30-31.01.2021 – GRUPPO VIOLENZA DI GENERE, PERCORSI DI FUORIUSCITA E PRATICHE NUDM SUI TERRITORI

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L’appello di lancio di Non una di Meno per il 30 e 31 gennaio 2021, due giornate online dove si articoleranno alcuni Gruppi tematici di discussione verso lo sciopero dell’8 marzo: Violenza e Percorsi di fuoriuscita; Scuola; Economia e Lavoro; Salute; Corpi, Ecosistema, Giustizia Climatica. Qui il form da compilare per partecipare ai gruppi. La seconda tappa è l’Assemblea Nazionale del 6 febbraio, sempre in modalità online. A breve tutte le info. Di seguito il testo del GRUPPO VIOLENZA DI GENERE, PERCORSI DI FUORIUSCITA E PRATICHE NUDM SUI TERRITORI.

Assemblea Nazionale Non Una Di Meno, 30-31 gennaio 2021

CONTESTO SUL TEMA

Durante la  pandemia abbiamo subìto la Casa come luogo sicuro a discapito della dimensione sociale, politica e lavorativa. In casa abbiamo perso lavori già precari e vissuto in maniera forzata il carico del lavoro riproduttivo, tenendo appesa al virtuale buona parte delle relazioni non domestiche, escluse dalle concessioni previste dai decreti. L’isolamento si è fatto presto insopportabile, vista l’impossibilità di sottrarsi a violenze fisiche, psicologiche, economiche, allo stigma sociale per le persone  lgbtqia*, le persone trans* e queer nella famiglia di origine, l’ esclusione dal discorso pubblico e il relegamento nel solo ambito privato. Le soggettività colpite dal diktat maschile ed eteronormativo sono le persone lgbtqia* e le donne, le cui esistenze precarie, non tradizionali e anti patriarcali hanno tenuto duro sotto i colpi di un’emergenza globale che ha reso lampanti le rivendicazioni storiche dei movimenti transfemministi.

L’altissimo numero di femminicidi è la punta dell’iceberg di un sistema il cui scioglimento farebbe emergere le forme di violenza più invisibili contro le persone trans e non binarie. La violenza maschile è strutturale e diffusa in maniera capillare nella società, le sue fondamenta sono ancora salde in un retroterra culturale e politico retrogrado e patriarcale, che attacca chi critica il ruolo di genere come destino e  legittima le violenze sui nostri corpi, vedi la “cultura dello stupro”. Il numero delle violenze sulle persone trans, intersex e non binarie, sulle donne, le lesbiche, é alto e le narrazioni sono inquinate da pregiudizi culturali che mirano a invisibilizzare, vittimizzare, nascondere gli episodi di violenza maschile, per questo è necessario costruire da subito una cornice di lavoro che metta in discussione le rappresentazioni stereotipiche e stigmatizzanti della violenza.  

La flessione delle denunce nella prima parte del 2020 non é stata determinata dall’assenza di abusi intrafamiliari, ma, anzi, da una serie di concause che già avevamo rilevato nella stesura del Piano Femminista di Non Una Di Meno e da una crescente sfiducia da parte di chi vive situazioni di violenza verso i percorsi proposti dalle istituzioni preposte ad arginare il fenomeno. Gli effetti della pandemia confermano le nostre rivendicazioni “storiche”, richiedendo uno sforzo di rilancio delle lotte fino ad ora abbiamo tracciato. 

In questo quadro è necessario porre saldamente alla base della discussione il diritto all’autodeterminazione e all’autonomia di ciascuna libera soggettività, e denunciare le forme di violenza e di utilizzo dei nostri corpi e sulle nostre vite, come il revenge porn, lo sfruttamento della prostituzione e la tratta.  

Come noto Non Una di Meno nasce a partire da un’alleanza fra collettivi femministi, associazioni, centri antiviolenza, singole/u, un rapporto che è nel tempo cambiato, in maniera diversa per ogni assemblea territoriale. Approfondire la relazione può favorire la rete di sostegno ai percorsi di uscita dalla violenza, ricerca del lavoro, reti amicali, supporto ai servizi. L’ottica è rinforzare i servizi forniti dai Centri AntiViolenza (CAV) e permettere alle reti sociali locali di svolgere un lavoro di supporto e solidarietà fondamentali. Partendo da queste nostre esperienze condivise leggiamo il Recovery fund e ripartiamo da alcune domande, che aprano alla discussione collettiva per produrre rivendicazioni diffuse.

Quali sono le PRATICHE DI RISPOSTA AI FEMMINICIDI,  ALLA VIOLENZA DI/DEL GENERE?

Obiettivi: 

  • denunciare il fenomeno in tutte le sue forme (stalking, discriminazioni di genere, omolesbobitransfobiche, soprusi, stupri, attacchi verbali) 
  • trovare le parole adeguate: non siamo vittime, non ce la siamo cercata
  • supportare chi resta e le pratiche di solidarietà come quelle nate grazie a Non una di meno Piacenza attorno al lesbicidio di Elisa Pomarelli
  • ottenere la centralità della nostra voce nel discorso pubblico in modo che non si assuma più come canone il corpo e la soggettività cisgender e binari, motivo per cui viene somministrata alle persone trans* una normalizzazione violenta
  • promuovere un cambio culturale per la visibilizzazione della violenza verso le persone  lgbtqia*, le persone trans* e queer

Quali sono le PORTE DI FUORIUSCITA DALLA VIOLENZA e i loro limiti? 

Obiettivi:

  • mettere in luce le debolezze del sistema dell’antiviolenza istituzionale (formazione del personale delle forze dell’ordine, dei tribunali e del sistema sanitario e gestione finanziamenti)
  • mettere in luce le rivendicazioni più urgenti in tema di CAV e ampliare le pratiche (la presa in carico, oltre alle donne, delle soggettività non binary e trans, diffondere il reddito di autodeterminazione) 
  • mettere in luce le criticità del sistema sanitario ai fini dell’emersione di ogni forma della violenza come quella ospedaliera, ostetrico/ginecologica e andrologica
  • porre l’accento sui percorsi di autonomia e di libertà per le donne, le persone lgbtqia*, le persone trans* e queer e le sex worker

Quali sono le forme della VIOLENZA ISTITUZIONALE e come contrastarla?

Obiettivi:

  • rivendicare quali sono i livelli di assistenza sanitaria di base e le forme di tutela e garanzia della salute riproduttiva più inclusive per migranti, persone private della libertà personale, persone trans e non binarie 
  • sostituire con l’autonomia e l’autodeterminazione il discorso psichiatrico sulle persone trans*, basato su criteri cisgender, sovradeterminanti e violenti
  • denunciare che i Tribunali sono un luogo dove chi cerca “giustizia” spesso trova percorsi lunghi e complicati, costellati da parole e pratiche che rischiano di reiterare la violenza.  Continuare il lavoro sulla PAS che da 30 anni è presente nei Tribunali e richiede una presa di posizione
  • denunciare che le istituzioni moltiplicano la violenza e riproducono le rappresentazioni sessiste tipicamente associate alle donne e alle persone LGBTQIA+, relegando al silenzio o all’invisibilità le loro esperienze. Dobbiamo nominarci, combattere e imporre un cambiamento nella relazione.

Come sviluppare la RELAZIONE CON I CAV e le  PRATICHE DI ACCOGLIENZA DIFFUSA?

Obiettivi:

  • definire dinamiche virtuose fra Non una di meno e CAV per favorire l’emersione di situazioni di violenza, la condivisione di strumenti per il sostegno dei percorsi di autonomia
  • aprire nuovi luoghi sicuri dove costruire accoglienza, percorsi di autonomia e favorire un lavoro culturale sulla violenza maschile, di supporto in particolare alle persone lgbtqia* trans e queer che attualmente si trovano senza risposte concrete. Le esperienze come Lucha y Siesta, la Limonaia – Zona Rosa, La Magnifica occupata, la  Mala servanen jin occupata, la casa delle donne di Alessandria devono moltiplicarsi sui territori. 

E, in definitiva: Come facciamo “vivere” queste riflessioni all’interno delle pratiche di sciopero trasversali che metteremo in campo l’8 Marzo?

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