REPORT TAVOLO ECOLOGIE POLITICHE

ANALISI
Il tavolo ha avuto l’obiettivo di assumere una prospettiva di analisi femminista e transfemminista sul tema delle ecologie politiche. È risultato chiaro fin da subito la necessità di andare oltre le elaborazioni fatte fino a quel momento sul tema, che sono state messe in secondo piano rispetto ad altro. La volontà emersa è quella di rendere concrete e tradurre in pratiche l’intersezionalità delle nostre lotte, andando oltre la teoria, includendo il discorso ecologista e rendendolo parte strutturale delle nostre rivendicazioni. Si è assunto sin da subito uno sguardo focalizzato sulle responsabilità del sistema capitalistico e patriarcale nel determinare la crisi climatica. Questo ci ha permesso di adottare una visione sistemica e strutturale sulle forme di oppressione e di violenza su corpi, umani e non, e sui territori. Questa prospettiva sposta il focus dalla responsabilità individuale della crisi climatica ad una prospettiva collettiva e, appunto, sistemica. Vogliamo uscire dalla retorica volta a colpevolizzare lə singolə e lo stile di vita che essə conducono, in quanto non fa altro che perpetuare dinamiche di privilegio e spostare il focus sui veri colpevoli: governi e multinazionali. In particolare, abbiamo ricordato ancora una volta la necessità di riappropriarci di saperi prodotti dai movimenti femministi e spesso invisibilizzati, e allo stesso tempo abbiamo sottolineato con forza l’importanza di dare spazio a saperi decoloniali e di decostruire la prospettiva occidentale. 

Abbiamo individuato la questione della riproduzione sociale come una lente fondamentale attraverso cui interpretare i fenomeni di devastazione ambientale. In particolare, questa lente ci permette di individuare i nessi fra la lotta ambientalista e quella femminista, a partire dalla possibilità di autodeterminazione sui nostri corpi e sulla nostra salute, messa in serio pericolo anche dalle conseguenze della crisi climatica. Inoltre, le conseguenze provocate da questa crisi riproducono e amplificano la divisione sessuale del lavoro e la violenza di genere. Proprio la lente della riproduzione sociale ci consente anche di leggere in maniera chiara il nesso tra ecologia, razza e genere, in particolare riconoscendo che la crisi climatica è uno dei terreni su cui si gioca la libertà di movimento e si riproducono le disuguaglianze e le oppressioni a livello globale. 

La nostra prospettiva transfemminista è anche importante e necessaria per poter superare l’immaginario di lotta per il clima come lotta giovane e generazionale e iniziare a portare nel dibattito pubblico un tema fondamentale: gli effetti della crisi hanno conseguenze sulle vite di tuttə, ma in misure profondamente differenti. Corpi di donne e persone lgbtqia+ sono quelli più colpiti, e sui quali le ripercussioni sociali derivanti dal cambiamento climatico sono più invasive. Non ci limitiamo, infatti, a proporre una equivalenza tra i corpi delle donne e la terra su cui viviamo, ma proprio a partire dalle oppressioni che subiamo abbiamo sviluppato un punto di vista che ci rende capaci di cogliere le ingiustizie perpetrate contro l’ambiente e i viventi e di proporre soluzioni che non si limitino alla conservazione, ma che abbiano una spinta creatrice e siano in grado di immaginare un futuro possibile, oltre i modi e i processi di produzione e riproduzione sociale del presente. 

Rifiutiamo la cosiddetta transizione ecologica o verde, poiché mantiene la gerarchizzazione dei territori, per cui alcuni vengono sfruttati e devastati più di altri perché, per esempio, sono più poveri. Inoltre, non mette in discussione il sistema di sfruttamento capitalistico e non tiene in considerazione la tutela della salute. Infine, prevede di mantenere, anzi di consolidare e acuire, la divisione sessuale del lavoro e di far ricadere il peso della transizione (e del lavoro di cura che ne deriverà) su donne e persone migranti. Ciò che noi pretendiamo è un radicale cambio di paradigma.

ALLEANZE FRA NUDM E I MOVIMENTI ECOLOGISTI (MA NON SOLO)
Siamo partitə dalle nostre esperienze personali per individuarci come soggetti di intersezionalità e non solo come alleatə. Siamo noi: quellə precariə, sfruttatə,ricattatə sui luoghi di lavoro, che fanno fatica ad arrivare a fine mese, che si ammalano, che si assumono la responsabilità del lavoro di cura. 

Abbiamo individuato i temi legati alle condizioni materiali di vita su cui è possibile intrecciarsi con altre lotte, come per esempio reddito, salario, carovita, gendergap, salute, welfare di autodeterminazione. Questo ci permette anche di creare alleanze fondate su rivendicazioni concrete, portando le riflessioni femministe e transfemministe in altri terreni, ma anche imparando dal sapere prodotto da altri movimenti che riconosciamo come una fonte preziosa capace di portarci arricchimento. 

Abbiamo individuato dei possibili terreni di alleanza su alcune tematiche – da approfondire – come per esempio quelle dell’antispecismo. Abbiamo sentito l’esigenza di allearci con la lotta di classe e la lotta antirazzista per assumere uno sguardo decoloniale e femminista rispetto alla crisi climatica. Questo ci ha portatə anche a rivendicare, per tutti i popoli, un ambiente ospitale dove potersi autosostenere e autodeterminare e avere le condizioni fondamentali per vivere in salute. Non possiamo però slegare queste rivendicazioni da quelle per la libertà di movimento delle e dei migranti, più espostə a situazioni di violenza e di ricatto.
Abbiamo anche messo in luce come il contrasto e il rifiuto della guerra siano strettamente legati alla lotta ecologista. 

Abbiamo discusso su come allearci e abbiamo evidenziato la complessità di realizzare, nella pratica, una lotta intersezionale: proprio perché viviamo molteplici oppressioni spesso ci troviamo a non avere le forze per affrontare tutte le mobilitazioni, o non ci sentiamo preparate a sufficienza su alcuni temi per prendere parola pubblicamente. Non si tratta, però, di sottrarsi, ma di costruire potenza collettiva che ci sostenga e ci permetta di lottare insieme. Questo anche perché riconosciamo la responsabilità politica di portare una prospettiva transfemminista in luoghi diversi dai nostri. Veniamo sempre più chiamatə a farlo e, se non lo facciamo, corriamo spesso il rischio che i nostri discorsi vengano strumentalizzati da soggetti terzi. 

VERSO IL 26 NOVEMBRE
Identifichiamo la data del 26 Novembre non come una ricorrenza, ma come una data attraversata da diverse lotte. In questo contesto, scendiamo in piazza contro la violenza strutturale, partendo dalle nostre condizioni materiali per costruire alleanze e iniziare a lavorare verso lo sciopero dell’8 marzo 

Abbiamo condiviso l’importanza di trovare pratiche inedite per visibilizzare gli impatti della crisi climatica su donne e persone lgbtqia+ e per mostrare la violenza che ne deriva, superando la lettura maschile e mainstream del fenomeno della crisi ambientale. Nel creare alleanze con le lotte ambientaliste (ma non solo) verso il 26 novembre, ci proponiamo di attraversare spazi di confronto dove poter costruire percorsi comuni e prenderci il tempo per conoscere le altre lotte ed elaborare una condivisione di tematiche. Tuttavia, pensiamo sia necessario che anche i “margini” si costituiscano come terreni di alleanza e che creare alleanze territoriali e laboratori politici sia fondamentale in questo senso, per superare la gerarchia tra centro e periferie che agisce anche facendo pagare la crisi climatica ai territori già più fragili. In questo crediamo che la capillarità della diffusione dei nodi di Non Una Di Meno possa essere una ricchezza per costruire iniziativa politica, lotte territoriali e saperi locali da condividere e rendere contestualmente patrimonio collettivo.

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