REPORT GRUPPO SCUOLA 31 Gennaio 2021

*In copertina uno dei cloud elaborati con le parole chiave del gruppo tematico
  1. ANALISI:

L’8 marzo 2020 le nostre vite sono state stravolte: eravamo alle prese con il primo sciopero transfemminista in pandemia e avevamo lasciato le aule pochi giorni prima senza sapere che, per molto tempo, non ci saremmo tornate e non avremmo potuto incontrare compagne, colleghe, alunne. Il mondo della scuola e della formazione – come pure la rete di Non Una Di Meno – è attraversato da soggettività differenti, con vissuti, bisogni ed esperienze plurali: sentiamo la necessità, a partire dalla nostra autonomia di elaborazione e azione, di costruire coordinamento e alleanze, in vista del prossimo sciopero globale e oltre.

Rifiutiamo il ricatto che contrappone scuola, salute e reddito, rivendicando una scuola in presenza e allo stesso tempo in totale sicurezza, dalle aule ai trasporti. Rifiutiamo l’invisibilizzazione dei corpi, di cui affermiamo la centralità nei processi di formazione. La scuola potrebbe essere un luogo di cura collettiva e di screening, ma per questo servono fondi. Riteniamo di gran lunga insufficienti le risorse previste dal Recovery Fund e rigettiamo le logiche di aziendalizzazione e normalizzazione della DAD che con queste risorse si pretende di consolidare. Vogliamo investimenti in termini di strutture, spazi, dispositivi di prevenzione e nuove assunzioni, non attingendo ai soli fondi pubblici ma prelevando risorse anche dai patrimoni dei più ricchi.

La retorica patriarcale della “missione dell’insegnante” è la foglia di fico che nasconde la mancanza strutturale di tutele per lə insegnanti, lasciatə solə di fronte al virus e alle lacune croniche della formazione. La dilatazione dei tempi di lavoro in DAD porta ad una compenetrazione del lavoro produttivo e riproduttivo pressoché totale. I contratti covid, improvvisati e non pagati da oltre 3 mesi, privi di adeguate tutele contrattuali, segnano una nuova frontiera della precarietà estrema che colpisce le diverse componenti della scuola (insegnanti, educatrici e educatorə, collaboratrici e collaboratorə ATA, operatrici e operatorə della sanificazione).. “Sacrificio” è diventata la parola d’ordine ministeriale: sacrificio dellə insegnanti lasciatə allo sbaraglio e dellə studentə più vulnerabili, senza alcuna attenzione alla disabilità o a qualsiasi difficoltà individuale e famigliare. La colpevolizzazione dellə singolə è l’escamotage con cui le istituzioni trovano un capro espiatorio in caso di contagio.

Il mondo della formazione è per eccellenza luogo di riproduzione sociale e per questo è per noi territorio strategico di lotta. Le contraddizioni esplose con la pandemia sono il contesto in cui immaginare una riproduzione differente e rivoluzionarla.

La preoccupazione tecnocratica per la valutazione, anteposta alla socializzazione e condivisione egualitaria del sapere e indifferente alle condizioni materiali di vita, riflette l’impostazione competitiva e gerarchica della formazione. Per questo ora più che mai rifiutiamo i sistemi INVALSI nella scuola e ANVUR nell’università, il voto di condotta, l’attuale impostazione degli esami di Stato e avvertiamo il bisogno di una ristrutturazione complessiva del rapporto tra studentə e insegnanti, “a partire da noi”. L’introduzione dell’educazione civica non compensa in alcun modo il nozionismo e l’impostazione patriarcale dei programmi scolastici, nonché la cronica mancanza di educazione sessuale e di strumenti per vivere scuole e università come spazi safe. L’aumento delle violenze offline e online in quarantena si ripercuote anche sullə studentə, ma la scuola ha scelto di abdicare completamente alla sua funzione di socialità e sostegno, delegandola alla famiglia, luogo di replica del sistema patriarcale e, troppo spesso, di violenza misogina e omo-lesbo-bi-transfobica. È necessario ripensare l’istituzione scolastica nel più generale contesto delle battaglie sul welfare, concependo la scuola come laboratorio di pratiche transfemministe di cura comunitaria, prevenzione e contrasto della violenza.

Di fronte alle pesanti limitazioni al diritto di sciopero, promosse con la complicità dei sindacati confederali, sentiamo la necessità di ripensare anche le nostre pratiche di sottrazione e disconnessione dalla produzione e dalla riproduzione, tanto in presenza quanto nella DAD. Questo è l’anno in cui partiremo dalle nostre paure e dai nostri corpi vulnerabili per riprenderci e cambiare la scuola da dentro e da fuori.

  • RIVENDICAZIONI / TERRENI DI LOTTA
  • Pretendiamo fondi e investimenti strutturali per la scuola pubblica. Vogliamo decidere come i fondi vengono spesi.
  • Vogliamo consultori, presidi sanitari e psicologici non medicalizzanti nelle scuole e nelle università, intesi come spazi per la cura ed il benessere.
  • Vogliamo tamponi periodici gratuiti per tuttə, trasporti rinforzati, sicuri e gratuiti.
  • Vogliamo l’abolizione dei sistemi INVALSI e ANVUR, del voto di condotta e della valutazione sommativa, nonché del condizionamento che lə insegnanti di religioni esercitano su di essa. Vogliamo una nuova impostazione per gli esami di Stato, nella direzione del colloquio aperto.
  • Pretendiamo educazione sessuale orientata al piacere, alle differenze e al consenso nei programmi di educazione civica e scolastici.
  • Pretendiamo programmi di formazione per lə  insegnanti.
  • Pretendiamo regolamenti chiari per il contrasto delle molestie nelle scuole e nelle università
  • PRATICHE:
  • Sciopero della valutazione sommativa
  • #OccupyEducazioneCivica e proposta di laboratori, incontri e assemblee nelle scuole orientati all’educazione/autoeducazione al piacere, alle differenze e al consenso e alla prevenzione della violenze di genere e dei generi. Realizzazione di materiale didattico da utilizzare nell’insegnamento trasversale dell’educazione civica
  • Proposta di laboratori e percorsi per la formazione femminista e transfemminista delle insegnanti
  • Sciopero Lezioni “al contrario”: lezioni alternative e transfemministe nelle scuole autogestite e occupate, oppure nello spazio urbano e all’aperto
  • Sostenere le pratiche di sciopero, le occupazioni e le lotte territoriali per la scuola e la formazione
  • Sostenere gli spazi e i progetti transfemministi, soprattutto se sotto attacco, e battersi per moltiplicarli nelle scuole e nelle università
  • Praticare inchiesta e auto-inchiesta, per mappare e connettere le esperienze di chi vive il mondo della formazione e metterci in relazione con le soggettività presenti in esso. Condividere materiali e risultati
  • Dare continuità al gruppo scuola nazionale oltre lo sciopero dell’8 marzo

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