ARGENTINA: LEGGE SULL’ACCESSO ALL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA-Traduzione

Di seguito pubblichiamo la versione in italiano della legge a cura del gruppo traduzioni di NUDM che ringraziamo

legge pubblicata dal bollettino ufficiale

ACCESSO ALL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA

Legge 27610 Il Senato e la Camera dei Deputati della Nazione Argentina riuniti in Congresso, sanzionano con forza di legge:

Articolo 1: Oggetto

La presente legge ha come oggetto l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza e all’attenzione post aborto, implementando gli impegni assunti dallo stato argentino in materia di salute pubblica e di diritti umani delle donne e delle persone di altre identità di genere con capacità gestanti al fine di contribuire alla riduzione e prevenzione di malattie e decessi.

Articolo 2. Diritti.

Le donne e le persone di altre identità di genere con capacità gestanti hanno il diritto di:

a) decidere l’interruzione di gravidanza in conformità con quanto stabilito nella presente legge

b) richiedere e accedere all’IVG all’interno del sistema sanitario in conformità con quanto stabilito nella presente legge

c) richiedere e ricevere attenzione dopo l’aborto nel sistema sanitario pubblico senza pregiudizi rispetto alla decisione di aver abortito secondo parametri contrari ai casi legalmente riconosciuti e resi possibili dalla presente legge

d) prevenire la gravidanza non voluta attraverso l’accesso a informazione, educazione sessuale integrale, e metodi contraccettivi efficaci

Articolo 3. Quadro normativo costituzionale.

Le disposizioni della presente legge si inquadrano nell’articolo 75 comma 22 della Costituzione Nazionale, nei trattati di diritti umani ratificati dalla Repubblica Argentina, in particolare la Dichiarazione Universale di Diritti Umani, la Convenzione Americana sui Diritti Umani, la Convenzione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna (CEDAW) e il suo Protocollo Facoltativo, il Patto Internazionale di Diritti Economici, Sociali e Culturali, il Patto Internazionale di Diritti Civili e Politici, la Convenzione Interamericana per Prevenire, Sanzionare ed sradicare la Violenza contro la Donna – Convenzione di “Belém do Parà”, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, la Convenzione sui Diritti del Bambino e la Convenzione contro la Tortura e Altri Tratti o Pene Crudeli, Inumani o Degradanti, in virtù della protezione che conferiscono ai diritti sessuali e riproduttivi, alla dignità, alla vita,     all’autodeterminazione, alla salute, all’educazione, all’integrità, alla diversità corporale, all’identità di genere alla diversità etnico-culturale, alla privacy, alla libertà di credenze e pensieri, all’informazione, a godere dei benefici dei progressi scientifici, all’uguaglianza reale di opportunità, alla non discriminazione e ad una vita libera da violenze.


Articolo 4 Interruzione volontaria di gravidanza.

Le donne e le persone di altre identità di genere con capacità di gestazione hanno il diritto di decidere e accedere all’interruzione della gravidanza fino alla quattordicesima (14) settimana, inclusa, i gestazione.

Al di fuori del periodo stabilito nel paragrafo precedente, la persona gestante ha il diritto di decidere e accedere all’interruzione della gravidanza solo nelle seguenti situazioni:

a) Se la gravidanza è il risultato di uno stupro, con la richiesta e la relativa dichiarazione giurata della persona gestante al personale sanitario che fa l’intervento. Nei casi di bambine sotto i tredici (13) anni, la dichiarazione giurata non sarà richiesta;

b) Se la vita o la salute integrale della persona gestante è in pericolo.

Art. 5 Diritto all’assistenza sanitaria.

Ogni persona gestante ha diritto ad accedere all’interruzione della gravidanza nei servizi del sistema sanitario o con la propria forma di assistenza (1), entro un termine massimo di dieci (10) giorni dalla sua richiesta e alle condizioni stabilite dalla presente legge e Leggi 26.485, 26.529 e leggi correlate.

Il personale sanitario deve garantire le seguenti condizioni minime e diritti durante l’aborto e nell’assistenza post-aborto:

a) Trattamento dignitoso. Il personale sanitario deve osservare un trattamento dignitoso, nel rispetto delle convinzioni personali e morali dellə pazientə, per sradicare le pratiche che perpetuano l’esercizio della violenza contro le donne e le persone di altre identità di genere con capacità gestanti; 

b) Privacy. Tutte le attività medico-assistenziali finalizzate all’ottenimento e alla trasmissione di informazioni e documentazione clinica  dellə paziente devono garantire la costruzione e la conservazione di un ambiente di fiducia tra il personale sanitario e le persone che richiedono l’assistenza, e osservare il rigoroso rispetto della loro privacy, dignità umana e autonomia della volontà, nonché la dovuta tutela della riservatezza; le informazioni saranno condivise o verrà coinvolta la famiglia o l’accompagnatorə  solo con una espressa autorizzazione, in conformità con le disposizioni dell’articolo 8 della presente legge.

Allo stesso modo, bisognerà proteggere la paziente da ingerenze illegittime da partedi terzi. Nei casi di stupro di ragazzə o adolescenti, il dovere di comunicare la violazione dei diritti previsti dall’articolo 30 della legge 26.061 e il dovere di presentare una denuncia penale di cui all’articolo 24, comma e), della legge 26.485 in quadro delle disposizioni dell’articolo 72 del codice penale, dovranno essere rispettati contemplando il rispetto del diritto alla privacy e alla riservatezza dellə ragazzə e adolescenti, della loro “capacità evolutiva” ed interesse superiore in conformità con la Convenzione sui diritti dell’infanzia, legge 26.061 e articolo 26 del Codice Civile e Commerciale, e non dovranno ostacolare o ritardare l’accesso ai diritti stabiliti dalla presente legge;

c) Riservatezza. Il personale sanitario deve creare le condizioni per salvaguardare la riservatezza e il segreto medico durante tutto il processo di assistenza e anche successivamente. È necessario informare durante la consultazione che la riservatezza è garantita ed è coperta da segreto medico.

Il paziente ha il diritto che chiunque partecipi alla preparazione o alla gestione della documentazione clinica, o abbia accesso al suo contenuto, deve rispettare il diritto alla riservatezza, salvo espressa autorizzazione scritta della stessa paziente;

d) Autonomia della volontà. Il personale sanitario deve rispettare le decisioni delle pazienti in merito all’esercizio dei loro diritti riproduttivi, alle alternative di trattamento e alla loro futura salute sessuale e riproduttiva. Le decisioni della paziente non devono essere sottoposte a giudizi derivati ​​da considerazioni personali, religiose o assiologiche da parte del personale sanitario, deve prevalere la sua volontà libera e autonoma;

e) Accesso alle informazioni. Il personale sanitario deve ascoltare attivamente e rispettosamente le pazienti per esprimere liberamente le loro esigenze e preferenze. La paziente ha il diritto di ricevere informazioni sulla sua salute; il diritto all’informazione include il diritto a non ricevere informazioni inappropriate rispetto a quella richiesta.

Dovrebbero essere fornite informazioni sui diversi metodi di interruzione di gravidanza, sulla portata e sulle conseguenze della pratica. Tali informazioni devono essere aggiornate, comprensibili, veritiere e fornite in un linguaggio e  in forme  accessibili.

Il personale sanitario e le autorità pubbliche hanno l’obbligo di fornire le informazioni disponibili sui diritti tutelati dalla presente legge in modo dinamico e durante l’intero processo di assistenza, anche se non vi è esplicita richiesta.

f) Qualità. Il personale sanitario deve rispettare e garantire il trattamento dell’aborto secondo lo scopo e la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’assistenza sarà fornita seguendo gli standard di qualità, accessibilità, competenza tecnica, gamma di opzioni disponibili e informazioni scientifiche aggiornate.

Nota (1) in Argentina ci sono tre forme di assistenza sanitaria: una pubblica, una “semiprivata” offerta dalle OOSS a cui si aderisce e a cui si versa una quota a questo finalizzata (previdenza sociale), e assicurazioni private. La cosa interessante di questa legge è che questi tre sistemi di salute devono garantire l’accesso all’aborto e questo si applica a tutto il sistema nazionale.

Art. 6 Informazioni e trattamento dell’aborto e della salute sessuale e riproduttiva.

Fatta la richiesta di interruzione volontaria di gravidanza in conformità con l’articolo 4, l’istituzione sanitaria metterà a disposizione delle persone gestanti che lo richiedono, all’interno del Programma Nazionale di Salute Sessuale e Procreazione Responsabile, legge 25.673, quanto segue:

a) Informazioni sul procedimento che verrà eseguito e le successive cure necessarie, secondo i criteri dell’articolo precedente;

b) Attenzione sanitaria integrale durante l’intero processo;

c) Accompagnamento nell’assistenza sanitaria e informazione adeguata e accessibile alle necessità di ciascuna persona, scientifica, aggiornata sui diversi metodi contraccettivi disponibili, nonché la fornitura di metodi contraccettivi previsti dal Programma Medico Obbligatorio (PMO) e nella legge 25.673 o nella normativa che in futuro la sostituisca.

Questi servizi non sono obbligatori per la paziente né condizione per la realizzazione della pratica.

Art. 7 Consenso informato.

Prima dell’interruzione volontaria di gravidanza si richiede il consenso informato della persona gestante espresso per scritto, in conformità con quanto previsto nella legge 26.529 e in accordo con l’articolo 59 del Codice Civile e Commerciale della Nazione. Nessuna persona può essere sostituita nell’esercizio personale di questo diritto.

Art. 8 Persone minorenni.

Nel quadro delle disposizioni della Convenzione sui diritti dell’infanzia, la legge 26.061, articolo 7 dell’allegato I del decreto 415/06, articolo 26 del Codice Civile e Commerciale della Nazione e la risoluzione 65/15 del Ministero della salute della Nazione, la richiesta di interruzione volontaria della gravidanza deve essere fatta come segue:

a) Le persone con più di sedici (16) anni di età hanno piena capacità di prestare il proprio consenso per esercitare i diritti garantiti dalla presente legge;

b) Nel caso di persone con meno di sedici (16) anni di età, sarà richiesto il loro consenso informato ai sensi del precedente articolo e di quanto previsto dall’articolo 26 del Codice Civile e Commerciale e dalla delibera 65/15 del Ministero della Salute della Nazione ai sensi della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, legge 26.061, articolo 7 dell’allegato I del decreto legislativo 415/06 e decreto legislativo 1.282/03 della legge 25.673.

Art. 9 Persone con capacità limitate.

Se si trattasse di una persona con capacità limitata per sentenza giudiziale e la limitazione non avesse relazione con l’esercizio dei diritti che concede la presente legge, potrà prestare il suo consenso informato senza nessun impedimento né necessità di alcuna autorizzazione previa e, se lo desiderasse, con assistenza del sistema di appoggio previsto nell’articolo 43 del Codice Civile e Commerciale della Nazione. 

Le persone che agiscono nel sistema di sostegno non rappresentano né sostituiscono la persona con disabilità nell’esercizio dei suoi diritti e, pertanto, è necessario che il disegno del sistema di supporto incorpori garanzie adeguate perché non esistano abusi e le decisioni siano prese dalla persona titolare del diritto.

Se la sentenza giudiziale di restrizione della capacità impedisce di dare il consenso per l’esercizio dei diritti previsti nella presente legge, o la persona sia stata dichiarata incapace di agire in giudizio, dovrà dare il suo consenso con l’assistenza del suo rappresentante legale o, in mancanza o assenza, di una persona vicina, nei termini dell’articolo 59 del Codice Civile e Commerciale della Nazione. 

Art. 10 Obiezione di coscienza.

L’operatorə  che interviene in maniera diretta nella interruzione di gravidanza ha diritto ad esercitare l’obiezione di coscienza.

Per poterla esercitare, dovrà:

a) Mantenere la sua decisione in tutti gli ambiti, politici, privati o di sicurezza sociale nei quali esercita la sua professione;

b) Inviare la persona ad altro/a operator* affinché sia assistita in maniera temporanea e opportuna, senza indugi; 

c) Rispettare il resto dei propri doveri professionali e obblighi legali. Il personale sanitario non può rifiutarsi di effettuare l’interruzione della gravidanza nel caso in cui la vita o la salute della persona gestante sia in pericolo e richieda cure immediate e urgenti.

Non si può invocare l’obiezione di coscienza per rifiutarsi di fornire assistenza sanitaria post-aborto.

Il mancato rispetto degli obblighi previsti dal presente articolo darà luogo a sanzioni disciplinari, amministrative, penali e civili, a seconda dei casi.

Art. 11 Obiezione di coscienza. Obblighi delle strutture sanitarie.

Le strutture sanitarie di salute del sotto-settore privato o della previdenza sociale che non dispongano di operatorə per effettuare l’interruzione di gravidanza a causa dell’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza ai sensi dell’articolo precedente, devono provvedere e disporre l’invio ad un operatorə sanitario che esegua effettivamente la prestazione e che abbia caratteristiche simili a quello che la persona ha richiesto. In tutti i casi, la pratica deve essere garantita secondo le disposizioni della presente legge. Le procedure e i costi associati all’invio e al trasferimento della paziente saranno a carico di chi esegue l’invio. Tutti gli invii contemplati in questo articolo devono essere fatturati secondo la copertura a favore dell’operatore che esegue la pratica.

Art. 12 Copertura e qualità delle prestazioni.

Il settore pubblico della salute, le mutue  inquadrate nella legge 23.660 e nella legge 23.661, l’Istituto Nazionale di Servizi Sociali per Pensionati creato dalla legge 19.032, le entità e agenti di salute impegnati nella legge 26.682, di quadro regolatorio di medicina prepagata, le entità che prestino attenzione dentro la regolamentazione del decreto 1.993/11, le mutue delle forze armate e di sicurezza, le mutue del Potere Legislativo e Giudiziale e quelle comprese nella legge 24.741, di mutue universitarie, e tutti quegli agenti e organizzazioni che prestino servizi medico-assistenziali alle persone affiliate o beneficiarie, indipendentemente dalla figura giuridica che possiedano,devono incorporare la copertura integrale e gratuita dell’interruzione volontaria di gravidanza prevista nella presente legge in tutte le forme che l’Organizzazione Mondiale della Salute raccomanda. Queste prestazioni rimangono incluse nel Programma Nazionale di Garanzia di Qualità dell’Assistenza Medica e nel PMO con copertura totale, insieme alle prestazioni di diagnosi, medicine e terapie di sostegno.

Art. 13 – Educazione sessuale integrale e salute sessuale riproduttiva 

Lo stato nazionale, le province e la città autonoma di Buenos Aires e i municipi hanno la responsabilità di rendere esecutiva la legge 26.150, legge sulla educazione sessuale integrale, stabilendo politiche attive per la promozione e il rafforzamento della salute sessuale e riproduttiva di tutta la popolazione. Queste politiche dovranno avere come riferimento gli obiettivi e i legami stabiliti dalle leggi 23.798, 25.673, 26.061, 26.075, 26.130, 26.150, 26.206, 26.485, 26.743 e 27.499, oltre alle leggi già citate in questa presente legge. Dovranno inoltre formare sulla prospettiva e le differenze di genere il personale docente, sanitario al fine di prestare attenzione, cure adeguate, e follow-up a coloro che richiedono un’interruzione volontaria della gravidanza nei termini previsti dalla legge, così come al personale degli uffici pubblici interessati a questo processo 

Art. 14.- Modifica del Codice Penale.

Si sostituisce l’articolo 85 del Codice Penale della Nazione con il seguente:

Articolo 85: Chiunque provochi un aborto sarà punito:

1. Con la reclusione da tre (3) a dieci (10) anni, se agisce senza il consenso della persona gestante. Questa pena potrà aumentare fino a quindici (15) anni se fosse seguito dalla morte della persona gestante.

2. Con la reclusione da tre (3) mesi a un (1) anno, se agisce con il consenso della persona gestante, dopo la quattordicesima (14) settimana di gestazione e purché non rientrasse nei casi previsti dall’articolo 86.

Art. 15 Incorporazione dell’articolo 85 bis al Codice Penale.

Si incorpora come articolo 85 bis del Codice Penale della Nazione: Articolo 85 bis: sarà punito o punita con la reclusione da tre (3) mesi a un (1) anno e interdizione speciale per il doppio del tempo della condanna, il funzionario o funzionaria pubblico  o l’autorità dell’istituto sanitario, il/la professionista, l’effettore(“?)o il personale sanitario che ingiustificatamente ritardare, ostacolare o rifiutare , in violazione delle norme vigenti, di eseguire un aborto nei casi legalmente autorizzati

Art. 16.- Sostituzione dell’articolo 86 del Codice Penale. Se sostituisce l’articolo 86 del Codice Penale della Nazionale con il seguente:

Articolo 86: Non costituisce reato l’aborto eseguito con il consenso della persona gestante fino alla quattordicesima (14) settimana compresa di gravidanza. 

Al di fuori del periodo stabilito nel paragrafo precedente, non sarà punibile l’aborto eseguito con il consenso della gestante: 

1. Se la gravidanza è il prodotto di uno stupro. In questo caso la pratica deve essere garantita con obbligo e dichiarazione giurata della gestante dinanzi a il/la professionale o personale della salute intervenuto. Nel caso di ragazze sotto i tredici (13) anni di età la dichiarazione giurata non sarà richiesta 

2. Se la vita o la salute integrale della persona gestante fosse a rischio.

Art. 17.- Sostituzione dell’articolo 87 del Codice Penale. Se sostituisce l’articolo 87 del Codice Penale della Nazione con il seguente: Articolo 87: Sarà punito o punita con la reclusione da sei (6) mesi a tre (3) anni chiunque  provochi con violenza un aborto senza aver avuto lo scopo di provocarlo, se lo stato di gravidanza della persona incinta fosse noto o le constasse.

Art. 18. – Sostituzione dell’articolo 88 del codice penale

Si sostituisce l’articolo 88 del codice penale con il seguente articolo: Sarà condannata da 3 mesi a 1 anno la persona gestante che, dopo la quattordicesima settimana di gestazione e, a condizione che non siano soddisfatte le condizioni di cui all’articolo 86, causerà il proprio aborto o faccia in modo che altri lo facciano. Si potrà non applicare la pena quando le condizioni rendano giustificabile la condotta. Il tentativo della persona gestante non è punibile.

Art. 19 – Formazione.

Il personale sanitario dovrà formarsi rispetto ai contenuti della presente legge e alla normativa che la completa e regolamenta. A tal fine il Ministero della salute, i ministeri provinciali e quelli della città autonoma di Buenos Aires applicheranno i dispositivi e programmi di formazione 

Art. 20 – Autorità di applicazione.

L’autorità di applicazione della presente legge sarà stabilita dal Governo Nazionale 

Art 21. Ordine pubblico:

Le disposizioni della presente legge sono di ordine pubblico e di applicazione obbligatoria su tutto il territorio nazionale

Art. 22. si comunichi al Governo nazionale 

Approvata dal parlamento argentino a Buenos Aires il 30 dicembre 2020

Registrata con il n 27610 

Pubblicata il 15/1/2021 

progetto presentato al senato

Alcuni articoli di approfondimento che segnaliamo:

Articolo tradotto di Ese Montenegro 
#EsLEY: in Argentina l’aborto è legge 
Articolo da Obiezione Respinta  

Senza l’aborto legale, non c’è Ni Una Menos. No al patto di Macri con il FMI. No al pagamento del debito estero

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Il potente documento politico letto in piazza dalle sorelle argentine con tutte le rivendicazioni di #NiUnaMenos 2018 – in traduzione integrale su Manastabal blog.

Buenos Aires, 4 giugno 2018. Per il quarto anno consecutivo, al grido di Ni Una Menos, una marea di donne, lesbiche e trans* invade la capitale argentina concentrandosi nella piazza del Congresso. Agitano i fazzoletti verdi, simbolo di una campagna durata tredici anni per l’aborto legale, sicuro e gratuito, in procinto di approdare alla discussione parlamentare. Annunciano di non essere disposte ad accontentarsi di un singolo provvedimento, ma di voler «cambiare tutto»: dove “tutto” sta per i dispositivi politici, economici, giuridici e sociali che, con rinnovata intensità nella fase neoliberale, imprimono sulla vita delle donne, negli spazi pubblici e privati, il marchio della coazione etero-patriarcale. Ni una menos si conferma come la punta di lancia di un movimento femminista cha sta contagiando gli altri paesi dell’America Latina.

Ecco il testo del documento redatto collettivamente dalle assemblee femministe per Ni Una Menos 2018 e letto il 4 giugno in Plaza de los Dos Congresos, tradotto da Manastabal.

NUDM argentina 14

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Nel 2015 la forza dei nostri passi e della nostra voce ha fatto girare la terra sul suo asse. Abbiamo messo in marcia una rivoluzione. In Argentina siamo state un milione a levare un solo grido: BASTA UCCIDERCI. NON UNA DI MENO. CI VOGLIAMO VIVE. Il terremoto non si è fermato qui. Oggi, per la quarta volta, donne cis e trans, lesbiche, bisessuali e travestiti sono qui, e in tutte le province dell’Argentina, per riprendere a gridare NI UNA MENOS. Siamo un movimento potente, vario, eterogeneo, che è stato in grado di dimostrare che ogni violenza esercitata contro di noi nasce dalla violenza esercitata dagli Stati e dai governi ogni volta che ci sottomettono allo sfruttamento dei nostri corpi, ogni volta che violano i nostri diritti umani, ogni volta che ripetono formule economiche neoliberali e capitaliste che producono più fame e violenza. Siamo quelle che si oppongono a tutti i governi che hanno voluto e vogliono imporci un regime di sfruttamento, spoliazione e fame, nell’ambito del quale le più pregiudicate siamo noi lavoratrici, disoccupate ed escluse: le più povere tra i poveri.

Non siamo vittime, cresciamo nella potenza della nostra danza collettiva. I nostri femminismi di lotta sono latinoamericani e internazionali come il pugno in alto delle irlandesi che hanno conquistato il diritto all’aborto. Veniamo a riscuotere un debito dagli Stati e dai governi per quelle che in tutti gli angoli del pianeta si ribellano e si organizzano. Siamo molte di più di quelle che si trovano qui, siamo le eredi delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo, siamo le combattenti popolari, siamo le donne, trans, lesbiche, bisessuali, non-binarie, travestiti, indigene, afrodiscendenti, migranti, abitanti dei quartieri poveri e donne con HIV. Siamo ognuna delle attiviste che nel 2005 hanno iniziato questa lotta con la Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito. Al tempo stesso diciamo di smetterla di vittimizzarci, affermiamo il nostro diritto al piacere, a decidere dei nostri destini, a disporre del nostro tempo, a non essere sfruttate né obbligate a soddisfare desideri che non sono nostri.

NUDM argentina 04

Ci opponiamo al governo di Macri, alla coalizione Cambiemos e ai governatori, agli imprenditori e alla giustizia egemonica, padronale, bianca, misogina, eteronormativa, razzista, sessista, patriarcale e capitalista dei ricchi e dei potenti. Oggi veniamo in questa piazza davanti al Congresso per dire che non ci disciplineranno più, che non accettiamo che ci dicano come, quando, dove e con chi vivere, partorire, fare sesso. E diciamo loro che stiamo facendo la storia! Viviamo e ci assumiamo la responsabilità per quelle che non vivono più. Ci organizziamo per dimostrare a noi stesse, e mostrare a quelle che domani si uniranno a noi, che unite possiamo abbattere il patriarcato e il capitalismo e dire no al patto illegittimo che imprigiona in debiti che non intendiamo pagare con le nostre vite, e dire sì, un’altra volta, all’autonomia dei nostri corpi, sì all’aborto legale, sicuro e gratuito.

SENZA ABORTO LEGALE NON C’È NI UNA MENOS! NO AL PATTO DI MACRI CON IL FMI! NON UNA DI MENO! CI VOGLIAMO VIVE! LO STATO È RESPONSABILE

  1. SENZA ABORTO LEGALE NESSUNA NI UNA MENOS. VA APPROVATO IL PROGETTO DELLA CAMPAGNA NAZIONALE PER IL DIRITTO ALL’ABORTO LEGALE, SICURO E GRATUITO, NESSUN ALTRO!

NUDM argentina 06

Vogliamo l’aborto legale subito! Con la nostra forza e la nostra mobilitazione abbiamo imposto che si discutesse al Congresso Nazionale il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito. E alzando i nostri fazzoletti verdi esigiamo che il Congresso approvi il progetto di legge sull’interruzione volontaria di gravidanza redatto dalla Campagna Nazionale per l’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito. Rifiutiamo i progetti di legge che cercano di trarre in inganno proponendo solo la “depenalizzazione”, chiediamo la legalizzazione!

Non vogliamo che le chiese interferiscano con i nostri corpi. Diciamo no all’obiezione di coscienza come scusa per ostacolare i nostri diritti. Esigiamo la separazione della Chiesa dallo Stato e la fine delle sovvenzioni alla Chiesa cattolica e all’educazione religiosa, che quest’anno ammontano a 32.000 milioni di dollari. La nostra richiesta è globale: educazione sessuale per decidere, contraccettivi per non abortire, aborto legale per non morire.

Esigiamo che la legalizzazione dell’aborto garantisca la sua realizzazione e copertura nel piano sanitario obbligatorio degli ospedali pubblici e privati; che includa la produzione pubblica di Misoprostol di qualità e autorizzato per l’uso gineco-ostetrico, per finirla con il monopolio che oggi rende i prezzi esorbitanti; che siano garantiti l’accesso e la distribuzione gratuita nel sistema sanitario pubblico e la vendita a prezzi popolari nelle farmacie.

NUDM argentina 18 Cobertura colaborativa Emergentes y Matria

Esigiamo il finanziamento del Programma di Educazione Sessuale e di Salute Sessuale e Procreazione Responsabile. Esigiamo la regolamentazione e l’implementazione della legge di Educazione Sessuale Integrale. Vogliamo un’educazione sessuale integrale, laica e con una prospettiva di genere a tutti i livelli e in tutte le province del paese. FUORI la chiesa dall’educazione!

Denunciamo lo Stato ipocrita che ci obbliga ad abortire in clandestinità, molte volte portate a rischiare le nostre vite per le condizioni estreme di miseria e di precarietà in cui siamo obbligate a vivere all’interno di questo regime sociale. Esigiamo il diritto di accedere alle condizioni materiali, economiche e sanitarie che ci permettano di decidere se vogliamo essere madri o no.

Ripudiamo i governi che mantengono l’aborto illegale in America Latina, e in particolare i governi di El Salvador, Honduras, Nicaragua, Haiti, Suriname e Repubblica Dominicana. Esigiamo che si rispetti in questi paesi, e nel mondo intero, il diritto a decidere sul proprio corpo. La maternità è un’opzione e un diritto della donna, non un’imposizione. Vogliamo che l’approvazione dell’aborto legale in Argentina sia la punta di lancia di un movimento che attraversi tutta l’America Latina. Non una morta in più di aborti insicuri! Vanno rispettate le nostre decisioni se non vogliamo partorire!

  1. NO AL PATTO DI MACRI CON IL FMI. NO AL PAGAMENTO DEL DEBITO ESTERO. ABBASSO L’AUSTERITÀ DI MACRI E DEI GOVERNATORI. BASTA LICENZIAMENTI, SOSPENSIONI E REPRESSIONE.NUDM argentina 02

Ripudiamo la decisione del governo di Mauricio Macri di portare avanti un accordo con il FMI che significa FAME. Un patto che significa austerità, licenziamenti, povertà e precarizzazione per l’intera classe lavoratrice e soprattutto per donne, trans, lesbiche, bisessuali, non-binarie, travestiti, indigene, afrodiscendenti, migranti, abitanti dei quartieri poveri e donne con HIV. Denunciamo le richieste di questo organismo, come il taglio del bilancio già scarso per la salute e l’educazione, aree storicamente femminilizzate e l’eliminazione dei regimi pensionistici speciali. Abbasso la riforma delle pensioni!

Abbasso la CUS e il progetto ospedaliero Sur, che puntano alla privatizzazione della sanità pubblica. Diciamo NO all’UNICABA insieme alle/agli studenti degli istituti terziari.

Esigiamo di non pagare il debito estero e vogliamo al suo posto stanziamenti per l’implementazione di politiche di genere che contribuiscano all’attuazione dei nostri diritti. Il debito ce l’avete con noi.

Siamo qui contro l’austerità neoliberale messa in atto da Macri e dai governi provinciali. L’austerità ci taglia, ci precarizza, ci vuole indebolire, ma noi siamo unite e ci aggiungiamo alle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori dello Stato, della Metropolitana, di Telam, di Radio Del Plata, delle/gli insegnanti, dell’Istituto Nazionale di Tecnologia Industriale, dell’ospedale Posadas, della linea 144, etc. E sosteniamo tutte le lotte contro il tetto salariale che il governo punta a imporre con il silenzio complice della burocrazia sindacale. Esigiamo l’apertura delle commissioni paritarie e rifiutiamo il tetto salariale che ci vuole imporre un aumento ben al di sotto dell’inflazione che, per quanto riguarda quest’anno, supera il 10%. Rifiutiamo anche gli articoli sul presenzialismo e la produttività che comportano una riduzione delle retribuzioni, soprattutto per le lavoratrici, e rifiutiamo la persecuzione dell’attivismo combattivo da parte della burocrazia sindacale e dei governi nazionali e provinciali. Abbasso il patto fiscale! No alla modifica dei contratti collettivi! Diciamo no alla riforma del lavoro che precarizza le nostre vite!

Da questa piazza chiediamo SCIOPERO GENERALE SUBITO! Come abbiamo detto durante ogni sciopero, ogni 8 marzo, NOI SCIOPERIAMO, NOI SCIOPERIAMO! Imparate dal movimento femminista che scende in piazza in modo unitario per mettere un freno a queste politiche che vogliono la miseria economica e affettiva delle maggioranze!

NUDM argentina 17

Rifiutiamo tutte le forme di violenza sul posto di lavoro contro donne, trans, lesbiche, bisessuali, non-binarie, travestiti, indigene, afrodiscendenti, migranti, abitanti dei quartieri poveri e donne con HIV. Perché le lavoratrici sono esposte alla limitazione dei loro diritti, al taglio dei loro salari e sono sottoposte alla minaccia della disoccupazione e alla disciplina della produttività. Perché la disoccupazione cresce di due punti quando si parla di donne, perché il divario salariale è in media del 27% e nel mercato informale sale al 40%. Rivendichiamo l’accesso a tutte le categorie alle stesse condizioni degli uomini. Basta discriminazioni sul lavoro, esigiamo tutti i diritti per le lavoratrici.

Siamo venute per dire nuovamente che migrare non è un crimine! Non una migrante di meno! Esigiamo l’annullamento del Decreto di Necessità e Urgenza 70/2017 e l’eliminazione del Centro di Detenzione Migrante. Ripudiamo l’esproprio violento delle terre delle comunità indigene e contadine, contro l’estrattivismo, contro l’intossicazione da agrotossici che ci avvelenano e ci uccidono. Contro il razzismo, la discriminazione e la xenofobia nei confronti delle donne afrodiscendenti, afroindigene e afroargentine che la tratta schiavista ha costretto a partecipare alla crescita del sistema capitalista che stiamo affrontando oggi. Esigiamo la riparazione storica che ci è dovuta secondo la legge 26.856 “Maria Remedios del Valle, Capitana della Matria, che grazie al suo coraggio ha contribuito all’indipendenza di questo paese”.

Noi donne con HIV esigiamo la promulgazione della nuova legge su HIV, ITS ed epatite virale. Basta con la riduzione dei fondi che ci garantiscono prevenzione, profilassi, farmaci, aderenza al trattamento e reagenti. Basta violenza contro la libertà riproduttiva. Basta violenza ginecologica e ostetrica contro di noi. Siamo più di 40.000! L’HIV non uccide, lo stigma e la discriminazione sì. NON C’È PIÙ TEMPO!

Basta repressione. Esigiamo il ritiro delle denunce e la libertà per tutti/e i/le prigionieri/e politici/he. Libertà per Milagro Sala e per tutte le compagne della Tupac prigioniere.

Non vogliamo che alle Forze Armate si permetta di occuparsi di sicurezza interna,  vogliono solo spianare la strada alla repressione della protesta sociale. Santiago Maldonado e Rafael Nahuel: presenti! Respingiamo il tentativo di Macri di riformare il codice penale per incarcerare le/i combattenti. Siamo al fianco delle lavoratrici della metropolitana che sono state duramente represse per aver difeso il loro salario. Ci opponiamo ai licenziamenti delle metro-delegate e alla violenza patita da tutte le compagne represse, picchiate e imprigionate dalla polizia municipale. Esigiamo la liberazione di tutti i/le detenuti/e delle giornate del 14 e 18 dicembre. Basta con il grilletto facile nei quartieri popolari. Non vogliamo più repressione nelle città, né incursioni illegali, pestaggi e arresti come quelli di Iván ed Ezequiel, compagni di La Poderosa.

Abrogazione della legge anti-terrorismo, dei protocolli e di tutte le leggi anti-repressive.

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Smantellamento delle reti di trafficanti e delle forze repressive dello Stato e dei loro complici. Condanna effettiva per i papponi. Creazione di politiche pubbliche che sostengano la legge sulla tratta, così come tutti gli strumenti finalizzati all’assistenza legale e alla protezione completa delle vittime e delle loro famiglie. Denunciamo la chiusura dei rifugi per le vittime. Basta repressione, persecuzione, abusi ed estorsioni poliziesche ai danni delle lavoratrici del sesso e delle persone in situazione di prostituzione. Chiediamo l’abolizione degli articoli che permettono di tenere in stato d’arresto chiunque senza autorizzazione giudiziaria e che criminalizzano l’esercizio della prostituzione in 18 province. In particolare l’articolo 680 del codice della provincia di Buenos Aires.

Denunciamo l’invasione da parte dello Stato genocida dei territori indigeni, basta criminalizzarci e processarci per il recupero del territorio ancestrale, basta violenza istituzionale contro le/i combattenti indigeni, basta razzismo e xenofobia. Respingiamo il modello estrattivista che porta benefici soltanto alle multinazionali e ai governi complici dell’espulsione. Basta femminicidi e femicidi territoriali! Ci vogliamo plurinazionali!

  1. NI UNA MENOS. BASTA FEMMINICIDI E TRAVESTICIDI: L’ODIO PER LE DONNE, LE LESBICHE, I TRAVESTITI, I BISESSUALI E LE TRANS È ASSASSINO. IL MACHISMO È FASCISMO.

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Siamo venute in questa piazza per pronunciarci contro tutte le forme di violenza machista. Una donna viene assassinata ogni 30 ore e il governo di Macri e Fabiana Tuñez congela il bilancio dell’Istituto Nazionale per le Donne e assegna solo 8 dollari per l’assistenza a ogni donna. Esigiamo finanziamenti per l’applicazione della legge 26.485 per sradicare la violenza contro le donne. Rifugi sicuri per le vittime di violenza con assistenza psicologica e legale adeguata. Lavoro vero e alloggi per le vittime di violenza e i/le loro figli/e. Esigiamo la riapertura e il finanziamento degli spazi adibiti all’assistenza per la violenza di genere nelle municipalità, nelle università e in ogni spazio comune in cui la legge 26.485 prevede che si fornisca assistenza alle vittime. C’è una legge, vogliamo che venga applicata!

Denunciamo il potere giudiziario della Repubblica Argentina come uno dei bracci esecutivi del patriarcato. Il potere giudiziario è sessista, misogino, razzista, odia le lesbiche e le trans, ci invisibilizza, ci discrimina, ci rivittimizza. Esigiamo dallo Stato che attivi in forma immediata i procedimenti di rimozione e destituzione di tutti i giudici, pubblici ministeri e funzionari giudiziari che esercitano violenza di genere istituzionale e disattendono sistematicamente la legge 26.485 a quasi dieci anni dalla sua approvazione.

Di fronte alla violenza, l’inasprimento delle pene non scoraggia i crimini contro la vita. Si tratta di demagogia punitiva di fronte all’indignazione sociale. Non invocatelo a nostro nome. Reclamare a gran voce più carcere non serve a risolvere il problema di fondo. Chiediamo politiche di prevenzione contro la violenza machista, educazione con prospettiva di genere, formazione degli operatori giudiziari e una risposta efficace dello Stato alle denunce. Solidarizziamo con le compagne incarcerate comprendendo che il sistema le opprime due volte: le stigmatizza in quanto incarcerate e in quanto donne. Diciamo no all’infantilizzazione delle donne nelle prigioni e no alla tortura psicologica.

Basta repressione, persecuzione, abuso ed estorsione poliziesche ai danni delle persone in situazione di prostituzione. Per lo smantellamento delle reti della tratta. Liberazione delle ragazze rapite. Carcere per i papponi, i poliziotti e i politici coinvolti. Risarcimenti per i danni fisici, psicologici ed economici causati alle vittime e ai loro familiari.

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Siamo venute a gridare che l’eterosessualità obbligatoria è violenza!Basta crimini di omo-lesbo-trans-odio. Chiediamo l’attuazione della legge di identità di genere: accesso reale al diritto alla salute integrale, alle rettifiche anagrafiche veloci, al rispetto della propria identità. Esigiamo la quota professionale trans come legge nazionale e una protezione speciale per la loro infanzia e vecchiaia. Riparazione storica e riconoscimento del genocidio di travestiti e trans, lo Stato è responsabile. Per l’integrità, il rispetto e l’autonomia dei corpi grassi e intersex stigmatizzati e patologizzati.

Esigiamo che le politiche pubbliche tengano conto delle donne con disabilità.

Denunciamo la precarizzazione patita dalle lesbiche che raggiungono l’età adulta senza alloggio e senza famiglia.

Basta con la violenza ginecologica.

Siamo venute in questa piazza a dichiarare che ci vogliamo vive, che abbiamo il diritto al piacere, a vivere la notte in libertà e senza paura, a godere della nostra sessualità senza repressioni, senza mandati, senza molestie, senza gerarchie. Abbiamo il diritto alla festa e all’amore, abbiamo diritto al tempo libero e a dire sì ogni volta che vogliamo dire sì, proprio come diciamo no quando ci ribelliamo a ciò che ci viene imposto.

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Siamo venute in questa piazza perché siamo stufe e siamo organizzate! E ora che siamo insieme, chiediamo giustizia per il travesticidio di Diana Sacayan e di tutte le compagne assassinate per crimini di odio! Veniamo a gridare che non c’è Ni Una Menos senza l’assoluzione di Higui, di Mariana Gomez, di Yanina Faríaz, accusata dalla giustizia misogina che l’ha stigmatizzata come cattiva madre e Joe Lamonge, ragazzo trans incarcerato per essersi difeso da transodio patriarcale. Non c’è Ni Una Menos senza la richiesta di giustizia per Marielle Franco, crivellata dalle forze di sicurezza in Brasile sotto il governo di Temer. Per gridare forte: Libertà per l’adolescente palestinese Ahed Tamimi!

Non permetteremo a questo regime sociale capitalista bianco, misogino, eteronormativo, razzista e machista di prendersi il nostro diritto di abitare il mondo essendo quello che vogliamo essere. Contro ogni forma di sfruttamento e oppressione, chiamiamo le nostre sorelle di tutto il mondo a continuare a lottare per le nostre vite. Il nostro movimento continuerà a difendere il suo carattere anticlericale, anticapitalista, antipatriarcale e indipendente dallo Stato e dai governi. Siamo state le prime a fare uno sciopero nazionale contro questo governo dell’austerità e ora diciamo NO al patto di Macri con il FMI e chiediamo alle centrali sindacali di convocare uno sciopero nazionale e un piano di lotta per sconfiggerlo. Conquisteremo il nostro diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito. Separazione immediata della Chiesa e dello Stato. Questo 13 giugno ci mobiliteremo tutte al Congresso e che tutta l’America Latina sia dipinta di verde. Senza aborto legale non c’è Ni Una Menos.

Qui il testo originale pubblicato su Latfem.

Testo tratto da Manastabal.