ASSEMBLEA NAZIONALE BOLOGNA 2021: REPORT TAVOLO SALUTE

A due anni dall’ultima volta in cui abbiamo avuto la possibilità di confrontarci in presenza, le questioni inerenti al tema della salute si sono ulteriormente acuite e rese complesse dall’attuale sindemia. Utilizzando questo termine vogliamo sottolineare la necessità di analizzare l’attuale crisi sanitaria ed ecologica tenendo centrali i fattori sociali, politici, economici ed ambientali.

Questi due anni sono stati rappresentativi della fallace organizzazione e gestione della sanità pubblica che ha portato al collasso degli ospedali, alla mancanza di personale, attrezzature e fondi. La cattiva gestione e il sovraccarico del sistema nazionale sanitario pubblico, colpito da anni di tagli, aziendalizzazione e privatizzazione, ha reso l’accesso ai servizi un privilegio per poch*. Registriamo anche un indecente aumento di obiettori e antiabortisti no choice che trovano sponde e alleanze tra i nogender e i cattofascisti, gli stessi soggetti che si rendono protagonisti delle numerose aggressioni omolesbotransfobiche, giustificati e armati dall’incessante aumento della violenza patriarcale sistemica.

La pandemia ha, però, solo reso più evidenti problematiche che già c’erano: l’invisibilizzazione e ritardi diagnostici di malattie e dolore cronico di vulva, vagina, utero e ovaie (es. vulvodinia, endometriosi), tempistiche lunghe che intasano ospedali e ambulatori, assenza di prevenzione ed educazione alla prevenzione, sessuale e affettiva, indebolimento delle strutture locali e territoriali e dei piani regionali, ospedalizzazione, psichiatrizzazione e medicalizzazione del paziente (vedi legge Basaglia).

La nostra analisi parte dall’idea che salute non significa solo assenza di malattia, non è “solo” una domanda di posti letto in ospedale, di finanziamenti o di tamponi, ma riguarda anche le condizioni sociali e materiali delle persone nel loro complesso. Per noi la salute deve essere territoriale e di prossimità, è cura collettiva, è reddito di autodeterminazione, è libero accesso alle cure, è aiuto psicologico, è decisionalità sui nostri corpi.

Riconosciamo e rifiutiamo la violenza psichiatrica insita nel modello neoliberale sanitario, così come rigettiamo la patologizzazione di problematiche psicologiche e delle persone neuroatipiche.

Durante l’assemblea nazionale si sono poste in evidenza e messe a critica le contraddizioni insite nel rapporto di dominio del sistema capitalistico ed eteropatriarcale sulla salute nella sua complessità.

Si è messo in evidenza come il sapere scientifico sia impostato su uno standard binario e maschiocentrico, che ha la pretesa di essere universale. I trial clinici e farmacologici vengono fatti su un campione non realmente rappresentativo della popolazione mondiale, riproponendo una gerarchia razzista, classista, sessista e binaria. Vengono così escluse dalla ricerca e dal sapere tutte le problematiche che interessano i nostri corpi ma che non sono direttamente coinvolte col nostro predestinato ruolo sociale: la produttività e la riproduzione. Queste sono le ragioni delle diagnosi tardive con normalizzazione e banalizzazione del dolore sui corpi femminili o con caratteri socialmente accomunati a questo genere con una conseguente invisibilizzazione e dunque una mancanza di riconoscimento sia diagnostico che terapeutico.

Si è anche evidenziata la specificità della violenza transfobica all’interno del sistema sanitario nazionale con lo strumento discriminatorio del green pass per chi non ha i documenti rettificati. Se riconosciamo da un lato la nostra responsabilità politica di trasformare l’esistente anche in termini di avanzamento giuridico, dall’altro si pone la necessità di ripensare radicalmente il rapporto tra diritto alla salute riproduttiva, il suo accesso nei termini pluriversali e la soggettività giuridica-politica sistematicamente marginalizzata.

Inoltre, si è posta al centro la riflessione politica collettiva rispetto all’accesso ai consultori e alla loro necessaria fruibilità: da un lato abbiamo denunciato la loro totalizzante privatizzazione e destrutturazione in quanto servizio territoriale pubblico, con conseguente mancanza di ricezione social/istituzionale delle istanze transfemministe, anche in luce tenendo delle progressive ristrutturazioni in termini negativi portate come obiettivi istituzionali dal PNNR in continuità con l’agire istituzionale in pre-sindemia; dall’altro, come ulteriore arricchimento all’analisi complessiva sul suddetto tema si è discusso sul valore e la dimensione eminentemente politica del consultorio come spazio di riconoscimento della cura come luogo di autodeterminazione e socializzazione;

Alla luce di tutto questo, abbiamo formulato un piano di rivendicazioni:

Pretendiamo una sanità pubblica che sia accessibile a tuttx, transfemminista, antirazzista, anticolonialista, non abilista, non classista, non omolesbobitransfobica e libera dagli stigmi e dal produttivismo;

Vogliamo una sanità di prossimità e territoriale, vogliamo consultori gratuiti, realmente accessibili, vicini – fisicamente e non – a chiunque ne abbia bisogno, quartiere per quartiere, affinché siano spazi di ascolto e condivisione mutualistica e non di sola erogazione di servizi. Per questo pretendiamo siano presidi liberi dalla presenza dei no choice (in tutte le loro forme e declinazioni), con un’impostazione transfemminista del rapporto tra personale medico e soggettività che lo attraversano.

Per fare questo rivendichiamo una formazione iniziale e continua del personale medico e socio-sanitario in ottica transfemminista; condivisione e scambio dei saperi tra personale medico e pratiche dal basso;

Vogliamo un’educazione sessuale, di genere, affettiva, alla prevenzione e al consenso a tutti i livelli formativi che metta al centro conoscenza e ascolto del proprio corpo;

Vogliamo un diverso approccio alla salute mentale, che lasci spazio ad un ruolo attivo e consapevole nella scelta della terapia;

Vogliamo una de-psichiatrizzazione dei percorsi di transizione contro la diagnosi di disforia di genere e la legge 164 del’82;

Vogliamo il consenso informato che permette alle persone trans di ritirare i propri farmaci in farmacia e non più passando per gli organi prescrittori;

Vogliamo un accesso al reddito come strumento fondamentale per l’accesso alla salute e all’autodeterminazione come tutti gli altri aspetti della vita della persona (casa, lavoro, etc).

Proposte:

–   Costruire coordinamenti regionali transfemministi: le aziende sanitarie sono regionali ed è necessario agire in ottica transfemminista nei singoli territori;

–   Rivedere e integrare il piano antiviolenza di Non Una Di Meno inserendo le questioni relative alle malattie croniche, ai corpi non conformi, trans e intersex e ampliare la parte relativa ai consultori e medicina territoriale;

–   Utilizzare lo strumento del questionario come mezzo (riferimento al questionario di NUDM Torino), non solo per reperire informazioni, ma anche per raggiungere le persone delle periferie della città e ai margini della società;

–   Creare una parte apposita nel blog nazionale per condividere dati e informazioni raccolte territorialmente e vademecum/strumenti rispetto a obiezione, accesso all’ivg, e in generale al tema salute. Relativamente a ciò, integrare i documenti raccolti dal Coordinamento donne e libere soggettività dei consultori di Roma e in generale iniziare una pratica di condivisione in questo senso;

–   Aumentare l’informazione e facilitare l’accesso a questa informazione per poter accedere all’ivg e in generale alla salute (sportelli e adattamento delle farmacie per questo scopo);

–   Continuare, ampliare e diffondere la mappatura nazionale sull’obiezione di coscienza e l’applicazione delle linee nazionali sulla ru486; avviare campagne e iniziative nazionali concrete sul tema a partire dai dati della mappatura per tutte le soggettività gestanti per un contrasto reale all’articolo 9 (obiezione di coscienza) e per un ripensamento della 194 per un aborto davvero libero sicuro e gratuito;

–   Intensificare le iniziative territoriali per opporsi e limitare l’agibilità dei movimenti antiabortisti e antiscelta: è necessario scendere in piazza e alzare il conflitto;

–   Agire sul tema dell’educazione (scolastica, universitaria, ma anche sociale – luoghi di lavoro femminilizzati della formazione- sulla prevenzione, sull’autodeterminazione dei nostri corpi, sessuale, emotiva) in ottica intergenerazionale. A questo proposito, apertura di un tavolo educazione permanente nazionale;

–   Assumere come NUDM nazionale le date del 28 settembre (giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito) e del 16 ottobre (mobilitazione nazionale su malattie croniche).

*Foto di Saraliù Bruni

TRACCIA TAVOLO SALUTE-VERSO L’ASSEMBLEA NAZIONALE A BOLOGNA

Il grido “non una di meno” ci ha guidato e continua a guidare la nostra lotta, dalle nostre città fino alle reti transnazionali che negli ultimi anni hanno dato risonanza a rivendicazioni e hanno portato anche ad alcune vittorie fondamentali, come la depenalizzazione dell’aborto in Argentina o le leggi sull’autodeterminazione di genere in alcuni paesi dell’America Latina. è fondamentale oggi dare spazio ai nostri bisogni e ai nostri desideri per continuare a contrastare la violenza sistemica che si abbatte sulle nostre vite e per farlo vogliamo porre l’attenzione sulla “salute”, ancora una volta e in continuità con le analisi e le pratiche che ci siamo datə. Non possiamo non tenere conto degli eventi inediti che ci hanno colpitə.

Gli ultimi due anni di pandemia hanno evidenziato problemi strutturali di cui eravamo già consapevoli e contro i quali ci stiamo battendo come movimento femminista e transfemminista transnazionale. La distruzione capitalistica dei territori e degli ecosistemi, in un’ottica estrattivista colonialista e razzista riproduce gerarchie economiche, politiche e sociali e ci consegna un pianeta morente con la promessa che la proliferazione di malattie e disordini diventeranno all’ordine del giorno. I sistemi sanitari, anche quelli più all’avanguardia e teoricamente pubblici si sono dimostrati assolutamente inefficienti nel sostenere il peso di questo evento. Decenni di tagli, privatizzazione e precarizzazione del personale sanitario hanno portato a una sanità non accessibile ed escludente, complice la costante separazione tra i concetti di sanità, salute e cura. La dimensione politica è intrinsecamente connessa alla salute intesa come benessere psico-fisico e sociale: abbiamo bisogno di redistribuire il sapere medico per aumentare la consapevolezza del nostro corpo, della nostra esistenza e quindi delle nostre scelte. È proprio a partire da questo concetto di salute come cura collettiva e condivisione di saperi che possiamo implementare una lettura critica del presente per immaginare un futuro diverso, in grado di superare le disparità sociali, politiche e sanitarie. 

Cosa intendiamo per salute? Quali possono essere le pratiche e i processi collettivi politici e di cura che aumentano la nostra possibilità di autodeterminarci? L’accesso alla sanità non è per tuttə: donne, persone trans, persone migranti, rifugiate e non madrelingua, persone con disabilità, lavoratrici e lavoratori sessuali viviamo troppo spesso discriminazioni ed esclusione nel sistema sanitario ed in generale per ciò che riguarda il benessere in tutte le sue accezioni. 

Noi vogliamo essere liberə di scegliere il nostro destino (non)riproduttivo, se, quando e con chi diventare genitori, così come vogliamo essere liberə di vivere i nostri generi dissidenti. Per noi salute non è solo assenza di malattia, è cura, è presa in carico sociale e mutualistica, è accesso all’aborto libero, gratuito e sicuro, è smantellamento dei protocolli psichiatrizzanti per le transizioni, è prevenzione a HIV e ITS e la promozione di una sessualità libera, è poter godere, è il riconoscimento di patologie legate a utero, vulva e vagina quando non interessano la funzione meramente riproduttiva, è benessere, ed è reddito garantito: chiediamo molto più di 194!

È il riconoscimento di un lavoro di cura che non ci spetta necessariamente a causa di un ruolo imposto attraverso “verità” biologiche che da anni mettiamo in discussione, è un’educazione sessuale ed affettiva che non sia normalizzante ma inclusiva e differente, è il diritto di accedere alla salute mentale e psicologica, a quella di transizione e di affermazione. È un reddito di autodeterminazione che ci permetta di vivere serenə e liberə da violenze fisiche e psicologiche. È una sanità territoriale e di prossimità. È una scuola preparata alle esigenze delle persone con disabilità mentali o neuro-atipiche.

Per noi salute significa mettere al centro i nostri corpi e le nostre vite nella costruzione di reti di cura, fatte di altri corpi che ci sostengano e ci aiutino. Per questo ci chiediamo cosa debbano essere e di che esperienze debbano vivere luoghi come i consultori e le consultorie. Come costruiamo le nostre pratiche e come pratichiamo i nostri bisogni e nostri desideri?

Vogliamo confrontarci e costruire insieme una salute che sia femminista e transfemminista, vogliamo costruire un documento condiviso che riesca a tenere insieme la complessità dell’analisi con una serie di rivendicazioni pratiche e programmatiche per dare “corpo” alle nostre importanti parole. 

Qui tutte le info sull’assemblea nazionale a Bologna del 9-10 ottobre 2021

Resoconto dell’incontro dell’8 marzo al Ministero della Salute


L’incontro avvenuto durante la giornata di sciopero globale femminista si è svolto tra il tavolo salute di Non Una di Meno, la Rete Assemblee delle Donne e Consultori, le lavoratrici della sanità pubblica e privata con il sottosegretario Achille Iachino e Luigi Patacchia della segreteria della Ministra Grillo.
Abbiamo richiesto una presa di posizione ufficiale su accesso all’aborto e obiezione di coscienza, ddl Pillon e politiche contro le donne portate avanti dalla maggioranza. Abbiamo posto l’urgenza di un’inversione di marcia rispetto all’aziendalizzazione della sanità che ha portato a privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi. Il peggioramento della qualità dei servizi è infatti strettamente connesso alla precarizzazzione del lavoro nella sanità pubblica.
Gli interlocutori si sono impegnati a riferire quanto discusso alla Ministra e alla convocazione di un tavolo apposito per affrontare i temi proposti.

Lo stato di agitazione permanente continua!