Diretta streaming Assemblea Nazionale 1-2 giugno 2019 a Torino

DIRETTA STREAMING ASSEMBLEA NAZIONALE 1 GIUGNO 2019

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Introduzione dell’assemblea e presentazione del programma delle due giornate

Plenaria di restituzione dei gruppi di lavoro sullo sciopero

Apriamo la sessione del pomeriggio con la plenaria dedicata alla comunicazione

DIRETTA STREAMING ASSEMBLEA NAZIONALE 2 GIUGNO 2019

Mattinata dedicata alla discussione sulla dimensione transnazionale

Plenaria di restituzione dei gruppi di discussione sulla dimensione transnazionale

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Testo di convocazione Assemblea Nazionale Non Una Di Meno a Torino – 1/2 giugno 2019

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Nell’anno appena trascorso Non Una di Meno è stata protagonista di un grande percorso di affermazione politica che ha travalicato i segnali già incredibili raccolti negli anni precedenti. L’abbiamo detto fin dall’inizio e lo ripetiamo con sempre maggiore convinzione: la rivoluzione sarà femminista e transfemminista, o non sarà. Ne troviamo conferma nella nostra quotidianità, nelle lotte che attraversiamo, nelle relazioni, sui luoghi di lavoro, in casa e per le strade: negli anni precedenti. La prospettiva intersezionale che stiamo cercando di costruire e praticare è imprescindibile per trasformare le nostre vite e il mondo che ci circonda.

Le assemblee territoriali si sono moltiplicate e ampliate, crescendo non solo nei numeri, ma soprattutto nella capacità di innescare processi di soggettivazione e lotta. Lo stato di agitazione permanente non è stato solo uno slogan: dal corteo che ha attraversato Verona il 13 ottobre, in opposizione al duro attacco sferrato dall’amministrazione locale alla salute e all’autodeterminazione delle donne e di tutte le soggettività Lgbtqia+, alla giornata di mobilitazione contro il ddl Pillon del 10 novembre; dalla marea che si è riversata a Roma il 24 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e le violenze di genere, al percorso di costruzione dello sciopero transfemminista globale; dalla tre giorni Verona Città Transfemminista, durante la quale, con un corteo oceanico, abbiamo reagito alla violenza del World Congress of Families, alle centinaia di iniziative, lotte, percorsi che riempiono la quotidianità dei tantissimi nodi locali di Non Una di Meno.

Questo movimento ha aperto uno spazio di azione sociale e politico non identitario che si oppone con la sua forza globale a tutti i governi neoliberali, misogini, omolesbobitransfobici e razzisti, con i quali non potrà mai scendere a patti. Sono sempre più frequenti e sdoganati gli attacchi alla libertà e alla vita stessa di donne, soggettività lgbtqia*, migranti, di tutte le persone che, con le loro lotte, travalicano ruoli e confini e rifiutano quotidianamente di stare al posto che è stato loro assegnato. Il movimento femminista transnazionale si oppone all’ascesa delle destre reazionarie che stringono un patto patriarcale e razzista con il neoliberalismo: dall’Argentina all’Ungheria, dall’Italia alla Polonia, le politiche contro donne, lesbiche, trans*, la difesa della famiglia e dell’ordine patriarcale, gli attacchi all’aborto vanno di pari passo con la guerra aperta contro persone migranti e razzializzate.

Fin dal Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e le violenze di genere, abbiamo riconosciuto il carattere strutturale della violenza patriarcale, radicata nelle gerarchie di potere che plasmano la società. Una violenza che attraversa tutti gli ambiti delle nostre vite, intersecandosi e rafforzandosi con altri sistemi di oppressione. Lo riscontriamo negli stupri sistematicamente subiti dalle donne migranti nei loro viaggi, nella coercizione del permesso di soggiorno legato al matrimonio, nelle molestie sul lavoro che si moltiplicano sotto il ricatto della precarietà, nei tagli al welfare che aumentano il carico di lavoro domestico e di cura gratuito o ipersfruttato per le donne, nel sistema di produzione insostenibile basato sull’abuso di corpi umani e non, territori e del pianeta stesso.

Una delle nostre risposte più incisive a tutta questa violenza è lo sciopero transfemminista globale: una giornata di sottrazione dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo, dalle imposizioni dei generi. Il valore dello sciopero femminista non risiede soltanto nell’aver riattivato una pratica che negli ultimi anni aveva perso di senso e significato, allargando la prospettiva oltre la dimensione vertenziale e concertativa classica. La sua forza dirompente sta anche, e soprattutto, nell’aver rivoluzionato un processo, scardinato gerarchie e verticalità e promosso una pratica dal basso che parte e prende forma dalle persone come soggettività individuali e collettive.

Lo sciopero non è solo l’otto marzo, ma vive in un processo globale e quotidiano che amplifica ogni presa di parola singolare e locale, un grande esercizio di messa in discussione personale e collettiva, in cui ogni istanza e ogni soggettività deve trovare posto, spazio di visibilità, diritto di esistenza, parola e voce. Dopo aver gridato insieme “D’ora in poi l’otto marzo sempre” in quella giornata, non siamo disposte a tornare ai ruoli che ci sono imposti. La vera scommessa è che l’azione di sottrazione diventi esperienza quotidiana, che la forza globale dello sciopero sia tanto dirompente da innescare pratiche di ribellione, liberazione, trasformazione radicale del mondo e delle nostre vite. Per avanzare in questa direzione, dobbiamo interrogarci su come lo sciopero possa esprimere la sua dimensione tanto politica quanto sociale, riuscendo contemporaneamente ad affrontare le questioni più sentite nei luoghi di lavoro, un grande esercizio di messa in discussione personale e collettiva, in cui ogni istanza e ogni soggettività deve trovare posto, spazio di visibilità, diritto di esistenza, parola e voce.

Se parliamo di un processo globale è perché nei fatti già esiste un movimento femminista transnazionale, che ha fatto dello sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo e dai generi, la sua forza e il suo tratto distintivo. Ogni azione di Non Una di Meno, dalle grandi manifestazioni nazionali alle tantissime iniziative locali, è parte di questo percorso, traendone forza e rafforzandolo allo stesso tempo. A tre anni dalle prime chiamate allo sciopero, dobbiamo ora interrogarci su come la dimensione transnazionale di questo movimento faccia la differenza a livello locale e su come rafforzare le relazioni che stringiamo a livello globale, facendo sì che i momenti di incontro e confronto non si limitino a creare alleanze tra movimenti, ma mettano a tema questioni politiche e lotte che travalicano necessariamente i confini nazionali.

Da tre anni questi obiettivi ci pongono di fronte a un’altra sfida: immaginare e costruire pratiche, forme di lotta e di comunicazione politica, modalità di autorganizzazione se non completamente nuove, quanto meno capaci di mettere in discussione i modelli più tradizionali dell’agire politico. Se siamo il metodo che scegliamo di darci, la scelta di essere una rete femminista e transfemminista ci interroga su cosa significhi partire da noi per rendere politica e collettiva un’esperienza soggettiva. Per questo vogliamo riflettere sulle pratiche con cui costruiamo le nostre lotte, sulle relazioni che intessiamo, sul tipo di comunicazione che produciamo, sul rapporto con istituzioni, mezzi di comunicazione, organizzazioni politiche.

Lo sciopero, la comunicazione/organizzazione e la dimensione transnazionale saranno quindi in sintesi le questioni che affronteremo insieme durante l’assemblea nazionale di Non Una di Meno che si terrà a Torino l’1 e 2 giugno prossimi. I momenti di lavoro e confronto saranno aperti e liberamente attraversabili, perché tutte, tutti, tuttu sono Non Una di Meno, perché il contributo di persone nuove e l’apertura della nostra rete è uno degli aspetti più importanti che ci contraddistingue e che vogliamo continuare a costruire con forza.

Ci vediamo a Torino! Ancora e sempre saremo marea!

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Leggi le info logistiche sull’Assemblea nazionale

25 Novembre: Testo di convocazione dell’Assemblea Nazionale di Non una di meno

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25 novembre 2018. La marea femminista, dopo aver inondato le strade di Roma per il terzo anno consecutivo, si riconvoca in assemblea nazionale per dare seguito allo stato di agitazione permanente verso lo sciopero globale delle donne del prossimo 8 marzo.

I. Forti della tanta strada fatta finora, siamo pronte ad affrontare una nuova sfida, a ridisegnare il campo delle nostre lotte.
Lo faremo a partire dall’analisi del mutato quadro politico, italiano e internazionale, che vede nell’attuale movimento femminista e transfemminista il più esteso e radicale processo di opposizione alla deriva reazionaria in atto a livello globale.

Il prossimo sciopero delle donne si collocherà in questa nuova fase di contrattacco apertamente antifemminista e razzista.
Inquietanti assonanze riecheggiano nelle parole di Salvini e di Bolsonaro, di Trump come di Orban: la guerra contro donne, migranti, trans*, lesbiche, e chiunque non si adegua ai modelli di sessualità dominanti, si fa sempre più esplicita e violenta. La violenza si afferma come ordine del discorso istituzionale, come strumento di governo dei flussi attraverso i confini e nelle metropoli, dei rapporti familiari, sociali e politici, dell’accesso al lavoro e al welfare.

In Italia un piano coerente e organico lega il Ddl Pillon, le mozioni antiabortiste, il DEF e il decreto Sicurezza: si tratta di misure che puntano a minare l’autodeterminazione, riproponendo un modello patriarcale di società utile a giustificare e approfondire l’impoverimento e lo sfruttamento. Il reddito di cittadinanza proposto dal governo consolida infatti la dipendenza economica, creando gerarchie e divisioni.

La violenza maschile sulle donne viene così legittimata a livello sociale e istituzionale. Da un lato si nega che a stuprare siano i maschi e si attaccano i migranti come tali, legittimando così il razzismo. Dall’altro gli stupri sui confini contro le donne migranti e la violenza domestica vengono ignorati. Non a caso tutto questo avviene assieme a una bonifica sociale degli spazi femministi e di ogni forma di solidarietà organizzata, mentre le città affrontano la privatizzazione dello spazio pubblico e la militarizzazione delle strade, in nome della sicurezza e del decoro.

Lo stato di agitazione permanente è una risposta diretta, una sfida a tutto questo: si propone di scandire una temporalità nuova delle nostre lotte, nella convinzione che la ridefinizione delle nostre strategie di mobilitazione sia decisiva per riaffermare la potenza politica e programmatica del movimento femminista. Di qui l’importanza di strutturare le campagne già individuate a Bologna verso lo sciopero dell’8 marzo e oltre.

II. La costruzione dello sciopero richiede la creazione di strumenti nuovi, adeguati al coinvolgimento attivo di reti sempre più ampie, a partire dalla materialità delle nostre vite. È la processualità ciò che dobbiamo rimettere al centro della nostra discussione, rovesciando la prospettiva della pura e semplice scadenza, per fare dell’8 marzo uno spazio aperto e includente, attraversabile dalle molte, moltissime figure del lavoro e del non lavoro, della produzione e della riproduzione sociale; uno spazio di lotta e riappropriazione, il momento di esplosione della nostra forza, accumulata nel lavoro quotidiano e di base, nella costruzione di relazioni e pratiche, di attivazione nei posti di lavoro, nella connessione e nell’intreccio tra locale e globale. Esempi utili in questo senso giungono dalle esperienze fatte in altri paesi, Spagna e Argentina in particolare, dove lo sciopero è stato sciopero generale, materiale e simbolico, vertenziale e politico allo stesso tempo.

Un nodo centrale su cui confrontarci riguarda quindi la definizione degli strumenti di cui dotarci nel lavoro di organizzazione e realizzazione dello sciopero. Decisivo in tal senso sarà discutere di come e in che termini si intende interpellare le strutture sindacali e aprire un confronto pubblico.
Per affrontare in modo esaustivo e produttivo la discussione proponiamo quindi che l’assemblea del 25 novembre si strutturi in due sessioni:

  • I sessione, mattina: Analisi della fase, rivendicazioni e campagne verso lo sciopero femminista dell’8 marzo.
  • II sessione, pomeriggio: costruzione dello sciopero del lavoro produttivo e riproduttivo: percorso di avvicinamento, pratiche e strumenti condivisi di organizzazione dello sciopero, confronto con i sindacati.

Non Una Di Meno chiama a raccolta tutte le sue energie verso lo sciopero femminista. Lo stato di agitazione permanente è appena cominciato!

Foto di Gaia di Gioacchino

24 Noviembre 2018: Marcha nacional de Ni Una Menos en roma

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Ni una menos en estado de agitación permanente: marcha nacional contra la violencia de género y las políticas patriarcales y racistas del gobierno

24 noviembre 2018 Roma h. 14 Piazza della Repubblica, Roma

Somos la marea feminista que en Italia y en el mundo ha levantado su grito global contra la violencia machista, de género y racista y en contra de los gobiernos que la legitiman.

Llevamos más de dos años en las plazas y en las calles para reivindicar que los feminicidios no son que la punta del iceberg de la opresión: la violencia machista comienza en la esfera privada de las casas pero se extiende en cada rincón de la sociedad volviéndose cada vez más en un instrumento político de dominio, que produce soledad, desigualdades y explotación.

El gobierno Salvini-Di Maio se ha hecho portavoz de una guerra real contra las mujeres, migrantes y subjetividades lgbt*qia+, a través de medidas y propuestas de ley que hacen hincapié en un modelo patriarcal y autoritario que quiere machacar y reducir al silencio nuestra libertad.

El proyecto de ley Pillon ataca las mujeres apuntando sobre la custodia y el mantenimiento de los hijos de cara a defender la familia tradicional y a volver a establecer roles y jerarquías de género que niegan la autodeterminación de las mujeres. Las campañas fundamentalistas que  criminalizan el aborto, fomentadas en muchos lugares del mundo y por este mismo gobierno, atacan cada vez más la libertad de decidir sobre nuestro cuerpo y nuestras vidas. Nosotras respondemos que la libertad de abortar no se toca y que el Decreto Pillon no se reforma, se para!

Mientras declara de querer acabar con la pobreza, este gobierno planifica medidas que intensifican la precariedad y acentúan la dependencia económica que nos expone aun más a violencia y acosos en el ámbito laboral. Deshacen el estado social y pretenden que las mujeres, italianas o migrantes, gratuitamente o en cambio de un salario mísero se ocupen del trabajo doméstico y de los cuidados. La precariedad es mujer y por esta razón nuestra lucha contra la violencia es también una lucha contra la precariedad y la explotación. Queremos una renta de autodeterminación, universal e individual, un salario mínimo europeo, estado y servicios sociales universales, para salir del chantaje de la pobreza y de la violencia.

Reconocemos en las escuelas y en las universidades lugares de capacitación y trabajo que producen y reproducen dinámicas violentas de la sociedad racista y patriarcal en la cual vivimos. Por esta razón queremos hacerlas revivir a partir de los saberes feministas y antirracistas, de la educación a las diferencias y sexual, en todos los niveles.

Atravesamos ciudades siempre más sombrías y hostiles a causa de la privatización del espacio público, de la militarización de las calles, de las medidas de seguridad que se transforman en apartheid. En todo el mundo continuamos gritando que las calles seguras las hacen las mujeres y las subjetividades libres que las atraviesan, construyendo ciudades feministas en las cuales merecemos vivir. Queremos una casa para dormir, casas de asesoramiento de mujeres para amar, centros de acogida anti-violencia para vivir y soñar

No aceptamos el juego racista que instrumentaliza violaciones y feminicidios. La violencia contra las mujeres no tiene color: es violencia machista, en todas sus formas. Patriarcado y racismo son dos caras de la misma moneda: rechazamos el miedo, el odio y la violencia del decreto Salvini, y lo hacemos construyendo una movilización y una solidaridad difusa, en primer lugar con las migrantes expuestas a violencias reiteradas y sobre cuya piel, de forma aun más trágica, se juega la partida de la derecha al gobierno. Reivindicamos la libertad de movernos y quedarnos, el derecho de asilo, de ciudadanía y un permiso de residencia europeo sin condiciones, desvinculado del trabajo, matrimonio y de razones de estudio.

Nos queréis sumisas, chantajeadas y explotadas, nos tendréis rebeldes! Nosotras somos el cambio.

El 24 de noviembre en Roma habrá una marea feminista sin banderas y símbolos identitarios y de partido, Privilegiamos los contenidos, la construcción de redes y relaciones. Tenemos un plan feminista contra la violencia machista y de género con el cual queremos transformar la sociedad, y el mundo entero.

 El 25 de noviembre nos juntaremos en la asamblea nacional de cara al próximo paro mundial de mujeres del 8 marzo.

El estado de agitación permanente acaba de empezar.

 

 

24 novembre 2018: manifestation nationale de “Non una di meno” à Rome.

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“Non Una Di Meno” est en état d’agitation permanent: il s’agit d’une manifestation nationale contre la violence de genre et contre les politiques patriarcales et racistes du gouvernement.

24 novembre 2018 h.14 Piazza della Repubblica (Rome)

Nous sommes la marée féministe qu’en Italie et dans le monde a levé son cri mondial contre la violence masculin, de genre et raciste et contre les gouvernements qui la soutiennent.

ça fait plus de deux ans que nous sommes dans les places et dans les rues pour répéter que les féminicides sont seulement la partie visible d’un iceberg qui est fait d’oppression: la violence masculine commence dans le privé des maisons mais imprègne tous les domaines de la société et devient de plus en plus un instrument politique de domination, en produisant solitude, inégalités et exploitation.

Le gouvernement Salvini-Di Maio s’est fait le promoteur d’une véritable guerre contre les femmes, les migrants et les subjectivités lgbt*qia+, au travers de mesures et de propositions de lois qui insistent sur un modèle patriarcal et autoritaire qui voudrait écraser et réduire au silence notre liberté.

Le projet de loi “Pillon” attaque les femmes sur la garde et la pension alimentaire des enfants, pour defender la famille traditionnelle et rétablir les rôles et les hiérarchies de genre qui nient l’autodétermination des femmes. La liberté de décider sur notres corps et sur notres vies est de plus en plus attaquée par des campagnes fondamentalistes de criminalisation de l’avortement qu’aujourd’hui trouvent leur compte partout dans le monde et qui trouvent représentation dans notre gouvernement. Nous répondons qu’il ne faut pas toucher la liberté d’avorter. De plus, nous répondons qu’il ne faut pas réformer le projet de loi Pillon, il faut l’arrêter!

Ce gouvernement déclare vouloir arrêter la pauvreté, mais au même temps il planifie des mesures qui renforcent la précarité et aggravent la dépendance économique, tout ça nous expose encore plus à la violence et aux harcèlements sur le travail. Le gouvernement est en train de démanteler le welfare et prétend que les femmes, italiennes ou migrants,  s’occupent du travail domestique et de la soin gratuitement ou à un salaire de misère. La précarité est femme et pour cela notre lutte contre la violence est une lutte contre la précarité et l’exploitation aussi. Nous voulons un revenu d’autodétermination universel et individuel, un salaire minimum européen, welfare universel et services, pour sortir du chantage de la pauvreté et de la violence.

Nous reconnaissons que les écoles et les universités sont des lieux de formation et de travail où se produisent et reproduisent les dynamiques violentes de la société raciste et patriarcal dont nous vivons. Voilà pourquoi nous voulons remplir ces lieux de connaissances féministes et antiracistes, d’éducation aux différences et d’éducation sexuelle à tous les niveaux.

Nous traversons des villes qui deviennent toujours plus sombres et plus hostiles à cause de la privatisation de l’espace public, de la militarisation de rues, de mesures visant à garder la sécurité qui deviennent apartheid. Nous continuons à crier dans le monde entier que les rues sûres sont faites par les femmes et par les subjectivités libres que les traversent, en construisant les villes féministes dans lesquelles nous méritons de vivre. Nous voulons une Maison pour dormir, des cliniques pour aimer, des centres anti violence pour vivre et rêver…

On ne joue pas le jeu raciste, de ceux qui instrumentalisent les viols et les féminicides. La violence contre les femmes n’a pas de race: elle est toujours une violence masculin. Le patriarcat et le racisme sont deux faces d’une même pièce: nous refusons la peur, la haine et la violence du projet de loi Salvini. Nous construisons une mobilisation et une solidarité étendue, avant tout avec les femmes migrants exposées à des violences répétées, c’est sur leurs corps que la droit du gouvernement joue son tragique jeu. Nous réclamons la liberté de bouger et de rester, le droit d’asile, de citoyenneté et un permis de séjour européen sans conditions, qui soit libère de travail, de mariage et d’étude.

Vous nous voulez soumises, objet de chantage et d’exploitation, vous nous aurez rebelles! Nous sommes le changement.

Le 24 novembre  il y aura à Rome une marée féministe, sans drapeaux et sans des symboles identitaires et de parti. Nous accordons la priorité aux contenus, à la construction de réseaux et de relations. Nous avons un plan féministe contre la violence masculin et de genre avec lequel nous voulons transformer la société, le monde entier.

Le 25 novembre nous ferons une assemblée nationale envers la grève des femmes de 8 mars.

L’état d’agitation permanent ne fait que commencer.

November 24th 2018: Non Una di Meno – march against gender based violence and the government’s patriarchal and racist policies

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Non Una di Meno in a state of permanent turmoil: march against gender based violence and the government’s patriarchal and racist policies.

November 24th 2018 Rome h. 2 pm Piazza della Repubblica

From all over the world and from Italy, we are rising up globally against male, gender based violence and racist violence and at those governments that legitimize them.

It’s been over two years since we have first marched together and taken over the public space to reaffirm that femicides are the tip of an iceberg of oppression: gender based violence starts at home and it’s widespread to every field of society. It becomes a political tool of domination, it produces isolation, inequalities and exploitation.

The Salvini-Di Maio government is waging a war on women, migrants and lgbt*qia+ people, through law enforcement and policies aimed at reaffirming a patriarchal and authoritarian model which tries to dismantle and silence our freedom.

The law proposed by senator Pillon to “reform” children support and custody practices enforcing the traditional family system re-establishes oppressive gender roles and hierarchies and erases women’s self-determination. Freedom of choice over our bodies and over our lives is increasingly under attack by fundamentalist campaigns criminalizing abortion which are being promoted by governments all over the world. Our response: the freedom of abortion can’t be erased, and Pillon’s law proposal can’t be reformed; it must be rejected!

Even as this government says that it wants to put an end to poverty, it is planning policies that intensify job insecurity and exacerbate economic dependence which exposes us to even more violence and harassment at work. They dismantle the welfare state and expect that women, Italian or Migrant, pick up domestic and care work either for free or in exchange for a starvation wage. Job insecurity is gendered, so our fight against gendered violence includes a struggle against job insecurity and exploitation. We demand universal basic income, European minimum wage and universal welfare and services, so that we can get out of the cycle of poverty and violence.

We are aware that the violent dynamics of the racist and patriarchal society we live in are produced and reproduced by the education system and for this reason we want to revive feminist and antiracist knowledge, education about differences and sex-education at every level.

We move through cities made evermore somber and hostile by gentrification of public space, the militarization of the streets, by security measures that become a kind of apartheid. Globally we keep saying that safe streets are made by women and the free subjects that move through them, building up the feminist city in which we deserve to live. We want a house to sleep in, self-determined spaces to love, antiviolence centers where we can live and dream

We are tired of politicians instrumentalizing cases of rape and femicide for their racist agendas. Violence against women isn’t related to race: it is always male violence. Patriarchy and racism are two sides of the same coin: we stand strong against the fear, the hate and the violence of the Salvini decree on immigration and borders, mobilizing and building widespread solidarity, in first place with Migrant women, on whose bodies the right-wing government’s game is played even more tragically. We reclaim the freedom to move and to stay, we demand the end of fortress Europe by opening the borders and establishing asylum, citizenship and unconditional European residence permit that aren’t tied to work and study requirements or relationship status. 

They want us subdued, blackmailed and exploited, what they get is a bunch of rebels! We are the change.

On November 24th in Rome there will be a sea of feminists without flags of political parties as we prioritize contents and the construction of networks and relations. We have a feminist plan against male and gender-based violence; a plan to transform society and the whole world.

On November 25th we will reconvene in a national assembly focused on the global womens’ strike on 8th of March.

The permanent state of agitation has only just begun.

 

24 Novembre 2018: Manifestazione nazionale di Non una di meno a Roma

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Non Una Di Meno in stato di agitazione permanente: manifestazione nazionale contro la violenza di genere e le politiche patriarcali e razziste del governo

24 novembre 2018 Roma h. 14 Piazza della Repubblica

Siamo la marea femminista che in Italia e nel mondo ha levato il suo grido globale contro la violenza maschile, di genere e razzista e contro i governi che la legittimano.

Da più di due anni siamo nelle piazze e nelle strade a ribadire che i femminicidi sono la punta di un iceberg fatto di oppressione: la violenza maschile comincia nel privato delle case ma pervade ogni ambito della società e diventa sempre più strumento politico di dominio, producendo solitudine, disuguaglianze e sfruttamento.

Il governo Salvini-Di Maio si è fatto portatore di una vera e propria guerra contro donne, migranti e soggettività lgbt*qia+, attraverso misure e proposte di legge che insistono su un modello patriarcale e autoritario che  vorrebbe schiacciare e ridurre al silenzio la nostra libertà.

Contro le donne si scaglia il Ddl Pillon su affido e mantenimento dei figli per difendere la famiglia tradizionale e ristabilire ruoli e gerarchie di genere che negano l’autodeterminazione delle donne. La libertà di decidere sul nostro corpo e delle nostre vite è sempre più attaccata da campagne fondamentaliste di criminalizzazione dell’aborto che oggi trovano spazio in ogni parte del mondo e rappresentanza nel governo. Noi rispondiamo che la libertà di abortire non si tocca e che il Ddl Pillon non si riforma, si blocca!

Mentre dichiara di voler porre fine alla povertà, questo governo pianifica misure che intensificano la precarietà e accentuano la dipendenza economica che ci espone ancora di più alla violenza e alle molestie sul lavoro. Smantellano il welfare e pretendono che le donne, italiane o migranti, gratuitamente o in cambio di un salario da fame si occupino del lavoro domestico e di cura. La precarietà è donna e per questo la nostra lotta contro la violenza è anche una lotta contro la precarietà e lo sfruttamento. Vogliamo un reddito di autodeterminazione , universale e individuale, un salario minimo europeo, welfare universale e servizi, per uscire dal ricatto della povertà e della violenza.

Riconosciamo scuole e università come luoghi di formazione e di lavoro che producono e riproducono le dinamiche violente della società razzista e patriarcale in cui viviamo. Per questo vogliamo farli rivivere di saperi femministi e antirazzisti, educazione alle differenze e educazione sessuale a tutti livelli.

Attraversiamo città rese sempre più cupe e ostili dalla privatizzazione dello spazio pubblico, dalla militarizzazione delle strade, da provvedimenti per la sicurezza che divengono apartheid. In tutto il mondo continuiamo a urlare che le strade sicure le fanno le donne e le soggettività libere che le attraversano, costruendo le città femministe che meritiamo di vivere. Vogliamo una Casa per dormire, consultor* per amare, centri antiviolenza per vivere e sognare, …

Non ci stiamo al gioco razzista che strumentalizza stupri e femminicidi La violenza contro le donne non ha colore: è sempre violenza maschile. Patriarcato e razzismo sono due facce della stessa medaglia: rifiutiamo la paura, l’odio e la violenza del decreto Salvini, costruendo mobilitazione e solidarietà diffusa, in primo luogo con le migranti esposte a violenze reiterate e sulla cui pelle si gioca in modo ancora più tragico la partita della destra al governo. Rivendichiamo la libertà di muoverci e di restare, diritto d’asilo, cittadinanza e un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, svincolato da lavoro, matrimonio e studio.

Ci volete sottomesse, ricattate e sfruttate, ci avrete ribelli! Noi siamo il cambiamento.

Il 24 novembre a Roma sarà marea femminista senza bandiere e simboli identitari e di partito, Privilegiamo i contenuti, la costruzione di rete e relazioni. Abbiamo un Piano femminista contro la violenza maschile e di genere con cui vogliamo trasformare la società, il mondo intero.

Il 25 novembre ci ritroveremo in assemblea nazionale verso lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo.

Lo stato di agitazione permanente è appena cominciato.

Evento Facebook in aggiornamento

Contatti:

 

 

PROGRAMMA SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente

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PROGRAMMA SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente

9, 10, 11 novembre 2018

a SCUP Via della Stazione Tuscolana, 84, 00182 Roma, raggiungibile facilmente

  • dalla Stazione Termini: Metro A direzione Anagnina, fermata Ponte Lungo
  • dalla Stazione Tiburtina: FL1, fermata Roma Tuscolana, o Metro B fino a Termini
  •  da Fiumicino Aereoporto: FL1, fermata Roma Tuscolana

VENERDÌ 9 NOVEMBRE

17-18 Accoglienza

18-20 Laboratorio a cura di TDO (*): Giochi progressivi per mettere in scena la violenza, con i corpi e le storie personali divertendoci, collettivamente

20-21 Cena vegana e non abilista (**)  da agricoltura biologica e regionale  

21-22 Mi chiamo Egon #2 “Un posto nella storia” Lezione performativa di “storia trans*” di e con Egon Botteghi. Tecnica: Michela Angelini.

22-23 Sonorizzazione di Severin Ostara

23 Riflessioni collettive a partire dalle performance e dal laboratorio della giornata

SABATO 10 NOVEMBRE

9-11 Laboratorio a cura di TDO (*): Verso la liberazione dalla violenza sui corpi umani e non, sulla terra, sui territori (preparazione di un flashmob contro i DDL Pillon)

11-14 Partecipiamo insieme al presidio di NUDM contro i DDL Pillon

14-16  Pausa con possibilità di Pranzo vegano e non abilista (**) da agricoltura biologica e regionale

16-18 Laboratorio: Che cos’è il transfemminismo? Approcci e pratiche transfemministe intersezionali. Aprono il laboratorio le suggestioni di Laurella Arietti e un intervento performativo di Dale Zaccaria e Ambra Joëlle Orlandini che presentano i racconti “Soltanto Eva”.

18-20 Laboratorio: L’antispecismo è un possibile orizzonte di lotta per la liberazione umana e animale? Con Alessandra, Gigia e Ornella e di Oltre La Specie. Proiezione di video, lavoro in gruppi e costruzione di un “libro” collettivo.

20-21:30 Cena vegana e non abilista (**)  da agricoltura biologica e regionale

21:30-22:30 FeministARTE con Sara Sappino e Dale Zaccaria. Incursioni poetico-musicali.

DOMENICA 11 NOVEMBRE

9-12 Incontro aperto alle pratiche ed esperienze in una prospettiva di lettura intersezionale tra transfemminismi, antispecismi e ecofemminismi, con la dinamizzazione di Federica Cicala. In questo spazio vorremmo favorire la comunicazione tra pratiche di costruzione di spazi e di percorsi sia individuali che collettivi.

12-14 Presentazione e lancio della campagna riGENERIamociLIBERAmente con Laurella Arietti e Severin Ostara. Apre la sessione la lettura drammatizzata de “La pazza della porta accanto” di Alda Merini, a cura di Dale Zaccaria.

14-15 Pranzo vegano e non abilista (**)  da agricoltura biologica e regionale

15-17  Si parte e si torna insieme. Ci salutiamo nel parco di Villa Fiorelli con i nostri corpi vestiti dei colori e delle forme delle nostre differenze e con la musica e le danze del frente murghero romano

(*) TDO= Teatro dell’Oppressao a cura di Parteciparte

(**) Pranzi e cene non abiliste (ovvero ragionate tenendo presente tutte le allergie alimentari più comuni).

Invitiamo le persone a portare piatto e posate per i pranzi e le cene per evitare il più possibile l’uso di prodotti non sostenibili per l’ambiente

CALL SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente

seminaria

Il 9 10 11 NOVEMBRE a Roma

SCUP Sport Cultura Popolare,

via della stazione Tuscolana 82/84

Partiamo dal desiderio di trasformare in pratiche ciò che abbiamo scritto nel nostro Piano contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere: “affermiamo la necessità del superamento del modello antropocentrico corrente: soggezione, sfruttamento della natura, degli esseri umani e delle altre specie e patriarcato si intrecciano  infatti nella concezione delle relazioni come dominio e proprietà proprie di questo modello.”

La SEMInARIA ha l’obiettivo di offrire uno spazio di incontro, approfondimento e confronto partecipato aperto sulle tematiche a cui stiamo lavorando a partire dal Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Vogliamo farlo con un approccio laboratoriale, performatico, orizzontale e partecipativo. Spazi e tempi in cui i nostri corpi staranno insieme per produrre dinamiche che ci consentano di vivere senza preconcetti e stereotipi le nostre differenze e per rendere possibile la decostruzione e la costruzione di possibili percorsi.

La violenza del patriarcato e del sistema capitalista sulle donne cisgender, sulle lesbiche, sulle persone trans* e sulle altre soggettività LGBPTQIA+, sugli animali e sulla Terra sono problemi di portata globale.

Siamo transfemministe e transnazionali: siamo tutte persone in transito nel tempo, tra i generi, tra i territori e gli spazi urbani, oltre i confini che vogliono impedire violentemente la libertà di movimento, seguendo il nostro cammino di liberazione da stereotipi e norme in cui non ci riconosciamo e che non ci rappresentano.

Rilanciamo una cultura di pace contro le guerre, le logiche militariste e di occupazione finalizzate allo sfruttamento delle risorse ambientali e al controllo del loro prezzo, alla distruzione della terra, al suo assoggettamento al servizio del profitto.

Rivendichiamo l’abolizione delle dicotomie gerarchizzanti che vedono gli altri animali come polo inferiore di un binarismo più profondo di altri, quello umano-non umano, che sembra biologico e quindi “naturale”, ma che è invece politico e culturale.

Ci riconosciamo nella resistenza di tutti i corpi resi oggetto per poter essere sfruttati. Pratichiamo la liberazione di tutte le soggettività, una liberazione antagonista alla società patriarcale, cisnormata, eteronormata e abilista e alla sua violenza sulle donne, sulle soggettività malamente denominate “non conformi” e su tutti i viventi schiavizzati che subiscono le violenze del sistema patriarcale/pastorale.

Vogliamo partire dai desideri delle persone trans* e non binarie, intersessuali, lesbiche, bisessuali, pansessuali, gay, asessuali, eterosessuali, o comunque vogliano (o no) definirsi, vogliamo partire dalla conquista di spazi di libertà e autogestione nei territori (che possono essere spazi rurali e/o città, quartieri, vie e piazze, orti e giardini) riscoprendo il significato più autentico della decolonizzazione, delle relazioni animali (umane e non), riconoscendoci nell’orizzonte antispecista, anticapitalista, antifascista e transfemminista per trasformarci e rigenerarci liberamente.

Vogliamo uscire dalle sole affermazioni teoriche, dagli slogan, dalle astrazioni e aprire un confronto, o meglio un incontro, su queste tematiche per vedere in che modo, e con quali cammini comuni, trasformarle in pratiche di vita e di lotta quotidiana oltre #LottoMarzo.

Consideriamo che questa rivoluzione culturale non possa che passare dalla liberazione di soggettività che sono, ancora oggi, tragicamente definite patologiche, come le persone trans* e le persone intersex.

Lanciamo la campagna riGENERIamociLIBERAmente:

  • per la liberazione dalla patologizzazione e dalla psichiatrizzazione di tutte le soggettività trans* (con la necessaria riformulazione della legge 164/1982)

 

  • per la liberazione dalle mutilazioni genitali (chirurgia e medicalizzazione non necessarie) sui corpi delle persone intersessuali (o intersex), pratiche volte ad adeguare tutti i corpi alle aspettative di una società binaria.

 

  • per la liberazione dalle terapie di conversione, anche dette riparative o di ri-orientamento sessuale che, alimentando il paradigma dell’eterosessualità obbligatoria, infliggono alle persone omosessuali assunzione di farmaci, psichiatrizzazione, isolamento sociale, riti religiosi ed esorcismi.

 

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