Report ASSEMBLEA PLENARIA NAPOLI 2019

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Report ASSEMBLEA PLENARIA Sabato 19

ANALISI

Abbiamo aperto il nostro anno di lotta ribadendo la necessità di rilanciare la marea e sollevare la rivolta transfemminista. Molte le questioni emerse su elaborazioni interne al movimento e sulla fase politica ma soprattutto sulle sfide da cogliere e le scommesse da fare, al centro la necessità di ripartire per una nuova stagione di lotte ancora più determinate. Registriamo il protagonismo politico non solo di molti nodi nuovi di NUDM ma anche di soggettività, organizzazioni che hanno affermato a chiare lettere il loro riconoscimento all’interno di NUDM.

La discussione sull’attuale fase politica si è concentrata sulle forme di sussunzione dell’attuale governo e l’impossibilità di rappresentare un percorso di discontinuità.  Il cambio di esecutivo ci mette dinanzi ad un governo che tinge di rosa l’agenda politica istituzionale e che opera attraverso una vera e propria colonizzazione dello spazio politico femminista dall’alto. A questi tentativi di assorbimento è emersa la necessità di ripensare con maggiore forza alle forme di attacco e non di difesa.

Negli anni abbiamo imparato a leggere attraverso una lente antipatriarcale, anticapitalista e antisessista la complessità della violenza come forma strutturale della società e non riconosciamo alcuna discontinuità rispetto all’aggressività della violenza istituzionale: i tentativi di mettere sotto torchio le donne che chiedono aiuto sono evidenti, la violenza dei tribunali e la reintroduzione della legge del padre (alienazione parentale) ne sono un esempio. Il quadro ci restituisce meccanismi di promozione istituzionale delle relazioni familiari violente e patriarcali e continui attacchi all’autodeterminazione delle donne che vedono attivarsi sui loro corpi ulteriori dispositivi di controllo dei servizi e della vita privata, una volta che decidono di intraprendere un percorso di fuoriuscita dalla violenza.

In più, le risposte individuate continuano a fornire soluzioni inquadrate come emergenziali che non fanno altro che rappresentare una continuità dell’incapacità di trovare reali e concrete possibilità di uscita dalla violenza ma anche rispetto a condizioni generali di accesso al welfare, alla salute e a condizioni di vita decenti: il Codice Rosso e allargando il discorso del Green Deal e Reddito di Cittadinanza sono solo alcuni esempi che ci mostrano risposte parziali incapaci di sopperire all’assenza di servizi e fallimentari rispetto alla complessità della violenza patriarcale e neoliberale. Va inoltre sottolineato che il vuoto legislativo con meccanismi emergenziali perpetuato per anni continua a colpire in modalità ancora più incisive le soggettività migrant* e criminalizza coloro a cui è impedito l’accesso allo spazio pubblico, indigenti, sex workers in particolar modo. Abbiamo ribadito l’importanza del rivendicare la libertà di movimento e l’intersezionalità deve per noi essere un metodo e un comune sentire.

Abbiamo rimarcato l’autonomia del movimento da partiti, istituzioni e sindacati, ci siamo chieste come intensificare la nostra presenza nelle strade, di quali strumenti dotarci, come immaginare campagne condivise dislocate sui territori per non cadere in una ritualità di date e per rendere reale il processo dello sciopero.

Conquistare le strade attraverso la lotta femminista significa che il nostro essere marea non deve guardare solo ai numeri ma alla forza che attraverso strumenti e metodi autonomi di autodifesa ci permette di attraversare spazi, renderli femministi e trasfemministi. Alla luce dei continui attacchi è stata largamente espressa la richiesta di analisi e contrasto al sessismo nei movimenti e la necessità di riprendere un piano di elaborazione portato avanti negli anni che necessita un aggiornamento.

La centralità di rendere accessibile il nostro linguaggio ci richiede di adottare strumenti e metodi capaci di arrivare anche e soprattutto a chi ha un linguaggio diverso dal nostro, per continuare a contaminarci e mettere in discussione la realtà in cui ci troviamo.

Pur con delle letture non sempre nella stessa direzione, la sfida di NUDM è intersezionale, ci si è interrogate su come portare avanti le intersezioni vitali, le pratiche di mutualismo, le contaminazioni con altri movimenti, come nel caso di FFF lì dove sui territori è possibile. Il nostro percorso è partito da una lettura strutturale della violenza sulle nostre vite, e il livello locale non può essere rapportato in forma dicotomica a quello transnazionale ma deve rappresentare un processo parallelo, alimentare la solidarietà femminista transnazionale in tutte le forme possibili: siamo con le sorelle curde, chilene e con tutte/u coloro che lottano per un ordine nuovo fuori dall’oppressione capitalista e patriarcale.

Si è ribadita la necessità di prestare attenzione ai processi interni che ci impongono di interrogarci sulle relazioni che intrecciamo tra di noi, tra le realtà che animano NUDM,e quelle con la rete dei centri antiviolenza. Critica e autocritica sono i nostri strumenti ma anche la necessità di immaginare la nostra progettualità a partire dal protagonismo politico e da risposte individuate nel tempo che necessitano di essere rimesse in discussione,  allargate e aggiornate. Di sicuro aggiornare il Piano Femminista contro la violenza ma anche trovare nuove modalità che nei nostri incontri nazionali ci permettano di sostanziare l’elaborazione politica non solo rispondendo a delle urgenze ma anche a questioni specifiche che si rendono prioritarie rispetto alle esigenze dei territori che le fanno emergere per ricomporre saperi e metodi in modo costruttivo.

Abbiamo imparato a sostanziare il nostro femminismo a partire dalla T, assumendoci politicamente che non c’è femminismo senza le persone trans, ci siamo anche dette la necessità di nominare doppiamente femminismo e transfemminismo per non rendere retorica la nostra narrazione ma guardare realmente alla composizione di cui è animato.

Attraverso questi indicatori sono state individuate diverse proposte, di sicuro la necessità di continuare un confronto su sessismo nei movimenti e riattivare i canali di cui ci siamo dotate per parlarne e individuarne di nuovi come anche la condivisione di materiali e documenti e ripartire dal tavolo che da due anni esiste. Abbiamo tutta la forza di sovvertire le dinamiche di sessismo e di uscire dalla narrazione di vittime rispetto ai contesti di movimento.

La difesa di Lucha y Siesta ci impone una risposta allargata e nazionale capace di porre le criticità in tutti i nostri territori. Rilanciare gli spazi femministi, difenderli, difendere le case delle donne, consultori/e, centri antiviolenza e rispondere agli attacchi aprendone sempre di nuovi, immaginare luoghi di fuoriuscita dalla violenza per tutte le soggettività LGBTQI+. Forte è l’esigenza di rispondere alla narrazione tossica, legata alla violenza, ai femminicidi che ci impone di individuare strumenti capaci di attaccare e fare pressioni per inchiodare i giornalisti rispetto alle responsabilità in materia ma soprattutto capire in che termini modificare anche noi le narrazioni.

Consapevoli che a muoverci non debba essere la paura ma il desiderio, abbiamo l’esigenza di riconoscerci e autodeterminarci attraverso la strutturazione delle nostre pratiche in modo strategico e rimettere al centro i nostri bisogni, sviluppando nuovi ragionamenti e pratiche relative all’attuale situazione politica, consapevoli che le nostre esigenze non cambiano rispetto a chi ci governa.

Questo perchè è necessario alzare il livello del conflitto contro la violenza verso e oltre il 23 Novembre a partire da:

– 13 Novembre diamo Lucha alle Città!

– Facciamo nostre le date della Transfreedom march

– 23 Novembre la marea transfemminista a Roma.

– Prendere posizione contro la criminalizzazione delle sex workers e aprire un discorso più allargato sulla questione del lavoro sessuale.

– Campagne condivise contro le narrazioni tossiche.

Abbiamo aperto un nuovo anno di lotte: rompiamogli argini del patriarcato, travolgiamo tutto!

REPORT PLENARIA _VERSO IL 23 NOVEMBRE.

SIAMO IN   RIVOLTA PERMANENTE

Ci siamo dette di ribaltare l’immagine mainstream di vittime e di affermare il nostro immaginario: protagoniste di movimenti e lotte territoriali nell’ottica dell’intersezionalita’, dell’ autonomia e dell’autodeterminazione.

“Non siamo le vittime del troppo amore” siamo gli obiettivi sensibili di una guerra sistemica fondata su un ruolo sociale in posizione permanentemente subalterno.

Siamo quell’argine duro nei presidi, nelle lotte ambientali in difesa dei nostri territori e della salute di intere comunità, nelle lotte per la difesa dei diritti sul lavoro o affinché non vengano erosi quegli ultimi baluardi di welfare.

Mai stanche contro la ferocia del razzismo dilagante, al fianco dei migranti e contro la logica dei confini rivendicando e allo stesso tempo agendo la nostra concezione di libertà.

Ci siamo dette che Nonunadimeno si deve fare catalizzatore di processi di soggettivazione, di riconoscere e dare spazio all’autodeterminazione e all’’autorganizzazione di soggettività, di coordinamenti di esperienze e di lotte nel segno dell’intersezionalità. In questa direzione Il 22 novembre attraverseremo le strade al fianco delle soggettività trans e non binarie in occasione della “Trans Freedom March “per commemorare le vittime dell’odio e del pregiudizio anti-transgender. Ci auguriamo che la sperimentazione partita da Napoli dei gruppi di affinità, dei gruppi organizzativi e di connessione possa continuare in nuove e più forme in futuro.

Ci siamo dette che alla violenza sistemica maschile che sta esplodendo a livello globale in maniera esponenziale dunque rispondiamo con la pratica transfemminista dell’intersezionalità del “FARE SPAZIO” .

Violenza sui corpi, violenza istituzionale, giustizia Patriarcale, mediatica ed ecologica: è su questi terreni che vogliamo costruire quotidianamente la nostra “vendetta”, che, come ci insegnano le donne curde, non vuol dire occhio per occhio ma costruire la società che vogliamo nella pratica agendo il conflitto.

La Marea sceglie di guardare alla giornata del 23 a Roma non come momento rituale ma per assumersi la responsabilità di diventare rivolta e riprenderci lo spazio del conflitto.

Scegliamo d’inquadrare la data del 23 in un processo di più lungo respiro, anche in vista dell’8 marzo per costruire un processo fatto di relazioni capillari e alleanze reali e sperimentare nuove pratiche e fare dello sciopero un processo ed uno strumento di resistenza permanente.

La capacità della rete di produrre un cambiamento reale va misurata a partire dai nostri territori

Per questo ci siamo dette di costruire un Appello in cui:

-Attacchiamo la violenza sistemica maschile che sta esplodendo a livello globale in maniera esponenziale

– Difendiamo la liberazione di tutte le soggettività che sostanzia la lotta transfemminista e intersezionale.

-Difendiamo e riprendiamo gli spazi e che essi siano transfemministi, autonomi e autodeterminati. In particolare costruzione settimana di mobilitazione 13 -23

– Attacchiamo la violenza ambientale e lo sfruttamento che devastano e opprimono i nostri corpi, i nostri territori e ci schieriamo contro i trattati del libero commercio.

– Attacchiamo la Violenza mediatica

–  Attacchiamo il carcere, in quanto la sua stessa esistenza è violenza

-Attacchiamo la Violenza giudiziaria dei tribunali

-Attacchiamo il decreto sicurezza e la violenza della militarizzazione.

– Rifiutiamo la guerra di invasione e oppressione contro il popolo kurdo e l’esperienza rivoluzionaria delle donne in Rojava.

-Rifiutiamo ogni forma di repressione dei movimenti in lotta per l’autodeterminazione, dal Cile all’Ecuador all’Andorra.  I popoli in lotta scrivono la storia.

Rilanciamo ora e sempre lo sciopero dell’8 marzo, come processo di resistenza permanente.

Proposte in generale:

–             Aderire campagna boicottaggio BDS contro Israele   

–             Creare e approfondire gli spazi transnazionali, tra cui Ticino e Andorre e              Marocco.

–             Creazione di una cartella per condividere materiali ed esperienze dei vari nodi territoriali.

–       Curare la comunicazione per comunicare all’esterno con un linguaggio diretto ed efficace.

–             Alla prossima assemblea nazionale fare una restituzione più ampia dei tavoli che si sono svolti a Napoli per far sì che questi spazi non rimangano chiusi e non si perdano. Resta aperta questione tavoli/gruppi fluidi, anche a fronte dei livelli di inchiesta territoriale, quali strumenti di interconnessione a livello nazionale si danno i diversi nodi di NUDM

–             Mettere a verifica o riallacciare le relazioni con i CAV a partire dai territori

Per concludere, ci teniamo a ringraziare tuttu lu cumpagnu per l’atmosfera, la cura e la grande elaborazione politica, non crediamo di sbagliare nel dire che ad oggi siamo prontu ad alzare il livello del conflitto.

Ci vediamo il 23!

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