REPORT PLENARIA CONCLUSIVA – 30 ottobre

La plenaria di domenica 30 ottobre è stata dedicata al confronto sul percorso verso e oltre il corteo nazionale del 26 novembre a Roma, in occasione della giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e le violenze di genere. L’obiettivo è stato rilanciare e mettere a sistema il nostro agire politico quotidiano, in un percorso che sia in grado di costruire un immaginario comune di lotta e trasformazione della realtà a livello nazionale e in forte connessione con la dimensione transnazionale. Ci siamo confrontatə in particolare sul significato che assume il 26 novembre in questo contesto, sull’immaginario, gli slogan e le rivendicazioni con cui vogliamo lanciare la manifestazione e sulle relazioni che vogliamo stringere e rafforzare verso e oltre questo appuntamento.

1. IL 26 NOVEMBRE NEL CONTESTO ATTUALE

L’assemblea ha evidenziato le strette connessioni tra la violenza patriarcale, capitalista, razzista e ambientale e il fatto che queste trovano espressione nella guerra. Abbiamo condiviso come l’analisi sulla violenza patriarcale sistemica e sulle diverse forme che assumono la violenza maschile contro le donne e le violenze di genere siano chiavi di lettura fondamentali in questa fase per tenere insieme le

diverse crisi e oppressioni che viviamo sulla nostra pelle e rafforzare la dimensione transnazionale della nostra lotta. Il 26 novembre, quindi, vuole essere una giornata di mobilitazione contro la violenza patriarcale, che oggi si manifesta anche e primariamente con la guerra: la guerra in Ucraina, le guerre in tutto il mondo, le tante guerre che si giocano sui nostri corpi.

Il nostro ruolo, in questo momento, ci impone una doppia responsabilità: da un lato, essere in opposizione a questo governo e alle sue politiche in chiara continuità con il contrattacco patriarcale transnazionale; dall’altro, non limitarci alla difesa di uno status quo che non ci è mai bastato, ben consapevoli che non vogliamo di certo un patriarcato conservatore, ma nemmeno un patriarcato democratico, vogliamo invece continuare a immaginare e costruire con le nostre lotte un mondo diverso.

Il 26 novembre vuole essere una data ampia, di connessione di diverse oppressioni, di convergenza, perché nelle nostre vite in primo luogo si intrecciano diverse contraddizioni, siamo donne e lavoratrici precarie e sfruttate, persone lgbtqia+, razzializzate e migranti, persone che subiscono gli effetti del carovita, della crisi climatica, della guerra. Il riconoscimento della sistematicità della violenza, quindi, ci aiuta a dare conto di questi intrecci.

La pratica dello sciopero in questo contesto di crisi va ripresa e potenziata, perché sia un’opzione praticabile anche al di fuori della cornice dell’8 marzo, ad esempio se il decreto Gasparri sul riconoscimento della capacità giuridica del nascituro verrà discusso in parlamento.

2.IMMAGINARIO, SLOGAN, RIVENDICAZIONI PER IL 26N

Abbiamo detto che vogliamo costruire un immaginario che renda visibile la nostra forza collettiva e la nostra rabbia, per ribaltare la vittimizzazione che ci impongono i media. Le tre questioni a cui abbiamo dedicato i tavoli, violenza e autodeterminazione, guerra, ecologia politica, ci sembrano tre nodi utili anche per articolare le nostre analisi e rivendicazioni nell’appello verso il 26 novembre, nel quale sarà fondamentale portare un’attenzione particolare all’uso di un linguaggio semplice e diretto.

Per quanto riguarda il linguaggio, negli anni abbiamo usato termini diversi per far comprendere il nostro messaggio nelle diverse circostanze e considerando a chi ci rivolgiamo: violenza maschile sulle donne e violenza di genere/violenza patriarcale, così come femminismo/transfemminismo non sono termini tra loro escludenti ma sono termini che assumiamo e usiamo a seconda dei contesti. Anche per articolare la giornata del 26N dobbiamo riuscire a mantenere l’eterogeneità del nostro linguaggio e al contempo cercare di essere chiare e comprensibili, per questo abbiamo pensato a diverse forme di comunicazione:

Lo slogan di lancio della manifestazione sarà BASTA GUERRE SUI NOSTRI CORPI: RIVOLTA TRANSFEMMINISTA!

Nella comunicazione, grafiche, azioni, striscioni, post useremo anche JIN, JIYAN, AZADI. DONNA, VITA, LIBERTÀ, per richiamare la dimensione transnazionale delle lotte femministe, oltre agli hashtag #siamofurios #risalelamarea #sorellaioticredo.

Tra le tantissime rivendicazioni che, a partire dal Piano femminista contro la violenza, Non Una di Meno porta in piazza abbiamo riconosciuto come centrali in questa fase:

  • Il reddito di autodeterminazione, come ribadito da D.i.RE, strumento fondamentale di fuoriuscita dalla violenza, ma anche risposta agli attacchi classisti al reddito di cittadinanza e strumento di redistribuzione della ricchezza e risposta all’impoverimento dovuto al carovita.
  • Molto più di 194. Vogliamo costruire un tavolo permanente sull’aborto per elaborare rivendicazioni su aborto, educazione sessuale, diritto alla salute che vorremmo.
  • Il rifiuto della guerra e l’opposizione alla corsa al riarmo, a partire dalla nostra lettura femminista e transfemminista del concetto di pace.
  • La lotta contro la presunta Sindrome di Alienazione Parentale e i decreti Allontanamento Zero.
  • L’educazione alle differenze e per prevenire la violenza.
  • L’eliminazione della legge 164 e un focus sui trans*cidi, in forte connessione con il Trans Day ofRemembrance.

3.RELAZIONI

Vogliamo riprendere e rafforzare la relazione con i centri antiviolenza, che è fondativa di questo movimento. D.i.Re stessa ha portato in assemblea la volontà di costruire il 26 novembre insieme, ora serve portare avanti anche un percorso sui territori, perché la manifestazione nazionale sia un punto di partenza per continuare a lavorare insieme. Abbiamo proposto di organizzare sui territori degli incontri verso il 25N con i centri antiviolenza locali.A livello transnazionale, gli interventi delle compagne curde, palestinesi, iraniane hanno sottolineato come il grido DONNA, VITA, LIBERTÀ risuoni ora in tutto il mondo. La violenza contro ogni donna ci riguarda tutte e le lotte contro il patriarcato in ogni paese si danno forza a vicenda, l’unico modo per fuoriuscire dalla violenza è lottare insieme, ogni passo in questo cammino è un passo nella lotta contro il patriarcato, in tutte le sue manifestazioni. Vogliamo ricostruire e riprendere le relazioni transnazionali, a partire dalla call di EAST contro la guerra e verso il 25 novembre che si terrà il 12 novembre. Per fare questo, vogliamo ristrutturare il gruppo di lavoro transnazionale.C’è stato un intenso confronto sulle relazioni con i movimenti ecologisti e il percorso Convergere per Insorgere, promosso dal collettivo di fabbrica GKN. Abbiamo deciso che vogliamo provare ad attraversare questo percorso, consapevoli che potranno esserci delle difficoltà, portando i nostri contenuti ma soprattutto le lotte e le pratiche femministe sul lavoro costruite in questi anni, a partire dallo sciopero, per contaminare e contaminarci.Vogliamo che queste relazioni si costruiscano anche e soprattutto a livello nazionale, per non lasciare soli i territori. Allo stesso tempo, è importante riportare e condividere le esperienze di alleanze dai territori al livello nazionale. Si è discusso molto, inoltre, delle parole che vogliamo usare per nominare gli intrecci di diverse realtà, tematiche e percorsi: parlare di convergenze, intersezioni, contaminazioni rimanda a prospettive diverse ma non contrapposte su queste connessioni. A tal proposito, abbiamo deciso di scrivere una presa di posizione condivisa su cosa significa convergere per noi e perché parteciperemo al corteo a Napoli del 5 novembre “Mo bast… insorgiamo!”.

La data del 5 a Napoli può essere un primo passo per dare importanza al rifiuto delle condizioni di precarietà e violenza che si fanno sentire con maggiore forza in determinati territori del sud. Le compagne dei nodi del sud Italia hanno infatti evidenziato la difficoltà a partecipare ai momenti nazionali, date anche da queste condizioni materiali complesse. È emersa quindi la necessità di interrogarci a livello nazionale su come ritessere connessioni di lotta con compagne e collettive del sud. In generale, abbiamo condiviso una necessità di apertura del movimento senza purismi né paure, poiché abbiamo contenuti e pratiche forti a partire dalle quali metterci in dialogo. In particolare, è fondamentale metterci in gioco in spazi e con persone che non parlano i nostri linguaggi. Per questo, parlando di alleanze e relazioni, non vogliamo pensare solo ai gruppi già organizzati ma anche a persone, spazi e realtà che vogliamo attraversare e coinvolgere. In particolare, per continuare a costruire e rafforzare il processo dello sciopero – pratica che, come si diceva, potrebbe rivelarsi necessaria anche al di fuori dell’8 marzo – ci sembra fondamentale riprendere e rafforzare le relazioni con iscritte e delegate sindacali e non solo. Una proposta è quella di organizzare sui territori dei momenti di confronto sullo sciopero aperti, coinvolgendo movimenti ecologisti, rappresentanti sindacali, lavoratrici e lavoratorə in agitazione, etc.

Senza limitare tale apertura, d’altra parte, è ugualmente importante in questo contesto preservare il movimento dai tentativi di strumentalizzazione da parte dei soggetti politici che sono stati responsabili della situazione in cui ci troviamo e che ora vorrebbero usarci nella loro opposizione al governo. E, oltre a questo tipo di strumentalizzazioni, dobbiamo anche fare attenzione a non appiattire i nostri discorsi al ribasso e, consapevoli delle criticità che esistono in altri percorsi rispetto alla lotta contro la violenza patriarcale, dobbiamo essere in grado di proporre la nostra lettura, forti della potenza collettiva delle nostre elaborazioni.

Durante l’assemblea sono intervenute persone a nome di Stati Genderali, Collettivo di fabbrica GKN, moltissimi collettivi studenteschi che hanno confermato la volontà di attraversare la giornata del 26N e il bisogno di intraprendere percorsi comuni e intrecciarsi con Non Una Di Meno. Per creare davvero uno spazio di confronto, elaborazione e lotta comune, sarà fondamentale dar vita a un’assemblea nazionale il 27 novembre a Roma, aperta e attraversabile da movimenti ecologisti, studenteschi, percorsi di lotta sul lavoro e soggettività lgbtqia+.

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