TRACCIA TAVOLO VIOLENZA-VERSO L’ASSEMBLEA NAZIONALE A BOLOGNA

Sono già più di 80 le donne uccise in Italia nel 2021 e nella maggior parte dei casi l’assassino è il partner o l’ex compagno. Sappiamo che durante la crisi pandemica si sono intensificate la violenza domestica e le violenze omolesbobitransfobiche. Eppure il contrasto alla violenza maschile e di genere e il sostegno ai Centri antiviolenza non hanno nessuno spazio nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La violenza è gestita in maniera emergenziale e scarsissimi sono gli investimenti economici e politici in tema della prevenzione necessaria per contrastare la matrice patriarcale di questa violenza. In tutto il mondo sta aumentando il contrattacco patriarcale, vogliono isolarci e frammentare le nostre lotte, attraverso retoriche e politiche patriarcali, antigender e razziste, contrapponendo i diritti delle donne con quelli delle persone lgbtq.

Quello che sta accadendo in Afghanistan è un altro tassello del contrattacco patriarcale che sta prendendo piede a livello globale: è un caso estremo ma non isolato che mostra un ordine patriarcale globale che ammette e persino richiede picchi di autoritarismo e repressione. Non accettiamo la logica dello scontro di civiltà: se l’ordine patriarcale è globale, noi vediamo il legame che unisce fondamentalisti islamici e ultra-cattolici, e che costituisce un filo rosso tra le posizioni più esplicitamente nazionaliste e fasciste e le politiche neoliberali.

La “civile” Europa che condanna i talebani in Afghanistan, è la stessa che attraverso le sue politiche migratorie rinforza la violenza che le donne e gli uomini migranti vivono sui confini e nello spazio europeo. Per questo è più che mai fondamentale rivendicare la libertà di movimento come una parte centrale della lotta contro la violenza. La civile Europa è la stessa che non riconosce il lavoro sessuale, passando da legislazioni che lo vietano totalmente a quelle che criminalizzano il cliente, ma che in tutti casi espongono le lavoratrici sessuali, ancor più se migranti senza permesso di soggiorno, a condizioni di violenza, negando ogni tipo di tutela.

Contro tutto questo come NUDM abbiamo sempre preso parola, a livello locale, nazionale e transnazionale, ponendo al centro della nostra iniziativa politica il rifiuto della violenza strutturale e cercando di essere quello spazio in cui tutte le donne e persone LGBTQAI+ che rifiutano la posizione subalterna che tale violenza ci impone possano prendere parola e fare di tale rifiuto un istanza collettiva e una pretesa di libertà. 

In questi 5 anni la potenza scatenata dal movimento femminista globale è riuscita a imporre dal basso il carattere strutturale e pubblico della violenza anche in certi discorsi mainstream, ma allo stesso tempo le forme in cui tale violenza agisce sono mutate, sono state intensificate e accelerate dalla pandemia e permangono nella riproduzione della società. Anche NUDM è cambiata, sono cambiate le pratiche e le persone che la attraversano. Se vogliamo arrivare al 25N vedendolo non come una data simbolica e rituale ma come il momento in cui rilanciare la nostra iniziativa politica autonoma, abbiamo bisogno di riarticolare la nostra analisi politica e rivedere i nostri obiettivi politici tenendo in considerazione come la violenza maschile, di genere, razzista e neoliberale agisce in questo momento a livello transnazionale e come impatta a livello locale.

Ragionando insieme su queste domande guida crediamo sia fondamentale ridare una cornice comune al nostro discorso sulla violenza in modo poi da poter articolare meglio le varie pratiche che abbiamo portato avanti in questi anni: è necessario prima costruire quest’analisi comune, chiara e comunicabile per poter poi rivedere le pratiche


– Quali sono gli obiettivi che ci diamo nella nostra azione politica contro la violenza maschile e di genere? Di cosa intendiamo farci carico con la nostra azione politica (ad esempio: vogliamo essere spazi di riconoscimento/politicizzazione? vogliamo cambiare la narrazione dei giornali? vogliamo seguire casi singoli di violenza?) In che modo possiamo ricondurre le iniziative che costruiamo sui diversi aspetti e manifestazioni della violenza (es: femminicidi, violenze omolesbobistransfobiche, violenza istituzionale, mediatica, nelle carceri, ambientale, all’interno dei movimenti) al nostro discorso comune sulla violenza strutturale, arricchendolo e potenziandolo senza frammentarlo?


– Qual è o quale può essere il nostro ruolo in rapporto ai percorsi di fuoriuscita dalla violenza? Come si fa a ridare forza politica collettiva ai percorsi di fuoriuscita perché non siano percorsi individuali e assistenzialistici? Cosa significa avere un rapporto con i CAV e le Case Rifugio? In che modo facciamo rete con e potenziamo i CAV autonomi e femministi e le esperienze costruite all’interno di Case rifugio per persone LGBTQ?


–  Come concretizziamo la discussione sull’analisi e sugli obiettivi per fare in modo che il 25N sia un momento di rilancio della nostra iniziativa politica? Come riattualizziamo le nostre rivendicazione, ripensandole nella materialità della fase attuale, per rilanciarle fortemente verso e oltre il 25N (ad esempio: perché è ancora importante rivendicare un permesso di soggiorno europeo? cosa significa oggi, in un aumento estremo della precarietà e della violenza, rivendicare il reddito di autodeterminazione o un welfare universale?)

Qui tutte le info sull’assemblea nazionale a Bologna del 9-10 ottobre 2021

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