8 marzo 2021, il Vademecum dello sciopero

Print

Lo sciopero è un diritto

L’art. 40 della Costituzione dichiara: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. Lo sciopero è dunque un diritto di rango costituzionale in capo a ogni lavoratrice e lavoratore sebbene, negli anni, abbia subito limitazioni che ne hanno intaccato la potenza e l’emergenza sanitaria venga utilizzata come ulteriore motivo di pesanti restrizioni all’esercizio del diritto.  Anche per questo motivo, scioperare e rivendicare nuovi diritti rappresenta un elemento di rottura imprescindibile. Durante lo sciopero il rapporto di lavoro è sospeso, di conseguenza, anche la prestazione lavorativa da parte della lavoratrice e la retribuzione da parte del datore di lavoro.

8 marzo 2021 – Sciopero generale di 24 ore, settore pubblico e privato

Anche quest’anno, per l’8 marzo, Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore, dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato; a partire dalla convinzione che l’astensione dal lavoro produttivo sia un’articolazione fondamentale dello sciopero femminista (qui puoi leggere l’appello per lo sciopero di Non Una di Meno)

A oggi lo sciopero è stato proclamato da diversi sindacati di base. Sul blog  potrai trovare le proclamazioni (https://nonunadimeno.wordpress.com/2021/02/24/vademecum-8-marzo-2021-lista-singole-adesioni-di-categoria-in-aggiornamento/) inviate alla Commissione di Garanzia.

Nelle 24 ore del giorno 8 marzo 2021, quindi, tutte le lavoratrici sia del pubblico impiego che del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale, salvo i settori esclusi per le limitazioni imposte al diritto di sciopero e  ulteriormente rafforzate durante l’emergenza sanitaria (articolazioni, restrizioni e esclusioni dallo sciopero sono riportate in fondo al testo). Il che significa che puoi scioperare anche se nel tuo luogo di lavoro non c’è un sindacato di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato (se vuoi saperne di più clicca qui).

La comunicazione dello sciopero arriverà all’azienda direttamente dalla Commissione di Garanzia, dalla Regione o dall’associazione datoriale alla quale l’azienda fa riferimento.

È comunque possibile, soprattutto per il comparto privato, che qualche datore di lavoro non riceva la comunicazione o neghi di averla ricevuta. In tal caso, controlla le comunicazioni affisse in bacheca, se non compare, richiedila al tuo responsabile del personale o contattaci per avere una copia dell’indizione e dell’articolazione dello sciopero nel tuo settore, così da poterla affiggere direttamente sul posto di lavoro.

A ogni modo, sul blog di Non Una di Meno, nel riquadro “sciopero 8 marzo”, saranno pubblicate le indizioni dei singoli luoghi di lavoro; puoi pertanto estrarre copia di quelle già inviate e utilizzarle.

È anche possibile, data l’estrema frammentarietà del mondo del lavoro contemporaneo, che in qualche luogo di lavoro privato – soprattutto tra quelli che non fanno riferimento alle maggiori confederazioni padronali – non sia stato indetto lo sciopero. In questo caso, rivolgiti al nodo di Non Una di Meno della tua città o a quello a te più vicino: è possibile provvedere all’indizione – tramite i sindacati – fino al giorno prima dello sciopero (fatta eccezione per i posti di lavoro sottoposti a L.146/90, i cosiddetti servizi pubblici essenziali, per i quali è necessario inviare la comunicazione al datore di lavoro almeno 10 giorni prima).

Scuole statali, ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali, dato l’elevato numero e la capillare diffusione sul territorio, ricevono comunicazione dello sciopero tramite una Circolare che il MIUR (nel caso delle scuole statali) e la Regione (per ospedali e servizi sanitari pubblici territoriali) sono tenuti a inviare in ogni singola scuola e a ogni direzione di ente ospedaliero e/o ASL.

Nonostante la proclamazione sindacale dello sciopero, con relativa pubblicazione sul sito della Commissione di Garanzia Sciopero (http://www.cgsse.it), avvenga con largo anticipo rispetto alla data prevista, queste circolari spesso arrivano a ridosso dello sciopero o non arrivano e alle lavoratrici viene detto che non possono scioperare. Non solo le lavoratrici possono scioperare, ma è bene segnalare, attraverso la casella di posta elettronica di Non Una di Meno, dove questo accade, per procedere, là dove si persista, con una diffida sindacale.

La Circolare del MIUR verrà comunque pubblicata sul sito appena emanata, in modo da poter essere presentata in ogni scuola dalla stessa lavoratrice. Per la sanità pubblica, essendo le Circolari regionali, ci si può rivolgere al nodo di Non Una di Meno del territorio di appartenenza.

La lavoratrice non è tenuta a dichiarare preventivamente all’azienda la sua adesione allo sciopero, dunque non occorre alcuna comunicazione personale.

Nel settore sanità e per molte altre categorie che utilizzano la turnazione, la copertura parte dal primo turno della mattina dell’8 marzo e finisce all’inizio del primo turno della mattina del 9 marzo; tutte le lavoratrici possono quindi scioperare indipendentemente dal turno cui sono adibite: sia la mattina, sia il pomeriggio che la notte.

Nel caso del trasporto pubblico locale l’articolazione delle ore di sciopero, così come delle fasce protette, può variare da città a città.

Per il settore dei Vigili del Fuoco, lo sciopero nazionale è così articolato: personale operativo dalle ore 9,00 alle ore 13,00 (4 ore senza decurtazione); personale giornaliero o amministrativo (intera giornata).

Restrizioni Al Diritto Di Sciopero: Facciamo Chiarezza

Sciopero nei servizi pubblici essenziali L. 146/90

La legge 146 del 1990 disciplina il diritto di sciopero per i servizi pubblici essenziali, cioè quelli volti a garantire il diritto alla vita, alla salute, alla libertà, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione e alla libertà di comunicazione.

I servizi per cui la legge disciplina tale diritto, quindi, sono molti e diversi tra loro: i più noti – per la loro vicinanza alla vita quotidiana della maggior parte delle persone – sono la sanità, i trasporti pubblici urbani ed extraurbani, l’amministrazione pubblica, le poste, la radio e la televisione pubblica e la scuola; ma devono essere garantiti anche i servizi di raccolta dei rifiuti,l’approvvigionamento di energie, risorse naturali e beni di prima necessità.

In tutti questi ambiti il diritto allo sciopero, quindi, non è assoluto ma relativo alla possibilità di garantire alcuni diritti dei cittadini.

Per questo motivo, per tutti i servizi sottoposti a L. 146/90, devono essere previsti i contingenti minimi di personale tramite contrattazione integrativa o accordo sindacato/azienda. È in capo al datore di lavoro il diritto/dovere di individuare le/i dipendenti da inserire nei contingenti minimi e inviare loro entro 5 giorni dalla data dello sciopero la comunicazione di“esonero dallo sciopero”, ovvero di recarsi in servizio il giorno dello stesso.

Qualora la dipendente inserita nei contingenti minimi abbia intenzione di scioperare, deve inviare entro 24 ore dal ricevimento dell’ordine di prestare servizio una comunicazione all’azienda della volontà di aderire all’astensione e, quindi, di essere sostituita.

L’azienda ha il dovere di verificare la possibilità di sostituzione della dipendente. Solo nel caso tale sostituzione non fosse possibile è ammissibile il rifiuto al diritto. In ogni caso, l’azienda deve comunicare alla dipendente di averla sostituita o meno, quindi se può scioperare o se deve lavorare.

Le aziende che erogano il servizio che lo sciopero potrebbe far venir meno, inoltre, sono obbligate con almeno 5 giorni di anticipo a dare comunicazione all’utenza sulle modalità e gli orari dei servizi essenziali garantiti.

Ricordati che il diritto allo sciopero è un diritto individuale in capo a ogni singola lavoratrice e lavoratore, sancito e garantito dalla Costituzione Italiana, e il cui esercizio non può essere precluso e/o limitato (se non per quanto riguarda le modalità di erogazione dei servizi di pubblica utilità di cui ai paragrafi precedenti).

Per chiarire qualsiasi dubbio o segnalare eventuali abusi al tuo diritto di scioperare contattaci a questa e-mail: nudmsciopero@gmail.com.

Proveremo a rispondere alle tue richieste e seguiremo con il supporto di sindacati e legali qualsiasi sopruso verrà riscontrato.

ATTENZIONE! Settori esclusi, restrizioni e diverse articolazioni dello sciopero generale dell’8 marzo 2021

Segnaliamo, in seguito alle comunicazioni della Commissione di Garanzia Sciopero (cgsse) relative alle limitazioni imposte allo sciopero generale dell’8 marzo 2021:

– l’esclusione del comparto scuola (insegnanti e personale Ata);

l’esclusione del personale di Poste Italiane della Regione Emilia Romagna;

– relativamente al settore dei Vigili del Fuoco, lo sciopero è cosi riarticolato:

  • personale turnista dalle ore 09.00 alle ore 13.00 (4 ore senza decurtazione)
  • personale giornaliero o amministrativo (tutta la giornata), come da comunicazione di settore in allegato;

– relativamente al personale addetto alla circolazione del Trasporto ferroviario, lo sciopero sarà per il:

  • Personale addetto alla circolazione dalle ore 09.00 alle 16.59, come da nostre modalità inviate il 25/02/2021
  • Personale fisso intera prestazione giornaliera fino alle ore 21.00;
  • l’astensione della Circolazione e sicurezza stradale – Autostrade terminerà alle ore 22.00.

Questo vademecum verrà costantemente aggiornato con eventuali ulteriori restrizioni e/o diverse articolazioni, imposte dalla Cgsse in virtù del persistere dell’emergenza sanitaria.

Scarica e stampa il vademecum in pdf

Qui la lista delle adesioni

Qui un Vademecum “Come scioperare dallo smart working”

VADEMECUM 8 MARZO 2021 – LISTA SINGOLE ADESIONI DI CATEGORIA IN AGGIORNAMENTO

vademecum-nonunadimeno-lista-adesioni-sciopero

ADESIONI DI CATEGORIA USB

ADESIONI DI CATEGORIA CUB

Proclamazione Sciopero generale

ADESIONI DI CATEGORIA COBAS

ADESIONI DI CATEGORIA USI

Proclamazioni sciopero lavoro dipendente e pubblico e privato

Qui il Vademecum sul blog e in versione pdf

NON UNA DI MENO LANCIA LO SCIOPERO DELL’8 MARZO

roma def

8 marzo 2021: Sciopero globale femminista e transfemminista. Essenziale è il nostro sciopero, essenziale è la nostra lotta! Trova la tua città in mobilitazione qui.

Negli ultimi anni abbiamo vissuto lo sciopero femminista e transfemminista globale come una manifestazione di forza, il grido di chi non accetta di essere vittima della violenza maschile e di genere. Abbiamo riempito le piazze e le strade di tutto il mondo con i nostri corpi e il nostro desiderio di essere vive e libere, abbiamo sfidato la difficoltà di scioperare causata dalla precarietà, dall’isolamento, dal razzismo istituzionale, abbiamo dimostrato che non esiste produzione di ricchezza senza il nostro lavoro quotidiano di cura e riproduzione della vita, abbiamo affermato che non siamo più disposte a subirlo in condizioni di sfruttamento e oppressione.

A un anno dall’esplosione dell’emergenza sanitaria, la pandemia ha travolto tutto, anche il nostro movimento e la nostra lotta, rendendoli ancora più necessari e urgenti. Lo scorso 8 marzo ci siamo ritrovatə allo scoccare del primo lockdown e abbiamo scelto di non scendere in piazza a migliaia e migliaia come gli anni precedenti, per la salute e la sicurezza di tutte. È a partire dalla consapevolezza e dalla fantasia che abbiamo maturato in questi mesi di pandemia, in cui abbiamo iniziato a ripensare le pratiche di lotta di fronte alla necessità della cura collettiva, che sentiamo il bisogno di costruire per il prossimo 8 marzo un nuovo sciopero femminista e transfemminista, della produzione, della riproduzione, del e dal consumo, dei generi e dai generi. Non possiamo permetterci altrimenti. il prossimo 8 marzo sarà sciopero femminista e transfemminista, della produzione, della riproduzione, del e dal consumo, dei generi e dai generi.

Dobbiamo creare l’occasione per dare voce a chi sta vivendo sulla propria pelle i violentissimi effetti sociali della pandemia, e per affermare il nostro programma di lotta contro piani di ricostruzione che confermano l’organizzazione patriarcale della società contro la quale da anni stiamo combattendo insieme in tutto il mondo. Non abbiamo bisogno di spiegare l’urgenza di questa lotta. Le tantissime donne che sono state costrette a licenziarsi perché non potevano lavorare e contemporaneamente prendersi cura della propria famiglia sanno che non c’è più tempo da perdere. Lo sanno le migliaia di lavoratrici che hanno dovuto lavorare il doppio per ‘sanificare’ ospedali e fabbriche in cambio di salari bassissimi e nell’indifferenza delle loro condizioni di salute e sicurezza. Lo sanno tutte le donne e persone Lgbt*QIAP+ che sono state segregate dentro alle case in cui si consuma la violenza di mariti, padri, fratelli. Lo sanno coloro che hanno combattuto affinché i centri antiviolenza e i consultori, i reparti IVG, i punti nascita, le sale parto, continuassero a funzionare nonostante la strutturale mancanza di personale e di finanziamenti pubblici aggravata nell’emergenza. continuassero a funzionare nonostante la strutturale mancanza di fondi.

Lo sanno le migranti, quelle che lavorano nelle case e all’inizio della pandemia si sono viste negare ogni tipo di sussidio, o quelle che sono costrette ad accettare i nuovi turni impossibili del lavoro pandemico per non perdere il permesso di soggiorno. Lo sanno le insegnanti ridotte a ‘lavoratrici a chiamata’, costrette a fare i salti mortali per garantire la continuità dell’insegnamento mentre magari seguono i propri figli e figlie nella didattica a distanza. Lo sanno lə studenti che si sono vistə abbandonare completamente dalle istituzioni scolastiche, già carenti in materia di educazione sessuale, al piacere, alle diversità e al consenso, sullo sfondo di un vertiginoso aumento delle violenze tra giovanissimə. Lo sanno le persone trans* che hanno perso il lavoro e fanno ancora più fatica a trovarlo perché la loro dissidenza viene punita sul mercato. Lo sanno lə sex workers, invisibilizzatə, criminalizzatə e stigmatizzatə, senza alcun tipo di tutela nè sindacalizzazione, che hanno dovuto affrontare la pandemia e il lockdown da solə.

A tuttə loro, a chi nonostante le difficoltà in questi mesi ha lottato e scioperato, noi rivolgiamo questo appello: l’8 marzo scioperiamo! Abbiamo bisogno di tenere alta la sfida transnazionale dello sciopero femminista e transfemminista perché i piani di ricostruzione postpandemica sono piani patriarcali.

A fronte di uno stanziamento di risorse economiche per la ripresa, il Recovery Plan non rompe la disciplina dell’austerità sulle vite e sui corpi delle donne e delle persone LGBT*QIAP+. Da una parte si parla di politiche attive per l’inclusione delle donne al lavoro e di «politiche di conciliazione», dando per scontato che chi deve conciliare due lavori, quello dentro e quello fuori casa, sono le donne. Dall’altra non sono le donne, ma è la famiglia – la stessa dove si consuma la maggior parte della violenza maschile, la stessa che impedisce la libera espressione delle soggettività dissidenti ‒ il soggetto destinatario dei fondi sociali previsti dal Family Act. E da questi fondi sono del tutto escluse le migranti, confermando e mantenendo salde le gerarchie razziste che permettono di sfruttarle duramente in ogni tipo di servizi. Così anche gli investimenti su salute e sanità finiranno per essere basati su forme inaccettabili di sfruttamento razzista e patriarcale. Miliardi di euro sono poi destinati a una riconversione verde dell’economia, che mira soltanto ai profitti e pianifica modalità aggiornate di sfruttamento e distruzione dei corpi tutti, dell’ecosistema e della terra.

Poco o nulla si dice delle misure contro la violenza maschile e di genere, nonostante questa sia aumentata esponenzialmente durante la pandemia, mentre il «reddito di libertà» è una risposta del tutto insufficiente alla nostra rivendicazione dell’autodeterminazione contro la violenza, anche se dimostra che la nostra forza non può essere ignorata. Questo 8 Marzo non sarà facile, ma è necessario. Lo sciopero femminista e transfemminista non è soltanto una tradizionale forma di interruzione del lavoro ma è un processo di lotta che attraversa i confini tra posti di lavoro e società, entra nelle case, invade ogni spazio in cui vogliamo esprimere il nostro rifiuto di subire violenza e di essere oppressə e sfruttatə. Questa è da sempre la nostra forza e oggi lo pensiamo più che mai, perché ogni donna che resiste, che sopravvive, ogni soggettività dissidente che si ribella, ogni migrante afferma la propria libertà fa parte del nostro sciopero.

Il 30 e 31 una prima tappa verso l’8 marzo, nel corso della quale ci siamo incontrat* in gruppi divisi per tematiche per costruire le prime tappe dello sciopero femminista ed il 6 febbraio l’Assemblea per discutere collettivamente e indicare quali sono per noi terreni di lotta nella ricostruzione pandemica.

Proprio oggi che il nostro lavoro, dentro e fuori casa, è stato definito «essenziale», e questo ci ha costrette a livelli di sfruttamento, isolamento e costrizione senza precedenti, noi diciamo che “essenziale è il nostro sciopero, essenziale è la nostra lotta!”.

Cartella per la stampa 

Qui i report dei tavoli tematici

ℹCerca la tua città e sciopera anche tu l’8 marzo!

📍Qui LA MAPPA DELLE CITTA’ in mobilitazione (in aggiornamento)

𝟕𝐌𝐚𝐫𝐳𝐨
▶️Lucca: https://www.facebook.com/events/453544199410238
▶️Monterotondo: https://www.facebook.com/events/551285599109157
▶️Palermo: https://www.facebook.com/events/130955622247885/
▶️Ticino: https://www.facebook.com/events/1229493887468203/

𝟖𝐌𝐚𝐫𝐳𝐨
▶️Alessandria: https://www.facebook.com/events/226255765866323/
▶️Bergamo: https://www.facebook.com/events/2707110569600787/
▶️Bologna: https://www.facebook.com/events/2849819581925862/
▶️Brescia: https://www.facebook.com/events/537401933903870/
▶️Catania: https://www.facebook.com/events/455454145774803/
▶️Firenze: https://www.facebook.com/events/1068055300363903/
▶️Genova: https://www.facebook.com/events/471467130653022/
▶️La Spezia: https://www.facebook.com/events/450219766325365/
▶️Lampedusa: https://www.facebook.com/events/241121817678844/
▶️Livorno: https://www.facebook.com/events/857280908169852/
▶️Mantova: https://www.facebook.com/events/516858352815679/
▶️Modena: https://www.facebook.com/events/927076081379396/
▶️Monterotondo: https://www.facebook.com/events/551285599109157
▶️Milano: https://www.facebook.com/events/1319648708420829/
▶️Napoli: https://www.facebook.com/events/1096625740800917/
▶️Oristano: https://www.facebook.com/events/336692071104022/
▶️Padova: https://www.facebook.com/events/195118662404381/
▶️Parma: https://www.facebook.com/events/426606618633699/
▶️Pavia: https://www.facebook.com/events/153661709914166/
▶️Piacenza: https://www.facebook.com/events/431124591333288
▶️Pisa: https://www.facebook.com/events/2911579919060739/
▶️Ravenna: https://www.facebook.com/events/792139331402679/
▶️ReggioCalabria https://www.facebook.com/events/448259153286717/
▶️ReggioEmilia: https://www.facebook.com/events/527094824936394/
▶️Roma: https://www.facebook.com/events/467800727708999/
▶️Savona: https://www.facebook.com/events/265244761745717
▶️Torino: https://www.facebook.com/events/115151300510228/
▶️Transterritoriale Marche:
https://www.facebook.com/events/75938
▶️Trento: https://www.facebook.com/events/441800357025714
▶️Treviso: https://www.facebook.com/events/426094785143179/
▶️Trieste: https://www.facebook.com/events/192661702617741/
▶️Venezia: https://www.facebook.com/events/263953221861572/
▶️Verona: https://www.facebook.com/events/212159857264656/
▶️Viareggio: https://www.facebook.com/events/212159857264656

Countdown verso l’8 marzo: conferenza stampa il 26 febbraio

Il 26 febbraio, in moltissime città, NON UNA DI MENO lancia il countdown verso lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo.
Durante il 2020 a perdere il lavoro sono state 444mila persone, di cui il 70% sono donne. Solo nel mese di dicembre, su 101mila persone i cui contratti non sono stati rinnovati o che sono state costrette a licenziarsi, 99mila sono donne, a causa di lavori precari e salari più bassi, e quindi più sacrificabili nell’economia familiare.
La fine del blocco dei licenziamenti, previsto a fine Marzo, fa prospettare una situazione destinata a peggiorare. Tuttavia, di fronte a una perdita di autonomia economica, le donne non hanno smesso di lavorare, perchè sono coloro che si occupano – gratuitamente o in cambio di bassi salari – della cura di anzian* e bambin* e il cui carico di lavoro è aumentato per la Dad.

La centralità assunta dalla riproduzione ha gettato luce sulle condizioni di lavoro nei cosiddetti lavori essenziali, svolti prevalentemente da donne, in gran parte migranti, sottoposte a un’intensificazione di orari di lavoro e turni impossibili.
Il Covid-19 ha reso ancora più evidenti le linee della violenza strutturali. Dall’inizio dell’anno sono tredici le donne uccise, ma i finanziamenti ai centri antiviolenza femministi, fondamentali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, sono del tutti inadeguati. Mentre il Piano Antiviolenza sta per scadere, la discussione governativa invoca la parità di genere nella gestione del Recovery Plan attraverso l’attuazione di politiche neoliberali e un Family Act che oltre a escludere le persone migranti non tiene conto della divisione sessuale del lavoro.

Le limitazioni e i rischi non hanno impedito la moltiplicazione delle lotte, nei magazzini, nelle scuole, nei multiservizi, e il protagonismo delle donne e delle libere soggettività. La voce di 600 donne e soggettività LGBTIQ+ Precarie, migranti, operaie, maestre, madri, delegate sindacali e sex worker è risuonata forte nella tre giorni di assemblea nazionale online, affermando che lo sciopero non è più rimandabile. Per queste ragioni, Non Una Di Meno chiama uno sciopero femminista e transfemminista: della produzione e della riproduzione, del consumo, sciopero dai ruoli imposti dai generi. Abbiamo chiesto a tutti i sindacati di riconoscere l’urgenza del nostro sciopero e di garantire la copertura sindacale alle lavoratrici e ai lavoratori che vorranno astenersi dal lavoro produttivo. Alcuni hanno già risposto all’appello convocando per l’8M lo sciopero generale. Le donne lottano da mesi nelle fabbriche, nelle scuole, nelle case, lottano in Italia, in Polonia, in Argentina, in Bulgaria, in Georgia e in Cile, e nelle città degli Stati Uniti e in Francia dimostrando, ancora una volta, la necessità di una risposta transnazionale alla violenza strutturale.

Le politiche economiche europee di gestione della crisi ci hanno definite “essenziali” per intensificare il nostro sfruttamento. Noi l’8 marzo dimostreremo che essenziale è la nostra lotta, essenziale è il nostro sciopero.

Report Assemblea nazionale Non una di meno del 6 febbraio 2021

I numeri sulla violenza ‒ che nel giorno 6 febbraio, data della nostra Assemblea nazionale, si sono aggravati con il femminicidio di Ilenia Fabbri a Faenza ‒ come le statistiche sui licenziamenti e la ‘perdita’ obbligata del lavoro, e l’intensificazione dello sfruttamento di chi sta continuando a lavorare confermano l’assoluta urgenza del nostro percorso, la necessità di riprenderci lo spazio di parola per la trasformazione radicale dell’esistente

In questi mesi abbiamo visto rinnovarsi il conflitto tra essenziale e non essenziale, dove non essenziale è considerata l’autodeterminazione per la quale noi insieme stiamo lottando in tutto il mondo. Abbiamo visto nel modo più evidente la dimensione strutturale della violenza, anche perché la divisione sessuale del lavoro fa ricadere proprio sulle spalle delle donne le mancanze strutturali del sistema. Nei tavoli della scorsa settimana abbiamo avuto la conferma che NUDM continua a essere un punto di riferimento per chi tutti i giorni combatte contro la violenza maschile, di genere e dei generi, che continua a essere un soggetto trainante della lotta in questa crisi, ma anche che è necessario un processo condiviso che metta in comunicazione la rabbia e l’ostinazione delle nostre lotte quotidiane.

L’8M quest’anno accade alla vigilia del possibile sblocco dei licenziamenti e con la partita del Recovery Plan tutta aperta. Il governo dei competenti è un tentativo di depoliticizzare quello che per noi è un terreno di lotta aperto e cruciale, perché non ha niente di temporaneo ma anzi consoliderà l’infrastruttura neoliberale, patriarcale e razzista della società, ancora una volta giustificandola con la retorica della resilienza e dell’eroismo. L’altra faccia dei cosiddetti investimenti competitivi sarà un aumento della precarietà e dello sfruttamento. In questo nuovo contesto, la sfida dello sciopero femminista e transfemminista è di aprire una lotta sul terreno della redistribuzione della ricchezza, per un welfare che risponda ai nostri bisogni, per strumenti di autonomia economica per uscire dalla violenza e dal ricatto, per attaccare i patrimoni di chi in questi mesi non ha fatto altro che accrescere i propri profitti sfruttando il nostro lavoro e obbligandoci a scegliere tra lavoro e salute, tra lavoro e formazione, tra lavoro e giustizia climatica, tra lavoro e liberazione dalla violenza. È fondamentale battersi per la libertà di movimento, perché le migranti stanno pagando un prezzo altissimo in questa crisi e perché la battaglia per rompere il nesso tra permesso di soggiorno, lavoro e famiglia che intensifica la violenza e lo sfruttamento è una lotta transnazionale. Affermare la necessità di socializzare la cura contro il suo modello di organizzazione patriarcale, contro le sue pratiche binarie e patologizzanti, contro gli attacchi alla nostra libertà riproduttiva e la sua stigmatizzazione, contro la precarizzazione e lo sfruttamento di chi lavora nella cura giustificato dall’ideologia della ‘missione’. Dobbiamo ribaltare questo modello di sviluppo distruttivo dell’ecosistema e dell’ambiente. Dobbiamo sostenere la lotta delle sex-workers che non sono state solo duramente colpite dalla crisi, ma hanno anche portato avanti in questi mesi pratiche di resistenza e continuano a farlo verso l’8M. Mentre sta scadendo il piano contro la violenza governativo attivato cinque anni fa, dobbiamo sostenere l’iniziativa dei CAV, dei consultori e degli spazi femministi e transfemministi sempre più sotto attacco. La riproduzione sociale è per noi oggi più che mai un terreno di lotta

Sappiamo che lo sciopero generale è una sfida ardua in questo momento, per le condizioni materiali in cui ci troviamo e per le limitazioni che colpiscono i lavori essenziali, che non hanno però impedito la moltiplicazione delle lotte, degli scioperi, il protagonismo delle donne e delle libere soggettività, che ancora oggi si sono mobilitate nelle Marche contro l’ennesimo attacco alla nostra libertà e autodeterminazione proveniente dalle istituzioni regionali. Queste lotte e questi scioperi dobbiamo metterli in comunicazione e amplificarli, per dare il segno che ‘non siamo sole’. È necessario ancora una volta un appello ai sindacati a proclamare e sostenere sciopero femminista e transfemminista [leggi la lettera aperta LINK], mentre continueremo a sostenere quelle delegate e lavoratrici che hanno già cominciato a mobilitarsi per lo sciopero, così come connetterci con tutte le lotte in corso nel lavoro, su giustizia climatica ed ecosistemi, contro il razzismo, per l’aborto, l’autodeterminazione delle persone trans e delle libere soggettività.

Oggi ci siamo fatte delle domande per costruire insieme l’8M, sapendo che questo è uno snodo fondamentale di una mobilitazione che dovrà continuare, perché lo dobbiamo pensare come laboratorio di resistenza femminista contro il neoliberalismo. Come innovare le pratiche dello sciopero, muovendoci sempre su tutti i piani dello sciopero femminista e transfemminista: produttivo e riproduttivo, dei/dai consumi, dei/dai generi, per rifiutare i ruoli e i comportamenti che questi ci impongono e vengono messi a valore nella società capitalistica? Quali pratiche per chi cura ed è curato? Come rivolgerci anche a chi ha perso il lavoro, chi fa lavoro informale, nero, chi fa smart working e si trova a svolgere simultaneamente il lavoro salariato e quello riproduttivo e di cura? Rispondendo a queste domande, oggi sono state indicate pratiche di sciopero della DAD, capaci di sfidare le limitazioni alla possibilità di scioperare che sono state introdotte anche nella scuola, e forme di ‘disconnessione’ dalle attività didattiche e lavorative condotte in remoto, anche nell’Università, e lezioni in piazza, forme di sciopero dallo smartworking e iniziative che non siano solo la sottrazione dal lavoro, ma anche l’individuazione di altre pratiche che riempiano il tempo e lo spazio dell’8M quando l’interruzione dal lavoro non è possibile. È stata indicata la possibilità di usare lo spazio online, che ha mostrato tutta la sua dimensione ‘reale’ in questa pandemia, per immaginare pratiche di sciopero per chi non può scioperare. Coinvolgere le donne che lavorano nei settori cosiddetti essenziali per noi è fondamentale anche se sappiamo che non sarà affatto facile, ma mai come in questo momento è necessario rompere l’isolamento, quello domestico e quello lavorativo, e costruire momenti collettivi.

Dai tavoli sono uscite molte proposte e non riportiamo tutte quelle che sono state indicate nei report [LINK], che ci permettono di coordinarci e valorizzare pratiche comuni di avvicinamento all’8M. Si sono aggiunte a queste proposte di avvicinamento allo sciopero dell’8M pratiche di autoinchiesta nella scuola per attivare campagne di comunicazione delle istanze e delle voci che provengono dalla scuola, inchieste che esprimano le nostre posizioni e i nostri bisogni in merito a ciò che intendiamo per ‘ricostruzione’ e qual è la nostra idea di ricostruzione, interventi e azioni nei supermercati per lanciare messaggi in direzione dello sciopero, presa di parola sui social costante verso l’8M ‒ come i video per rispondere alla domanda ‘sciopero perché’, una giornata il 14 febbraio sulla violenza e momenti di discussione come quelli che sono già previste in diverse città (violenza online e diffusione non consensuale di immagini intime [LiNK?], manifesto EAST — Essential Autonomous Struggles Transnational, connessione con i CAV), o ancora assemblee tematiche per discutere di alcuni luoghi e momenti cardine dello sciopero, proposte di sanzionamento fucsia delle big corporations e multinazionali, diffusione nello spazio pubblico di video e immagini. Perché riconosciamo la necessità di condividere le pratiche e parole chiave. Assumiamo una data collettiva di lancio dello sciopero e del countdown di avvicinamento il 26 febbraio, riconoscendo comunque l’importanza di dare visibilità fin da subito all’organizzazione dello sciopero e al lancio dell’8M, pensando anche a una conferenza stampa simultanea in tutti i territori; possibili obiettivi comuni delle iniziative (come Confinustria e i tribunali o in modo diverso le RSA) e piazze pubbliche e zone fuxia, organizzate come sempre per permettere la partecipazione in sicurezza e in chiave antiabilista, che siano un punto di riferimento per tutte le persone che stanno scioperando e che quel giorno lotteranno insieme a noi.

È infine fondamentale tenere al centro dell’organizzazione il piano transnazionale, non solo perché il Recovery Plan ha una dimensione europea ma anche per l’importanza della comunicazione e l’organizzazione con coloro che tengono aperta la lotta contro le politiche patriarcali, razziste e neoliberali e vivo il movimento dello sciopero. Per questo è importantissima la partecipazione all’assemblea transfronteriza del 7 febbraio, anche per riportare il lavoro dei tavoli e dell’assemblea di oggi.

Questa forza transnazionale è necessaria per caricare ancora di più la parola sciopero di tutta la sua urgenza, anche se in questo presente pandemico sarà ancora più difficile praticarlo, in tutte le forme attivate dal movimento femminista e transfemminista. Ma in ogni lotta, in ogni momento di piazza l’8M e non solo l’8M dobbiamo avere la capacità di ribadire che il nostro sciopero è essenziale. Che proprio perché il nostro lavoro e la nostra vita sono essenziali per la produzione e riproduzione di questa società, è ancora più vero che se ci fermiamo noi si ferma il mondo. Essenziale è il nostro sciopero, essenziale è la nostra lotta!

Non una di meno: appello ai sindacati verso lo sciopero dell’8 marzo

cagliari

Essenziale è il nostro sciopero, essenziale è la nostra lotta!

Appello ai sindacati verso lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo

Qui la lettera in pdf

La pandemia ha reso evidente quello che il movimento femminista e transfemminista globale ha affermato negli ultimi anni con la pratica dello sciopero: non è possibile lottare efficacemente per aumentare il salario o per migliorare le condizioni contrattuali senza combattere la violenza maschile e di genere che pervade la società entrando in ogni luogo di lavoro.

L’8 marzo sarà sciopero femminista e transfemminista: sciopero generale della produzione e della riproduzione, del consumo, sciopero dai ruoli imposti dai generi.

La pandemia ha esibito la centralità e insieme la crisi della riproduzione sociale e del welfare pubblico: le condizioni della sanità e della scuola ne sono l’esempio più lampante. La gestione dell’emergenza ha fatto leva su altro sfruttamento: sull’assenza completa della tutela della salute in particolare nei settori essenziali; sul lavoro gratuito o malpagato di milioni di donne; sull’intensificarsi di forme di lavoro a distanza non normato e sul sovrapporsi del lavoro produttivo e di cura nello spazio domestico, più che mai luogo di violenza per le donne e le soggettività lgbtqia+. I dati Istat mostrano che a essere colpiti dalla pandemia in termini di perdita del lavoro sono soprattutto le donne (a dicembre, 99mila su 101mila), che si sommano a quelli persi a causa di un doppio carico di lavoro divenuto del tutto ingestibile nel corso della pandemia. La crisi sanitaria, economica e sociale ha colpito e colpirà ancora una volta il lavoro femminile, migrante, non tutelato, informale, precario. Le attività di riproduzione sociale sono state definite ‘essenziali’, il che ha significato un’intensificazione massiccia dello sfruttamento. Al di là di ogni falsa retorica sull’inclusione lavorativa e sulle politiche di conciliazione vita-lavoro, sono e saranno le donne, le migranti e le soggettività lgbtqia+ a pagare il prezzo più alto.

L’8 marzo ci troveremo alla vigilia dello sblocco dei licenziamenti e nel pieno della definizione del Recovery Plan. I 209 miliardi per la “ricostruzione” arriveranno in Italia, ma sul loro impiego lo scontro è aperto. La gestione dei fondi europei ha determinato la caduta del governo Conte bis e un nuovo commissariamento avanza.

Alla prospettiva di un piano di ricostruzione patriarcale e confindustriale, vogliamo opporre un piano femminista di trasformazione sociale: un salario minimo europeo e reddito di autodeterminazione, welfare universale e non familistico, permesso di soggiorno europeo non condizionato al lavoro e alla famiglia, diritto alla salute e all’autodeterminazione, priorità della salute ecosistemica rispetto ai profitti.

La sfida di uno sciopero generale è più che mai ardua quanto urgente: abbiamo visto già a partire dal marzo dello scorso anno l’introduzione di ulteriori limitazioni e attacchi al diritto di sciopero, che mirano a spuntarne la forza. Eppure in questi mesi duri molti sono stati gli scioperi e grande il protagonismo delle donne: pensiamo agli scioperi delle lavoratrici che con il lavoro rischiano anche il permesso di soggiorno, a quelli delle lavoratrici e delle operaie che non vogliono scegliere tra salute e salari da fame per garantire i profitti; a quelli della scuola e della sanità che rifiutano l’etica della missione e reclamano investimenti pubblici e fuoriuscita dalla precarietà; agli scioperi contro i licenziamenti camuffati da trasferimenti, a quelle lavoratrici che non vogliono arrendersi al peso crescente del lavoro riproduttivo a discapito del proprio salario.

Noi crediamo che i sindacati che condividono questa urgenza oggi debbano raccogliere di nuovo la sfida e sostenere lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo. Ai sindacati che fino ad ora non hanno accolto i nostri appelli chiediamo se si adatteranno a questo presente opprimente, oppure se staranno dalla parte delle donne, delle persone Lgbt*qia+ e di tutt* coloro che lottano non solo per i loro diritti, ma per eliminare il sessismo, lo sfruttamento e le molteplici forme di discriminazioni e violenza ancora così radicati e diffusi nella nostra società.

Come abbiamo sempre fatto, continueremo a sostenere con tutte le nostre forze le delegate e le lavoratrici che, con o senza l’appoggio delle segreterie sindacali, si stanno mobilitando per organizzare e praticare lo sciopero. E anche oggi chiediamo dunque a tutti i sindacati di aderire allo sciopero generale del prossimo 8 marzo 2021 garantendo la copertura sindacale alle lavoratrici e ai lavoratori che vorranno astenersi dal lavoro. Oltre all’indizione dello sciopero per l’intera giornata e per tutti i comparti del settore pubblico e privato, invitiamo inoltre le organizzazioni sindacali a sostenere lo sciopero femminista nelle forme più opportune: mandando la convocazione su tutti i posti di lavoro e riportando le motivazioni dello sciopero, indicendo le assemblee sindacali per informare lavoratrici e lavoratori sulle rivendicazioni della giornata, favorendo l’incontro tra lavoratrici e lavoratori e i nodi territoriali di Non Una di Meno, nel rispetto dell’autonomia del movimento femminista.

ARGENTINA: LEGGE SULL’ACCESSO ALL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA-Traduzione

Di seguito pubblichiamo la versione in italiano della legge a cura del gruppo traduzioni di NUDM che ringraziamo

legge pubblicata dal bollettino ufficiale

ACCESSO ALL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA

Legge 27610 Il Senato e la Camera dei Deputati della Nazione Argentina riuniti in Congresso, sanzionano con forza di legge:

Articolo 1: Oggetto

La presente legge ha come oggetto l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza e all’attenzione post aborto, implementando gli impegni assunti dallo stato argentino in materia di salute pubblica e di diritti umani delle donne e delle persone di altre identità di genere con capacità gestanti al fine di contribuire alla riduzione e prevenzione di malattie e decessi.

Articolo 2. Diritti.

Le donne e le persone di altre identità di genere con capacità gestanti hanno il diritto di:

a) decidere l’interruzione di gravidanza in conformità con quanto stabilito nella presente legge

b) richiedere e accedere all’IVG all’interno del sistema sanitario in conformità con quanto stabilito nella presente legge

c) richiedere e ricevere attenzione dopo l’aborto nel sistema sanitario pubblico senza pregiudizi rispetto alla decisione di aver abortito secondo parametri contrari ai casi legalmente riconosciuti e resi possibili dalla presente legge

d) prevenire la gravidanza non voluta attraverso l’accesso a informazione, educazione sessuale integrale, e metodi contraccettivi efficaci

Articolo 3. Quadro normativo costituzionale.

Le disposizioni della presente legge si inquadrano nell’articolo 75 comma 22 della Costituzione Nazionale, nei trattati di diritti umani ratificati dalla Repubblica Argentina, in particolare la Dichiarazione Universale di Diritti Umani, la Convenzione Americana sui Diritti Umani, la Convenzione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna (CEDAW) e il suo Protocollo Facoltativo, il Patto Internazionale di Diritti Economici, Sociali e Culturali, il Patto Internazionale di Diritti Civili e Politici, la Convenzione Interamericana per Prevenire, Sanzionare ed sradicare la Violenza contro la Donna – Convenzione di “Belém do Parà”, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, la Convenzione sui Diritti del Bambino e la Convenzione contro la Tortura e Altri Tratti o Pene Crudeli, Inumani o Degradanti, in virtù della protezione che conferiscono ai diritti sessuali e riproduttivi, alla dignità, alla vita,     all’autodeterminazione, alla salute, all’educazione, all’integrità, alla diversità corporale, all’identità di genere alla diversità etnico-culturale, alla privacy, alla libertà di credenze e pensieri, all’informazione, a godere dei benefici dei progressi scientifici, all’uguaglianza reale di opportunità, alla non discriminazione e ad una vita libera da violenze.


Articolo 4 Interruzione volontaria di gravidanza.

Le donne e le persone di altre identità di genere con capacità di gestazione hanno il diritto di decidere e accedere all’interruzione della gravidanza fino alla quattordicesima (14) settimana, inclusa, i gestazione.

Al di fuori del periodo stabilito nel paragrafo precedente, la persona gestante ha il diritto di decidere e accedere all’interruzione della gravidanza solo nelle seguenti situazioni:

a) Se la gravidanza è il risultato di uno stupro, con la richiesta e la relativa dichiarazione giurata della persona gestante al personale sanitario che fa l’intervento. Nei casi di bambine sotto i tredici (13) anni, la dichiarazione giurata non sarà richiesta;

b) Se la vita o la salute integrale della persona gestante è in pericolo.

Art. 5 Diritto all’assistenza sanitaria.

Ogni persona gestante ha diritto ad accedere all’interruzione della gravidanza nei servizi del sistema sanitario o con la propria forma di assistenza (1), entro un termine massimo di dieci (10) giorni dalla sua richiesta e alle condizioni stabilite dalla presente legge e Leggi 26.485, 26.529 e leggi correlate.

Il personale sanitario deve garantire le seguenti condizioni minime e diritti durante l’aborto e nell’assistenza post-aborto:

a) Trattamento dignitoso. Il personale sanitario deve osservare un trattamento dignitoso, nel rispetto delle convinzioni personali e morali dellə pazientə, per sradicare le pratiche che perpetuano l’esercizio della violenza contro le donne e le persone di altre identità di genere con capacità gestanti; 

b) Privacy. Tutte le attività medico-assistenziali finalizzate all’ottenimento e alla trasmissione di informazioni e documentazione clinica  dellə paziente devono garantire la costruzione e la conservazione di un ambiente di fiducia tra il personale sanitario e le persone che richiedono l’assistenza, e osservare il rigoroso rispetto della loro privacy, dignità umana e autonomia della volontà, nonché la dovuta tutela della riservatezza; le informazioni saranno condivise o verrà coinvolta la famiglia o l’accompagnatorə  solo con una espressa autorizzazione, in conformità con le disposizioni dell’articolo 8 della presente legge.

Allo stesso modo, bisognerà proteggere la paziente da ingerenze illegittime da partedi terzi. Nei casi di stupro di ragazzə o adolescenti, il dovere di comunicare la violazione dei diritti previsti dall’articolo 30 della legge 26.061 e il dovere di presentare una denuncia penale di cui all’articolo 24, comma e), della legge 26.485 in quadro delle disposizioni dell’articolo 72 del codice penale, dovranno essere rispettati contemplando il rispetto del diritto alla privacy e alla riservatezza dellə ragazzə e adolescenti, della loro “capacità evolutiva” ed interesse superiore in conformità con la Convenzione sui diritti dell’infanzia, legge 26.061 e articolo 26 del Codice Civile e Commerciale, e non dovranno ostacolare o ritardare l’accesso ai diritti stabiliti dalla presente legge;

c) Riservatezza. Il personale sanitario deve creare le condizioni per salvaguardare la riservatezza e il segreto medico durante tutto il processo di assistenza e anche successivamente. È necessario informare durante la consultazione che la riservatezza è garantita ed è coperta da segreto medico.

Il paziente ha il diritto che chiunque partecipi alla preparazione o alla gestione della documentazione clinica, o abbia accesso al suo contenuto, deve rispettare il diritto alla riservatezza, salvo espressa autorizzazione scritta della stessa paziente;

d) Autonomia della volontà. Il personale sanitario deve rispettare le decisioni delle pazienti in merito all’esercizio dei loro diritti riproduttivi, alle alternative di trattamento e alla loro futura salute sessuale e riproduttiva. Le decisioni della paziente non devono essere sottoposte a giudizi derivati ​​da considerazioni personali, religiose o assiologiche da parte del personale sanitario, deve prevalere la sua volontà libera e autonoma;

e) Accesso alle informazioni. Il personale sanitario deve ascoltare attivamente e rispettosamente le pazienti per esprimere liberamente le loro esigenze e preferenze. La paziente ha il diritto di ricevere informazioni sulla sua salute; il diritto all’informazione include il diritto a non ricevere informazioni inappropriate rispetto a quella richiesta.

Dovrebbero essere fornite informazioni sui diversi metodi di interruzione di gravidanza, sulla portata e sulle conseguenze della pratica. Tali informazioni devono essere aggiornate, comprensibili, veritiere e fornite in un linguaggio e  in forme  accessibili.

Il personale sanitario e le autorità pubbliche hanno l’obbligo di fornire le informazioni disponibili sui diritti tutelati dalla presente legge in modo dinamico e durante l’intero processo di assistenza, anche se non vi è esplicita richiesta.

f) Qualità. Il personale sanitario deve rispettare e garantire il trattamento dell’aborto secondo lo scopo e la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’assistenza sarà fornita seguendo gli standard di qualità, accessibilità, competenza tecnica, gamma di opzioni disponibili e informazioni scientifiche aggiornate.

Nota (1) in Argentina ci sono tre forme di assistenza sanitaria: una pubblica, una “semiprivata” offerta dalle OOSS a cui si aderisce e a cui si versa una quota a questo finalizzata (previdenza sociale), e assicurazioni private. La cosa interessante di questa legge è che questi tre sistemi di salute devono garantire l’accesso all’aborto e questo si applica a tutto il sistema nazionale.

Art. 6 Informazioni e trattamento dell’aborto e della salute sessuale e riproduttiva.

Fatta la richiesta di interruzione volontaria di gravidanza in conformità con l’articolo 4, l’istituzione sanitaria metterà a disposizione delle persone gestanti che lo richiedono, all’interno del Programma Nazionale di Salute Sessuale e Procreazione Responsabile, legge 25.673, quanto segue:

a) Informazioni sul procedimento che verrà eseguito e le successive cure necessarie, secondo i criteri dell’articolo precedente;

b) Attenzione sanitaria integrale durante l’intero processo;

c) Accompagnamento nell’assistenza sanitaria e informazione adeguata e accessibile alle necessità di ciascuna persona, scientifica, aggiornata sui diversi metodi contraccettivi disponibili, nonché la fornitura di metodi contraccettivi previsti dal Programma Medico Obbligatorio (PMO) e nella legge 25.673 o nella normativa che in futuro la sostituisca.

Questi servizi non sono obbligatori per la paziente né condizione per la realizzazione della pratica.

Art. 7 Consenso informato.

Prima dell’interruzione volontaria di gravidanza si richiede il consenso informato della persona gestante espresso per scritto, in conformità con quanto previsto nella legge 26.529 e in accordo con l’articolo 59 del Codice Civile e Commerciale della Nazione. Nessuna persona può essere sostituita nell’esercizio personale di questo diritto.

Art. 8 Persone minorenni.

Nel quadro delle disposizioni della Convenzione sui diritti dell’infanzia, la legge 26.061, articolo 7 dell’allegato I del decreto 415/06, articolo 26 del Codice Civile e Commerciale della Nazione e la risoluzione 65/15 del Ministero della salute della Nazione, la richiesta di interruzione volontaria della gravidanza deve essere fatta come segue:

a) Le persone con più di sedici (16) anni di età hanno piena capacità di prestare il proprio consenso per esercitare i diritti garantiti dalla presente legge;

b) Nel caso di persone con meno di sedici (16) anni di età, sarà richiesto il loro consenso informato ai sensi del precedente articolo e di quanto previsto dall’articolo 26 del Codice Civile e Commerciale e dalla delibera 65/15 del Ministero della Salute della Nazione ai sensi della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, legge 26.061, articolo 7 dell’allegato I del decreto legislativo 415/06 e decreto legislativo 1.282/03 della legge 25.673.

Art. 9 Persone con capacità limitate.

Se si trattasse di una persona con capacità limitata per sentenza giudiziale e la limitazione non avesse relazione con l’esercizio dei diritti che concede la presente legge, potrà prestare il suo consenso informato senza nessun impedimento né necessità di alcuna autorizzazione previa e, se lo desiderasse, con assistenza del sistema di appoggio previsto nell’articolo 43 del Codice Civile e Commerciale della Nazione. 

Le persone che agiscono nel sistema di sostegno non rappresentano né sostituiscono la persona con disabilità nell’esercizio dei suoi diritti e, pertanto, è necessario che il disegno del sistema di supporto incorpori garanzie adeguate perché non esistano abusi e le decisioni siano prese dalla persona titolare del diritto.

Se la sentenza giudiziale di restrizione della capacità impedisce di dare il consenso per l’esercizio dei diritti previsti nella presente legge, o la persona sia stata dichiarata incapace di agire in giudizio, dovrà dare il suo consenso con l’assistenza del suo rappresentante legale o, in mancanza o assenza, di una persona vicina, nei termini dell’articolo 59 del Codice Civile e Commerciale della Nazione. 

Art. 10 Obiezione di coscienza.

L’operatorə  che interviene in maniera diretta nella interruzione di gravidanza ha diritto ad esercitare l’obiezione di coscienza.

Per poterla esercitare, dovrà:

a) Mantenere la sua decisione in tutti gli ambiti, politici, privati o di sicurezza sociale nei quali esercita la sua professione;

b) Inviare la persona ad altro/a operator* affinché sia assistita in maniera temporanea e opportuna, senza indugi; 

c) Rispettare il resto dei propri doveri professionali e obblighi legali. Il personale sanitario non può rifiutarsi di effettuare l’interruzione della gravidanza nel caso in cui la vita o la salute della persona gestante sia in pericolo e richieda cure immediate e urgenti.

Non si può invocare l’obiezione di coscienza per rifiutarsi di fornire assistenza sanitaria post-aborto.

Il mancato rispetto degli obblighi previsti dal presente articolo darà luogo a sanzioni disciplinari, amministrative, penali e civili, a seconda dei casi.

Art. 11 Obiezione di coscienza. Obblighi delle strutture sanitarie.

Le strutture sanitarie di salute del sotto-settore privato o della previdenza sociale che non dispongano di operatorə per effettuare l’interruzione di gravidanza a causa dell’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza ai sensi dell’articolo precedente, devono provvedere e disporre l’invio ad un operatorə sanitario che esegua effettivamente la prestazione e che abbia caratteristiche simili a quello che la persona ha richiesto. In tutti i casi, la pratica deve essere garantita secondo le disposizioni della presente legge. Le procedure e i costi associati all’invio e al trasferimento della paziente saranno a carico di chi esegue l’invio. Tutti gli invii contemplati in questo articolo devono essere fatturati secondo la copertura a favore dell’operatore che esegue la pratica.

Art. 12 Copertura e qualità delle prestazioni.

Il settore pubblico della salute, le mutue  inquadrate nella legge 23.660 e nella legge 23.661, l’Istituto Nazionale di Servizi Sociali per Pensionati creato dalla legge 19.032, le entità e agenti di salute impegnati nella legge 26.682, di quadro regolatorio di medicina prepagata, le entità che prestino attenzione dentro la regolamentazione del decreto 1.993/11, le mutue delle forze armate e di sicurezza, le mutue del Potere Legislativo e Giudiziale e quelle comprese nella legge 24.741, di mutue universitarie, e tutti quegli agenti e organizzazioni che prestino servizi medico-assistenziali alle persone affiliate o beneficiarie, indipendentemente dalla figura giuridica che possiedano,devono incorporare la copertura integrale e gratuita dell’interruzione volontaria di gravidanza prevista nella presente legge in tutte le forme che l’Organizzazione Mondiale della Salute raccomanda. Queste prestazioni rimangono incluse nel Programma Nazionale di Garanzia di Qualità dell’Assistenza Medica e nel PMO con copertura totale, insieme alle prestazioni di diagnosi, medicine e terapie di sostegno.

Art. 13 – Educazione sessuale integrale e salute sessuale riproduttiva 

Lo stato nazionale, le province e la città autonoma di Buenos Aires e i municipi hanno la responsabilità di rendere esecutiva la legge 26.150, legge sulla educazione sessuale integrale, stabilendo politiche attive per la promozione e il rafforzamento della salute sessuale e riproduttiva di tutta la popolazione. Queste politiche dovranno avere come riferimento gli obiettivi e i legami stabiliti dalle leggi 23.798, 25.673, 26.061, 26.075, 26.130, 26.150, 26.206, 26.485, 26.743 e 27.499, oltre alle leggi già citate in questa presente legge. Dovranno inoltre formare sulla prospettiva e le differenze di genere il personale docente, sanitario al fine di prestare attenzione, cure adeguate, e follow-up a coloro che richiedono un’interruzione volontaria della gravidanza nei termini previsti dalla legge, così come al personale degli uffici pubblici interessati a questo processo 

Art. 14.- Modifica del Codice Penale.

Si sostituisce l’articolo 85 del Codice Penale della Nazione con il seguente:

Articolo 85: Chiunque provochi un aborto sarà punito:

1. Con la reclusione da tre (3) a dieci (10) anni, se agisce senza il consenso della persona gestante. Questa pena potrà aumentare fino a quindici (15) anni se fosse seguito dalla morte della persona gestante.

2. Con la reclusione da tre (3) mesi a un (1) anno, se agisce con il consenso della persona gestante, dopo la quattordicesima (14) settimana di gestazione e purché non rientrasse nei casi previsti dall’articolo 86.

Art. 15 Incorporazione dell’articolo 85 bis al Codice Penale.

Si incorpora come articolo 85 bis del Codice Penale della Nazione: Articolo 85 bis: sarà punito o punita con la reclusione da tre (3) mesi a un (1) anno e interdizione speciale per il doppio del tempo della condanna, il funzionario o funzionaria pubblico  o l’autorità dell’istituto sanitario, il/la professionista, l’effettore(“?)o il personale sanitario che ingiustificatamente ritardare, ostacolare o rifiutare , in violazione delle norme vigenti, di eseguire un aborto nei casi legalmente autorizzati

Art. 16.- Sostituzione dell’articolo 86 del Codice Penale. Se sostituisce l’articolo 86 del Codice Penale della Nazionale con il seguente:

Articolo 86: Non costituisce reato l’aborto eseguito con il consenso della persona gestante fino alla quattordicesima (14) settimana compresa di gravidanza. 

Al di fuori del periodo stabilito nel paragrafo precedente, non sarà punibile l’aborto eseguito con il consenso della gestante: 

1. Se la gravidanza è il prodotto di uno stupro. In questo caso la pratica deve essere garantita con obbligo e dichiarazione giurata della gestante dinanzi a il/la professionale o personale della salute intervenuto. Nel caso di ragazze sotto i tredici (13) anni di età la dichiarazione giurata non sarà richiesta 

2. Se la vita o la salute integrale della persona gestante fosse a rischio.

Art. 17.- Sostituzione dell’articolo 87 del Codice Penale. Se sostituisce l’articolo 87 del Codice Penale della Nazione con il seguente: Articolo 87: Sarà punito o punita con la reclusione da sei (6) mesi a tre (3) anni chiunque  provochi con violenza un aborto senza aver avuto lo scopo di provocarlo, se lo stato di gravidanza della persona incinta fosse noto o le constasse.

Art. 18. – Sostituzione dell’articolo 88 del codice penale

Si sostituisce l’articolo 88 del codice penale con il seguente articolo: Sarà condannata da 3 mesi a 1 anno la persona gestante che, dopo la quattordicesima settimana di gestazione e, a condizione che non siano soddisfatte le condizioni di cui all’articolo 86, causerà il proprio aborto o faccia in modo che altri lo facciano. Si potrà non applicare la pena quando le condizioni rendano giustificabile la condotta. Il tentativo della persona gestante non è punibile.

Art. 19 – Formazione.

Il personale sanitario dovrà formarsi rispetto ai contenuti della presente legge e alla normativa che la completa e regolamenta. A tal fine il Ministero della salute, i ministeri provinciali e quelli della città autonoma di Buenos Aires applicheranno i dispositivi e programmi di formazione 

Art. 20 – Autorità di applicazione.

L’autorità di applicazione della presente legge sarà stabilita dal Governo Nazionale 

Art 21. Ordine pubblico:

Le disposizioni della presente legge sono di ordine pubblico e di applicazione obbligatoria su tutto il territorio nazionale

Art. 22. si comunichi al Governo nazionale 

Approvata dal parlamento argentino a Buenos Aires il 30 dicembre 2020

Registrata con il n 27610 

Pubblicata il 15/1/2021 

progetto presentato al senato

Alcuni articoli di approfondimento che segnaliamo:

Articolo tradotto di Ese Montenegro 
#EsLEY: in Argentina l’aborto è legge 
Articolo da Obiezione Respinta  

ASSEMBLEA NAZIONALE DI NON UNA DI MENO ONLINE – 6 febbraio 2021

💥📣 S͟a͟b͟a͟t͟o͟ ͟6͟ ͟f͟e͟b͟b͟r͟a͟i͟o͟ ore 15.00 ci sarà l’𝗔𝘀𝘀𝗲𝗺𝗯𝗹𝗲𝗮 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 di Non una di meno 𝘰𝘯𝘭𝘪𝘯𝘦 in diretta sulla pagina Facebook di Nudm e visibile su questo blog, 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗶𝗼𝗽𝗲𝗿𝗼 𝗳𝗲𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗳𝗲𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝟴 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 📣💥
💬❓Per porre delle domande nel corso dell’assemblea è possibile scrivere nei commenti sulla diretta Facebook.
Questi i report dai Gruppi tematici del 30 e 31 gennaio 2021

🌊 D͟o͟m͟e͟n͟i͟c͟a͟ ͟7͟ ͟f͟e͟b͟b͟r͟a͟i͟o͟ ci sarà l’𝗔𝘀𝘀𝗲𝗺𝗯𝗹𝗲𝗮 𝗧𝗥𝗔𝗡𝗦𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗲𝗿𝗶𝘇𝗮𝘀 di Non una di meno.

Negli ultimi anni abbiamo vissuto lo sciopero femminista e transfemminista globale come una manifestazione di forza, il grido di chi non accetta di essere vittima della violenza maschile e di genere. Abbiamo riempito le piazze e le strade di tutto il mondo con i nostri corpi e il nostro desiderio di essere vive e libere, abbiamo sfidato la difficoltà di scioperare causata dalla precarietà, dall’isolamento, dal razzismo istituzionale, abbiamo dimostrato che non esiste produzione di ricchezza senza il nostro lavoro quotidiano di cura e riproduzione della vita, abbiamo affermato che non siamo più disposte a subirlo in condizioni di sfruttamento e oppressione.

A un anno dall’esplosione dell’emergenza sanitaria, la pandemia ha travolto tutto, anche il nostro movimento e la nostra lotta, rendendoli ancora più necessari e urgenti. Lo scorso 8 marzo ci siamo ritrovatə allo scoccare del primo lockdown e abbiamo scelto di non scendere in piazza a migliaia e migliaia come gli anni precedenti, per la salute e la sicurezza di tutte. È a partire dalla consapevolezza e dalla fantasia che abbiamo maturato in questi mesi di pandemia, in cui abbiamo iniziato a ripensare le pratiche di lotta di fronte alla necessità della cura collettiva, che sentiamo il bisogno di costruire per il prossimo 8 marzo un nuovo sciopero femminista e transfemminista, della produzione, della riproduzione, del e dal consumo, dei generi e dai generi. Non possiamo permetterci altrimenti. il prossimo 8 marzo sarà sciopero femminista e transfemminista, della produzione, della riproduzione, del e dal consumo, dei generi e dai generi.

Dobbiamo creare l’occasione per dare voce a chi sta vivendo sulla propria pelle i violentissimi effetti sociali della pandemia, e per affermare il nostro programma di lotta contro piani di ricostruzione che confermano l’organizzazione patriarcale della società contro la quale da anni stiamo combattendo insieme in tutto il mondo. Non abbiamo bisogno di spiegare l’urgenza di questa lotta. Le tantissime donne che sono state costrette a licenziarsi perché non potevano lavorare e contemporaneamente prendersi cura della propria famiglia sanno che non c’è più tempo da perdere. Lo sanno le migliaia di lavoratrici che hanno dovuto lavorare il doppio per ‘sanificare’ ospedali e fabbriche in cambio di salari bassissimi e nell’indifferenza delle loro condizioni di salute e sicurezza. Lo sanno tutte le donne e persone Lgbt*QIAP+ che sono state segregate dentro alle case in cui si consuma la violenza di mariti, padri, fratelli. Lo sanno coloro che hanno combattuto affinché i centri antiviolenza e i consultori, i reparti IVG, i punti nascita, le sale parto, continuassero a funzionare nonostante la strutturale mancanza di personale e di finanziamenti pubblici aggravata nell’emergenza. continuassero a funzionare nonostante la strutturale mancanza di fondi.

Lo sanno le migranti, quelle che lavorano nelle case e all’inizio della pandemia si sono viste negare ogni tipo di sussidio, o quelle che sono costrette ad accettare i nuovi turni impossibili del lavoro pandemico per non perdere il permesso di soggiorno. Lo sanno le insegnanti ridotte a ‘lavoratrici a chiamata’, costrette a fare i salti mortali per garantire la continuità dell’insegnamento mentre magari seguono i propri figli e figlie nella didattica a distanza. Lo sanno lə studenti che si sono vistə abbandonare completamente dalle istituzioni scolastiche, già carenti in materia di educazione sessuale, al piacere, alle diversità e al consenso, sullo sfondo di un vertiginoso aumento delle violenze tra giovanissimə. Lo sanno le persone trans* che hanno perso il lavoro e fanno ancora più fatica a trovarlo perché la loro dissidenza viene punita sul mercato. A tuttə loro, a chi nonostante le difficoltà in questi mesi ha lottato e scioperato, noi rivolgiamo questo appello: l’8 marzo scioperiamo! Abbiamo bisogno di tenere alta la sfida transnazionale dello sciopero femminista e transfemminista perché i piani di ricostruzione postpandemica sono piani patriarcali.

A fronte di uno stanziamento di risorse economiche per la ripresa, il Recovery Plan non rompe la disciplina dell’austerità sulle vite e sui corpi delle donne e delle persone LGBT*QIAP+. Da una parte si parla di politiche attive per l’inclusione delle donne al lavoro e di «politiche di conciliazione», dando per scontato che chi deve conciliare due lavori, quello dentro e quello fuori casa, sono le donne. Dall’altra non sono le donne, ma è la famiglia – la stessa dove si consuma la maggior parte della violenza maschile, la stessa che impedisce la libera espressione delle soggettività dissidenti ‒ il soggetto destinatario dei fondi sociali previsti dal Family Act. E da questi fondi sono del tutto escluse le migranti, confermando e mantenendo salde le gerarchie razziste che permettono di sfruttarle duramente in ogni tipo di servizi. Così anche gli investimenti su salute e sanità finiranno per essere basati su forme inaccettabili di sfruttamento razzista e patriarcale. Miliardi di euro sono poi destinati a una riconversione verde dell’economia, che mira soltanto ai profitti e pianifica modalità aggiornate di sfruttamento e distruzione dei corpi tutti, dell’ecosistema e della terra.

Poco o nulla si dice delle misure contro la violenza maschile e di genere, nonostante questa sia aumentata esponenzialmente durante la pandemia, mentre il «reddito di libertà» è una risposta del tutto insufficiente alla nostra rivendicazione dell’autodeterminazione contro la violenza, anche se dimostra che la nostra forza non può essere ignorata. Questo 8 Marzo non sarà facile, ma è necessario. Lo sciopero femminista e transfemminista non è soltanto una tradizionale forma di interruzione del lavoro ma è un processo di lotta che attraversa i confini tra posti di lavoro e società, entra nelle case, invade ogni spazio in cui vogliamo esprimere il nostro rifiuto di subire violenza e di essere oppressə e sfruttatə. Questa è da sempre la nostra forza e oggi lo pensiamo più che mai, perché ogni donna che resiste, che sopravvive, ogni soggettività dissidente che si ribella, ogni migrante afferma la propria libertà fa parte del nostro sciopero.

Il 30 e 31 ci saranno i gruppi divisi per tematiche per costruire le prime tappe dello sciopero femminista ed il 6 febbraio l’Assemblea per discutere collettivamente e indicare quali sono per noi terreni di lotta nella ricostruzione pandemica.

Proprio oggi che il nostro lavoro, dentro e fuori casa, è stato definito «essenziale», e questo ci ha costrette a livelli di sfruttamento, isolamento e costrizione senza precedenti, noi diciamo che “essenziale è il nostro sciopero, essenziale è la nostra lotta!”.

1ª Assemblea pubblica Transfronterizas – 7 febbraio 2021

LO SCIOPERO VIVE NELLE LOTTE

Invito alla 1ª Assemblea pubblica Transfronterizas

Da Feministas Transfronterizas, uno spazio di articolazione, solidarietà e intersezione delle lotte femministe, transfemministe e antipatriarcali di tutto il mondo, estendiamo un invito a tutte le donne, lesbiche, travestite, trans, non binarie, intersex, migranti, indigene, nere e afrodiscendenti ad un’assemblea aperta di Feministas Transfronterizas, che si terrà domenica 7 febbraio 2021 alle 14.45 (ora italiana). Questa assemblea si svolgerà nell’ambito del 3° Encuentro Plurinacional de las y les que Luchan (Cile), un’istanza sollevata da varie organizzazioni cilene, tra cui la Coordinadora Feminista 8M, che fa parte di Transfronterizas.

Vogliamo allargare e approfondire il dialogo e i legami tra i diversi femminismi dei nostri territori, per continuare a darci forza su scala planetaria e continuare a tessere i nostri orizzonti di lotta, soprattutto verso lo sciopero femminista dell’8M 2021. Gli assi che saranno discussi saranno intorno alle lotte e resistenze durante la pandemia, e gli orizzonti politici dello spazio

Per partecipare registrati a questo modulo entro venerdì 5 febbraiohttps://bit.ly/AsambleaPublicaTransfronterizas

Le lingue disponibili durante l’assemblea saranno Inglese|Spagnolo|Portoghese|Francese

Purtroppo la capienza massima su zoom è di 300 persone. Per chi ne avesse la possibilità consigliamo di connettersi in più persone utilizzando un solo link, in modo da poter partecipare ugualmente! 

Per maggiori informazioni ecco il testo di lancio dell’assemblea in italiano, spagnolo, inglese, francese e tedesco.

Non vediamo l’ora di incontrarci, scambiarci e ascoltarci! Un abbraccio di solidarietà

Arriba les que luchan!

LO SCIOPERO VIVE NELLE LOTTE
Femministe transnazionali contro la violenza patriarcale

Dai nostri diversi femminismi, intrecciati e potenziati dalla nostra connessione transnazionale, chiamiamo tutte le donne, lesbiche, trans, queer, intersex, migranti, indigene, nere e afro-discendenti, ad un’assemblea pubblica transnazionale il 7 febbraio 2021, per continuare a darci forza e a confrontarci verso lo sciopero femminista dell’8 marzo 2021.
Con questa assemblea vogliamo collegare le lotte e le rivolte che stiamo portando avanti verso il 25 novembre, giornata contro la violenza maschile e di genere, e tutte le lotte femministe e antipatriarcali che si sono svolte nel mondo negli ultimi mesi, per far sì che la nostra voce collettiva possa risuonare a livello globale sfidando i limiti che la pandemia ci mette davanti.
Abbiamo già detto chiaramente che non vogliamo tornare alla normalità perché la normalità era il problema. Abbiamo già detto che non pagheremo la crisi con i nostri corpi e i nostri territori. Abbiamo già denunciato a gran voce che la gestione neoliberale della pandemia intensifica la violenza sistematica contro le donne e le persone LGBTQI, nonché l’oppressione coloniale e razzista.
Ora vogliamo mostrare ancora di più la nostra potenza collettiva, in modo che la pluralità delle nostre esperienze, le nostre lotte e le nostre ribellioni possa rafforzarsi a vicenda, connettersi ed espandersi oltre i confini, plasmando il processo dello sciopero femminista che ci permette di rendere visibile e bloccare l’organizzazione patriarcale, razzista, capitalista e coloniale delle nostre società.
Mentre abbiamo creato reti di sostegno e di autodifesa per contrastare l’aumento della violenza domestica, non abbiamo mai smesso di combattere e denunciare la violenza di genere e maschile, come facciamo il 25 novembre in tutto il mondo.
Mentre abbiamo lavorato in prima linea negli ospedali, nelle scuole, nelle fabbriche, nei servizi di cura e di pulizia, e mentre nelle nostre case abbiamo continuato a fare lavori domestici, non abbiamo interrotto il processo dello sciopero femminista per dimostrare che se ci fermiamo noi si ferma il mondo, come abbiamo fatto il 1° maggio.
Mentre continuiamo ad attraversare le frontiere per fornire la manodopera necessaria a garantire la catena alimentare e i servizi di assistenza in cambio di un magro salario, non abbiamo smesso di denunciare il razzismo istituzionale e di chiedere a gran voce un permesso di soggiorno e un reddito di autodeterminazione che ci permettano di vivere una vita dignitosa.
Mentre nelle comunità indigene abbiamo garantito la riproduzione della vita attraverso trame collettive per affrontare la pandemia, non abbiamo smesso di difendere i territori dagli attacchi estrattivisti e dalla militarizzazione.
Mentre sui fronti di guerra e di conflitto come quello curdo e quello palestinese abbiamo continuato a costruire le nostre reti di solidarietà, non abbiamo fermato la nostra rivoluzione femminista e antimperialista e la richiesta di libertà per tutte e tutti i prigionieri politici.
Mentre la salute è stata gestita in maniera individuale e neoliberale, non abbiamo smesso di evidenziare le differenze nelle condizioni sociali e materiali di sesso, classe e razza nell’accesso all’assistenza sanitaria, lottando per la nostra libertà riproduttiva e per un aborto libero, gratuito e sicuro.
Negli ultimi anni siamo riuscite a creare un movimento femminista globale, capace di rendere trasversale la prospettiva femminista in tutti i movimenti sociali, come dimostrano le lotte di Black Lives Matters negli USA quelle di #EndSars contro la brutalità della polizia in Nigeria, e quelle che stanno scuotendo i governi fascisti e conservatori di tutto il mondo a partire dal sud, come in Bolivia, Perù e Cile.
Invece di arrenderci all’individualizzazione e all’attacco ai nostri corpi e ai nostri territori che la gestione neoliberale di questa pandemia ci impone, abbiamo ampliato ulteriormente la nostra lotta, non ci siamo lasciate, e abbiamo persino rafforzato la nostra interconnessione globale, come dimostra l’organizzazione del 35° Incontro Plurinazionale delle Donne e delle soggettività dissidenti in America Latina, la creazione dell’E.A.S.T. (Essential Autonomous Struggles Transnational) in Europa e oltre per collegare le lotte contro la svalutazione del lavoro produttivo e riproduttivo delle donne migranti e non, la solidarietà transnazionale allo sciopero delle donne polacche per la legalizzazione dell’aborto, e il rafforzamento di questo spazio, Feministas Transfronterizas, che ora vuole espandersi ancora di più e intercettare coloro che non ne fanno ancora parte.
In un momento storico in cui il nostro lavoro produttivo e riproduttivo è più intenso, sfruttato e svalutato che mai, e in cui la violenza patriarcale, di genere, capitalista e razzista ci attacca con maggiore forza, sentiamo l’urgenza di alimentare l’importanza del processo dello sciopero femminista globale e per questo motivo chiediamo a tutte le persone che vogliono unirsi alla lotta femminista transnazionale di partecipare all’assemblea pubblica del 7 febbraio.
¡Arriba las y les que luchan!
Feministas Transfronterizas