Assemblea nazionale Non Una Di Meno-Roma 24 novembre 2019

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Testo di convocazione 

Il 24 novembre ci incontreremo ancora una volta in assemblea nazionale e sarà un passaggio importante e significativo. Con la manifestazione del 23 novembre entriamo infatti nel 4° anno di movimento femminista e transfemminista che in Italia ha preso il nome di Non Una di Meno.

La nuova ondata tiene e continua a diffondersi nel mondo. Il movimento globale femminista si misura oggi con l’acuirsi dello scontro politico.  Le donne assumono sempre più un ruolo centrale dentro le mobilitazioni contro il nuovo autoritarismo e contro la violenza economica, come in Cile, in Ecuador, in Rojava… questo non segna lo snaturamento del femminismo ma l’efficacia della lettura della violenza patriarcale come prisma attraverso cui leggere le relazioni di potere dentro la società, come paradigma su cui si declinano i dispositivi di controllo e di governo dei corpi dentro la torsione autoritaria e la ristrutturazione neoliberale.

Patriarcato e neoliberismo sono più che mai alleati e gli ultimi fatti in particolare in Cile lo confermano: la vendetta e la criminalizzazione si fa efferata tanto più si tratta di corpi di donne in rivolta.

In Italia viviamo un contesto politico quanto più pericoloso tanto più è contraddittorio. Questo ci costringe ad un esercizio necessario: elaborare la prospettiva del movimento a partire da uno sguardo a quanto fatto fin qui.

Non è banale fermarsi a ragionare sulla straordinaria durata del movimento di Non Una Di Meno in Italia. La continuità ne definisce la qualità e la forza di analisi e di proposta. La grande capacità di elaborazione collettiva ha fin qui saputo tenere insieme sensibilità, prospettive, pratiche ed esperienze differenti, senza disperdere il fuoco da cui siamo partire: la lotta alla violenza maschile e di genere come fenomeno strutturale. Abbiamo avuto la forza di fare questo, di proliferare nei territori, di moltiplicarci nelle piazze, di parlare alle tante e ai tanti, perché abbiamo costruito insieme una cornice politica forte e condivisa, frutto di una lunga elaborazione e non di semplice giustapposizione di temi.

Migliaia di mani hanno scritto il piano Femminista contro la violenza maschile contro le donne e di genere. Da li forse occorre ripartire, come metodo e come pratica di confronto, di elaborazione e di lotta. Su questa base sostanziale abbiamo legittimato e agito la nostra autonomia.

Il piano delle lotte si è fatto pratica coniugando la stato di agitazione permanente con la costruzione di istituzionalità dal basso e mutualistiche che difendiamo e moltiplichiamo (gli spazi femministi e transfemministi, i cav, gli sportelli, i presidi territoriali, i progetti web come obiezione respinta, le consultorie, le assemblee delle donne …); aprendo il grande processo della riappropriazione dello sciopero, facendolo proliferare oltre i confini angusti imposti dalla legge e dalle centrali sindacali; attraversando la società, le generazioni, l’immaginario collettivo, contaminando e contaminandoci. Solo aprendoci rimaniamo autentiche. E solo a partire da una forte condivisione guadagniamo forza.

Non dobbiamo avere paura di discutere, non ci sono temi tabù, ci sono piuttosto temi che vengono usati come clave, come arieti per rompere il movimento. Ma una cosa dobbiamo assumerla, per discutere e affrontare il presente e il futuro: nessuno ci può giudicare, e non è nostro compito giudicare altre donne, altre soggettività, altre esperienze. Dobbiamo piuttosto continuare a leggere e riconoscere forme di oppressione, di privilegio e di autodeterminazione anche quando non ci appartengono. Dobbiamo anche utilizzare al meglio gli spazi di discussione e di confronto di cui ci dotiamo, gli strumenti e metodologie e inventarne di nuovi o dismetterne altri se non funzionano.

Abbiamo voluto riprendere la convocazione in tavoli benché i tempi siano stretti, perché sentiamo forte l’esigenza di riprendere a sostanziare il Piano come patto politico e programmatico dinamico e in divenire, strumento di lotta, per arrivare preparate, aprire il processo di costruzione dello sciopero immediatamente, farne un’occasione di mappatura, inchiesta e di conflitto dentro il quadro mutato di un governo che lascia intatto l’assetto profondamente patriarcale e razzista della giustizia, delle strategie di contrasto alla violenza, dello stato sociale, del lavoro, dell’educazione. Eppure degli spazi vanno aperti, non possiamo fermarci alla denuncia, alla testimonianza, dopo 4 anni abbiamo bisogno di agire vertenzialità concrete, di riprendere azione culturale e politica, di sedimentarci e allargare le nostre reti, di battaglie politiche e culturali di ampio respiro.

Va infine registrata l’irruzione sulla scena globale di un altro “atteso imprevisto” parliamo dei giovani e giovanissim*, delle donne e delle comunità che trovano nello spazio del movimento globale per la giustizia climatica uno spazio di espressione e di lotta. Pensiamo che molto abbia contribuito l’immaginario e il lavoro fatto in questi anni dal movimento ecotransfemminista. A partire da questo accumulo di ragionamento e di pratiche, è lo sciopero la traccia comune su cui aprire confronto, attraversamenti e la costruzione di pratiche condivise, contaminando le narrazioni, intrecciando riproduzione sociale e giustizia climatica dentro il quadro della critica al capitalismo estrattivista.

La centralità dello sciopero dell’8 marzo in questo panorama va valorizzata e agita immediatamente. Per questo sarà importante confrontarci sulla data e sull’opportunità della convocazione domenicale e di possibili chiamate dello sciopero globale del clima.

Lo sciopero ci proietta immediatamente sul piano transnazionale: come sostanziare un maggiore livello di confronto e di coordinamento tra movimenti femministi nel mondo? Come metterlo immediatamente in opera verso lo sciopero dell’8 marzo? Come accrescere la forza globale e l’impatto locale delle nostre lotte e pratiche?

Allungare lo sguardo oltre i confini non deve farci perdere di vista la rivolta esistenziale, quotidiana e permanente che ognuna di noi agisce ogni giorno in casa, al lavoro, a scuola, negli spazi della politica. La violenza è strutturale e trasversale a tutti gli ambiti sociali, nessuno spazio può considerarsi liberato, questo pone un enorme tema politico ma è la sfida che abbiamo scelto di affrontare e su cui metterci in discussione insieme a chi vuole essere nostro alleato in questa lotta.

Dobbiamo inventare, condividere pratiche e riflessioni; continuare a politicizzare il tema della violenza di genere e del perdurare delle strutture patriarcali anche nei movimenti.

Non Una Di Meno

Tutti i tavoli del 24 Novembre

 

 

 

 

 

 

 

 

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