REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE 1-2 GIUGNO A TORINO: PLENARIA SULLA COMUNICAZIONE

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Da tempo veniva sottolineata la necessità di affrontare in un’assemblea plenaria temi quali: luoghi e metodi decisionali, linguaggi, relazioni tra di noi e con il mondo esterno e pratiche con cui portare avanti la nostra sfida definitiva al patriarcato. Per fare questo è imprescindibile riconoscere di far parte in modo soggettivo e collettivo di un processo in continuo divenire, riconoscendo le tante cose che abbiamo fatto ma anche i nodi e le criticità per superarle.

Diversi interventi delle realtà territoriali più piccole e/o più giovani hanno segnalato difficoltà a relazionarsi e trovare spazio e ascolto adeguati nella cooperazione, presa di decisione e eleborazione a livello nazionale. La capillarità con cui continuano a diffondersi assemblee di Non una di meno in tutto il paese ci pone una sfida costante affinché i meccanismi di coordinamento, di elaborazione e di presa di decisione collettiva tra nodi e assemblee siano effettivamente attraversabili da tutte le soggettività e tutte le assemblee.

1. Comunicazione e metodo

Il punto di partenza comune a tutti gli interventi è stato il riconoscimento della necessità dell’orizzontalità e di una fiducia diffusa come base delle relazioni che intessiamo tra assemblee, tanto quanto tra singolu. È stato però sottolineato che per costruire questa orizzontalità è necessaria un’organizzazione puntuale e il rispetto dei tempi di tuttu.

Quasi tutti gli interventi hanno ribadito la centralità dei nodi territoriali come infrastruttura portante della nostra lotta e come luogo prioritario di presa di decisione, e proprio nelle assemblee deve nascere ed essere messo alla prova quel metodo che diciamo definirci, dandoci strumenti per far sì che tutte le assemblee territoriali siano orizzontali e capaci di una decisionalità fondata sul consenso femminista. Parallelamente, però, è emersa anche la necessità di riprendere un lavoro trasversale e transterritoriale su specifici temi, sia come spazio di discussione e confronto tra le assemblee territoriali, sulla base di obiettivi condivisi, sia come imbastitura di campagne pubbliche.

In merito alle campagne si è sollecitata la necessità di dare visibilità e fiducia alle campagne elaborate dai territori, rafforzandole a livello nazionale con gli strumenti di comunicazione disponibili e costituendo contaminazioni che possano essere occasioni di crescita tra i territori.

In merito alla differenza di velocità e di esperienza, rimane forte l’esigenza di affrontare una dicotomia, da alcunu definita tra centro e periferia, da altri tra nodi piccoli e nodi grossi o altro ancora. La realtà di quello che veniva segnalato, in ogni caso, è la sproporzione di mezzi ed energie a disposizione – in termini di persone, tempo ed esperienze pregresse – tra assemblee numerose, eterogenee (e quindi a loro modo complesse) ed assemblee più giovani (non in senso anagrafico), magari in territori in cui capita di essere l’unico soggetto politico “non partitico”. Da qui l’esigenza di sfruttare gli strumenti di comunicazione e coordinamento interni in modo da moltiplicare gli spazi di confronto.

Per quanto riguarda la dimensione dell’azione politica: da un lato è emersa l’esigenza di non rincorrere agende dettate da altri, dall’altro la lettura della fase attuale come attacco inedito – per quanto in continuità con le politiche dei governi che ci hanno preceduto – all’autodeterminazione e alla libertà di tuttu rende necessaria e urgente una risposta oppositiva, ma al tempo stesso costruttiva e quindi che metta al centro le nostre lotte.

2. Comunicare i nostri contenuti

Se da un lato emerge l’esigenza di un linguaggio più accessibile che vada nella direzione di un allargamento “quantitativo” della nostra referenza sociale e di una maggiore accessibilità ai nostri contenuti di persone molto diverse, dall’altro è stato identificato come imprescindibile l’imporre nella comunicazione pubblica termini e contenuti radicali, a volte scomodi, con cui vogliamo contaminare i linguaggi predominanti.

Trasversale, in ogni caso, la necessità di proseguire con la diversificazione dei registri linguistici e comunicativi: pillole, video, grafiche, comunicati, ecc. Importante è la traduzione in altre lingue dei nostri materiali e la condivisione via drive dei materiali esistenti con una maggiore attenzione alla loro archiviazione.

3. Relazioni con altri soggetti politici

Aldilà delle scelte personali è stata ribadita l’autonomia politica di Non una di meno. Questo non vuol dire che le assemblee e i percorsi non siano attraversabili da persone che possono vivere una “doppia presenza” tra movimento e istituzioni (ovviamente a loro e alle assemblee di riferimento sta sciogliere eventuali contraddizioni), ma si ribadisce il fatto che Non una di meno non ha mai visto come sbocco delle proprie rivendicazione la rappresentanza politica. Anche quando ci relazioniamo con le istituzioni, vogliamo che siano loro a venire da noi secondo i metodi e i tempi da noi stabiliti.

È stato sottolineato la necessità di prestare attenzione a tutti i tentativi di strumentalizzazione e pinkwashing da parte dei partiti, in particolare in questa congiuntura violenta e neofascista.

Emerge, inoltre, l’importanza di confronto con atri movimenti sulla base di pratiche e valori condivisi quali l’antisessismo, l’anticapitalismo e l’antirazzismo e di tessere e mantenere relazioni con altre realtà femministe alleate, sempre nell’ottica per cui la lotta intersezionale sia reale e non solo teorizzata e menzionata.

Sulle relazioni con sindacati e realtà istituzionali non vogliamo porre veti a priori ma adottare un metodo che ci permetta di valutare le situazioni a seconda del contesto e degli obiettivi, relazionarcisi anche se necessario in termini conflittuali. In ogni caso i rapporti di forza devono essere chiari e metterci nella posizione di condurre il confronto, dettando i nostri contenuti e i nostri tempi con l’obiettivo di contaminare le realtà con cui entriamo in contatto.

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