Assemblea nazionale Napoli 2019 – Report Gruppo di lavoro 3 “Sguardi intersezionali, strumenti pratiche collettive transfemministe di lotta e mutualismo”

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Molti interventi hanno riportato la criticità di mettere insieme in un unico tavolo così tante questioni, ci assumiamo questa critica e tentiamo di dare forma e non dimenticare nessuna delle tante questioni emerse nella discussione.

La prospettiva intersezionale che NUDM si è data come imprescindibile va intesa nelle lotte reali e attraverso la presenza costante sui territori e nelle periferie, supportandone le lotte già presenti. Allo stesso tempo dobbiamo posizionarci contro la logica dell’integrazione e dell’inclusione: la nostra prospettiva deve essere quella del “fare spazio” (come abbiamo detto a Torino), supportando l’autodeterminazione delle soggettività, delle lotte e dei territori.

Riguardo agli strumenti di cui ci dotiamo, crediamo vada messa al centro la questione del linguaggio, che deve essere meno autoreferenziale e retorico ma deve invece parlare dei nostri bisogni: per questo dobbiamo dotarci delle traduzioni, così da renderci capaci di intercettare e parlare a più soggettività .

Strumento altrettanto importante e già sperimentato in vari territori è quello dell’inchiesta e dall’autoinchiesta, che rimane il punto di partenza per costruire il nostro sapere e avere consapevolezza dei meccanismi attraverso i quali le varie forme di violenza vengono messe in atto nei singoli territori/contesti e per trovare poi una risposta adeguata.

Dobbiamo ancora una volta sottolineare l’importanza del lavoro riproduttivo in tutte le sue forme, dal lavoro riproduttivo domestico a quello svolto dalle donne migranti all’interno dei ghetti, fino al lavoro riproduttivo retribuito delle cosiddette badanti. Ritorna quindi la necessità di coinvolgere tutte queste soggettività nello sciopero dell’8 marzo e nello sciopero come processo. Dobbiamo inoltre tenere sempre presente che il “fare spazio” deve partire dalla presa di consapevolezza dei propri privilegi e in particolare del “privilegio bianco”, in modo tale da tendere, attraverso le nostre pratiche e lo sciopero in particolare, ad aggredire oltre alla produzione anche il potere, i rapporti di potere e qualsiasi forma di oppressione e di violenza, inclusa la violenza di alcune istituzioni come Inps e Inail, rivolta in particolare alle persone disabili.

Il salario minimo europeo e il reddito di autodeterminazione incondizionato per tutte e tuttu rimangono le uniche prospettive percorribili per noi. Rispetto al reddito di cittadinanza riteniamo non solo che sia insufficiente ma che si tratti di una misura familista e razzista, sebbene la critica pubblica di questa misura -che Non una di meno ha già sviluppato – non sia allo stesso modo praticabile in tutti i territori e in particolar modo in alcune regioni del sud.

La femminilizzazione e la razzializzazione sono inoltre forme di violenza strutturale che investono tanto l’ambito del lavoro quanto quello del non lavoro, così come la ricattabilità. Nel sud Italia questa dimensione assume un quadro drammatico perché l’assenza del welfare diviene totale, rendendo complicata la mobilitazione di una grossa fetta di società. In questo senso riteniamo che le reti di mutualismo e di solidarietà siano l’unica risposta che possiamo immaginare, che parta da noi e che sia in grado, oltre a dare una risposta a bisogni concreti, anche a creare comunità ed essere uno strumento di lotta.

Sono stati poi nominati quali strumenti concreti: la cassa mutua, da ampliare il più possibile sia in termini di quali bisogni sostenere (per citare un esempio, a Macerata è stata creata una casa mutua per sostenere le donne che volevano praticare l’IVG) che in termini delle soggettività da coinvolgere (in particolare donne e persone LGBTQIA+ migranti, anche in transito). Altri strumenti individuati e proposti sono stati la casa dello sciopero come luogo permanente, gli sportelli territoriali, la creazione di momenti di autoformazione, momenti d’incontro e formazione che vedano coinvolt* lavoratrici/lavoratoru, migranti e studentesse/studenti.

Dobbiamo chiederci come dare efficacia allo sciopero come processo e allargarlo il più possibile: è emersa la necessità di mettere al centro la lotta per l’abolizione dei decreti sicurezza che colpiscono varie soggettività, senza dimenticare però tutto l’arsenale legislativo messo in campo a danno delle persone migranti dai precedenti governi negli ultimi 20 anni. Crediamo inoltre che i decreti sicurezza rappresentino un ulteriore radicale processo di criminalizzazione, attraverso una repressione sempre più diffusa e capillare del dissenso e attraverso il restringimento della libertà e dei diritti delle persone migranti e delle soggettività non conformi e considerate indecorose, in particolare le/i sex workers, che sono stat* i/le destinatar* più colpit* dall’allargamento del DASPO.

È emersa in questo tavolo la necessità di confrontarsi con il problema della tratta che coinvolge un gran numero di donne migranti, specialmente nigeriane, e al contempo è importante posizionarci contro la criminalizzazione del sex work che si sta intensificando in questo periodo, attraverso la proposta di legge sulla criminalizzazione dei clienti sulla base del modello nordico.

Rispetto al panorama legislativo che riguarda le persone migranti e alle rivendicazioni come lo ius culturae, lo ius soli e permesso di soggiorno europeo, è evidente che rimangono rivendicazioni nominate nelle nostre assemblee ma che necessitano di acquisire un ruolo centrale e condiviso. andrebbero quindi meglio inquadrate e approfondite, e in tal senso è stata fatta una proposta di dedicare una due giorni di approfondimento su questi temi a livello nazionale.

L’importanza dell’allargamento dello sciopero dell’8 marzo e della valorizzazione del lavoro riproduttivo e di altri ambiti dello sciopero ci costringe ad immaginare nuovi modi di performarlo: è stata sottolineata la possibilità di connettere lo sciopero transfemminista con lo sciopero di FFF, tenendo anche conto del fatto che il prossimo anno l’8 marzo cadrà di domenica. In questo tavolo è stata espressa la volontà di accogliere questa sfida e di non coglierne i limiti, cominciando ad immaginare come coinvolgere anche le persone che lavoreranno in quella giornata. La discussione sulla giornata dell’8 marzo sarà affrontata nell’assemblea nazionale di Roma del 24 novembre.

L’importanza e la centralità del Piano femminista contro la violenza va rianimata a partire dai territori: in questo tavolo è stata espressa, da parte del nodo di Roma in particolare e più volte, la necessità di ricostituire i tavoli di lavoro, proposta che non ha trovato il consenso dell’assemblea. E’ stata sottolineata inoltre l’assenza di un ambito di discussione sulla formazione (gruppo di lavoro, di affinità o tavolo) che rimane un nodo centrale soprattutto con la regionalizzazione della scuola alle porte.

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