LA PILLOLA RU486 È ANCORA UN TABOO. PERCHÉ L’ABORTO FARMACOLOGICO FA COSÌ PAURA?

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In molti Paesi, le donne scelgono di effettuare un aborto farmacologico perché meno invasivo e più “privato” dell’aborto chirurgico. La somministrazione di mifepristone (RU486) e di prostaglandine ha il vantaggio di non richiedere un intervento chirurgico e di non rendere indispensabile l’ospedalizzazione, al contrario del metodo karman, del raschiamento e delle altre forme di isterosuzione. Questi ultimi interventi vengono in genere praticati in day hospital, tuttavia si tratta di veri e propri interventi chirurgici.
In Italia, l’utilizzo della pillola RU486 viene ostacolato a livello procedurale. Introdotta soltanto nel 2009, la pillola abortiva può essere somministrata fino al 49esimo giorno di gestazione e solo in regime di ricovero ospedaliero ordinario di tre giorni, fatta eccezione per 8 regioni in cui si è deciso di sperimentare il regime day hospital. Come riportato dall’ultima relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della legge 194, queste restrizioni non permettono una vera libertà di scelta tra i due tipi di intervento, attestando l’aborto farmacologico a circa il 20% delle IVG totali, percentuale nettamente in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei come, ad esempio, Inghilterra e Svezia dove le IVG farmacologiche rappresentano, rispettivamente, il 60% e il 90% delle IVG.
Il ricovero ospedaliero di tre giorni risulta quindi essere un enorme ostacolo alla diffusione dell’IVG farmacologica per le numerose difficoltà che si presentano a chi ne vuole fare ricorso. Il day hospital previsto per le IVG chirurgiche rende infatti più facile l’accesso a questa operazione a tutte coloro che non possono permettersi di richiedere più di un giorno di permesso dal lavoro o che hanno altri impegni o scadenze legate alla propria famiglia o alle proprie vite. Inoltre, in molti ospedali, la turnazione del personale medico-sanitario può portare alla difficoltà di incontrare in due momenti differenti operatori o operatrici non-obiettori addetti alla somministrazione delle due pillole abortive (prima il Mifepristone e poi la prostaglandina).

In linea con quanto già avviene da una decina d’anni in altri paesi europei e in fase sperimentale in alcune regioni italiane, chiediamo che sia introdotta la possibilità che la pillola RU486 possa essere dispensata in day hospital e in regime ambulatoriale!

Perché in Italia l’aborto farmacologico fa così paura? Perché la sua diffusione tutela l’autodeterminazione e la libertà di scelta di chi vuole decidere come abortire ed alleggerisce il lavoro dei medici non obiettori negli ospedali pubblici.
SOS ABORTO!

Una campagna di: Non Una di Meno, Obiezione Respinta, IVG Ho abortito e sto benissimo

Scarica la grafica in pdf a cura di Non una di meno Roma

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