Verona città transfemminista – Tutte le info

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29/30/31 marzo: la tre giorni femminista di #NonUnaDiMeno in contestazione del Congresso mondiale delle famiglie.

Dopo la straordinaria giornata globale di #sciopero del #8marzo, Non Una di Meno, rete transfemminista estesa su tutto il territorio italiano, convoca tre giorni di mobilitazioni e chiama tutt* a Verona.

Dal 29 al 31 marzo, presso la città di Verona si terrà infatti il Congresso mondiale delle famiglie (World Congress of Families, WCF), che vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali come: Matteo Salvini, il ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il senatore della Lega Simone Pillon. Un raduno di associazioni che hanno fatto della lotta contro i diritti delle donne e delle persone lgbtqi+ la loro ragione di esistenza.

Verona ancora una volta si presenta come laboratorio di sperimentazione politica nazionale e l’attacco all’aborto e ai diritti delle donne e delle soggettività lgbtqi+ è il terreno privilegiato su cui si intende operare una saldatura tra la destra e i movimenti per la vita.

Chiamiamo dunque tutt* a Verona il 29, 30 e 31 marzo per manifestare contro il World Congress of families. Lo stato di agitazione permanente continua!

Il 29,30,31 marzo Verona sarà Città Transfemminista:

💥 29/03 EVENTI diffusi nella città – conferenze, laboratori, spettacoli, performance.
🌊 30/03 CORTEO – sarà marea transfemminista che inonderà Verona.
✊ 31/03 ASSEMBLEA TRANSNAZIONALE con Marta Dillon (Ni Una Menos Argentina), attiviste dei movimenti spagnoli, polacchi, irlandesi, croati, olandesi e francesi.

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🔎PROGRAMMA

Tutte le info qui

📌SABATO 30 MARZO
Ore 14.30: CORTEO TRANSFEMMINISTA!
Partenza: concentramento in Piazza XXV Aprile, stazione Verona Porta Nuova

Arrivo: Stazione Porta Vescovo

📌DOMENICA 31 MARZO
ASSEMBLEA TRANSNAZIONALE
Ore 9.00 – Via Santa Teresa 2, Verona

Domenica 31 marzo, all’interno della tre giorni 29/30/31 marzo: Verona Città Transfemminista si terrà l’ASSEMBLEA TRANSNAZIONALE DI NON UNA DI MENO con Marta Dillon (Ni Una Menos Argentina), attiviste dei movimenti spagnoli, polacchi, irlandesi, croati, olandesi e francesi. 🔥🔥🔥

Il testo di convocazione in:
– inglese
– spagnolo
– francese
– italiano
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INSIEME SIAM PARTITE, INSIEME TORNEREMO,
NON UNA – NON UNA – NON UNA DI MENO!

Da tutta Italia, in molte si stanno organizzando per andare insieme verso Verona!
🚌 PULLMAN VERSO VERONA

da ALESSANDRIA, BOLOGNA, FANO, FIRENZE, GENOVA, LUCCA, MODENA, NAPOLI, 

PAVIA, PIACENZA, PISA, RAVENNA, REGGIO EMILIA, RIMINI, ROMA, SIENA, TORINO, TRIESTE
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🚆 IN TRENO VERSO VERONA

da BERGAMO, BRESCIA, LUCCA, MANTOVA, MILANO, PADOVA, TREVISO, VENEZIA, 

VICENZA

PRESIDI IL 30 MARZO IN ITALIA

In contemporanea al corteo di Verona, sono stati organizzati presidi a: Roma, Latina, Pescara, Salerno.

Materiali e Media

 

Volantino Verona Città Transfemminista

AUTOFINANZIAMENTO
Qui, puoi contribuire al finanziamento della “Città Transfemminista”

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Assemblea Transnazionale NON UNA DI MENO

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Domenica 31 marzo, all’interno della tre giorni 29/30/31 marzo: Verona Città Transfemminista si terrà l’ASSEMBLEA TRANSNAZIONALE DI NON UNA DI MENO con Marta Dillon (Ni Una Menos Argentina), attiviste dei movimenti spagnoli, polacchi, irlandesi, croati, olandesi e francesi. 🔥🔥🔥

Il testo di convocazione – estratto del documento politico di indizione di #VeronaCittàTransfemminista in:
– inglese
– spagnolo
– francese
– italiano.

Scorri il testo per vedere tutte le lingue!

#NonUnaDiMeno #AgitazionePermanente #VeronaCittàTransfemminista
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ENGLISH:

The thirteenth “World Congress of Families” will take place in Verona, from the 29th to the 31st of March, 2019. This event will gather together the global «pro-life movement». It will be organized in collaboration with, and thanks to the support of the global far-right, ultra-catholic and integralist groups and political representatives. The purpose of this three-days event is to write a global agenda on women’s bodies and their self-determination, on trans’, LGBTQIA+’s and migrants’ rights, and to apply such agenda at both a local and a global scale.
Today, more than ever, it’s evident that we must face a global reactionary agenda that wants to subordinate women’s bodies and all non-white and non-heterosexual bodies. Our alliances and fights must therefore find common ground and a common language.
On Sunday March 31, an international feminist public assembly will be held, gathering together individuals, groups and movements that face and resist against the growing integralist far-right.
We want to strengthen the connections among trans-feminist movements from all over Europe, South-America, Africa and beyond.

We are the feminist, transfeminist, anti-racist, antifascist tide that will take over Verona, opening up liberating spaces which were born from the global power of the International Women Strike.

HANDS OFF OUR DESIRE! ✊🔥

(here you can find the full text)

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ESPAÑOL:

El décimotercer “Congreso Mundial de las Familias” tendrá lugar en Verona, del 29 al 31 de marzo, 2019. Este evento reunirá el «movimiento pro-vida» global. Será organizado en colaboración con, y gracias al apoyo del extremismo derechista global, de los grupos integralistas y ultra-católicos y de algunos representantes políticos. El objetivo de estos tres días es establecer una vía de comunicación global y común que tenga como prioridades los temas de la autodeterminación de las mujeres y sus cuerpos, los derechos de personas trans, LGBT*QPIA+ y migrantes; aplicar luego esas prioridades a una agenda política tanto a escala local como global.
Hoy, más que nunca, es evidente que debemos afrontar una ola conservadora mundial que quiere subordinar los cuerpos de las mujeres y todas las personas que no son blancas y heterosexuales. Por lo tanto, nuestras alianzas y luchas deben hallar un terreno y un lenguaje común.
El domingo 31 de marzo, se celebrará la asamblea pública feminista internacional, que unirá individuos, grupos y movimientos que enfrenten y se opongan al integralismo ultraderechista. Queremos fortalecer las conexiones entre movimientos trans-feministas desde Europa, Sudamérica, África y más allá.

Somos la marea feminista, transfeminista, antirracista y antifascista que inundará Verona abriendo los espacios de liberación a partir de nuestra fuerza global.

MANOS FUERA DE NUESTROS DESEOS! ✊🔥

(aqui puede encontrar el texto completo)

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FRANÇAIS:

Le treizième « Congrès mondial des familles » aura lieu à Vérone du 29 au 31 mars 2019. Cet événement réunira l’ensemble du mouvement global « pro-life ». Il est organisé avec et grâce au soutien de groupes d’extrême-droite, ultra-catholiques et intégristes du monde entier et de leurs représentants politiques. L’objectif de ces trois jours est de construire un agenda global sur les corps des femmes et leur auto-détermination, sur les droits des personnes LGBTQIA+ et des migrant.e.s et de faire appliquer cet agenda à la fois au niveau local et global.
Aujourd’hui, plus que jamais, il est évident que nous devons faire face à un agenda global réactionnaire qui veut soumettre les corps des femmes et les corps qui ne sont pas blancs et hétérosexuels. Nos alliances et nos luttes doivent donc trouver une base et un langage communs.
L’un des points d’orgue de la ville trans-féministe aura lieu le dimanche 31 mars, quand se tiendra une assemblée publique féministe internationale, avec groupes et des mouvements qui, comme Non Una Di Meno, sont confronté.e.s et résistent à l’expansion de l’extrême-droite intégriste. Nous voulons en faire une rencontre internationale où partager, échanger et discuter de nos pratiques, en renforçant les connections entre les mouvements trans-féministes de toute l’Europe, d’Amérique latine, d’Afrique et au-delà.

Nous sommes la marée féministe, transféministe, antiraciste et antifasciste qui inondera Vérone, et nous ouvrirons des espaces de libération en nous appuyant sur la force globale de notre grève féministe.

ÔTEZ VOS MAINS DE NOS DÉSIRS! ✊🔥

(ici le text complet)

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ITALIANO:

Il tredicesimo “Congresso Mondiale delle famiglie” si svolgerà a Verona dal 29 al 31 marzo 2019. Questo evento riunirà l’insieme del movimento globale “pro-vita” ed è organizzato con e grazie al sostegno di gruppi di estrema destra, ultra cattolici e integralisti del mondo intero e dei loro rappresentanti politici. L’obiettivo di questa tre giorni è di costruire un’agenda globale sui corpi delle donne e sulla loro autodeterminazione, sui diritti delle persone LGBTQIA+ e delle/dei migranti e di far applicare quest’agenda sia a livello locale che globale.
Oggi più che mai è evidente che dobbiamo far fronte a un programma reazionario globale che vuole sottomettere i corpi delle donne e i corpi di chi non è bianc* e eterosessuale. Le nostre alleanze e le nostre lotte devono pertanto trovare una base e un linguaggio comuni.
Domenica 31 marzo si terrà un’assemblea pubblica, femminista e transnazionale, con persone, gruppi e movimenti che affrontano e resistono contro l’espansione dell’estrema destra integralista globale. Vogliamo rafforzare le connessioni tra movimenti femministi e transfemministi di tutta Europa, dell’America Latina, dell’Africa e oltre.

Siamo la marea femminista, transfemminista, antirazzista e antifascista che inonderà Verona aprendo spazi di liberazione a partire dalla forza globale del nostro sciopero femminista.”

Stato di agitazione permanente!
GIU’ LE MANI DAI NOSTRI DESIDERI! ✊🔥

Dallo sciopero globale a Verona Città Transfemminista

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L’8 marzo lo sciopero femminista ha travolto gli argini del presente. Lo abbiamo costruito, incoraggiato, organizzato e sostenuto costantemente. L’8 marzo è stata l’esplosione dello stato di agitazione permanente che continua e che ha dato vita a una nuova grande giornata di lotta contro la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere, praticata a partire dalle diverse posizioni nella produzione e nella riproduzione della società. Lo abbiamo alimentato raccogliendo la forza di un processo globale che amplifica ogni presa di parola singolare e locale e ci rende marea. È stato il terzo sciopero globale femminista, eppure ha nuovamente superato le nostre aspettative, i nostri stessi strumenti e percorsi organizzativi.

Inaspettato è stato il numero delle città in Italia che, al grido Non una di meno!, hanno costruito lo sciopero e le manifestazioni di piazza. Non solo nelle grandi città abbiamo visto numeri imponenti. Sono sorti nuovi nodi territoriali, e anche i piccoli centri hanno dato vita a iniziative autonome e diffuse. In tantissime e tantissimi hanno incrociato le braccia: scuole, trasporti, sanità, università, logistica, cooperative sociali, pubblica amministrazione, fabbriche si sono fermate per prendere parte allo sciopero femminista. Moltissime le forme di sottrazione dal lavoro domestico, riproduttivo e di cura praticate anche nelle case.

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Si è reso visibile il lavoro invisibile delle donne: quello che non finisce timbrando il cartellino ma continua tra le mura domestiche, quello che disvela la riproduzione di ruoli di genere fissi e codificati, quello in cui il razzismo istituzionale diventa la leva per abbassare i salari ed estendere la giornata lavorativa alle 24 ore. Anche per questo le vertenze già in atto che hanno animato le piazze hanno trovato nello sciopero femminista una chiave di lettura complessiva e una solidarietà che va oltre le istanze di categoria.

L’8 marzo non è stato, infatti, semplicemente una sommatoria di vertenze, ma un altro passaggio fondamentale nell’articolazione concreta della lotta alla violenza sessista e strutturale che, come tale, si esprime in tutti gli ambiti della vita delle donne, assumendo molteplici forme di sfruttamento, discriminazione e abuso.

La rivendicazione di un reddito di autodeterminazione, di un salario minimo europeo, di un welfare universale si sono intrecciate con la critica dei rapporti capitalistici di produzione e riproduzione sociale, il rifiuto netto espresso contro il Ddl Pillon, il razzismo istituzionalizzato dalla legge Salvini, il governo del fondamentalismo misogino e transomofobico della crociata anti-gender e anti-abortista.

All’incremento quantitativo è corrisposta anche una crescita di intensità. Soprattutto, è a partire dal riconoscimento del lavoro riproduttivo, per la maggior parte ancora affidato alle donne, che lo sciopero femminista si è fatto e deve continuare a farsi strumento di trasformazione del mondo contestando la ripartizione di mansioni e lavori basata sui ruoli di genere. Abbiamo dato inizio a un percorso di liberazione e rottura che coinvolge le relazioni e la società tutta nelle sue gerarchie e imposizioni.

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Cercando inutilmente di limitare l’importanza dello sciopero, il segretario del più grande sindacato italiano, Landini, si è affrettato a dichiarare che quello dell’8 marzo è stato solo uno sciopero politico, immaturo, nonché “controproducente” per le lavoratrici, perché non “preparato” nei luoghi di lavoro. Noi invece ‒ che siamo quelle stesse lavoratrici e lavoratori, casalinghe, disoccupat*, precarie/i, inoccupat* che portano avanti il mondo ‒ lo avevamo annunciato, lo abbiamo preparato e oggi possiamo dirlo con ancora più convinzione: lo sciopero femminista ha innescato un processo di riappropriazione di questo strumento non più definibile con categorie nei fatti superate. Lo abbiamo annunciato e possiamo ripeterlo: lo sciopero femminista è la risposta.

Uno sciopero certamente politico, ma anche sociale e vertenziale, come dichiariamo nel nostro Piano femminista. Perché è riuscito a rompere l’isolamento delle condizioni individuali e locali di oppressione e sfruttamento, riunendo le tante figure del lavoro dipendente, precario, in nero, non retribuito. Moltissime lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati, hanno scioperato e sono scese in piazza e lo hanno fatto anche contro le indicazioni delle proprie strutture sindacali. Non solo, si sono messe in gioco fin da subito nel percorso che ha portato all’8 marzo, in moltissimi incontri di preparazione, nelle Case dello sciopero e nei momenti di discussione pubblica durante lo sciopero stesso, luoghi che sono la messa in pratica nel presente del futuro che vorremmo. Questi sono stati momenti in cui costruire il senso politico della mobilitazione in maniera condivisa, a partire dalle vite dei soggetti coinvolti, e in cui dare corpo a forme di partecipazione politica che includono nella capacità di immaginare una sovversione dell’esistente. Tutte le organizzazioni sindacali dovrebbero riconoscere quanto i luoghi e le condizioni del lavoro riproducano e alimentino le più varie forme di violenza maschile contro le donne e di violenza di genere, sostenendo le vertenze che lottano per scardinare tutto ciò.

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Il cammino verso lo sciopero è stato e deve continuare a essere un percorso di riconoscimento reciproco, di crescita personale e collettiva creando luoghi di incontro inaspettati, di condivisione di esperienze che abbiano sempre la forza di rompere la frammentazione e la solitudine e costruire relazioni nuove di solidarietà e cura. In questo senso il processo che ha portato alla costruzione dell’8 marzo è stato fondamentale: un grande esercizio di messa in discussione personale e collettiva in cui l’obiettivo era lo spazio di visibilità, il diritto di esistenza di ogni soggettività che voleva esserne parte. Donne, lesbiche, froce e persone trans hanno unito le forze con chi non è più disposta ad accettare di essere identificata con ruoli di genere rigidi e oppressivi, che vengono poi messi a valore e sfruttati. Abbiamo scioperato riconoscendo che le molestie e le discriminazioni sul lavoro servono anche a intensificare la precarietà, lo sfruttamento e i ricatti; abbiamo incrociato le braccia accanto alle donne migranti che nella piazza femminista hanno potuto gridare contro il razzismo istituzionale che vorrebbe ridurle al silenzio.

Il pomeriggio dell’8 marzo abbiamo goduto dello spettacolo di piazze nelle quali un comune sentimento di forza collettiva ha messo in movimento una marea potente e inarrestabile. Lo sciopero femminista è stato, e deve a maggior ragione continuare a essere, un grande spazio di politicizzazione e un urlo forte di liberazione. Questo movimento ha aperto uno spazio di azione non identitario, intersezionale, sociale e politico che non può che opporsi con tutta sua forza globale a tutti i governi neoliberali, misogini, omolesbotransfobici e razzisti, con i quali non potrà mai scendere a patti. Non c’è contrattazione possibile con coloro che difendono l’istituzione oppressiva della famiglia patriarcale e eteronormata legittimando la violenza domestica, che attaccano la libertà sessuale e di abortire invocando la maternità e i ruoli di genere come un «destino naturale», che digrignano i denti in difesa dei confini mentre intensificano al loro interno lo sfruttamento del lavoro migrante. Contro questi fautori della reazione e della violenza, contro i custodi dell’ordine e delle sue gerarchie che si incontreranno a Verona dal 29 al 31 marzodopo la mobilitazione del 9 marzo a Padova, dove lo sciopero è continuato per contrastare la marcia del Comitato No194, durante la tre giorni di «Verona Città Transfemminista» scateneremo la forza globale che lo sciopero femminista dell’8 marzo ha portato nel mondo, iniziando già a lavorare per un prossimo 8 marzo ancora più potente!

Non Una di Meno

Verona, prof. dell’Università contro il Congresso Mondiale delle Famiglie

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Una presa di posizione netta di 400 docenti e ricercatori/trici dell’Università di Verona che firmano un documento contro le tesi degli organizzatori del simposio. #VeronaTransfemminista

Siamo ricercatrici, ricercatori e docenti dell’Università di Verona, ci occupiamo della biologia e dell’esperienza umana da un punto di vista psicologico, filosofico, pedagogico, antropologico, sociologico, di teoria politica, medico, biologico, statistico, giuridico, storico, linguistico, economico. Siamo persone diverse per età, genere, origine, convinzioni politiche, fede religiosa. Siamo però accomunate dalla passione per la ricerca e la conoscenza, e ci riconosciamo in una comunità professionale che ha precise regole scientifiche ed etiche sulla produzione e diffusione del sapere.

Siamo anche unite dal lavorare nella stessa istituzione, l’università pubblica, che se sicuramente non è l’unica voce rappresentativa del sapere scientifico, ne rimane tuttavia una delle espressioni più autorevoli.

Come Dipartimento di Scienze Umane, insieme a molti altre e altri docenti, ricercatori e ricercatrici dell’Ateneo tutto e di tutte le aree disciplinari, ci facciamo promotori di una presa di posizione critica in merito allo svolgimento del Congresso Mondiale delle Famiglie (World Family Congress), che si terrà nella città di Verona, ospitato dal Comune nel Palazzo della Gran Guardia, il prossimo 29-30-31 marzo.

Il Congresso Mondiale delle Famiglie è un evento organizzato da molteplici soggetti: l’International Organization for the Family, ProVita Associazione Onlus, CitizenGo, Comitato Difendiamo i nostri Figli, Generazione Famiglia, National Organization for Marriage.

Si tratta di associazioni diffuse a livello internazionale che si sono caratterizzate, negli anni, per precise prese di posizione relativamente a:

  • l’affermazione del creazionismo;
  • l’idea che la natura abbia assegnato a uomini e donne differenti destini sociali e diverse funzioni psichiche, che identificano automaticamente la donna in un ruolo riproduttivo e di cura;
  • l’idea che il lavoro fuori casa delle donne, l’esistenza del divorzio e della possibilità di abortire siano le cause del declino demografico;
  • il rifiuto del riconoscimento di diritti civili a configurazioni familiari al di fuori della coppia eterosessuale unita in matrimonio;
  • l’affermazione che configurazioni familiari diverse dalla coppia eterosessuale unita in matrimonio siano, di per sé, contesti educativi e affettivi inadatti all’armonioso sviluppo dei minori;
  • l’equiparazione tra interruzione volontaria di gravidanza e omicidio;
  • la patologizzazione dell’omosessualità e della transessualità e di tutte le forme di orientamento sessuale e identità di genere non ascrivibili a maschio/femmina eterosessuale, e il rifiuto del pieno riconoscimento di diritti civili alle persone che manifestano queste identità;
  • la promozione delle “terapie riparative” per le persone omosessuali al fine di “ritornare” alla condizione armoniosa dell’eterosessualità.

Tali posizioni vengono affermate come fondate scientificamente, ma in realtà la ricerca internazionale non è mai giunta a questo tipo di esiti e li ha anzi smentiti in diverse circostanze: linee guida di ordini professionali, dichiarazioni di indirizzo di associazioni accademiche, articoli scientifici, comitati etici di riviste scientifiche internazionali hanno da tempo preso le distanze dalle credenze espresse dai relatori del convegno.

Con questo documento intendiamo quindi richiamare l’attenzione sul fatto che il convegno WFC è espressione di un gruppo organizzato di soggetti che propongono come dati scientifici opinioni principalmente ascrivibili a convinzioni etiche e religiose. Questo ci preoccupa ancor più nel momento in cui il Congresso Mondiale delle Famiglie vede la presenza tra i relatori di personalità politiche straniere, rappresentative di paesi come l’Ungheria, la Polonia, la Russia, che stanno proponendo apertamente politiche censorie rispetto al dibattito pubblico su questi temi e restrittive della libertà di ricerca e insegnamento universitari.

Il Codice Etico dell’Università di Verona, assieme ai principi della libertà della ricerca e dell’insegnamento, afferma quelli dell’uguaglianza e della solidarietà, rigettando ogni forma di pregiudizio e discriminazione. Alle mistificazioni del Congresso Mondiale delle Famiglie contrapponiamo quindi non solo gli esiti della ricerca scientifica, ma anche i valori della comunità di cui facciamo parte.