24 e 25 Novembre 2018: Report dell’Assemblea Nazionale di Non una di meno

agitazione

Da ormai 3 anni il movimento femminista e transfemminista in Italia e nel mondo è potente e in costante trasformazione.
Esprime radicalità condivisa, autonomia e radicamento nei territori e si afferma come spazio di costruzione di alternativa e motore di conflitto permanente e intersezionale contro la violenza.

La fase politica attuale è segnata da un’avanzata autoritaria e reazionaria e dalla saldatura tra le politiche neoliberiste e l’ordine patriarcale e razzista. In Italia, come nel mondo, l’attacco ideologico in atto ha pesanti ricadute materiali. In questo contesto il movimento femminista globale apre lo spazio di un grande processo di soggettivazione politica ma anche di ricomposizione.

Lo Stato di agitazione permanente lanciato a Bologna durante l’assemblea nazionale di Non Una di Meno del 6-7 ottobre è rapidamente diventato un dispositivo potente di mobilitazione e di moltiplicazione delle lotte nei territori. È un processo di opposizione alle politiche sessiste e razziste del governo che non disperde, ma anzi potenzia la capacità affermativa, produttiva e trasformativa della presa di parola femminista e transfemminista. Un’opposizione che pratichiamo e che continueremo a praticare a partire dall’elaborazione collettiva costruita in questi 3 anni e concretizzata nel Piano Femminista che ha anticipato le risposte alle politiche patriarcali, razziste, neoliberali e securitarie, del governo giallo verde. Un’opposizione che, proprio grazie all’analisi e alle proposte che avanziamo, mette in luce sia le continuità con i governi precedenti che le radicalizzazioni e le oppressioni portate avanti da questo esecutivo.

A partire dal Piano Femminista costruiremo lo sciopero femminista dell’8 marzo e daremo corpo e sostanza alle rivendicazioni e alle battaglie aperte contro il Ddl Pillon, il decreto Sicurezza, il reddito di cittadinanza, l’attacco all’aborto libero, sicuro e gratuito. Lo sciopero sarà politico e globale, darà voce a chi si oppone con tutte le sue forze alle politiche reazionarie che in ogni parte del mondo cercano di schiacciare chi quotidianamente lotta contro la violenza di questa società.

Come movimento femminista sveliamo la relazione tra il razzismo istituzionale e la violenza sulle donne, frutto di uno stesso paradigma e risultato della saldatura tra destra di governo, neofascisti e fronte cattolico pro-life che passa anche attraverso le mozioni antiabortiste proposte nei consigli comunali. Anche in questo caso non ci limitiamo a reagire contro le pretese della Chiesa sui nostri corpi ma riaffermiamo la nostra autodeterminazione rivendicando molto più di 194.

Costruiamo reti solidali e pratiche efficaci contro le molestie e le discriminazioni sui posti di lavoro, contro il ricatto della precarietà e della dipendenza economica. Rivendichiamo reddito di autodeterminazione, salario minimo europeo e welfare universale contro le misure economiche e sociali del governo. Rivendichiamo la varietà delle nostre reti affettive contro l’eteronormatività del decreto Pillon. Rivendichiamo la possibilità per tutte di muoversi e di restare: contro la violenza dei confini e il ricatto della clandestinità rivendichiamo un permesso di soggiorno europeo, il diritto di asilo e la cittadinanza senza condizioni. Rivendichiamo la libertà da stereotipi, condizionamenti e ruoli sociali imposti, costruiamo spazio pubblico femminista nelle città, sui media, nelle scuole e nelle università.

Riaffermiamo l’arma dello sciopero femminista – sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, sciopero dai e dei generi, sciopero dal lavoro sessuale, sciopero ecofemminista e del consumo – come processo di attivazione politica e sociale per le donne ma anche per tutte le soggettività precarie, migranti, trans*, lesbiche, e chiunque non si adegua ai modelli di sessualità dominanti. Rilanciamo la forza collettiva dello sciopero anche come possibilità di sperimentazione di tempi di vita diversi, e pratiche di condivisione e liberazione.

Intendiamo lo sciopero come uno strumento da reinventare per essere all’altezza di questi percorsi e di queste pratiche.

Bloccare produzione e riproduzione sociale significa scioperare nei luoghi di lavoro, nelle relazioni di cura ma anche radicarsi nei territori, significa preparare lo sciopero stando in piazza nei momenti decisivi con la forza delle nostre parole e delle nostre pratiche.

Proprio per costruire lo sciopero è stata individuata l’esigenza di articolare in modo diffuso spazi di elaborazione e confronto sulle pratiche (case dello sciopero), per organizzare lo sciopero, per immaginare insieme forme efficaci e concrete di astensione dal lavoro autonomo, informale, gratuito e riproduttivo, strategie di sottrazione dal ricatto del permesso di soggiorno e della precarietà attraverso la costruzione di casse di mutuo soccorso altre pratiche di solidarietà, cosi come luoghi e strumenti di alfabetizzazione sindacale sul diritto di sciopero (anche riprendendo vademecum, grafiche e video). A tal fine ci proponiamo di costituire un gruppo di lavoro e di raccordo tra le assemblee territoriali che si occupi praticamente di informare e supportare le lavoratrici che vorranno scioperare.

A partire dalla consapevolezza che lo sciopero è un diritto delle lavoratrici, la convocazione dello sciopero generale parte da noi e da questa assemblea: lanceremo lo sciopero con un appello potente che a partire dal lavoro femminile e femminilizzato interpella tutti quei soggetti che si oppongono alla violenza maschile e di genere, alla precarietà e al razzismo. Convochiamo lo sciopero dell’8 marzo a partire dalla forza accumulata in questi tre anni di mobilitazione, dallo stato di agitazione permanente espressa nei territori e nella marea femminista. Con questa forza e determinazione costruiamo lo sciopero e il confronto con i sindacati, nel segno della riappropriazione di uno strumento di lotta da parte delle lavoratrici, che apre contraddizioni anche interne ai sindacati stessi. Affermiamo la necessità, quindi, che i sindacati si facciano strumento di un processo di opposizione e costruzione di alternativa che parte dai soggetti e li veda protagonisti al di là delle organizzazioni e delle strutture sindacali.

In questa ottica incalziamo i sindacati perché sappiano mettersi al servizio dello sciopero femminista, garantendo la possibilità concreta di praticarlo in ogni settore produttivo. Cogliamo, quindi, l’invito al congresso della Fiom, come occasione per porre alle lavoratrici che saranno presenti lo sciopero come proposta politica da sostenere in forme non simboliche ma effettive.

Si mette a verifica la possibilità di costruire un meeting internazionale sullo sciopero globale delle donne che ci dia la possibilità di un confronto politico anche sulle pratiche e sul processo della sua costruzione, creando le condizioni di un rafforzamento della rete oltre i confini nazionali.

Il meeting internazionale potrà anche essere l’occasione per un ulteriore confronto anche nazionale, che incornici la nostra iniziativa nel quadro globale.

Ci volete sottomesse, ricattate e sfruttate, noi scioperiamo!

La marea che sale e arriva ovunque traboccherà l’8 marzo. Saremo tempesta…
Non Una di Meno

 

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24 novembre Non una di meno in piazza

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Il 24 Novembre saremo di nuovo pronte ad attraversare la città di Roma con un corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne, la violenza di genere, la violenza e l’uso strumentale di razzismo e sessismo e la violenza del sistema economico.

Condividiamo con tuttx le indicazioni emerse nel corso delle nostre assemblee locali e nazionali di costruzione delle giornate del 24 e del 25, per permetterci ancora di rendere questo corteo e questa giornata piena di dirompenti pratiche femministe.

La manifestazione nazionale, come ribadito in più occasioni, sarà aperta dalle donne e dalle soggettività lgbt*qia+ con i loro corpi liberi in #statodiagitazionepermanente, la loro creatività ed intelligenza e dal desiderio di riconoscersi e di autodeterminarsi, una apertura che esprima tutta la potenza del movimento femminista cresciuta e sedimentata in questi anni, oltre la ritualità del 25 novembre. 

Questa apertura esprime la capacità di essere al centro della lotta di liberazione contro le molteplici linee di potere e di oppressione che ci attraversano.

Vogliamo che l’apertura delle donne e dei centri antiviolenza sia una scelta rispettata da tuttx, ma soprattutto determinata ed agita con noi proprio in ragione del desiderio di essere al nostro fianco quel giorno.

Seguirà il camion più grande e la parte di corteo aperto a tutte le soggettività alleate che lottano al nostro fianco e a tuttx coloro che vorranno condividere con noi, pensieri, riflessioni interventi. Un camion per ospitare performance artistiche e per far parlare le tante voci che animeranno il corteo.

Un altro camion animerà la seconda parte del corteo. Ci sarà anche uno spazio pit-stop itinerante organizzato da MOM, per genitori e bimbx: un furgoncino giallo con cuscini e zona morbida dove potersi riposare, allattare, cambiare un pannolino.

Saremo marea, senza spezzoni di organizzazioni politiche e sindacali.
Chiediamo a tutte di scendere in piazza con pañuelos fuxia e altre caratterizzazioni femministe, ma senza simboli e bandiere, per ribadire ancora una volta che il soggetto protagonista di questo movimento sono le donne nelle molteplici identità e non identità che le attraversano.

Appuntamento H 14 Piazza della Repubblica

Qui tutte le info delle giornate del 24 e 25 novembre.

Un piccolo tutorial per creare il proprio pañuelo

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VERSO IL 24 NOVEMBRE E OLTRE: SIAMO OVUNQUE!

Il pañuelo: un simbolo delle donne che lottano nel mondo

Dal pañuelo blanco, simbolo della lotta delle madri delle e dei desaparecidos argentine/i…

Al pañuelo verde: simbolo utilizzato dalle centinaia di migliaia di donne in lotta in Argentina, durante la campagna per l’aborto libero, sicuro e gratuito, che ha le sue radici nella lotta decennale per il diritto all’interruzione di gravidanza.

Il pañuelo fucsia è un simbolo di lotta e di liberazione per Non una di meno, simbolo permanente di rifiuto della violenza sistemica e strutturale sui corpi delle donne, simbolo di riconoscimento e di sorellanza.

Porta il tuo pañuelo in piazza il 24, ma soprattutto attaccalo allo zaino, legalo ai capelli, indossalo ogni giorno. Solidali, forti, libere, insieme non ci fermeranno mai! Perché siamo ovunque, in ogni epoca, in ogni paese, in ogni città! Il pañuelo fucsia è un simbolo dello stato di agitazione permanente, che portiamo con noi sui nostri corpi, ovunque siamo!

UN PICCOLO TUTORIAL PER CREARE IL PROPRIO PANUELO

1. Prendere la stoffa per il lato della lunghezza e ripiegare in 4 parti uguali.

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2. Tagliare per il senso della lunghezza in modo da ottenere quattro strisce lunghe quanto i metri di tessuto a disposizione (37 cm di larghezza circa).

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3. Con un metro misurare su uno dei lati lungi 80 cm (larghezza minima del pañuelo) e segna con un gessetto. Ripetere su tutta la lunghezza.

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4. Prendere l’altro lato, misurare 40 cm, segnare con un gessetto e poi misurare 80 cm ripetendo la misura di 80 per tutto il lato, in maniera da ottenere misure di 80 su ambo i lati, sfalsate di 40 cm.

5.Praticare i tagli corti unendo i punti di lati opposti (procedendo a zig zag). Si otterranno così due file di pañueli speculari da ogni striscia lunga.

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6. Porta il tuo pañuelo in piazza il 24, ma soprattutto attaccalo allo zaino, legalo ai capelli, indossalo ogni giorno. Solidali, forti, libere, insieme non ci fermeranno mai! #agitazionepermanente.

 

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SLOGAN E CANZONI NON UNA DI MENO

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  • INSIEME PARTITE SIAM, INSIEME TORNEREMO: NON UNA DI MENO, NON UNA DI MENO
  • SIAMO IL GRIDO ALTISSIMO E FEROCE DI TUTTE QUELLE DONNE (CORPE) CHE PIÙ NON HANNO VOCE
  • SIAMO MAREA CHE NON SI FERMERÀ’ VOGLIAMO DIRITTI E LIBERTÀ
  • TREMATE TREMATE LE STREGHE SON TORNATE
  • TREMATE TREMATE LE STREGHE SON TORNATE, SIAMO QUELLE CHE SI SON SALVATE
  • LA STRADA SI CONQUISTA CON LA LOTTA FEMMINISTA!
  • SIAMO LA LUNA CHE MUOVE LE MAREE CAMBIEREMO IL MONDO CON LE NOSTRE IDEE
  • VIOLENZA SULLE DONNE SI PUÒ FERMARE, LOTTO MARZO SCIOPERO GLOBALE
  • ALLERTA ALLERTA, ALLERTA CHE CAMMINA, LOTTA TRANSFEMMINISTA DALLA SERA ALLA MATTINA, CHE TREMI CHE TREMI CHE TREMI OGNI FASCISTA ( MACHISTA, RAZZISTA, IL MASCHILISTA, ….) OGGI (MACERATA, MILANO,….) È TUTTA ANTIRAZZISTA (FEMMINISTA)
  • SIAMO MAREA E NON CI FERMEREMO PAURA NON ABBIAMO IL MONDO CAMBIEREMO
  • FINIAMOLA COL MITO DELLA PARITÀ, I DIRITTI LA NOSTRA LIBERTÀ
  • DALLA NOSTRA STORIA DOBBIAMO IMPARARE, DECIDERE DA SOLE E NON DELEGARE
  • LA PAURA NON CI APPARTIENE CON LA NOSTRA RABBIA LOTTIAMO TUTTE INSIEME
  • LA NONNA PARTIGIANA CE LO HA INSEGNATO, IL VERO NEMICO È IL PATRIARCATO
  • LE DONNE PARTIGIANE LO HANNO INSEGNATO, RESISTIAMO CONTRO IL PATRIARCATO
  • MA QUALI SCUSE MA QUALI PENTIMENTI, LA LOTTA FEMMINISTA NON HA RIPENSAMENTI
  • LA NOTTE CI PIACE VOGLIAMO USCIRE IN PACE CI PIACE PURE IL GIORNO LEVATEVI DI TORNO
  • IL MASCHIO VIOLENTO NON È MALATO È FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO
  • COL RAZZISMO NON CI AVETE FREGATO CHI STUPRA È UN UOMO E NON UN IMMIGRATO
  • COL RAZZISMO NON CI AVETE FREGATO LUI STUPRA PERCHÈ È MASCHIO E NON PERCHÈ È IMMIGRATO
  • SIAMO CONTRO OGNI FRONTIERA, PER L’ASILO E L’ACCOGLIENZA VERA
  • FEMMINICIDI E STUPRI NON NE POSSIAMO PIÙ, MACHO MACHISTA IL PROBLEMA CE L’HAI TU (IL PROBLEMA SEI TU)
  • LO STUPRATORE NON È MALATO MA FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO
  • IL FASCISTA NON È MALATO MA FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO
  • VIOLENTI E STUPRATORI VENITE FUORI ADESSO VE LO FACCIAMO NOI UN BEL PROCESSO
  • DELLE VOSTRE DIFESE NON NE POSSIAMO PIÙ, MASCHIO VIOLENTO IL COLPEVOLE SEI TU
  • IL CORPO DELLE DONNE NON SI TOCCA, LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA
  • IL NOSTRO CORPO NON SI TOCCA LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA
  • GUAI GUAI GUAI A CHI CI TOCCA! CI DIFENDEREMO CON LA LOTTA
  • PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA
  • FIDUCIA NELLO STATO NON NE ABBIAMO L’AUTODIFESA È NOSTRA E NON LA DELEGHIAMO
  • CHI DIFENDE GLI STUPRATORI DAI LUOGHI DELLE DONNE FUORI FUORI FUORI
  • L’AUTODIFESA SI FA COSÌ LO ASPETTI SOTTO CASA E POI LO LASCI LÌ
  • FASCI APPESI COL REGGISENO NON UNA NON UNA NON UNA DI MENO
  • NOI DIFENDIAMO LA NOSTRA ESISTENZA, PER QUESTO ORA E SEMPRE RESISTENZA
  • MA QUALI LEGGI, MA QUALE PROTEZIONE CONTRO LA VIOLENZA CI VUOLE RIBELLIONE
  • AL MASCHIO LO DICIAMO CON LA RESISTENZA, NON SI CHIAMA AMORE LA TUA VIOLENZA
  • L’OTTO MARZO NON È UNA FESTA È UNA GIORNATA DI PROTESTA.
  • SIAMO RIBELLI, SIAMO SCONTROSE, TIENITELE PURE LE TUE MIMOSE
  • LA NONNA PARTIGIANA LO SAI COSA CI INSEGNA ANTIFASCISTE SEMPRE OBIETTA SU STA FREGNA
  • ECCO LA SOCIETÀ DEI PRETI E DEI PADRONI: VIOLENTANO LE DONNE, DIFENDONO GLI EMBRIONI
  • NEI NOSTRI OSPEDALI OBIETTORI ZERO, ORA SIAMO STUFE PER DAVVERO
  • DA OGGI IN POI OBIEZIONE ZERO, DAL MIO CORPO RESTI FUORI IL CLERO
  • L’ABORTO NON Ê COLPA, NON È REATO / OBIEZIONE DI COSCIENZA, VIOLENZA DELLO STATO
  • NÉ PRETI NÉ OBIETTORI, PIÙ DIRITTI E CONSULTORI
  • SE FACCIO FIGLI O NO LO DECIDO IO / AVRÀ ALTRO DA FARE ANCHE IL VOSTRO DIO
  • LAICI GLI OSPEDALI, LAICI I CONSULTORI/ OBBIETTIAMO GLI OBBIETTORI
  • L’ABORTO NON SI TOCCA SENNÒ SONO DOLORI: FUORI LA CHIESA DAI CONSULTORI
  • COME SONO LO DECIDO IO, VIOLENZA E PATRIARCATO TI DICIAMO ADDIO
  • SUL MIO CORPO DECIDO IO, NON LO STATO, NEMMENO IL VOSTRO DIO
  • IL NOSTRO TERRITORIO, CORPO E TERRA / NON SI VENDE, SI DIFENDE
  • MA QUALE STATO MA QUALE DIO SUL MIO CORPO DECIDO IO
  • MA CHE DECORO? CHE FERTILITÀ? VOGLIAMO DIRITTI E DIGNITÀ
  • PAURA DEL SISTEMA NON NE ABBIAMO, IL CORPO È NOSTRO E NOI NE DECIDIAMO
  • IL VERO CRIMINALE IL SISTEMA PATRIARCALE, LA NOSTRA PASSIONE LIBERAZIONE
  • MAI PIÙ CI FERMERÀ L’ETERONORMATIVITÀ
  • IL MIO CORPO, LA MIA VITA, LA MIA FORMA DI SCOPAR NON LE DECIDE IL SISTEMA PATRIARCALE
  • DI SICURO VOGLIAMO FARE SESSO, CONTRO OGNI FASCISMO FACCIAMO UN’ORGIA ADESSO, CONTRO IL DECORO FACCIAMOLO PIÙ SPESSO.
  • QUEER (TRANS*), TUDUDU, IN MEZZO AD UNA VIA SENZA SCORTA DELLA POLIZIA
  • CONTRO OGNI VIOLENZA ETEROPATRIARCALE, LA FORMAZIONE SI FA SENTIMENTALE
  • LIBERTÀ DI MOVIMENTO, LIBERTÀ DI TRANSIZIONE, NÉ STATO NÉ DIO, IL CORPO È MIO
  • POTERE, POTERE, POTERE FEMMINISTA, E ADESSO CHE SIAMO INSIEME (2) LE STRADE SONO NOSTRE, POTERE, POTERE, POTERE FEMMINISTA, E ADESSO CHE SIAMO INSIEME (2) ABORTO IN TUTTO IL MONDO
  • Y AHORA QUE ESTAMOS JUNTAS, Y AHORA QUE SÌ NOS VEEN, ABAJO EL PATRIARCADO SE VA A CAER SE VA A CAER, ARRIBA EL FEMINISMO QUE VA A VENCER QUE VA A VENCER
  • LOTTA LOTTA LOTTA NON SMETTER DI LOTTAR PER UN ORGASMO LIBERO, COLLETTIVO E POPOLARE
  • MA CHE DIFFAMAZIONE, MA CHE REATO, LA LOTTA DELLE DONNE DISTRUGGE IL PATRIARCATO
  • CARABINIERI (POLIZIOTTI ETC) MA CHE CI STATE A FARE? A CASA CI SONO I PIATTI DA LAVARE\I PANNI DA STIRARE\I PUPI DA GUARDARE/ IL CANE DA PISCIARE/ LE PIANTE DA BAGNARE/ IL CESSO DA STURARE
  • SON BRUTTI BRUTTI BRUTTI SON NERI NERI NERI NON SONO GLI IMMIGRATI SONO I CARABINIERI
  • GLI UNICI STRANIERI GLI SBIRRI NEI QUARTIERI
  • A CASA, A LAVORO #LOTTOMARZO NON CI STIAMO SCIOPERIAMO SCIOPERIAMO (ripetuto con mille intonazioni)

 

SLOGAN E CANZONI PER I DDL PILLON (NUDM TORINO)

PILLON PILLON FATTI I PIANI TUOI CHE ALLE NOSTRE VITE CI PENSIAMO NOI

PILLON IN PARLAMENTO MA CHE CI STAI A FARE A CASA CI SONO I PIATTI DA LAVARE

NOSTRO FIGLIO NON E’ UN PACCO POSTALE BASTA CON STA FAMIGLIA TRADIZIONALE

PILLON PILLON PILLON PILLON PILLON AL TUO PIANO FAMIGLIARE NOI DIREMO SEMPRE NO

O PILLON TU NON TEMERE CHE LA VITA È TROPPO BELLA

PER PASSARLA COME DCI TU ANCHE SE NON MI VA PIÙ

CANZONI

SULLE NOTE DI BASTA UN POCO DI ZUCCHERO

NEANCHE CON TANTO ZUCCHERO IL PILLON VA GIÙ, IL PILLON VA GIÙ, IL PILLON VA GIÙ

NEANCHE CON TANTO ZUCCHERO IL PILLON VA GIÙ, IL PILLON VA GIÙ, IL PILLON VA GIÙ

E NON CI PROVATE PIÙ

******

BASTA UN POCO DI SCIOPERO E PILLON VA GIÙ PILLON VA GIÙ PILLON VA GIÙ (2)

E IO DIVORIERÒ DI PIÙ

SULLE NOTE DI DONNE DUDDUDU (ZUCCHERO)

PILLON DU DU DU PER TE SONO GUAI AL TUO DISEGNO NON CI STAREMO MAI PILLON DU DU DU NON CAMBIERO’ IDEA ORA E SEMPRE NOI SAREMO MAREA CI VEDI CAMMINARE INSIEME DALL’ITALIA ALL’ARGENTINA SARA’ LOTTA FEMMINISTA DALLA SERA ALLA MATTINA CONTRO CHI TOCCA I NOSTRI CORPI IL NOSTRO GRIDO GIA’ SI SENTE LA PROMESSA CHE FACCIAMO E’ AGITAZIONE PERMANENTE…

SULLE NOTE DE LA PARTITA DI PALLONE (R. PAVONE)

PERCHE’ PERCHE’ NON HO I SOLDI PER ANDARE A DIVORZIARE MILLE EURO PER UN PIANO FAMIGLIARE PERCHE’ PERCHE’ LA MIA VITA NON LA PUOI DECIDER TE

SULLE NOTE DI GRIDA FORTE LA VALSUSA (melodia fischiata di Robin Hood)

IL PILLON VA RITIRATO MA CHE VUOLE QUESTO STATO GIU’ LE MANI DALLE NOSTRE VITE LE VOGLIAMO AUTOGESTITE

SULLE NOTE DI GRIDA FORTE LA VALSUSA (melodia fischiata di Robin Hood)

IL PILLON VA RITIRATO CHE VIOLENZA QUESTO STATO LE FAMIGLIE HANNO TANTE FORME NON CI STIAMO A QUESTE NORME

SULLE NOTE DI COM’E BELLO FARE L’AMORE (R. CARRA’)

COM’E’ BELLO FAR FAMIGLIA CON CHI HAI VOGLIA TU L’IMPORTANTE E’ NON AVERE UN PILLON IN PIU’ DACCI I SOLDI… CASE E NIDI ANCOR DI PIU’ I SERVIZI… CONSULTORI ED RU

SULLE NOTE DI RUMORE (R. CARRA’)

IL TRATTORE, IL TRATTORE AL QUARTO FIGLIO NOI VOGLIAMO IL TRATTORE…TRATTORE…

ALTRE CANZONI E CORI

************************ SUL RITMO DELLA BELLA LAVANDERINA

LA BELLA LAVANDERINA

LUBELLULAVENDERINU

NON LAVA I FAZZOLETTI

PER I MASCHIETTI DELLA CITTÀ

FAI UN SALTO

FANNE UN ALTRO

FAI LA GIRAVOLTA FALLA UN’ALTRA VOLTA

NON FAR LA RIVERENZA

MAI PIÙ LA PENITENZA

GUARDA QUA GUARDA LÀ

DAI UN BACIO A CHI VORRÀ

 

*********************

O GIULIETTA NON TEMERE CHE LA VITA È TROPPO BELLA

PER PASSARLA SOLA SUL BALCONE ASPETTANDO UN COGLIONE

 

***************************** SULLA MELODIA DI SEBBEN CHE SIAMO DONNE  NOI SIAMO UNA MAREA

NOI SIAMO UNA MAREA PAURA NON ABBIAMO

LA NOTTE È BUIA E SCURA E INSIEME LA AFFRONTIAMO

OI LI O LI O LANI UNA MENOS ANCHE QUA

RIPRENDIAMOCI LE STRADE

VOGLIAM LA LIBERTÀ
NOI SIAMO UNA MAREA CHE MAI SI FERMERÀ

NOI ANCHE SCIOPERIAMO E A CASA NON CI STIAMO

OI LI OLI OLANI UNA MENOS ECCOLA QUA

LIBERIAMO IL NOSTRO TEMPO

ANDIAM A PROTESTAR
NOI SIAMO UNA MAREA IL CORAGGIO NON CI MANCA

E CONTRO LA VIOLENZA NOI QUI CI RIBELLIAMO

OI LI OLI OLANI UNA MENOS ANCHE QUA

DI AMORE NON SI MUORE

TUTTE INSIEME LO GRIDIAM

*****************************************

EBBENE SIAMO FROCE PAURA NON ABBIAMO

NON ABBIAMO UN EURO IN TASCA

MA NON CI RASSEGNIAMO

LA LIBERTÀ NON VIENE SENZA LA RIBELLIONE

FROCEQUEERTRANSFEMMINISTE

CONTRO IL MASCHIO PADRONE

OLIOLIOLA

LA MAREA LA CRESCERÀ

NOI SIAM TRANSFEMMINISTE E VOGLIAM LA LIBERTÀ

**

EBBENE SIAMO TRANS PAURA NON ABBIAMO

IL CORPO CI APPARTIENE E IL GENERE INVENTIAMO

IL GENERE NON VIENE APPRESSO AI GENITALI

NOI SIAMO FAVOLOSE VOI SIETE TUTTI UGUALI

OLIOLIOLA E NOI SIAMO TUTTE QUA,

FROCE QUEER LESBICHE E CAGNE VOGLIAM LA LIBERTÀ

 

*******************

SI PARTE,  SI TORNA,  INSIEME

IL CORPO CI APPARTIENE

SIAMO TUTTE PUTTANE

IL PRETE E L’OBIETTORE, (SI PUÒ ANCHE CAMBIARE CON LO SBIRRO DEL QUARTIERE)

DOVRAN TREMARE

SE ARRIVAN LE FROCE ALE ALE ALEEEEE

*****************************                   SULLA MELODIA DI RUMORE DI R. CARRA’

OBIETTORE, OBIETTORE, TI SPRANGHIAMO SENZA FARE RUMORE RUMORE OBIETTORE OBIETTORE…. FASCISTONE, FASCISTONE, ……

 

*************************         SULLA MELODIA DI MALEDETTA PRIMAVERA DI L. GOGGI

CHE IMPORTA SEEEEE LA MIA VITA È TRANSFEMMINISTA

C’È UNA RAGIONE ABBATTIAMO L’OPPRESSIONE

SIAMO MAREA VIENI E LOTTA PURE TE

****************************SULLA MELODIA DI DONNE DI ZUCCHERO

DONNE, DUDUDU, IN MEZZO A UNA VIA, SENZA LA SCORTA DELLA POLIZIA…

 

*************************** SULLE NOTE DE L’UVA FOGARINA

OH QUANTO È BELLA,

LA MIA VAGINA,

O QUANTO È BELLO POTERLA AUTOGESTIR,

A FAR L’AMOR CON QUELLO O QUELLA,

A FAR L’AMOR A NON FINIR

*************************** SULLE NOTE Di BELLA CIAO

BELLA CIAO FEMMINISTA

UNA MATTINA MI SON SVEGLIATA

O BELLA CIAO BELLA CIAO BELLA CIAO CIAO CIAO

UNA MATTINA MI SON SVEGLAITA

ED ERO STANCA DI MORIR

MORIR PER CASO, PER FALSO AMORE

SALVAR L’ONORE O PER FAMA DI LIBERTÀ

SEMPRE UN MOTIVO ME LO TROVATE MA IO NON CI CREDO PIÙ

VOI MI UCCIDETE PERCHÈ SON DONNA

O BELLA CIAO BELLA CIAO

BELLA CIAO CIAO CIAO

VOI MI UCCIDETE PERCHÈ SON DONNA

MA NON MI VOGLIO RASSEGNAR

ALLE SORELLE ALLE COMPAGNE

O BELLA CIAO BELLA CIAO

BELLA CIAO CIAO CIAO

ALLE COMPAGNE, SORELLE E FIGLIE

QUESTA CANZONE IO PORTERÒ

E NELLE STRADE E NELLE PIAZZE

O BELLA CIAO BELLA CIAO

BELLA CIAO CIAO CIAO

ASCOLTERETE LA NOSTRA VOCE

NON UNA MENO, VIVE RESTIAM

ASCOLTERETE LA NOSTRA VOCE

NON UNA MENO, VIVE RESTIAM

dall’Argentina

SI EL PAPA FUERA MUJER EL ABORTO SERIA LEY (2)

BASTA DE PATRIARCADO Y QUE NOS DIGAN LO QUE HAY QUE HACER

ABORTO LIBRE E GRATUITO PARA QUE DECIDA LA MUJER

SI NO HAY ABORTO LEGAL QUE QUILOMBO QUE SE VA A ARMAR

LES CORTAMOS LAS RUTAS Y LES QUEMAMOS LAS CATEDRAL

DA STAMPARE

 

 

November 24th 2018: Non Una di Meno – march against gender based violence and the government’s patriarchal and racist policies

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Non Una di Meno in a state of permanent turmoil: march against gender based violence and the government’s patriarchal and racist policies.

November 24th 2018 Rome h. 2 pm Piazza della Repubblica

From all over the world and from Italy, we are rising up globally against male, gender based violence and racist violence and at those governments that legitimize them.

It’s been over two years since we have first marched together and taken over the public space to reaffirm that femicides are the tip of an iceberg of oppression: gender based violence starts at home and it’s widespread to every field of society. It becomes a political tool of domination, it produces isolation, inequalities and exploitation.

The Salvini-Di Maio government is waging a war on women, migrants and lgbt*qia+ people, through law enforcement and policies aimed at reaffirming a patriarchal and authoritarian model which tries to dismantle and silence our freedom.

The law proposed by senator Pillon to “reform” children support and custody practices enforcing the traditional family system re-establishes oppressive gender roles and hierarchies and erases women’s self-determination. Freedom of choice over our bodies and over our lives is increasingly under attack by fundamentalist campaigns criminalizing abortion which are being promoted by governments all over the world. Our response: the freedom of abortion can’t be erased, and Pillon’s law proposal can’t be reformed; it must be rejected!

Even as this government says that it wants to put an end to poverty, it is planning policies that intensify job insecurity and exacerbate economic dependence which exposes us to even more violence and harassment at work. They dismantle the welfare state and expect that women, Italian or Migrant, pick up domestic and care work either for free or in exchange for a starvation wage. Job insecurity is gendered, so our fight against gendered violence includes a struggle against job insecurity and exploitation. We demand universal basic income, European minimum wage and universal welfare and services, so that we can get out of the cycle of poverty and violence.

We are aware that the violent dynamics of the racist and patriarchal society we live in are produced and reproduced by the education system and for this reason we want to revive feminist and antiracist knowledge, education about differences and sex-education at every level.

We move through cities made evermore somber and hostile by gentrification of public space, the militarization of the streets, by security measures that become a kind of apartheid. Globally we keep saying that safe streets are made by women and the free subjects that move through them, building up the feminist city in which we deserve to live. We want a house to sleep in, self-determined spaces to love, antiviolence centers where we can live and dream

We are tired of politicians instrumentalizing cases of rape and femicide for their racist agendas. Violence against women isn’t related to race: it is always male violence. Patriarchy and racism are two sides of the same coin: we stand strong against the fear, the hate and the violence of the Salvini decree on immigration and borders, mobilizing and building widespread solidarity, in first place with Migrant women, on whose bodies the right-wing government’s game is played even more tragically. We reclaim the freedom to move and to stay, we demand the end of fortress Europe by opening the borders and establishing asylum, citizenship and unconditional European residence permit that aren’t tied to work and study requirements or relationship status. 

They want us subdued, blackmailed and exploited, what they get is a bunch of rebels! We are the change.

On November 24th in Rome there will be a sea of feminists without flags of political parties as we prioritize contents and the construction of networks and relations. We have a feminist plan against male and gender-based violence; a plan to transform society and the whole world.

On November 25th we will reconvene in a national assembly focused on the global womens’ strike on 8th of March.

The permanent state of agitation has only just begun.

 

24 Novembre 2018: Manifestazione nazionale di Non una di meno a Roma

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Non Una Di Meno in stato di agitazione permanente: manifestazione nazionale contro la violenza di genere e le politiche patriarcali e razziste del governo

24 novembre 2018 Roma h. 14 Piazza della Repubblica

Siamo la marea femminista che in Italia e nel mondo ha levato il suo grido globale contro la violenza maschile, di genere e razzista e contro i governi che la legittimano.

Da più di due anni siamo nelle piazze e nelle strade a ribadire che i femminicidi sono la punta di un iceberg fatto di oppressione: la violenza maschile comincia nel privato delle case ma pervade ogni ambito della società e diventa sempre più strumento politico di dominio, producendo solitudine, disuguaglianze e sfruttamento.

Il governo Salvini-Di Maio si è fatto portatore di una vera e propria guerra contro donne, migranti e soggettività lgbt*qia+, attraverso misure e proposte di legge che insistono su un modello patriarcale e autoritario che  vorrebbe schiacciare e ridurre al silenzio la nostra libertà.

Contro le donne si scaglia il Ddl Pillon su affido e mantenimento dei figli per difendere la famiglia tradizionale e ristabilire ruoli e gerarchie di genere che negano l’autodeterminazione delle donne. La libertà di decidere sul nostro corpo e delle nostre vite è sempre più attaccata da campagne fondamentaliste di criminalizzazione dell’aborto che oggi trovano spazio in ogni parte del mondo e rappresentanza nel governo. Noi rispondiamo che la libertà di abortire non si tocca e che il Ddl Pillon non si riforma, si blocca!

Mentre dichiara di voler porre fine alla povertà, questo governo pianifica misure che intensificano la precarietà e accentuano la dipendenza economica che ci espone ancora di più alla violenza e alle molestie sul lavoro. Smantellano il welfare e pretendono che le donne, italiane o migranti, gratuitamente o in cambio di un salario da fame si occupino del lavoro domestico e di cura. La precarietà è donna e per questo la nostra lotta contro la violenza è anche una lotta contro la precarietà e lo sfruttamento. Vogliamo un reddito di autodeterminazione , universale e individuale, un salario minimo europeo, welfare universale e servizi, per uscire dal ricatto della povertà e della violenza.

Riconosciamo scuole e università come luoghi di formazione e di lavoro che producono e riproducono le dinamiche violente della società razzista e patriarcale in cui viviamo. Per questo vogliamo farli rivivere di saperi femministi e antirazzisti, educazione alle differenze e educazione sessuale a tutti livelli.

Attraversiamo città rese sempre più cupe e ostili dalla privatizzazione dello spazio pubblico, dalla militarizzazione delle strade, da provvedimenti per la sicurezza che divengono apartheid. In tutto il mondo continuiamo a urlare che le strade sicure le fanno le donne e le soggettività libere che le attraversano, costruendo le città femministe che meritiamo di vivere. Vogliamo una Casa per dormire, consultor* per amare, centri antiviolenza per vivere e sognare, …

Non ci stiamo al gioco razzista che strumentalizza stupri e femminicidi La violenza contro le donne non ha colore: è sempre violenza maschile. Patriarcato e razzismo sono due facce della stessa medaglia: rifiutiamo la paura, l’odio e la violenza del decreto Salvini, costruendo mobilitazione e solidarietà diffusa, in primo luogo con le migranti esposte a violenze reiterate e sulla cui pelle si gioca in modo ancora più tragico la partita della destra al governo. Rivendichiamo la libertà di muoverci e di restare, diritto d’asilo, cittadinanza e un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, svincolato da lavoro, matrimonio e studio.

Ci volete sottomesse, ricattate e sfruttate, ci avrete ribelli! Noi siamo il cambiamento.

Il 24 novembre a Roma sarà marea femminista senza bandiere e simboli identitari e di partito, Privilegiamo i contenuti, la costruzione di rete e relazioni. Abbiamo un Piano femminista contro la violenza maschile e di genere con cui vogliamo trasformare la società, il mondo intero.

Il 25 novembre ci ritroveremo in assemblea nazionale verso lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo.

Lo stato di agitazione permanente è appena cominciato.

Evento Facebook in aggiornamento

Contatti:

 

 

Testo di Betta Cianchini per Non Una di Meno

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Un testo che Betta Cianchini, attrice e autrice teatrale e voce di Radio Rock, ha scritto per NUDM in occasione della mobilitazione #moltopiudi194. L’attrice Donatella Allegro lo ha letto in apertura della manifestazione a Roma.

TU… dico tu!

TU mi hai fatto abortire quando sono stata Claudia e ho detto a Luca: “sì, un figlio con te lo voglio, anche se non abbiamo una casa, un lavoro, non abbiamo nulla”. Luca mi ha guardata, mi ha stretto le mani e mi ha detto: “no, forse no, amore mio, come facciamo, dove cazzo andiamo io e te?”.

E senza dirgli una parola, ho pensato: aspettiamo, aspettiamo ancora un po’. Forse ha ragione.

Ho aspettato tanto. Troppo. Quel figlio non c’è più stato.

TU mi hai fatto abortire.

TU mi hai fatto abortire quando sono stata Amel. Arrivata a Roma ho trovato subito lavoro, sono in gamba, so 4 lingue. Pulisco cessi e condomini. Mi alzo alle 4.30 e torno in uno scantinato stanca morta. Poi un giorno dolore forte. Cado a terra. Paura di perdere il lavoro. Mi faccio forza. Mi faccio forte. Mi faccio male. Distacco della placenta. Dovevo riposarmi, dovevo stare più attenta. Tutti che sapevano tutto. Tutti che mi insegnano a vivere, anche il dottore. Mi fa morire di vergogna, come se già non fossi morta io dentro.

Ma se a stento arrivavamo a mangiare qualcosa io e mio marito… Riposo di che?

TU mi hai fatto abortire.

TU mi hai fatto abortire quando sono stata lasciata sola. Sì, sola. Senza possibilità a 40 anni di ritrovare un lavoro, senza la possibilità di non scoprirmi disperata e bisognosa.

Bisognosa, sai cosa vuol dire sentirsi BISOGNOSA? Aver bisogno di accoglienza, di certezza di un futuro. Ma se io non ho futuro, chi posso crescere? Sentirsi bisognosa è un fallimento per tutta la società.

Tu mi hai fatto abortire PRIMA di quando lo avrei voluto!

Nel momento acido e ghiacciato che in testa ti fa rimbombare lo strazio di due parole: NON POSSO. NON POSSO. NON POSSO AVERE UN FIGLIO. NON CE LA FAREI, non me la sento, non ce la faremo mai.

Stato… Non è un bisturi che ci ha fatto abortire, è la tua indifferenza.

Non è la “nostra poca sensibilità, il nostro poco senso di maternità come se fosse un tot all’etto se di migliore produzione o meno, non è il nostro cinismo a farci abortire” come ti piace gridarci in faccia, ma molto spesso la nostra paura. Il non potersi permettere una vita – almeno – decorosa, a volte!

Anche se appena nati bisognerebbe avere accesso privilegiato a una vita felice.  Solo per festeggiarla… questa vita. Ti riempi tanto la bocca di questa parola, vita.

Ma se non la si può vivere felici è una parola e basta. Invece appena si nasce nascono conti e sconti da fare e ottenere.

Donne felici non ne nascono.

E donne e uomini felici sceglierebbero con meno dolore.

Non ci sono scelte dolorose, ci sono necessità dolorose, cazzo.

E quando io chiederò di farlo, sarà una mia necessità.

I figli sono gioia quando arrivano.  Se non è gioia, non lo sarà neanche la loro vita.

Guarda i miei occhi, vergognati e domandati perché non sono felice.

E se sono a letto malata, ricorda Stato, devo essere tutelata prima IO che l’embrione.

Il tuo cieco potere, il tuo potere forte non può condannarmi a morte.

Stato, tu mi hai fatto abortire tante volte.

Ma ora che IO voglio abortire… ti arroghi il diritto di decidere per me.

Ora che sono Sabrina e che non voglio un figlio, trovo chi pretende di scegliere per me.

Ma io ho deciso che un figlio non lo metto al mondo.

Non ci sono solo donne semplicemente “portatrici di maternità”, incubatrici, donne ripiene e già pronte, ci sono donne che scelgono di avere o di NON avere un figlio.

E’ una scelta libera… che è l’unica possibile per questa mia testa, questo mio grembo, questo mio corpo e questo mio cervello. E’ una MIA scelta consapevole. Mia.

MI chiamo Valentina ho 32 anni, sono al quinto mese di gravidanza e sono morta al Cannizzaro di Catania in seguito ad una setticemia, dovuta alla mancata proposta di aborto terapeutico.

Mi volevi davvero proteggere? Non lo hai fatto.

Lo fai per me? Non lo fare.

Lo fai per Dio? Non lo farebbe neanche lui.

Lo fai per mio figlio?  Non lo fai felice.

COSI’ non lo fai felice.

Non lo fare.

 

 

Molto più di 194! La salute è un diritto

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Oggi 22 maggio e il prossimo 26 maggio, a 40 anni dalla legge 194 che ha depenalizzato e regolato l’interruzione volontaria di gravidanza, il movimento femminista Non Una di Meno torna nelle piazze di tutta Italia per rimettere al centro del dibattito pubblico l’autodeterminazione delle donne e la libertà di scelta.

In Italia il 70 per cento dei medici è obiettore di coscienza con punte fino al 90 per cento in alcune regioni.

Abbiamo scelto il Ministero della salute, per denunciare il sabotaggio sistematico della libertà di scelta delle donne non solo attraverso l’obiezione di coscienza ma anche tramite lo smantellamento dei consultori operata dalle Regioni, le scelte protocollari dell’Agenzia Italiana per il Farmaco che limitano fortemente la somministrazione della pillola abortiva RU486 e stabiliscono la non rimborsabilità della contraccezione, così come la recente esclusione della pillola del giorno dopo dai farmaci obbligatori nelle farmacie.

A farne le spese sono le donne più povere e precarie, quelle più giovani e quelle senza documenti di soggiorno, quelle che vivono fuori dalle norme eterosessuali.

Siamo qui per gridare con forza che vogliamo gli obiettori fuori dalle strutture sanitarie pubbliche e dalle farmacie. Vogliamo l’accesso alla contraccezione gratuita, alla RU486 e ai servizi sanitari per la gravidanza e il parto, indipendentemente dal possesso di documenti. Vogliamo più consultori laici e aperti alle assemblee delle donne.

Il 26 maggio scenderemo in piazza per difendere la libertà delle donne e la Casa Internazionale delle donne, simbolo delle battaglie femministe a Roma, minacciata di chiusura.

A Roma corteo, ore 17, Piazza dell’Esquilino.

Non una di meno Roma

Libere di scegliere sempre, strade comprese!

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Mai come oggi, quando con la scusa del decoro, soggetti e condotte considerate inappropriate e a rischio vengono espulse dai centri urbani, è urgente interrogarsi sulla relazione tra autodeterminazione dei corpi e spazi urbani.

A Roma, in particolare, gli spazi/corpi che si autodeterminano sono sotto attacco. Esempi recenti sono le minacce a spazi femministi come la Casa Internazionale delle Donne e Lucha y Siesta, e il recente sgombero, poi sospeso, del laboratorio di arte e cultura sperimentale Angelo Mai.

Le strade che attraversiamo sono invase da immagini misogine, razziste e omofobe. Ricordiamo i maxi manifesti anti-abortisti comparsi sui muri di Roma negli ultimi tempi che legano l’aborto ai femminicidi! O l’altro manifesto comparso ad aprile, poi rimosso dopo le proteste sui social, che mostrava un feto gigante e cancellava il corpo e la libertà della donna che lo aveva concepito.

Ricordiamo le frequenti campagne politiche che producono manifesti in cui la difesa delle donne (soprattutto bianche) diventa cavallo di battaglia di partiti xenofobi. Perfino chi sostiene misure contro la violenza di genere continua a mostrare le donne come vittime prive di capacità di autodeterminazione.

Così qualche tempo fa, a Potenza, sono apparsi dei manifesti in cui campeggiava la scritta “Amore, ma se mi uccidi dopo chi picchi?”. L’obiettivo dell’organizzazione che li aveva diffusi era promuovere un convegno contro la violenza di genere. Eppure il manifesto comunicava un’immagine offensiva per tutte le donne che subiscono violenza. Che dire, poi, delle pubblicità che continuano a riproporre il modello della donna “angelo del focolare” o della “donna-oggetto”?

Chi decide sulle nostre città decide anche sui nostri corpi e sulle loro rappresentazioni. Per questo vogliamo immaginare e dar vita ad altri spazi urbani e altre immagini.

E poiché l’arte pubblica non solo può produrre dibattito ma anche sfidare l’estetica del decoro e quella sessista e razzista, usiamo il linguaggio artistico per materialmente riprenderci le nostre città. Che siano murales o poster art, mostre o installazioni itineranti, performance o iniziative in cui discuterne, la posta in gioco è produrre le “città – relazioni” che vogliamo.

Vogliamo svegliarci una mattina e trovare i muri di Roma animati da corpi indecorosi, audeterminati, in lotta.

Questo progetto è parte della mobilitazione femminista per i 40 anni della legge 194. Un altro modo per ricordare che la depenalizzazione dell’aborto è stata prima di tutto espressione dell’autodeterminazione delle donne.

Libere di scegliere! Ora e sempre indecorose!

Non Una di Meno – Roma

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