8 Marzo Sciopero contro la guerra, per il disarmo!

A pochi giorni dallo sciopero dell’8 Marzo, data in cui in tutto il mondo migliaia di donne e persone LGBTQAI+ si riverseranno per le strade, abbiamo assistito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e a un rischio di escalation, che ci chiama a ribadire con ancora più forza come sia necessario lottare collettivamente per rovesciare questa società neoliberista, patriarcale e razzista.

Lo sciopero femminista e transfemminista è la nostra risposta alla produzione e riproduzione di un sistema basato sulla violenza strutturale, di cui le guerre sono una delle espressioni più organizzate e intense. Per questo l’8 marzo quest’anno lo sciopero femminista e transfemminista sarà anche uno sciopero contro la guerra e contro il riarmo!

Dire no ai conflitti militari con una lettura femminista e transfemminista è riconoscere che sono il frutto di una violenza imperialista e di Stato ed espressione di rapporti di dominio, che impongono conseguenze pesantissime alle popolazioni coinvolte con differenze determinate dalle gerarchie sessiste, classiste e razziste. 

Rifiutiamo la censura e la narrazione eccezionalista, atlantista ed eurocentrica di questa guerra da parte dei media e delle forze politiche, che sminuisce gli altri scenari bellici mondiali e al tempo stesso nasconde le radici di questo conflitto e le violenze che dal 2014 si consumano nelle regioni del Donbass, e che ci vorrebbe schierate da una parte o dall’altra delle due potenze mondiali in competizione per affermare il proprio potere.

Non accettiamo di stare con Putin che usa la violenza di stato e il nazionalismo con le parole d’ordine di casa, patria e famiglia, per rinsaldare quel contrattacco patriarcale che abbiamo contrastato durante la pandemia. Non accetteremo mai di stare con la NATO che ancora una volta si nasconde dietro a presunti valori democratici per giustificare una nuova corsa agli armamamenti e nuove sanzioni, che di certo non colpiranno nè Putin nè gli oligarchi russi,ma che stanno già colpendo la popolazione civile. Non accetteremo mai di schierarci a fianco di chi, anche in Ucraina, utilizza il nazionalismo come strumento di costruzione identitaria e di oppressione e discriminazione. Non accettiamo quanto sta facendo il nostro Governo,  che invia armi a un Paese in conflitto alimentando l’escalation militare, e pensiamo che oggi più che mai debba essere messa in discussione la sudditanza alla Nato, visti gli evidenti effetti devastanti di un vero e proprio colonialismo militare sui nostri territori.

Le conseguenze saranno gravi anche in Europa e acuiranno una nuova pesantissima crisi economica globale sulla crisi innescata dalla pandemiapadA pagare saranno i poveri, le donne, chi rifiuta i ruoli di genere, le persone migranti bloccate ai tanti confini, usate come armi in una guerra vecchia come il mondo eppure sempre nuova.

Dietro questi schieramenti vediamo il tentativo di tutte le parti di ristrutturare con la forza un ordine che continua ad essere violento, e di affermare il controllo su territori e risorse strategiche, come l’Ucraina, riconfermando la centralità che le politiche estrattiviste continuano ad avere anche nella “transizione verde”.

La guerra russo-ucraina sta azzerando il già problematico progetto di rilancio economico europeo, avviato con NextGeneration Eu e con il PNRR. E l’emergenza climatica, ormai conclamata, scala di nuovo nell’ordine delle priorità: l’approvvigionamento energetico impone il ritorno al carbone, alle fonti fossili e al nucleare per garantire continuità allo sviluppo capitalistico, anche se tutto questo è palesemente incompatibile con la vita del pianeta. L’Italia intanto, sull’onda di una mozione guerrafondaia e dalle conseguenze sociali devastanti, torna in stato di emergenza per consentire a un governo senza opposizione di agire con le mani libere per contenere i danni sulla macchina produttiva.

Ci opponiamo all’uso della forza militare, diretta e indiretta, da parte dell’UE per la risoluzione di questo conflitto, perché sappiamo che questi interventi non hanno mai portato pace, ma solo altre violenze e devastazioni: lo abbiamo visto in Siria, in Afghanistan, in Iraq, in Libia. Il riarmo dei Paesi dell’Unione Europea segna una nuova fase politica di fronte alla quale non possiamo rimanere in silenzio. Ci opponiamo all’aumento delle spese belliche che tolgono finanziamenti e risorse al welfare, all’istruzione, al sistema sanitario e a tutti quei settori che sono usciti distrutti da questi anni di pandemia. Siamo con tuttx quellx che non si riconoscono e si oppongono alle alleanze belliche. Ci opponiamo con forza alla logica di un’accoglienza diversificata per i profughi, che respinge o accetta in base al colore della pelle e alla nazionalità di provenienza.

Respingiamo la rappresentazione interventista e iper semplificata che stanno facendo televisioni e giornali e che diventa ogni giorno più propaganda di guerra (nonostante la pandemia ancora in corso), forzando l’opinione pubblica a schierarsi pro o contro le parti in causa. Questo riduce l’agibilità di chi si pone contro questa guerra riconoscendo la complessità del quadro, e sta portando al tentativo di annientamento e censura di tutto ciò che è riconducibile alla Russia.

Ci opponiamo inoltre all’uso di categorie patologiche per spiegare quanto è in corso in Ucraina. Così come la violenza di genere non origina da improvvisi raptus ma da un sistema patriarcale che l’alimenta, altrettanto la guerra non può essere ricondotta a disturbi psichiatrici di un singolo (capo di Stato), ma necessariamente riportata alla sua dimensione di scontro tra interessi e sistemi di potere.

Siamo dalla parte delle donne e persone LGBTQIA+ che sono più esposte a violenza e stupri mentre sono costrette a reggere un tessuto sociale e un welfare già in crisi dopo la pandemia e il cui peso ricade ancor più su di loro durante un conflitto. Siamo dalla parte dellx bambinx, dellx anzianx e tuttx coloro che subiscono la guerra.

Siamo con lx migranti, perché la libertà di movimento è l’espressione del rifiuto alla violenza, ancor più quando si fugge da territori di guerra. Sappiamo che l’UE che oggi vuole accogliere i profughi Ucraini, è la stessa che ieri faceva morire i migranti ai confini della Polonia e sulla rotta balcanica e che continua a portare avanti politiche razziste chiudendo i confini a molti migranti o studenti razzializzati. Lo sciopero dell’8 marzo è anche uno sciopero per la libertà di movimento che chiede da sempre un permesso di soggiorno europeo, libero ed incondizionato.

Siamo con le sorellə ucrainə in Italia. La comunità Ucraina in Italia comprende 248 000 persone, l’80% delle quali sono donne. Moltissime di queste lavorano in nero, in condizioni di emarginazione e sfruttamento, quelle stesse che oggi rendono difficile per loro produrre i documenti necessari per poter accogliere le loro persone care in fuga dalla guerra.

Siamo con le femministe russe e con tutt* coloro che in Russia si stanno ribellando al governo autoritario di Putin, sfidando la repressione più dura, e con tutt coloro che vengono arrestat* perché protestano contro questa manifestazione estrema della violenza.

Il nostro sciopero vuole ribaltare anche il concetto egemonico di pace: in un sistema capitalista e neoliberista la pace è gerarchia, è oppressione, è sfruttamento, è individualismo e atomizzazione sociale. Uno sciopero femminista e transfemminista transnazionale contro la guerra è più che mai necessario per far risuonare la nostra potenza nelle piazze che ci saranno l’8 marzo e oltre contro l’intensificazione della violenza patriarcale.

Siamo con chi in tutto il mondo resiste e si organizza per ribaltare queste condizioni e per immaginare e costruire altri modi di vivere e altri futuri.

Con amore e rabbia

“Siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo. Siamo il futuro che prevarrà” (dal manifesto delle femministe russe) 

Lo sciopero femminista e transfemminista è per tutt!

*Foto di Sara Graziani

Qui le –>città in mobilitazione in tutta Italia

VADEMECUM NON UNA DI MENO PER LO SCIOPERO 8 MARZO 2022

Lo sciopero è un diritto

L’art. 40 della Costituzione dichiara: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. Lo sciopero dunque è un diritto di rango costituzionale in capo a ogni lavoratrice e lavoratore sebbene, negli anni, abbia subito limitazioni che ne hanno intaccato la potenza e l’emergenza sanitaria venga utilizzata come ulteriore motivo di pesanti restrizioni all’esercizio del diritto.  Anche per questo motivo, scioperare e rivendicare nuovi diritti rappresenta un elemento di rottura imprescindibile. Durante lo sciopero il rapporto di lavoro è sospeso, di conseguenza, anche la prestazione lavorativa da parte della lavoratrice e la retribuzione da parte del datore di lavoro.

8 marzo 2022 – Sciopero generale di 24 ore, settore pubblico e privato

Anche quest’anno, per l’8 marzo, Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore, dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato; a partire dalla convinzione che l’astensione dal lavoro produttivo sia un’articolazione fondamentale dello sciopero  transfemminista (qui puoi leggere la lettera aperta di Non Una di Meno)

A oggi lo sciopero è stato proclamato da diversi sindacati di base. Sul blog  potrai trovare  le proclamazioni  inviate alla Commissione di Garanzia per lo sciopero.

Nelle 24 ore del giorno 8 marzo 2022, quindi, tutte le lavoratrici sia del pubblico impiego che del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale. Il che significa che puoi scioperare anche se nel tuo luogo di lavoro non c’è un sindacato di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato (se vuoi saperne di più clicca qui).

La comunicazione dello sciopero arriverà all’azienda direttamente dalla Commissione di Garanzia, dalla Regione o dall’associazione datoriale alla quale l’azienda fa riferimento.

È comunque possibile, soprattutto per il comparto privato, che qualche datore di lavoro non riceva la comunicazione o neghi di averla ricevuta. In tal caso, controlla le comunicazioni affisse in bacheca, se non compare, richiedila al tuo responsabile del personale o contattaci per avere una copia dell’indizione e dell’articolazione dello sciopero nel tuo settore, così da poterla affiggere direttamente sul posto di lavoro.

È anche possibile, data l’estrema frammentarietà del mondo del lavoro contemporaneo, che in qualche luogo di lavoro privato – soprattutto tra quelli che non fanno riferimento alle maggiori confederazioni padronali – non sia stato indetto lo sciopero. In questo caso, rivolgiti al nodo di Non Una di Meno della tua città o a quello a te più vicino: è possibile provvedere all’indizione – tramite i sindacati – fino al giorno prima dello sciopero (fatta eccezione per i posti di lavoro sottoposti a L.146/90, i cosiddetti servizi pubblici essenziali, per i quali è necessario inviare la comunicazione al datore di lavoro almeno 10 giorni prima).

Scuole statali, ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali, dato l’elevato numero e la capillare diffusione sul territorio, ricevono comunicazione dello sciopero tramite una Circolare che il MIUR (nel caso delle scuole statali) e la Regione (per ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali) sono tenuti a inviare in ogni singola scuola e a ogni direzione di ente ospedaliero e/o ASL.

Nonostante la proclamazione sindacale dello sciopero, con relativa pubblicazione sul sito della Commissione di Garanzia Sciopero (http://www.cgsse.it), avvenga con largo anticipo rispetto alla data prevista, queste circolari spesso arrivano a ridosso dello sciopero o non arrivano e alle lavoratrici viene detto che non possono scioperareNon solo le lavoratrici possono scioperare, ma è bene segnalare, attraverso la casella di posta elettronica di Non Una di Meno, dove questo accade, per procedere, là dove si persista, con una diffida sindacale.

La Circolare del MIUR verrà comunque pubblicata sul sito appena emanata, in modo da poter essere presentata in ogni scuola dalla stessa lavoratrice. Per la sanità pubblica, essendo le Circolari regionali, ci si può rivolgere al nodo di Non Una di Meno del territorio di appartenenza.

La lavoratrice non è tenuta a dichiarare preventivamente all’azienda la sua adesione allo sciopero, dunque non occorre alcuna comunicazione personale.

Nel settore sanità, la copertura parte dal primo turno della mattina dell’8 marzo e finisce all’inizio del primo turno della mattina del 9 marzo; tutte le lavoratrici possono quindi scioperare indipendentemente dal turno cui sono adibite: sia la mattina, sia il pomeriggio che la notte.

Nel caso del trasporto pubblico locale l’articolazione delle ore di sciopero, così come delle fasce protette, può variare da città a città. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario e attività ferroviarie: dalle ore 21.00 del 07/3 alle ore 21.00 dell’ 08/3, per il comparto autostrade dalle ore 22.00 del 07/3 alle ore 22.00 dell’08/3. Per il Trasporto aereo, dalle ore 10.00 alle ore 14.00.

Per il settore dei Vigili del Fuoco, lo sciopero nazionale è così articolato: personale operativo dalle ore 9,00 alle ore 13,00 (4 ore senza decurtazione); personale giornaliero o amministrativo (intera giornata).

Restrizioni Al Diritto Di Sciopero: Facciamo Chiarezza

Sciopero nei servizi pubblici essenziali L. 146/90

La legge 146 del 1990 disciplina il diritto di sciopero per i servizi pubblici essenziali, cioè quelli volti a garantire il diritto alla vita, alla salute, alla libertà, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione e alla libertà di comunicazione.

I servizi per cui la legge disciplina tale diritto, quindi, sono molti e diversi tra loro: i più noti – per la loro vicinanza alla vita quotidiana della maggior parte delle persone – sono la sanità, i trasporti pubblici urbani ed extraurbani, l’amministrazione pubblica, le poste, la radio e la televisione pubblica e la scuola; ma devono essere garantiti anche i servizi di raccolta dei rifiuti, l’approvvigionamento di energie, risorse naturali e beni di prima necessità.

In tutti questi ambiti il diritto allo sciopero, quindi, non è assoluto ma relativo alla possibilità di garantire alcuni diritti dei cittadini.

Per questo motivo, per tutti i servizi sottoposti a L. 146/90, devono essere previsti i contingenti minimi di personale tramite contrattazione integrativa o accordo sindacato/azienda. È in capo al datore di lavoro il diritto/dovere di individuare le/i dipendenti da inserire nei contingenti minimi e inviare loro entro 5 giorni dalla data dello sciopero la comunicazione di “esonero dallo sciopero”, ovvero di recarsi in servizio il giorno dello stesso.

Qualora la dipendente inserita nei contingenti minimi abbia intenzione di scioperare, deve inviare entro 24 ore dal ricevimento dell’ordine di prestare servizio una comunicazione all’azienda della volontà di aderire all’astensione e, quindi, di essere sostituita.

L’azienda ha il dovere di verificare la possibilità di sostituzione della dipendente. Solo nel caso tale sostituzione non fosse possibile è ammissibile il rifiuto al diritto. In ogni caso, l’azienda deve comunicare alla dipendente di averla sostituita o meno, quindi se può scioperare o se deve lavorare.

Le aziende che erogano il servizio che lo sciopero potrebbe far venir meno, inoltre, sono obbligate con almeno 5 giorni di anticipo a dare comunicazione all’utenza sulle modalità e gli orari dei servizi essenziali garantiti.

Ricordati che il diritto allo sciopero è un diritto individuale in capo a ogni singola lavoratrice e lavoratore, sancito e garantito dalla Costituzione Italiana, e il cui esercizio non può essere precluso e/o limitato (se non per quanto riguarda le modalità di erogazione dei servizi di pubblica utilità di cui ai paragrafi precedenti).

Per chiarire qualsiasi dubbio o segnalare eventuali abusi al tuo diritto di scioperare contattaci a questa e-mailnudmsciopero@gmail.com

Proveremo a rispondere alle tue richieste e a darti supporto.

Questo vademecum verrà costantemente aggiornato con eventuali ulteriori restrizioni e/o diverse articolazioni, imposte dalla Cgsse in virtù del persistere dell’emergenza sanitaria.

REPORT Assemblea nazionale ONLINE NON UNA DI MENO – Analisi della cornice politica generale

Dopo la potente assemblea nazionale in presenza a Bologna ci ritroviamo qui, nell’assemblea online co-organizzata dall* compagn* di Reggio Emilia insieme agli altri nodi di Nudm, per non arrestare la lotta e continuare, in questa prima fase dell’assemblea plenaria, ad analizzare insieme questo momento politico e sociale.

Siamo donne, lesbiche, froce, trans, queer, intersex, sex workers, migranti, seconde generazioni, persone disabili. Appare evidente come l’orizzonte politico che abbiamo come Non Una Di Meno sia condiviso.

Altrettanto evidente è come la violenza sui nostri corpi, aumentata dall’inizio della pandemia, sia costante, pervasiva e in continuo aumento. Il covid ha fatto emergere questa violenza che però, come avveniva nella fase pre pandemia, resta un grande rimosso. Il linguaggio che         contraddistingue questa fase è impregnato di “sacrificio necessario”, “accudimento”, “lavori essenziali”. Tutto il sistema, dalla scuola alle strutture sanitarie al lavoro produttivo e di cura, è contraddistinto da un assunto principale: la crescita economica viene prima delle nostre vite.

Il nostro rifiuto di questo enunciato è totale. Ci troviamo davanti a un precariato e a una subordinazione patriarcale che dobbiamo e vogliamo combattere in tutti gli spazi che attraversiamo, nelle case, nei luoghi di lavoro.

L’analisi di fase è fondamentale come lo è “il partire da sé” e “il personale è politico”: il contesto attuale è estremamente complesso e vogliamo analizzare le condizioni materiali che viviamo. Vogliamo evidenziare la grave inadeguatezza del disegno emergenziale del PNRR, della strategia nazionale per la parità di genere, del piano strategico nazionale contro la violenza, tutti strumenti largamente insufficienti e ispirati a logiche prettamente neoliberali e che non prevedono nessun intervento rispetto alla violenza di genere, agli sportelli, alle case rifugio per la comunità LGBT*QIAP+, che vive una doppia invisibilizzazione e marginalizzazione.

I Centri antiviolenza femministi non sono riconosciuti per il fondamentale ruolo politico che svolgono impegnandosi sul terreno dei diritti, dell’educazione, del contrasto alla violenza sistemica, non solo su quello dell’aiuto alle vittime.  E sempre più spesso scelte basate su criteri puramente economici favoriscono, nell’assegnazione dei finanziamenti, soggetti privi di protocolli femministi, come è accaduto nel caso del Cav di Terni.                  

La gestione neoliberale dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, lo smantellamento del welfare, la crisi della sanità pubblica e della scuola, il family act, il decreto flussi, le sanatorie farsa, l’affossamento del ddlzan, il green washing della “transizione ecologica” capitalistica, pilastri della ricostruzione post pandemica, sono per noi tasselli fondamentali per costruire le nuove lotte.

Questo disegno oppressivo e di restaurazione viene mascherato da quello che ci presentano come “ritorno alla normalità”, ma noi sappiamo che “quella” normalità è fatta di sfruttamento dei nostri corpi, è una normalità razzista, abilista, misogina, omolesbobitransfobica.

Vogliamo far emergere come le politiche di ricostruzione postpandemica, tra cui la gestione del PNRR, stanno impattando sulle nostre vite, sulle nostre condizioni materiali, sulla nostra formazione, e nel nostro lavoro. Dobbiamo guardare come cambiano le condizioni materiali di tuttu.

Il PNRR è l’affondo del colpo: mentre le città sono pianificate per espellere le persone nelle periferie, l’ingresso massiccio dei privati in ambito sanitario sembra irreversibile, favorendo la creazione di centri sanitari territoriali finanziati e gestiti da soggetti privati. Il privato entra nella ricerca universitaria, si parla di un piano di ripresa che pianifica una sfrenata privatizzazione.

Vogliamo denunciare l’imposizione sempre più proterva di un modello produttivo estrattivista e specista, che ha determinato una crisi climatica al limite dell’irreversibilità e ha sconvolto gli ecosistemi dell’intero pianeta, mettendo a repentaglio la nostra salute e impedendo la ricerca di un benessere diffuso in grado di connettere economie ed ecologie improntate all’equità e alla promozione dell’autodeterminazione di tutte e tuttu.          

Stiamo inoltre assistendo a una sorta di allarmante militarizzazione della vita, visibile sotto due aspetti: la presenza sempre più massiccia di personale militare nel sistema sanitario nazionale e l’aumento degli investimenti e delle spese militari, a scapito dei finanziamenti che dovrebbero essere destinati a misure sociali per combattere l’impoverimento diffuso della popolazione, in particolare delle donne e delle persone LGBT*QIPA+, e a interventi di prevenzione e contrasto alla violenza maschile sulle donne e alla violenza di genere.

Fondamentale lo sguardo, anche in questa analisi di fase, al contesto femminista transnazionale, mutato da quando è nata Nudm. Per esempio, il movimento femminista argentino ha vinto, mostrandoci che possiamo cambiare la società in cui viviamo, ma ora è meno presente nelle reti transnazionali, che dovrebbero essere sempre più rafforzate per favorire la costruzione di lotte globali. Nel frattempo è nato e cresciuto il movimento femminista cileno, che si è rivelato determinante per il risultato delle ultime elezioni. Anche per noi diventa importante assumere più decisamente un ruolo sociale per opporci al liberismo e al machismo che imperversa.

In questo panorama ci siamo inserite con temi molteplici, declinati in svariati modi e contesti, ma gli assi su cui abbiamo costruito le nostre riflessioni sono stati comuni: cura, reddito di autodeterminazione, salute, isolamento, scuola.

Il lavoro di cura ricade esclusivamente sui nostri corpi, peggiorando ancora di più la vita dentro e fuori casa. Il tema della cura attraversa e si lega a tutti i temi trattati ed è strettamente intrecciato al reddito di autodeterminazione e al benessere. Già presente nelle nostre riflessioni in questi anni ed eternamente ignorato a livello istituzionale, si è reso visibile nel periodo pandemico. Il covid ha mostrato come lo stare in casa, durante il lockdown, sia un fattore di rischio per le violenze e ha evidenziato le fragilità dell’attuale sistema di cura.

Lavoratoru “essenziali”, termine comparso sui media durante il lockdown, è scomparso    immediatamente appena il lockdown è finito, lasciando soltanto lo sfruttamento delle lavoratrici italiane e, ancora di più, di quelle migranti, necessarie per il lavoro di cura. Diventa importante focalizzarci sulla costruzione di percorsi di collettivizzazione della cura.

Il reddito di autodeterminazione risulta centrale nelle nostre rivendicazioni per molteplici motivi: per svincolarci dai ricatti del lavoro, per la fuoriuscita dalla violenza, per opporci alla logica di valore delle nostre vite legata alla produttività, per esigere che il lavoro di cura venga retribuito.

Viene proposto di diffondere e comunicare cosa significhi per noi il reddito di autodeterminazione, cercando di arrivare a tutte quelle soggettività che condividono una condizione di grave e crescente sfruttamento e ponendoci in forte contrapposizione al reddito di libertà, insufficiente a livello economico e discriminatorio per le donne migranti.

Affrontando il tema della salute abbiamo constatato che il tema del covid e dei vaccini ha polarizzato il dibattito sulla sanità. Ormai, quando si parla di salute, si intende esclusivamente se si è o meno positivu al covid. Per noi la salute è molto di più, è parlare di quello che per noi è benessere, in casa e nei luoghi di lavoro, è riportare al centro dell’attenzione il tema della salute mentale, è far emergere i tagli e il saccheggio della sanità pubblica. Ed è anche parlare di tutte quelle pratiche sanitarie, come l’aborto, che lo stato ha messo in secondo piano sfruttando la presenza della pandemia. La mancanza di una sanità territoriale, una distribuzione iniqua dei vaccini ci mettono di fronte all’evidenza che la salute è un tema di classe, dal momento che non tutte e tuttu possono permettersi i presidi medici e i controlli necessari.

Centrale è stata l’analisi dell’isolamento che stiamo vivendo. Assistiamo a un annullamento della dimensione collettiva,  ed è per questo motivo che noi dobbiamo e vogliamo creare il racconto di una dimensione autenticamente collettiva della lotta femminista e transfemminista, della lotta delle lavoratrici e lavoratoru. Il sistema che ci   opprime ha colto l’occasione della pandemia per frammentare ancor di più tutta la classe lavoratrice.

Dobbiamo trovare spazio di parola, nuove pratiche, per avvicinarci a chiunque possa riconoscersi nelle nostre lotte. Il governo usa la logica emergenziale in tanti ambiti, salute, lavoro, etc., in modo da negare la natura collettiva dei problemi e trattarli come se riguardassero soltanto singoli soggetti. Mentre parlare di queste tematiche in maniera intersezionale mette assieme tutti i problemi per raccontarne la dimensione collettiva. Dobbiamo rompere l’isolamento, cardine del sistema neoliberale e patriarcale nel mondo della scuola, del lavoro e della cura.

Per quanto riguarda l’ambito scolastico, l’immagine attuale della scuola, fatta di DaD, riunioni da remoto, protocolli inadeguati per la sicurezza sul lavoro, è desolante. A fronte di ciò prevale la solita retorica con cui si alimenta una visione patriarcale della scuola, si parla di sacrificio e missione educativa. Facendo riferimento anche a figure di volontari per tenere le scuole aperte, scaricando la responsabilità sul personale ata, docenti e dipendenti tuttu, non garantendo congedi retribuiti e bonus babysitting a genitori in isolamento che devono lavorare da casa.

C’è anche una costante riduzione dei salari in tutto il settore scolastico. Questo sistema sta diventando sempre più patriarcale attraverso pratiche svilenti quali le valutazioni invalsi, altri dispositivi valutativi e bonus, che rendono il mondo della scuola sempre più simile a   un’azienda, come testimonia la terribile morte sul lavoro, ieri, di Lorenzo, uno studente di 18 anni coinvolto in un progetto di alternanza scuola/lavoro.

Dobbiamo mettere al centro l’investimento in tutti i comparti del welfare. Se si creeranno le condizioni per effettuare lo sciopero femminista e transfemminista, si potrà aderire attraverso l’astensione dal lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, sottopagato o gratuito; ma anche attraverso altre forme di astensione e lotta divenute ormai pratiche consuete nel processo di risignificazione dello sciopero da parte del nostro movimento.

Moltissime le voci che hanno riconosciuto nello sciopero femminista e transfemminista lo strumento fondamentale per affrontare questo fosco presente di sfruttamento e oppressione, uscendo dall’isolamento e creando legami e connessioni, sia laddove lotte importanti sono state attuate o sono in atto (attraverso il rafforzamento di rapporti di solidarietà già attivi, come nel caso di Yoox, Gkn, RGIS), sia nei casi in cui è possibile creare ex novo intrecci e collaborazioni con realtà che intendono mobilitarsi su obiettivi e vertenze che ci chiamano in causa.

In uno scenario che rende sempre più precarie e opprimenti le nostre vite, usiamo la nostra rabbia come motore di cambiamento!

*Foto di Luca Profenna

ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM 22-23 GENNAIO 2022-DIRETTE STREAMING

Ecco la diretta streaming dell’assemblea. Di seguito trovate anche le “nuvole” con le parole chiave che abbiamo compilato tutt* insieme online.

Iniziamo con la prima parte della discussione su “Analisi della cornice politica generale”

La seconda parte della prima giornata è iniziata! Ecco la diretta streaming dell’assemblea, dedicata al tema “Cos’è lo sciopero oggi?

La terza e ultima parte dell’assemblea. Ecco la diretta streaming dell’assemblea, dedicata al tema “Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero”

🌥️Durante la nostra assemblea nazionale online abbiamo creato questa “Cloud” con una domanda:

⛅“Per affrontare la violenza quotidiana della società in cui viviamo avremmo bisogno di più…”

🌤️Ecco, qui ci sono alcune risposte che sono state inserite

☀️Verso #lottomarzo#8marzo

☁️Nella seconda sessione della nostra assemblea nazionale abbiamo affrontato il tema “Cos’è per noi lo sciopero femminista e transfemminista oggi?

🌥️Questa è la nuvola che abbiamo compilato con le nostre parole chiave, rispondendo alla domanda

⛅” Vorrei scioperare da… “

🌤️ patriarcato, capitalismo, sfruttamento, lavoro di cura, precarietà, generi imposti, consumi, violenza, performance, sessismo, lavoro riproduttivo, lavoro domestico, razzismo, lavoro, solitudine…

☀️ Verso #lottomarzo#8marzo

☁️L’8 marzo lo sciopero lo faccio così…

🌥️Dalla nuvola che in tant* abbiamo compilato online nel corso della nostra ultima assemblea di Nudm, ecco alcune parole chiave emerse…

🌤️Corteo, picchetti, occupazioni, scontri, strategia femminista, ballando, in piazza, astensione dal lavoro, slut walk, Comunicazione…

☀️ Verso #lottomarzo#8marzo

Report assemblea nazionale Nudm-gennaIo 2022-Cos’è lo sciopero oggi? 

L’assemblea esprime tutta la sua solidarietà a Laurella, colpita dalla violenza di attacchi transfobici: non sei sola! 

La discussione sullo sciopero femminista e transfemminista dell’8M è stata collocata in continuità con il 27N, come possibilità di dare una prospettiva, una direzione a quel grande momento di piazza, alla rabbia e all’urgenza di mobilitazione che ha espresso riunendo centomila donne, persone Lgbt*qia+, lavoratrici e lavorator*, migranti, ma anche per riattivare quello che abbiamo chiamato ‘processo”, la capacità di rendere l’8M il momento riconosciuto nel quale confluiscono lotte diverse accomunate dal rifiuto radicale della violenza maschile contro le donne e della violenza di genere su cui si regge la società.

E’ stata una discussione complessa e che riflette la complessità del momento presente. Questa è dettata dall’insieme di trasformazioni discusse nel corso della prima parte dell’assemblea –  ovvero una ristrutturazione della società dove il neoliberalismo si impone non più con l’austerità, ma con finanziamenti che rafforzano le sue fondamenta patriarcali, razziste, omolesbobitransfobiche. Diversi interventi hanno sottolineato che siamo dentro a una contraddizione: le condizioni che rendono lo sciopero urgente e necessario sono anche quelle che lo rendono difficile da organizzare, su tutti i piani.

Sono stati nominati i licenziamenti, lo smartworking, il partime involontario, il razzismo, l’aumento della dipendenza economica, l’aumento del carico di cura, il fatto che chi ha un lavoro in questo momento deve far di tutto per tenerlo, l’aumento della violenza maschile sulle donne e della violenza di genere. La discussione su come chiamare lo sciopero dell’8M e su quale rapporto tenere con i sindacati va letta in questa complessità. 

La valutazione comprende considerazioni tutte valide e importanti. E’ stata messa in luce la necessità di comunicare la possibilità di far arrivare l’8M anche dentro ai posti di lavoro, innescando processi organizzativi dove ci siano le condizioni per farlo. Lo sciopero di Yoox più volte nominato, o la lotta di RGIS sono stati due esempi dell’importanza di portare dentro ai luoghi di lavoro il carattere femminista, transfemminista, intersezionale dello sciopero.

Si è anche osservato, però, che rispetto al passato non è tutto uguale. La nostra capacità di fare pressione sui sindacati è dipesa anche dalla presenza nelle assemblee di NUDM di delegate che hanno fatto pressione sulle strutture, e che ora partecipano meno a NUDM anche per via dell’impegno richiesto per difendere i posti di lavoro sotto attacco dopo lo sblocco dei licenziamenti. Senza queste condizioni un appello ai sindacati risulta indebolito, e non c’è alcuna garanzia che venga indetto (non solo dai confederali, ma anche da quelli di base).

Questa questione è stata sciolta considerando che NUDM non ha mai convocato lo sciopero generale, e non ha mai ridotto lo sciopero al suo carattere sindacale. Lo sciopero dell’8M è femminista e transfemminista, in connessione transnazionale, e deve avere la capacità di parlare a ogni condizione di vita e lavoro, ricoscendo che il suo carattere politico sta nel rompere l’isolamento e creare le condizioni per una lotta collettiva. Concentrarci solo sul profilo sindacale della questione rischia di farci perdere di vista la novità e la differenza del nostro sciopero.

Non rinunciamo a entrare nei posti di lavoro, e anzi questo farà parte del processo dello sciopero, possiamo anche scrivere una comunicazione ai sindacati che permetta di esprimere le ragioni della nostra iniziativa. Ma responsabilità significa farsi carico delle differenti condizioni, che rendono l’interruzione del lavoro produttivo, riproduttivo, e la stessa possibilità di organizzarsi estremamente complessa. Questo va politicizzato al massimo. D’altra parte, dalla discussione sono emerse diverse definizioni dello sciopero tutte convergenti sull’affermazione del suo carattere politico e l’ambizione a essere un processo globale, vivo, espansivo, non sempre uguale a se stesso. 

Lo sciopero femminista e transfemminista è stato un momento di insorgenza collettiva contro la violenza maschile e di genere. In questa direzione sono importanti le considerazioni fatte dall’Osservatorio sulla violenza di NUDM, perché è proprio la lotta contro la violenza quella che ha dato vita al movimento dello sciopero femminista e transfemminista. Noi per prime abbiamo affermato che lo sfruttamento di cui facciamo esperienza nei luoghi di lavoro è determinato da quello che avviene fuori, nelle case, nelle famiglie dove comincia la soggezione delle donne e si riproduce l’imposizione di ruoli e gerarchie di genere opprimenti. Allora è importante reclamare il carattere femminista e transfemminista dello sciopero per affermare che lo sciopero è per tutte e tutt*

La conclusione è stata quindi di produrre tre diversi tipi di comunicazione: 

– Una chiamata di NUDM allo sciopero femminista e transfemminista dell’8M

– Una lettera aperta a lavoratrici, delegate, persone lgbtq, migranti, precarie, al 49% delle disoccupate o alle 2mln di part time involontarie che chiamiamo a mobilitarsi per costruire lo sciopero femminista e transfemminista, in cui si esprima la consapevolezza che la chiamata allo sciopero avviene nelle condizioni mutate di cui si è discusso sopra. Il significato di questa lettera aperta è avere la responsabiltà di non fare proclami che non considerino le condizioni reali, e che soprattutto producano coinvolgimento massimo, che rendano evidente che sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tutt*, che offre a ogni condizione a cui ci rivolgiamo la possibilità di uscire dall’isolamento o dal senso di impotenza che questi due anni hanno prodotto. 

– Una comunicazione ai sindacati nella quale affermare con decisione quelle che sono le ragioni dello sciopero femminista e transfemminsita, la sua urgenza, e che ponga il problema di una presa di posizione sull’8M e oltre e quindi non abbia la forma di un appello perché l’8M non è condizionato dalla sua proclamazione da parte dei sindacati e d’altra parte è importante rimarcare l’autonomia di NUDM.

Rompere l’isolamento è stata un’altra parola chiave dell’intera discussione. Questo è ciò a cui dobbiamo ambire grazie allo sciopero femminista e transfemminista, e questo richiede considerarlo come un processo. E’ quindi importante vedere l’8M – partendo da ora, dal momento in cui stiamo cominciando a discutere del suo lancio e della sua organizzazione  –  non come un momento di arrivo, ma di apertura verso il futuro, una data di inizio più che di conclusione.

Questo è fondamentale per accumulare forza anche per incidere sul piano dei processi che stanno investendo le nostre vite. Costruire un processo significa avvicinare e far confluire verso l’8M la rabbia di donne, persone lgbtq, migranti, lavoratrici e lavorator*, che deve essere il carburante di questo passaggio così importante. Costruire momenti assembleari nei quali discutere collettivamente quali pratiche danno forma al nostro sciopero femminista e transfemminista, quali sono le connessioni tra le diverse forme di violenza (maschile, di genere, razzista, dello sfruttamento, la devastazione ambientale). 

Sostenere lo sciopero del lavoro produttivo dove è possibile grazie alla volontà e organizzazione collettiva delle lavoratrici e lavorator*. Dare visibilità alle lotte e agli scioperi in corso come la lotta di RGIS. Rivolgersi alla scuola, che è stata richiamata più volte per la situazione in cui si trova, vista dal lato sia delle lavoratrici, sia di chi studia, sia delle madri coinvolte dalla sospensione della didattica in presenza e quindi dalla Dad. Un processo di costruzione dell’8M non può che coinvolgere la scuola, investendo le forme di messa al lavoro, dell’insegnamento, della precarizzazione che la investono.

Sono stati indicati alcuni momenti di avvicinamento e strumenti a disposizione: l’assemblea ecotransfemminista 5 marzo (con una parte dedicata a un approfondimento sullo sciopero dei/dai generi e consumi), l’inchiesta del tavolo lavoro, la diffusione dell’attività dell’Osservatorio sulla violenza di NUDM, assemblee territoriali, intercettazione delle lotte che si sono moltiplicate ma si stanno dando in modo frammentato, tessere il rapporto con i CAV che nell’intervento della mattina hanno segnalato la disponibilità a riattivare in maniera forte il rapporto con NUDM.

Il ragionamento sulle pratiche dello sciopero (produttivo, riproduttivo, generi, consumi) dovrà essere parte del processo di avvicinamento all’8M all’interno di una cornice comune e su questa è importante che ci sia la massima condivisione. E’ importante connetterci alla dimensione transnazionale, prima di tutto partecipando all’assemblea organizzata il 13 febbraio dalla Rete Transfronterizas e E.A.S.T. – Essential autonomous struggles transnational.

*Foto di Margherita Caprilli 

LETTERA APERTA NUDM: 8 MARZO, SCIOPERO PER TUTT

Con questa lettera ci rivolgiamo direttamente a coloro che vorremmo essere parte attiva nella costruzione dello sciopero femminista e transfemminista dell’8Marzo. Siamo donne, persone lgbt*qia+, lavoratrici, disoccupate, delegate sindacali, migranti, sex workers attive nel movimento transnazionale Non Una di Meno. Abbiamo scelto di scrivervi una lettera aperta perché due anni di pandemia hanno colpito duramente le nostre condizioni di vita e di lavoro e sentiamo il bisogno di dire perché, anche se oggi è più difficile organizzarsi, crediamo che il nostro sciopero contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere – che continua ad aumentare tutti i giorni – sia ancora più urgenteTroviamo insieme modi per farlo: lo sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tuttə.

Ci rivolgiamo alle lavoratrici e alle delegate sindacali, alle precarie con contratti a chiamata e bonus insufficienti per sopravvivere, costrette a non alzare la voce perchè da quel lavoro dipende la possibilità di pagare l’affitto. Prima della pandemia ci siamo organizzate insieme per portare in ogni posto di lavoro la lotta contro la violenza patriarcale e spingere i sindacati a proclamare e organizzare lo sciopero. È stata da subito una grande sfida perché a causa della nostra precarietà scioperare ci espone al rischio di perdere anche le briciole di salario o di trovarci a gestire un aumento del carico di lavoro a nostre spese. Ora la situazione è ancora più complicata: aziende o cooperative di servizi hanno approfittato della pandemia per licenziare o cambiare i turni, che sono diventati ingestibili soprattutto per le donne madri. Nelle scuole e negli ospedali il lavoro è diventato senza fine. La transizione ecologica sta diventando il pretesto per licenziare ancora di più, mentre non risolve lo sfruttamento dell’ambiente e del nostro lavoro. Portiamo le ragioni dello sciopero nei luoghi di lavoro, organizziamolo insieme. Se l’interruzione dal lavoro non è fattibile, individuiamo insieme i modi perché quella giornata sia un momento di costruzione di forza e di condivisione. Lo sciopero dell’8M è per chi crede che unite siamo più forti.

Ci rivolgiamo alle donne che sono state licenziate, che hanno dovuto lasciare il lavoro o sono state obbligate al part-time o allo smart-working perché a causa della pandemia e in assenza di servizi hanno dovuto occuparsi più di prima di figlie, figlə, anziani. Noi abbiamo scelto di chiamare sciopero la nostra lotta per dire che non vogliamo essere sfruttate due volte, dentro e fuori casa, mentre la casa diventa un luogo sempre più violento. Sappiamo che nessuna di noi è disponibile ad accettare questo ritorno obbligato a casa, e crediamo sia necessario più che mai esporre questo rifiuto collettivamente superando le difficoltà di comunicare, organizzarsi, lottare. Lo sciopero dell’8M è per chi vuole rompere l’isolamento.

Ci rivolgiamo alle donne e persone Lgbt*qia+ di ogni età, a tutte e tuttə coloro che oggi – per la loro anzianità, per problemi di salute, perché hanno pensioni bassissime nonostante per anni hanno lavorato dentro e fuori casa, per la loro disabilità – sentono tutto il peso dei tagli al welfare e dell’incapacità di una sanità pubblica devastata dalle privatizzazioni, ma continuano a lottare per conquistare la possibilità di avere risposte ai propri bisogni. L’8M è l’occasione per recuperare insieme che è necessario per il nostro benessere e la nostra autodeterminazione.

Ci rivolgiamo alle persone lgbtqai+ che nell’ultimo anno hanno subito ancora più pesantemente la violenza delle istituzioni che, appoggiate da un sedicente femminismo, hanno affossato una legge già di per sé insufficiente. La pandemia ha ristretto gli spazi del supporto e del riconoscimento reciproci, ma non ha soffocato i nostri desideri. I ruoli di genere che ci vengono imposti prevedono anche una sessualità normativa che non ci rappresenta. Per questo vogliamo costruire insieme l’8M e scendere in piazza in tante e tantə. Lo sciopero femminista e transfemminista è anche sciopero dei e dai generi

Ci rivolgiamo alle studentisse e student* che da più di due anni stanno lottando per poter avere un’istruzione che apra possibilità di autodeterminazione e non solo un destino precario, e contro le politiche pandemiche che hanno trattato la scuola come qualcosa di irrilevante, che si può interrompere in ogni momento mentre la produzione deve andare a tutti i costi. Sappiamo quanto è pesato l’isolamento della didattica a distanza sulle vite di tutte e tuttə, quanto ha aumentato la difficoltà di sentirsi e liberə da situazioni familiari opprimenti e dal peso delle disuguaglianze sociali. L’8M è per chi in tutte le scuole sta lottando per liberare l’istruzione dalle disuguaglianze, per chi vuole un’educazione che finalmente riconosca la ricchezza delle nostre differenze.

Ci rivolgiamo alle donne migranti: sappiamo che i licenziamenti fanno ancora più paura quando bisogna rinnovare il permesso di soggiorno. Sappiamo che questo ricatto costringe ad accettare condizioni di lavoro molto pesanti, o rapporti con uomini violenti. Sappiamo che non avere i documenti rende quasi impossibile ribellarsi, soprattutto se si lavora nelle case giorno e notte. Conosciamo le lotte quotidiane per non dover sopportare tutto questo in silenzio. L’8M è l’occasione per gridare insieme che non è possibile porre fine alla violenza se il razzismo continua. Lo sciopero femminista e transfemminista è per noi che non sopportiamo il razzismo e la violenza dei confini

Ci rivolgiamo anche agli uomini che riconosco l’urgenza e il valore della nostra lotta, affinché l’8M si astengano dal lavoro produttivo per assumersi la responsabilità e il carico del lavoro di cura di altre, garantendoci partecipazione e protagonismo nelle piazze che promuoviamo. 

Noi continuiamo a parlare di sciopero anche se portare questa lotta femminista e transfemminista nei posti di lavoro non è mai stato facile, e oggi è ancora più complicato perché tante di noi un posto di lavoro non ce l’hanno più, lavorano in casa, o non sono nemmeno riconosciute come lavoratrici. Ma lo sciopero femminista e transfemminista non è mai stato e non è soltanto interruzione della produzione o dei servizi, anche se rimane un nostro obiettivo bloccarli per fare sentire in questo modo tutta la nostra forza contro la violenza patriarcale. Lo sciopero femminista è l’occasione che abbiamo per ribellarci contro l’oppressione, per mettere in collegamento le diverse condizioni in cui viviamo e conquistare la forza di dire che non vogliamo più essere vittime o solo numeri nelle statistiche della violenza, dei femminicidi, della disoccupazione, della povertà. Nessuno parlerà per noi, dobbiamo parlare in prima persona.

L’8M dimostriamo che non siamo sole e solə, che siamo una forza collettiva. Facciamo in modo che partecipi chiunque non vuole più subire violenza, povertà, razzismo. Ne siamo convinte: lo sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tuttə. L’8M può essere un grande momento per far sentire la nostra rabbia, i nostri bisogni, le nostre richieste. Insieme a quelli di tante e tantə che in tutto il mondo, quello stesso giorno, sciopereranno e scenderanno nelle piazze insieme a noi.

Con amore e rabbia

Non una di meno 

COMUNICAZIONE DI NON UNA DI MENO A DELEGAT3 E SINDACATI: LO SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA È PER TUTT

L’8 marzo 2022 sarà ancora una volta sciopero femminista e transfemminista transnazionale. Nel 2021 la violenza maschile sulle donne ha fatto più di cento vittime. La violenza di genere verso le persone LGBTQIPA+ ha trovato una vergognosa legittimazione politica con l’affossamento del Ddl Zan. Lo sfruttamento delle donne nei lavori cosiddetti essenziali con la pandemia ha raggiunto livelli senza precedenti, nello stesso tempo è cresciuto enormemente il carico di lavoro riproduttivo e i licenziamenti e i part time involontari hanno raggiunto numeri altissimi. Il razzismo è diventato ancora più violento non solo sui confini ma anche nei posti di lavoro. Le discriminazioni che in ogni condizione di lavoro e di vita subiscono le persone LGBTQIPA+ sono sempre più diffuse. Lo sfruttamento sul posto di lavoro è così diffuso che arriva a mettere a rischio la vita di ragazze e ragazzi in alternanza scuola-lavoro.

La crisi economica seguita alla gestione della pandemia ha colpito prima di tutto le donne. Siamo noi a dover lavorare da casa mentre ci occupiamo di figlə in didattica a distanza, sono i nostri salari e posti di lavoro i primi a essere sacrificati in ogni crisi economica, ancora una volta si chiede a noi di sopperire alle mancanze di welfare e sanità. Il mondo della scuola sta pagando un prezzo altissimo in questa fase pandemica.

Una scuola diventata sempre più spesso presidio di accudimento, con una crescita esponenziale di ore di lavoro gratuito e con protocolli che non tutelano la sicurezza sul lavoro. La pandemia ha reso evidenti problemi derivanti da carenze strutturali del sistema sanitario nazionale e della medicina territoriale. Le politiche di ricostruzione pianificate a livello europeo e nazionale non sono una risposta, ma aggraveranno le gerarchie sessiste e razziste che la pandemia ha fatto esplodere con violenza.

La strategia per la ‘parità di genere’ impone criteri di competitività e imprenditorialità che faranno avanzare alcune donne mentre altre resteranno indietro, schiacciate dal peso della divisione sessuale del lavoro e del razzismo. La transizione ecologica non modificherà il modello economico predatorio che considera la natura e le sue risorse come un oggetto infinitamente disponibile e depredabile con ogni mezzo, e produrrà ristrutturazioni e licenziamenti che colpiranno duramente le lavoratrici e i lavorator* che, a causa del doppio carico di lavoro e delle gerarchie di genere, non avranno il tempo, il denaro e i modi di ‘riqualificarsi’.

Di fronte a tutto questo, come Non Una di Meno e insieme al movimento femminista e transfemminista in tutto il mondo abbiamo deciso di chiamare ancora, per il prossimo 8M, il nostro sciopero. Si tratta di uno sciopero politico e sociale che coinvolge ogni ambito delle nostre vite, ogni forma di lavoro, riconosciuto o invisibilizzato, e che pertanto è davvero per tutte e tutt*. Negli ultimi anni, tantissime delegate hanno fatto in modo di portare lo sciopero femminista e transfemminista nei posti di lavoro e di organizzarlo: come noi, hanno riconosciuto che la violenza patriarcale e il razzismo cambiano le condizioni del nostro sfruttamento.

Il doppio carico di lavoro ci rende più esposte ai licenziamenti e se dobbiamo rinnovare il permesso di soggiorno è sempre più difficile alzare la testa per non rischiare di perderlo. La precarietà a cui sempre più persone sono esposte impedisce di prendere parola e alzare la testa. Non è possibile portare avanti lotte efficaci sui posti di lavoro se non si riconosce che le molestie sessuali e le discriminazioni di genere verso le persone Lgbt*qia+ ci rendono più ricattabili e rendono più difficile lottare per migliorare i salari, gli orari di lavoro, per ottenere maggiore sicurezza. 

Da anni il movimento femminista e transfemminista transnazionale lotta per riappropriarsi dello sciopero come pratica politica che non riguarda solo alcune categorie, ma possa estendersi anche a quellə tra noi che, per generazione, tipi di lavoro, condizioni di precarietà, non avevano mai nemmeno pensato di poter dimostrare insieme una forza collettiva, dentro e fuori i posti di lavoro. Per noi, però, la sfida è proprio questa: conquistare la forza collettiva che ci permetta di lottare contro i salari da fame, la precarietà, la divisione sessuale del lavoro e la strutturale disparità salariale tra uomini e donne, un reddito di autodeterminazione che ci garantisca indipendenza economica e autonomia per sottrarci alla violenza, un welfare pubblico e gratuito, non aziendale né basato sul modello familistico che aumentano la nostra soggezione ai padroni e a mariti o padri violenti, un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, per essere liberə di muoverci e di restare.

La nostra lotta per essere libere di camminare nelle strade senza avere paura e libere di rompere legami violenti, per la libertà sessuale, la contraccezione e l’aborto libero, sicuro e gratuito, per un’educazione libera da stereotipi di genere e ruoli opprimenti e imposti riguarda anche la lotta di tutte le lavoratrici e tutt* i lavoratori perché se siamo oppresse in ogni ambito della società cresceranno anche la precarietà e lo sfruttamento generali. 

Da quando lo sciopero femminista e transfemminista si è messo in movimento nel mondo tantissime delegate, lavoratrici e lavorator* lo hanno abbracciato, e noi crediamo che i loro sindacati non possono restare indietro né voltarsi dall’altra parte, soprattutto oggi che la ricostruzione costituisce un vero e proprio campo di battaglia. È arrivato il momento di aderire allo sciopero del prossimo 8 marzo 2022, garantendo la copertura sindacale alle lavoratrici e ai lavoratori che vorranno astenersi dal lavoro e fare tutto ciò che è necessario, in ogni settore, per sostenerlo e organizzarlo, favorendo l’incontro tra lavoratrici e lavoratori e i nodi territoriali di Non Una di Meno, nel rispetto dell’autonomia del movimento femminista. 

Lo sciopero femminista e transfemminista è per tutte e tutt*!

*Foto di Lisa Capasso

ASSEMBLEA NAZIONALE ONLINE NON UNA DI MENO 22-23.01.2022

Il percorso che lega il 27 novembre all’8 marzo non è scontato e intendiamo costruirlo collettivamente nell’assemblea convocata per il 22 e 23 gennaio, che svolgeremo online per far fronte all’acuirsi dei contagi covid e garantire a tuttə la possibilità di partecipare a una discussione così importante in totale sicurezza.

L’assemblea sarà tutta in plenaria, ma suddivisa in 3 sessioni tematiche di discussione (due sabato e una domenica).

Sabato 22 gennaio

1_Analisi della cornice politica generale (ore 10-13)

2_Cos’è lo sciopero oggi? (ore 14.30-16.30, pausa e poi si ricomincia ore 16.45-19)

Domenica 23 gennaio

3_Azioni, pratiche e comunicazione verso e oltre lo sciopero (ore 10-13)

Il link per partecipare verrà mandato solo a chi si iscrive al form qui sotto e non verrà postato pubblicamente, per questioni di autotutela e sicurezza. Per cui compilare il form è fondamentale se si desidera seguire le discussioni in modo attivo e poter intervenire. In ogni caso ci sarà la diretta online delle plenarie su questa pagina, sul nostro blog e sugli altri canali di Non una di meno.

Questo è il form da compilare per ricevere il link:

https://forms.gle/WVFPjqL4zzmKpPue8

Il testo di lancio dell’assemblea nazionale online

La grandissima manifestazione del 27 novembre a Roma ha confermato che due anni di pandemia non hanno annullato l’urgenza della lotta contro la violenza maschile sulle donne e la violenza patriarcale di genere, ma al contrario l’hanno resa più forte, restituendoci la forza riportata in piazza dalle centomila voci di donne e persone LGBTQIPA+ che hanno gridato il loro no alla violenza e affidandoci la responsabilità di amplificare quel grido verso il prossimo 8 marzo.

Per farlo, ci incontriamo online per un’assemblea nazionale di Non Una Di Meno il 22 e il 23 gennaio prossimi. Senza rinunciare alla cura reciproca e pur nei limiti che la pandemia ha posto alle nostre possibilità di azione collettiva, in questi due anni come Nudm non abbiamo mai smesso di lottare contro la violenza maschile sulle donne e la violenza patriarcale di genere che solo nel 2021 ha fatto più di cento vittime, contro la violenza verso le persone LGBTQIPA+ che ha trovato una vergognosa legittimazione politica con l’affossamento del Ddl Zan, contro lo sfruttamento delle donne nel lavoro produttivo e riproduttivo che con la pandemia ha raggiunto livelli senza precedenti, contro le discriminazioni che in ogni condizione di lavoro e di vita subiscono le persone LGBTQIPA+, contro il razzismo e la violenza dei confini impressa a fuoco sulla pelle delle persone migranti e figliə, per una salute capace di dare risposta alle pretese di autodeterminazione dei corpi tutti, ai nostri bisogni e desideri.

Dopo il 27 novembre abbiamo la responsabilità di tenere aperto e di allargare questo processo politico collettivo, di costruire un 8 marzo all’altezza del momento presente e della riorganizzazione capitalistica e patriarcale che la pandemia ha accelerato. Il percorso che lega il 27 novembre all’8 marzo non è scontato e nell’assemblea convocata per il 22 e 23 gennaio, che svolgeremo online per far fronte all’acuirsi dei contagi covid e garantire a tuttə la possibilità di partecipare a una discussione così importante in totale sicurezza, intendiamo costruirlo collettivamente.
Abbiamo bisogno di rafforzare la cornice comune, il processo e il progetto che ci permette di rispondere all’attacco patriarcale e neoliberale che stiamo vivendo sulla nostra pelle.

Abbiamo bisogno di rafforzare la nostra politica intersezionale per opporci ai processi di frammentazione messi in atto dalle politiche governative, che oppongono le donne alle soggettività LGTBQIPA+ e isolano chi combatte per non perdere il lavoro o un permesso di soggiorno, chi il lavoro lo ha perso, chi ha sulle proprie spalle quello riproduttivo.

Abbiamo bisogno di individuare insieme i punti di lotta e le rivendicazioni che radichino nel presente il processo dello sciopero femminista e transfemminista verso e oltre l’8 marzo, perché non sia un rituale ma l’espressione di un movimento sociale transnazionale nel quale prendano parola donne e persone LGTBQIPA+ che, da posizioni diverse, insieme hanno la forza di lottare contro le molte manifestazioni sociali di una violenza patriarcale che è sistemica.

Abbiamo bisogno di riaffermare il nostro sciopero come sciopero dal lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, dei e dai generi, dei e dai consumi, con un intreccio oggi ancora più forte ed evidente, per poter cambiare alle radici e in modo strutturale il sistema alla base dell’oppressione sociale e ambientale che viviamo quotidianamente, per la liberazione di tuttə.

Abbiamo bisogno di affinare le nostre pratiche di intersezione e i nostri metodi di scambio, confronto e comunicazione, per non disperdere ma moltiplicare la forza dirompente che abbiamo visto in piazza il 27 novembre.

Per tutte queste ragioni, che riteniamo irrinunciabili e urgenti, lanciamo il prossimo appuntamento nazionale online, impegnandoci tuttə insieme nella sua costruzione collettiva. Troverete a breve tutte le informazioni sull’organizzazione dell’assemblea nazionale e sulle modalità di partecipazione nel sito e nelle pagine social di NON UNA DI MENO.

Assemblea nazionale bologna 2021: report tavolo lavoro

La presenza al tavolo lavoro e alla plenaria di donne e soggettività LGBTQUAI* che hanno condiviso con noi le condizioni disperate che vivono nei posti di lavoro, nelle case e per le strade – anche a causa della pandemia – ha reso la discussione che abbiamo fatto molto più potente ri-confermando l’esigenza di trovare una connessione tra lotte e ri-confermando che la cornice della violenza continua a porre nuovi terreni di lotta. La presenza di tante lavoratrici yoox, rgis, gkn, di studentesse, e di tante altre lotte che hanno riportato la situazione materiale in cui ci troviamo tutte e tuttu, fa sentire necessario il rilancio di Non Una di Meno verso il 25 novembre e verso lo sciopero dell’8 marzo. Lo sfruttamento e la svalutazione che donne e soggettività vivono nel lavoro riproduttivo e produttivo è violenza maschile e di genere, l’analisi, le pratiche e le rivendicazioni devono partire da questo. Non una di meno è uno movimento che non si arresta perché resta essenziale, perché è ancora in grado di riportare la marginalità al centro del proprio piano.

1) Il lavoro produttivo, riproduttivo e di cura nella fase post-pandemica: come attualizziamo le rivendicazioni nel Piano Femminista di NUDM? Il reddito di autodeterminazione, il salario minimo europeo, un permesso di soggiorno europeo svincolato da lavoro e famiglia, un welfare universale che sia gratuito ed accessibile a tuttu, politiche a sostegno della maternità e della genitorialità condivisa, una risposta concreta ai bisogni di donne e soggettività LGBTQAI: in che modo sono il cardine ed il ribaltamento del sistema di sfruttamento? Come inseriamo queste riflessioni e rivendicazioni in un percorso comune sui temi del lavoro, dello sfruttamento, della violenza economica che viva sui territori?

La pandemia e la fase post-pandemica che stiamo vivendo hanno avuto un impatto fortissimo sulla vita delle donne, che non hanno dovuto aspettare lo sblocco dei licenziamenti per perdere il posto di lavoro. Prima ancora dei licenziamenti di massa molte donne sono state costrette a lasciare il posto di lavoro.

Le lavoratrici dei cosiddetti lavori essenziali – in gran parte migranti – hanno subito un aumento del carico di lavoro e dello sfruttamento, reso possibile dal ricatto del permesso di soggiorno legato al lavoro. Le sex workers hanno perso il lavoro e in assenza di ogni riconoscimento della loro situazione lavorativa non si sono viste garantite alcuna tutela o misura di sostegno. Chiediamo molto di più della legge Merlin attraverso il riconoscimento del lavoro sessuale e il rifiuto di qualsiasi proposta di introduzione del modello nordico, gravemente lesivo dell’autodeterminazione delle lavoratrici sessuali.

Le caratteristiche che abbiamo messo in luce del lavoro riproduttivo, l’isolamento, la svalutazione e il rischio legato alla violenza ormai sono caratteristiche del lavoro produttivo. Vogliamo aggiornare il piano con le considerazioni attuali sulle condizioni innescate dalla pandemia.

Il tema del lavoro diventa trasversale ai tavoli di questa nazionale quando parliamo di salute. Non solo confindustria e istituzioni hanno messo a repentaglio la salute di lavoratoru, è evidente che l’impatto sui lavoratoru, sui loro corpi e sulla salute mentale si è aggravato, fino a casi estremi. Non possiamo dimenticare che Luana D’Orazio è morta perché l’azienda ha rimosso le misure di sicurezza del macchinario per fare l’8% in più di produttività. 

Il tema del lavoro diventa trasversale anche quando parliamo di soggettività LGBTQAI+ infatti condividiamo il bisogno di indagare quali sono le condizioni reali delle soggettività LGBTQAI+ anche nei posti di lavoro, serve più visibilità e riconoscimento per chi è comunque parte del ciclo produttivo e riproduttivo e quindi anche di sfruttamento.  

Il PNRR ha la pretesa di colmare il divario nella retribuzione e di favorire l’aumento delle donne in posizioni di responsabilità. Sulla stessa linea, anche il Family Act evidenzia come l’obiettivo, con la retorica dell’empowerment femminile non migliora in modo sostanziale le condizioni delle donne, delle persone migranti e delle vite più marginalizzate. Soldi e finanziamenti continuano a passare attraverso le imprese anche tramite l’investimento sull’imprenditoria femminile, mentre non sono state calcolate misure di welfare sostanziali. Rispetto alla divisione del lavoro di cura abbiamo sottolineato l’importanza di congedo parentale obbligatorio, condiviso, paritario e di una genitorialità condivisa.

Per quanto riguarda il welfare pubblico e universale pensiamo sia giusto redistribuire il carico di lavoro riproduttivo e produttivo che come detto prima ha raggiunto vette esasperanti, di cui lo smartworking è una riprova.

Negli ultimi anni l’azione dei territori sui temi del lavoro, dello sfruttamento, della violenza economica è proseguita ed è stata importantissima poiché ci ha permesso di incontrare e sostenere moltissime lotte e lavoratrici. Ora però sentiamo il bisogno di darci una cornice comune forte, con delle parole d’ordine semplici, grazie alla quale portare avanti un percorso di lotta condiviso. 

Dalle nostre riflessioni e analisi sono emerse chiaramente alcune questioni.

In primo luogo, pensiamo non ci sia contraddizione nel rivendicare un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo, un welfare pubblico universale e non familistico; al contrario, nessuna di queste istanze è sufficiente e dobbiamo necessariamente adottare una prospettiva che le integri. 

Le nostre rivendicazioni sul welfare devono includere anche la rivendicazione di una redistribuzione del lavoro domestico e di cura. In un contesto in cui il reddito di cittadinanza, che riconosciamo come insufficiente ed escludente, è stato oggetto di attacchi classisti vergognosi, Il rilancio del reddito di autodeterminazione è fondamentale per garantire autonomia. Tuttavia, il reddito non è sufficiente ma deve aggiungersi alla pretesa di un salario minimo europeo che contrasti i ribassi dei salari nella divisione transnazionale del lavoro che deve essere l’orizzonte fondamentale delle nostre lotte per evidenziare e lottare contro le fondamenta patriarcali e razziste dello sfruttamento. Anche per questo chiediamo un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, slegato da lavoro e famiglia.  

2) Come è possibile tenere ancora aperto il senso dello sciopero femminista e transfemminista come processo che ha la capacità di dare voce ad istanze e condizioni diverse, a partire dal rifiuto della violenza strutturale? Quali pratiche concrete possiamo mettere in campo a questo scopo?

La prospettiva d’insieme che vogliamo darci deve avere al centro lo sciopero inteso proprio come processo che vive sui territori e in ogni lotta che portiamo avanti. Lo sciopero femminista globale è uno strumento di rifiuto della violenza maschile sulle donne e di genere che non possiamo dare per scontato, ma che deve essere ripensato a partire dalle attuali condizioni materiali, riprendendo anche lo sciopero dai generi per autodeterminarci e uscire dall’invisibilità. I tanti interventi di lavoratrici presenti hanno dimostrato come lo sciopero e la solidarietà femminista possano davvero cambiare le nostre vite. Il nostro è uno sciopero politico e non solo vertenziale che, andando oltre le singole rivendicazioni e condizioni di lavoro, ha il potere di unire le lotte, creare connessioni tra condizioni diverse, rilanciarle rivendicando nuovi terreni di scontro. 

In questo modo, possiamo mettere a tema lo sfruttamento, il razzismo, l’intreccio di lavoro produttivo e riproduttivo, il ricatto della precarietà e la violenza economica come forme strutturali della violenza maschile contro le donne e della violenza di genere e dare loro spazio nei nostri percorsi verso e oltre il 27 novembre. Allo stesso tempo, questo lavoro ci consente di gettare fin da ora le basi perché lo sciopero femminista sia davvero un processo che si costruisce nei luoghi di lavoro, nelle case, nei territori.

Le diverse voci che hanno parlato all’interno del tavolo hanno fatto emergere ancora di più i tratti comuni che legano le varie lotte. Le testimonianze di lavoratrici e lavoratoru di yoox, rgis, gkn, della scuola e dell’università hanno sottolineato quanto il ruolo di NUDM sia fondamentale anche per mettere in luce queste continuità. NUDM ha permesso di fare emergere un percorso comune permettendo a tante lotte di mettere in pratica lo sciopero come processo, di mettere a tema ed analizzare le dinamiche attraverso cui lo sfruttamento si dispiega e di evidenziare come la precarietà stessa sia una conseguenza della violenza strutturale e di genere che continuiamo a contrastare. 

3) Come inseriamo queste riflessioni e rivendicazioni in un percorso comune sui temi del lavoro, dello sfruttamento, della violenza economica che viva sui territori?

  1. Considerando quindi questo ruolo di NUDM, è emerso quanto sia importante continuare a portare avanti un percorso di dialogo continuo e costante con le varie realtà in lotta portando anche avanti un lavoro capillare sui territori con l’obiettivo di rendere operativo quello che ci siamo dette nel corso dell’assemblea. Abbiamo quindi deciso di incontrarci di nuovo online tra un paio di settimane, in modo che le assemblee abbiano modo di riportare e discutere quanto emerso nell’assemblea nazionale, produrre testi e materiali comunicativi condivisi, aggiornarci sui percorsi e le lotte che attraversano i territori, declinare il tema della violenza economica nel percorso di lancio e avvicinamento al 25 novembre. Alcuni interventi hanno anche messo in luce la necessità partecipare allo sciopero generale unitario del sindacalismo di base. 
  2. Gli interventi hanno anche sottolineato come la condizione di precariato delle lavoratrici derivino da una normativa sul lavoro che, a partire da leggi come la Legge Biagi, hanno ridotto progressivamente le tutele conquistate in anni di lotte permettendo che si realizzino condizioni di lavoro semi servili.

Si è parlato anche della necessità di una presa di parola di NUDM sugli attacchi feroci portati avanti sia sul reddito che sul salario, proponendo un ragionamento sul salario minimo in Italia.

  1. Il nostro ruolo è anche quello di creare spazi di ascolto e condivisione che possano permettere di ricondurre ogni lotta alle dinamiche strutturali che riproducono condizioni di sfruttamento con l’obiettivo di superare la frammentazione del mondo del lavoro precario, creare reti e connettere lotte diverse. In questo contesto, l’inchiesta e l’auto inchiesta sono strumenti fondamentali per creare sapere e permettere a tutte le lavoratrici e lu lavoratoru di riconoscere nella precarietà e nello sfruttamento un terreno comune di lotta. 

Non facciamo retorica rivendicando l’impossibile, è proprio nella rivendicazione dell’impossibile che siamo riuscite ad unire lotte locali e transnazionali. 

*Foto di Saraliù Bruni