Non Una di Meno – FLASH MOB: Un Violador En Tu Camino

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Non Una di Meno: in molte città il flash mob “Un Violador en tu Camino”

Non Una di Meno ha deciso di rispondere alla chiamata delle compagne cilene e di replicare l’azione contro lo stupro e la violenza patriarcale “Un Violador en tu Camino”.

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Non Una Di Meno in difesa degli spazi femministi

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Dal 13 al 20 novembre, Non Una Di Meno ha lanciato una campagna di mobilitazioni a livello nazionale in difesa e per la moltiplicazione degli spazi femministi verso il prossimo 23 novembre, quando la marea femminista e transfemminista tornerà a inondare le strade di Roma per la grande manifestazione nazionale contro la violenza maschile e di genere. 
 
Lo scorso 13 novembre il Comune di Roma aveva annunciato il distacco delle utenze alla Casa delle donne Lucha y Siesta, spazio femminista autogestito che dal 2008 accompagna le donne che hanno subito violenza nel loro percorso di fuoriuscita e di autodeterminazione. Ma Lucha y Siesta è molto di più: è un luogo di informazione, ascolto e accoglienza, uno spazio di socialità, condivisione di esperienze e competenze.
 
Questa é una stagione politica in cui gli spazi sociali vengono chiusi, sgomberati, sostituiti per i processi di gentrificazione o direttamente per reazione repressiva. Non saranno gli sgomberi a fermare le esperienze di autogestione: a Bologna, la nuova occupazione di Xm24, sgomberato la scorsa estate dopo 17 anni di vita, è la risposta a chi vuole mettere fine alle esperienze di autogestione per mezzo delle ruspe. 
Il caso di Lucha y Siesta, invece, diventa l’emblema dell’attacco all’autorganizzazione e all’autonomia femminista. è il tentativo di cancellare gli strumenti di cui le donne si dotano per uscire da condizioni di violenza e recuperare autonomia. 
 
In un paese dove l’obiezione di coscienza tocca picchi del 90% in alcune regioni, chiudono i consultori 
Dove i Centri antiviolenza ricevono meno di un euro al giorno per il lavoro sociale e politico che svolgono quotidianamente, la minaccia di sgombero agli spazi femministi mostra ancora più chiaramente il carattere della violenza istituzionale. 
 
È la stessa violenza che fa dell’Italia il paese in cui ogni 72 ore una donna viene uccisa e uno dei primi paesi in Europa per numero di omicidi di donne trans. La violenza che, a livello nazionale, chiude i confini e fa morire in mare o via terra chi ha intrapreso una migrazione e ogni giorno condanna allo sfruttamento e al razzismo chi arriva in Europa. È la stessa violenza che strumentalizza i corpi delle donne, promuovendo misure securitarie. 
Gli spazi femministi sono universi di autodeterminazione, sono luoghi di lotta e resistenza, spazi di soggettivazione e di creazione di reti femministe potenti e trasformative
 
Per questa ragione, Non Una Di Meno si mobilita  non solo per difendere gli spazi ma per moltiplicarli, per esplodere nuovamente tutte insieme per le strade di Roma e del mondo il 23N. 
 Gli spazi femministi non si toccano, non si toccano le nostre vite, le nostre scelte.
 #diamoluchaallecittà
Di seguito le iniziative previste nelle diverse città: 
Mercoledì 13 novembre
📌Roma Non Una Di Meno – Roma – Se toccano Lucha, toccano tutte!
📌Padova Aperitivo siamo marea – Lucha y Siesta non si chiude
📌Napoli Non una di meno – Napoli Lucha y Siesta non si tocca!
Giovedì 14 novembre
📌Reggio Emilia Non Una Di Meno – Reggio Emilia ASSEMBLEA ALL’APERTO – Difendiamo gli spazi femministi!
Sabato 16 novembre
Domenica 17 novembre
📌Alessandria – Parla con lei e light design show verso il 23 novembre
Lunedì 18 novembre
📌Bologna- Incontro con Lucha y Siesta verso il 23N!

Appello Non Una Di Meno – 23 novembre, manifestazione nazionale a Roma : Contro la vostra violenza, la nostra rivolta!

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Il prossimo 23 novembre la marea femminista e transfemminista tornerà a inondare le strade di Roma contro la violenza che segna le nostre vite e diventa sistema!

In tutto il mondo le donne sono in rivolta contro la violenza patriarcale, razzista, istituzionale, ambientale ed economica. In Sud America, in Medio Oriente, In Asia, in Africa, in Europa le donne e le persone lgbtqipa+ stanno affermando chiaramente che nessun processo di democratizzazione e liberazione è possibile senza trasformazione radicale dell’esistente. In Cile, in Messico, in Ecuador, in Argentina, in Brasile, le donne lottano contro la violenza patriarcale e economica che attacca i corpi e l’ambiente.

Le donne curde stanno difendendo e portando avanti un processo rivoluzionario femminista, ecologista e democratico e combattono per la liberazione da ogni fondamentalismo e contro l’autoritarismo turco. Il 23 novembre ci uniremo a queste sollevazioni globali, dalle quali traiamo forza e convinzione!

Abbiamo disvelato la natura strutturale e politica della violenza maschile, che agisce sulle donne e sulle soggettività lgbtqipa+. A quattro anni dall’esplosione del movimento femminista è il momento di affermare, a partire dalle lotte, dalle pratiche, dalla solidarietà femminista, rivendicazioni chiare e non negoziabili su cui vogliamo risposte.

Ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner, e continuano le violenze omolesbotransfobiche. Sono i giornali a valutare quale dei tanti femminicidi debba essere raccontato e come. Quello del “gigante buono” – come nel caso di Elisa Pomarelli – o quello di chi “se l’è cercata”. Quello della vittima dell’invasore nero o del raptus di gelosia, nel caso si tratti di un marito italiano.

Noi invece sappiamo che la violenza può colpire chiunque di noi e che non ha passaporto, colore né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa. È la storia di tante donne e di persone non conformi al modello patriarcale che ogni giorno si ribellano a molestie, stalking, violenza domestica, psicologica, sessuale ma trovano ulteriore violenza nei tribunali.

È tempo di dire basta alla Giustizia Patriarcale: se in Parlamento la Pas (sindrome da alienazione parentale) finisce nel cassetto insieme al Ddl Pillon, nelle cause di divorzio è sempre più frequente il suo utilizzo per giustificare l’allontanamento dei minori dalle madri, diventando così uno strumento punitivo per le donne che si separano e un deterrente alla denuncia per le donne che subiscono violenza domestica. Vogliamo la Pas fuori dai tribunali!

Il Codice Rosso ha già fallito confermandosi una mera operazione propagandistica: è necessario riconoscere le donne come soggetto attivo e intervenire efficacemente prima e non dopo che la violenza o il femminicidio si compiono.

Per questo il lavoro dei centri antiviolenza femministi va riconosciuto, garantito e valorizzato perché siamo stanche di finire sul banco degli imputati o ricordate in maniera strumentale in qualche pessimo articolo di giornale. Gli spazi femministi sono invece sotto attacco in tutto il Paese e le risorse per le realtà che sostengono le donne che resistono alla violenza sono sempre più vincolate e carenti. Difendiamo e moltiplichiamo gli spazi femministi e transfemmninisti, come Lucha y Siesta, le case delle donne e tutti gli spazi di autodeterminazione sotto minaccia di sgombero!

L’indipendenza economica è la condizione fondamentale per affrancarsi dalla violenza, per essere libere di scegliere: le molestie e gli abusi si riproducono in condizioni di minaccia e di ricatto, nella vergogna e nella solitudine, ma ancora permane il limite di un anno di tempo entro cui denunciare. Questo limite è un’arma in mano a molestatori e stupratori.

Vogliamo essere liber* dalla povertà, dallo sfruttamento, dal rischio di licenziamento o del mancato rinnovo di contratto e dei documenti di soggiorno. In un paese in cui solo una donna su due lavora, la maternità può costarti il posto di lavoro e la disparità salariale è un dato di fatto, non serve la propaganda, ci vogliono atti concreti: vogliamo un salario minimo europeo, un reddito di autodeterminazione svincolato dalla famiglia e dai documenti di soggiorno, congedi di maternità, paternità e parentali di uguale durata e retribuiti per entrambi i genitori.

Se scegliere di fare un figlio non è semplice, non lo è nemmeno non farlo: obiezione di coscienza dilagante e smantellamento del welfare ostacolano la nostra autodeterminazione psicologica, sessuale e riproduttiva. Riprendiamoci i consultori pubblici e rompiamo il monopolio degli obiettori sulle nostre scelte: vogliamo educazione sessuale per conoscere, educazione al rispetto di generi e orientamenti sessuali, spazi per condividere, contraccezione gratuita per proteggerci, la pillola abortiva senza ricovero e fino a 12 settimane per decidere. Vogliamo servizi socio-sanitari pubblici e laici che garantiscano la salute e la libera scelta di tutte e tuttu.

L’Italia è il paese in Europa con il più alto numero di uccisioni di persone trans ‒ spesso donne trans, migranti e sex workers. La presa di parola delle persone trans e lgbtqiap+ contro la violenza di genere e dei generi è un fiume che ingrossa e rafforza la marea femminista e transfemminista che si riverserà a Roma il 22 novembre con la Trans Freedom March: l’autodeterminazione non ha confini!

La guerra contro le persone migranti sta raggiungendo intensità senza precedenti, non soltanto nel Mediterraneo, e colpisce soprattutto le donne facendo dello stupro un’arma di soggezione. Vogliamo fermare la violenza degli accordi che esternalizzano le frontiere, disseminando Europa, Mediterraneo e Nord Africa di lager del XXI secolo. Vogliamo essere liber* di muoverci attraverso i confini e di restare se lo vogliamo. vogliamo l’abrogazione dei decreti sicurezza che criminalizzano la migrazione, la solidarietà e il dissenso, di tutte le leggi che legano il permesso di soggiorno al lavoro o alla famiglia e di quelle che alimentano il razzismo negando la cittadinanza a chi è nat* o cresciut* in Italia. Un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, asilo e cittadinanza sono i soli strumenti possibili contro violenza e sfruttamento. Reclamiamo l’accesso al welfare per tutt* contro la distruzione dello Stato sociale che anno dopo anno taglia risorse mentre aumenta la spesa militare.

La lotta femminista e transfemminista crea resistenza e alternativa nella costruzione di legami e intrecci attraverso la riappropriazione dello sciopero come pratica di conflitto come processo di trasformazione dell’esistente che opponga la cura, l’autodeterminazione e l’equità sociale allo sfruttamento dei corpi e dell’ambiente.

Scendiamo in piazza il 23 Novembre anche per tutte quelle donne e quelle persone che vedono limitata la propria libertà. Le donne e le persone trans detenute, le persone sottoposte a misure restrittive o confinate all’interno di strutture psichiatriche che le sottopongono a misure di contenimento inappropriate e violente.

Il 23 Novembre saremo a Roma, saremo insieme, porteremo in piazza i nostri corpi e le nostre relazioni, quelle che costruiscono la discontinuità che nessun governo può garantirci, quelle che uniscono le vite di milioni di donne e soggettività lgbtqiap+ in tutto il mondo. Il 24 novembre ci incontreremo in assemblea nazionale verso lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo. Di fronte alla violenza di questa società non facciamo un passo indietro: noi siamo rivolta!

CONTATTI

Info logistiche 23 e 24 novembre, assemblea nazionale 

23-24N Info logistiche Manifestazione e Assemblea Nazionale 2019

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23 NOVEMBRE – MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE E DI GENERE

In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la marea transfemminista di Non una di meno torna in piazza! Contro la vostra violenza, saremo rivolta!
️Ore 14.00 da Piazza della Repubblica
▶️Come arrivare
🚈Metro A Repubblica

📌PERCORSO DEL CORTEO
Concentramento: Piazza Della Repubblica, Viale Luigi Einaudi, Via Cavour, Piazza Esquilino, Via Liberiana, Via Merulana, Via Dello Statuto, Piazza Vittorio, Via Emanuele Filiberto, Arrivo: Piazza San Giovanni.

mappa corteo

📌COMPOSIZIONE DEL CORTEO
Vogliamo che l’apertura delle donne e dei centri antiviolenza sia una scelta rispettata e condivisa da tutt*, ma soprattutto determinata ed agita insieme proprio in ragione del desiderio di essere al nostro fianco quel giorno e di costruire alleanze nelle differenze.

📌Cosa portare con sé
Saremo marea femminista e transfemminista, senza spezzoni organizzati né bandiere e simboli di partito e sindacaliI. Invitiamo tutt* a portare in piazza i simboli del movimento: i #panuelos fuxia mutuati dalla campagna argentina per l’aborto legale, i #pugni di fuoco simbolo di rivolta, le #maschere delle #luchadoras della campagna per Lucha y Siesta e gli spazi femministi, i cartelli, i cori, i contenuti della lotta contro la violenza strutturale contro le donne e di genere (https://bit.ly/337TOKR).

Tutte le altre info nel link ⤵
https://bit.ly/37vIr2I

INFO UTILI

Durante il corteo sarà garantito l’interpretariato italiano-Lis/Lis-italiano per tradurre i tanti interventi che verranno fatti e rendere accessibile a tutt_ l’intera giornata.

FURGONCINO MOM 

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LE PICCOLE MATRIOSKE CHIAMANO!

Siamo piccole e grandi, genitori e sostenitrici della genitorialità, lavoratrici e precarie, nate e cresciute in vari luoghi del mondo. Autogestiamo spazi e creiamo iniziative che ci permettono di giocare, strappare tempo per noi, crescere libere e confrontarci insieme sulla genitorialità. Siamo le piccole matrioske armate di passeggino che SABATO 23 NOVEMBRE scenderanno in piazza con il furgoncino giallo del MOM, uno spazio itinerante morbido, dedicato all’allattamento e al cambio dei pannolini per permettere a tutte le generazioni femministe di manifestare insieme. Trova le piccole matrioske vicino al furgoncino giallo!

 

📌FLASH-MOB DURANTE IL CORTEO

💥Per riprenderci lo spazio e la parola, per visibilizzare la nostra indignazione e la nostra forza, nel corso del corteo nazionale di Non Una Di Meno lanciamo un grido muto da praticare tutt*. Alle ore 16,30 ci fermeremo in ogni punto del corteo, ci sederemo a terra e staremo in silenzio assoluto per 5 minuti al termine dei quali esploderemo in un grande grido collettivo di gioia, di rabbia, di lotta!
Riprendiamo il #gridomuto dalle piazze spagnole e lo dedichiamo a Daniela Carrasco “Mimo”, ritrovata #torturata e #uccisa per aver partecipato alle proteste di piazza in Cile contro le misure neoliberiste e il regime di Pinera.

📌FLASH-MOB DELLE LUCHADORES IN AZIONE!

💥Luchadoras tenetevi pront*!
Lucha y Siesta non si tocca e lo diremo anche con i nostri corpi!

23 SERA…PARTY TIME

💥💃…E dopo la manifestazione, tutt* a festeggiare, ballare e brindare insieme dalle ore 21 a Esc Atelier, Via dei Volsci 159, perchè La rivolta non è un ballo di gala!
**
All’indomani della manifestazione che ci vedrà insieme a Roma, è convocata per il 24 novembre l’assemblea nazionale di Non Una Di Meno verso lo sciopero del prossimo 8 marzo 2020.

📌OSPITALITA’ 23-24 NOVEMBRE E PARTECIPAZIONE AI TAVOLI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE
▶️Compila il FORM
(++ATTENZIONE CHIUSURA FORM++
E’ POSSIBILE PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 24 NOVEMBRE ANCHE SENZA ESSERSI ISCRITT*)

24 NOVEMBRE – ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA

ore 10.00 presso il quartiere San Lorenzo

Leggi il testo di convocazione dell’assemblea

▶️Come arrivare
A piedi da fermata metro A Termini, Vittorio Emanuele, San Giovanni, Manzoni
🚃Tram 3 da: fermata metro A San Giovanni o Manzoni.
🚃Tram 3 o 19 da metro B Policlinico o Piramide

📌I TAVOLI TEMATICI saranno dislocati in questi spazi nel quartiere San Lorenzo

MAPPA ASS

Tutti i tavoli di discussione:

cibo

COLAZIONE E PRANZO VEGAN IN TUTTI GLI SPAZI DOVE SI TERRANNO I TAVOLI

A pranzo focacce con verdure

SPAZIO BIMB* A CURA DI MOM

Mentre è in corso l’Assemblea Nazionale, dalle ore 10.00 presso il Nuovo Cinema Palazzo, al piano di sopra.

mom

Manifesti da stampare

🚐PULLMAN IN PARTENZA DALLE CITTA’

Le città che arriveranno a Roma
🔴 Alessandria
https://www.facebook.com/events/415110322765644/
🔴 Ancona
https://www.facebook.com/events/2164599233846157/
🔴 Bergamo
https://www.facebook.com/events/3206488516090338/
🔴 Bologna
https://www.facebook.com/events/428738291166113/
🔴 Brescia
https://www.facebook.com/events/1741344166000267/
🔴 Firenze
https://www.facebook.com/events/2556986667876343/
🔴 Genova
https://www.facebook.com/events/2531493637079299/
🔴 Imola
https://www.facebook.com/events/586507472085826/
🔴 La Spezia
https://www.facebook.com/events/765173790620097/
🔴 Latina
https://www.facebook.com/events/2558541877598603/
🔴 Lucca
https://www.facebook.com/events/627993401069566/
🔴 Milano
https://www.facebook.com/events/458110611482062/
🔴 Modena
https://www.facebook.com/events/771300806648037/
🔴 Monterotondo
https://www.facebook.com/events/2542216452499434/
🔴 Napoli
https://www.facebook.com/events/429719517924855/
🔴 Padova
https://www.facebook.com/events/2383225015340191/
🔴 Pavia
https://www.facebook.com/events/2474355579554327/
🔴 Perugia
https://www.facebook.com/events/2500239886967236/
🔴 Pescara
https://www.facebook.com/events/1738337709655360/
🔴 Piacenza
https://www.facebook.com/events/895198320874922/
🔴 Pisa
https://www.facebook.com/events/454738955173838/
🔴 Puglia
https://www.facebook.com/events/1625088907634107/
🔴 Ravenna
https://www.facebook.com/events/562913870919490/
🔴 Reggio Emilia
https://www.facebook.com/events/791317621301324/
🔴 Rimini
https://www.facebook.com/events/820882995043416/
🔴 Terni
https://www.facebook.com/events/509148692970537/
🔴 Torino
https://www.facebook.com/events/2664076980279389/
🔴 Venezia e Treviso
https://www.facebook.com/events/846905655724961/

CONTATTI

LA VIOLENZA È SISTEMICA E MULTIFORME E UNA DI QUESTE FORME È QUELLA DI STATO

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La violenza delle armi e il tentativo di distruzione del più grande laboratorio di Resistenza al patriarcato, esperienza fondata sul rispetto delle diversità sociali e culturali, sull’autogestione, sull’economia sociale, sulla partecipazione di tutte le comunità della regione in chiave femminista ed ecologista.

La violenza delle armi e la cancellazione delle reti di mutualismo senza confini, la colonizzazione delle risorse naturali,  il ricatto delle e dei profughi come chiave di creazione perpetua della fabbrica permanente della paura.

La violenza che supera le geografie e si compatta nell’attacco alle libertà.

La violenza e le sue coperture, quelle della narrazione tossica delle denunce general generiche che si nutrono di retorica ipocrita, quelle delle analisi miopi e immemori, quelle della solidarietà tutta chiacchiere e distintivo, quelle dei proclami con le committenze militari in aumento esponenziale.

Quella del Governo e del Parlamento italiano che, a parole, dicono di volere fermare le armi e, nella pratica, sono perfetti complici di un genocidio in diretta mondiale.

Quella che non ricorda l’accordo del 2016 tra UE e Turchia: un ricatto bilaterale che prevede finanziamenti alla Turchia pari a 6 miliardi di euro per il contenimento delle profughe/i impedendo loro di accedere alla rotta balcanica e raggiungere l’Europa.

Quella che omette la grande esercitazione aerea Anatolian Eagle 2019 a cui hanno partecipato i cacciabombardieri AMX del 51° Stormo dell’Aeronautica Militare di Istrana (Treviso).

Quella che non racconta, l’addestramento delle forze armate, l’intensificazione tra l’Italia e la Turchia del numero delle esercitazioni aeree, terrestri e navali, le visite ufficiali di ministri, sottosegretari e alti comandanti delle forze armate, le attività di formazione di personale turco nelle accademie di guerra e nei reparti d’élite di mezza Italia e, finanche, la “vendita” delle unità navali dismesse, la partecipazione del Ministro della Difesa appena lo scorso 2 maggio 2019 alla fiera internazionale dell’Industria e della Difesa che si tiene a Istanbul con cadenza biennale.

Quella che nasconde la formazione-addestramento delle unità turche, il progetto biennale di “rafforzamento della capacità istituzionale del Comando Generale della Gendarmeria turca in materia di gestione dell’ordine pubblico e controllo della folla”, conclusosi nel febbraio 2019 presso il CoESPU (il Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità dell’Arma dei Carabinieri) con sede presso la caserma “Chinotto” di Vicenza.    Quella che finanzia un progetto indirizzato alla famigerata polizia militare turca: oltre 1.400 gendarmi sono stati addestrati in operazioni antisommossa dai Carabinieri sia in Italia che in Turchia, con particolare enfasi al “controllo in aree rurali manipolate da elementi terroristici” su decisione dell’Unione Europea.

Quella delle partnership commerciali Italia-Turchia che fa accumulare profitti all’industria bellica italiana: negli ultimi 4 anni, il Ministero degli Esteri italiano ha autorizzato l’esportazione di 890 milioni di armi in Turchia, 360 solo nel 2018, rendendo l’Italia il terzo Paese al mondo per esportazioni di armi in Turchia, il tutto nell’ambito di un generale incremento delle autorizzazioni del governo italiano per il commercio di armi verso Paesi in guerra e/o dittature.

Quella di una legge, la 185/1990 che prevede il divieto di export di armi ai Paesi in conflitto ma, seppure legge dello Stato, viene deliberatamente non applicata e sostituita con i teatrini delle promesse futuribili.

Quella di Active Fence, missione Nato inaugurata a giugno 2016, prorogata dal Parlamento italiano nel luglio 2019 sino al 31 dicembre 2019, finalizzata alla  protezione dello spazio aereo turco con la batteria di missili ASTER SAMP, 130 soldati e veicoli logistici a supporto dell’alleato turco, in quanto “sotto minaccia”. Missione il cui fabbisogno finanziario per l’anno 2018 è stato pari a 8.438.295 euro e per l’anno 2019, come riportato nel Dpp (Documento Programmatico Pluriennale) Difesa, è pari a 12.756.907 euro.

Quella del Presidente del Consiglio che lo scorso 11 ottobre, in pieno attacco della Turchia, ha promesso di aumentare di 7 miliardi di euro all’anno la spesa militare per la Nato.

Quella violenza nascosta del doppio gioco ipocrita che appena lo scorso 11 ottobre ha portato il Presidente della Nato, Stoltenberg, a evidenziare l’importanza dei «sistemi di difesa missilistica» dispiegati dalla Nato per «proteggere il confine meridionale della Turchia» e il Ministro degli Esteri Çavuşoğlu a ringraziare in particolare l’Italia che, dal giugno 2016, ha dispiegato nella provincia turca sudorientale di Kahramanmaraş il «sistema di difesa aerea» Samp-T, coprodotto con la Francia.

Quella violenza che non conosce pudore e negli stessi giorni del conflitto si prepara a spedire da Roma il cannone marca Rheinmetall, capace di sparare  600 colpi al minuto.

Quella del grande gioiello italiano nell’offensiva della Turchia in Siria: gli elicotteri da combattimento costruiti in Turchia ma creazioni del Made in Italy, versione avanzata dell’Agusta A129, ovvero i Mangusta, prodotti da Leonardo, azienda a capitale pubblico per il 33 per cento. Piccoli, veloci, robusti, zeppi di apparati hi-tech in grado di scoprire gli obiettivi con un radar e un sistema ad infrarossi a cui non sfugge nulla, neppure di notte, nemmeno nei boschi. Finmeccanica ha ottenuto un miliardo e 79 milioni soltanto per la licenza, l’assistenza e i prototipi.

La violenza camuffata di un Paese, l’Italia, che sposta altrove le responsabilità per assolvere se stessa e tenta di rimandare ancora una volta il momento collettivo in cui sarà chiaro a tutt* che è un Paese con la mani sporche di sangue e una colonia che scodinzola alle potenze imperialiste, arrivando a sacrificare risorse pubbliche e istituzionalizzare lo smantellamento dello Stato sociale a tutto vantaggio dello Stato servo militare .

Ipocrisia e doppio gioco di un Paese in cui i partiti di Governo si dissociano da se stessi e vestono i panni dell’opposizione, tentando di dare una verniciata alle proprie responsabilità politiche,   invece che assumerne di reali e attuali, ivi compresi il sequestro militare delle spiagge in Sardegna e il MUOS in Sicilia.

Contro questa ipocrisia, oggi, Non Una di Meno prende posizione e denuncia le responsabilità del Governo, del Parlamento italiano e del sistema bancario e commerciale che fa profitti con le armi.

Lo fa per mettere in pratica Tolhildan, che in curdo significa vendetta, laddove vendetta significa “costruire il mondo per il quale le compagne e i compagni rivoluzionari hanno lottato fino all’ultimo giorno”.

Un mondo dove le spese militari non possano crescere senza misura mentre Stato sociale, ospedali, centri antiviolenza subiscono un progressivo smantellamento.

Un mondo dove le donne in lotta possano riscrivere la Storia e cancellare la violenza patriarcale, costruendo un cambio di sistema che si fondi sul rispetto della terra, dei corpi, e quindi sulla natura e i suoi cicli.

La rivoluzione in Rojava è la nostra rivoluzione, l’attacco alla libertà del Rojava è un attacco anche alle nostre libertà e alla nostra capacità di farci “marea in movimento”, la lotta delle combattenti curde contro le bande fasciste dello stato islamico è la nostra lotta contro il patriarcato e la violenza sistemica sulle donne e le soggettività LGBTQIA+’.”

Per Hevrin, uccisa, lapidata, vilipesa e usata come simbolo della rivalsa patriarcale, per Zain morta in combattimento, per Orso, che voleva diventare goccia nella tempesta, per tutte le donne in lotta in ogni parte del mondo noi oggi siamo Tolhildan e denunciamo l’ipocrisia e il doppio gioco dell’Italia.

A Napoli abbiamo invaso le strade con la potenza di un corteo selvaggio al grido Le donne in lotta scrivono la storia, con il Rojava fino alla vittoria.

La marea ha rotto gli argini del patriarcato e si è fatta rivolta e oggi chiama alla mobilitazione permanente e alla partecipazione ai due grandi cortei a Milano il 26 ottobre e a Roma il 1 novembre per urlare tutt* insieme Jin, Jïyan, Azadi – Donna, Vita, Libertà e per denunciare le responsabilità italiane, pubbliche, economiche e industriali Made in Italy.

APPELLO DI CONVOCAZIONE – ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM NAPOLI 19/20.10.2019

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ROMPERE GLI ARGINI DEL PATRIARCATO, TRAVOLGERE TUTTO!

Di fronte ai numerosi proclami di discontinuità, i fatti dicono che la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere e dei generi continuano ad agire a tutti i livelli della società. Stupri, femminicidi e aggressioni di ogni tipo contro le donne e le persone LGTBQIPA+ non solo crescono di intensità, ma spesso sono anche legittimati nel discorso pubblico e politico, che giustificano la violenza e colpevolizzano chi la subisce. Quello che è successo con la morte di Elisa a Piacenza e la riabilitazione del suo assassino sulla stampa è inaccettabile e stabilisce una volta di più la necessità e l’urgenza della nostra lotta femminista e transfemminista. In questi anni abbiamo avuto la capacità di modificare i termini del discorso sulla violenza maschile e di genere, la forza di mostrare che è una violenza sociale che deve essere combattuta globalmente. Questa battaglia non può fermarsi: per questo Non Una Di Meno chiama ancora una volta a raccolta tutte le energie che è stata capace di innescare e far esplodere in questi anni di mobilitazione contro la violenza patriarcale che uccide, opprime, impoverisce.

Il 19 e 20 Ottobre ci incontreremo a Napoli, una sfida importante che per la prima volta riunisce a Sud il nostro movimento. Sotto il Vesuvio portiamo una forza globale. Attraverso lo sciopero abbiamo costruito connessioni tra soggetti e terreni di iniziativa che lo sciopero “classico” lascia separati e incapaci di comunicare, dimostrando che è possibile organizzarsi e ribellarsi contro il silenzio e la violenza attraverso una grande potenza collettiva e intersezionale. Lo abbiamo detto a Torino e lo ribadiamo, lo sciopero è un processo che, partendo dalla sua dimensione transnazionale, è capace di innescare movimenti di soggettivazione espansivi, tessendo la ragnatela femminista e transfemminista sui territori e permettendoci di rifiutare tutti i giorni violenza, sfruttamento e oppressione. Anche a Napoli porteremo la capacità e l’ambizione di creare collegamenti attraverso una prospettiva femminista e transnazionale contro il patriarcato, il razzismo e lo sfruttamento neoliberale. A Napoli questa esperienza, a cui abbiamo dato il nome di agitazione permanente, dovrà ancora condensarsi nell’elaborazione e nell’agire collettivo di una nuova stagione di lotta.

Questa lotta dovrà continuare sotto il segno della piena autonomia del nostro movimento dalle istituzioni, da partiti e sindacati, senza zone d’ombra e ambivalenza. Lo ribadiamo alla luce di questo nuovo avvicendamento di forze governative perché non crediamo che la proclamata discontinuità con il precedente esecutivo sia all’altezza delle questioni strutturali e radicali che noi poniamo. L’unica vera discontinuità è quella che noi pretendiamo e pratichiamo lottando per una trasformazione radicale della società globale che si alimenta della violenza maschile e di genere.

Sappiamo di dover riconoscere alcuni cambiamenti: si è infatti chiusa la fase più spettacolarmente reazionaria della destra sovranista al governo e della sua guerra dichiarata contro le donne, le persone razzializzate e migranti, le persone LGTBQIPA+ e le loro lotte. Questo però non stabilisce un cambio di rotta: ciò che abbiamo davanti è il tentativo di utilizzare le tematiche femministe e di genere per verniciare di rosa politiche patriarcali, razziste e neoliberali. È vero che è stato messo da parte, anche se non ancora ritirato, il ddl Pillon, ma mentre si parla di attribuire alla prole il doppio cognome si prepara una riforma strutturale del diritto di famiglia che rischia ancora una volta di trasformare la libertà delle donne e delle persone LGTBQIPA+ in un terreno di negoziazione e scambio tra partiti che non siamo disposte ad accettare. Le Ong non sono costrette a restare in mare per giorni e giorni, ma le due leggi sicurezza patrocinate da Salvini sono ancora in vigore e nuove politiche di rimpatrio sono state decretate, con l’effetto di intensificare l’esposizione dei migranti e delle donne in particolare alla violenza e allo sfruttamento. La precarietà resta all’ordine del giorno, sostenuta dai continui proclami sui tagli ai costi del lavoro, mentre il reddito di cittadinanza non ha fatto che aggravare l’obbligo di accettare qualsiasi condizione di sfruttamento. A questa discontinuità non crederemo mai e non abbiamo alcuna intenzione di legittimare un uso strumentale delle nostre rivendicazioni.

Quello che accade in Italia è parte di un processo globale e globale è la risposta politica femminista e transfemminista. Le mobilitazioni in America Latina per la libertà di aborto, quelle in Nordafrica, in Palestina e in Arabia Saudita contro la violenza patriarcale sono il segno che la marea continua a crescere. Le mobilitazioni planetarie di Friday for Future mostrano che la scommessa femminista sullo sciopero è espansiva e capace di produrre un protagonismo di massa. Il 19 e 20 Ottobre a Napoli vogliamo perciò rilanciare un’iniziativa in cui la lotta contro la violenza maschile e di genere sia anche lotta contro il neoliberismo, il razzismo e contro la violenza ambientale. Sarà l’occasione per riarticolare nuove forme di autodeterminazione per un modello di vita non capitalista, libere dallo sfruttamento e dal colonialismo delle risorse, per rilanciare la difesa e la moltiplicazione degli spazi di iniziativa politica femminista e transfemminista e i percorsi di fuoriuscita dalla violenza, per discutere di come la violenza patriarcale e quella razzista riorganizzano il mercato del lavoro e in che modo intrecciare le lotte di donne, persone LGBTQIPA+, razzializzate e migranti per migliorare le condizioni di vita di tutte e tuttu, per andare oltre l’agitazione permanente, praticare discontinuità e alzare il livello della nostra iniziativa fino a inondare nuovamente le strade di Roma il 23 Novembre.

Noi ripartiamo da Verona, dalla marea femminista e transfemminista che dopo lo sciopero dell’8 marzo ha inondato le strade con un corteo oceanico reagendo alla violenza del Word Congress of Families. Ripartiamo dalle riflessioni condivise a Torino nella nostra ultima assemblea nazionale, su cui abbiamo deciso di sedimentare il farsi collettivo delle nostre pratiche femministe. Ci muove l’esigenza di intensificare la comunicazione tra i nostri mille modi di praticare il femminismo e il transfemminismo, agitazione permanente, sciopero sui singoli territori, e che Napoli offra l’occasione per creare una maggiore aderenza, contaminare e disseminare i territori e modulare le nostre pratiche di trasformazione della società. Vogliamo decidere insieme cosa rilanciare, in quali direzioni e con quali obiettivi muoverci per rendere ancora più temibile la marea femminista.

Strettamente connessi tra loro e che rappresentano la sfida altissima con cui non possiamo non confrontarci, vogliamo ragionare sulle pratiche possibili da mettere in campo e su quelle già in sperimentazione:

➡ Libere/u dalla violenza ambientale: ecologia e transfemminismo

➡ Pratiche di autodifesa transfemminista e autonomia del movimento

➡ Sguardi intersezionali, strumenti e pratiche collettive transfemministe di lotta e di mutualismo.

➡ Analisi di fase plenaria del movimento e del contesto attuale

➡ Organizzazione verso la marea del 23 Novembre

Saranno questi i punti su cui ci vogliamo confrontare per rompere gli argini del patriarcato e travolgere tutto!

La rivoluzione sarà transfemminista o non sarà.
Ancora e sempre saremo marea!
Vi aspettiamo a Napoli!
Non Una di Meno.

Non Una di Meno torna in piazza il 28 settembre per la giornata mondiale per l’aborto libero e sicuro

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Non Una di Meno torna in piazza il 28 settembre per la giornata mondiale per l’aborto libero e sicuro.

Tessiamo la rete della marea globale FEMMINISTA E transfemminista e occupiamo le piazze in ogni città!

Nel terremoto politico che attraversa l’Italia non vediamo segni di discontinuità ma il preoccupante aggravarsi di un attacco PATRIARCALE e razzista.

STUPRI, femminicidi e violenze contro le donne e le PERSONE LGTBQIPA+ NON SOLTANTO CRESCONO DI INTENSITA’, MA TROVANO ANCHE sempre più una pericolosa legittimazione SULLA STAMPA E NEL DISCORSO POLITICO.

Nei tribunali e negli ospedali l’autodeterminazione e la salute delle donne sono sempre più calpestate dal 70% dei medici obiettori di coscienza, da pratiche di patologizzazione e psichiatrizzazione (come l’assegnazione coatta di genere alla nascita) e da una giustizia patriarcale e maschilista.

L’attacco al diritto di famiglia e alla libertà delle donne e delle PERSONE LGTBQIPA+ diventano terreno di negoziazione e scambio tra partiti, come accade con il Ddl Pillon, che entra e esce dal “cassetto” ma non viene ancora ritirato.

Allo stesso tempo, in mare e a terra la guerra a donne, uomini, bambin* migranti e CONTRO CHI LOTTA AL LORO FIANCO E PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI VITA DI TUTTE E TUTTI si inasprisce a causa dei decreti sicurezza, CHE QUESTO GOVERNO NON INTENDE CANCELLARE.

IL 28 SETTEMBRE TORNIAMO A PRENDERE PAROLA, COME PARTE DI UNA MOBILITAZIONE GLOBALE, PER DIRE

  • Vogliamo molto più di 194! la maternità è una scelta, non un dovere verso la patria: imporre la maternità è violenza sui nostri corpi!
  • Vogliamo gli obiettori fuori dagli ospedali e dai consultori, vogliamo lapillola abortiva accessibile e senza ospedalizzazione
  • Vogliamo la Pas (sindrome da alienazione parentale)fuori dai tribunali
  • Vogliamo il ritiro immediato del ddl Pillone di qualsiasi testo unificato che ne derivi
  • Vogliamo essere liber* dalla dipendenza economica, DALLO SFRUTTAMENTO E DALLA PRECARIETA’per progettare la nostra vita.
  • VOGLIAMO ESSERE liber* dalla violenza MASCHILE E DI GENERE che ci MINACCIA E CI opprime e dalla narrazione che la giustifica
  • Vogliamo salvaguardare e moltiplicare gli spazi femministi e di autodetermnazioneche abbiamo liberato nelle città: indecoroso è chi sgombera!
  • VOGLIAMO ESSERE LIBERE DALLA VIOLENZA DEL RAZZISMO E UN PERMESSO DI SOGGIORNO SENZA CONDIZIONI!

Il 28 settembre ci mobilitiamo per l’autodeterminazione e la libertà di scelta sui nostri corpi.  Saremo PARTE del movimento per l’aborto libero sicuro e gratuito CHE SI STA MOBILITANDO OVUNQUE, E SOPRATTUTTO IN QUEI PAESI DOVE ABORTIRE E’ ANCORA UN REATO, DA Andorra e Malta ALL’ARGENTINA. FAREMO SENTIRE LE NOSTRE VOCI VERSO LA GRANDE MANIFESTAZIONE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE DEL 23 NOVEMBRE.

La discontinuità siamo noi!

#AGITAZIONEPERMANENTE

#MOLTOPIUDI194

#nonunadimeno

#28settembre

Verso la manifestazione nazionale del 23 novembre

GLI EVENTI E LE MOBILITAZIONI IN ITALIA

BOLOGNA: ore 19.00 Aperitivo di autofinanziamento verso il 19-20 Ottobre – Assemblea Nazionale NonUnaDiMeno a Napoli e proiezione del film “Vessel” presso Vag 61. Ore 20.30: proiezione

BRESCIA: Presidio per il diritto all’aborto e all’autodeterminazione dalle ore 15.00 presso Piazza della Vittoria
CATANIA: ore 10.00, azioni diffuse e comunicative. Ore 18 volantinaggio #selvaggio e #favoloso per le vie della città!
#StayTuned per l’appuntamento!

MESSINA: dalle ore 11.00 presidio presso il reparto di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico Di Messina

PALERMO: ore 17.30 al Policlinico per un presidio davanti il reparto di Ginecologia e Ostetricia, Policlinico “Paolo Giaccone”

PAVIA: dalle 17 alle 19 saremo in piazza della Vittoria

PESCARA: ore 18.00 proiezione del film “Vessel” presso lo Spaz, Via del Circuito 238

ROMA: Appuntamento a Piazza San Cosimato ore 17.00

TOSCANA (NUDM EMPOLI, FIRENZE, GROSSETO, LIVORNO, LUCCA, MASSA-CARRARA, PISA, SIENA, VIAREGGIO) ore 15.00 – Piazza SS. Annunziata a Firenze: Consultoria in piazza e assemblea aperta con ginecolog*, utenti, attivit* e tutt* coloro che abbiano voglia di dire la loro sul diritto all’aborto.
17.30 Passeggiata indecorosa verso la Regione

TRENTO: ore 19.00 proiezione e dibattito del film “Vessel” presso The Social Store

 

 

27.09.2019 Non Una Di Meno sostiene lo sciopero globale per la giustizia climatica

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Non Una Di Meno sostiene con forza lo sciopero globale per la giustizia climatica e il 27 settembre scende nelle piazze e nelle strade! Le conseguenze della devastazione ambientale e della crisi climatica non agiscono su tutti i corpi allo stesso modo, né sono generate dall’umanità tutta con la stessa intensità. Il capitalismo, che utilizza le risorse comuni come fossero beni di sua esclusiva proprietà, mette al suo servizio, oltre a* lavorator*, il lavoro riproduttivo e il lavoro schiavizzato degli animali.

Il pensiero eurocentrico si è strutturato nei secoli attorno a una visione dicotomica del mondo: natura/ cultura, uomo/donna, bianco/non bianco, animale umano/animale non umano, abile/non abile, tra le altre. Riconosciamo la NON naturalità di questa divisione in due poli, fintamente poggiata sul dato biologico, che appiattisce le infinite differenze tra i corpi per poter più facilmente gerarchizzare, sfruttare, silenziare, controllare affinché il sistema si riproduca.

Al polo della natura sono stati da sempre associati i corpi femminilizzati, animalizzati, razzializzati, le soggettività LGBPT*QUIA+, il vegetale, la Terra, immaginati privi di storia mentre il polo della cultura, del pensiero e della capacità d’azione, risulta appannaggio del solo Uomo. L’ecotransfemminismo incrocia le lotte transfemministe con quelle ecologiste ed è antispecista perché oggi l’antropocentrismo è giunto al suo apice massimo, a un picco tale da essere a tutti gli effetti un altro tipo di religione che predica la pretestuosa sacralità della vita umana a scapito di quella di tutti gli altri animali, umani disumanizzati compresi.

Nel mondo si stanno affermando governi reazionari che conservano vecchie forme di colonialismo e ne alimentano di nuove, abbinando all’estrattivismo ambientale quello culturale sui popoli originari. Ci riconosciamo nei percorsi di lotta delle comunità indigene e di tanti movimenti che difendono il territorio, i fiumi, l’aria, la Terra, sperimentando nuove forme di autodeterminazione per un modello di vita non capitalista. Nella difesa del territorio includiamo anche gli spazi femministi e transfemministi urbani che hanno recuperato, messo a valore, ridato vita e progetto a strutture/edifici che sarebbero state inghiottite nella voragine della speculazione, cementificazione e gentrificazione facendone invece luogo di azione contro la violenza del sistema.

Il “Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere” di Non Una Di Meno ha riconosciuto il biocidio e la devastazione ambientale come espressioni della violenza patriarcale contro i corpi delle donne, delle soggettività LGBPT*QUIA+, delle popolazioni native, degli animali umani e non umani, della Terra.

Rivendichiamo un’alleanza tra tutte le soggettività che si riconoscono in quanto sfruttate come unica forma di lotta possibile per la liberazione che immaginiamo.

Rifiutiamo ogni loro vittimizzazione perchè tutte queste soggettività sono capaci di resistenza.

Nessun* sarà mai liber* finché non riusciremo a scardinare i meccanismi che scavano quella linea profonda sulla quale l’Uomo si è costruito e si è diviso dal resto del vivente. nos queremos vives! ci vogliamoviv*!

Post Fb Nazionale

MOBILITAZIONI

GENOVA

LA SPEZIA

MODENA ore 10.45 a piazza Sant’Agostino

MILANO

ROMA

TARANTO

19-20 ottobre: Assemblea nazionale di Non Una Di Meno a Napoli – Programma e Info Logistiche

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19-20 ottobre 2019
🔥 Assemblea nazionale di Non Una Di Meno a Napoli 🔥

NON UNA DI MENO chiama a raccolta tutte le energie che è stata capace di innescare e far esplodere in questi anni di mobilitazione contro la violenza patriarcale che uccide, opprime, impoverisce! 💥

Incontriamoci a Napoli, sabato 19 e domenica 20 ottobre 2019 per l’assemblea nazionale di Non Una di Meno presso l’Asilo in Vico G. Maffei, 4 (Decumani- Centro Storico).

APPELLO DI CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA

Evento fb

PROGRAMMA:

SABATO 19 Ottobre

👉MATTINA  (10.00-14.00)
– 09.30 ACCOGLIENZA
– 10.30-11.00 LANCIO TRACCE
– 11.00-13.00 DIVISIONE IN GRUPPI
– 13.00-14.00 REPORT dei vari gruppi E RESTITUZIONE IN PLENARIA

👉- 14.00-14.30 PRANZO

👉POMERIGGIO 19 OTTOBRE (14.30-19.00)
14.30- 18.00 Analisi di fase plenaria del movimento e del contesto attuale:
18.00- 19.00 GRUPPI DI AFFINITÀ (SPAZIO LIBERO E AUTOGESTITO DI DISCUSSIONE).
******************************
19.00- 00.30 APERITIVO + PERFORMANCES + MUSICA
***************************
💥 H.20.00 MARINA SENESI in DOPPIO TAGLIO
💥H.20.30 NINÌ- CONFINI
💥H. 21.00 GIORGIA FRISARDI in LUCIDA RABBIA
💥H.22.00 SIS ISABELLA (NIGERIAN&AFRO MUSIC DJ SET)
💥H.22.30 PLAYGIRLS FROM CARACAS (DJ SET)

DOMENICA 20 Ottobre
MATTINA  (10.00-15.30)
10.00-13.00 Assemblea plenaria su forme di organizzazione verso e oltre il 23N.
13.00- 13.30 PRANZO
13.30-15.30 Report finale dei vari tavoli e delle due plenarie.
Proposte e Chiusura.

FORMAT OSPITALITÀ 

AAA siamo ufficialmente in overbooking per l’ospitalità! Stiamo provando a sistemare le richieste che ci sono giunte, entro pochi giorni riceverete informazioni su dove alloggerete (e l’occorrente per la sistemazione es. sacco a pelo, stuoino etc). Per le persone che si iscrivono da oggi in poi e richiedono ospitalità, purtroppo non possiamo più garantire posti e invitiamo quindi a provvedere autonomamente. Vi invitiamo comunque a compilare il format. Qualora dovessero uscire altri posti vi aggiorneremo…Daje che saremo tantissim*!

Ci vediamo a Napoli! Ancora e sempre saremo marea!

#VERSOIL23NOVEMBRE
#AGITAZIONEPERMANENTE

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