COMUNICATO STAMPA / PRESS RELEASE 26/27 NOV 2022

BASTA GUERRE SUI NOSTRI CORPI: RIVOLTA TRANSFEMMINISTA
Il 26 novembre Non Una Di Meno scende in piazza contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere per dire “Basta guerre sui nostri corpi!”

Sale la marea in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne e di genere, il movimento transfemminista NON UNA DI MENO organizzerà i seguenti eventi:

🔥26 novembre🔥 h 14 – piazza della Repubblica 

Il 26 novembre si svolgerà a Roma il corteo nazionale chiamato da Non Una di Meno contro la violenza maschile sulle donne e di genere. 

Ci mobilitiamo contro le guerre sui nostri corpi: 

Contro la violenza patriarcale che avvelena le nostre vite. Dal 1° gennaio al 22 novembre 2022 sono oltre 100 i femminicidi, lesbicidi e transcidi, come riporta l’osservatorio di Non Una di Meno (i dati saranno aggiornati il 25 novembre) e il conto continua a salire. 

Contro l’economia di guerra che cancella il nostro futuro e le priorità poste dalla pandemia. Crisi climatica, violenza economica, disuguaglianze e impoverimento colpiscono soprattutto le donne, le persone lgbtqia+, migranti, precarie. 

Contro il governo Meloni che attacca l’aborto e l’autodeterminazione riaffermando il diktat “Dio, Patria, Famiglia”, attacca l’educazione alle differenze e sessuale nelle scuole; attacca il welfare e il reddito di cittadinanza, misura insufficiente e condizionata, che ha una platea a maggioranza femminile.

Scenderemo in piazza con i centri antiviolenza femministi e transfemministi che apriranno il corteo e che rivendicano risorse e autonomia fuori dalle logiche di neutralizzazione, dei bandi e della riduzione a meri servizi sociali. 

Scenderemo in piazza con le donne iraniane in rivolta contro l’oppressione del regime, facendo nostro lo slogan “Donna, Vita, Libertà” che da Rojava diventa inno di lotta per l’autodeterminazione di tuttə. 

⚠️ Sarà una manifestazione senza spezzoni né bandiere, dai due camion organizzati il microfono sarà aperto alla molteplicità delle voci che la compongono. Invitiamo le rappresentanti politiche a rimanere in ascolto e non occupare lo spazio mediatico della manifestazione, diamo indicazione alle strutture partitiche, sindacali e organizzate di rispettare le indicazioni date. ⚠️

🔥27 novembre🔥 h 10 – aula magna Facoltà di Lettere Università Roma 3 – via Ostiense 236
Domenica mattina saremo in assemblea nazionale a Roma, per costruire il piano femminista contro le guerre sui nostri corpi, verso lo sciopero dell’8 marzo 2023. 

Scateniamo assieme la rivolta transfemminista contro le guerre sui nostri corpi!

L’unico carico residuale che conosciamo è il patriarcato! 

PERCORSO DEL CORTEO: PARTENZA DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA, VIALE LUIGI EINAUDI, VIA CAVOUR, PIAZZA ESQUILINO, VIA LIBERIANA, VIA MERULANA, VIA DELLO STATUTO, PIAZZA VITTORIO, VIA EMANUELE FILIBERTO, ARRIVO A PIAZZA SAN GIOVANNI

APPELLO 27 NOVEMBRE 2021- NON UNA DI MENO: CORTEO NAZIONALE A ROMA

APPELLO DI LANCIO: SAREMO MAREA CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE E DI GENERE 

Non Una di Meno è il grido della  marea femminista e transfemminista che scenderà in piazza il 27 Novembre per riprendersi le strade di Roma. 

Dopo due anni di pandemia non sta andando “tutto bene”. L’emergenza e la crisi che ne è seguita si sono scaricate su di noi, e ora siamo strette tra un piano di ripresa e resilienza che non ci contempla e una polarizzazione del dibattito pubblico che ci cancella. La deriva patriarcale, razzista e individualista attraversa il dibattito pubblico e attacca la solidarietà, la cura collettiva, l’accesso alla salute per tutt* come priorità dell’agenda politica post pandemica.

Da inizio anno, in Italia, sono più di 90 i femminicidi, 3 i transcidi

Il piano triennale anti-violenza istituzionale è scaduto nel 2020 e non viene ancora rinnovato. I fondi sono bloccati e della nuova bozza non si sa ancora nulla. I centri antiviolenza non sono meri servizi, serve il pieno coinvolgimento nella definizione delle strategie di contrasto alla violenza, il riconoscimento dell’autonomia dei Centri antiviolenza femministi e i fondi per i percorsi di fuoriuscita e autonomia. Il reddito di libertà per le donne che fuoriescono dalla violenza riassume una politica ipocrita: 400 euro al mese per 12 mesi che non possono garantire autonomia. È una misura razzista perché inaccessibile per le donne migranti irregolari in Italia. Inoltre, i fondi stanziati sono insufficienti perché su oltre 20.000 donne accolte nei CAV ne potrebbero beneficiare solo 625. 

Grazie a “civilissimi” accordi internazionali, donne e uomini migranti continuano a subire violenza: muoiono in mare e nei centri di detenzione in Libia o sui confini dell’Est Europa, le e i migranti che riescono ad arrivare in Italia devono fare i conti con il razzismo istituzionale che lega la presenza delle donne al potere di un padre o un marito o di un datore di lavoro che possono decidere sulle loro vite e sulle loro condizioni di sfruttamento sotto il ricatto del permesso di soggiorno.

I casi di discriminazione e di violenza su persone trans, queer e LGBTQIAP*+ continuano ad aumentare, mentre in Parlamento si applaude per l’affossamento del Ddl Zan, che è per noi un attacco di violenza istituzionale . Le lotte delle persone queer, lesbiche, bisessuali, froce, trans, non binarie, intersexreclamano molto più di Zan! Riaffermiamo l’autodeterminazione sui nostri corpi e sulle nostre vite. Vogliamo educazione sessuale, all’affettività e alla differenza di genere nelle scuole. 

Siamo le donne e persone LGBTQIAP*+ che durante la pandemia hanno subito violenza, sono state licenziate, e sfruttate nei magazzini, che sanificano gli ospedali, senza tutele e senza presidi sanitari. Siamo le precarie, quelle su cui è ricaduto tutto il lavoro di cura, siamo le migranti, badanti e colf che la sanatoria doveva regolarizzare e che ha fatto precipitare in una situazione di invisibilità e ricatto.

Siamo il grido delle donne e delle persone LGBTQIAP*+ che hanno pagato la convivenza forzata, la dipendenza economica e l’assenza di strutture di accoglienza con l’esplosione della violenza domestica.

Lottiamo per un permesso di soggiorno europeo slegato da famiglia e lavoro, per un reddito di autodeterminazione non condizionato, per un salario minimo europeo e un welfare pensato sulle nostre esigenze.

Siamo il grido di tutte le donne che combattono in tribunale contro ex partner violenti e subiscono la minaccia della revoca dell’affido dei figli. Abbiamo respinto il Ddl Pillon, ora vogliamo la PAS (sindrome da alienazione parentale) fuori dai tribunali!

Siamo corpi sensibili e invisibili, corpi malati, disabili, vulnerabili, pretendiamo cure, assistenza, ricerca e strumenti diagnostici garantiti dal Sistema Sanitario Nazionale per riprenderci la vita, l’autodeterminazione, il desiderio e il piacere. Vogliamo accesso all’aborto, al teleaborto e alla RU486 in tutte le regioni e gli obiettori fuori dalla sanità pubblica. Siamo corpi nella quarta ondata: il vaccino è un diritto globale, non un privilegio per ricchi.

Vogliamo una giustizia climatica perché sappiamo che la transizione ecologica proposta dall’Europa è in realtà una nuova imposizione di ordine e di sfruttamenti. 

Il 20 novembre saremo in piazza a Roma per la Trans Freedom March e nelle diverse città per celebrare il Transgender Day of Remembrance perché rifiutiamo una contrapposizione tra donne e persone LGBTQIAP*+. Noi sappiamo che le nostre oppressioni sono connesse perché provengono da una stessa matrice di violenza patriarcale che è strutturale e che innerva l’intera società. 

Segneremo il 25 novembre – giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – con azioni dislocate di denuncia e contro-narrazione dei femminicidi e trans*cidi

IL 27 NOVEMBRE SAREMO IN CORTEO A ROMA! Occuperemo le strade con la nostra rabbia:

perché rifiutiamo una ripresa che cancella le cause e gli effetti della pandemia sulle nostre vite!

perchè siamo il grido altissimo e feroce di chi non ha più voce!

perchè ci vogliamo viv3 e liber3!

Contro la violenza ci organizziamo: saremo un corpo collettivo e creativo senza spezzoni né bandiere e simboli di partito o sindacato. Invitiamo tutt3 a portare in piazza cartelli e panuelos fuxia, e a sintonizzarsi sulle azioni collettive che si daranno lungo il corteo e che verranno comunicate. Sarà impegno condiviso la cura e la tutela della salute di tutt3.

TORNIAMO MAREA!

NON UNA DI MENO

Qui le info sui pullman a Roma da tutta Italia

Evento facebook

27N NON UNA DI MENO: MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE E DI GENERE A ROMA

📣 Il corteo partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica, a breve le info sul percorso e l’appello di lancio…Stay tuned.

💥Saremo marea femminista e transfemminista
💥Perché ci vogliamo vivə e liberə dalla violenza
💥Perché rifiutiamo una ripresa che cancella le cause e gli effetti della pandemia sulle nostre vite
💥Perché siamo il grido altissimo e feroce di chi non ha più voce⚡🚌 Pubblicheremo qui l’elenco dei pullman provenienti dalle varie città.

Segui la pagina su FB e IG e questo evento fb.

*Foto scattata nel corso dell’ultima assemblea nazionale di Non una di meno a Bologna da Stefania Biamonti

23 novembre: Non una di meno in piazza

marea-dinamo-napolitano

Il 23 novembre sarà marea femminista e transfemminista contro la violenza patriarcale, istituzionale, economica e ambientale.
Attraverseremo Roma per il quarto anno consecutivo al grido di Non una di Meno: porteremo in piazza la #rivoltapermanente alla violenza maschile e di genere che costruiamo ogni giorno nelle piazze, negli spazi femministi e transfemministi, nei centri antiviolenza, nei consultori, nelle scuole, sui posti di lavoro, nelle case e nelle relazioni.

Sarà una grande manifestazione delle donne e delle soggettività LGTBQIPA+ , dei corpi liberi in #rivolta, della loro creatività ed intelligenza, dal desiderio di riconoscersi e di autodeterminarsi, una manifestazione che esprima tutta la potenza del movimento femminista e tranfemminista.

Il corteo sarà aperto dalle donne e dai centri antiviolenza femministi, dai percorsi di fuoriuscita dalla violenza di genere, dalle case delle donne, dagli spazi femministi e transfemministi, dalle consultorie, dalle assemblee delle donne dei consultori. Porteremo le maschere delle luchadoras a sostegno della casa delle donne Lucha Y Siesta di Roma e di tutti gli spazi di autodeterminazione minacciati di sgombero e
chiusura.

Vogliamo che l’apertura delle donne e dei centri antiviolenza sia una scelta rispettata e condivisa da tutt*, ma soprattutto determinata ed agita insieme proprio in ragione del desiderio di essere al nostro fianco quel giorno e di costruire alleanze nelle differenze.

Seguiranno un primo e un secondo carro di Non Una di Meno, aperti e animati dalle donne e dalle soggettività LGBTQIPA+ in lotta e seguiti da un corteo attraversato da tutt* coloro che lottano con noi e riconoscono come prioritaria la creazione di alternative alla violenza patriarcale, al sessismo, all’omolesbotransfobia e al razzismo, al capitalismo, al fascismo. I carri ospiteranno performance, musica, parole e immagini, animeranno
inoltre azioni performative collettive che si svolgeranno lungo il
corteo.

Tra i due carri è previsto uno spazio organizzato da MOM, per genitori e bimb*: un furgoncino giallo con cuscini e zona morbida dove riposare, allattare, cambiare un pannolino.

Saremo marea femminista e transfemministi, senza spezzoni organizzati
né bandiere e simboli di partito e sindacali.

Invitiamo tutt* a portare in piazza i simboli del movimento: i panuelos fuxia mutuati dalla campagna argentina per l’aborto legale, i pugni di fuoco simbolo di rivolta, le maschere delle luchadoras della campagna per Lucha y Siesta e gli spazi femministi, i cartelli, i cori, i contenuti della lotta contro la violenza strutturale contro le
donne e di genere.

Appuntamento sabato 23 novembre 2019 h14 Piazza della Repubblica

Percorso del corteo

Concentramento: Piazza Della Repubblica, Viale Luigi Einaudi, Via Cavour, Piazza Esquilino, Via Liberiana, Via Merulana, Via Dello Statuto, Piazza Vittorio, Via Emanuele Filiberto,
Arrivo: Piazza San Giovanni.

mappa corteo

*Foto di copertina di Daniele Napolitano

Appello Non Una Di Meno – 23 novembre, manifestazione nazionale a Roma : Contro la vostra violenza, la nostra rivolta!

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Il prossimo 23 novembre la marea femminista e transfemminista tornerà a inondare le strade di Roma contro la violenza che segna le nostre vite e diventa sistema!

In tutto il mondo le donne sono in rivolta contro la violenza patriarcale, razzista, istituzionale, ambientale ed economica. In Sud America, in Medio Oriente, In Asia, in Africa, in Europa le donne e le persone lgbtqipa+ stanno affermando chiaramente che nessun processo di democratizzazione e liberazione è possibile senza trasformazione radicale dell’esistente. In Cile, in Messico, in Ecuador, in Argentina, in Brasile, le donne lottano contro la violenza patriarcale e economica che attacca i corpi e l’ambiente.

Le donne curde stanno difendendo e portando avanti un processo rivoluzionario femminista, ecologista e democratico e combattono per la liberazione da ogni fondamentalismo e contro l’autoritarismo turco. Il 23 novembre ci uniremo a queste sollevazioni globali, dalle quali traiamo forza e convinzione!

Abbiamo disvelato la natura strutturale e politica della violenza maschile, che agisce sulle donne e sulle soggettività lgbtqipa+. A quattro anni dall’esplosione del movimento femminista è il momento di affermare, a partire dalle lotte, dalle pratiche, dalla solidarietà femminista, rivendicazioni chiare e non negoziabili su cui vogliamo risposte.

Ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner, e continuano le violenze omolesbotransfobiche. Sono i giornali a valutare quale dei tanti femminicidi debba essere raccontato e come. Quello del “gigante buono” – come nel caso di Elisa Pomarelli – o quello di chi “se l’è cercata”. Quello della vittima dell’invasore nero o del raptus di gelosia, nel caso si tratti di un marito italiano.

Noi invece sappiamo che la violenza può colpire chiunque di noi e che non ha passaporto, colore né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa. È la storia di tante donne e di persone non conformi al modello patriarcale che ogni giorno si ribellano a molestie, stalking, violenza domestica, psicologica, sessuale ma trovano ulteriore violenza nei tribunali.

È tempo di dire basta alla Giustizia Patriarcale: se in Parlamento la Pas (sindrome da alienazione parentale) finisce nel cassetto insieme al Ddl Pillon, nelle cause di divorzio è sempre più frequente il suo utilizzo per giustificare l’allontanamento dei minori dalle madri, diventando così uno strumento punitivo per le donne che si separano e un deterrente alla denuncia per le donne che subiscono violenza domestica. Vogliamo la Pas fuori dai tribunali!

Il Codice Rosso ha già fallito confermandosi una mera operazione propagandistica: è necessario riconoscere le donne come soggetto attivo e intervenire efficacemente prima e non dopo che la violenza o il femminicidio si compiono.

Per questo il lavoro dei centri antiviolenza femministi va riconosciuto, garantito e valorizzato perché siamo stanche di finire sul banco degli imputati o ricordate in maniera strumentale in qualche pessimo articolo di giornale. Gli spazi femministi sono invece sotto attacco in tutto il Paese e le risorse per le realtà che sostengono le donne che resistono alla violenza sono sempre più vincolate e carenti. Difendiamo e moltiplichiamo gli spazi femministi e transfemmninisti, come Lucha y Siesta, le case delle donne e tutti gli spazi di autodeterminazione sotto minaccia di sgombero!

L’indipendenza economica è la condizione fondamentale per affrancarsi dalla violenza, per essere libere di scegliere: le molestie e gli abusi si riproducono in condizioni di minaccia e di ricatto, nella vergogna e nella solitudine, ma ancora permane il limite di un anno di tempo entro cui denunciare. Questo limite è un’arma in mano a molestatori e stupratori.

Vogliamo essere liber* dalla povertà, dallo sfruttamento, dal rischio di licenziamento o del mancato rinnovo di contratto e dei documenti di soggiorno. In un paese in cui solo una donna su due lavora, la maternità può costarti il posto di lavoro e la disparità salariale è un dato di fatto, non serve la propaganda, ci vogliono atti concreti: vogliamo un salario minimo europeo, un reddito di autodeterminazione svincolato dalla famiglia e dai documenti di soggiorno, congedi di maternità, paternità e parentali di uguale durata e retribuiti per entrambi i genitori.

Se scegliere di fare un figlio non è semplice, non lo è nemmeno non farlo: obiezione di coscienza dilagante e smantellamento del welfare ostacolano la nostra autodeterminazione psicologica, sessuale e riproduttiva. Riprendiamoci i consultori pubblici e rompiamo il monopolio degli obiettori sulle nostre scelte: vogliamo educazione sessuale per conoscere, educazione al rispetto di generi e orientamenti sessuali, spazi per condividere, contraccezione gratuita per proteggerci, la pillola abortiva senza ricovero e fino a 12 settimane per decidere. Vogliamo servizi socio-sanitari pubblici e laici che garantiscano la salute e la libera scelta di tutte e tuttu.

L’Italia è il paese in Europa con il più alto numero di uccisioni di persone trans ‒ spesso donne trans, migranti e sex workers. La presa di parola delle persone trans e lgbtqiap+ contro la violenza di genere e dei generi è un fiume che ingrossa e rafforza la marea femminista e transfemminista che si riverserà a Roma il 22 novembre con la Trans Freedom March: l’autodeterminazione non ha confini!

La guerra contro le persone migranti sta raggiungendo intensità senza precedenti, non soltanto nel Mediterraneo, e colpisce soprattutto le donne facendo dello stupro un’arma di soggezione. Vogliamo fermare la violenza degli accordi che esternalizzano le frontiere, disseminando Europa, Mediterraneo e Nord Africa di lager del XXI secolo. Vogliamo essere liber* di muoverci attraverso i confini e di restare se lo vogliamo. vogliamo l’abrogazione dei decreti sicurezza che criminalizzano la migrazione, la solidarietà e il dissenso, di tutte le leggi che legano il permesso di soggiorno al lavoro o alla famiglia e di quelle che alimentano il razzismo negando la cittadinanza a chi è nat* o cresciut* in Italia. Un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, asilo e cittadinanza sono i soli strumenti possibili contro violenza e sfruttamento. Reclamiamo l’accesso al welfare per tutt* contro la distruzione dello Stato sociale che anno dopo anno taglia risorse mentre aumenta la spesa militare.

La lotta femminista e transfemminista crea resistenza e alternativa nella costruzione di legami e intrecci attraverso la riappropriazione dello sciopero come pratica di conflitto come processo di trasformazione dell’esistente che opponga la cura, l’autodeterminazione e l’equità sociale allo sfruttamento dei corpi e dell’ambiente.

Scendiamo in piazza il 23 Novembre anche per tutte quelle donne e quelle persone che vedono limitata la propria libertà. Le donne e le persone trans detenute, le persone sottoposte a misure restrittive o confinate all’interno di strutture psichiatriche che le sottopongono a misure di contenimento inappropriate e violente.

Il 23 Novembre saremo a Roma, saremo insieme, porteremo in piazza i nostri corpi e le nostre relazioni, quelle che costruiscono la discontinuità che nessun governo può garantirci, quelle che uniscono le vite di milioni di donne e soggettività lgbtqiap+ in tutto il mondo. Il 24 novembre ci incontreremo in assemblea nazionale verso lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo. Di fronte alla violenza di questa società non facciamo un passo indietro: noi siamo rivolta!

CONTATTI

Info logistiche 23 e 24 novembre, assemblea nazionale 

23-24N Info logistiche Manifestazione e Assemblea Nazionale 2019

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23 NOVEMBRE – MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE E DI GENERE

In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la marea transfemminista di Non una di meno torna in piazza! Contro la vostra violenza, saremo rivolta!
️Ore 14.00 da Piazza della Repubblica
▶️Come arrivare
🚈Metro A Repubblica

📌PERCORSO DEL CORTEO
Concentramento: Piazza Della Repubblica, Viale Luigi Einaudi, Via Cavour, Piazza Esquilino, Via Liberiana, Via Merulana, Via Dello Statuto, Piazza Vittorio, Via Emanuele Filiberto, Arrivo: Piazza San Giovanni.

mappa corteo

📌COMPOSIZIONE DEL CORTEO
Vogliamo che l’apertura delle donne e dei centri antiviolenza sia una scelta rispettata e condivisa da tutt*, ma soprattutto determinata ed agita insieme proprio in ragione del desiderio di essere al nostro fianco quel giorno e di costruire alleanze nelle differenze.

📌Cosa portare con sé
Saremo marea femminista e transfemminista, senza spezzoni organizzati né bandiere e simboli di partito e sindacaliI. Invitiamo tutt* a portare in piazza i simboli del movimento: i #panuelos fuxia mutuati dalla campagna argentina per l’aborto legale, i #pugni di fuoco simbolo di rivolta, le #maschere delle #luchadoras della campagna per Lucha y Siesta e gli spazi femministi, i cartelli, i cori, i contenuti della lotta contro la violenza strutturale contro le donne e di genere (https://bit.ly/337TOKR).

Tutte le altre info nel link ⤵
https://bit.ly/37vIr2I

INFO UTILI

Durante il corteo sarà garantito l’interpretariato italiano-Lis/Lis-italiano per tradurre i tanti interventi che verranno fatti e rendere accessibile a tutt_ l’intera giornata.

FURGONCINO MOM 

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LE PICCOLE MATRIOSKE CHIAMANO!

Siamo piccole e grandi, genitori e sostenitrici della genitorialità, lavoratrici e precarie, nate e cresciute in vari luoghi del mondo. Autogestiamo spazi e creiamo iniziative che ci permettono di giocare, strappare tempo per noi, crescere libere e confrontarci insieme sulla genitorialità. Siamo le piccole matrioske armate di passeggino che SABATO 23 NOVEMBRE scenderanno in piazza con il furgoncino giallo del MOM, uno spazio itinerante morbido, dedicato all’allattamento e al cambio dei pannolini per permettere a tutte le generazioni femministe di manifestare insieme. Trova le piccole matrioske vicino al furgoncino giallo!

 

📌FLASH-MOB DURANTE IL CORTEO

💥Per riprenderci lo spazio e la parola, per visibilizzare la nostra indignazione e la nostra forza, nel corso del corteo nazionale di Non Una Di Meno lanciamo un grido muto da praticare tutt*. Alle ore 16,30 ci fermeremo in ogni punto del corteo, ci sederemo a terra e staremo in silenzio assoluto per 5 minuti al termine dei quali esploderemo in un grande grido collettivo di gioia, di rabbia, di lotta!
Riprendiamo il #gridomuto dalle piazze spagnole e lo dedichiamo a Daniela Carrasco “Mimo”, ritrovata #torturata e #uccisa per aver partecipato alle proteste di piazza in Cile contro le misure neoliberiste e il regime di Pinera.

📌FLASH-MOB DELLE LUCHADORES IN AZIONE!

💥Luchadoras tenetevi pront*!
Lucha y Siesta non si tocca e lo diremo anche con i nostri corpi!

23 SERA…PARTY TIME

💥💃…E dopo la manifestazione, tutt* a festeggiare, ballare e brindare insieme dalle ore 21 a Esc Atelier, Via dei Volsci 159, perchè La rivolta non è un ballo di gala!
**
All’indomani della manifestazione che ci vedrà insieme a Roma, è convocata per il 24 novembre l’assemblea nazionale di Non Una Di Meno verso lo sciopero del prossimo 8 marzo 2020.

📌OSPITALITA’ 23-24 NOVEMBRE E PARTECIPAZIONE AI TAVOLI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE
▶️Compila il FORM
(++ATTENZIONE CHIUSURA FORM++
E’ POSSIBILE PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 24 NOVEMBRE ANCHE SENZA ESSERSI ISCRITT*)

24 NOVEMBRE – ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA

ore 10.00 presso il quartiere San Lorenzo

Leggi il testo di convocazione dell’assemblea

▶️Come arrivare
A piedi da fermata metro A Termini, Vittorio Emanuele, San Giovanni, Manzoni
🚃Tram 3 da: fermata metro A San Giovanni o Manzoni.
🚃Tram 3 o 19 da metro B Policlinico o Piramide

📌I TAVOLI TEMATICI saranno dislocati in questi spazi nel quartiere San Lorenzo

MAPPA ASS

Tutti i tavoli di discussione:

cibo

COLAZIONE E PRANZO VEGAN IN TUTTI GLI SPAZI DOVE SI TERRANNO I TAVOLI

A pranzo focacce con verdure

SPAZIO BIMB* A CURA DI MOM

Mentre è in corso l’Assemblea Nazionale, dalle ore 10.00 presso il Nuovo Cinema Palazzo, al piano di sopra.

mom

Manifesti da stampare

🚐PULLMAN IN PARTENZA DALLE CITTA’

Le città che arriveranno a Roma
🔴 Alessandria
https://www.facebook.com/events/415110322765644/
🔴 Ancona
https://www.facebook.com/events/2164599233846157/
🔴 Bergamo
https://www.facebook.com/events/3206488516090338/
🔴 Bologna
https://www.facebook.com/events/428738291166113/
🔴 Brescia
https://www.facebook.com/events/1741344166000267/
🔴 Firenze
https://www.facebook.com/events/2556986667876343/
🔴 Genova
https://www.facebook.com/events/2531493637079299/
🔴 Imola
https://www.facebook.com/events/586507472085826/
🔴 La Spezia
https://www.facebook.com/events/765173790620097/
🔴 Latina
https://www.facebook.com/events/2558541877598603/
🔴 Lucca
https://www.facebook.com/events/627993401069566/
🔴 Milano
https://www.facebook.com/events/458110611482062/
🔴 Modena
https://www.facebook.com/events/771300806648037/
🔴 Monterotondo
https://www.facebook.com/events/2542216452499434/
🔴 Napoli
https://www.facebook.com/events/429719517924855/
🔴 Padova
https://www.facebook.com/events/2383225015340191/
🔴 Pavia
https://www.facebook.com/events/2474355579554327/
🔴 Perugia
https://www.facebook.com/events/2500239886967236/
🔴 Pescara
https://www.facebook.com/events/1738337709655360/
🔴 Piacenza
https://www.facebook.com/events/895198320874922/
🔴 Pisa
https://www.facebook.com/events/454738955173838/
🔴 Puglia
https://www.facebook.com/events/1625088907634107/
🔴 Ravenna
https://www.facebook.com/events/562913870919490/
🔴 Reggio Emilia
https://www.facebook.com/events/791317621301324/
🔴 Rimini
https://www.facebook.com/events/820882995043416/
🔴 Terni
https://www.facebook.com/events/509148692970537/
🔴 Torino
https://www.facebook.com/events/2664076980279389/
🔴 Venezia e Treviso
https://www.facebook.com/events/846905655724961/

CONTATTI

Non Una di Meno verso il 23N: Chiamata per Artist@ e Cospiratrici

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23 Novembre, Roma, ore 14:00 @Piazza della Repubblica

Siamo le attiviste di Non Una di Meno, il movimento transfemminista che combatte la violenza maschile, razzista, economica e ambientale.

Il 23 novembre inonderemo le strade di Roma e vorremmo averti con noi.

Perché le tue performances, le tue immagini, la tua musica e le tue parole raccontano di donne che vogliono trasformare il mondo, di corpi desideranti che si ribellano alla misoginia, al razzismo e al ricatto della povertà.

Perché ogni rivolta ha bisogno di corpi, suoni, immagini e parole.

Ti invitiamo a unirti a noi, come puoi:

– vieni in corteo
– usa i microfoni di Non Una di Meno
– sostieni #NonUnadiMeno sui social con un post
– diffondi un’immagine del pugno di fuoco o il pañuelo fucsia, simboli del movimento.

Da oggi al 23 novembre e all’infinito, respiriamo/cospiriamo insieme.

Che la rivolta abbia inizio!

#NonUnadiMeno

CONTATTI

*Foto di Vittorio Giannitelli per DinamoPress

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LA VIOLENZA È SISTEMICA E MULTIFORME E UNA DI QUESTE FORME È QUELLA DI STATO

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La violenza delle armi e il tentativo di distruzione del più grande laboratorio di Resistenza al patriarcato, esperienza fondata sul rispetto delle diversità sociali e culturali, sull’autogestione, sull’economia sociale, sulla partecipazione di tutte le comunità della regione in chiave femminista ed ecologista.

La violenza delle armi e la cancellazione delle reti di mutualismo senza confini, la colonizzazione delle risorse naturali,  il ricatto delle e dei profughi come chiave di creazione perpetua della fabbrica permanente della paura.

La violenza che supera le geografie e si compatta nell’attacco alle libertà.

La violenza e le sue coperture, quelle della narrazione tossica delle denunce general generiche che si nutrono di retorica ipocrita, quelle delle analisi miopi e immemori, quelle della solidarietà tutta chiacchiere e distintivo, quelle dei proclami con le committenze militari in aumento esponenziale.

Quella del Governo e del Parlamento italiano che, a parole, dicono di volere fermare le armi e, nella pratica, sono perfetti complici di un genocidio in diretta mondiale.

Quella che non ricorda l’accordo del 2016 tra UE e Turchia: un ricatto bilaterale che prevede finanziamenti alla Turchia pari a 6 miliardi di euro per il contenimento delle profughe/i impedendo loro di accedere alla rotta balcanica e raggiungere l’Europa.

Quella che omette la grande esercitazione aerea Anatolian Eagle 2019 a cui hanno partecipato i cacciabombardieri AMX del 51° Stormo dell’Aeronautica Militare di Istrana (Treviso).

Quella che non racconta, l’addestramento delle forze armate, l’intensificazione tra l’Italia e la Turchia del numero delle esercitazioni aeree, terrestri e navali, le visite ufficiali di ministri, sottosegretari e alti comandanti delle forze armate, le attività di formazione di personale turco nelle accademie di guerra e nei reparti d’élite di mezza Italia e, finanche, la “vendita” delle unità navali dismesse, la partecipazione del Ministro della Difesa appena lo scorso 2 maggio 2019 alla fiera internazionale dell’Industria e della Difesa che si tiene a Istanbul con cadenza biennale.

Quella che nasconde la formazione-addestramento delle unità turche, il progetto biennale di “rafforzamento della capacità istituzionale del Comando Generale della Gendarmeria turca in materia di gestione dell’ordine pubblico e controllo della folla”, conclusosi nel febbraio 2019 presso il CoESPU (il Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità dell’Arma dei Carabinieri) con sede presso la caserma “Chinotto” di Vicenza.    Quella che finanzia un progetto indirizzato alla famigerata polizia militare turca: oltre 1.400 gendarmi sono stati addestrati in operazioni antisommossa dai Carabinieri sia in Italia che in Turchia, con particolare enfasi al “controllo in aree rurali manipolate da elementi terroristici” su decisione dell’Unione Europea.

Quella delle partnership commerciali Italia-Turchia che fa accumulare profitti all’industria bellica italiana: negli ultimi 4 anni, il Ministero degli Esteri italiano ha autorizzato l’esportazione di 890 milioni di armi in Turchia, 360 solo nel 2018, rendendo l’Italia il terzo Paese al mondo per esportazioni di armi in Turchia, il tutto nell’ambito di un generale incremento delle autorizzazioni del governo italiano per il commercio di armi verso Paesi in guerra e/o dittature.

Quella di una legge, la 185/1990 che prevede il divieto di export di armi ai Paesi in conflitto ma, seppure legge dello Stato, viene deliberatamente non applicata e sostituita con i teatrini delle promesse futuribili.

Quella di Active Fence, missione Nato inaugurata a giugno 2016, prorogata dal Parlamento italiano nel luglio 2019 sino al 31 dicembre 2019, finalizzata alla  protezione dello spazio aereo turco con la batteria di missili ASTER SAMP, 130 soldati e veicoli logistici a supporto dell’alleato turco, in quanto “sotto minaccia”. Missione il cui fabbisogno finanziario per l’anno 2018 è stato pari a 8.438.295 euro e per l’anno 2019, come riportato nel Dpp (Documento Programmatico Pluriennale) Difesa, è pari a 12.756.907 euro.

Quella del Presidente del Consiglio che lo scorso 11 ottobre, in pieno attacco della Turchia, ha promesso di aumentare di 7 miliardi di euro all’anno la spesa militare per la Nato.

Quella violenza nascosta del doppio gioco ipocrita che appena lo scorso 11 ottobre ha portato il Presidente della Nato, Stoltenberg, a evidenziare l’importanza dei «sistemi di difesa missilistica» dispiegati dalla Nato per «proteggere il confine meridionale della Turchia» e il Ministro degli Esteri Çavuşoğlu a ringraziare in particolare l’Italia che, dal giugno 2016, ha dispiegato nella provincia turca sudorientale di Kahramanmaraş il «sistema di difesa aerea» Samp-T, coprodotto con la Francia.

Quella violenza che non conosce pudore e negli stessi giorni del conflitto si prepara a spedire da Roma il cannone marca Rheinmetall, capace di sparare  600 colpi al minuto.

Quella del grande gioiello italiano nell’offensiva della Turchia in Siria: gli elicotteri da combattimento costruiti in Turchia ma creazioni del Made in Italy, versione avanzata dell’Agusta A129, ovvero i Mangusta, prodotti da Leonardo, azienda a capitale pubblico per il 33 per cento. Piccoli, veloci, robusti, zeppi di apparati hi-tech in grado di scoprire gli obiettivi con un radar e un sistema ad infrarossi a cui non sfugge nulla, neppure di notte, nemmeno nei boschi. Finmeccanica ha ottenuto un miliardo e 79 milioni soltanto per la licenza, l’assistenza e i prototipi.

La violenza camuffata di un Paese, l’Italia, che sposta altrove le responsabilità per assolvere se stessa e tenta di rimandare ancora una volta il momento collettivo in cui sarà chiaro a tutt* che è un Paese con la mani sporche di sangue e una colonia che scodinzola alle potenze imperialiste, arrivando a sacrificare risorse pubbliche e istituzionalizzare lo smantellamento dello Stato sociale a tutto vantaggio dello Stato servo militare .

Ipocrisia e doppio gioco di un Paese in cui i partiti di Governo si dissociano da se stessi e vestono i panni dell’opposizione, tentando di dare una verniciata alle proprie responsabilità politiche,   invece che assumerne di reali e attuali, ivi compresi il sequestro militare delle spiagge in Sardegna e il MUOS in Sicilia.

Contro questa ipocrisia, oggi, Non Una di Meno prende posizione e denuncia le responsabilità del Governo, del Parlamento italiano e del sistema bancario e commerciale che fa profitti con le armi.

Lo fa per mettere in pratica Tolhildan, che in curdo significa vendetta, laddove vendetta significa “costruire il mondo per il quale le compagne e i compagni rivoluzionari hanno lottato fino all’ultimo giorno”.

Un mondo dove le spese militari non possano crescere senza misura mentre Stato sociale, ospedali, centri antiviolenza subiscono un progressivo smantellamento.

Un mondo dove le donne in lotta possano riscrivere la Storia e cancellare la violenza patriarcale, costruendo un cambio di sistema che si fondi sul rispetto della terra, dei corpi, e quindi sulla natura e i suoi cicli.

La rivoluzione in Rojava è la nostra rivoluzione, l’attacco alla libertà del Rojava è un attacco anche alle nostre libertà e alla nostra capacità di farci “marea in movimento”, la lotta delle combattenti curde contro le bande fasciste dello stato islamico è la nostra lotta contro il patriarcato e la violenza sistemica sulle donne e le soggettività LGBTQIA+’.”

Per Hevrin, uccisa, lapidata, vilipesa e usata come simbolo della rivalsa patriarcale, per Zain morta in combattimento, per Orso, che voleva diventare goccia nella tempesta, per tutte le donne in lotta in ogni parte del mondo noi oggi siamo Tolhildan e denunciamo l’ipocrisia e il doppio gioco dell’Italia.

A Napoli abbiamo invaso le strade con la potenza di un corteo selvaggio al grido Le donne in lotta scrivono la storia, con il Rojava fino alla vittoria.

La marea ha rotto gli argini del patriarcato e si è fatta rivolta e oggi chiama alla mobilitazione permanente e alla partecipazione ai due grandi cortei a Milano il 26 ottobre e a Roma il 1 novembre per urlare tutt* insieme Jin, Jïyan, Azadi – Donna, Vita, Libertà e per denunciare le responsabilità italiane, pubbliche, economiche e industriali Made in Italy.