#SOSABORTO TAGLI AL SISTEMA NAZIONALE SANITARIO NEGLI ULTIMI 10 ANNI (2008 – 2019)

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L’emergenza non sospende il diritto alla salute e il diritto alla salute riproduttiva!

Negli ultimi dieci anni le politiche di austerity hanno comportato tagli alle risorse del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per un ammontare di 37 miliardi di euro, provocando la chiusura di 359 reparti e la perdita di 70 mila posti letto. Si è puntato tutto su grandi strutture ospedaliere nei grandi centri, sempre a scapito delle aree marginali e meno popolate.

Contemporaneamente sono cresciute la sanità privata e l’industria sanitaria delle assicurazioni. Si è incentivato il sistema delle convenzioni con il privato, spesso cattolico, a scapito delle strutture pubbliche. L’effetto è stato il prevalere della logica del profitto e confessionale su quella della tutela della salute e della libertà di scelta come diritto universale.

In tempo di crisi pandemica, i danni prodotti da anni di aziendalizzazione e di tagli alla spesa pubblica per la sanità sono emersi in maniera evidente, e le forme di regionalismo della sanità hanno mostrato la loro inefficienza nel contrastare la situazione emergenziale. L’epidemia ha reso evidente inoltre come, se da un lato siamo tutt* a rischio e possiamo tutt* rappresentare un rischio per le altre persone, non tutt* abbiamo le stesse possibilità di mettere in campo azioni personali per proteggerci. La romanticizzazione dell’emergenza sanitaria che ci vuole “tutti sulla stessa barca” nasconde quello che da diritto, il diritto alla salute, grazie anche al progressivo smantellamento della sanità pubblica e universalista, sta divenendo sempre di più un privilegio di pochi. L’emergenza ha mostrato come, per prendersi cura delle singole persone sia necessaria una comunità di supporto e un sistema sanitario che sappia rispondere ai bisogni di tutt*: Non c’è salute né cura individuale, senza quella collettiva.

Le politiche di austerity, hanno colpito inoltre le strutture socio-sanitarie territoriali e in particolare i consultori pubblici. In 5 anni ne sono stati chiusi 208, a fronte di un numero già pesantemente al di sotto delle necessità e di equipe ridotte all’osso.

Tra i servizi che hanno subito interruzioni e riduzione della disponibilità durante la pandemia ci sono ovviamente anche quelli legati al parto e all’IVG. Lungi dal voler stilare una classifica di priorità, quel che ci preme sottolineare è che ancora una volta, dietro una retorica del “non c’è alcuna alternativa” si nascondono decisioni politiche precise di definanziamento. Decisioni politiche in cui nella scelta tra cosa sia necessario ed essenziale e cosa non lo sia, la salute riproduttiva viene sempre al secondo posto. L’accesso all’aborto non è stato di fatto considerato un’urgenza, riducendo e chiudendo servizi e reparti già scarsi e rarefatti sul territorio, a discapito di chi si è trovata a fare i conti con una gravidanza indesiderata durante l’epidemia.

Procedure come l’IVG sono urgenti e non rimandabili; il parto dolce è in molti casi una necessità, non un lusso; i punti nascita sono servizi essenziali. Se oggi questi servizi sono a rischio, è a causa di anni di tagli e della precisa volontà politica di favorire un accesso differenziato alle cure.

SOS aborto!

L’emergenza non sospende il diritto alla salute e il diritto alla salute riproduttiva!

SOS aborto: Una campagna di NON UNA DI MENO, Obiezione Respinta, IVG, ho abortito e sto benissimo

La grafica in pdf a cura di Nudm Roma

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