Tavolo Salario, Reddito, Welfare . Libere/u dalla violenza economica

lavoro molestie1

Se la povertà complessiva in Italia, stando ai dati, sembra essere diminuita, quella femminile continua invece ad aumentare. Siamo il quartultimo paese in Europa per occupazione femminile: solo il 48% delle donne ha accesso al lavoro, quindi meno della metà. La ricchezza individuale delle donne è inferiore di circa il 25% rispetto a quella degli uomini. Ancora, le donne sono retribuite in media il 23% in meno rispetto ai colleghi uomini, anche quando più istruite; e il differenziale salariale cresce col crescere del livello dell’istruzione, raggiungendo un picco del 38,5%. Più di 1.400.000 donne ha subito molestie sul luogo di lavoro. Molestie e discriminazioni che, una volta di più, vengono taciute e invisibilizzate quando riguardano le soggettività lgbtqia+.

Pochi, ma salienti numeri, che dipingono il contesto di disuguaglianza, discriminazione, ingiustizia in cui viviamo. Contesto che conosciamo bene, perché è quello contro cui ci battiamo da anni, contro cui il movimento femminista e transfemminista è insorto, inondando le strade e le piazze del globo, affermando che violenza di genere è anche, e non secondariamente, violenza economica, che passa, in modo sistemico, per determinate condizioni di sfruttamento volte a minare l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne, delle persone migranti, delle persone lgbtqia+.

Non partiamo da zero. Abbiamo scritto un Piano femminista e transfemminista, contro la violenza di genere. Non ci siamo mai fermate al solo livello della contestazione, ma abbiamo elaborato proposte e rivendicazioni che, oggi più che mai, necessitano di gambe concrete per poter camminare, di essere aggiornate, dove necessario, rispetto al contesto politico mutato.
Ripartendo dalle due giornate di assemblea nazionale a Napoli e dalle rivendicazioni sviluppate nel Piano, proponiamo pertanto di strutturare la discussione attorno ai seguenti assi/domande:

  • Come immaginiamo una campagna di mobilitazione sul salario minimo europeo per combattere gender pay gap, dumping salariale, paghe da fame? Una volta di più a fronte di proposte istituzionali miserrime? Considerando i tabellari infimi di molti contratti collettivi nazionali che riguardano il più delle volte ambiti di lavoro altamente femminilizzato, ha senso contrapporre al salario minimo il rilancio della contrattazione collettiva o una proposta di contrattazione di genere?
  • Abbiamo dettagliatamente criticato il reddito di cittadinanza introdotto dal precedente governo, svelandolo come familista, razzista, altamente condizionato e, dunque, non garante di autonomia e liberazione. A breve partirà la cosiddetta “fase 2” di questa misura. Come immaginare azioni e campagne, per rilanciare, con ancora maggiore forza, la nostra proposta di reddito di autodeterminazione sia nell’ambito dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza che come arma contro molestie, ricatti e sfruttamento?
  • Come ideare campagne e mobilitazioni per un welfare effettivamente universale, gratuito e accessibile a tutt*? A maggior ragione se i servizi continuano a diminuire e a essere sempre più escludenti? La quasi totale assenza di servizi pubblici per l’infanzia e l’assoluta insufficienza di forme di sostegno alla genitorialità (in termini di indennità e congedi parentali), contribuiscono inoltre ad allargare la forbice del gender pay gap, costringono sempre più spesso alla disoccupazione. Quali lotte immaginare allora per un’estensione davvero universale di questi servizi, dei congedi, delle indennità, che riguardi tutte le tipologie contrattuali e chi un lavoro non ce l’ha?
  • In questi anni abbiamo posto a più riprese il problema delle molestie e delle discriminazioni sui luoghi di lavoro e tante azioni e sperimentazioni volte ad affrontare e contrastare lo stesso sono nate. Come arricchirle a partire da uno scambio maggiormente condiviso? Quali strumenti ancora da inventare?
  • Il lavoro e lo sfruttamento nuocciono pesantemente alla salute, sia fisica che psichica, in particolare delle donne, delle soggettività lgbtqia+ e delle persone migranti. Tanto più nelle condizioni di precarietà generalizzata che viviamo. Come indagare questo problema? Di quali strumenti ci dotiamo? Quali azioni e campagne possiamo definire?
  • Come costruiamo il percorso che ci porterà al prossimo sciopero globale dell’8 marzo? Quale rapporto e passaggi con le organizzazioni sindacali? Come intercettiamo vertenze e luoghi di lavoro? Quali pratiche mettiamo in campo per dare corpo e visibilità oltre che al blocco della produzione, anche a quello della riproduzione? E allo sciopero dei e dai generi?

Presso Esc Atelier, Via dei Volsci, 159

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...