30-31.01.2021 – Gruppo Corpi Ecosistema Giustizia Climatica

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L’appello di lancio di Non una di Meno per il 30 e 31 gennaio 2021, due giornate online dove si articoleranno alcuni Gruppi tematici di discussione verso lo sciopero dell’8 marzo: Violenza e Percorsi di fuoriuscita; Scuola; Economia e Lavoro; Salute; Corpi, Ecosistema, Giustizia Climatica. Qui il form da compilare per partecipare ai gruppi. La seconda tappa è l’Assemblea Nazionale del 6 febbraio, sempre in modalità online. A breve tutte le info. Di seguito il testo del gruppo Corpi Ecosistema Giustizia Climatica 

Assemblea Nazionale Non Una Di Meno, 30-31 gennaio 2021

Prima parte 
Presentazione gruppo, pratiche e note metodologiche
Obiettivi e presentazione del gruppo (Verso 8M, si inserisce percorso nazionale di NUDM, inserito in un processo che va dalla scrittura del piano agli altri spazi di elaborazione che come NUDM ci siamo datu – vedere link e testi terza parte)
Obiettivi del gruppo (trasversali ad altri gruppi): a) analisi condivisa; b) Recovery Fund; c) Pratiche 8M sciopero. Tutte le macroaree di approfondimento della due giorni del 30/31 sono trasversali. Lo abbiamo scritto nel PIANO che la violenza è sistemica. 


PROPOSTA DI INTRO E CONTESTUALIZZAZIONE

Non si potrà prescindere dal parlare delle relazioni tra corpi nell’ecosistema parlando di educazione/formazione, di salute, di violenza ambientale, criminalizzazione e violenza di genere, di produzioni/economia e lavoro, di welfare ma crediamo importante uno spazio di approfondimento e di elaborazione che sappia dare energia alle nostre pratiche.
Lo abbiamo scritto nel PIANO ci vogliamo liberə dalla violenza ambientale, dalle violenze sui territori che colpiscono anche noi, per generare spazi e pratiche transfemministe contro lo sfruttamento neoliberare, oltre il modello antropocentrico.
La violenza della pandemia ha rimesso al centro la vulnerabilità come tratto comune fra tutti gli esseri viventi, la morte come parte della vita, la logica del profitto e della produzione a qualsiasi costo, l’accaparramento dell’acqua, dell’aria, dei corpi e della terra…, la violenza indiscriminata sulla biodiversità e gli ecosistemi, la finanziarizzazione dei beni comuni e essenziali per la vita.
Il capitalismo predatorio e coloniale e le politiche neoliberiste degli ultimi 30 anni hanno smantellato le politiche pubbliche di welfare, sanità e scuola e hanno stravolto i rapporti di forza, accentuando le diseguaglianze.
É oggi più urgente che mai superare i binarismi alla base delle linee di oppressione e privilegio di cui si nutre l’attuale sistema di produzione capitalista ed eteronormato: alteritá//subordinazione, agricolo//urbano, umano/animale, noi/loro, oggetti//soggetti, natura//cultura, produzione//riproduzione, uomo//donna, etero//LGT*BQIPA+, bianco//nero, abile//disabile, vecchiə//giovanə, nord//sud, …
Guardiamo a popoli e movimenti rivoluzionari femministi, ecotransfemministi e/o antipatriarcali (da Las mujeres indigenas por el buen vivir alla rivoluzione delle donne del Rojava e la condivisione dei saperi di Jineology, dal movimento zapatista al popolo palestinese…) e alle loro elaborazioni. Siamo parte di una marea globale che abbatte frontiere e si afferma a livello transnazionale, tessendo e articolando connessioni, percorsi e pratiche verso orizzonti comuni di lotta e liberazione.
Ribaltando il paradigma che vuole le donne e i corpi femminilizzati come naturalmente legati alla Terra e alla riproduzione, vorremmo analizzare i nessi che pensiamo esistano tra violenza ambientale e violenza di genere 
L’ecosistema e la terra stanno lentamente morendo a causa delle logiche capitaliste di sopraffazione e del delirio di onnipotenza su ogni cosa vivente e non vivente dell’autodefinitosi “homo sapiens”. 
Riconosciamo queste forme di violenza come strutturali e funzionali allo sviluppo del sistema economico capitalistico e patriarcale 
È in atto un vero e proprio terricidio (parola  introdotta dal movimento mujeres del buen vivir). Confermiamo la volontà di fermare, il famoso treno veloce che continua a correre sui binari verso la distruzione. 
A un anno dall’inizio di questa pandemia globale, che continua a colpire milioni di persone, la politica istituzionale, attraverso misure quali quelle del recovery Fund, conferma di voler continuare sullo stesso treno e sugli stessi binari. Non solo, vogliono anche accelelare la corsa. 
Il recovery Fund vincola l’italia a destinare il 37% dei fondi alla green economy. Un Piano che acapparra lessico, campo semantico e politico. Parla di sostenibilità ambientale senza qualificarne il concetto, proponendo un impianto narrativo che indebolisce ulteriormente diritti e politiche pubbliche. Non c’è visione sistemica che leghi l’urgenza di una transformazione radicale del modello di produzione, alla salute, al welfare e all’educazione, al lavoro, e soprattutto alla violenza di genere. Continua a spianare la strada al modello imprenditoriale del green wahsing e ai capitali finanziari, promuovendo grandi opere  e non affrontando le questioni strutturali che sono al cuore dell’attuale crisi pandemica. Reclama una svolta green mentre il governo si accinge a calendarizzare proposte di legge che allargano il mercato degli OGM riconfermando il potere devastante delle multinazionali sull’ecosistema. Parla di aiuti alla filiera agroalimentare, mentre braccianti e violazioni della grande filiera globale restano innominate, impunite e invisbili.
Nessun nuovo green washing su di noi, sui corpi tutti e sui territori! 
Questo grido deve risuonare forte il prossimo 8 Marzo con lo sciopero femminista e transfemminista globale. 
Vogliamo una geografia fucsia per l’ecosistema.
Traccia di lavoro:

  • Come scendiamo dal treno e che direzione diamo al nostro muoverci?
  • Le conseguenze della devastazione ambientale, del terricidio e della crisi climatica agiscono su tutti i corpi allo stesso modo? Quali sono i tratti comuni con il genocidio animale?
  • Qual è il ruolo delle donne, dei corpi femminilizzati, degli animali e della terra nella riproduzione sociale?
  • Quali le possibili relazioni tra corpi femminili, femminilizzati, razzializzati, animalizzati, soggettività LGBT*QIA+, animali non umani e tutti i corpi viventi in un’ottica intersezionale e di convivenza multispecie?
  • Il recovery plan: in quali elementi si sostanzia il Green washing? Quali le criticità e i campi di battaglia politica?
  • Quali pratiche proponiamo per la costruzione di alternative al sistema? 
  • Quali esperienze di resistenza e solidarietà multi-specie a partire dai corpi oppressi vogliamo rilanciare in vista del prossimo 8 Marzo?
  • Lo  sciopero dei e dai consumi che attraversa l’8M è una lotta politica collettivaanticapitalista: come riusciamo a generare processualità che superino il piano della scelta individuale?
  • Quali pratiche di sciopero per questo 8M dove molte saranno le restrizioni imposte sui territori e i corpi? Quali pratiche di sciopero di genere e dai generi? …di sciopero dei e dai consumi? … di sciopero produttivo e riproduttivo?

Pratiche del gruppo: 
1. Raccolta tra tutte le assemblee delle pratiche fino ad ora agite per lo sciopero dei generi e dei consumi2. apertura e comunicazione a chi ha lavorato con noi in questi anni intrecciando gli scioperi e il percorso transfemminista al movimento del clima, ai BLM, ai movimenti LGTBQIPA+, agli spazi ecotransfemministi e CAV, alla cultura antispecista
Seconda parte: Materiali di riferimento
Assemblea dello spazio ecotransfemminista multispecie del 30 maggio 2021 https://retecorpieterranud.wixsite.com/seminaria/post/spazio-ecotransfemminista-multispecie dal greenwashing del ricovery fund (su cui io personalmente non ho fatto approfondimenti) e ho trovato questi articoli https://www.genova24.it/2021/01/fridays-for-future-solo-54-del-recovery-fund-e-per-lambiente-inaccettabile-greenwashing-249038/https://www.huffingtonpost.it/entry/serve-un-recovery-plan-green-senza-greenwashing_it_5f6d8014c5b61af20e73780bhttp://www.vita.it/it/article/2020/12/11/venturi-aiccon-recovery-fund-un-futuro-debole-sta-generando-un-piano-d/157688/

  • Quali forme di produzione e riproduzione sociale ed ecologica possono aprire la strada all’autodeterminazione di corpi e territori?
  • Come valutiamo l’avvio di processi di attraversamento tra movimenti femministi, transfemministi ed ecologisti?
  • Quali sono le relazioni tra lo sciopero femminista e lo sciopero per il clima? Losciopero dei consumi può essere un terreno di convergenza tra questi movimenti?
  • Quali pratiche per evidenziare l’aspetto della violenza ambientale nello sciopero dell’8M, anche a partire dai contributi che ci possono dare le elaborazioni, esperienze e pratiche queer e dei movimenti LGTBQIPA+ e antispecisti?
  • Quali iniziative vogliamo costruire in vista dell’8M?
  • Come approfondire, valorizzare e disseminare gli intrecci tra saperi situati femministi e quelli delle reti locali che, nel corso delle lotte contro le nocività industriali, le opere inutili, i piani di bonifica e gli effetti del cambiamento climatico producono conoscenze sul nesso tra devastazione ambientale, corpi e salute?
  • Come coltivare le reti di supporto, scambio, terreni di lotta comune che ci legano da Rojava, dov’è in corso il tentativo di estinguere un progetto di autogoverno dal basso, femminista ed ecologista all’Amazzonia dove le popolazioni indigene sono in prima linea nella difesa di territori e cosmovisioni incompatibili con il capitalismo estrattivista?

 report roma
sciopero 8 marzo
sciopero dei generi e dei consumi

  • 23 marzo 2019 sciopero per il clima a cui abbiamo partecipato come TCT NUDMwixsite.com/seminaria/post/23marzoa-roma-per-manifestazione-contro-il-cambio-climatico-e-le-grandi-opere costruendo la nostra presenza in un percorso con movimenti ecologisti e queer

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Terza parte: a disposizione per riflessioni e link a materiali dello sciopero di generi e consumi anni precedenti 

  • ASSEMBLEA NAZIONALE NUDM NAPOLI 19-20 Ottobre 2019 
  • nel report della plenaria 
  • Ci siamo dette che alla violenza sistemica maschile che sta esplodendo a livello globale in maniera esponenziale dunque rispondiamo con la pratica transfemminista dell’intersezionalità del “FARE SPAZIO” .
  • Violenza sui corpi, violenza istituzionale, giustizia Patriarcale, mediatica ed ecologica: è su questi terreni che vogliamo costruire quotidianamente la nostra “vendetta”, che, come ci insegnano le donne curde, non vuol dire occhio per occhio ma costruire la società che vogliamo nella pratica agendo il conflitto.
  • report tavolo NON UNA DI MENO, NON UN GRADO IN PIU’, NON UNA SPECIE DI MENO ass nazionale Napoli 
  • Ormai tre anni fa Nonunadimeno nel suo piano ha riconosciuto la violenza ambientale come uno dei volti della violenza patriarcale. Oggi, riprendere il filo del discorso non era più rimandabile, perché le mobilitazioni degli ultimi anni femministe, transfemminste ed ecologiste hanno ribaltato l’agenda politica: quelle che fino erano sempre state considerate appendici accessorie dei movimenti oggi ci danno una prospettiva chiara sul profondo nesso che c’è tra capitalismo, patriarcato, colonialismo ed estrattivismo. Ed è proprio a partire dall’analisi e dalla consapevolezza di questo nesso che vogliamo partire per l’elaborazione delle nostre pratiche.
  • Se la lotta ecologista è una lotta contro il sistema economico capitalista, non possiamo non tener conto che questo sistema si basa sull’accumulazione originaria del lavoro riproduttivo delle donne e della terra. Non è quindi un legame essenzializzato che lega le donne alla terra, ma il ruolo che storicamente è stato loro assegnato. Ed è quindi partendo dalla nostra declinazione di sciopero riproduttivo e con un’ottica intersezionale che vogliamo approcciare i movimenti ecologisti. Il capitalismo divide sistematicamente corpi e terre da sfruttare e già sfruttate secondo le linee del genere, della razza, della specie, della classe, ed è per questo che alcuni corpi ed alcuni territori sono più sfruttati di altri. Lo sfruttamento dei corpi e dei territori è ciò che lega le due lotte. Non si può parlare di autodeterminazione di corpi e territori senza parlare di ecologia.
  • Non vogliamo la quota verde nella marea fucsia o la quota fucsia nella marea verde, ma una reale intersezione delle lotte che si traduce in attraversamenti e contaminazioni con il movimento ecologista che sta invadendo le piazze del mondo e con le lotte ambientali che già da anni esistono sui nostri territori.
  • Crediamo sia necessario segnare la continuità tra il 22 novembre (Trans Freedom March), il 23 novembre (manifestazione nazionale Nonunadimeno) e 29 novembre (quarto sciopero globale di Fridaysforfuture) tessendo relazioni con le assemblee territoriali, transterritoriali   e transnazionali confrontandoci sui temi che ci accomunano: sciopero, autodeterminazione e produzione\riproduzione.
  • Vogliamo sostituire la retorica universalizzante dell’”ambiente da salvare” con una pratica di lotta che parta dai nostri territori. Le lotte territoriali negli anni sono state il piano di resistenza e anche di criminalizzazione della stessa ed è solo a partire dalle resistenze locali che possiamo avere uno sguardo realmente transnazionale.
  • Sui territori ci sono corpi e comunità sapienti che hanno prodotto conoscenze specifiche sul nesso tra devastazione ambientale e salute. Questi saperi non sono riconosciuti e sono esclusi da ciò che viene proposto nelle scuole come “educazione ambientale”. Riteniamo fondamentale autorganizzarci per la condivisione di saperi situati volti a creare percorsi autodeterminati e determinanti sull’educazione ecologica e transfemminista, relazionandoci con la componente giovanile che anima i movimenti ecologisti del paese, i collettivi studenteschi e universitari, ricercatoru e docentu.
  • Ci dicono che siamo in emergenza climatica: ma noi conosciamo la retorica dell’emergenza perché è la stessa che hanno usato per la violenza di genere, che noi sappiamo essere problema strutturale e non emergenziale. Allo stesso modo non c’è un’emergenza climatica ma piuttosto un’urgenza dovuta a sfruttamento sistematico delle nostre vite e dei territori che non è più accettabile e sostenibile.
  • Rifiutiamo i piani dei green deal perché non cambiano il sistema in cui queste emergenze continuano a prodursi. I comitati delle lotte territoriali sono i terreni di resistenza che ci hanno insegnato che non sono emergenze, perché non sono eccezioni.
  • La nostra resistenza comincia quindi dal rifiuto di espropri, cementificazioni, e tutte le opere inutili e dannose per la nostra salute e i nostri territori.  Rifiutiamo i piani di bonifica come militarizzazione del territorio e come piani di  investimento di altri sfruttatori; non si può parlare di bonifica senza parlare di autodeterminazione dei corpi e dei territori e di diritto alla salute.
  • Siamo contro i confini culturalmente costruiti tra umano e non umano. Vogliamo rompere con l’idea dell’eccezionalismo della natura umana ed uscire da una prospettiva antropocentrica e vogliamo farlo realmente nelle pratiche. Essere antispecistu non può limitarsi ad uno stile di vita vegano, così come uno stile di vita vegano non dovrebbe essere solo una scelta individuale ma un processo politico collettivo che sia anche una lotta al sistema di produzione capitalista.
  • Proponiamo di trovare un obbiettivo sensibile durante la manifestazione del 23 novembre a Roma per rilanciare il Global Strike del 29 e che all’interno della manifestazione trovino spazio tutti questi contenuti.
  • Proponiamo di pensare allo sciopero dell’8 marzo, che quest’anno cadrà di domenica, focalizzandoci anche sullo sciopero dai consumi e dal lavoro riproduttivo.
  • Vogliamo porci come obbiettivo la collettivizzazione del lavoro riproduttivo (l’otto marzo e tutti i giorni) come forma di sciopero dallo stesso, perché le donne dei comitati che si battono contro la violenza ambientale ci hanno insegnato che funziona ed è una strada da praticare.
  • Quando ci interroghiamo sulla pratica del boicottaggio e lo sciopero dai consumi dobbiamo considerare che debba andare di pari passo con un ripensamento della produzione e una sinergia con i/le lavoratoru e braccianti migranti e non. Abbiamo bisogno di costruire legami di fiducia tra aree rurali e città, produttoru e consumatoru, con le collettive e i collettivi agroecologici. Un processo che si interroghi sulla questione dei consumi non come scelta individuale ma come questione politica collettiva e che superi la logica del chilometro zero per arrivare ad una produzione a sfruttamento zero.
  • Vogliamo continuare la riflessione e discussione politica nelle nostre assemblee locali e alle prossime assemblee nazionali oltre le scadenze.
  • Ci auguriamo di poter riprendere tutti gli spunti importanti che non abbiamo avuto il tempo di approfondire durante la due giorni di Napoli, come la proposta di una campagna contro gli OGM e i trattati libero mercato, che si inserisce in una prospettiva di lotta transnazionale e anticoloniale. Una lotta che si costruisce in rete con gli altri movimenti dei popoli originari e degli altri paesi superando un facile concetto di solidarietà e passando ad un atteggiamento consapevole nella lotta contro il capitalismo e il liberismo a livello globale.
  • Feliciu della discussione che è appena iniziata ma che già ci offre svariati spunti di riflessione e di lotta, torniamo nei nostri territori col desiderio di metterci in contatto, in ascolto, in sinergia con tuttu lu soggettu in lotta come noi e facciamo delle nostre elaborazioni una prassi politica.
  • Siamo rivolta: è il momento di colpire al cuore del patriarcato.
  • Manifestazione 23 novembre – appello 
  • La lotta femminista e transfemminista crea resistenza e alternativa nella costruzione di legami e intrecci attraverso la riappropriazione dello sciopero come pratica di conflitto come processo di trasformazione dell’esistente che opponga la cura, l’autodeterminazione e l’equità sociale allo sfruttamento dei corpi e dell’ambiente.
  • Attacchiamo la violenza ambientale e lo sfruttamento che devastano e opprimono i nostri corpi, i nostri territori e ci schieriamo contro i trattati del libero commercio.
  • ASSEMBLEA NAZIONALE ROMA 24 NOVEMBRE 
  • Tavolo ecofemminismo. Libere/u dalla violenza ambientale: transfemminismo ed ecologia 
  • Nei giorni in cui la marea femminista e transfemminista torna a salire, vediamo le acque prendersi Venezia e le isole della laguna. La città sommersa mostra gli effetti devastanti di una gestione predatoria del territorio incapace di confrontare i cambiamenti climatici. Nei giorni in cui la marea femminista e transfemminista torna a salire, all’Ilva di Taranto si continua a lottare contro l’alternativa infernale tra lavoro e nocività industriale. Con uno sguardo alla laguna e alle lotte di Taranto, il 24 novembre Non Una di Meno continua a interrogarsi sui nessi che, a livello locale e globale, legano la violenza ambientale alla violenza delle relazioni patriarcali, capitaliste e coloniali.
  • Costruiamo questo percorso a partire da saperi e le pratiche femministe e antirazziste secondo cui non è un’indifferenziata specie umana a causare la crisi ecologica. Al contrario, le responsabilità della devastazione ambientale e i diversi gradi di esposizione alle nocività industriali, all’inquinamento e al cambiamento climatico dipendono da ineguaglianze strutturali. Solo un corpo a corpo con le relazioni di potere che hanno creato gerarchie lungo le linee del genere, del colore, della classe e del posizionamento geografico può condurre a un radicale cambiamento delle relazioni sociali ed ecologiche. Solo il corpo a corpo con le storie di appropriazione e sfruttamento che hanno ridotto territori ed esseri viventi, umani e non umani, a risorse da sfruttare può aprire la strada alla costruzione dei mondi futuri che desideriamo.
  • Nel corso dell’assemblea di Napoli abbiamo sostenuto l’importanza di coltivare intersezioni tra movimenti trans/femministi ed ecologisti. Abbiamo individuato tre elementi centrali su cui costruire percorsi di attraversamento e contaminazione:
  • autodeterminazione di corpi e territori;
  • valorizzazione di modi di produzione/riproduzione sociale ed ecologica alternativi alla logica dello sfruttamento, della privatizzazione e del profitto;
  • la reinvenzione dello sciopero. 
  • Il 24 novembre torniamo a discuterne in vista delle mobilitazioni del prossimo 8 marzo e oltre.
  • Questi gli spunti da sviluppare:
  • Quali forme di produzione e riproduzione sociale ed ecologica possono aprire la strada all’autodeterminazione di corpi e territori?
  • Come valutiamo l’avvio di processi di attraversamento tra movimenti femministi, transfemministi ed ecologisti?
  • Quali sono le relazioni tra lo sciopero femminista e lo sciopero per il clima? Lo sciopero dei consumi può essere un terreno di convergenza tra questi movimenti?
  • Quali pratiche per evidenziare l’aspetto della violenza ambientale nello sciopero dell’8M, anche a partire dai contributi che ci possono dare le elaborazioni, esperienze e pratiche queer e dei movimenti LGTBQIPA+ e antispecisti?
  • Quali iniziative vogliamo costruire in vista dell’8M?
  • Come approfondire, valorizzare e disseminare gli intrecci tra saperi situati femministi e quelli delle reti locali che, nel corso delle lotte contro le nocività industriali, le opere inutili, i piani di bonifica e gli effetti del cambiamento climatico producono conoscenze sul nesso tra devastazione ambientale, corpi e salute?
  • Come coltivare le reti di supporto, scambio, terreni di lotta comune che ci legano da Rojava, dov’è in corso il tentativo di estinguere un progetto di autogoverno dal basso, femminista ed ecologista all’Amazzonia dove le popolazioni indigene sono in prima linea nella difesa di territori e cosmovisioni incompatibili con il capitalismo estrattivista?

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