Report gruppo di Discussione Corpi Ecosistema Giustizia Climatica

*In copertina uno dei cloud elaborati con le parole chiave del gruppo tematico


L’assemblea è stata ricca di spunti preziosi e riflessioni. L’invito è quello di utilizzare il
report di questo gruppo di discussione per continuare le riflessioni all’interno dei
rispettivi collettivi, assemblee e reti che qui si sono espresse, anche in vista della
prossima assemblea nazionale di Non Una di Meno del 6 febbraio e dello sciopero
dell’8M.

C’é stato consenso nel ribadire l’importanza di continuare a dotarci di strumenti e
pratiche femministe e transfemministe per decostruire le dinamiche di potere,
gerarchizzazione, oppressione e dominio patriarcali e per continuare a scrivere e
tracciare la nostra storia collettiva, sovvertendo i binarismi e rilanciando, con
immaginari plurimi, una nuova geografia fucsia degli ecosistemi. Vogliamo continuare ad
intrecciare le nostre lotte, in modo intersezionale, oltre le frontiere, per costruire un
discorso ampio, plurale, articolato, situato e solido verso l’8M e oltre.
Vogliamo rilanciare la natura transnazionale delle nostre lotte, intrecciando le nostre
pratiche, in uno scambio bidirezionale, continuo e dinamico, con le potenti esperienze
del Rojava e del Kurdistan, del Chiapas, delle donne contadine in India, delle donne
migranti, delle mujeres indigenas por el buen vivir, delle nuove proposte di new green
deal femministe che ci arrivano da Black Lives Matters.
Rifiutiamo qualsiasi tentativo di green, pink e rainbow washing dell’attuale crisi
planetaria e del capitalismo predatorio. Questo ci sembra sia un tema fondamentale in
vista del prossimo 8M. Per questo siamo pronte a smantellare l’accaparramento lessicale
del green washing, e siamo pronte per continuare a fare della semantica un ulteriore
spazio di battaglia politica verso lo sciopero, per risignificare le parole e i concetti
chiave, dal basso e a partire dal nostro posizionamento femminista e transfemminista,
mettendo al centro la complessa trama di relazioni che attraversiamo (pandemia e
sindemia, cura, sostenibilità e governance sono alcune di queste parole chiave).

La risignificazione dei concetti chiave ci aiuta a continuare la nostra lotta per il
superamento dei binarismi tutti, che ci stanno stretti e nulla hanno a che fare con la
marea e le sue rivendicazioni, tra cui urbano/rurale, centro/periferia, nord /sud. Oltre i
binarismi ci arriviamo costruendo intersezioni. Tra le intersezioni ci sono orizzonti
aperti, fatti di ibridazione e contaminazione, in grado di valorizzare le vulnerabilità e il
tessuto collettivo. E’ fondamentale ribadire la nostra lettura sistemica e strutturale della
violenza di genere, che si immette nella frattura del binarismo di questa crisi,
emergenziale/strutturale, svelandone le contraddizioni e l’urgenza del suo superamento.
Al contempo vorremmo che questo lavoro non comprometta e non sia a scapito della
nostra capacità di comunicare verso l’esterno in modo chiaro. Vogliamo rimanere
accessibili e in ascolto verso ciò che ci circonda e attraversa.

Anche la nostra lettura dell’attuale crisi ecosistemica è strutturale e vogliamo parlare di
ecosistema parlando anche di welfare, lavoro, salute, frontiere e violenza dei confini, di
accesso territoriale a servizi pubblici. Vogliamo mettere al centro l’impellente bisogno di
trasformare le relazioni ecosistemiche, le relazioni di cura, le relazioni tra specie.
Vogliamo poter accompagnare e visibilizzare il prossimo 8M, chi oggi continua a essere
intrappolatə dai ricatti del capitalismo predatorio e coloniale, attraverso la
precarizzazione delle vite, dei corpi e dei territori. Chi oggi vuole continuare a produrre
cibo sano nella terra dei fuochi. Chi vuole spazi urbani verdi, mobilità sostenibile,
mercati contadini come vera alternativa alla grande filiera agroalimentare dei
supermercati. Vorremmo sostenere e apprendere dal femminismo rurale che rimette al
centro il bisogno di non svincolare la produzione dal consumo, le campagne dalle città,
la scelta tra il lavoro e la salute.

La violenza di genere, dei corpi tutti e del pianeta è spesso sovrapposta. Il suo rovescio
è l’autodeterminazione dei corpi e dei territori tutti. Per raggiungere il rovescio c’è
bisogno di attingere ai saperi collettivi, per generare nuova consapevolezza e reti di
fiducia e solidarietà. E’ importante accoglierci e stare in ascolto per generare spazi di
convergenza fondamentali per una vera processualità dello sciopero e del nostro
percorso come Non Una di Meno.

Non vogliamo dare per scontato nessun posizionamento o prospettiva. Non vogliamo dare
per scontato il punto di arrivo o il punto di partenza. Vogliamo continuare ad
interrogarci e a generare dialettica transfemminista tra le differenze e diversità, ma
vogliamo farlo con “ternura y cariño”. Non vogliamo concentrarci sui temi divisivi che
hanno attraversato e polarizzato le nostre riflessioni negli ultimi anni. Vogliamo
affrontare i temi divisivi, soprattutto in merito all’antispecismo e alle diverse
interpretazioni dell’ecotransfemminismo, a partire da nuovi momenti di autoformazione
laboratoriale in vista dell’8M, ripartendo da quanto scritto collettivamente nel Piano, in
cui abbiamo ribadito l’importanza di andare oltre l’antropocentrismo ed al contempo
esplorando nuovi concetti quali quello relativo al multispecie.

Vogliamo quindi identificare dei concetti chiave che ci permettano la costruzione di
un’agenda comune, nel rispetto delle diversità di analisi, percorsi, lotte e
posizionamenti, che non ci faccia solo concentrare su ciò che divide o ci è sottratto, ma
ci permetta di sinergizzarci generando spazi aperti per il dibattito. Spazi che non ci
omogeneizzano e appiattiscono, ma anzi valorizzano multi-strati di profondità.
Le big Corporation, le monoculture, l’estrattivismo, le agromafie e il bracciantato, le
grandi opere, la grande filiera industriale, gli allevamenti animali, le false promesse dei
green jobs, la finanziarizzazione dei beni comuni, quali l’acqua, l’inquinamento, la
digitalizzazione, il mercato degli OGM, il nucleare e la militarizzazione dei territori che
abitiamo sono solo alcuni dei punti nevralgici emersi nel nostro dibattito. Da qui, come
aggrediamo collettivamente questo modo di produzione in vista del prossimo 8M? Come
reinterpretiamo lo sciopero dei e dai consumi nel cuore di questa crisi pandemica e
sindemica? Come riusciamo ad allacciare il tema del consumo a quello del sistema di
produzione perché le pratiche assumano potenza collettiva? Come facciamo atterrare la
ricchezza di analisi qui espressa verso pratiche di lotta concrete il prossimo 8M, tenendo
conto delle sfide che ci impongono le misure di restrizioni che ci troviamo costrettə a
vivere?

Infine l’importanza fondamentale di un’analisi femminista e transfemminista alle risposte
istituzionali che oggi ancora una volta, nonostante gli effetti devastanti di questa crisi
planetaria, decidono di rimanere sui binari neoliberali e coloniali che accaparrano corpi
e territori con operazioni di green e pink washing feroci, offrendo, tra le altre, un
modello individualizzante e tecnocratico della cura, e cercando di ridisegnare i campi di
potere. L’importanza del dibattito sul nuovo apartheid dei vaccini che si gioca sui corpi
di milioni di persone ha bisogno anch’esso di una nostra forte attenzione, per una salute
territoriale, accessibile e universale allineata a un ecosistema libero da violenza e
oppressioni per tuttə . La nostra lettura del recovery Plan e il suo legame con la PAC e le
politiche europee di Green economy è necessaria per mantenere aperti i nostri terreni di
conflitto politico anche in vista del prossimo 8M.
Rimandiamo al pad del report per una lettura dell’assemblea per macroaree (Analisi
situazione, recovery plan, campagne/sciopero/proposte) e i singoli interventi


https://pad.riseup.net/p/reportcorpiecosistemagiustiziaclimatica

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