REPORT DEL “GRUPPO VIOLENZA DI GENERE, PERCORSI DI FUORIUSCITA E PRATICHE NUDM SUI TERRITORI” DEL 31 GENNAIO 2021

*In copertina uno dei cloud elaborati con le parole chiave del gruppo tematico

ANALISI

Il tavolo è stato fortemente partecipato e ha rappresentato un’occasione concreta di costruzione di spazi più sicuri e attraversabili da tutte/u.

La pandemia è stata un acceleratore della violenza nelle nostre vite, che ancora riconosciamo come strutturale in ogni ambito, luogo, e esperienza. Ci riferiamo alla violenza in un’ottica intersezionale, e elaboriamo strategie di liberazione attraverso l’alleanza fra lotte plurali.

Molti Centri Anti Violenza (CAV) sono stati chiusi durante la pandemia; ancora più urgente si rende il bisogno di finanziamenti a CAV e case rifugio, estendo la capacità di accoglienza anche alle persone LGBTQIA. Ancora ci scontriamo con la retorica sessista, lgbtqia*fobica, e di giustificazione della violenza. Nel rapporto con le forze dell’ordine spesso i problemi sono sminuiti, le denunce non accolte. La L.164 sul cambio anagrafico è inadeguata, non garantisce l’autodeterminazione, ma richiede la diagnosi e la valutazione della persona da parte di un tribunale. Le persone trans, intersex e non binarie vivono le conseguenze violente di procedure normalizzanti e costruite su codici binari.

Le persone trans* in carcere sono inserite con il genere assegnato alla nascita (donne trans* spesso stuprate in sezioni maschili, messe poi in isolamento “per proteggerle”).

Nei casi di femminicidio non deve più esistere la possibilità di rito abbreviato, deve invece esserci un riconoscimento legale del femminicidio e dell’omicidio a sfondo lgbtqia*fobico.

La Pas e la bigenitorialità perfetta esistono già nei Tribunali. Ancora più fortemente ci troviamo a lottare contro la violenza istituzionale sia nei procedimenti per violenza di genere che in quelli per l’affidamento di minore. Spesso per le famiglie omogenitoriali i diritti non sono riconosciuti ad entrambe le figure genitoriali. Sulla Legge Zan occorre implementare dibattito e analisi critica.  Altrettanto, è emerso il bisogno di approfondimento sui CAM, centri per uomini maltrattanti.

Vengono sgomberati spazi transfemministi e la socialità è costantemente sotto attacco.

Il Recovery fund ė insufficiente e manca di un’ottica di genere.

Nella relazione con i centri antiviolenza, molte realtà hanno manifestato la volontà di cercare un confronto ed una collaborazione che porti a pratiche condivise. In alcune zone non si è riuscitə a portare avanti un dialogo con i CAV, ma lo si è fatto con altre reti femministe. Per affrontare al meglio casi di violenza, alcuni nodi vorrebbero fare autoformazione e formazione, non per sostituirsi ai CAV ma per avere un quadro completo su come affrontare politicamente la violenza. È necessario condividere pratiche così da creare un percorso comune che possa esser poi modellato in base al territorio, per capire come agire se una persona vittima di violenza si rivolge a NUDM.

Il tavolo ha lavorato nella direzione di uno sciopero politico, che elabori una sottrazione da tutti gli ambiti della vita in cui la violenza si esprime. Collettivizziamo le nostre voci plurali anche senza le grandi piazze di mobilitazione. La sorellanza è la cornice e lo strumento per ogni nostra lotta.

 RIVENDICAZIONI

  • Pretendiamo risorse e finanziamenti adeguati ai CAV
  • Pretendiamo politiche di sostegno all’abitare e politiche di sostegno economico.
  • In tema di Recovery Fund, riteniamo il piano insufficiente e del tutto carente di un’ottica di genere, che rende quindi illeggibile il cosiddetto “iceberg” della violenza di genere 
  • Vogliamo sportelli sul genere nelle università
  • Vogliamo consultori pubblici e CAV in grado di decodificare e accogliere la domanda di soggettività lgbtqia* e non binarie
  • Da sempre e ancora di più in questo momento di crisi, rivendichiamo strumenti reali come il reddito di autodeterminazione
  • Rivendichiamo la patrimoniale come vera presa di posizione politica, mezzo di equità e redistribuzione
  • Vogliamo il riconoscimento legislativo del femminicidio
  • Vogliamo l’eliminazione della PAS nei Tribunali (revisione L.54/2006)
  • Vogliamo il riconoscimento della doppia genitorialità nelle coppie omogenitoriali
  • Vogliamo il riconoscimento dei diritti dellə sex worker
  • Vogliamo politiche concrete contro la prostituzione forzata

PRATICHE

Le pratiche che vogliamo attuare sono molteplici ma tutte basate sull’idea che si debba costruire un percorso comune e forte prima, dentro e oltre l’otto marzo.

  • Denunciare sistematicamente i luoghi nei quali la violenza si esprime
  • Contrastare la produzione culturale, sociale, legale, medica e scientifica dei corpi delegittimando il fatto che il corpo debba rispondere a canoni esclusivamente binari.
  • Contrastare le narrazioni tossiche.
  • Trovare un luogo nella città dove ritrovarsi per ogni atto di violenza, rivendicando quel luogo come simbolo di resistenza e lotta.
  • In caso di femminicidio sul proprio territorio, cercare di entrare in contatto con ə familarə della vittima. Intraprendere un percorso di conoscenza e di supporto con chi resta. Perché le vite spezzate non rimangano solo nomi ma venga narrata la loro storia e perché chi resta non si senta abbonadonatə in un intricato percorso prima di tutto personale ma anche burocratico e legale.
  • Collaborare con i consultori affinché diventino luoghi formativi e informativi per ogni percorso scelto da ogni persona. Immaginare e costruire percorsi di formazione anche sulle soggettività e perché i consultori diventino luoghi dove le persone trans possano ricevere ormoni.
  • Attuare sforzi culturali per distinguere sex worker e prostituzione forzata, denunciando e combattendo lo stigma nel primo caso e la violenza patriarcale nel secondo
  • Se possibile prevedere un numero di telefono a cui i vari nodi possano essere contattati in caso di urgenze e necessità.
  • Pratiche di mutuo aiuto: garantire accesso ad internet; distribuzione cibo; aiuto nel richiedere casa popolari e buoni spesa; attivazione mense.
  • Partendo dal presupposto che non si è operatrici/tori/* di centri antiviolenza, ma militanti, fare rete con altre realtà che si occupano di fuoriuscita dalla violenza e attuare delle formazioni condivise.
  • Rendere lo spazio pubblico inclusivo per lə disabilə, e per chiunque non possa attraversarlo per i più svariati motivi.
  • Costruire una cassetta degli attrezzi: Archivio di storie che incontriamo; Vademecum (sul sessismo nei movimenti, violenza online ecc); Ricercare figure di professionistə come psicologhə, avvocatə, ecc, nella direzione di un elenco a disposizione di NUDM
  • Chat di quartiere contro le violenze e molestie in strada

Pratiche verso l’Otto marzo

– Trovare un luogo nella città dove ritrovarsi per ogni atto di violenza, rivendicando quel luogo come simbolo di resistenza e lotta.

– Campagna di adesivi dove si esplicitino le forme di violenza; nascondere adesivi o volantini nei prodotti considerati di cura in vendita nei supermercati

– Sciopero dai social il 7 marzo, postando un’immagine che rilanci lo sciopero dell’otto o una nostra foto vestit* di viola.

– Occupare vetrine solidali che rilancino lo sciopero mettendo dei volantini o messaggi

– Rilanciare il canale Telegram del nodo di Torino per un mail bombing alle testate giornalistiche.

– Lanciare l’8 marzo la campagna #sanzionefucsia, una campagna condivisa di sanzionamento di un’impresa, una multinazionale, un sindacato, un progetto, una grande opera, una proposta di legge che abbia una politica sessista e/o violentemente machista.

– Segnalazione e denuncia dei luoghi delle città in cui si esprime la violenza e denuncia di quei soggetti che continuano a nascondere le forme di violenza.

– Proprio l’8 marzo ci sarà l’udienza per Elisa Pomarelli, proponiamo perciò di fare un’iniziativa a livello nazionale (modalità da definire) per gridare forte che l’assassino non è malato ma figlio sano del patriarcato.

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