Assemblea nazionale Napoli 2019 – Report gruppo di lavoro 2: Pratiche di autodifesa transfemminista e autonomia del movimento

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Ci sono state molte proposte, alcune specifiche e altre più larghe, alcune nuove, da discutere, altre già sperimentate nei territori che si potrebbero riprendere a livello nazionale. Chiediamo di scriverci se ci sono dei passaggi mal espressi o se ci sono delle mancanze. Ci scusiamo se la stesura non è articolata in profondità, ma per mancanza di forze e tempi stretti, abbiamo prediletto un report più schematico e operativo.

Ci siamo dett* innanzitutto che la pratica autonoma transfemminista prende sempre più piede, come meccanismo primario di liberazione delle soggettività, che esistere è lottare e che iniziare a dare corpo e gambe al transfemminismo, significa liberarci da una dimensione di patologizzazione o vittimizzazione, per ri-assumere il potere critico di autodeterminazione, autonarrazione e riappropriazione delle soggettività tutte.

In quest’ottica è necessaria la proposizione di meccanismi culturali che mettano in discussione tutto, razzismo, fascismo e sessismo attraverso pratiche incisive che inondino città e territori caratterizzando quanti più spazi possibili, creare reiterazione delle pratiche di resistenza, momenti simbolici, rituali e continui.  Creazione di spazi transfemministi, autonomi, intersezionali, autodeterminati, dove si dia spazio a relazioni reali ed attive tra tutte le soggettività, donne , trans, soggetti non binari

Abbiamo  espresso con forza il desiderio di segnare un passaggio da un percorso che ci ha vist* in prima linea in difesa, a una nuova fase di maggiore attacco e rivendicazione: è per questo che abbiamo dichiarato con forza l’inizio della Rivolta Permanente.

1) Dalla proposta dell’assemblea napoletana è emersa la necessità di ripartire dalle lotte territoriali e dalle specificità di queste; è emersa nella discussione l’importanza di dare solidarietà a tutte le lotte territoriali e rispetto a questo il tavolo si è dunque interrogato su come farlo al meglio e in modo incisivo. Crediamo che solo facendo rete sia possibile una vera e propria visibilizzazione e presa in carico collettiva delle lotte, dando così una progettualità condivisa a livello regionale e nazionale.

In una prospettiva di Coordinamento è stata posta da più voci l’esigenza di procedere con una mappatura della violenza dei tribunali, della violenza sui corpi delle persone T, della presenza degli obbiettori negli ospedali e delle associazioni antiabortiste; di costruire ed immaginare campagne nei territori che lascino un segno nelle città, presidi settimanali in luoghi simbolici e non, di caratterizzare con segni visibili i muri delle città e degli spazi urbani per aumentare la visibilità e con essa la possibilità che altre soggettività ci conoscano e riconoscano.

Sulla scia del nodo fiorentino che da mesi porta avanti una mobilitazione all’interno delle sedute del consiglio regionale toscano contro associazioni antiabortiste, immaginiamo campagne come “smutandate” contro le istituzioni che aprono spazi di agibilità a queste associazioni. È emersa in maniera altrettanto forte l’esigenza e la necessarietà della difesa e della costruzione di spazi transfemministi, autonomi, intersezionali, autodeterminati, dove si dia spazio a relazioni reali ed attive tra tutte le soggettività, donne , trans, soggetti non binari.

2)CORPI – La violenza patriarcale colpisce prima di ogni cosa i nostri corpi: il tavolo ha sottolineato la necissità di avviare campagne che denuncino la violenza medica sui corpi intersex.

E’ stata proposta inoltre la partecipazione di Nudm alla manifestazione e alle mobilitazioni contro l’azienda farmaceutica Bayer, responsabile della distribuzione del contraccettivo Essure, che ha  ed ha effetti devastanti sui corpi delle donne nei quali tale dispositivo è stato impiantato.

L’autodeterminazione delle soggettività T e non binarie non può più passare attraverso il vaglio della patologizzazione: in questo senso il tavolo si è espresso sull’importanza di riconoscere la depatologizzazione delle soggettività T e non binarie e sulla necessità di rivendicare l’accesso gratuito agli ormoni.

La violenza sui corpi T si manifesta anche attraverso la mancanza di case rifugio per donne e uomini trans e per tutte le soggettività T e non binarie. Come prendiamo parola su questo facendo dell’intersezionalità la nostra chiave di lettura delle lotte?

È stata rimarcata l’importanza del reddito di fuoriuscita dalle violenze come strumento di autodeterminazione.

3) Per quanto riguarda la violenza istituzionale, il tavolo ha individuato due controparti concrete contro le quali creare e alzare il livello del conflitto: da una parte è emersa la volontà di attaccare la violenza dei tribunali e dei tribunali dei minori con l’urgenza di annientare i meccanismi di valutazione genitoriale e mappare le sentenze violente; dall’altra, alcuni nodi hanno insistito sulla necessità di programmare azioni concrete contro la narrazione tossica e patriarcale dei giornali e dei media, già a partire del 23 novembre. Milano ha chiesto di sostenere ed espandere il lavoro su un nuovo codice deontologico che tenga dentro le rivendicazioni del piano femminista e che preveda sanzioni per i giornalisti che non lo rispettino (inoltre c’era una proposta di un osservatorio).

4) A fronte del depotenziamento dei centri antiviolenza e dei consultori, soprattutto attraverso meccanismi di de-finanziamento e altre forme di ricatto con le quali lo Stato intende indebolire questo servizio, svuotarlo di senso e della sua componente femminista, emerge la nostra volontà di riarticolare e riappropriarci degli spazi di confronto, di sostegno e d’incontro tra donne, persone T e soggettività non binarie, l’urgenza di riscrivere, per le donne che entrano nei centri antiviolenza, le procedure d’ingresso e d’intenzioni in modo trasparente affinché queste mettano le persone al corrente dei propri diritti, dei possibili rischi, di modo che siano rese più palesi e comprensibili possibili strumentalizzazioni.

Intendiamo lavorare e pretendere che nessuna associazione antiabortista abbia la possibilità di entrare nei centri antiviolenza e nei consultori, dove vogliamo la pillola abortiva e contraccezione gratuita per tuttu.

Agli atti dell’assemblea la delibera proposta dal coordinamento centri antiviolenza del Lazio per il cambiamento della legge regionale.

Qual è lo stato dell’arte della nostra relazione con i centri antiviolenza e con la rete DIRE. Discussione aperta da riprendere: come collaboriamo?

Rinforzate dalle volontà di eliminare Lucha y Siesta, uno degli ultimi e pochi spazi femministi in Italia, riemerge da più voci l’urgenza di aprire e riappropriarci di spazi femministi, autonomi, intersezionali e autodeterminati, di rendere i consultori completamente pubblici e di caratterizzarli come spazi di incontro e confronto sociali, culturali e politici.

5) SCUOLE e NUDM nelle scuole superiori.

Il tavolo si interroga su se e come partecipare agli scioperi della scuola e di come questo possa essere parte dello sciopero dell’8 marzo come processo.

Dinanzi al riconoscimento del fatto che le scuole siano spesso esempi di reiterazione di modello familiare normativo, occorre che diventino i primi presidi contro la violenza di genere e dei generi. Viene inoltre espressa la necessità di creare dei momenti di formazione per facilitare la relazione tra il corpo docente e le famiglie in situazione di difficoltà e o non normate.

Infine, esiste una cartella condivisa, chiediamo al nodo di Verona di ricondividerla, e inoltre esiste il materiale prodotto da Educare alle differenze di Bologna.

Dalla provincia di Napoli parte la proposta di riprendere e rafforzare dei momenti di confronto di nudm nei licei e negli istituti superiori.

E’ importante che si faccia maggiore formazione nelle scuole sulla violenza maschile e dei generi sia con il corpo docente sia col le e gli studenti. Educare alle differenze e nodi di Bologna e Verona mettono a disposizione il materiale che hanno prodotto in questi anni.

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