Assemblea nazionale Napoli 2019 – Report gruppo di lavoro 1: “Libere/u dalla violenza ambientale: ecologia e transfemminismo”

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NON UNA DI MENO, NON UN GRADO IN PIU’, NON UNA SPECIE DI MENO

Ormai tre anni fa Nonunadimeno nel suo piano ha riconosciuto la violenza ambientale come uno dei volti della violenza patriarcale. Oggi, riprendere il filo del discorso non era più rimandabile, perché le mobilitazioni degli ultimi anni femministe, transfemminste ed ecologiste hanno ribaltato l’agenda politica: quelle che fino erano sempre state considerate appendici accessorie dei movimenti oggi ci danno una prospettiva chiara sul profondo nesso che c’è tra capitalismo, patriarcato, colonialismo ed estrattivismo. Ed è proprio a partire dall’analisi e dalla consapevolezza di questo nesso che vogliamo partire per l’elaborazione delle nostre pratiche.

Se la lotta ecologista è una lotta contro il sistema economico capitalista, non possiamo non tener conto che questo sistema si basa sull’accumulazione originaria del lavoro riproduttivo delle donne e della terra. Non è quindi un legame essenzializzato che lega le donne alla terra, ma il ruolo che storicamente è stato loro assegnato. Ed è quindi partendo dalla nostra declinazione di sciopero riproduttivo e con un’ottica intersezionale che vogliamo approcciare i movimenti ecologisti. Il capitalismo divide sistematicamente corpi e terre da sfruttare e già sfruttate secondo le linee del genere, della razza, della specie, della classe, ed è per questo che alcuni corpi ed alcuni territori sono più sfruttati di altri. Lo sfruttamento dei corpi e dei territori è ciò che lega le due lotte. Non si può parlare di autodeterminazione di corpi e territori senza parlare di ecologia.

Non vogliamo la quota verde nella marea fucsia o la quota fucsia nella marea verde, ma una reale intersezione delle lotte che si traduce in attraversamenti e contaminazioni con il movimento ecologista che sta invadendo le piazze del mondo e con le lotte ambientali che già da anni esistono sui nostri territori.

Crediamo sia necessario segnare la continuità tra il 22 novembre (Trans Freedom March), il 23 novembre (manifestazione nazionale Nonunadimeno) e 29 novembre (quarto sciopero globale di Fridaysforfuture) tessendo relazioni con le assemblee territoriali, transterritoriali   e transnazionali confrontandoci sui temi che ci accomunano: sciopero, autodeterminazione e produzione\riproduzione.

Vogliamo sostituire la retorica universalizzante dell’”ambiente da salvare” con una pratica di lotta che parta dai nostri territori. Le lotte territoriali negli anni sono state il piano di resistenza e anche di criminalizzazione della stessa ed è solo a partire dalle resistenze locali che possiamo avere uno sguardo realmente transnazionale.

Sui territori ci sono corpi e comunità sapienti che hanno prodotto conoscenze specifiche sul nesso tra devastazione ambientale e salute. Questi saperi non sono riconosciuti e sono esclusi da ciò che viene proposto nelle scuole come “educazione ambientale”. Riteniamo fondamentale autorganizzarci per la condivisione di saperi situati volti a creare percorsi autodeterminati e determinanti sull’educazione ecologica e transfemminista, relazionandoci con la componente giovanile che anima i movimenti ecologisti del paese, i collettivi studenteschi e universitari, ricercatoru e docentu.

Ci dicono che siamo in emergenza climatica: ma noi conosciamo la retorica dell’emergenza perché è la stessa che hanno usato per la violenza di genere, che noi sappiamo essere problema strutturale e non emergenziale. Allo stesso modo non c’è un’emergenza climatica ma piuttosto un’urgenza dovuta a sfruttamento sistematico delle nostre vite e dei territori che non è più accettabile e sostenibile.

Rifiutiamo i piani dei green deal perché non cambiano il sistema in cui queste emergenze continuano a prodursi. I comitati delle lotte territoriali sono i terreni di resistenza che ci hanno insegnato che non sono emergenze, perché non sono eccezioni.

La nostra resistenza comincia quindi dal rifiuto di espropri, cementificazioni, e tutte le opere inutili e dannose per la nostra salute e i nostri territori.  Rifiutiamo i piani di bonifica come militarizzazione del territorio e come piani di investimento di altri sfruttatori; non si può parlare di bonifica senza parlare di autodeterminazione dei corpi e dei territori e di diritto alla salute.

Siamo contro i confini culturalmente costruiti tra umano e non umano. Vogliamo rompere con l’idea dell’eccezionalismo della natura umana ed uscire da una prospettiva antropocentrica e vogliamo farlo realmente nelle pratiche. Essere antispecistu non può limitarsi ad uno stile di vita vegano, così come uno stile di vita vegano non dovrebbe essere solo una scelta individuale ma un processo politico collettivo che sia anche una lotta al sistema di produzione capitalista.

Proponiamo di trovare un obbiettivo sensibile durante la manifestazione del 23 novembre a Roma per rilanciare il Global Strike del 29 e che all’interno della manifestazione trovino spazio tutti questi contenuti.

Proponiamo di pensare allo sciopero dell’8 marzo, che quest’anno cadrà di domenica, focalizzandoci anche sullo sciopero dai consumi e dal lavoro riproduttivo.

Vogliamo porci come obbiettivo la collettivizzazione del lavoro riproduttivo (l’otto marzo e tutti i giorni) come forma di sciopero dallo stesso, perché le donne dei comitati che si battono contro la violenza ambientale ci hanno insegnato che funziona ed è una strada da praticare.

Quando ci interroghiamo sulla pratica del boicottaggio e lo sciopero dai consumi dobbiamo considerare che debba andare di pari passo con un ripensamento della produzione e una sinergia con i/le lavoratoru e braccianti migranti e non. Abbiamo bisogno di costruire legami di fiducia tra aree rurali e città, produttoru e consumatoru, con le collettive e i collettivi agroecologici. Un processo che si interroghi sulla questione dei consumi non come scelta individuale ma come questione politica collettiva e che superi la logica del chilometro zero per arrivare ad una produzione a sfruttamento zero.

Vogliamo continuare la riflessione e discussione politica nelle nostre assemblee locali e alle prossime assemblee nazionali oltre le scadenze.

Ci auguriamo di poter riprendere tutti gli spunti importanti che non abbiamo avuto il tempo di approfondire durante la due giorni di Napoli, come la proposta di una campagna contro gli OGM e i trattati libero mercato, che si inserisce in una prospettiva di lotta transnazionale e anticoloniale. Una lotta che si costruisce in rete con gli altri movimenti dei popoli originari e degli altri paesi superando un facile concetto di solidarietà e passando ad un atteggiamento consapevole nella lotta contro il capitalismo e il liberismo a livello globale.

Feliciu della discussione che è appena iniziata ma che già ci offre svariati spunti di riflessione e di lotta, torniamo nei nostri territori col desiderio di metterci in contatto, in ascolto, in sinergia con tuttu lu soggettu in lotta come noi e facciamo delle nostre elaborazioni una prassi politica.

Siamo rivolta: è il momento di colpire al cuore del patriarcato.

Al 22-23 a Roma!

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