Assemblea nazionale bologna 2021: report tavolo lavoro

La presenza al tavolo lavoro e alla plenaria di donne e soggettività LGBTQUAI* che hanno condiviso con noi le condizioni disperate che vivono nei posti di lavoro, nelle case e per le strade – anche a causa della pandemia – ha reso la discussione che abbiamo fatto molto più potente ri-confermando l’esigenza di trovare una connessione tra lotte e ri-confermando che la cornice della violenza continua a porre nuovi terreni di lotta. La presenza di tante lavoratrici yoox, rgis, gkn, di studentesse, e di tante altre lotte che hanno riportato la situazione materiale in cui ci troviamo tutte e tuttu, fa sentire necessario il rilancio di Non Una di Meno verso il 25 novembre e verso lo sciopero dell’8 marzo. Lo sfruttamento e la svalutazione che donne e soggettività vivono nel lavoro riproduttivo e produttivo è violenza maschile e di genere, l’analisi, le pratiche e le rivendicazioni devono partire da questo. Non una di meno è uno movimento che non si arresta perché resta essenziale, perché è ancora in grado di riportare la marginalità al centro del proprio piano.

1) Il lavoro produttivo, riproduttivo e di cura nella fase post-pandemica: come attualizziamo le rivendicazioni nel Piano Femminista di NUDM? Il reddito di autodeterminazione, il salario minimo europeo, un permesso di soggiorno europeo svincolato da lavoro e famiglia, un welfare universale che sia gratuito ed accessibile a tuttu, politiche a sostegno della maternità e della genitorialità condivisa, una risposta concreta ai bisogni di donne e soggettività LGBTQAI: in che modo sono il cardine ed il ribaltamento del sistema di sfruttamento? Come inseriamo queste riflessioni e rivendicazioni in un percorso comune sui temi del lavoro, dello sfruttamento, della violenza economica che viva sui territori?

La pandemia e la fase post-pandemica che stiamo vivendo hanno avuto un impatto fortissimo sulla vita delle donne, che non hanno dovuto aspettare lo sblocco dei licenziamenti per perdere il posto di lavoro. Prima ancora dei licenziamenti di massa molte donne sono state costrette a lasciare il posto di lavoro.

Le lavoratrici dei cosiddetti lavori essenziali – in gran parte migranti – hanno subito un aumento del carico di lavoro e dello sfruttamento, reso possibile dal ricatto del permesso di soggiorno legato al lavoro. Le sex workers hanno perso il lavoro e in assenza di ogni riconoscimento della loro situazione lavorativa non si sono viste garantite alcuna tutela o misura di sostegno. Chiediamo molto di più della legge Merlin attraverso il riconoscimento del lavoro sessuale e il rifiuto di qualsiasi proposta di introduzione del modello nordico, gravemente lesivo dell’autodeterminazione delle lavoratrici sessuali.

Le caratteristiche che abbiamo messo in luce del lavoro riproduttivo, l’isolamento, la svalutazione e il rischio legato alla violenza ormai sono caratteristiche del lavoro produttivo. Vogliamo aggiornare il piano con le considerazioni attuali sulle condizioni innescate dalla pandemia.

Il tema del lavoro diventa trasversale ai tavoli di questa nazionale quando parliamo di salute. Non solo confindustria e istituzioni hanno messo a repentaglio la salute di lavoratoru, è evidente che l’impatto sui lavoratoru, sui loro corpi e sulla salute mentale si è aggravato, fino a casi estremi. Non possiamo dimenticare che Luana D’Orazio è morta perché l’azienda ha rimosso le misure di sicurezza del macchinario per fare l’8% in più di produttività. 

Il tema del lavoro diventa trasversale anche quando parliamo di soggettività LGBTQAI+ infatti condividiamo il bisogno di indagare quali sono le condizioni reali delle soggettività LGBTQAI+ anche nei posti di lavoro, serve più visibilità e riconoscimento per chi è comunque parte del ciclo produttivo e riproduttivo e quindi anche di sfruttamento.  

Il PNRR ha la pretesa di colmare il divario nella retribuzione e di favorire l’aumento delle donne in posizioni di responsabilità. Sulla stessa linea, anche il Family Act evidenzia come l’obiettivo, con la retorica dell’empowerment femminile non migliora in modo sostanziale le condizioni delle donne, delle persone migranti e delle vite più marginalizzate. Soldi e finanziamenti continuano a passare attraverso le imprese anche tramite l’investimento sull’imprenditoria femminile, mentre non sono state calcolate misure di welfare sostanziali. Rispetto alla divisione del lavoro di cura abbiamo sottolineato l’importanza di congedo parentale obbligatorio, condiviso, paritario e di una genitorialità condivisa.

Per quanto riguarda il welfare pubblico e universale pensiamo sia giusto redistribuire il carico di lavoro riproduttivo e produttivo che come detto prima ha raggiunto vette esasperanti, di cui lo smartworking è una riprova.

Negli ultimi anni l’azione dei territori sui temi del lavoro, dello sfruttamento, della violenza economica è proseguita ed è stata importantissima poiché ci ha permesso di incontrare e sostenere moltissime lotte e lavoratrici. Ora però sentiamo il bisogno di darci una cornice comune forte, con delle parole d’ordine semplici, grazie alla quale portare avanti un percorso di lotta condiviso. 

Dalle nostre riflessioni e analisi sono emerse chiaramente alcune questioni.

In primo luogo, pensiamo non ci sia contraddizione nel rivendicare un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo, un welfare pubblico universale e non familistico; al contrario, nessuna di queste istanze è sufficiente e dobbiamo necessariamente adottare una prospettiva che le integri. 

Le nostre rivendicazioni sul welfare devono includere anche la rivendicazione di una redistribuzione del lavoro domestico e di cura. In un contesto in cui il reddito di cittadinanza, che riconosciamo come insufficiente ed escludente, è stato oggetto di attacchi classisti vergognosi, Il rilancio del reddito di autodeterminazione è fondamentale per garantire autonomia. Tuttavia, il reddito non è sufficiente ma deve aggiungersi alla pretesa di un salario minimo europeo che contrasti i ribassi dei salari nella divisione transnazionale del lavoro che deve essere l’orizzonte fondamentale delle nostre lotte per evidenziare e lottare contro le fondamenta patriarcali e razziste dello sfruttamento. Anche per questo chiediamo un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, slegato da lavoro e famiglia.  

2) Come è possibile tenere ancora aperto il senso dello sciopero femminista e transfemminista come processo che ha la capacità di dare voce ad istanze e condizioni diverse, a partire dal rifiuto della violenza strutturale? Quali pratiche concrete possiamo mettere in campo a questo scopo?

La prospettiva d’insieme che vogliamo darci deve avere al centro lo sciopero inteso proprio come processo che vive sui territori e in ogni lotta che portiamo avanti. Lo sciopero femminista globale è uno strumento di rifiuto della violenza maschile sulle donne e di genere che non possiamo dare per scontato, ma che deve essere ripensato a partire dalle attuali condizioni materiali, riprendendo anche lo sciopero dai generi per autodeterminarci e uscire dall’invisibilità. I tanti interventi di lavoratrici presenti hanno dimostrato come lo sciopero e la solidarietà femminista possano davvero cambiare le nostre vite. Il nostro è uno sciopero politico e non solo vertenziale che, andando oltre le singole rivendicazioni e condizioni di lavoro, ha il potere di unire le lotte, creare connessioni tra condizioni diverse, rilanciarle rivendicando nuovi terreni di scontro. 

In questo modo, possiamo mettere a tema lo sfruttamento, il razzismo, l’intreccio di lavoro produttivo e riproduttivo, il ricatto della precarietà e la violenza economica come forme strutturali della violenza maschile contro le donne e della violenza di genere e dare loro spazio nei nostri percorsi verso e oltre il 27 novembre. Allo stesso tempo, questo lavoro ci consente di gettare fin da ora le basi perché lo sciopero femminista sia davvero un processo che si costruisce nei luoghi di lavoro, nelle case, nei territori.

Le diverse voci che hanno parlato all’interno del tavolo hanno fatto emergere ancora di più i tratti comuni che legano le varie lotte. Le testimonianze di lavoratrici e lavoratoru di yoox, rgis, gkn, della scuola e dell’università hanno sottolineato quanto il ruolo di NUDM sia fondamentale anche per mettere in luce queste continuità. NUDM ha permesso di fare emergere un percorso comune permettendo a tante lotte di mettere in pratica lo sciopero come processo, di mettere a tema ed analizzare le dinamiche attraverso cui lo sfruttamento si dispiega e di evidenziare come la precarietà stessa sia una conseguenza della violenza strutturale e di genere che continuiamo a contrastare. 

3) Come inseriamo queste riflessioni e rivendicazioni in un percorso comune sui temi del lavoro, dello sfruttamento, della violenza economica che viva sui territori?

  1. Considerando quindi questo ruolo di NUDM, è emerso quanto sia importante continuare a portare avanti un percorso di dialogo continuo e costante con le varie realtà in lotta portando anche avanti un lavoro capillare sui territori con l’obiettivo di rendere operativo quello che ci siamo dette nel corso dell’assemblea. Abbiamo quindi deciso di incontrarci di nuovo online tra un paio di settimane, in modo che le assemblee abbiano modo di riportare e discutere quanto emerso nell’assemblea nazionale, produrre testi e materiali comunicativi condivisi, aggiornarci sui percorsi e le lotte che attraversano i territori, declinare il tema della violenza economica nel percorso di lancio e avvicinamento al 25 novembre. Alcuni interventi hanno anche messo in luce la necessità partecipare allo sciopero generale unitario del sindacalismo di base. 
  2. Gli interventi hanno anche sottolineato come la condizione di precariato delle lavoratrici derivino da una normativa sul lavoro che, a partire da leggi come la Legge Biagi, hanno ridotto progressivamente le tutele conquistate in anni di lotte permettendo che si realizzino condizioni di lavoro semi servili.

Si è parlato anche della necessità di una presa di parola di NUDM sugli attacchi feroci portati avanti sia sul reddito che sul salario, proponendo un ragionamento sul salario minimo in Italia.

  1. Il nostro ruolo è anche quello di creare spazi di ascolto e condivisione che possano permettere di ricondurre ogni lotta alle dinamiche strutturali che riproducono condizioni di sfruttamento con l’obiettivo di superare la frammentazione del mondo del lavoro precario, creare reti e connettere lotte diverse. In questo contesto, l’inchiesta e l’auto inchiesta sono strumenti fondamentali per creare sapere e permettere a tutte le lavoratrici e lu lavoratoru di riconoscere nella precarietà e nello sfruttamento un terreno comune di lotta. 

Non facciamo retorica rivendicando l’impossibile, è proprio nella rivendicazione dell’impossibile che siamo riuscite ad unire lotte locali e transnazionali. 

*Foto di Saraliù Bruni

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