REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE NON UNA DI MENO, ROMA, 26 NOVEMBRE 2017

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“Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza maschile e di genere in tutte le sue forme”, questo il senso delle due giornate di Non Una Di Meno a Roma. Il Corteo del 25 novembre e l’assemblea nazionale, entrambe partecipatissime, ci restituiscono intera la forza del movimento femminista a un anno dal suo avvio.  Le giornate del 25 e del 26 Novembre, hanno mostrato la potenza e la determinazione di questo movimento femminista, capace di unirsi nelle differenze intorno ad obiettivi comuni e che, con caparbietà, promette e poi mantiene. Due giorni di forte protagonismo delle donne che sono scese in piazza con un elemento di grande rilancio: il Piano Femminista come documento politico e programmatico e come strumento delle lotte a venire.

La presentazione contemporanea e coordinata del piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere in diverse città d’Italia ha dato il giusto peso all’evento: rappresenta, infatti, allo stesso tempo un fatto storico e un dato politico inediti, dimostra la determinazione e la maturità politica di un movimento femminista capace di elaborazione e decisione collettiva in grado di fare delle differenze una ricchezza, di lavorare in centinaia in relazione e presenza, di fare dei saperi e delle pratiche femministe programma politico per un cambiamento radicale della società.

Oggi possiamo dirci che la lettura della violenza come problema sistemico e l’approccio intersezionale sono la cifra di questo movimento e hanno giocato un ruolo fondamentale nella sua definizione, elementi più forti di eventuali differenze e conflittualità.

Siamo partite da un vuoto politico generale che ha immobilizzato questo paese e abbiamo dato vita a due manifestazioni enormi, al primo sciopero globale delle donne, di genere e dai generi costruito a partire dai nostri luoghi di lavoro – tipici e atipici – fino ad arrivare a tante e diverse da noi; abbiamo realizzato decine e decine di campagne che stanno sedimentando mutualismo e solidarietà nei territori, che vanno dall’unione del lavoro tra i centri antiviolenza ed i collettivi, agli spazi autogestiti, alle consultorie ecc, alla scrittura di una piattaforma strategica e di azione che rimarrà un cantiere aperto di lavoro e trasformazione.

L’assemblea è stata capace di coniugare i passaggi futuri con la ricchezza e la complessità dei nostri corpi delle nostre storie, delle nostre molteplici soggettività e ha accolto la necessità di rendere il piano uno strumento dinamico di allargamento, conflitto, costruzione e conquista. Abbiamo quindi aperto una sfida importante e in grado di scuotere dalle fondamenta questo sistema: tradurre in pratica concreta, in lotte e campagne il nostro piano femminista, stabilendo insieme modalità e processualità condivise che lancino ancora una volta il cuore oltre l’ostacolo, che mettano in piedi processi di  modifica dell’esistente. La prima sessione dell’assemblea ha restituito la ricchezza di pratiche e piani di intervento sviluppati nei territori. Ma anche la capacità di avere un livello locale che si intreccia  con una dimensione internazionale, cominciando a condividere anche piattaforme, immaginari e obiettivi comuni. In particolare sono emersi come terreni condivisi e trasversali di conflitto e vertenza già aperti e da rilanciare:

  • campagne e pratiche di solidarietà e autotutela che svelino le retoriche di politiche securitarie, razziste e di militarizzazione delle città, riaffermare autodeterminazione e libertà di movimento con attraversamento dello spazio pubblico, come già fatto con le passeggiate transfemministe;
  • campagne contro la colpevolizzazione delle donne che hanno subito violenze e molestie;
  • lo slogan “le strade libere le fanno le donne che le attraversano”, significa anche riappropriazione e difesa degli spazi delle donne a rischio e quindi da difendere;
  • Vertenzialità e campagne di informazione e contronarrazione su sessualità e salute a partire dalla parola d’ordine “obiezione respinta”, in vista della mobilitazione del 22 maggio per i 40 anni della legge 194;
  • coniugare campagna politica e culturale alle lotte per il welfare, anche autogestito e femminista (centri antiviolenza, consultori, …);
  • articolare lavoro di inchiesta e intervento a partire dal lavoro di cura, sociale e relazionale la dove le forme di sfruttamento espongono anche e in particolare a ricatto sessuale e molestie;
  • insistere sull’intreccio formazione e lavoro a partire dalla battaglia contro buona scuola e alternanza scuola lavoro, “le scuole libere le fanno i femminismi che l’attraversano”!

L’assemblea ha inoltre rilanciato lo sciopero globale  dell’8 marzo, non come elemento rituale, bensì come strumento di costruzione ed avanzamento, di soggettivazione reale di donne, soggettività eccentriche, migranti e di potenziali infinite differenti soggettività . La vicenda delle molestie sui luoghi di lavoro ha squarciato il velo del silenzio sulla violenza, come hanno fatto in passato altri episodi eclatanti di cronaca, ponendo al centro della scena il tema del potere e del ricatto nella precarietà lavorativa, ma come abbiamo visto già succedere molte volte questo squarcio si potrebbe richiudere velocemente, se non siamo in grado di produrre dinamiche di solidarietà, di attivazione delle donne e di tutte quelle soggettività che da questi ricatti e violenze sono colpite quotidianamente

Va reso concreto e praticabile lo scarto che siamo riuscite a produrre, per il momento solo sui media, tra il #metoo, come denuncia individuale di episodi di violenza, al #wetoogether, come strumento di reazione collettiva.
Ci siamo riappropriate dello sciopero rivendicandolo come strumento femminista sottratto al monopolio sindacale e restituito alle lavoratrici formali e informali, precarie e al nero, alle disoccupate e senza retribuzione per sottolineare che la società dipende da noi dal nostro lavoro fisico ed emotivo . Per questo motivo abbiamo assunto l’appello delle compagne femministe argentine  di cui riproduciamo un piccolo estratto: “il nostro sciopero non è solo un evento, è un processo di trasformazione sociale e di accumulazione storica di forze insubordinate che non può essere imbrigliato nelle regole della democrazia formale.

Il nostro movimento eccede costitutivamente l’esistente, attraversa frontiere, lingue, identità e scale per costruire nuove geografie, radicalmente diverse rispetto quelle del capitale e dei suo movimenti finanziari.” Per immaginare la concreta costruzione dello sciopero,  abbiamo ribadito la necessità di un passaggio assembleare nazionale da costruire nella seconda metà di gennaio che sia un momento di condivisioni delle pratiche di costruzione dello sciopero, immaginando anche un confronto con le tante realtà che a livello globale costruiranno il prossimo 8 Marzo.

Abbiamo condiviso la necessità di immaginare una scadenza e possibile articolazione sul terreno delle migrazioni, come possibile tappa di avvicinamento all’ 8 Marzo. Di queste due scadenze, bisogna definire territorialmente le date.

E’ emersa la necessità di valorizzare e non disperdere l’enorme accumulo di elaborazione e proposta avanzati nei tavoli tematici. L’esigenza emersa è quella di immaginare nuovi ambiti di confronto e costruzione collettiva che possano intrecciare saperi e punti di vista a partire dalle campagne e dalle esigenze che lo sviluppo del movimento pone. Non solo plenarie quindi ma capire come costruire di volta in volta ambiti di discussione specifici.

E’ stata inoltre avanzata la proposta di articolazione di  assemblee regionali dove se ne pone l’esigenza, esempio in Lombardia per la vertenza dei centri antiviolenza contro la regione.

Per quanto riguarda i gruppi formatisi in occasione del 25 novembre: gruppo comunicazione e ufficio stampa, sono stati riconosciuti come efficaci strumenti di di lavoro e di comunicazione interna e esterna. Emerge quindi l’esigenza di mantenerli come strumenti di continuità di lavoro e di raccordo, eventualmente riconfigurabili nella composizione a partire dalle esigenze territoriali.

Sul piano della comunicazione occorre proseguire la riflessione e la sperimentazione sui linguaggi in grado di potenziare la diffusione.

Anche la questione del rapporto con le istituzioni è stata citata. C’è necessità di capire come articolare un rapporto conflittuale con le istituzioni a partire dalla lotta, da rivendicazioni radicali e da percorsi di autonomia. Il piano va tradotto anche in conquiste concrete attraverso battaglie da articolare su tutti i livelli istituzionali.

Siamo una macchina di tenacia, intelligenza e passione collettiva che ha aperto uno spazio di possibilità e di conflitto dentro il deserto prodotto da nuovi fascismi e neoliberismo.

La rivoluzione o sarà femminista e transfemminista queer o non sarà.

Non ci fermeremo, la marea è alta.

Wetoogether ,  siamo tempesta!

 

 

MANIFESTAÇÃO NACIONAL EM ROMA: TEMOS UM PLANO!

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Somos a maré que inundou as ruas de Roma em 26 de novembro. Somos as mesmas que o dia 8 de março construíram a primeira greve global junto com as mulheres de todo mundo, da Polônia à Argentina, dos Estados Unidos à Turquia, da Espanha ao Brasil.  No próximo 25 de novembro, voltaremos a inundar as ruas de Roma para lançar uma mensagem clara: não vamos parar até estarmos livres da violência masculina e de gênero em todas as suas formas.

Em um ano de mobilizações, campanhas, assembléias nacionais e temáticas, experiências em rede e conhecimentos feminista, nós escrevemos um Plano Feminista contra a Violência Masculina e de Género, um instrumento de luta e reivindicação, um documento de proposta e ação que traremos às ruas de Roma em 25 de novembro. Um documento político feminista que considera a violência masculina e de gênero como um fenômeno estrutural e sistêmico, que não pode ser combatido  aumentando as penas para os crimes, ou com abordagens de emergência, mas a partir da experiência dos Centros Anti-Violência e do movimento feminista.

Para combater a violência masculina e de gênero em sua complexidade, não queremos mais policiais nas ruas e nem mesmo apoio, mas queremos autonomia, liberdade e justiça social!

Combater a violência masculina e de gênero significa questionar a cultura e as relações sociais que a sustentam.  Nós não precisamos de tutores ou guardiães, não somos vítimas e não a procuramos. Estamos lutando por uma mudança estrutural, a partir da escola, do trabalho, da saúde, da administração da justiça e da mídia, exigimos o respeito pelos nossos caminhos de liberdade e autodeterminação e pela nossa independência. Portanto, exigimos os meios e os recursos à autodeterminação e para escolher em nossas vidas. O Plano é o nosso programa para combater a violência patriarcal e capitalista. Nós não vamos parar na frente dos estupros e feminicídios diarios.

Não vamos parar, até estarmos livres da violência sexista que vivemos nos lugares de trabalho, livres de assédio, discriminação e abuso de poder, mas também da exploração diária e da precariedade. Não vamos parar até estarmos livres da violência que vivemos quando os cortes no orçamento planejados pelos governos nacionais e europeus empobrecem nossas vidas e atacam os centros anti-violência e sua autonomia. Nós não vamos parar até estarmos livres da violência nas mídias e nos jornais, que nos culpam ou nos vitimam para nos silenciar. Não vamos parar até estarmos livres da violência do racismo institucional e das fronteiras, até que as violações sejam exploradas para justificar o racismo em nome das mulheres. Não pararemos até que sejam abolidas as medidas institucionais que expõem as mulheres migrantes a violência diária nos campos de refugiados, como os acordos bilaterais com a Líbia e Turquia, ou que atacam migrantes, prostitutas e transexuais em nome de um “decoro” inaceitável , como as leis de Minniti.

Vamos inundar o espaço público para afirmar a determinação de nossas reivindicações, nossas práticas diárias de mudança, mutualismo e solidariedade. A força de milhares de mulheres, trans e queer unidas que reconheçem-se em #Metoo, Eu Também, para transformá-lo em #WeToogether, Nos Juntas.

Estarmos nas ruas para lutar pela nossa autonomia. Queremos a liberdade de movimento nas cidades e através das fronteiras, queremos o poder de decidir sobre nossas vidas em hospitais e tribunais, de escolher nosso destino fora dos papéis que nos são impostos. Queremos uma renda de autodeterminação, um salário mínimo europeu, welfare e direitos para sermos livres de escolher sobre nossos corpos e nossas vidas.

Não vamos parar: temos um PLANO!

Sintesi del Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

Dopo un anno che ha visto al lavoro decine di assemblee in circa 70 città, dopo 5 incontri nazionali, dopo lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo scorso, Non Una di Meno presenta il Piano femminista contro la violenza maschile e di genere, un documento di analisi e proposte che porterà in piazza il 25 novembre, a Roma, in occasione della manifestazione nazionale per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Il Piano si basa sul presupposto che la violenza maschile contro le donne è sistemica, attraversa cioè tutti gli ambiti delle nostre vite e si fonda su comportamenti radicati. È implicita nella costruzione e considerazione sociale del maschile e del femminile, per questo parliamo di violenza di genere. Non può essere superata nell’ottica dell’emergenza, né se viene considerata una questione geograficamente o culturalmente determinata.

Il Piano è un documento di proposta e di azione, frutto della scrittura collettiva di migliaia di donne e soggettività alleate, che parte dalla messa in comune di esperienze e conoscenza, parte cioè dalla resistenza individuale e collettiva alle molteplici forme della violenza maschile e di genere. Si basa su una metodologia intersezionale, che intende cioè analizzare le forme di oppressione che si innestano sulle differenze sociali, di origine, di classe, di identità di genere e sessuale, abilità e età.

Per scrivere il Piano, 9 Tavoli hanno lavorato sia a livello locale che nazionale. Per contrastare la violenza maschile e di genere nella sua complessità, Non Una di Meno promuove azioni che si differenziano in modo sostanziale da quelle elaborate finora dal Governo.

# LIBERE DI EDUCARCI.

Il femminismo si fa (a) scuola 

Scuola e università sono luoghi primari di contrasto alle violenze di genere. Per questo chiediamo:

  • formazione in materia di prevenzione della violenza di genere, mediazione dei conflitti ed educazione alle differenze per insegnanti, educatori ed educatrici;
  • revisione dei manuali e del materiale didattico adottati nelle scuole di ogni ordine e grado e nei corsi universitari, perché la scuola non contribuisca più a diffondere una visione stereotipata e sessista dei generi e dei rapporti di potere tra essi;
  • abolizione della Legge 107/15 e della riforma Gelmini e apertura di un processo dal basso di scrittura delle riforme di scuola e università, che preveda anche la rimodulazione dei contenuti e dei programmi;
  • finanziamenti pubblici e strutturali per i settori settore dell’educazione, della formazione e della ricerca, dal nido all’università.

# LIBERE DI (AUTO)FORMARCI E DI FORMARE. 

Costruire e condividere saperi contro la cultura della violenza.

Per prevenire la violenza di genere è fondamentale un tipo di formazione permanente e multidisciplinare, che consenta di monitorare il fenomeno in tutte le sue sfaccettature e sui vari livelli di intervento per il sostegno alle donne. Per questo vogliamo:

  • Formazione delle operatrici curata dei Centri Antiviolenza (CAV), che hanno una mission specifica basata sul diritto di scelta, consenso e autodeterminazione delle donne;
  • Formazione delle figure professionali coinvolte nel percorso di fuoriuscita dalla violenza delle donne, come insegnanti, avvocati e avvocate, magistrati e magistrate, educatori ed educatrici ecc.);
  • Formazione a chi lavori nei media e nelle industrie culturali, per combattere narrazioni tossiche e promuovere una cultura nuova;
  • Formazione nel mondo del lavoro contro molestie, violenza e discriminazione di genere, con l’obiettivo di fornire strumenti di difesa e autodifesa adeguati ed efficaci.

# LIBERE DI DECIDERE SUI NOSTRI CORPI.

Consideriamo la salute come benessere psichico, fisico, sessuale e sociale e come espressione della libertà di autodeterminazione.

  • L’obiezione di coscienza nel servizio sanitario nazionale lede il diritto all’autodeterminazione delle donne, vogliamo il pieno accesso a tutte le tecniche abortive per tutte le donne che ne fanno richiesta;
  • Chiediamo la garanzia della libertà di scelta delle donne attraverso la promozione della cultura della fisiologia della gravidanza, del parto, del puerperio e dell’allattamento e che la violenza ostetrica venga riconosciuta come una delle forme di violenza contro le donne che riguarda la salute riproduttiva e sessuale.
  • Siamo contrarie alle logiche securitarie nei presidi sanitari: riteniamo inadeguati e dannosi interventi di stampo esclusivamente assistenziale, emergenziale e repressivo, che non tengono conto dell’analisi femminista della violenza come fenomeno strutturale e vogliamo équipe con operatrici esperte
  • Vogliamo consultori che siano spazi laici. Politici, culturali e sociali oltre che socio-sanitari. Ne promuoviamo il potenziamento e la riqualificazione attraverso l’assunzione di personale stabile e multidisciplinare. Incoraggiamo l’apertura di nuove e sempre più numerose consultorie femministe e transfemministe, intese come spazi di sperimentazione, auto-inchiesta, mutualismo e ridefinizione del welfare

# LIBERE DALLA VIOLENZA ECONOMICA, DALLO SFRUTTAMENTO E DALLA PRECARIETÀ.

Strumenti economici per autodeterminarci.

  • Per superare la violenza di genere nella crisi vogliamo strumenti e misure in grado di garantire l’autodeterminazione e l’autonomia delle donne, antidoti alla violenza data da dipendenza economica, sfruttamento e precarietà;
  • Chiediamo salario minimo europeo e reddito di base incondizionato e universale come strumenti di liberazione dalla violenza, dalle molestie e dalla precarietà.
  • Vogliamo un welfare universale, garantito e accessibile, politiche a sostegno della maternità e della genitorialità condivisa;
  • Riaffermiamo l’importanza di costruire reti solidali e di mutuo soccorso contro l’individualismo e la solitudine
  • Nel dare nuovi significati alla pratica dello sciopero, oltre a quello sindacale, rilanciamo lo sciopero globale delle donne come sciopero dei e dai generi e dal lavoro produttivo e riproduttivo.

# LIBERE DI NARRARCI.

Prevenire la violenza con una narrazione femminista e transfemminista.

I media svolgono un ruolo strategico nell’alimentare o contrastare la violenza maschile contro le donne, per questo vogliamo:

  • La produzione di linee guida per narrazioni non sessiste e, dove queste già esistono, sanzioni per chi trasgredisce
  • L’eliminazione di tutte le forme di lavoro sottopagato, sommerso e sfruttato delle lavoratrici e dei lavoratori della comunicazione: le narrazioni tossiche sono dovute infatti anche alla ricattabilità di chi lavora nel settore, oltre che alla mancanza di formazione.
  • Diffondere narrazioni non tossiche. La violenza è strutturale, nasce dalla disparità di potere, non è amore, è trasversale e avviene principalmente in famiglia e nelle relazioni di prossimità. La violenza avviene anche nella sfera pubblica, ma non deve diventare spettacolo. Le donne non sono vittime passive, predestinate, isolate, e chi subisce violenza di genere non ne è mai responsabile. La violenza non divide tra “donne per bene” e “donne per male”, e gli uomini che agiscono violenza non sono mostri, belve, pazzi, depressi. Questi ed altri principi confluiranno in una carta deontologica rivolta agli operatori ed operatrici del sistema informativo e mediatico.

# LIBERE DI MUOVERCI, LIBERE DI RESTARE.

Contro il razzismo e la violenza istituzionali.

  • Pratichiamo un femminismo intersezionale che, pur riconoscendo le differenze che caratterizzano le condizioni di ogni persona, sceglie di lottare insieme contro la violenza del patriarcato, del razzismo, delle classi, dei confini
  • Contro il regime dei confini e il sistema istituzionale di accoglienza, rivendichiamo la libertà di movimento e il soggiorno incondizionato dentro e fuori l’Europa, svincolato dalla famiglia, dallo studio, dal lavoro e dal reddito. Vogliamo la cittadinanza per tutti e tutte, lo ius soli per le bambine e i bambini che nascono in Italia o che qui sono cresciute pur non essendovi nati. Critichiamo il sistema istituzionale dell’accoglienza e rifiutiamo la logica emergenziale applicata alle migrazioni
  • Siamo contro la strumentalizzazione della violenza di genere in chiave razzista, securitaria e nazionalista e vogliamo spazi politici condivisi e femministi

# LIBERE DALLA VIOLENZA AMBIENTALE.

Le violenze sui territori colpiscono anche noi.

  • Ricerchiamo il benessere dei corpi e degli ecosistemi. Definiamo “violenza ambientale” quella che si attua contro il benessere dei nostri corpi e gli ecosistemi in cui viviamo, costantemente minacciati da pratiche di sfruttamento biocida
  • Vogliamo intraprendere un cammino comune a livello transnazionale nell’esercizio e nello scambio di pratiche transfemministe volte alla costruzione di politiche economiche decolonizzate e di pace, alternative a quelle biocide ed estrattiviste del capitalismo neoliberale
  • Affermiamo la necessità di superare il modello antropocentrico corrente: soggezione, sfruttamento della natura, degli esseri umani e delle altre specie e patriarcato si intrecciano infatti nella concezione delle relazioni come dominio e proprietà proprie di questo modello

# LIBERE DI COSTRUIRE SPAZI FEMMINISTI.

Spazi di autonomia, spazi separati, spazi di liberazione

Per creare spazi e tempi di vita sani e sicuri è necessario recuperare quartieri abbandonati, aumentare i luoghi autonomi gestiti da donne, riprogettare e risignificare i territori urbani partendo dalle esigenze delle donne.

  • Riconosciamo e supportiamo la centralità dei Centri Antiviolenza (CAV) quali luoghi di elaborazione politica, autonomi, laici e femministi al cui interno operano esclusivamente donne e il cui obiettivo principale è attivare processi di trasformazione culturale e politica e intervenire sulle dinamiche strutturali da cui origina la violenza maschile e di genere sulle donne
  • L’operatrice di accoglienza/antiviolenza è cardinale nel lavoro dei Centri Antiviolenza, e la sua formazione deve essere acquisita esclusivamente all’interno dei Centri stessi. Il suo operato si fonda nella pratica femminista della relazione tra donne e nel contrasto agli stereotipi e alle discriminazioni di genere.
  • I Centri Antiviolenza garantiscono la riservatezza, la segretezza, l’anonimato e la gratuità. Nei CAV viene adottata una metodologia indirizzata all’autonomia e mai all’assistenza, basata sulla relazione tra donne e sulla lettura della violenza di genere come fenomeno politico e sociale, strutturale e non emergenziale
  • La pluralità di azioni necessarie per una concreta ed efficace lotta alla violenza maschile sulle donne richiede l’impegno di risorse e finanziamenti appropriati e finalizzati al vantaggio delle donne e alla valorizzazione e sostegno dei Centri Antiviolenza
  • Siamo contrarie all’istituzionalizzazione dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza e ai requisiti minimi così come recentemente in discussione nella Conferenza Stato-Regioni

# LIBERE DI AUTODETERMINARCI.

Per concretizzare percorsi di autonomia e fuoriuscita dalla violenza è necessario:

  • Ridurre i tempi della giustizia, anche mediante la previsione di corsie preferenziali, ad oggi inesistenti per i procedimenti civili e scarsamente attuate per i procedimenti penali;
  • In sede penale va contrastata ogni forma di obbligatorietà della denuncia e procedibilità d’ufficio dei reati – che limiti il diritto di autodeterminazione delle donne – e l’estensione ai reati di genere di strumenti processuali che depotenziano i diritti della persona offesa (condotte riparatorie di cui all’art. 162 ter c.p. dove anziché essere imprescindibile, il consenso della persona offesa è irrilevante). Vanno fissati parametri equi, congrui ed uniformi per l’offerta reale del risarcimento del danno che non sviliscano la gravità del reato subito e restituiscano dignità e centralità alla donna;
  • Recepire la direttiva europea sul risarcimento del danno per le vittime di violenza, ponendo a carico dello Stato l’anticipazione di tutte le somme disposte dall’autorità giudiziaria in loro favore sia in sede civile che in sede penale, superando la burocratizzazione delle attuali procedure di accesso ai fondi già costituiti
  • Allargare la tutela del permesso di soggiorno per le donne che subiscono qualunque forma di violenza (art. 18 bis TUIMM), anche episodica e sul posto di lavoro, svincolandolo dal percorso giudiziario/penale, e garantendone l’accesso effettivo alle donne prive di documenti sul territorio.
  • Si chiede alla donna di essere una “brava madre” al di fuori della violenza e, di contro, si considera il padre adeguato anche se violento, in aperta violazione della Convenzione di Istanbul (Titolo V art. 31). Bisogna superare la cultura giuridica che riconduce la violenza maschile sulle donne alla “conflittualità” di coppia, disconoscendo il fenomeno stesso della violenza e sminuendo la credibilità delle donne che la subiscono.
  • Introdurre modifiche legislative in materia di affidamento condiviso (artt. 337 quater c.c. e ss.), escludendo la sua applicazione in tutti i casi di violenza intrafamiliare e opponendosi ad altre forme di affidamento, come quello alternato, che causano pregiudizio e svuotamento dei diritti economici delle donne (la perdita del diritto all’assegnazione della casa familiare e del mantenimento), generando una condizione di dipendenza e subordinazione economica nei confronti degli ex partner come un ennesimo strumento di ricatto;
  • Assicurare l’applicazione dei provvedimenti ablativi e/o limitativi della responsabilità genitoriale paterna;
  • Rispettare nei casi di violenza il divieto di mediazione familiare e di soluzioni alternative nelle controversie giudiziarie;
  • Contrastare l’abdicazione da parte delle e dei giudici minorili e civili alla propria funzione di valutazione e decisione, praticata attraverso la delega di fatto alle e ai Consulenti tecnici d’Ufficio e al personale dei servizi sociali, e quindi vietare di procedere a valutazione psicologica e psicodiagnostica sulle donne vittime di violenza e sulla loro capacità genitoriale, valutazione che dovrebbe essere centrata sulla sola figura paterna evitando l’equiparazione dell’uomo maltrattante alla donna maltrattata;
  • Garantire alle ed ai minori una tutela integrata effettiva con la semplificazione del rilascio/rinnovo dei documenti, nulla osta scolastici, accesso ai servizi di sostegno psicologico e cure sanitarie.

L’orientamento e l’inserimento lavorativo sono fondamentali per i percorsi di liberazione e autonomia delle donne che fuoriescono dalla violenza, in quanto consentono la rottura dell’isolamento, la riacquisizione di autostima, la capacità di riconoscere le proprie competenze, abilità e limiti per assicurarsi una reale indipendenza, soprattutto dal punto di vista economico. Per garantire efficaci percorsi di autonomia lavorativa è necessario:

  • Reddito di autodeterminazione per garantire un aiuto concreto che permetta una più veloce fuoriuscita dalla violenza e/o un’efficace prevenzione del rischio di recidiva di maltrattamenti;
  • Vietare il licenziamento e prevedere il trasferimento dai luoghi di lavoro con assicurazione di ricollocazione, il diritto alla flessibilità di orario, l’aspettativa retribuita e la sospensione della tassazione per le lavoratrici autonome;
  • Modificare il congedo lavorativo per violenza (articolo 24 del D.lgs. n. 80/2015) che esclude le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari e non garantisce l’anonimato. È inoltre necessario diffondere maggiormente l’esistenza di questo strumento presso i datori di lavoro e le sedi territoriali INPS;
  • Mettere a disposizione per attività di imprenditoria femminile una percentuale dei beni commerciali confiscati.

Nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza il “problema della casa” assume un valore primario, cui bisogna dare risposte adeguate, non episodiche e/o emergenziali

  • Prolungare l’ospitalità dagli attuali 3-6 mesi a 12 mesi e conferire al tempo di permanenza una natura più flessibile, in grado di tener conto delle specificità di ogni donna e del suo percorso;
  • Slegare l’ospitalità, l’accoglienza o il trasferimento in altra località dal sistema delle rette dei Servizi Sociali che non devono sostituirsi alle donne determinando i loro percorsi di fuoriuscita dalla violenza.
  • Ampliare, modificare e applicare su tutto il territorio nazionale l’esperienza della Delibera 163 del Comune di Roma prevedendo che il contributo quadriennale per l’affitto sia destinato anche alle donne uscite da situazioni di violenza; a tal fine è necessario che sia equiparata, per gravità e urgenza, la necessità di fuga dalla casa familiare per sottrarsi a una situazione di violenza all’essere colpite da una ingiunzione di sfratto, esperimento già utilizzato con successo in alcuni municipi di Roma Capitale;
  • Prevedere l’istituzione di un fondo di garanzia che permetta una stipula del contratto facilitato per le donne, che potrebbero così avvalersi dei Centri Antiviolenza e delle Associazioni che li gestiscono come garanti;
  • Assegnare nelle graduatorie per le case popolari massimi punteggi per le donne che hanno avviato un percorso di uscita dalla violenza presso i CAV;
  • Mettere a disposizione il 10% del patrimonio pubblico per l’implementazione di case di Semiautonomia gestite da Centri Antiviolenza, e di case con affitti calmierati per donne che escono da situazioni di violenza, da sole o in co-housing, per una durata di 4 anni.

# LIBERE DI DARE I NUMERI

Intendiamo creare mappature, osservatori, banche dati e strumenti di analisi autonomi, per garantire la diffusione di una consapevolezza del fenomeno della violenza maschile contro le donne come fenomeno strutturale e non emergenziale. Da parte degli enti pubblici e privati è necessario organizzare – a tutti i livelli – banche dati che garantiscano la conoscenza qualitativa e quantitativa di tutte le forme della violenza di genere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VSEDRŽAVNA MANIFESTACIJA V RIMU: IMAMO NAČRT

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Smo morski val, ki je preplavil ulice Rima lanskega 26. novembra. Smo tiste, ki smo 8. marca organizirale prvo mednarodno stavko složno z ženskami iz celega sveta, od Poljske do Argentine, od Združenih držav do Turčije, od Španije do Brazilije. Naslednjega 25. novembra bomo zopet preplavile rimske ulice z jasnim sporočilom: še naprej se bomo borile, dokler se ne bomo osvobodile moškega nasilja in nasilja na podlagi spola v vseh oblikah.

V enem letu delovanja z mobilizacijami, kampanjami, vsedržavnimi in tematskimi srečanji ter širjenja feminističnih znanj in izkušenj, smo napisale Feministični načrt proti moškemu nasilju in nasilju na podlagi spola, kot sredstvo boja za naše pravice, dokument predlogov in akcije, ki ga bomo predstavile na protestu v Rimu, 25. novembra. Feministični politični dokument, ki obravnava moško nasilje in nasilje na podlagi spola kot strukturni in sistemski pojav, ki se ga ne da ustaviti z zviševanjem zakonskih kazni ali z izrednimi ukrepi, temveč se upor zoper to nasilje začne v centrih proti nasilju nad ženskami (centri antiviolenza) in v feminističnem gibanju. Kot odgovor na moško nasilje in nasilje na podlagi spola nočemo še več policije na ulicah in niti varstva, ampak hočemo avtonomijo, svobodo in družbeno pravičnost!

Boriti se proti moškemu nasilju in nasilju na podlagi spola pomeni postaviti pod vprašaj kulturo in družbene odnose, ki jo podpirajo. Ne potrebujemo mentorjev ali stražarjev, nismo žrtve in nismo dobile tega, kar smo iskale. Borimo se za strukturno spremembo, ki se mora začeti v šoli, na delu, na področju zdravja, javne uprave, sodstva in medijev, zahtevamo spoštovanje svobode in samoodločanja, kot jo same razumemo, in naše neodvisnosti. Zato se bomo poslužile orodij in virov za samoodločanje o naših življenjih.

Načrt je naš program boja proti patriarhalnemu in kapitalističnemu nasilju. Vsakodnevna posilstva in uboji žensk nas ne bodo ustavili, kajti še naprej se bomo borile, dokler se ne bomo osvobodile seksističnega nasilja na delovnih mestih,  nadlegovanj, diskriminiranja, zlorab moči nadrejenih, ampak tudi vsakodnevnega izkoriščanja in prekarnosti. Še naprej se bomo borile, dokler se ne bomo osvobodile nasilja varčevalnih ukrepov države in evropskih inštitucij, ki siromašijo naša življenja in hromijo centre proti nasilju in njihovo avtonomijo. Še naprej se bomo borile, dokler se ne bomo osvobodile nasilja na družabnih omrežjih in v časopisih, v katerih smo vedno postavljene v vlogo storilke ali neme žrtve.

Še naprej se bomo borile, dokler se ne bomo osvobodile nasilja institucionaliziranega rasizma in nasilja državnih mej ter dokler se bo izrabljalo posilstva za opravičevanje rasizma v imenu žensk. Še naprej se bomo borile, dokler ne bodo odpravljeni zakoni in predpisi, ki migrantke v begunskih taborih de facto dnevno izpostavljajo nasilju, kot so bilateralni sporazumi z Libijo in Turčijo ter Minittijevi zakoni, ki napadajo migrante, prostitutke in transeksualke v imenu »mestnega dekorja«, ki je za nas nesprejemljiv.

Preplavile bomo javne prostore zato, da pokažemo našo odločnost v zagovarjanju vsakodnevnih praks spreminjanja, vzajemnosti in solidarnosti, z močjo tisočih žensk, trans in queer, ki se združene prepoznajo v #Metoo, tudi jaz, ki postane #WeToghether, mi skupaj.

Preplavile bomo ulice in se borile za svojo avtonomijo. Želimo si svobodo gibanja v mestih in brez ovir čez meje, lastno oblast pri odločanju o naših življenjih v bolnicah in na sodiščih in pri svoji usodi izven predpisanih vlog. Želimo dohodek o katerem odločamo same, evropsko minimalno plačo, socialno državo in pravice do svobodnega odločanja o naših telesih in naših življenjih.

Še naprej se bomo borile: imamo načrt!

Un consultorio “straordinario”

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RITORNA AL CONSULTORIO LO SPORTELLO ANTIVIOLENZA CHE NEGLI ULTIMI SEI ANNI HA SUPPORTATO DONNE CHE HANNO SUBITO LA VIOLENZA MASCHILE, NEL LORO PERCORSO DI FUORIUSCITA.

RITORNA AL CONSULTORIO IL CORSO DI LINGUA ITALIANA PER DONNE CHE NEGLI ULTIMI NOVE ANNI È STATO UN LUOGO DOVE INCONTRARSI, CRESCERE, COSTRUIRE RELAZIONI.

Dopo la grande mobilitazione cittadina di sabato scorso, il 15 novembre l’Assemblea delle donne del Consultorio di Piazza dei Condottieri ha incontrato la dirigenza della ASL RM2 che si è assunta l’impegno di firmare un nuovo protocollo di intesa con l’associazione D.A.L.I.A. per riattivare all’interno del Consultorio, sia lo sportello antiviolenza, sia il corso d’italiano, attività gratuite e aggiuntive rispetto a quelle ordinarie.

Il Consultorio, che è uno spazio dedicato alla prevenzione e alla tutela della salute delle donne, torna ad essere un luogo di partecipazione, dove le donne possono prendere parola, proporre e agire.

Il Consultorio oggi riapre alle donne.

Ritorniamo al Consultorio di Piazza dei Condottieri. Ritorniamo in tutti i Consultori.

#Versoil25N

#Piano25N

#NonUnaDiMeno

#NonUnConsultorioDiMeno

Contro la violenza maschile sulle donne: ABBIAMO UN PIANO!

रोम में राष्ट्रीय प्रदर्शन: हम एक योजना है!

Tinka Tinkastra

हम एक और क्रांति के लिए नवंबर के आखिरी 26 रोम की सड़कों पर जा रहे हैं. 8 मार्च को, हम लोगों की है कि पूरी दुनिया से एक साथ “पहले वैश्विक महिलाओं” हड़ताल का निर्माण किया, महिलाओं के साथ साथ, पोलैंड से अर्जेंटीना के लिए, संयुक्त राज्य अमेरिका से तुर्की से, स्पेन से ब्राजील के लिए कर रहे हैं. नवंबर के अगले 25 वीं पर, हम रोम फिर से मार्च किया, हमारा संदेश व्यक्त करने के लिए: हम जब तक हम सब यह प्रकार और रूपों में पुरुष और लिंग हिंसा से मुक्त हैं बंद नहीं करेगा.

अभिव्यक्ति, अभियानों, राष्ट्रीय और विधानसभाओं, नेटवर्किंग नारीवादी ज्ञान और अनुभव से एक वर्ष के दौरान, हम लिखा है एक नारीवादी योजना के खिलाफ नर और लिंग हिंसा, हमारे संघर्ष और दावा, प्रस्ताव और कार्रवाई के एक दस्तावेज है कि हम नवंबर के 25 सड़कों पर ले जाएगा के लिए एक हथियार.

कि एक प्रणालीगत और संरचनात्मक घटना के रूप में पुरुष और लिंग हिंसा को व्यक्त करता है एक राजनीतिक और नारीवादी दस्तावेज़, कि, दंड और वाक्य में वृद्धि से या एक आपातकालीन आधारित दृष्टिकोण के साथ सामना नहीं किया जा सकता, लेकिन विरोधी हिंसा केन्द्रों के अनुभव से और नारीवादी आंदोलन से शुरू करके.  आदेश इसकी जटिलता में पुरुष और लिंग हिंसा विपरीत करने के लिए हम सड़कों पर अधिक पुलिस, और न ही सहायता नहीं करना चाहते, हम स्वायत्तता, स्वतंत्रता और सामाजिक न्याय चाहते हैं!

पुरुष और लिंग हिंसा के खिलाफ लड़ने के लिए संस्कृति और सामाजिक संबंधों कि इसे बनाए रखने को चुनौती देने का मतलब है. हम ट्यूटर्स या अभिभावकों की जरूरत नहीं है, हम पीड़ितों नहीं हैं और हम इसके लिए नहीं पूछ की है. हम एक संरचनात्मक परिवर्तन के लिए लड़ने के स्कूलों, काम, स्वास्थ्य, न्याय के प्रशासन और मीडिया से शुरू, हम स्वतंत्रता और आत्मनिर्णय के और हमारी आजादी के बारे में हमारी पथ के संबंध के लिए मांग करते हैं. इस कारण से हम साधन और हमारे आत्म-निर्णय और आदेश हमारे अपने जीवन के लिए चयन करने के लिए में संसाधनों के लिए मांग करते हैं.

 

 

योजना पितृसत्ता और पूंजीवाद के हिंसा के खिलाफ संघर्ष के बारे में हमारी कार्यक्रम है. बलात्कार और महिला को हत्या है कि हम हर रोज गवाह हमें रोक नहीं होगा. हम शोषण और असुरक्षा की दैनिक एक से जब तक हम सेक्सिस्ट हिंसा है कि हम अपने कार्यस्थलों में रहते हैं, उत्पीड़न से, भेदभाव और सत्ता के दुरुपयोग से से मुक्ति प्राप्त रोक नहीं होनी चाहिए, लेकिन यह भी. हम जब तक हम हिंसा हम रहते हैं कि जब आर्थिक बजट राष्ट्रीय और यूरोपीय सरकारों द्वारा किए गए कटौती हमारे जीवन को बेहतर बनाने और विरोधी हिंसा कानून और हमारी स्वायत्तता बदलने से मुक्त हैं बंद नहीं करेगा. हम जब तक हम सामाजिक मीडिया और समाचार पत्र पर हिंसा से मुक्त नहीं हैं बंद नहीं करेगा, कि या तो हमें दोष या कष्ट पहुंचाना है और हमें मौन.

 

 

हम जब तक हम महिलाओं के खिलाफ संस्थानों के नस्लवाद से मुक्त हैं बंद नहीं करेगा. हम रोक नहीं होगी जब तक संस्थागत उपायों कि शरणार्थी शिविरों में दैनिक हिंसा के लिए प्रवासी महिलाओं का पर्दाफाश समाप्त कर दिया जाना होगा. लीबिया और तुर्की, मिन्नीते कानूनों, एक अस्वीकार्य “सामाजिक शालीनता” के नाम से प्रवासियों, वेश्याओं और पारलैंगिक महिलाओं के निर्वासन के लिए कि लक्ष्य के साथ द्विपक्षीय समझौतों. हम अपने दावे, परिवर्तन, पारस्परिकता और एकजुटता का हमारे दैनिक अभ्यास के के निर्धारण व्यक्त करने के लिए सार्वजनिक स्थान में मार्च करेगा: महिलाओं के हजारों की शक्ति, ट्रांसजेंडर की में खुद को पहचान एकजुट #Metoo, ताकि इसे में बदलना करने के लिए #WeTogether.

हम अपने अधिकारों के लिए लड़ने के लिए सड़कों पर होगी. हम अपने शहर में और हमारे सीमाओं के पार आंदोलन की स्वतंत्रता चाहते हैं, अस्पतालों में हमारे अपने जीवन पर भूमिकाओं है कि हम पर लगाया जाता है से बाहर अपने स्वयं के भाग्य का चयन करने, अदालत कमरों में तय करने के लिए शक्ति. हम आत्मनिर्णय के एक आय चाहते हैं, एक यूरोपीय न्यूनतम मजदूरी, कल्याण और अधिकार, क्रम में हमारे शरीर और जीवन पर चुनने के लिए स्वतंत्र हो.

 

हम रोक नहीं होनी चाहिए: हम एक योजना है!

الحدث الوطني في روما: لدينا خطة

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نحن المد الذى عبر شوارع روما يوم26نوفمبرمن2016۔و نفس الحشد الذى قام باول اضراب عالمي يوم08 مارس۔ تضامنا مع جميع النساء،في العالم کله۔ من بولندا الى الارجنتين ،من الولايات المتحدة الى ترکيا ،من اسبانيا الى البرازيل۔ ونحن عازمين ان شاء الله في يوم 25 نوفمبر القادم على اجتياح شوارع روما مجددا لارسال واطلاق رسالة واضحة ۔
نحن لن نتوقف حتى نصبح متحررين من العنف الذکوري ،و العنف بجميع انواعه واشکاله ۔ وفي هذا الباب ومن اجل هذا الموضوع وخلال سنة کاملة من التجمعات والحملات قصد التوعية معتمدين على الخبرات المعرفية النسوية وکذلک الشبکية ،لکي نقضي على العنف بجميع انواعه وصفاته ۔في جميع الاحوال لقد خرجنا بمقترح ووثيقة عمل سنلقيها على الساحة في روما يوم25نوفمبر القادم ۔ستکون وتيقة سياسىة نسوية ننص فيها ان العنف ضد النساء والعنف بکل اشکاله يعتبر ظاهرة هيکلية ونظامية۔ ولهذا لايمکن مواجهته بالطرق المعمول بها اليوم ۔کمثل الزيادة في العقوبات۔ نحن نريد حلولا ناجحة عن طريق مراکز لمکافحة العنف ضد النساء۔ وفي هذا المجال نحن لا نريد زيادة في رجال الامن في الشوارع، ولا نريد مساعدة، ولاکن نطالب لاستقلالية وحرية وعدالة اجتماعية۔ واليوم نحن نقول لکي نحارب هذا المرض المجتمعي الذي نتج عن خلل في تقافتنا والعلاقات الاجتماعية يجب علينا ان نعيد النظر في هذه الاشياء۔
نحن لسنا ضحايا ولا نريد اوصياء لاکن نکافح من اجل التغيير الهيکلي في جميع الميادين، ابتداء من التعليم والعمل والصحة والعدل والاعلام، ونطالب باحترام مسارنا للحرية وتحريرمصيرنا۔
نحن نريد مکافحة العنف والاغتصاب اليومي للنساء ولن نتوقف حتى نحصل على التحرر من العنف الجنسي الذي نعيشه في اماکن العمل والمضايفات والتميز واساءة استعمال السلطة والاستغلال في العمل۔ وکذلک لن نسکت عن عمليات خفض الميزانية المبرمجة من قبل الحکومات للمراکز التي تکافح العنف۔ ولن نتوقف حتى نتحرر من عنف وساءل الاعلام والصحف الذين يلومنناويلقون الينا التهم من اجل اسکاتنا ۔
اننا لن نتوقف حتى نکون متحرىين من عنف العنصرية المؤسساتية والحدودية۔ وحتى لايتم استغلال الاغتصاب لتبريرالعنصرية باسم المراة ۔ ولن نتوقف حتى لاتطرد النساء المهاجرات بسبب العنف اليومي في مخيمات اللاجئين، وبسبب القوانين الدولية کمثل قوانين مينيتي۔
وبالطبع سنشارک في الفضاء العام لکي ناکد على مطالبنا وممارستنا للتغير والتکافل والتضامن۔ وسنکون قوة نساءية بجميع اشکالها سنخرج الى الشوارع من اجل الدفاع عن استقلاليتنا وحرية حرکتنا بالمدن، وحتى في الحدود۔
ونريد تقريرمصيرنا وحياتنا في المستشفيات والمحاکم نريد ان نحدد دورنا في الحياة نريد تقرير المصير وحد اذنى للاجور والرعاية والحقوق وان نسيرانفسنا بانفسنا وليکن في علمکم اننا لن نتوقف۔
نحن عندنا خطة لدينا خطة۔

MANIFESTATION NATIONALE À ROME: NOUS AVONS UN PLAN!

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Nous sommes la marée qui a traversé les rues de Rome le 26 novembre 2016. Nous sommes les mêmes qui le 8 Mars ont organisé la première grève globale avec des femmes du monde entier, de la Pologne à l’Argentine, des États-Unis à la Turquie, de l’Espagne au Brésil. Le 25 Novembre prochain nous submergerons à nouveau les rues de Rome, pour lancer un message clair : nous ne nous arrêterons pas tant que nous ne serons pas libérées de la violence des hommes et de genre sous toutes ses formes.

En une année de mobilisation, de campagnes, d’assemblées nationales et thématiques, grâce à la mise en réseau des expériences et connaissances féministes, nous avons écrit un Plan féministe contre la violence masculine et de genre, un instrument de lutte et de revendication, un document de proposition et d’action que nous porterons dans les rues de Rome le 25 novembre prochain. Un document politique féministe qui considère la violence masculine et de genre comme un phénomène structurel et systémique qui ne peut être résolu par l’augmentation des sanctions pénales ou par des plans d’urgence, mais qui doit se baser sur l’expérience des centres contre la violence faite aux femmes et du mouvement féministe. Pour lutter contre la violence masculine et de genre, nous ne voulons pas plus de police dans les rues ni de l’assistance, mais plutôt l’autonomie, la liberté et la justice sociale !

Combattre la violence masculine et la violence de genre signifie remettre en question la culture et les relations sociales sous-jacentes. Nous n’avons pas besoin de tuteurs ou de gardiens, nous ne sommes pas des victimes et nous n’avons pas cherché la violence qui nous prend pour cibles. Nous nous battons pour un changement structurel, à partir de l’école, du travail, de la santé, de l’administration judiciaire et des médias, nous exigeons le respect de nos parcours de liberté et d’autodétermination et de notre indépendance. C’est pour ça que nous réclamons les moyens et les ressources pour s’autodéterminer et décider de nos vies.

Le Plan est notre programme de lutte contre la violence patriarcale et capitaliste. Nous ne nous arrêterons pas face au viol et aux féminicides quotidiens. Nous ne nous arrêterons pas tant que nous ne serons pas libérées du sexisme que nous vivons dans les lieux de travail, du harcèlement, de la discrimination et de l’abus de pouvoir, mais aussi de la violence de l’exploitation quotidienne et de la précarité. Nous ne nous arrêterons pas tant que nous ne serons pas libérées des violences que nous vivons à cause des compressions budgétaires prévues par les gouvernements nationaux et européens qui appauvrissent nos vies et attaquent les centres contre la violence faite aux femmes et leur autonomie. Nous n’arrêterons pas tant que nous ne serons pas à l’abri de la violence dans les médias sociaux et les journaux, qui nous blâment ou qui nous victimisent en nous réduisant au silence.

Nous ne nous arrêterons pas tant que nous ne serons pas libérées de la violence du racisme institutionnel et des frontières, tant que les viols seront exploités pour justifier le racisme au nom des femmes. Nous ne nous arrêterons pas tant que nous n’aurons pas aboli les mesures institutionnelles qui de fait exposent les femmes migrantes aux violences quotidiennes des camps de réfugié.e.s, tels que les accords bilatéraux avec la Libye et la Turquie, et qui attaquent les migrantes, les prostituées et les trans au nom d’un « décorum » inacceptable, comme le font les lois Minniti.

Nous inonderons l’espace public pour affirmer la détermination de nos revendications, de nos pratiques quotidiennes de changement, de mutualisme et de solidarité : la force des milliers de femmes, trans et queer qui ensemble se reconnaissent dans #Metoo, moi aussi, pour le transformer en #WeToogether, Nous ensemble.

Nous serons dans la rue pour lutter pour notre autonomie. Nous voulons être libres de circuler dans les villes et à travers les frontières, de pouvoir décider de nos vies dans les hôpitaux et les tribunaux, de choisir notre destin au-delà des rôles qui nous sont imposés. Nous voulons un revenu d’autodétermination, un salaire européen minimum, l’état social et les droits, pour être libres de choisir ce que nous faisons de nos corps et de nos vies.

Nous ne nous arrêterons pas : nous avons un plan!

MANIFESTACIÓN NACIONAL EN ROMA: ¡TENEMOS UN PLAN!

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Somos la marea que paseò por las calles de Roma el 26 noviembre pasado.

Somos las mismas que el 8 de marzo han construido la huelga global junto a las mujeres de todo el mundo, desde Polonia hasta Argentina, desde Estados Unidos hasta Turquia, desde España hasta Brasil. El proximo 25 noviembre inundaremos de nuevo las calles de Roma, para lanzar un mensaje claro:  no nos  pararemos hasta que seamos libres de la violencia masculina y de genero en todas sus formas.

En un año de manifestaciones, campañas, reuniones nacionales y tematicas, conectando experiencias y conoscimientos feministas, hemos redactado un Plan feminista contra la violencia masculina y de genero, un instrumento de lucha y de reclamacion, un documento de propuesta y acción que traeremos a la plaza en Roma el 25 de novembre. Un documento politico feminista que considera la violencia masculina y de genero como un fenomeno estructural y sistémico, que no puede ser enfrentado aumentando las condenas de los crimines o con orientaciones emergenciales pero si comenzando desde la experiencia de los centros antiviolencia y del movimento feminista. Para contrastar la violencia masculina y de genero en toda su complejidad, no nos queremos mas policia en las calles ni tampoco asistencia, pero si autonomia, liberdad y justicia social!

Luchar contra la violencia masculina y de genero significa poner en discusion  la cultura y las relaciones sociales que la sostienen. No nos necesitamos  protectores o  guardianos, no somos victimas y no nos lo hemos busquado. Luchamos por un cambio estructural, comenzando desde la escuela, el trabajo, la salud, la justicia y los medios de comunicacion, pretendemos lograr respecto sobre nuestro recorrido de liberdad y autodeterminacion y nuestra indipendencia. Para esto reclamamos los medios y los recursos para la autodeterminacion  y poder decidir sobre nuestras vidas.

El Plan es nuestro programa de lucha contra la violencia patriarcal y capitalista. No nos pararemos delante las violaciones y los feminicidios cotidianos. No nos pararemos hasta que no obtengamos la liberdad de la violencia sexista que vivimos en el trabajo , las molestias, las dicriminaciones y los abusos de poder, pero tambien  aquella cotidiana de explotacion y precariedad. No nos pararemos hasta que no seamos libres de la violencia que vivimos  cuando los recortes presupuestarios programatos de los gobiernos nacionales y europeos empobrecen   nustras vidas y atacan los centros antiviolencias y su  autonomia. No nos pararemos hasta que no seamos libres de la violencia en los social media y de los periodicos, que nos culpabilizan o victimizan acallandonos .

Nos no pararemos hasta que no seamos libres de la violencia del racismo institucional y de las fronteras, hasta que las violaciones sean  instrumentalizadas para justificar el racismo en el nombre de las mujeres.

No nos pararemos hasta que no sean abolidas las medidas istitucionales que  exponen a las mujeres migrantes a la violencia cotididiana en los campos de refugiados, como los acuerdos bilaterales con Libia y Turquia, y que agreden a inmigrantes, prostitutas y mujeres trans en el nobre de un decoro inaceptable, como la ley Minniti.

Inundaremos el espacio publico para afirmar la determinacion de nuestras reivindicaciones, de nuestras practicas cotidiana de cambio, mutualismo y solidariedad: la fuerza de miles de mujeres, trans y queer unidas que se reconocen en el  #Metoo,Anche Io, para trasformarlo en  #WeToogether, Noi Insieme.

Estaremos en las calles para luchar para nuestra autonomia. Quieremos la liberdad de muevernos en la ciudad y a traves de las fronteras, el poder de decidir de nuestras vidas en los hospitales y en los tribunales, de decidir nuestro destino fuera de los roles que  nos imponen.

Queremos ingresos de autodeterminación, un salario minimo europeo, welfare y derechos, para ser libres para decidir sobre nuestros cuerpos y nuestras vidas.

No nos pararemos: tenemos un plan!