23 Febbraio: Giornata antispecista, ecofemminista, transfemminista

23 febbraio

«Una stessa linea di confine (demarcazione e separazione) simile a quella posta tra l’Uomo e l’Animale è stata posta così tante volte nella storia dell’umanità (tra padroni e schiavi, tra bianchi e neri, tra uomini e donne, tra occidentali e resto del mondo, tra borghesi e miserabili, tra normali e folli, ecc.) che dovremmo aver imparato quanto sia aleatorio e soprattutto poco innocente il suo posizionamento.
Nei secoli, la costruzione dell’Uomo come antitesi all’animale (e agli umani bestializzati) è stata enfaticamente sostenuta a tutti i livelli, ed è soprattutto la spasmodica ricerca della differenza Uomo/ Animale, indispensabile per consentire lo svolgimento indisturbato delle pratiche di discriminazione, a dover forse essere analizzata con maggior attenzione anche e soprattutto all’interno di quei movimenti che conoscono perfettamente i meccanismi per cui si è proclamato (e lo si ricomincia a fare, Pillon docet) la distanza/differenza tra uomo e donna (dove l’uno riveste i panni della forza e della razionalità e l’altra quelli della fragilità emotività e della imprevedibilità dell’istinto naturale) e via continuando con la riappropriazione dei distinguo tra famiglia naturale e famiglia contro natura, tra soggettività etero e omo, fino alla denaturalizzazione delle persone trans, perché anche il concetto di natura è un concetto politico, un dispositivo di oppressione, il discorso dei potenti.

Partendo dalla creazione dell’Homo Sapiens (denominazione alquanto sessuata, sessista e presuntuosa) fino a quella dell’Uomo Moderno (maschio, bianco, cristiano, etero, sano, proprietario), si ha avuto a che fare più con la politica che con la biologia (e questo dovrebbe far alzare le antennine dato che è nota la forza oppressiva del valore socio politico assegnato a caratteristiche biologiche di per sé neutre) senza contare che tale costruzione segue di pari passo l’accumulazione progressiva del capitale di svalutazione dell’animale, della sua trasformazione a cosa. È così che l’antropocentrismo raggiunge il suo apice, un picco che si configura a tutti gli effetti come un altro tipo di religione (la chiamiamo antropolatria?) che separa puntigliosamente ciò che è sacro e ciò che non lo è, chi è degno di vivere e chi invece può essere macellato. Una fede con le sue regole, i suoi riti, i suoi sacrifici. Inutile ricordare che, come ogni religione che si rispetti, anche questa ha sacrificato, nei secoli, sia gli animali che gli umani a loro equiparati, ed è infinitamente flessibile (come tutte le religioni) alle esigenze di potere nonché a quelle economiche, produttive e riproduttive, inerenti al periodo storico e culturale in cui viene professata e predicata.

Anche la frase “ vale di più la vita di un bambino che quella di un topo” usata spesso riguardo alla sperimentazione animale, attinge proprio a questi assunti, alla norma sacrificale in primis, alla ritualità del sacrificio che enfatizza il concetto del sacro: la sacralità della vita umana a scapito di quella di tutti gli altri, umani disumanizzati compresi.

Anche Darwin viene a sua volta reinterpretato, anche quando dimostra come le differenze di specie siano solo di grado e non di genere.»

Vogliamo ribadire le connessioni profonde che supportano la presa mortifera sui corpi, umani e non umani, sui loro territori e sul pianeta.
Una lotta antisessista, antipatriarcale e anticapitalista
che voglia sovvertire l’attuale struttura economico-sociale
nell’intreccio dei suoi meccanismi di potere, non può prescindere
dalle istanze e dalle lotte antispeciste, transfemministe ed ecofemministe.
VERSO un Lotto marzo in cui TUTTE le soggettività si sentano incluse.
VERSO Lotto marzo come giornata di sciopero produttivo e riproduttivo
VERSO Lotto marzo come sciopero dai consumi
VERSO Lotto marzo come giornata di autodeterminazione.

La forma sarà laboratoriale, costruita sul contributo de* present*.

Gli obiettivi sono quelli di evidenziare pensieri e strategie, di costruire aperture e nuove relazioni e di inventare modalità per Lotto marzo.

PROGRAMMA

15.30 Accoglienza

16.00/18.00 “Dai femminismi ai transfemminismi. Esperienze e posizioni a confronto.”
Vogliamo parlare di femminismi e di transfemminismi e del passaggio da una visione binaria ed essenzialista, che fa il gioco di un potere eteronormante, ad una visione in cui ogni soggettività sia libera di autodeterminarsi. Quali difficoltà crea tale passaggio?
Introducono la discussione Nathan Bonnì e Chris Zecca
18.00/19.30 Idee, iniziative e proposte per Lotto marzo

19.30/20.30 Panini e buffet

20.30/22.00 ”Ecofemminismo e Antispecismo: quali intersezioni?”
Discutiamo di sfruttamento e genocidi dei corpi animali, umani e non, e dei territori dove vivono, in un’ottica anticapitalista e intersezionale, con uno sguardo particolare alla cosiddetta bioviolenza, attuale configurazione del potere in relazione agli allevamenti.
Introducono la discussione Raffaella Colombo, Federica Timeto, Roberta Salardi e Alice Tonelli

22.00/23.00 Idee, iniziative e proposte per Lotto marzo

 

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Contro la violenza,di genere e ambientale, cambia il sistema, sovverti il capitale!

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Il 24 novembre  dopo due anni di lotte in 150.000 abbiamo sfilato a Roma arrivando da più di 20 città e il 25 abbiamo dato vita a una grande e partecipata assemblea nazionale dando prova della nostra forza vitale, della nostra capacità di mobilitazione, della nostra autonomia, della radicalità del nostro percorso politico e del radicamento del nostro movimento nei territori.

 L’8 dicembre #agitazionepermanente per la messa in sicurezza dei territori contro le grandi opere inutili e dannose e sul clima .

Il cambiamento  climatico si traduce nell’aumento delle oppressioni e diseguaglianze per le quali intere popolazioni (umane e non) sono costrette  a spostarsi trovando sofferenza, morte e confini sbarrati.

Come movimento femminista e transfemminista conosciamo bene la violenza ambientale. Il Piano di Non Una Di Meno ha riconosciuto il biocidio e la devastazione ambientale come una delle espressioni della violenza patriarcale contro i corpi delle donne e delle soggettività LGBPT*QIA, degli animali non umani, della terra.
Una violenza sistemica, che si fonda in tutti gli ambiti del vivere su logiche di proprietà e sfruttamento del capitalismo estrattivista e del patriarcato in cui i corpi oppressi di animali umani e non e la terra sono al contempo “femminilizzati” e “naturalizzati”. Si sfrutta la terra per soddisfare la crescente domanda di consumo indotta, riproducendo l’idea che lo sviluppo corrisponda alla crescita economica. Una violenza che invisibilizza e criminalizza le lotte per la difesa delle risorse (terra, acqua, aria, boschi,…), per il diritto alla libertà e all’autodeterminazione sui nostri corpi.

Non possiamo non vedere come in diverse parti del mondo si stiano affermando governi reazionari e autoritari che promuovono politiche di dominio sui corpi e sull’ambiente considerati risorse sfruttabili e a disposizione. Allo stesso tempo, non possiamo non vedere come le donne e le comunità native siano ovunque in prima fila nella resistenza contro lo sfruttamento neoliberale delle risorse (dalle attiviste Mapuche e Guaranì in america del sud, alle mamme della Terra dei Fuochi a quelle NoPfas, No TAP e NO TAV,….) e nella sperimentazione di nuove forme di autodeterminazione e autogestione dei territori, di condivisione del lavoro di cura e di riproduzione, di un modello di vita sostenibile e alternativo al modello capitalista antropocentrico e androcentrico.

Stiamo vivendo una politica caratterizzata da un patriarcato fortemente violento, razzista, sessista, transomofobo e abilista, incubatore di quella saldatura tra la Lega, neofascisti e fondamentalisti cattolici che, nelle amministrazioni locali e al governo del Paese, cerca agibilità politica proprio sui nostri corpi, attraverso forme di oppressione, strumentalizzazione, imposizione di modelli e negazione di diritti e libertà.

Portiamo nelle piazze dell’8 dicembre la radicalità di un punto di vista femminista e transfemminista nel nostro cammino verso l’8 marzo, giornata dello sciopero globale femminista durante la quale praticheremo forme nuove di sciopero di genere e dai generi, dal lavoro produttivo e riproduttivo, ma anche dai consumi e dalle grandi opere in nome dell’ecofemminismo per costruire pratiche di alternative a questo sistema.

Le manifestazioni dell’8 dicembre rappresentano un’occasione importante di presa di parola a partire dai nostri contenuti e di risignificazione in chiave femminista di una mobilitazione che ci appartiene.

Una presa di parola anche nei confronti di una narrazione mediatica mainstream che invisibilizza la radicalità dei percorsi femministi e antirazzisti mentre esalta la cosiddetta “rivoluzione gentile” (e neoliberale) delle donne imprenditrici torinesi a sostegno della realizzazione del TAV, opera inutile e dannosa a cui da oltre trent’anni le comunità della Val Susa, e non solo, si oppongono con fermezza e determinazione.

Cambiamo il sistema, non il clima

Assemblea transterritoriale Terra Corpi Territori e Spazi urbani di Non Una di Meno

Mail: retecorpieterranudm@gmail.com

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