Né eroine né angeli…operatrici del sociale!

torino

Siamo lavoratrici e lavoratori del sociale. Quelle/i che lavorano nelle RSA, nelle comunità per persone disabili, psichiatriche, con dipendenze; lavoriamo con le persone senza dimora in dormitorio e in strada, nelle strutture per richiedenti asilo, nei gruppi appartamento, a domicilio, lavoriamo con persone fragili per vari motivi, sociali o di salute mentale e fisica.

Molte di noi lavorano in servizi essenziali e hanno continuato a lavorare anche quando si doveva “restare a casa”, altre/i sono finite in cassa integrazione, alcune hanno lo stipendio e le ore sospese, molte/i si apprestano a rientrare dal 4 maggio tra mille incertezze. Altre ancora, molte, attraversano molte di queste condizioni subendo le conseguenze di ognuna.

La fragilità come sappiamo espone maggiormente le persone alle epidemie e nonostante fosse ampiamente prevedibile che, insieme agli operatrici e operatori sanitari, fossimo le categorie più esposte al rischio, poco o nulla è stato fatto per proteggerci.
Il caso delle rsa e dei dormitori, balzati alla cronaca, non sono che un piccolo spaccato della situazione in cui ci troviamo, del rischio che corriamo e che corre tutta la popolazione nel trascurare possibili focolai di contagio. Sono anche l’esempio di come unità di crisi ed enti pubblici stanno affrontando l’emergenza, e cioè lasciando esplodere le situazioni ed intervenendo solo quando molte persone ormai sono ammalate, per lo più con soluzioni tardive e inefficaci. Atte non ad evitare contagi ma a gestire emergenze di possibili problematiche di ordine pubblico, non certo sanitarie e sociali, e questo ci preoccupa molto.

I servizi appaltati o accreditati sono stati completamente abbandonati dagli enti all’autorganizzazione delle cooperative, per lo più nello scarseggiare dei dpi e della formazione, protocolli inesistenti o poco efficaci, casi dubbi non testati, casi positivi lasciati in strutture non adatte a isolare i contagiati. La situazione non è andata meglio per chi lavora direttamente per gli enti, es per l’asl, con dpi insufficienti, tamponi non fatti… La riorganizzazione dei servizi è stata pretesa dalla committenza in tempi strettissimi e senza linee guida ma imponendo la erogazione del servizio a fronte della probabilità della sospensione totale delle rette.
Per anni gli enti locali hanno risparmiato sulla pelle nostra e della nostra utenza e oggi girano la testa per non prendersi le responsabilità delle carenze strutturali che hanno causato e che rendono tanto grave la situazione.

Il lavoro di cura è tra i lavori pagati e riconosciuti peggio, alcune di noi non hanno un contratto ma sono considerate “affidatarie”, a volte siamo trattate come volontarie, crocerossine, persone con vocazione…. come se anzichè lavorare avessimo deciso di donarci agli altri, come se anche noi non avessimo una casa nella quale tornare, affetti da tutelare, vite da vivere. Beh, non è così.

Vogliamo dirlo chiaro e tondo: non siamo disposte al sacrificio in nome della patria o dell’eroismo, perché nessun lavoro e nessuna istituzione dovrebbe chiederlo, non lo siamo noi e non lo sono i/le nostre utenti, non lo sono le loro famiglie.
Non siamo angeli ma professioniste/i qualificate e competenti che hanno scelto o dovuto accettare un lavoro difficile e delicato che deve essere riconosciuto nella sua importanza e particolarità.

Non siamo disposte a restare invisibili, ad ammalarci nel silenzio, a sacrificarci per pochi euro all’ora. Non siamo disposte a dover porre rimedio con il sacrificio della nostra salute e della nostra sostenibilità di vita alle mancanze istituzionali, obbligate ad un maternage sociale inaccettabile ma non accettiamo neanche che siano ignorate le nostre richieste di tutela per la utenza con la quale lavoriamo, fatta di persone, ognuna importante.

Pretendiamo sicurezza, formazione, tamponi, un aumento dello stipendio, il rifinanziamento strutturale del settore. Soltanto non lasciando indietro nessuna persona possiamo salvarci tutte, tutti, tuttu.
Insieme possiamo far valere i nostri diritti alla salute, a condizioni di vita e lavoro all’altezza delle nostre aspettative e bisogni.

Per dare visibilità le nostre condizioni di vita e lavoro e le nostre rivendicazioni stiamo raccogliendo e pubblicando, in forma anonima, le testimonianze di chi lavora nel sociale.
Inviaci la tua storia; scattati una foto o registra un breve video con un cartello in cui racconti la tua situazione e le tue rivendicazioni e inviacelo sulla pagina Facebook di Non Una di Meno Torino o alla mail nonunadimenotorino@gmail.com.

Lo sciopero vive nelle lotte!
¡Juntas somos más fuertes!

Un contributo di Non Una di Meno Torino

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