Appello per uno sciopero dal razzismo e dai confini

freedom

L’8 marzo abbiamo convocato lo sciopero femminista globale. 

Scioperiamo perché ci ammazzano, nelle case e nelle strade; scioperiamo perché ci pagano di meno, perché ci sfruttano ci discriminano per il colore della pelle o per la nostra origine, ma anche perché molte di noi sono lasciate annegare in mare, dopo essere state torturate in Libiae ancora, scioperiamo perché ci negano di essere cittadine, perché ci tolgono la protezione umanitaria, perché subiamo il razzismo in tutte le sue forme.

Invitiamo tutte le realtà antirazziste, i singoli, le associazioni, le ONG, i movimenti che in questi mesi lottano quotidianamente contro la deriva xenofoba e razzista delle nostre città e per ostacolare l’applicazione della diabolica Legge Sicurezzaa SCIOPERARE con noi l’8 marzo, ad unirsi ai momenti pubblici nelle piazze, a facilitare lo sciopero delle donne, prendendo il loro posto nelle case, svolgendo le mansioni a loro attribuite nei luoghi della riproduzione sociale (per continuare a farlo anche dopo l’8 marzo), rendendo visibili e inventando pratiche di sciopero dal razzismo e dai confini. Nei luoghi di lavoro, nelle campagne del sud e del Nord, nelle periferie, nelle scuole, nelle università, nelle case, nei porti. Noi scioperiamo!

Riteniamo che la Legge Sicurezza sia un punto di non ritorno che non solo tenderà a chiudere sempre più le frontiere e a infliggere sofferenze sempre più atroci dall’altra parte del Mediterraneo, ma renderà la vita delle persone migranti, anche di quelle già presenti in Italia ma non riconosciute dalla legge come cittadine, un inferno. Controllo, repressione, spersonalizzazione, tentativo di relegare ai margini migliaia di corpi di donne e uomini.

Vi invitiamo l’8 marzo nelle piazze di Nudm perché il femminismo non può che essere antirazzista, il femminismo o è liberazione di tutt**, o non è. Allo stesso modo crediamo che non vi possa essere antirazzismo quando la violenza contro le donne viene tollerata, taciuta o magari occultata, come troppo spesso accade.

Vogliamo costruire una giornata di forte affermazione di diritti e di battaglie femministe, antirazziste, solidali, che si incontrano, si interconnettono, risuonano.

Invadiamo le piazze di tutto il mondo, impariamo a riconoscerci e a stringere alleanze trasversali e senza frontiere. Non una di meno!

 

Report incontro nazionale del 9 febbraio Libere di muoversi. Libere di Restare

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Libere di muoversi. Libere di restare.

Incontro nazionale a LUCHA Y SIESTA sull’intreccio sessismo/razzismo – Roma, 9 febbraio 2019.

In preparazione dello sciopero dell’8 marzo NUDM si è incontrata a Roma alla Casa delle donne Lucha y Siesta, spazio femminista dove da oltre dieci anni si pratica l’intreccio tra antisessismo e antirazzismo, minacciato di sgombero per fare cassa come tanti altri luoghi di donne. Dopo aver accolto oltre 100 donne e 60 minori provenienti da tutto il mondo, casa rifugio e centro antiviolenza, Lucha y Siesta rischia la chiusura a causa del piano di rientro finanziario che coinvolge gli immobili Atac, società del trasporto romano,  con il silenzio del Comune di Roma.

Lo sciopero femminista dell’8 marzo rivendica con forza la difesa degli spazi femministi e invita alla loro moltiplicazione!

L’incontro nazionale, molto partecipato da vari snodi di NUDM anche via skype, ha visto la partecipazione della regista italo brasiliana Regiana Queiroz, appena arrivata in Italia perché costretta a lasciare di corsa il Brasile per le minacce ricevute per il suo impegno politico.

Con la consapevolezza di quanto già fatto a livello nazionale e territoriale, l’assemblea ha discusso una strategia condivisa, verso e oltre l’8 marzo, per far emergere i nessi tra sessismo e razzismo e contribuire all’intersezionalità delle lotte. Nudm rivendica il suo ruolo centrale nel nominare il razzismo in tutte le sue manifestazioni e nella sua lunga sedimentazione storica andando controcorrente rispetto a un contesto che, da un lato lo legittima, dall’altro lo occulta negando la stessa possibilità di nominarlo. Questo ruolo è ancora di più centrale dopo l’entrata in vigore della legge Sicurezza del 2018.

È necessario, invece, nominare le differenze tra le donne e le loro lotte per fare in modo di collegarle tra loro.

NUDM, da ultimo con il suo documento sul finto “reddito di cittadinanza”, si impegna ad assumere posizionamenti che tengano in considerazione l’intreccio tra sessismo, razzismo e classe, che adottino una prospettiva femminista delle migrazioni.

Già nella manifestazione del 24 novembre 2018 contro la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere NUDM ha preso posizione contro l’allora Decreto Salvini, oggi diventato legge Sicurezza, e i cui effetti sono già drammaticamente visibili.

Sui territori è sempre più percepibile l’isolamento e l’emarginazione in cui vengono ricacciate le persone migranti che hanno perso il diritto alla “accoglienza”, o chi non riesce a ottenere l’iscrizione anagrafica e, dunque, le prestazioni sociali in condizioni di parità. Con la soppressione della protezione umanitaria, sono soprattutto le donne a essere private dei propri diritti, in violazione della Convenzione di Istanbul. Inoltre persiste la situazione di esclusione di chi cresce in Italia: non solo si è negata la cittadinanza a chi è cresciuto/a in Italia, ma anche chi riesce ad ottenerla può vedersela revocare: si aggiunge precarietà a esistenze già molto infragilite.

A questo trattamento persecutorio nei confronti, in primis, delle e dei migranti, ma anche di chi si attiva a loro favore, si aggiunge la politica dei respingimenti in mare e dei porti “chiusi” per le navi di salvataggio. Di fronte a questo inedito scenario molte sono le forme di disobbedienza che si stanno diffondendo e tante le iniziative antirazziste. L’assemblea invita tutte le realtà, le reti e le persone che si rifiutano di accettare queste politiche razziste, e che in questi mesi hanno messo in campo forme di protesta, a mobilitarsi l’8 marzo per lo sciopero femminista delle donne, dei generi e dai generi che è anche sciopero contro il razzismo e i confini, e per la libertà di movimento di tuttu.

Le donne migranti sono le prime protagoniste della lotta contro il razzismo e il sessiamo, sistemi di oppressione che combattono quotidianamente in prima linea, sia sui luoghi di lavoro, che sui confini esterni, che su quelli interni ai territori e alle città. Ne sono esempi le vertenze delle lavoratrici di italpizza (“qui e qui“), ma anche le mille lotte quotidiane che non raggiungono i media.  NUDM sostiene e si impegna a fare da cassa di risonanza a tutte le vertenze e alle lotte portate avanti dalle donne migranti e dalle  soggettività razzializzate; ognuna di queste lotte è per noi una  tappa di un percorso di mobilitazione sempre più forte verso lo sciopero dell’8 marzo 2019 e l’oltre l’8 marzo, guardando all’incontro internazionale in costruzione. Anche a questo fine l’assemblea ricorda la necessità, già proposta nell’assemblea di Bologna, che il gruppo comunicazione nazionale venga integrato rispetto al tema della connessione tra razzismo e sessismo.

L’assemblea propone di scrivere un appello a tutte le realtà antirazziste perché si mobilitino in supporto dell’8M e riempiano di pratiche questa giornata.  Ciò è reso ancora più urgente dalle recenti riforme in tema di migrazioni e sicurezza le quali mettono in luce, una volta di più, il nesso tra le politiche securitarie che vengono giocate sui corpi delle donne e degli uomini migranti e la repressione del dissenso e delle lotte.

Citiamo alcune delle frasi e degli slogan che sono stati proposti per la giornata dell’8 marzo:

SCIOPERIAMO PERCHÉ CI AMMAZZANO, PERCHÉ CI FANNO ANNEGARE IN MARE, PERCHÉ NON CI RICONOSCONO CITTADINE, PERCHÉ CI TOLGONO LA PROTEZIONE UMANITARIA, PERCHÉ SUBIAMO IL RAZZISMO IN TUTTE LE FORME!

L’assemblea propone anche di scrivere un VADEMECUM delle PRATICHE DI SCIOPERO DAL RAZZISMO E DAI CONFINI che si va ad aggiungere ai Vademecum che NUDM ha prodotto per l’organizzazione dello sciopero per raccogliere le pratiche che si sono già sperimentate e immaginate a livello territoriale:

  • lanciare una o mille Casa dello sciopero a livello locale come strumento di interazione con le lotte antirazziste facendosi attraversare dalle loro pratiche
  • cominciare la mobilitazione dalle scuole
  • mobilitare il mondo dello sport
  • nominare tutte le forme di razzismo. IO TI CREDO anche sul razzismo.
  • vademecum per chi è nei centri di accoglienza
  • i porti solidali.
  • azioni sui mezzi pubblici
  • sciopero all’incontrario, con prof. che parlano in piazza del decreto sicurezza e del razzismo
  • incontri nelle piazze dove si ritrovano le lavoratrici domestiche e di cura e le varie comunità
  • far convergere le proteste delle operatrici dell’accoglienza nell’8 marzo.

L’Assemblea Libere di muoversi, Libere di restare riconosce le difficoltà che le donne possono incontrare a scioperare, in particolare le donne migranti occupate in settori come quello della cura, proprio perché vivono su loro stesse l’interconnessione tra sistemi di subordinazione basati sul genere, la razzializzazione e la classe. Per visibilizzare la partecipazione di chiunque non possa aderire allo sciopero NUDM adotta i Panuelos fucsia come simbolo di riconoscimento per chi sciopera: si tratta di un simbolo delle lotte che nasce in Argentina che ha e produce un fortissimo valore di solidarietà tra donne. NUDM produrrà Panuelos, diffonderà le modalità con cui rifarli ma invita tutte l’8M a indossare o portare con sé un qualunque fazzoletto triangolare fucsia o le spillette a triangolo di NUDM.

Perché la libertà di movimento è una nostra lotta! Perché diciamo NO al decreto sicurezza Salvini

Il numero delle donne richiedenti asilo in Italia è quadruplicato dal 2014 al 2017.

Riaffermando la propria libertà, le donne scappano da sfruttamento sessuale e lavorativo, violenza domestica, violenza sessuale e patriarcale, violenza economica.

Eliminando la protezione umanitaria, il decreto sicurezza di Salvini elimina una possibilità di sottrazione alla violenza e rende più insicure le donne.

Il Centro per rimpatri di Roma-Ponte Galeria è uno dei più grandi d’Italia ed è oggi una prigione per migranti riservata a sole donne.

Il decreto sicurezza di Salvini allunga da 3 a 6 mesi il periodo di trattenimento per chi perde o non riesce a ottenere un permesso di soggiorno.

Per finire in un centro per rimpatri è sufficiente aver avuto un’espulsione perché il datore di lavoro ti ha licenziata e non hai più potuto rinnovare il permesso di soggiorno.

Dopo che un mercato del lavoro sessista e razzista sfrutta le donne, il decreto sicurezza le imprigiona per rimpatriarle.

In Italia gli ingressi legali per le lavoratrici e i lavoratori migranti sono di fatto bloccati dal 2011.

Dal 2011 a oggi è cresciuto esponenzialmente il numero di richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale e umanitaria utilizzati come manodopera a basso costo.

L’eliminazione della protezione umanitaria costringe alla clandestinità queste donne e questi uomini e li priva di uno strumento per rivendicare i propri diritti.

Il decreto Salvini favorisce lo sfruttamento lavorativo delle migranti e dei migranti, e quindi di tutti i lavoratori.

Il blocco delle frontiere ha aumentato il rischio di cadere nelle mani dei trafficanti.

Sono decine di migliaia le donne trafficate attraverso il deserto e il Mediterraneo o che hanno subito violenza durante il viaggio.

Moltissime di queste donne si sono viste riconoscere solo la protezione umanitaria, anche quando avrebbero avuto diritto allo status di rifugiate o alla protezione sussidiaria.

L’eliminazione della protezione umanitaria del decreto sicurezza Salvini rende più difficile rinnovare il permesso di soggiorno e aumenta il rischio che le donne vengano sfruttate.

L’Italia è uno dei paesi dove è più difficile ottenere la cittadinanza.

Oltre ai tempi necessari a inoltrare la domanda di naturalizzazione (10 anni per residenza, 2 anni per matrimonio), i tempi burocratici della procedura superano in molti casi i 4 o 5 anni.

Il decreto sicurezza elimina la regola del silenzio assenso nella procedura di acquisizione della cittadinanza per matrimonio.

Il decreto sicurezza introduce la possibilità di revoca della cittadinanza per chi l’ha ottenuta per naturalizzazione e per matrimonio.

Il decreto sicurezza restringe le possibilità per le donne e gli uomini migranti di accedere ai diritti di cittadinanza rendendo tutti i cittadini più insicuri.

Il decreto sicurezza toglie la possibilità di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo impedendo così l’accesso a molti servizi sociali.

Il decreto sicurezza elimina il sistema Sprar di accoglienza diffusa.

In questo modo il sistema di ricezione dei migranti si istituzionalizza come sistema di contenimento emergenziale, riproducendo i ghetti e le forme di costrizione della libertà.

Restringere i servizi di accoglienza per i richiedenti asilo colpisce in primo luogo le donne.

Le donne che attraversano i confini combattono in prima linea contro la violenza sistemica e patriarcale, contro lo spossessamento e lo sfruttamento, sia nei paesi di origine che in quelli di transito e di arrivo.

Il 24 novembre saremo al loro fianco dicendo No al decreto sicurezza di Salvini.

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English Version

Why freedom of movement is our struggle! Why we say No to the Salvini Security Decree

The number of women asylum seekers quadrupled between 2014 and 2017.

Women assert their freedom by fleeing from sexual and work exploitation, domestic violence, sexual and patriarchal violence, and economic violence.

By eliminating humanitarian protection, the Salvini Security Decree eliminates a means to escape violence and makes women’s lives more insecure.

Rome-Ponte Galeria is one of the largest deportation centres in Italy and today is a migrants’ prison exclusively for women.

The Salvini Security Decree lengthens the period of detention from 3 to 6 months for anyone who loses or is unable to obtain a resident permit.

You can end up in a deportation centre with an expulsion order simply because your employer has fired you from work and you haven’t been able to renew your resident permit.

After being exploited by a sexist and racist labour market, the Security Decree imprisons women for deportation.

Legal means of entry for migrant workers have essentially been blocked since 2011.

Since 2011 there has been a rapid increase in the number of asylum seekers and international and humanitarian protection holders employed as cheap labour.

The elimination of humanitarian protection forces these women and men into illegality and deprives them of an instrument for claiming their rights.

The Salvini Decree favours the labour exploitation of migrant women and men, and therefore of all workers.

The closure of borders has increased the risk of falling into the hands of traffickers.

Tens of thousands of women have been trafficked across the desert and the Mediterranean and have been subject to violence during their journeys.

Most of these women have only been accorded human protection, even when they were entitled to refugee status or subsidiary protection.

The elimination of humanitarian protection in the Salvini Security Decree makes it more difficult for these women to renew their resident permit and increases their risk of being exploited.

Italy is one of the countries where it is most difficult to acquire citizenship.

Besides the length of time required for presenting an application for naturalization (10 years through residency, 2 years through marriage), the bureaucratic side of the procedure in most cases takes more than 4 or 5 years.

The Security Decree lengthens the period for the acquisition of citizenship through marriage.

The Security Decree introduces the possibility of annulling citizenship for those people who have obtained it through naturalization or marriage.

The Security Decree restricts the possibilities for migrant women and men to access the rights of citizenship, thus rendering all citizens more insecure.

The Security Decree removes the possibility for asylum seekers to sign on to local registers and therefore prevents them from accessing many social services.

The Security Decree removes the SPRAR integrated reception system.

As a result, the reception system for migrants will become an emergency system of confinement, which will lead to ghettos and constraints on freedom.

Restricting reception services for asylum seekers affects first of all women.

The women who cross borders are on the front line in the fight against systemic and patriarchal violence, against dispossession and exploitation, both in the countries of origin, and those of transit and arrival.

On 24 November we will be by their side to say No to Salvini’s Security Decree.

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Piazza Indipendenza – l’ipocrisia di una carezza in un pugno

Migranti sgomberati a Roma: ora in strade vicino a stazione

Molto è stato detto e scritto sui fatti di Piazza Indipendenza. Ci concentriamo su uno scatto che da solo racconta tutto: il poliziotto che rassicura l’occupante in lacrime, terrorizzata da tanta violenza messa in campo dalla Prefettura, umiliata dall’indifferenza delle istituzioni verso chi ha visto di nuovo gli interessi di un fondo immobiliare scavalcare quelli di 800 rifugiati senza casa.

Soluzioni alternative concrete e accettabili non ne sono mai uscite, malgrado si racconti il contrario; la polizia ha aggredito con ferocia gli occupanti, non il contrario; l’”emergenza migranti” è prodotta, non risolta dalle istituzioni.

In quello scatto c’è tutta la falsità di una narrazione tossica che occulta la violenza razzista e sessista dispiegatasi a Roma e che ha visto nella giornata di ieri un emblema. Quello scatto vittimizza la fragilità sociale, priva i soggetti di autonomia, determinazione e forza, ne fa dunque un problema, un peso. La politica del bastone e della carota non ha mai trovato rappresentazione più chiara.

Noi vorremmo raccontare invece la dignità di quelle donne, uomini e bambini che hanno resistito e resistono, non hanno mai smesso di lottare per difendere la propria comunità e i propri legami familiari.

Ieri in Piazza Indipendenza si è consumato ciò che affermiamo con forza da mesi: dove non c’è dignità c’è violenza, in ogni ambito della nostra vita e della società. Per questo la nostra condanna della violenza istituzionale è un grido di ribellione.

Invitiamo tutt* a partecipare al CORTEO di Sabato 26 agosto h 16 da Piazza Esquilino.

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