazze dell’8 dicembre la radicalità di un punto di vista femminista e transfemminista nel nostro cammino verso l’8 marzo, giornata dello sciopero globale femminista durante la quale praticheremo forme nuove di sciopero di genere e dai generi, dal lavoro produttivo e riproduttivo, ma anche dai consumi e dalle grandi opere in nome dell’ecofemminismo per costruire pratiche di alternative a questo sistema.

Le manifestazioni dell’8 dicembre rappresentano un’occasione importante di presa di parola a partire dai nostri contenuti e di risignificazione in chiave femminista di una mobilitazione che ci appartiene.

Una presa di parola anche nei confronti di una narrazione mediatica mainstream che invisibilizza la radicalità dei percorsi femministi e antirazzisti mentre esalta la cosiddetta “rivoluzione gentile” (e neoliberale) delle donne imprenditrici torinesi a sostegno della realizzazione del TAV, opera inutile e dannosa a cui da oltre trent’anni le comunità della Val Susa, e non solo, si oppongono con fermezza e determinazione.

Cambiamo il sistema, non il clima

Assemblea transterritoriale Terra Corpi Territori e Spazi urbani di Non Una di Meno

Mail: retecorpieterranudm@gmail.com

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