23 novembre: Non una di meno in piazza

marea-dinamo-napolitano

Il 23 novembre sarà marea femminista e transfemminista contro la violenza patriarcale, istituzionale, economica e ambientale.
Attraverseremo Roma per il quarto anno consecutivo al grido di Non una di Meno: porteremo in piazza la #rivoltapermanente alla violenza maschile e di genere che costruiamo ogni giorno nelle piazze, negli spazi femministi e transfemministi, nei centri antiviolenza, nei consultori, nelle scuole, sui posti di lavoro, nelle case e nelle relazioni.

Sarà una grande manifestazione delle donne e delle soggettività LGTBQIPA+ , dei corpi liberi in #rivolta, della loro creatività ed intelligenza, dal desiderio di riconoscersi e di autodeterminarsi, una manifestazione che esprima tutta la potenza del movimento femminista e tranfemminista.

Il corteo sarà aperto dalle donne e dai centri antiviolenza femministi, dai percorsi di fuoriuscita dalla violenza di genere, dalle case delle donne, dagli spazi femministi e transfemministi, dalle consultorie, dalle assemblee delle donne dei consultori. Porteremo le maschere delle luchadoras a sostegno della casa delle donne Lucha Y Siesta di Roma e di tutti gli spazi di autodeterminazione minacciati di sgombero e
chiusura.

Vogliamo che l’apertura delle donne e dei centri antiviolenza sia una scelta rispettata e condivisa da tutt*, ma soprattutto determinata ed agita insieme proprio in ragione del desiderio di essere al nostro fianco quel giorno e di costruire alleanze nelle differenze.

Seguiranno un primo e un secondo carro di Non Una di Meno, aperti e animati dalle donne e dalle soggettività LGBTQIPA+ in lotta e seguiti da un corteo attraversato da tutt* coloro che lottano con noi e riconoscono come prioritaria la creazione di alternative alla violenza patriarcale, al sessismo, all’omolesbotransfobia e al razzismo, al capitalismo, al fascismo. I carri ospiteranno performance, musica, parole e immagini, animeranno
inoltre azioni performative collettive che si svolgeranno lungo il
corteo.

Tra i due carri è previsto uno spazio organizzato da MOM, per genitori e bimb*: un furgoncino giallo con cuscini e zona morbida dove riposare, allattare, cambiare un pannolino.

Saremo marea femminista e transfemministi, senza spezzoni organizzati
né bandiere e simboli di partito e sindacali.

Invitiamo tutt* a portare in piazza i simboli del movimento: i panuelos fuxia mutuati dalla campagna argentina per l’aborto legale, i pugni di fuoco simbolo di rivolta, le maschere delle luchadoras della campagna per Lucha y Siesta e gli spazi femministi, i cartelli, i cori, i contenuti della lotta contro la violenza strutturale contro le
donne e di genere.

Appuntamento sabato 23 novembre 2019 h14 Piazza della Repubblica

Percorso del corteo

Concentramento: Piazza Della Repubblica, Viale Luigi Einaudi, Via Cavour, Piazza Esquilino, Via Liberiana, Via Merulana, Via Dello Statuto, Piazza Vittorio, Via Emanuele Filiberto,
Arrivo: Piazza San Giovanni.

mappa corteo

*Foto di copertina di Daniele Napolitano

Appello Non Una Di Meno – 23 novembre, manifestazione nazionale a Roma : Contro la vostra violenza, la nostra rivolta!

banner evento-10

Il prossimo 23 novembre la marea femminista e transfemminista tornerà a inondare le strade di Roma contro la violenza che segna le nostre vite e diventa sistema!

In tutto il mondo le donne sono in rivolta contro la violenza patriarcale, razzista, istituzionale, ambientale ed economica. In Sud America, in Medio Oriente, In Asia, in Africa, in Europa le donne e le persone lgbtqipa+ stanno affermando chiaramente che nessun processo di democratizzazione e liberazione è possibile senza trasformazione radicale dell’esistente. In Cile, in Messico, in Ecuador, in Argentina, in Brasile, le donne lottano contro la violenza patriarcale e economica che attacca i corpi e l’ambiente.

Le donne curde stanno difendendo e portando avanti un processo rivoluzionario femminista, ecologista e democratico e combattono per la liberazione da ogni fondamentalismo e contro l’autoritarismo turco. Il 23 novembre ci uniremo a queste sollevazioni globali, dalle quali traiamo forza e convinzione!

Abbiamo disvelato la natura strutturale e politica della violenza maschile, che agisce sulle donne e sulle soggettività lgbtqipa+. A quattro anni dall’esplosione del movimento femminista è il momento di affermare, a partire dalle lotte, dalle pratiche, dalla solidarietà femminista, rivendicazioni chiare e non negoziabili su cui vogliamo risposte.

Ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner, e continuano le violenze omolesbotransfobiche. Sono i giornali a valutare quale dei tanti femminicidi debba essere raccontato e come. Quello del “gigante buono” – come nel caso di Elisa Pomarelli – o quello di chi “se l’è cercata”. Quello della vittima dell’invasore nero o del raptus di gelosia, nel caso si tratti di un marito italiano.

Noi invece sappiamo che la violenza può colpire chiunque di noi e che non ha passaporto, colore né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa. È la storia di tante donne e di persone non conformi al modello patriarcale che ogni giorno si ribellano a molestie, stalking, violenza domestica, psicologica, sessuale ma trovano ulteriore violenza nei tribunali.

È tempo di dire basta alla Giustizia Patriarcale: se in Parlamento la Pas (sindrome da alienazione parentale) finisce nel cassetto insieme al Ddl Pillon, nelle cause di divorzio è sempre più frequente il suo utilizzo per giustificare l’allontanamento dei minori dalle madri, diventando così uno strumento punitivo per le donne che si separano e un deterrente alla denuncia per le donne che subiscono violenza domestica. Vogliamo la Pas fuori dai tribunali!

Il Codice Rosso ha già fallito confermandosi una mera operazione propagandistica: è necessario riconoscere le donne come soggetto attivo e intervenire efficacemente prima e non dopo che la violenza o il femminicidio si compiono.

Per questo il lavoro dei centri antiviolenza femministi va riconosciuto, garantito e valorizzato perché siamo stanche di finire sul banco degli imputati o ricordate in maniera strumentale in qualche pessimo articolo di giornale. Gli spazi femministi sono invece sotto attacco in tutto il Paese e le risorse per le realtà che sostengono le donne che resistono alla violenza sono sempre più vincolate e carenti. Difendiamo e moltiplichiamo gli spazi femministi e transfemmninisti, come Lucha y Siesta, le case delle donne e tutti gli spazi di autodeterminazione sotto minaccia di sgombero!

L’indipendenza economica è la condizione fondamentale per affrancarsi dalla violenza, per essere libere di scegliere: le molestie e gli abusi si riproducono in condizioni di minaccia e di ricatto, nella vergogna e nella solitudine, ma ancora permane il limite di un anno di tempo entro cui denunciare. Questo limite è un’arma in mano a molestatori e stupratori.

Vogliamo essere liber* dalla povertà, dallo sfruttamento, dal rischio di licenziamento o del mancato rinnovo di contratto e dei documenti di soggiorno. In un paese in cui solo una donna su due lavora, la maternità può costarti il posto di lavoro e la disparità salariale è un dato di fatto, non serve la propaganda, ci vogliono atti concreti: vogliamo un salario minimo europeo, un reddito di autodeterminazione svincolato dalla famiglia e dai documenti di soggiorno, congedi di maternità, paternità e parentali di uguale durata e retribuiti per entrambi i genitori.

Se scegliere di fare un figlio non è semplice, non lo è nemmeno non farlo: obiezione di coscienza dilagante e smantellamento del welfare ostacolano la nostra autodeterminazione psicologica, sessuale e riproduttiva. Riprendiamoci i consultori pubblici e rompiamo il monopolio degli obiettori sulle nostre scelte: vogliamo educazione sessuale per conoscere, educazione al rispetto di generi e orientamenti sessuali, spazi per condividere, contraccezione gratuita per proteggerci, la pillola abortiva senza ricovero e fino a 12 settimane per decidere. Vogliamo servizi socio-sanitari pubblici e laici che garantiscano la salute e la libera scelta di tutte e tuttu.

L’Italia è il paese in Europa con il più alto numero di uccisioni di persone trans ‒ spesso donne trans, migranti e sex workers. La presa di parola delle persone trans e lgbtqiap+ contro la violenza di genere e dei generi è un fiume che ingrossa e rafforza la marea femminista e transfemminista che si riverserà a Roma il 22 novembre con la Trans Freedom March: l’autodeterminazione non ha confini!

La guerra contro le persone migranti sta raggiungendo intensità senza precedenti, non soltanto nel Mediterraneo, e colpisce soprattutto le donne facendo dello stupro un’arma di soggezione. Vogliamo fermare la violenza degli accordi che esternalizzano le frontiere, disseminando Europa, Mediterraneo e Nord Africa di lager del XXI secolo. Vogliamo essere liber* di muoverci attraverso i confini e di restare se lo vogliamo. vogliamo l’abrogazione dei decreti sicurezza che criminalizzano la migrazione, la solidarietà e il dissenso, di tutte le leggi che legano il permesso di soggiorno al lavoro o alla famiglia e di quelle che alimentano il razzismo negando la cittadinanza a chi è nat* o cresciut* in Italia. Un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, asilo e cittadinanza sono i soli strumenti possibili contro violenza e sfruttamento. Reclamiamo l’accesso al welfare per tutt* contro la distruzione dello Stato sociale che anno dopo anno taglia risorse mentre aumenta la spesa militare.

La lotta femminista e transfemminista crea resistenza e alternativa nella costruzione di legami e intrecci attraverso la riappropriazione dello sciopero come pratica di conflitto come processo di trasformazione dell’esistente che opponga la cura, l’autodeterminazione e l’equità sociale allo sfruttamento dei corpi e dell’ambiente.

Scendiamo in piazza il 23 Novembre anche per tutte quelle donne e quelle persone che vedono limitata la propria libertà. Le donne e le persone trans detenute, le persone sottoposte a misure restrittive o confinate all’interno di strutture psichiatriche che le sottopongono a misure di contenimento inappropriate e violente.

Il 23 Novembre saremo a Roma, saremo insieme, porteremo in piazza i nostri corpi e le nostre relazioni, quelle che costruiscono la discontinuità che nessun governo può garantirci, quelle che uniscono le vite di milioni di donne e soggettività lgbtqiap+ in tutto il mondo. Il 24 novembre ci incontreremo in assemblea nazionale verso lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo. Di fronte alla violenza di questa società non facciamo un passo indietro: noi siamo rivolta!

CONTATTI

Info logistiche 23 e 24 novembre, assemblea nazionale 

23-24N Info logistiche Manifestazione e Assemblea Nazionale 2019

banner evento-10

23 NOVEMBRE – MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE E DI GENERE

In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la marea transfemminista di Non una di meno torna in piazza! Contro la vostra violenza, saremo rivolta!
️Ore 14.00 da Piazza della Repubblica
▶️Come arrivare
🚈Metro A Repubblica

📌PERCORSO DEL CORTEO
Concentramento: Piazza Della Repubblica, Viale Luigi Einaudi, Via Cavour, Piazza Esquilino, Via Liberiana, Via Merulana, Via Dello Statuto, Piazza Vittorio, Via Emanuele Filiberto, Arrivo: Piazza San Giovanni.

mappa corteo

📌COMPOSIZIONE DEL CORTEO
Vogliamo che l’apertura delle donne e dei centri antiviolenza sia una scelta rispettata e condivisa da tutt*, ma soprattutto determinata ed agita insieme proprio in ragione del desiderio di essere al nostro fianco quel giorno e di costruire alleanze nelle differenze.

📌Cosa portare con sé
Saremo marea femminista e transfemminista, senza spezzoni organizzati né bandiere e simboli di partito e sindacaliI. Invitiamo tutt* a portare in piazza i simboli del movimento: i #panuelos fuxia mutuati dalla campagna argentina per l’aborto legale, i #pugni di fuoco simbolo di rivolta, le #maschere delle #luchadoras della campagna per Lucha y Siesta e gli spazi femministi, i cartelli, i cori, i contenuti della lotta contro la violenza strutturale contro le donne e di genere (https://bit.ly/337TOKR).

Tutte le altre info nel link ⤵
https://bit.ly/37vIr2I

INFO UTILI

Durante il corteo sarà garantito l’interpretariato italiano-Lis/Lis-italiano per tradurre i tanti interventi che verranno fatti e rendere accessibile a tutt_ l’intera giornata.

FURGONCINO MOM 

mom4

LE PICCOLE MATRIOSKE CHIAMANO!

Siamo piccole e grandi, genitori e sostenitrici della genitorialità, lavoratrici e precarie, nate e cresciute in vari luoghi del mondo. Autogestiamo spazi e creiamo iniziative che ci permettono di giocare, strappare tempo per noi, crescere libere e confrontarci insieme sulla genitorialità. Siamo le piccole matrioske armate di passeggino che SABATO 23 NOVEMBRE scenderanno in piazza con il furgoncino giallo del MOM, uno spazio itinerante morbido, dedicato all’allattamento e al cambio dei pannolini per permettere a tutte le generazioni femministe di manifestare insieme. Trova le piccole matrioske vicino al furgoncino giallo!

 

📌FLASH-MOB DURANTE IL CORTEO

💥Per riprenderci lo spazio e la parola, per visibilizzare la nostra indignazione e la nostra forza, nel corso del corteo nazionale di Non Una Di Meno lanciamo un grido muto da praticare tutt*. Alle ore 16,30 ci fermeremo in ogni punto del corteo, ci sederemo a terra e staremo in silenzio assoluto per 5 minuti al termine dei quali esploderemo in un grande grido collettivo di gioia, di rabbia, di lotta!
Riprendiamo il #gridomuto dalle piazze spagnole e lo dedichiamo a Daniela Carrasco “Mimo”, ritrovata #torturata e #uccisa per aver partecipato alle proteste di piazza in Cile contro le misure neoliberiste e il regime di Pinera.

📌FLASH-MOB DELLE LUCHADORES IN AZIONE!

💥Luchadoras tenetevi pront*!
Lucha y Siesta non si tocca e lo diremo anche con i nostri corpi!

23 SERA…PARTY TIME

💥💃…E dopo la manifestazione, tutt* a festeggiare, ballare e brindare insieme dalle ore 21 a Esc Atelier, Via dei Volsci 159, perchè La rivolta non è un ballo di gala!
**
All’indomani della manifestazione che ci vedrà insieme a Roma, è convocata per il 24 novembre l’assemblea nazionale di Non Una Di Meno verso lo sciopero del prossimo 8 marzo 2020.

📌OSPITALITA’ 23-24 NOVEMBRE E PARTECIPAZIONE AI TAVOLI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE
▶️Compila il FORM
(++ATTENZIONE CHIUSURA FORM++
E’ POSSIBILE PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 24 NOVEMBRE ANCHE SENZA ESSERSI ISCRITT*)

24 NOVEMBRE – ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA

ore 10.00 presso il quartiere San Lorenzo

Leggi il testo di convocazione dell’assemblea

▶️Come arrivare
A piedi da fermata metro A Termini, Vittorio Emanuele, San Giovanni, Manzoni
🚃Tram 3 da: fermata metro A San Giovanni o Manzoni.
🚃Tram 3 o 19 da metro B Policlinico o Piramide

📌I TAVOLI TEMATICI saranno dislocati in questi spazi nel quartiere San Lorenzo

MAPPA ASS

Tutti i tavoli di discussione:

cibo

COLAZIONE E PRANZO VEGAN IN TUTTI GLI SPAZI DOVE SI TERRANNO I TAVOLI

A pranzo focacce con verdure

SPAZIO BIMB* A CURA DI MOM

Mentre è in corso l’Assemblea Nazionale, dalle ore 10.00 presso il Nuovo Cinema Palazzo, al piano di sopra.

mom

Manifesti da stampare

🚐PULLMAN IN PARTENZA DALLE CITTA’

Le città che arriveranno a Roma
🔴 Alessandria
https://www.facebook.com/events/415110322765644/
🔴 Ancona
https://www.facebook.com/events/2164599233846157/
🔴 Bergamo
https://www.facebook.com/events/3206488516090338/
🔴 Bologna
https://www.facebook.com/events/428738291166113/
🔴 Brescia
https://www.facebook.com/events/1741344166000267/
🔴 Firenze
https://www.facebook.com/events/2556986667876343/
🔴 Genova
https://www.facebook.com/events/2531493637079299/
🔴 Imola
https://www.facebook.com/events/586507472085826/
🔴 La Spezia
https://www.facebook.com/events/765173790620097/
🔴 Latina
https://www.facebook.com/events/2558541877598603/
🔴 Lucca
https://www.facebook.com/events/627993401069566/
🔴 Milano
https://www.facebook.com/events/458110611482062/
🔴 Modena
https://www.facebook.com/events/771300806648037/
🔴 Monterotondo
https://www.facebook.com/events/2542216452499434/
🔴 Napoli
https://www.facebook.com/events/429719517924855/
🔴 Padova
https://www.facebook.com/events/2383225015340191/
🔴 Pavia
https://www.facebook.com/events/2474355579554327/
🔴 Perugia
https://www.facebook.com/events/2500239886967236/
🔴 Pescara
https://www.facebook.com/events/1738337709655360/
🔴 Piacenza
https://www.facebook.com/events/895198320874922/
🔴 Pisa
https://www.facebook.com/events/454738955173838/
🔴 Puglia
https://www.facebook.com/events/1625088907634107/
🔴 Ravenna
https://www.facebook.com/events/562913870919490/
🔴 Reggio Emilia
https://www.facebook.com/events/791317621301324/
🔴 Rimini
https://www.facebook.com/events/820882995043416/
🔴 Terni
https://www.facebook.com/events/509148692970537/
🔴 Torino
https://www.facebook.com/events/2664076980279389/
🔴 Venezia e Treviso
https://www.facebook.com/events/846905655724961/

CONTATTI

Non Una di Meno verso il 23N: Chiamata per Artist@ e Cospiratrici

IMG_0087-e1558006671427

23 Novembre, Roma, ore 14:00 @Piazza della Repubblica

Siamo le attiviste di Non Una di Meno, il movimento transfemminista che combatte la violenza maschile, razzista, economica e ambientale.

Il 23 novembre inonderemo le strade di Roma e vorremmo averti con noi.

Perché le tue performances, le tue immagini, la tua musica e le tue parole raccontano di donne che vogliono trasformare il mondo, di corpi desideranti che si ribellano alla misoginia, al razzismo e al ricatto della povertà.

Perché ogni rivolta ha bisogno di corpi, suoni, immagini e parole.

Ti invitiamo a unirti a noi, come puoi:

– vieni in corteo
– usa i microfoni di Non Una di Meno
– sostieni #NonUnadiMeno sui social con un post
– diffondi un’immagine del pugno di fuoco o il pañuelo fucsia, simboli del movimento.

Da oggi al 23 novembre e all’infinito, respiriamo/cospiriamo insieme.

Che la rivolta abbia inizio!

#NonUnadiMeno

CONTATTI

*Foto di Vittorio Giannitelli per DinamoPress

cropped-banner-profilo-man-naz-2019-09-11.jpg

 

LA VIOLENZA È SISTEMICA E MULTIFORME E UNA DI QUESTE FORME È QUELLA DI STATO

curdi2

La violenza delle armi e il tentativo di distruzione del più grande laboratorio di Resistenza al patriarcato, esperienza fondata sul rispetto delle diversità sociali e culturali, sull’autogestione, sull’economia sociale, sulla partecipazione di tutte le comunità della regione in chiave femminista ed ecologista.

La violenza delle armi e la cancellazione delle reti di mutualismo senza confini, la colonizzazione delle risorse naturali,  il ricatto delle e dei profughi come chiave di creazione perpetua della fabbrica permanente della paura.

La violenza che supera le geografie e si compatta nell’attacco alle libertà.

La violenza e le sue coperture, quelle della narrazione tossica delle denunce general generiche che si nutrono di retorica ipocrita, quelle delle analisi miopi e immemori, quelle della solidarietà tutta chiacchiere e distintivo, quelle dei proclami con le committenze militari in aumento esponenziale.

Quella del Governo e del Parlamento italiano che, a parole, dicono di volere fermare le armi e, nella pratica, sono perfetti complici di un genocidio in diretta mondiale.

Quella che non ricorda l’accordo del 2016 tra UE e Turchia: un ricatto bilaterale che prevede finanziamenti alla Turchia pari a 6 miliardi di euro per il contenimento delle profughe/i impedendo loro di accedere alla rotta balcanica e raggiungere l’Europa.

Quella che omette la grande esercitazione aerea Anatolian Eagle 2019 a cui hanno partecipato i cacciabombardieri AMX del 51° Stormo dell’Aeronautica Militare di Istrana (Treviso).

Quella che non racconta, l’addestramento delle forze armate, l’intensificazione tra l’Italia e la Turchia del numero delle esercitazioni aeree, terrestri e navali, le visite ufficiali di ministri, sottosegretari e alti comandanti delle forze armate, le attività di formazione di personale turco nelle accademie di guerra e nei reparti d’élite di mezza Italia e, finanche, la “vendita” delle unità navali dismesse, la partecipazione del Ministro della Difesa appena lo scorso 2 maggio 2019 alla fiera internazionale dell’Industria e della Difesa che si tiene a Istanbul con cadenza biennale.

Quella che nasconde la formazione-addestramento delle unità turche, il progetto biennale di “rafforzamento della capacità istituzionale del Comando Generale della Gendarmeria turca in materia di gestione dell’ordine pubblico e controllo della folla”, conclusosi nel febbraio 2019 presso il CoESPU (il Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità dell’Arma dei Carabinieri) con sede presso la caserma “Chinotto” di Vicenza.    Quella che finanzia un progetto indirizzato alla famigerata polizia militare turca: oltre 1.400 gendarmi sono stati addestrati in operazioni antisommossa dai Carabinieri sia in Italia che in Turchia, con particolare enfasi al “controllo in aree rurali manipolate da elementi terroristici” su decisione dell’Unione Europea.

Quella delle partnership commerciali Italia-Turchia che fa accumulare profitti all’industria bellica italiana: negli ultimi 4 anni, il Ministero degli Esteri italiano ha autorizzato l’esportazione di 890 milioni di armi in Turchia, 360 solo nel 2018, rendendo l’Italia il terzo Paese al mondo per esportazioni di armi in Turchia, il tutto nell’ambito di un generale incremento delle autorizzazioni del governo italiano per il commercio di armi verso Paesi in guerra e/o dittature.

Quella di una legge, la 185/1990 che prevede il divieto di export di armi ai Paesi in conflitto ma, seppure legge dello Stato, viene deliberatamente non applicata e sostituita con i teatrini delle promesse futuribili.

Quella di Active Fence, missione Nato inaugurata a giugno 2016, prorogata dal Parlamento italiano nel luglio 2019 sino al 31 dicembre 2019, finalizzata alla  protezione dello spazio aereo turco con la batteria di missili ASTER SAMP, 130 soldati e veicoli logistici a supporto dell’alleato turco, in quanto “sotto minaccia”. Missione il cui fabbisogno finanziario per l’anno 2018 è stato pari a 8.438.295 euro e per l’anno 2019, come riportato nel Dpp (Documento Programmatico Pluriennale) Difesa, è pari a 12.756.907 euro.

Quella del Presidente del Consiglio che lo scorso 11 ottobre, in pieno attacco della Turchia, ha promesso di aumentare di 7 miliardi di euro all’anno la spesa militare per la Nato.

Quella violenza nascosta del doppio gioco ipocrita che appena lo scorso 11 ottobre ha portato il Presidente della Nato, Stoltenberg, a evidenziare l’importanza dei «sistemi di difesa missilistica» dispiegati dalla Nato per «proteggere il confine meridionale della Turchia» e il Ministro degli Esteri Çavuşoğlu a ringraziare in particolare l’Italia che, dal giugno 2016, ha dispiegato nella provincia turca sudorientale di Kahramanmaraş il «sistema di difesa aerea» Samp-T, coprodotto con la Francia.

Quella violenza che non conosce pudore e negli stessi giorni del conflitto si prepara a spedire da Roma il cannone marca Rheinmetall, capace di sparare  600 colpi al minuto.

Quella del grande gioiello italiano nell’offensiva della Turchia in Siria: gli elicotteri da combattimento costruiti in Turchia ma creazioni del Made in Italy, versione avanzata dell’Agusta A129, ovvero i Mangusta, prodotti da Leonardo, azienda a capitale pubblico per il 33 per cento. Piccoli, veloci, robusti, zeppi di apparati hi-tech in grado di scoprire gli obiettivi con un radar e un sistema ad infrarossi a cui non sfugge nulla, neppure di notte, nemmeno nei boschi. Finmeccanica ha ottenuto un miliardo e 79 milioni soltanto per la licenza, l’assistenza e i prototipi.

La violenza camuffata di un Paese, l’Italia, che sposta altrove le responsabilità per assolvere se stessa e tenta di rimandare ancora una volta il momento collettivo in cui sarà chiaro a tutt* che è un Paese con la mani sporche di sangue e una colonia che scodinzola alle potenze imperialiste, arrivando a sacrificare risorse pubbliche e istituzionalizzare lo smantellamento dello Stato sociale a tutto vantaggio dello Stato servo militare .

Ipocrisia e doppio gioco di un Paese in cui i partiti di Governo si dissociano da se stessi e vestono i panni dell’opposizione, tentando di dare una verniciata alle proprie responsabilità politiche,   invece che assumerne di reali e attuali, ivi compresi il sequestro militare delle spiagge in Sardegna e il MUOS in Sicilia.

Contro questa ipocrisia, oggi, Non Una di Meno prende posizione e denuncia le responsabilità del Governo, del Parlamento italiano e del sistema bancario e commerciale che fa profitti con le armi.

Lo fa per mettere in pratica Tolhildan, che in curdo significa vendetta, laddove vendetta significa “costruire il mondo per il quale le compagne e i compagni rivoluzionari hanno lottato fino all’ultimo giorno”.

Un mondo dove le spese militari non possano crescere senza misura mentre Stato sociale, ospedali, centri antiviolenza subiscono un progressivo smantellamento.

Un mondo dove le donne in lotta possano riscrivere la Storia e cancellare la violenza patriarcale, costruendo un cambio di sistema che si fondi sul rispetto della terra, dei corpi, e quindi sulla natura e i suoi cicli.

La rivoluzione in Rojava è la nostra rivoluzione, l’attacco alla libertà del Rojava è un attacco anche alle nostre libertà e alla nostra capacità di farci “marea in movimento”, la lotta delle combattenti curde contro le bande fasciste dello stato islamico è la nostra lotta contro il patriarcato e la violenza sistemica sulle donne e le soggettività LGBTQIA+’.”

Per Hevrin, uccisa, lapidata, vilipesa e usata come simbolo della rivalsa patriarcale, per Zain morta in combattimento, per Orso, che voleva diventare goccia nella tempesta, per tutte le donne in lotta in ogni parte del mondo noi oggi siamo Tolhildan e denunciamo l’ipocrisia e il doppio gioco dell’Italia.

A Napoli abbiamo invaso le strade con la potenza di un corteo selvaggio al grido Le donne in lotta scrivono la storia, con il Rojava fino alla vittoria.

La marea ha rotto gli argini del patriarcato e si è fatta rivolta e oggi chiama alla mobilitazione permanente e alla partecipazione ai due grandi cortei a Milano il 26 ottobre e a Roma il 1 novembre per urlare tutt* insieme Jin, Jïyan, Azadi – Donna, Vita, Libertà e per denunciare le responsabilità italiane, pubbliche, economiche e industriali Made in Italy.

Verona città transfemminista – Tutte le info

banner blog

29/30/31 marzo: la tre giorni femminista di #NonUnaDiMeno in contestazione del Congresso mondiale delle famiglie.

Dopo la straordinaria giornata globale di #sciopero del #8marzo, Non Una di Meno, rete transfemminista estesa su tutto il territorio italiano, convoca tre giorni di mobilitazioni e chiama tutt* a Verona.

Dal 29 al 31 marzo, presso la città di Verona si terrà infatti il Congresso mondiale delle famiglie (World Congress of Families, WCF), che vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali come: Matteo Salvini, il ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il senatore della Lega Simone Pillon. Un raduno di associazioni che hanno fatto della lotta contro i diritti delle donne e delle persone lgbtqi+ la loro ragione di esistenza.

Verona ancora una volta si presenta come laboratorio di sperimentazione politica nazionale e l’attacco all’aborto e ai diritti delle donne e delle soggettività lgbtqi+ è il terreno privilegiato su cui si intende operare una saldatura tra la destra e i movimenti per la vita.

Chiamiamo dunque tutt* a Verona il 29, 30 e 31 marzo per manifestare contro il World Congress of families. Lo stato di agitazione permanente continua!

Il 29,30,31 marzo Verona sarà Città Transfemminista:

💥 29/03 EVENTI diffusi nella città – conferenze, laboratori, spettacoli, performance.
🌊 30/03 CORTEO – sarà marea transfemminista che inonderà Verona.
✊ 31/03 ASSEMBLEA TRANSNAZIONALE con Marta Dillon (Ni Una Menos Argentina), attiviste dei movimenti spagnoli, polacchi, irlandesi, croati, olandesi e francesi.

———————————-
🏠 ACCOGLI UN*ATTIVISTA

🛌CERCHI ACCOGLIENZA?

Compila il form: https://goo.gl/9PQPKL
—————————————
STAMPA E MEDIA

Sei un* giornalista, videomaker, blogger e vuoi seguire gli eventi di Verona città transfemmista (tag)?
Scrivici tramite il form qui sotto (link), cercheremo di aiutarti al meglio.
📌 Qui il form da compilare: https://goo.gl/jGSLKp
—————————————
🔎PROGRAMMA

Tutte le info qui

📌SABATO 30 MARZO
Ore 14.30: CORTEO TRANSFEMMINISTA!
Partenza: concentramento in Piazza XXV Aprile, stazione Verona Porta Nuova

Arrivo: Stazione Porta Vescovo

📌DOMENICA 31 MARZO
ASSEMBLEA TRANSNAZIONALE
Ore 9.00 – Via Santa Teresa 2, Verona

Domenica 31 marzo, all’interno della tre giorni 29/30/31 marzo: Verona Città Transfemminista si terrà l’ASSEMBLEA TRANSNAZIONALE DI NON UNA DI MENO con Marta Dillon (Ni Una Menos Argentina), attiviste dei movimenti spagnoli, polacchi, irlandesi, croati, olandesi e francesi. 🔥🔥🔥

Il testo di convocazione in:
– inglese
– spagnolo
– francese
– italiano
————————————————–

INSIEME SIAM PARTITE, INSIEME TORNEREMO,
NON UNA – NON UNA – NON UNA DI MENO!

Da tutta Italia, in molte si stanno organizzando per andare insieme verso Verona!
🚌 PULLMAN VERSO VERONA

da ALESSANDRIA, BOLOGNA, FANO, FIRENZE, GENOVA, LUCCA, MODENA, NAPOLI, 

PAVIA, PIACENZA, PISA, RAVENNA, REGGIO EMILIA, RIMINI, ROMA, SIENA, TORINO, TRIESTE
————————————————–
🚆 IN TRENO VERSO VERONA

da BERGAMO, BRESCIA, LUCCA, MANTOVA, MILANO, PADOVA, TREVISO, VENEZIA, 

VICENZA

PRESIDI IL 30 MARZO IN ITALIA

In contemporanea al corteo di Verona, sono stati organizzati presidi a: Roma, Latina, Pescara, Salerno.

Materiali e Media

 

Volantino Verona Città Transfemminista

AUTOFINANZIAMENTO
Qui, puoi contribuire al finanziamento della “Città Transfemminista”

programma def

Dallo sciopero globale a Verona Città Transfemminista

nudmroma8m

L’8 marzo lo sciopero femminista ha travolto gli argini del presente. Lo abbiamo costruito, incoraggiato, organizzato e sostenuto costantemente. L’8 marzo è stata l’esplosione dello stato di agitazione permanente che continua e che ha dato vita a una nuova grande giornata di lotta contro la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere, praticata a partire dalle diverse posizioni nella produzione e nella riproduzione della società. Lo abbiamo alimentato raccogliendo la forza di un processo globale che amplifica ogni presa di parola singolare e locale e ci rende marea. È stato il terzo sciopero globale femminista, eppure ha nuovamente superato le nostre aspettative, i nostri stessi strumenti e percorsi organizzativi.

Inaspettato è stato il numero delle città in Italia che, al grido Non una di meno!, hanno costruito lo sciopero e le manifestazioni di piazza. Non solo nelle grandi città abbiamo visto numeri imponenti. Sono sorti nuovi nodi territoriali, e anche i piccoli centri hanno dato vita a iniziative autonome e diffuse. In tantissime e tantissimi hanno incrociato le braccia: scuole, trasporti, sanità, università, logistica, cooperative sociali, pubblica amministrazione, fabbriche si sono fermate per prendere parte allo sciopero femminista. Moltissime le forme di sottrazione dal lavoro domestico, riproduttivo e di cura praticate anche nelle case.

nudmbolo8m

Si è reso visibile il lavoro invisibile delle donne: quello che non finisce timbrando il cartellino ma continua tra le mura domestiche, quello che disvela la riproduzione di ruoli di genere fissi e codificati, quello in cui il razzismo istituzionale diventa la leva per abbassare i salari ed estendere la giornata lavorativa alle 24 ore. Anche per questo le vertenze già in atto che hanno animato le piazze hanno trovato nello sciopero femminista una chiave di lettura complessiva e una solidarietà che va oltre le istanze di categoria.

L’8 marzo non è stato, infatti, semplicemente una sommatoria di vertenze, ma un altro passaggio fondamentale nell’articolazione concreta della lotta alla violenza sessista e strutturale che, come tale, si esprime in tutti gli ambiti della vita delle donne, assumendo molteplici forme di sfruttamento, discriminazione e abuso.

La rivendicazione di un reddito di autodeterminazione, di un salario minimo europeo, di un welfare universale si sono intrecciate con la critica dei rapporti capitalistici di produzione e riproduzione sociale, il rifiuto netto espresso contro il Ddl Pillon, il razzismo istituzionalizzato dalla legge Salvini, il governo del fondamentalismo misogino e transomofobico della crociata anti-gender e anti-abortista.

All’incremento quantitativo è corrisposta anche una crescita di intensità. Soprattutto, è a partire dal riconoscimento del lavoro riproduttivo, per la maggior parte ancora affidato alle donne, che lo sciopero femminista si è fatto e deve continuare a farsi strumento di trasformazione del mondo contestando la ripartizione di mansioni e lavori basata sui ruoli di genere. Abbiamo dato inizio a un percorso di liberazione e rottura che coinvolge le relazioni e la società tutta nelle sue gerarchie e imposizioni.

nudmtorino8m2

Cercando inutilmente di limitare l’importanza dello sciopero, il segretario del più grande sindacato italiano, Landini, si è affrettato a dichiarare che quello dell’8 marzo è stato solo uno sciopero politico, immaturo, nonché “controproducente” per le lavoratrici, perché non “preparato” nei luoghi di lavoro. Noi invece ‒ che siamo quelle stesse lavoratrici e lavoratori, casalinghe, disoccupat*, precarie/i, inoccupat* che portano avanti il mondo ‒ lo avevamo annunciato, lo abbiamo preparato e oggi possiamo dirlo con ancora più convinzione: lo sciopero femminista ha innescato un processo di riappropriazione di questo strumento non più definibile con categorie nei fatti superate. Lo abbiamo annunciato e possiamo ripeterlo: lo sciopero femminista è la risposta.

Uno sciopero certamente politico, ma anche sociale e vertenziale, come dichiariamo nel nostro Piano femminista. Perché è riuscito a rompere l’isolamento delle condizioni individuali e locali di oppressione e sfruttamento, riunendo le tante figure del lavoro dipendente, precario, in nero, non retribuito. Moltissime lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati, hanno scioperato e sono scese in piazza e lo hanno fatto anche contro le indicazioni delle proprie strutture sindacali. Non solo, si sono messe in gioco fin da subito nel percorso che ha portato all’8 marzo, in moltissimi incontri di preparazione, nelle Case dello sciopero e nei momenti di discussione pubblica durante lo sciopero stesso, luoghi che sono la messa in pratica nel presente del futuro che vorremmo. Questi sono stati momenti in cui costruire il senso politico della mobilitazione in maniera condivisa, a partire dalle vite dei soggetti coinvolti, e in cui dare corpo a forme di partecipazione politica che includono nella capacità di immaginare una sovversione dell’esistente. Tutte le organizzazioni sindacali dovrebbero riconoscere quanto i luoghi e le condizioni del lavoro riproducano e alimentino le più varie forme di violenza maschile contro le donne e di violenza di genere, sostenendo le vertenze che lottano per scardinare tutto ciò.

nudmnapoli8m

Il cammino verso lo sciopero è stato e deve continuare a essere un percorso di riconoscimento reciproco, di crescita personale e collettiva creando luoghi di incontro inaspettati, di condivisione di esperienze che abbiano sempre la forza di rompere la frammentazione e la solitudine e costruire relazioni nuove di solidarietà e cura. In questo senso il processo che ha portato alla costruzione dell’8 marzo è stato fondamentale: un grande esercizio di messa in discussione personale e collettiva in cui l’obiettivo era lo spazio di visibilità, il diritto di esistenza di ogni soggettività che voleva esserne parte. Donne, lesbiche, froce e persone trans hanno unito le forze con chi non è più disposta ad accettare di essere identificata con ruoli di genere rigidi e oppressivi, che vengono poi messi a valore e sfruttati. Abbiamo scioperato riconoscendo che le molestie e le discriminazioni sul lavoro servono anche a intensificare la precarietà, lo sfruttamento e i ricatti; abbiamo incrociato le braccia accanto alle donne migranti che nella piazza femminista hanno potuto gridare contro il razzismo istituzionale che vorrebbe ridurle al silenzio.

Il pomeriggio dell’8 marzo abbiamo goduto dello spettacolo di piazze nelle quali un comune sentimento di forza collettiva ha messo in movimento una marea potente e inarrestabile. Lo sciopero femminista è stato, e deve a maggior ragione continuare a essere, un grande spazio di politicizzazione e un urlo forte di liberazione. Questo movimento ha aperto uno spazio di azione non identitario, intersezionale, sociale e politico che non può che opporsi con tutta sua forza globale a tutti i governi neoliberali, misogini, omolesbotransfobici e razzisti, con i quali non potrà mai scendere a patti. Non c’è contrattazione possibile con coloro che difendono l’istituzione oppressiva della famiglia patriarcale e eteronormata legittimando la violenza domestica, che attaccano la libertà sessuale e di abortire invocando la maternità e i ruoli di genere come un «destino naturale», che digrignano i denti in difesa dei confini mentre intensificano al loro interno lo sfruttamento del lavoro migrante. Contro questi fautori della reazione e della violenza, contro i custodi dell’ordine e delle sue gerarchie che si incontreranno a Verona dal 29 al 31 marzodopo la mobilitazione del 9 marzo a Padova, dove lo sciopero è continuato per contrastare la marcia del Comitato No194, durante la tre giorni di «Verona Città Transfemminista» scateneremo la forza globale che lo sciopero femminista dell’8 marzo ha portato nel mondo, iniziando già a lavorare per un prossimo 8 marzo ancora più potente!

Non Una di Meno

24 e 25 Novembre 2018: Report dell’Assemblea Nazionale di Non una di meno

agitazione

Da ormai 3 anni il movimento femminista e transfemminista in Italia e nel mondo è potente e in costante trasformazione.
Esprime radicalità condivisa, autonomia e radicamento nei territori e si afferma come spazio di costruzione di alternativa e motore di conflitto permanente e intersezionale contro la violenza.

La fase politica attuale è segnata da un’avanzata autoritaria e reazionaria e dalla saldatura tra le politiche neoliberiste e l’ordine patriarcale e razzista. In Italia, come nel mondo, l’attacco ideologico in atto ha pesanti ricadute materiali. In questo contesto il movimento femminista globale apre lo spazio di un grande processo di soggettivazione politica ma anche di ricomposizione.

Lo Stato di agitazione permanente lanciato a Bologna durante l’assemblea nazionale di Non Una di Meno del 6-7 ottobre è rapidamente diventato un dispositivo potente di mobilitazione e di moltiplicazione delle lotte nei territori. È un processo di opposizione alle politiche sessiste e razziste del governo che non disperde, ma anzi potenzia la capacità affermativa, produttiva e trasformativa della presa di parola femminista e transfemminista. Un’opposizione che pratichiamo e che continueremo a praticare a partire dall’elaborazione collettiva costruita in questi 3 anni e concretizzata nel Piano Femminista che ha anticipato le risposte alle politiche patriarcali, razziste, neoliberali e securitarie, del governo giallo verde. Un’opposizione che, proprio grazie all’analisi e alle proposte che avanziamo, mette in luce sia le continuità con i governi precedenti che le radicalizzazioni e le oppressioni portate avanti da questo esecutivo.

A partire dal Piano Femminista costruiremo lo sciopero femminista dell’8 marzo e daremo corpo e sostanza alle rivendicazioni e alle battaglie aperte contro il Ddl Pillon, il decreto Sicurezza, il reddito di cittadinanza, l’attacco all’aborto libero, sicuro e gratuito. Lo sciopero sarà politico e globale, darà voce a chi si oppone con tutte le sue forze alle politiche reazionarie che in ogni parte del mondo cercano di schiacciare chi quotidianamente lotta contro la violenza di questa società.

Come movimento femminista sveliamo la relazione tra il razzismo istituzionale e la violenza sulle donne, frutto di uno stesso paradigma e risultato della saldatura tra destra di governo, neofascisti e fronte cattolico pro-life che passa anche attraverso le mozioni antiabortiste proposte nei consigli comunali. Anche in questo caso non ci limitiamo a reagire contro le pretese della Chiesa sui nostri corpi ma riaffermiamo la nostra autodeterminazione rivendicando molto più di 194.

Costruiamo reti solidali e pratiche efficaci contro le molestie e le discriminazioni sui posti di lavoro, contro il ricatto della precarietà e della dipendenza economica. Rivendichiamo reddito di autodeterminazione, salario minimo europeo e welfare universale contro le misure economiche e sociali del governo. Rivendichiamo la varietà delle nostre reti affettive contro l’eteronormatività del decreto Pillon. Rivendichiamo la possibilità per tutte di muoversi e di restare: contro la violenza dei confini e il ricatto della clandestinità rivendichiamo un permesso di soggiorno europeo, il diritto di asilo e la cittadinanza senza condizioni. Rivendichiamo la libertà da stereotipi, condizionamenti e ruoli sociali imposti, costruiamo spazio pubblico femminista nelle città, sui media, nelle scuole e nelle università.

Riaffermiamo l’arma dello sciopero femminista – sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, sciopero dai e dei generi, sciopero dal lavoro sessuale, sciopero ecofemminista e del consumo – come processo di attivazione politica e sociale per le donne ma anche per tutte le soggettività precarie, migranti, trans*, lesbiche, e chiunque non si adegua ai modelli di sessualità dominanti. Rilanciamo la forza collettiva dello sciopero anche come possibilità di sperimentazione di tempi di vita diversi, e pratiche di condivisione e liberazione.

Intendiamo lo sciopero come uno strumento da reinventare per essere all’altezza di questi percorsi e di queste pratiche.

Bloccare produzione e riproduzione sociale significa scioperare nei luoghi di lavoro, nelle relazioni di cura ma anche radicarsi nei territori, significa preparare lo sciopero stando in piazza nei momenti decisivi con la forza delle nostre parole e delle nostre pratiche.

Proprio per costruire lo sciopero è stata individuata l’esigenza di articolare in modo diffuso spazi di elaborazione e confronto sulle pratiche (case dello sciopero), per organizzare lo sciopero, per immaginare insieme forme efficaci e concrete di astensione dal lavoro autonomo, informale, gratuito e riproduttivo, strategie di sottrazione dal ricatto del permesso di soggiorno e della precarietà attraverso la costruzione di casse di mutuo soccorso altre pratiche di solidarietà, cosi come luoghi e strumenti di alfabetizzazione sindacale sul diritto di sciopero (anche riprendendo vademecum, grafiche e video). A tal fine ci proponiamo di costituire un gruppo di lavoro e di raccordo tra le assemblee territoriali che si occupi praticamente di informare e supportare le lavoratrici che vorranno scioperare.

A partire dalla consapevolezza che lo sciopero è un diritto delle lavoratrici, la convocazione dello sciopero generale parte da noi e da questa assemblea: lanceremo lo sciopero con un appello potente che a partire dal lavoro femminile e femminilizzato interpella tutti quei soggetti che si oppongono alla violenza maschile e di genere, alla precarietà e al razzismo. Convochiamo lo sciopero dell’8 marzo a partire dalla forza accumulata in questi tre anni di mobilitazione, dallo stato di agitazione permanente espressa nei territori e nella marea femminista. Con questa forza e determinazione costruiamo lo sciopero e il confronto con i sindacati, nel segno della riappropriazione di uno strumento di lotta da parte delle lavoratrici, che apre contraddizioni anche interne ai sindacati stessi. Affermiamo la necessità, quindi, che i sindacati si facciano strumento di un processo di opposizione e costruzione di alternativa che parte dai soggetti e li veda protagonisti al di là delle organizzazioni e delle strutture sindacali.

In questa ottica incalziamo i sindacati perché sappiano mettersi al servizio dello sciopero femminista, garantendo la possibilità concreta di praticarlo in ogni settore produttivo. Cogliamo, quindi, l’invito al congresso della Fiom, come occasione per porre alle lavoratrici che saranno presenti lo sciopero come proposta politica da sostenere in forme non simboliche ma effettive.

Si mette a verifica la possibilità di costruire un meeting internazionale sullo sciopero globale delle donne che ci dia la possibilità di un confronto politico anche sulle pratiche e sul processo della sua costruzione, creando le condizioni di un rafforzamento della rete oltre i confini nazionali.

Il meeting internazionale potrà anche essere l’occasione per un ulteriore confronto anche nazionale, che incornici la nostra iniziativa nel quadro globale.

Ci volete sottomesse, ricattate e sfruttate, noi scioperiamo!

La marea che sale e arriva ovunque traboccherà l’8 marzo. Saremo tempesta…
Non Una di Meno

 

24 novembre Non una di meno in piazza

banner1

Il 24 Novembre saremo di nuovo pronte ad attraversare la città di Roma con un corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne, la violenza di genere, la violenza e l’uso strumentale di razzismo e sessismo e la violenza del sistema economico.

Condividiamo con tuttx le indicazioni emerse nel corso delle nostre assemblee locali e nazionali di costruzione delle giornate del 24 e del 25, per permetterci ancora di rendere questo corteo e questa giornata piena di dirompenti pratiche femministe.

La manifestazione nazionale, come ribadito in più occasioni, sarà aperta dalle donne e dalle soggettività lgbt*qia+ con i loro corpi liberi in #statodiagitazionepermanente, la loro creatività ed intelligenza e dal desiderio di riconoscersi e di autodeterminarsi, una apertura che esprima tutta la potenza del movimento femminista cresciuta e sedimentata in questi anni, oltre la ritualità del 25 novembre. 

Questa apertura esprime la capacità di essere al centro della lotta di liberazione contro le molteplici linee di potere e di oppressione che ci attraversano.

Vogliamo che l’apertura delle donne e dei centri antiviolenza sia una scelta rispettata da tuttx, ma soprattutto determinata ed agita con noi proprio in ragione del desiderio di essere al nostro fianco quel giorno.

Seguirà il camion più grande e la parte di corteo aperto a tutte le soggettività alleate che lottano al nostro fianco e a tuttx coloro che vorranno condividere con noi, pensieri, riflessioni interventi. Un camion per ospitare performance artistiche e per far parlare le tante voci che animeranno il corteo.

Un altro camion animerà la seconda parte del corteo. Ci sarà anche uno spazio pit-stop itinerante organizzato da MOM, per genitori e bimbx: un furgoncino giallo con cuscini e zona morbida dove potersi riposare, allattare, cambiare un pannolino.

Saremo marea, senza spezzoni di organizzazioni politiche e sindacali.
Chiediamo a tutte di scendere in piazza con pañuelos fuxia e altre caratterizzazioni femministe, ma senza simboli e bandiere, per ribadire ancora una volta che il soggetto protagonista di questo movimento sono le donne nelle molteplici identità e non identità che le attraversano.

Appuntamento H 14 Piazza della Repubblica

Qui tutte le info delle giornate del 24 e 25 novembre.