ARGENTINA: LEGGE SULL’ACCESSO ALL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA-Traduzione

Di seguito pubblichiamo la versione in italiano della legge a cura del gruppo traduzioni di NUDM che ringraziamo

legge pubblicata dal bollettino ufficiale

ACCESSO ALL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA

Legge 27610 Il Senato e la Camera dei Deputati della Nazione Argentina riuniti in Congresso, sanzionano con forza di legge:

Articolo 1: Oggetto

La presente legge ha come oggetto l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza e all’attenzione post aborto, implementando gli impegni assunti dallo stato argentino in materia di salute pubblica e di diritti umani delle donne e delle persone di altre identità di genere con capacità gestanti al fine di contribuire alla riduzione e prevenzione di malattie e decessi.

Articolo 2. Diritti.

Le donne e le persone di altre identità di genere con capacità gestanti hanno il diritto di:

a) decidere l’interruzione di gravidanza in conformità con quanto stabilito nella presente legge

b) richiedere e accedere all’IVG all’interno del sistema sanitario in conformità con quanto stabilito nella presente legge

c) richiedere e ricevere attenzione dopo l’aborto nel sistema sanitario pubblico senza pregiudizi rispetto alla decisione di aver abortito secondo parametri contrari ai casi legalmente riconosciuti e resi possibili dalla presente legge

d) prevenire la gravidanza non voluta attraverso l’accesso a informazione, educazione sessuale integrale, e metodi contraccettivi efficaci

Articolo 3. Quadro normativo costituzionale.

Le disposizioni della presente legge si inquadrano nell’articolo 75 comma 22 della Costituzione Nazionale, nei trattati di diritti umani ratificati dalla Repubblica Argentina, in particolare la Dichiarazione Universale di Diritti Umani, la Convenzione Americana sui Diritti Umani, la Convenzione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna (CEDAW) e il suo Protocollo Facoltativo, il Patto Internazionale di Diritti Economici, Sociali e Culturali, il Patto Internazionale di Diritti Civili e Politici, la Convenzione Interamericana per Prevenire, Sanzionare ed sradicare la Violenza contro la Donna – Convenzione di “Belém do Parà”, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, la Convenzione sui Diritti del Bambino e la Convenzione contro la Tortura e Altri Tratti o Pene Crudeli, Inumani o Degradanti, in virtù della protezione che conferiscono ai diritti sessuali e riproduttivi, alla dignità, alla vita,     all’autodeterminazione, alla salute, all’educazione, all’integrità, alla diversità corporale, all’identità di genere alla diversità etnico-culturale, alla privacy, alla libertà di credenze e pensieri, all’informazione, a godere dei benefici dei progressi scientifici, all’uguaglianza reale di opportunità, alla non discriminazione e ad una vita libera da violenze.


Articolo 4 Interruzione volontaria di gravidanza.

Le donne e le persone di altre identità di genere con capacità di gestazione hanno il diritto di decidere e accedere all’interruzione della gravidanza fino alla quattordicesima (14) settimana, inclusa, i gestazione.

Al di fuori del periodo stabilito nel paragrafo precedente, la persona gestante ha il diritto di decidere e accedere all’interruzione della gravidanza solo nelle seguenti situazioni:

a) Se la gravidanza è il risultato di uno stupro, con la richiesta e la relativa dichiarazione giurata della persona gestante al personale sanitario che fa l’intervento. Nei casi di bambine sotto i tredici (13) anni, la dichiarazione giurata non sarà richiesta;

b) Se la vita o la salute integrale della persona gestante è in pericolo.

Art. 5 Diritto all’assistenza sanitaria.

Ogni persona gestante ha diritto ad accedere all’interruzione della gravidanza nei servizi del sistema sanitario o con la propria forma di assistenza (1), entro un termine massimo di dieci (10) giorni dalla sua richiesta e alle condizioni stabilite dalla presente legge e Leggi 26.485, 26.529 e leggi correlate.

Il personale sanitario deve garantire le seguenti condizioni minime e diritti durante l’aborto e nell’assistenza post-aborto:

a) Trattamento dignitoso. Il personale sanitario deve osservare un trattamento dignitoso, nel rispetto delle convinzioni personali e morali dellə pazientə, per sradicare le pratiche che perpetuano l’esercizio della violenza contro le donne e le persone di altre identità di genere con capacità gestanti; 

b) Privacy. Tutte le attività medico-assistenziali finalizzate all’ottenimento e alla trasmissione di informazioni e documentazione clinica  dellə paziente devono garantire la costruzione e la conservazione di un ambiente di fiducia tra il personale sanitario e le persone che richiedono l’assistenza, e osservare il rigoroso rispetto della loro privacy, dignità umana e autonomia della volontà, nonché la dovuta tutela della riservatezza; le informazioni saranno condivise o verrà coinvolta la famiglia o l’accompagnatorə  solo con una espressa autorizzazione, in conformità con le disposizioni dell’articolo 8 della presente legge.

Allo stesso modo, bisognerà proteggere la paziente da ingerenze illegittime da partedi terzi. Nei casi di stupro di ragazzə o adolescenti, il dovere di comunicare la violazione dei diritti previsti dall’articolo 30 della legge 26.061 e il dovere di presentare una denuncia penale di cui all’articolo 24, comma e), della legge 26.485 in quadro delle disposizioni dell’articolo 72 del codice penale, dovranno essere rispettati contemplando il rispetto del diritto alla privacy e alla riservatezza dellə ragazzə e adolescenti, della loro “capacità evolutiva” ed interesse superiore in conformità con la Convenzione sui diritti dell’infanzia, legge 26.061 e articolo 26 del Codice Civile e Commerciale, e non dovranno ostacolare o ritardare l’accesso ai diritti stabiliti dalla presente legge;

c) Riservatezza. Il personale sanitario deve creare le condizioni per salvaguardare la riservatezza e il segreto medico durante tutto il processo di assistenza e anche successivamente. È necessario informare durante la consultazione che la riservatezza è garantita ed è coperta da segreto medico.

Il paziente ha il diritto che chiunque partecipi alla preparazione o alla gestione della documentazione clinica, o abbia accesso al suo contenuto, deve rispettare il diritto alla riservatezza, salvo espressa autorizzazione scritta della stessa paziente;

d) Autonomia della volontà. Il personale sanitario deve rispettare le decisioni delle pazienti in merito all’esercizio dei loro diritti riproduttivi, alle alternative di trattamento e alla loro futura salute sessuale e riproduttiva. Le decisioni della paziente non devono essere sottoposte a giudizi derivati ​​da considerazioni personali, religiose o assiologiche da parte del personale sanitario, deve prevalere la sua volontà libera e autonoma;

e) Accesso alle informazioni. Il personale sanitario deve ascoltare attivamente e rispettosamente le pazienti per esprimere liberamente le loro esigenze e preferenze. La paziente ha il diritto di ricevere informazioni sulla sua salute; il diritto all’informazione include il diritto a non ricevere informazioni inappropriate rispetto a quella richiesta.

Dovrebbero essere fornite informazioni sui diversi metodi di interruzione di gravidanza, sulla portata e sulle conseguenze della pratica. Tali informazioni devono essere aggiornate, comprensibili, veritiere e fornite in un linguaggio e  in forme  accessibili.

Il personale sanitario e le autorità pubbliche hanno l’obbligo di fornire le informazioni disponibili sui diritti tutelati dalla presente legge in modo dinamico e durante l’intero processo di assistenza, anche se non vi è esplicita richiesta.

f) Qualità. Il personale sanitario deve rispettare e garantire il trattamento dell’aborto secondo lo scopo e la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’assistenza sarà fornita seguendo gli standard di qualità, accessibilità, competenza tecnica, gamma di opzioni disponibili e informazioni scientifiche aggiornate.

Nota (1) in Argentina ci sono tre forme di assistenza sanitaria: una pubblica, una “semiprivata” offerta dalle OOSS a cui si aderisce e a cui si versa una quota a questo finalizzata (previdenza sociale), e assicurazioni private. La cosa interessante di questa legge è che questi tre sistemi di salute devono garantire l’accesso all’aborto e questo si applica a tutto il sistema nazionale.

Art. 6 Informazioni e trattamento dell’aborto e della salute sessuale e riproduttiva.

Fatta la richiesta di interruzione volontaria di gravidanza in conformità con l’articolo 4, l’istituzione sanitaria metterà a disposizione delle persone gestanti che lo richiedono, all’interno del Programma Nazionale di Salute Sessuale e Procreazione Responsabile, legge 25.673, quanto segue:

a) Informazioni sul procedimento che verrà eseguito e le successive cure necessarie, secondo i criteri dell’articolo precedente;

b) Attenzione sanitaria integrale durante l’intero processo;

c) Accompagnamento nell’assistenza sanitaria e informazione adeguata e accessibile alle necessità di ciascuna persona, scientifica, aggiornata sui diversi metodi contraccettivi disponibili, nonché la fornitura di metodi contraccettivi previsti dal Programma Medico Obbligatorio (PMO) e nella legge 25.673 o nella normativa che in futuro la sostituisca.

Questi servizi non sono obbligatori per la paziente né condizione per la realizzazione della pratica.

Art. 7 Consenso informato.

Prima dell’interruzione volontaria di gravidanza si richiede il consenso informato della persona gestante espresso per scritto, in conformità con quanto previsto nella legge 26.529 e in accordo con l’articolo 59 del Codice Civile e Commerciale della Nazione. Nessuna persona può essere sostituita nell’esercizio personale di questo diritto.

Art. 8 Persone minorenni.

Nel quadro delle disposizioni della Convenzione sui diritti dell’infanzia, la legge 26.061, articolo 7 dell’allegato I del decreto 415/06, articolo 26 del Codice Civile e Commerciale della Nazione e la risoluzione 65/15 del Ministero della salute della Nazione, la richiesta di interruzione volontaria della gravidanza deve essere fatta come segue:

a) Le persone con più di sedici (16) anni di età hanno piena capacità di prestare il proprio consenso per esercitare i diritti garantiti dalla presente legge;

b) Nel caso di persone con meno di sedici (16) anni di età, sarà richiesto il loro consenso informato ai sensi del precedente articolo e di quanto previsto dall’articolo 26 del Codice Civile e Commerciale e dalla delibera 65/15 del Ministero della Salute della Nazione ai sensi della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, legge 26.061, articolo 7 dell’allegato I del decreto legislativo 415/06 e decreto legislativo 1.282/03 della legge 25.673.

Art. 9 Persone con capacità limitate.

Se si trattasse di una persona con capacità limitata per sentenza giudiziale e la limitazione non avesse relazione con l’esercizio dei diritti che concede la presente legge, potrà prestare il suo consenso informato senza nessun impedimento né necessità di alcuna autorizzazione previa e, se lo desiderasse, con assistenza del sistema di appoggio previsto nell’articolo 43 del Codice Civile e Commerciale della Nazione. 

Le persone che agiscono nel sistema di sostegno non rappresentano né sostituiscono la persona con disabilità nell’esercizio dei suoi diritti e, pertanto, è necessario che il disegno del sistema di supporto incorpori garanzie adeguate perché non esistano abusi e le decisioni siano prese dalla persona titolare del diritto.

Se la sentenza giudiziale di restrizione della capacità impedisce di dare il consenso per l’esercizio dei diritti previsti nella presente legge, o la persona sia stata dichiarata incapace di agire in giudizio, dovrà dare il suo consenso con l’assistenza del suo rappresentante legale o, in mancanza o assenza, di una persona vicina, nei termini dell’articolo 59 del Codice Civile e Commerciale della Nazione. 

Art. 10 Obiezione di coscienza.

L’operatorə  che interviene in maniera diretta nella interruzione di gravidanza ha diritto ad esercitare l’obiezione di coscienza.

Per poterla esercitare, dovrà:

a) Mantenere la sua decisione in tutti gli ambiti, politici, privati o di sicurezza sociale nei quali esercita la sua professione;

b) Inviare la persona ad altro/a operator* affinché sia assistita in maniera temporanea e opportuna, senza indugi; 

c) Rispettare il resto dei propri doveri professionali e obblighi legali. Il personale sanitario non può rifiutarsi di effettuare l’interruzione della gravidanza nel caso in cui la vita o la salute della persona gestante sia in pericolo e richieda cure immediate e urgenti.

Non si può invocare l’obiezione di coscienza per rifiutarsi di fornire assistenza sanitaria post-aborto.

Il mancato rispetto degli obblighi previsti dal presente articolo darà luogo a sanzioni disciplinari, amministrative, penali e civili, a seconda dei casi.

Art. 11 Obiezione di coscienza. Obblighi delle strutture sanitarie.

Le strutture sanitarie di salute del sotto-settore privato o della previdenza sociale che non dispongano di operatorə per effettuare l’interruzione di gravidanza a causa dell’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza ai sensi dell’articolo precedente, devono provvedere e disporre l’invio ad un operatorə sanitario che esegua effettivamente la prestazione e che abbia caratteristiche simili a quello che la persona ha richiesto. In tutti i casi, la pratica deve essere garantita secondo le disposizioni della presente legge. Le procedure e i costi associati all’invio e al trasferimento della paziente saranno a carico di chi esegue l’invio. Tutti gli invii contemplati in questo articolo devono essere fatturati secondo la copertura a favore dell’operatore che esegue la pratica.

Art. 12 Copertura e qualità delle prestazioni.

Il settore pubblico della salute, le mutue  inquadrate nella legge 23.660 e nella legge 23.661, l’Istituto Nazionale di Servizi Sociali per Pensionati creato dalla legge 19.032, le entità e agenti di salute impegnati nella legge 26.682, di quadro regolatorio di medicina prepagata, le entità che prestino attenzione dentro la regolamentazione del decreto 1.993/11, le mutue delle forze armate e di sicurezza, le mutue del Potere Legislativo e Giudiziale e quelle comprese nella legge 24.741, di mutue universitarie, e tutti quegli agenti e organizzazioni che prestino servizi medico-assistenziali alle persone affiliate o beneficiarie, indipendentemente dalla figura giuridica che possiedano,devono incorporare la copertura integrale e gratuita dell’interruzione volontaria di gravidanza prevista nella presente legge in tutte le forme che l’Organizzazione Mondiale della Salute raccomanda. Queste prestazioni rimangono incluse nel Programma Nazionale di Garanzia di Qualità dell’Assistenza Medica e nel PMO con copertura totale, insieme alle prestazioni di diagnosi, medicine e terapie di sostegno.

Art. 13 – Educazione sessuale integrale e salute sessuale riproduttiva 

Lo stato nazionale, le province e la città autonoma di Buenos Aires e i municipi hanno la responsabilità di rendere esecutiva la legge 26.150, legge sulla educazione sessuale integrale, stabilendo politiche attive per la promozione e il rafforzamento della salute sessuale e riproduttiva di tutta la popolazione. Queste politiche dovranno avere come riferimento gli obiettivi e i legami stabiliti dalle leggi 23.798, 25.673, 26.061, 26.075, 26.130, 26.150, 26.206, 26.485, 26.743 e 27.499, oltre alle leggi già citate in questa presente legge. Dovranno inoltre formare sulla prospettiva e le differenze di genere il personale docente, sanitario al fine di prestare attenzione, cure adeguate, e follow-up a coloro che richiedono un’interruzione volontaria della gravidanza nei termini previsti dalla legge, così come al personale degli uffici pubblici interessati a questo processo 

Art. 14.- Modifica del Codice Penale.

Si sostituisce l’articolo 85 del Codice Penale della Nazione con il seguente:

Articolo 85: Chiunque provochi un aborto sarà punito:

1. Con la reclusione da tre (3) a dieci (10) anni, se agisce senza il consenso della persona gestante. Questa pena potrà aumentare fino a quindici (15) anni se fosse seguito dalla morte della persona gestante.

2. Con la reclusione da tre (3) mesi a un (1) anno, se agisce con il consenso della persona gestante, dopo la quattordicesima (14) settimana di gestazione e purché non rientrasse nei casi previsti dall’articolo 86.

Art. 15 Incorporazione dell’articolo 85 bis al Codice Penale.

Si incorpora come articolo 85 bis del Codice Penale della Nazione: Articolo 85 bis: sarà punito o punita con la reclusione da tre (3) mesi a un (1) anno e interdizione speciale per il doppio del tempo della condanna, il funzionario o funzionaria pubblico  o l’autorità dell’istituto sanitario, il/la professionista, l’effettore(“?)o il personale sanitario che ingiustificatamente ritardare, ostacolare o rifiutare , in violazione delle norme vigenti, di eseguire un aborto nei casi legalmente autorizzati

Art. 16.- Sostituzione dell’articolo 86 del Codice Penale. Se sostituisce l’articolo 86 del Codice Penale della Nazionale con il seguente:

Articolo 86: Non costituisce reato l’aborto eseguito con il consenso della persona gestante fino alla quattordicesima (14) settimana compresa di gravidanza. 

Al di fuori del periodo stabilito nel paragrafo precedente, non sarà punibile l’aborto eseguito con il consenso della gestante: 

1. Se la gravidanza è il prodotto di uno stupro. In questo caso la pratica deve essere garantita con obbligo e dichiarazione giurata della gestante dinanzi a il/la professionale o personale della salute intervenuto. Nel caso di ragazze sotto i tredici (13) anni di età la dichiarazione giurata non sarà richiesta 

2. Se la vita o la salute integrale della persona gestante fosse a rischio.

Art. 17.- Sostituzione dell’articolo 87 del Codice Penale. Se sostituisce l’articolo 87 del Codice Penale della Nazione con il seguente: Articolo 87: Sarà punito o punita con la reclusione da sei (6) mesi a tre (3) anni chiunque  provochi con violenza un aborto senza aver avuto lo scopo di provocarlo, se lo stato di gravidanza della persona incinta fosse noto o le constasse.

Art. 18. – Sostituzione dell’articolo 88 del codice penale

Si sostituisce l’articolo 88 del codice penale con il seguente articolo: Sarà condannata da 3 mesi a 1 anno la persona gestante che, dopo la quattordicesima settimana di gestazione e, a condizione che non siano soddisfatte le condizioni di cui all’articolo 86, causerà il proprio aborto o faccia in modo che altri lo facciano. Si potrà non applicare la pena quando le condizioni rendano giustificabile la condotta. Il tentativo della persona gestante non è punibile.

Art. 19 – Formazione.

Il personale sanitario dovrà formarsi rispetto ai contenuti della presente legge e alla normativa che la completa e regolamenta. A tal fine il Ministero della salute, i ministeri provinciali e quelli della città autonoma di Buenos Aires applicheranno i dispositivi e programmi di formazione 

Art. 20 – Autorità di applicazione.

L’autorità di applicazione della presente legge sarà stabilita dal Governo Nazionale 

Art 21. Ordine pubblico:

Le disposizioni della presente legge sono di ordine pubblico e di applicazione obbligatoria su tutto il territorio nazionale

Art. 22. si comunichi al Governo nazionale 

Approvata dal parlamento argentino a Buenos Aires il 30 dicembre 2020

Registrata con il n 27610 

Pubblicata il 15/1/2021 

progetto presentato al senato

Alcuni articoli di approfondimento che segnaliamo:

Articolo tradotto di Ese Montenegro 
#EsLEY: in Argentina l’aborto è legge 
Articolo da Obiezione Respinta  

Campagna Nudm per rimuovere i manifesti velenosi pro vita

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PER RIMUOVERE I MANIFESTI VELENOSI DI PRO VITA POSSIAMO FARE DUE COSE:
È necessaria una pressione costruita dal basso per evitare che ancora una volta vengano veicolate notizie false e narrazioni discriminatorie portate avanti da movimenti come ProVita che pensano di poter dire quello che vogliono sui corpi delle donne e sul loro diritto di autodeterminazione. Insieme possiamo fare due cose: facciamole entrambe.
1 – Invia una segnalazione all’Istituto dell’Autodisciplina della Pubblicità (IAP) compilando il modulo a questo link e utilizzando la foto presente in questo post.
https://www.iap.it/le-attivita/per-i-cittadini/segnalare-pubblicita-ingannevole/
2 – Invia una mail copiaincollando il testo che trovi qui sotto all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, al Dipartimento delle Pari Opportunità e al comune delle città dove sono stati esposti i manifesti di Pro Vita. Se nel tuo comune la campagna non è arrivata, sostienici comunque e dovunque ti trovi.
A CHI INVIARE LA MAIL
iap@iap.it
segreteriamin.bonetti@governo.it
segreteriaministro@sanita.it
ufficiostampaaifa@aifa.gov.it
+
aggiungere mail sindaco/mail comune della vostra città
TESTO DELLA MAIL
L’associazione antiabortista ProVita ha avviato una campagna esponendo in decine di città manifesti dove, accanto all’immagine di una Biancaneve svenuta, l’utilizzo della pillola abortiva #RU486 viene paragonata a un “veleno”: si sostiene, inoltre, che la pillola abortiva metta “a rischio la salute e la vita della donna”. Questo è falso, discriminatorio e diffonde disinformazione medico-scientifica.
L’interruzione volontaria di gravidanza è legale in Italia in base alla 194, una legge fortemente voluta dalle donne e confermata da un referendum popolare.
Lo scorso 8 agosto, il ministero della Salute, sulla base «delle più aggiornate evidenze scientifiche», ha aggiornato le linee di indirizzo sulla pillola abortiva RU486 annullando l’obbligo di ricovero, estendendo a nove settimane la possibilità del farmaco, e prevedendone la somministrazione in consultorio e in ambulatorio.
I dati del ministero della Salute dicono che in Italia in oltre il 96,9 per cento dei casi non c’è stata alcuna complicazione a seguito dell’assunzione della RU486, e che questi numeri sono simili «a quanto rilevato in altri paesi e a quelli riportati in letteratura».
Successivamente al parere del Consiglio Superiore di Sanità l’AIFA ha emanato una nuova determina nella quale vengono superate le precedenti limitazioni.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità da anni dichiara che l’aborto farmacologico è sicuro e ne raccomanda la procedura.
In base a quanto sopra riportato, visto che il Codice di Autodisciplina della Comunicazione IAP sulle regole di una corretta pubblicità afferma che la comunicazione «deve essere onesta, veritiera e corretta» (art.1); visto che la «comunicazione deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni» (art.2), visto che «terminologia, citazioni e menzioni di prove tecniche e scientifiche devono essere usate in modo appropriato» (art.3), visto che la comunicazione «deve evitare ogni forma di sfruttamento della superstizione, della credulità e, salvo ragioni giustificate, della paura» (art.8), visto che la comunicazione «deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere» (art.10) e visto che
l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha firmato un protocollo di Intesa con il Ministero per le Pari Opportunità in relazione alla comunicazione commerciale con contenuti “di genere”:
CHIEDIAMO UN INTERVENTO IMMEDIATO PER LA RIMOZIONE DEI MANIFESTI DI PRO VITA!

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LA TOSCANA, L’IVG FARMACOLOGICA E L’APPLICAZIONE DELLA 194

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Durante l’emergenza COVID-19, abbiamo assistito su tutto il territorio nazionale a forti disservizi e carenze in materia di IVG e non solo, dovuti a una forte pressione praticata su un sistema sanitario già martoriato.

Nonostante la nostra regione si attesti a livelli di obiezione di coscienza tra i più bassi d’Italia, 6 medici su 10 si rifiutano di praticare aborti, e l’IVG farmacologica rappresenta solo il 28% delle IVG totali. [1]

In questi duri mesi di lockdown si sono moltiplicate le esperienze di mutuo aiuto e solidarietà transfemminista di Non una di Meno, in Toscana ma non solo. [2]

Dopo mesi a fianco di chi ha avuto pessime esperienze nel proprio percorso di aborto volontario (attese lunghissime, reparti IVG trasferiti in altri ospedali con scarsa comunicazione alle utenti, servizi temporaneamente sospesi a causa della mancanza di personale, consultori chiusi) [3] il movimento di Non Una di Meno ha lanciato la campagna “SOS aborto”. Quattro semplici richieste nate dall’emergenza ma fondamentali per il futuro, al fine di rendere realmente applicabile la 194 e garantire la libertà di scelta tra l’IVG farmacologica e quella chirurgica. [4]

È di poche settimane fa la notizia della risoluzione approvata dalla regione Toscana per la concretizzazione del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Nello specifico, nella risoluzione approvata è scritto che la Giunta Regionale si impegnerà a:

  1. Realizzare, tempestivamente, la riorganizzazione e riqualificazione della rete consultoriale e a implementare pratiche e modelli innovativi anche attraverso la realizzazione di strutture intermedie in tutte le zone sociosanitarie della Toscana;
  2. Garantire l’IVG farmacologica nei poliambulatori e nei consultori;
  3. Assicurare nei presidi ospedalieri la presenza di almeno il 50 per cento del personale medico e sanitario non obiettore, al fine di garantire la piena applicazione della l194/1978 e tutelare altresì le professionalità di dette figure, così come richiesto in ambito europeo;
  4. Prevedere, nel caso di situazioni di grave carenza strutturale di personale medico non obiettore, l’indizione di concorsi pubblici con specifica indicazione, tra i requisiti per la partecipazione, della necessaria disponibilità a svolgere tutte le specifiche funzioni in applicazione della 194/1978;
  5. Verificare che le aziende sanitarie locali assicurino il rispetto dei parametri sopraindicati, anche attraverso la mobilità del personale obiettore così come previsto dall’articolo 9 della 194/1978;
  6. Avviare una fase di sperimentazione che preveda l’allungamento della tempistica limite per l’IVG farmacologica fino alle nove settimane, così come dalle indicazioni più recenti della letteratura scientifica;
  7. Prevedere che, a ogni struttura pubblica o privata, presidio ospedaliero e/o consultorio, sia concesso l’accreditamento solo qualora la struttura stessa applichi pienamente quanto previsto dalla 194/1978.

Meravigliose intenzioni che tanto ci ricordano la millantata delibera sulla contraccezione gratuita che si sarebbe dovuta applicare senza alcun aumento dei fondi ai consultori, e che difatti al momento è parzialmente applicata in alcune città -quelle in cui i consultori si sono fatti carico autonomamente delle spese- e inapplicata in altre.

Crediamo che questo sia un passo importante che deve essere seguito da concreti interventi attuativi che rendano praticabile quanto richiesto e che diano a tali azioni carattere di permanenza non legato all’emergenza Coronavirus. Un’azione che possa dare l’esempio ad altre regioni in cui l’IVG farmacologica non è nemmeno contemplata, e permetta finalmente la sperimentazione delle interruzioni volontarie di gravidanza nei consultori, che potrebbero tornare ad essere spazi delle donne e assicurare un servizio di IVG farmacologica uniforme, di qualità, con una maggiore appropriatezza clinica e organizzativa, alleggerendo gli ospedali e scavalcando l’obiezione di coscienza dilagante.

Vogliamo sottolineare come questo importante passaggio si sia potuto raggiungere solo grazie alla lotta e alla mobilitazione costante di tante donne e del movimento femminista che non ha mai cessato di porre con forza la questione della libertà di scelta- libera maternità e libero aborto- nelle piazze, nei presidi, nelle azioni di sciopero e di protesta portate avanti ininterrottamente.

Questa mobilitazione costante e incisiva, che non ha mai mancato di denunciare i tanti limiti nell’accesso a all’IVG, ha imposto alla politica di dare una risposta a quanto è stato portato avanti con mobilitazioni di massa, radicate nei territori e nelle coscienze di tutte le soggettività che si battono per l’autodeterminazione

Come nodi territoriali toscani di Non Una di Meno ci impegneremo a monitorare la reale applicabilità di questa risoluzione, facendo divulgazione tra le utenti, mantenendo uno stretto rapporto con le operatrici e gli operatori sanitari e denunciando pubblicamente possibili disservizi. Noi continueremo a far sentire la nostra voce e la nostra protesta, senza fare sconti a nessuno e senza permettere che sui nostri corpi, sulle nostre scelte, sulle nostre lotte si giochino campagne elettorali.

Continueremo a batterci con le nostre pratiche, forti della crescita di un movimento che negli ultimi anni ha riconquistato le piazze in modo potente. Ci mobiliteremo perché la libertà di scelta possa essere realmente esercitata senza gli ostacoli di sempre, e quindi contro l’obiezione di coscienza, contro il taglio dei consultori e dei presidi sanitari, contro la presenza finanziata dei prolife nei consultori, per l’autodeterminazione, per la tutela della salute, per l’accesso alla contraccezione e all’aborto, sia chirurgico che farmacologico.

La strada è quella giusta, l’obiettivo è l’aborto libero, gratuito e senza barriere per tutt*.

Non Una di Meno Empoli, Firenze, Livorno, Lucca, Mugello, Siena, Pisa, Obiezione Respinta.

Alessandria: https://casadelledonnealessandria.it/2020/05/07/apre-lo-sportello-non-sei-sola/

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LA PILLOLA RU486 È ANCORA UN TABOO. PERCHÉ L’ABORTO FARMACOLOGICO FA COSÌ PAURA?

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In molti Paesi, le donne scelgono di effettuare un aborto farmacologico perché meno invasivo e più “privato” dell’aborto chirurgico. La somministrazione di mifepristone (RU486) e di prostaglandine ha il vantaggio di non richiedere un intervento chirurgico e di non rendere indispensabile l’ospedalizzazione, al contrario del metodo karman, del raschiamento e delle altre forme di isterosuzione. Questi ultimi interventi vengono in genere praticati in day hospital, tuttavia si tratta di veri e propri interventi chirurgici.
In Italia, l’utilizzo della pillola RU486 viene ostacolato a livello procedurale. Introdotta soltanto nel 2009, la pillola abortiva può essere somministrata fino al 49esimo giorno di gestazione e solo in regime di ricovero ospedaliero ordinario di tre giorni, fatta eccezione per 8 regioni in cui si è deciso di sperimentare il regime day hospital. Come riportato dall’ultima relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della legge 194, queste restrizioni non permettono una vera libertà di scelta tra i due tipi di intervento, attestando l’aborto farmacologico a circa il 20% delle IVG totali, percentuale nettamente in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei come, ad esempio, Inghilterra e Svezia dove le IVG farmacologiche rappresentano, rispettivamente, il 60% e il 90% delle IVG.
Il ricovero ospedaliero di tre giorni risulta quindi essere un enorme ostacolo alla diffusione dell’IVG farmacologica per le numerose difficoltà che si presentano a chi ne vuole fare ricorso. Il day hospital previsto per le IVG chirurgiche rende infatti più facile l’accesso a questa operazione a tutte coloro che non possono permettersi di richiedere più di un giorno di permesso dal lavoro o che hanno altri impegni o scadenze legate alla propria famiglia o alle proprie vite. Inoltre, in molti ospedali, la turnazione del personale medico-sanitario può portare alla difficoltà di incontrare in due momenti differenti operatori o operatrici non-obiettori addetti alla somministrazione delle due pillole abortive (prima il Mifepristone e poi la prostaglandina).

In linea con quanto già avviene da una decina d’anni in altri paesi europei e in fase sperimentale in alcune regioni italiane, chiediamo che sia introdotta la possibilità che la pillola RU486 possa essere dispensata in day hospital e in regime ambulatoriale!

Perché in Italia l’aborto farmacologico fa così paura? Perché la sua diffusione tutela l’autodeterminazione e la libertà di scelta di chi vuole decidere come abortire ed alleggerisce il lavoro dei medici non obiettori negli ospedali pubblici.
SOS ABORTO!

Una campagna di: Non Una di Meno, Obiezione Respinta, IVG Ho abortito e sto benissimo

Scarica la grafica in pdf a cura di Non una di meno Roma

#SOSABORTO TAGLI AL SISTEMA NAZIONALE SANITARIO NEGLI ULTIMI 10 ANNI (2008 – 2019)

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L’emergenza non sospende il diritto alla salute e il diritto alla salute riproduttiva!

Negli ultimi dieci anni le politiche di austerity hanno comportato tagli alle risorse del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per un ammontare di 37 miliardi di euro, provocando la chiusura di 359 reparti e la perdita di 70 mila posti letto. Si è puntato tutto su grandi strutture ospedaliere nei grandi centri, sempre a scapito delle aree marginali e meno popolate.

Contemporaneamente sono cresciute la sanità privata e l’industria sanitaria delle assicurazioni. Si è incentivato il sistema delle convenzioni con il privato, spesso cattolico, a scapito delle strutture pubbliche. L’effetto è stato il prevalere della logica del profitto e confessionale su quella della tutela della salute e della libertà di scelta come diritto universale.

In tempo di crisi pandemica, i danni prodotti da anni di aziendalizzazione e di tagli alla spesa pubblica per la sanità sono emersi in maniera evidente, e le forme di regionalismo della sanità hanno mostrato la loro inefficienza nel contrastare la situazione emergenziale. L’epidemia ha reso evidente inoltre come, se da un lato siamo tutt* a rischio e possiamo tutt* rappresentare un rischio per le altre persone, non tutt* abbiamo le stesse possibilità di mettere in campo azioni personali per proteggerci. La romanticizzazione dell’emergenza sanitaria che ci vuole “tutti sulla stessa barca” nasconde quello che da diritto, il diritto alla salute, grazie anche al progressivo smantellamento della sanità pubblica e universalista, sta divenendo sempre di più un privilegio di pochi. L’emergenza ha mostrato come, per prendersi cura delle singole persone sia necessaria una comunità di supporto e un sistema sanitario che sappia rispondere ai bisogni di tutt*: Non c’è salute né cura individuale, senza quella collettiva.

Le politiche di austerity, hanno colpito inoltre le strutture socio-sanitarie territoriali e in particolare i consultori pubblici. In 5 anni ne sono stati chiusi 208, a fronte di un numero già pesantemente al di sotto delle necessità e di equipe ridotte all’osso.

Tra i servizi che hanno subito interruzioni e riduzione della disponibilità durante la pandemia ci sono ovviamente anche quelli legati al parto e all’IVG. Lungi dal voler stilare una classifica di priorità, quel che ci preme sottolineare è che ancora una volta, dietro una retorica del “non c’è alcuna alternativa” si nascondono decisioni politiche precise di definanziamento. Decisioni politiche in cui nella scelta tra cosa sia necessario ed essenziale e cosa non lo sia, la salute riproduttiva viene sempre al secondo posto. L’accesso all’aborto non è stato di fatto considerato un’urgenza, riducendo e chiudendo servizi e reparti già scarsi e rarefatti sul territorio, a discapito di chi si è trovata a fare i conti con una gravidanza indesiderata durante l’epidemia.

Procedure come l’IVG sono urgenti e non rimandabili; il parto dolce è in molti casi una necessità, non un lusso; i punti nascita sono servizi essenziali. Se oggi questi servizi sono a rischio, è a causa di anni di tagli e della precisa volontà politica di favorire un accesso differenziato alle cure.

SOS aborto!

L’emergenza non sospende il diritto alla salute e il diritto alla salute riproduttiva!

SOS aborto: Una campagna di NON UNA DI MENO, Obiezione Respinta, IVG, ho abortito e sto benissimo

La grafica in pdf a cura di Nudm Roma

SOS ABORTO: a 42 anni dal referendum sulla legge 194 gli obiettori la bloccano!

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L’italia si colloca in cima alla lista dei Paesi col maggior numero di obiettori di coscienza negli ospedali pubblici. A queste statistiche va aggiunto il peso del sanità privata cattolica e mancano tutti i farmacisti che, illegalmente e illegittimamente, si dichiarano obiettori in maniera informale e si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo.

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SOS aborto: non torneremo alla normalità

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Il sistema sanitario nazionale in emergenza pandemia ha rivelato tutti i danni prodotti in anni di tagli e aziendalizzazione. Ecco un’infografica che ci restituisce l’immagine della situazione in cui siamo e cosa è necessario fare per invertire la rotta e rimettere al centro la salute e l’autodeterminazione come priorità.

Il taglio agli sprechi, propagandato come necessario dalle politiche di austerity, ha colpito in particolare le strutture socio-sanitarie territoriali e in particolare i consultori pubblici. in 5 anni ne sono stati chiusi 208, a fronte di un numero già pesantemente al di sotto delle necessità e di equipe ridotte all’osso.

Si è puntato tutto su grandi strutture ospedaliere nei grandi centri, sempre a scapito delle aree marginali e meno popolate. Si è incentivato il sistema delle convenzioni con il privato, spesso cattolico, a scapito delle strutture pubbliche. L’effetto è stato il prevalere della logica del profitto e confessionale su quella della tutela della salute e della libertà di scelta come diritto universale.

Il modello Lombardia è drammaticamente emblematico da questo punto di vista, ma non è il solo.

In questo quadro già complesso l’emergenza non ha fatto che evidenziare disparità e contraddizioni. L’accesso all’aborto non è stata di fatto considerata un’urgenza, riducendo e chiudendo servizi e reparti già scarsi e rarefatti sul territorio, a discapito di chi si è trovata a fare i conti con una gravidanza indesiderata durante l’epidemia.

Questo è potuto accadere perchè in Italia l’aborto farmacologico è praticato ancora in via residuale (solo il 20,9% delle ivg è farmacologica contro il 77,6 di chirurgico) e l’uso della ru486 è molto limitato e vincolato, contrariamente a quanto accade già da decenni nel resto d’Europa.

Per questo vogliamo:

* l’estensione immediata dell’iVG farmacologica fino alla nona settimana e senza ricovero

*la somministrazione della RU486 anche nei consultori pubblici oltre che negli ospedali.

* il potenziamento e il rifinanzamento della rete dei consultori pubblici e laici e dei servizi socio-sanitari territoriali.

Non torneremo alla normalità perchè la normalità era il problema!

#sosaborto

#obiezionerespinta

Campagna di NON UNA DI MENOObiezione RespintaIVG, ho abortito e sto benissimo

Infografiche scaricabili di Eleonora di Non Una Di Meno – Roma 

 

 

Report gruppo di lavoro su area tematica: Salute e autodeterminazione

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Nell’attuale contesto politico subiamo un duplice attacco sul piano della salute:

  1. Da una parte, la progressiva perdita di servizi sanitari realmente pubblici – attraverso processi di privatizzazione e commercializzazione, assicurazioni integrative, esternalizzazioni dei servizi – che ha forti ripercussioni su accessibilità, qualità del servizio e capacità di rispondere ai bisogni reali.
  2. Dall’altra, un attacco diretto alla salute delle donne, delle soggettività TFQ, delle e dei migranti, particolarmente acuitosi con quest’ultima esperienza di governo giallo-fascista come naturale prosecuzione dei governi passati.

Una questione che tiene uniti questi due attacchi è quella della riproduzione sociale ed economica della nazione bianca volta a escludere tutte le soggettività non produttive e non riproduttive, negando ogni pratica di autodeterminazione che non risponda a questo obiettivo.

È in questo quadro che si inserisce lo svuotamento della legge sull’aborto, attraverso l’obiezione di coscienza, presenza dei pro-life nelle strutture sanitarie, chiusura dei reparti deputati IVG, contrasto alla contraccezione di emergenza e all’aborto farmacologico. Dal gruppo di lavoro è stata ribadita non solo la necessità di difendere quanto di condivisibile è presente nel testo della legge 194, ma di dare concreta accessibilità al servizio, estendendo l’utilizzo della RU486, contrastando ogni forma di obiezione sino alla sua eliminazione formale e concreta.

Il tema dell’aborto apre a degli spazi di trasformazione politica solo se inserito in un più ampio discorso femminista e transfemminista sul diritto alla salute come autodeterminazione dei nostri corpi e bisogni/desideri – una lotta strutturale contro un sistema di salute funzionale al nostro destino di genere, di riproduzione sessuale ed economica.

Così come le donne anche le soggettività trans* subiscono negativamente lo smantellamento dei servizi sanitari. L’esistenza dei pochi sportelli trans* non è sufficiente a garantire un servizio che favorisca l’autodeterminazione dei corpi. Il percorso di transizione ci obbliga a sottostare alla norma etero (se sei nat* donna devi diventare il perfetto uomo e se sei nat* uomo devi diventare la perfetta donna). Tutto ciò esclude le soggettività eccedenti questa norma. Le soluzioni a questo problema sono due:

  1. La strada dei servizi privati, spesso inaccessibile economicamente.
  2. L’autosomministrazione/autogestione della terapia attraverso la collettivizzazione delle risorse, che spesso comporta rischi sulla propria salute

In risposta a questa privatizzazione e svuotamento dobbiamo alzare la posta. Non limitarci a difendere avanzamenti normativi del passato (leggi 194, 833, 180) ma riappropriarci dei servizi a livello territoriale e avviare discorsi e pratiche condivise sulle salute a livello nazionale, in cui un punto centrale sia la reale partecipazione delle/i pazienti e delle comunità che rimetta in discussione i rapporti di potere (potere medico e istituzionale).

Andare oltre l’equità formale non solo attraverso l’informazione. L’accesso alle informazioni difatti è esso stesso selettivo: diseguaglianze di classe, istruzione, lingua e cittadinanza si riproducono anche su questo piano. È per questo necessario costruire spazi che partano dall’esperienza dei vissuti e dall’autogestione, in cui il dialogo tra saperi differenti non sfoci in una subordinazione tra esperti e fruitori, ma in una circolazione degli stessi saperi.

Allo stesso modo è necessario che questi rapporti di potere vengano messi in discussione anche all’interno delle strutture sanitarie, ripensando radicalmente il rapporto tra pazienti e medici/istituzioni. Le pratiche della salute autogestite e partecipative (consultorie, laboratori, ambulatori popolari) non si pongono in contrasto con il servizio sanitario pubblico, ma ad una sua trasformazione attraverso contaminazione e attraversamento degli spazi.

Le nostre rivendicazioni e le nostre lotte femministe non possono essere ridotte e neutralizzate da una riappropriazione strumentale e privatizzata del discorso sul genere nell’istituzione medica (es. medicina di genere, race for the cure), che riaffermano una differenza biologica tra sessi e utilizza questa differenza per occultare il modo in cui i determinanti sociali di salute (condizioni di vita, lavoro, sesso e genere) producano disuguaglianze in salute.

Ripopolare questi spazi con le nostre pratiche significa ridare profondità politica e sociale, una dimensione realmente pubblica alla questione della salute per ovviare all’espropriazione, alla privatizzazione e alla conseguente inacessibilità dei servizi sanitari.

 

Proposte (e) pratiche:

– Intersecare le nostre lotte con quelle per la salute pubblica (Dico 32, Giornata difesa della salute pubblica del 7 aprile) e occupare quegli spazi per andare oltre la semplice difesa del SSN, portando all’interno di queste lotte un approccio trans-formativo e transfemminista (A dicembre ci sarà convegno Dico 32 a Milano, richiesta partecipazione di NUDM nel tavolo su legge 194).

– Riappropriarsi degli spazi fisici di partecipazione e informazione nel sistema sanitario pubblico: entrare nei consultori con articolo 2 che riguarda le associazioni che si occupano di “maternità difficile”, utilizzare lo strumento dell’”assemblea delle donne” previsto dagli stessi consultori, occupare gli spazi sanitari attraverso la diffusione di informazioni: consultorie al consultorio!

– Inchiesta sull’obiezione di coscienza, inchiesta e auto inchiesta sul funzionamento dei consultori, controllo popolare, mappatura e monitoraggio (Campagna obiezione respinta) esplicitare conflitto di interessi, e  riproduzione della normatività di genere attraverso il pinkwashing.

– Proposta campagna efficace su fare entrare la contraccezione di emergenza come classe di farmaci a sé stante che le farmacie obbligatoriamente devono tenere per evitare meccanismo di obiezione di coscienza legalizzata attuato dai farmacisti.

– Campagna per contraccezione e ormoni gratuiti.

– Distribuzione clandestina di RU486 e ormoni.

Autoformazione: far circolare nella mail list del tavolo salute materiale sull’educazione alla sessualità, al genere, all’affettività, e alla contraccezione, mts e pratiche di consultoria; creazione di un gruppo di operatrici/tori che possano aiutare le persone trans* nel loro percorso di transizione autogestita

Formazione: riappropriasi degli spazi della formazione: prendere contatto con autogestioni nelle scuole; educazione sessuale anche per insegnanti e genitori.

– Comunicazione: accattivante ma accessibile (bisogno di comunicare con il prossimo), unificare le forme di comunicazione tra territori, ritrovare formule non solo social, ma anche dal vivo con le persone.

Verona is burning! Adesione alla mobilitazione a Verona del 13 ottobre in difesa dell’aborto e contro ddl Pillon.