Verso 25N: Appello al mondo della cultura, dello spettacolo e dell’informazione

 

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Non Una di Meno verso la manifestazione nazionale contro la violenza – Roma 25 novembre 2017.
Il 2016 è stato l’anno dell’irruzione sulla scena pubblica globale di un nuovo movimento femminista: immense manifestazioni e lo sciopero globale dello scorso 8 marzo hanno attraversato il pianeta e hanno riportato l’attenzione sulla violenza sistemica che ogni giorno si esercita sui corpi e sulle vite di milioni di donne, sulla necessità di ribaltarne le condizioni che la sostengono.

In Italia più di 200mila donne lo scorso 26 novembre hanno fatto “marea” nelle strade di Roma al grido di Non Una Di Meno, hanno incrociato le braccia l’8 marzo, hanno promosso campagne e azioni contro il femminicidio, la violenza domestica, sessuale, istituzionale, economica, mediatica. La mobilitazione si è accompagnata all’elaborazione collettiva di un Piano Femminista Antiviolenza che, nell’arco di cinque assemblee nazionali e nove tavoli tematici, è giunta a compimento in un documento politico che mette al centro l’autodeterminazione e l’autonomia delle donne contro ogni colpevolizzazione e vittimizzazione strumentale, contro ogni forma di discriminazione e ricatto.

La marea continua ad avanzare.
Oggi il nuovo protagonismo delle donne attraversa la società intera per scuoterla alle radici, per metterne in discussione rapporti di potere accettati e consolidati.
Tanta strada è stata percorsa, tanta ancora ce n’è da percorrere.

Lo stiamo osservando nelle ultime settimane con il “caso Weinstein” che diventa il “caso Asia Argento” ma anche con l’attivazione di migliaia di donne in tutto il mondo, celebri e sconosciute, che, a seguito delle denunce pubbliche che hanno colpito Hollywood, hanno deciso di sfidare il pregiudizio e la vergogna e di raccontare le molestie e le violenze subite sul posto di lavoro. Lo spazio di visibilità aperto e messo a disposizione di tutte diventa arma potente e spazio di agibilità politica là dove è normalmente negato e delegittimato. #MeToo – anch’io – e in Italia #Quellavoltache, sono diventati i nomi comuni del riconoscimento in una identica condizione di vulnerabilità dettata dalla cultura imperante del possesso e dello stupro. È ora che nessuna resti sola: #wetoogether è il nome comune che vogliamo dare alla solidarietà e alla forza collettiva della marea femminista, perché la violenza ha tante forme e riguarda tutte ma siamo unite nel combatterla.

Il prossimo 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, il movimento femminista Non Una di Meno torna in piazza con un corteo nazionale che attraverserà Roma.

Chiediamo alle donne dell’informazione, della cultura e dello spettacolo di scendere in piazza con noi. Chiediamo di partecipare attivamente alla campagna verso la manifestazione nazionale del prossimo 25 novembre a Roma sottoscrivendo questo appello e dando testimonianza pubblica e visibile della vostra adesione (una foto, un mini-video o semplicemente un messaggio su twitter o su facebook) utilizzando le parole “#WeToogether verso il 25 novembre”.

Non Una di Meno, perché nessuna resti sola.

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English Version

Non Una di Meno – National Demonstration Against Violence – Rome, November 25, 2017
An Appeal to Women in the Arts, Entertainment and the Media

In 2016 a new feminist movement burst onto the global political scene. Massive demonstrations around the world and the International Women’s Strike of March 8th, 2017 directed attention to the systemic violence that millions of women face daily and the necessity to overturn its underlying conditions.
The tide continues to rise.
Today, women’s protagonism is shaking the foundations of society and challenging entrenched power relations.

Much has been done, yet we still have a long way to go.
In recent weeks, in Italy, we have seen the “Weinstein case” becoming the “Asia Argento case.” Yet, there has also been the mobilization of thousand of women all over the world, celebrities and countless others, who, following public allegations of sexual violence in Hollywood, decided to challenge the stigma and shame attached to sexual violence, and tell their stories of harassment and assault in the workplace. This space of visibility available to all has become a powerful tool for political action, one that has usually been negated. #MeToo, and in Italy #Quellavoltache, are the common names for for finding recognition in the same condition of vulnerability created by the dominant culture of rape and possession. We propose #WeToogether as the common name for the solidarity and collective force of the feminist tide. Because violence comes in many forms but we are united in fighting against it.
On November 25, the International Day for the Elimination of Violence Against Women, the feminist movement Non Una di Meno will be back in the streets of Rome for a national demonstration.

We ask women in the arts, entertainment and the media to join us. We ask you to become an active participant in the campaign leading to November 25 by signing this appeal and publicly supporting Non Una di Meno with a picture, a video-clip or a post on Twitter or Facebook that includes the slogan “#WeToogether toward November 25.”
Non Una di Meno, because no one should be left alone.
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Perché i telegiornali oscurano la manifestazione delle donne?

Ieri a Roma una manifestazione di almeno 200 mila persone condotta dalle donne, potente e bella come una marea, ha detto all’opinione pubblica di questo Paese che la violenza maschile deve finire perché rovina e spegne le nostre vite, e che le femministe hanno la competenza, il metodo e l’esperienza per sapere quali misure adottare e quali interventi. Oggi discuteremo in migliaia alla Università di Roma un piano d’azione nazionale femminista contro la violenza maschile che sia utile ed efficace. Quando sarà pronto chiederemo con tutte le nostre forze che venga adottato.

Ma nelle edizioni della sera i maggiori telegiornali hanno fatto scomparire la notizia.

Il TgUno, che appena il 25 novembre condannava la violenza sulle donne, ieri sera ha intervistato solo la Ministra Boschi e poi, come per caso, è stata data la notizia che migliaia di donne avevano sfilato a Roma per dire no alla violenza.

RaiDue ha mostrato un papà con un bambino sullo sfondo del Colosseo e della manifestazione, sembrava una festa per famiglie.

La7 non si è accorta di niente.

E allora si pone un problema di democrazia e rispetto delle leggi.

Non accettiamo più che i governi non agiscano da subito per contrastare il femminicidio, che si chiudano i Centri Antiviolenza, che non si faccia prevenzione, educazione, formazione. Volete un’altra manifestazione, più grande? Noi abbiamo le ragioni urgenti, l’energia e la rabbia per farla.

Non Una Di Meno

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COMUNICATO STAMPA

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Non una di meno

Roma 26 novembre 2016

“Oggi si parla di una donna uccisa ogni 3 giorni, ma in realtà non sappiamo cosa succede veramente. Non abbiamo dati dei pronto soccorso, non abbiamo dati completi dalle forze dell’ordine, non abbiamo dati sui processi e sulle condanne, non abbiamo dati dai servizi territoriali, dalle assistenti sociali dei comuni, non abbiamo dati di quanto le/gli insegnanti vedono a scuola, abbiamo solo i dati (neanche tutti) dei centri antiviolenza, due ricerche Istat in 15 anni”: così ha esordito Vittoria Tola dell’Udi nella conferenza stampa che si è tenuta ieri per presentare la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne che si terrà a Roma il 26 novembre. Nella sala Walter Tobagi, presso la Federazione nazionale della stampa italiana, si sono succeduti gli interventi delle tre realtà promotrici dell’iniziativa: D.i.Re., Udi e Io Decido. La Conferenza non ha solo lanciato ufficialmente la manifestazione ma l’inizio di un percorso che ha come scopo la scrittura di un Piano antiviolenza nazionale femminista a cui si inizierà a lavorare già a partire dal giorno seguente, il 27 novembre, in un’assemblea plenaria che si terrà a Roma. “Nel piano antiviolenza proposto dalle istituzioni c’è un rischio di standardizzazione degli interventi che equipara i centri antiviolenza, creati dalle donne, al servizio pubblico”, spiega immediatamente in apertura Titti Carrano presidente di D.i.Re, “Nel piano straordinario contro la violenza il ruolo dei Centri Antiviolenza risulta depotenziato in tutte le azioni previste e vengono considerati alla stregua di qualsiasi altro soggetto del privato sociale con un’unica visione di “normalizzare” e neutralizzare la violenza o collocarla in interventi socio assistenziali o socio sanitari. I Centri Antiviolenza non sono solo luoghi dell’accoglienza, in cui la relazione tra donne nutre la metodologia utilizzata per fare emergere e riconoscere la dimensione della violenza. Sono luoghi in cui si costruiscono saperi, progettualità, competenze. Sono il motore di cambiamento di una cultura che ancora genera e giustifica la violenza maschile contro le donne”.

Noi vogliamo avviare un percorso per costruire dal basso un piano femminista contro la violenza che non sia straordinario e che risponda effettivamente ai bisogni delle donne”. È infatti stato sottolineato fin dal principio di questa iniziativa, condivisa da migliaia di realtà differenti in tutta Italia, che la violenza sulle donne non è qualcosa di straordinario, non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale di una società patriarcale. Se nel discorso pubblico la violenza maschile sulle donne è ormai sempre più presente, anche perché il numero dei femminicidi non lascia altra scelta, un reale cambiamento non è ancora iniziato. Lo dimostra in modo chiaro, come sottolineato con forza da Tola, la mancanza di una rilevazione dei dati sistematica, integrata e omogenea, in materia di violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale. Così come non ci sono dati sulla violenza alle donne migranti, profughe e rifugiate politiche né quelli sulle violenze subite dalle donne trafficate per sfruttamento sessuale e lavorativo, per le gravidanze forzate o i matrimoni precoci. Per fare fronte a questa situazione è nato il percorso politico che vede nella manifestazione nazionale solo un primo appuntamento, “perché non siamo più disposte a perdere in alcuna parte del mondo nessuna donna, per mano di un uomo o a causa dell’obiezione di coscienza o per qualsiasi altra forma di violenza”, spiega Tatiana Montella della rete Io Decido. La chiamata della rete organizzatrice Non una di Meno ha avuto pronta risposta nelle grandi città e nei piccoli centri, nelle università, nei luoghi di lavoro, ovunque le donne hanno iniziato a organizzarsi e a riflettere sulle proprie condizioni. Il Piano femminista contro la violenza perciò si propone di raccogliere e valorizzare “la ricchezza che le donne producono localmente nei centri istituzionali, autogestiti, nelle associazioni e nei gruppi femministi per costruire un piano che metta a valore finalmente le definizioni, le metodologie, le pratiche avanzate esistenti. Pensiamo di aver raggiunto un grado di autorevolezza e consapevolezza tale da poter mettere per iscritto questa accumulazione di sapere e pratiche”, dice Simona Ammerata della rete Io Decido.

Un lavoro collettivo che rappresenta una assoluta novità perché a differenza dei percorsi istituzionali che tendono a vittimizzare le donne si concentrerà sugli strumenti che rafforzano i percorsi di libertà e di autodeterminazione delle donne. Intanto, ricorda infine Montella “ mentre in tutta Italia, tantissime donne hanno sacrificato giornate di lavoro, relazioni, socialità, per costruire questo percorso, i centri antiviolenza venivano sgomberati, ultimo il centro antiviolenza di Lecce, Renata Fonte, accusato di essere abusivo mentre atroci femminicidi scandivano comunque le nostre giornate”. La rete Non una di Meno auspica che ciò che verrà raccontato della manifestazione di sabato sia la storia di un movimento femminista nato dal basso, antisessista, antirazzista e antifascista; a tal fine si chiede di manifestare senza rappresentanze e simboli istituzionali, di partito e sindacali. Per lasciare spazio a chi spesso non ha voce, alle donne che da più di trent’anni combattono nei centri antiviolenza resistendo ai continui attacchi di chi vorrebbe neutralizzarli, a chi in questi mesi si è messa al lavoro per la riuscita di questo percorso.

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Roma, 26 e 27 novembre manifestazione contro la violenza sulle donne “Non una di meno”

Riceviamo e pubblichiamo

NON UNA DI MENO! LE DONNE SCENDONO IN PIAZZA IL 26 E 27 NOVEMBRE CONTRO LA
VIOLENZA MASCHILE.

“Crediamo fermamente che mettere fine alla violenza maschile contro le donne sia oggi la priorità di questo Paese e non solo. La mobilitazione del 26 e 27 novembre a Roma è la prima tappa di un percorso che porterà a un Piano Femminista contro la violenza maschile”.

Una grande manifestazione nazionale per dire di nuovo BASTA alla violenza maschile contro le donne: in occasione della Giornata internazionale contro la violenza, donne, associazioni, collettivi e centri antiviolenza da tutta Italia si ritroveranno a Roma il 26 e 27 novembre prossimi. Niente bandiere di partito o sindacato, nessuna campagna referendaria, protagoniste solo e soltanto le donne. “Un terzo delle donne italiane, straniere e migranti, subisce violenza fisica, psicologica, sessuale, spesso fra le mura domestiche e davanti ai propri figli – dichiara la rete italiana #NonUnaDiMeno, promossa da D.i.Re (Donne in rete contro la violenza), la rete romana Io Decido e UDI (Unione Donne in Italia) – Dall’inizio dell’anno oltre 70 donne sono state uccise in Italia per mano di mariti, conviventi o ex.

La violenza maschile sulle donne non è un fatto privato, non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale e trasversale della nostra società, che attraversa ogni aspetto dell’esistenza, controlla e addomestica i corpi e le vite delle donne: in famiglia, sui luoghi di lavoro, a scuola, all’università, per strada, di notte, di giorno, negli ospedali, sui media, sul web”. Un fenomeno, quello della violenza maschile contro le donne, per troppo tempo negato dalle istituzioni o affrontato come un problema di ordine pubblico: Adesso basta! è il grido che si alza da più parti nel mondo, come abbiamo visto in questi mesi in Polonia, Argentina, Spagna.

La violenza maschile sulle donne può essere affrontata solo con un cambiamento culturale radicale, come insegnano l’esperienza e la pratica del movimento delle donne e dei centri antiviolenza in Italia, che da 30 anni resistono agli attacchi e alla mancanza di risorse per accogliere e accompagnare le donne in percorsi di autonomia e autodeterminazione.

Gli appuntamenti a Roma:
– Manifestazione nazionale: sabato 26 novembre alle ore 14.00 in piazza della Repubblica. Il corteo attraverserà le vie del centro di Roma e terminerà in Piazza San Giovanni.
– Assemblea nazionale: domenica 27 novembre dalle 10, nella scuola elementare Federico Di Donato (via Nino Bixio 83).

Contatti
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