Fabri Fibra contestato a Cosenza, tra rap e misoginia, a che punto siamo oggi?

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Pubblichiamo un contributo a cura di Wissal Houbabi.

A Cosenza non vogliono che si esibisca, è un rapper sessista. Nulla di nuovo, non è la prima volta che Fabri Fibra si ritrova a vivere questo genere di proteste, il rapper fu già escluso dall’esibizione del primo maggio nel 2013 in seguito alle proteste dell’associazione D.i.re (Donne in rete contro la violenza).
«Su le mani» del 2006, in cui si cita il mostro di Firenze, e «Venerdì 17» del 2004, in cui si descrive lo stupro e l’assassinio di una bambina, sono solo due esempi di musica rap dai forti caratteri misogini.
Fibra commentò all’epoca dicendo che «Il rapper non prende una posizione sulla canzone che scrive: è l’ascoltatore che è costretto a riflettere e a prendere una posizione. Nel 2013 sono stanco di essere descritto ancora come il rapper violento: in passato mi accusavano di non rispettare le donne nelle rime, ma io scrivevo quello che vedevo non quello che pensavo. », continua dicendo che: «Non essendoci una conoscenza approfondita del rap in Italia, sembra sempre che ciò che canti, lo pensi davvero… Non è così.»
Che si pensi o meno a ciò che si dice, si mette comunque in comune un immaginario che se non viene contestato fa cultura, “Su le mani” inizia così:

«non conservatevi datela a tutti anche ai cani
se non me la dai io te la strappo come Pacciani»

Il problema non è la contestazione in sè, ma è già nell’idea di pensare, scrivere, registrare e poi presentare ad un pubblico giovane questo immaginario, citare il Mostro di Firenze in un contesto sociale che soffre ancora di femminicidi (ogni 72 ore registrati nel 2018), violenza fisica, psicologica, un contesto di forti attacchi legislativi alla libertà delle donne; sono temi più che mai attuali e scottanti e non lasciano indifferenti né donne né tanto più le associazioni e le realtà che ogni giorno si battono per contrastare la violenza sulle donne.
La differenza principale sta nella poca consapevolezza del contesto che ci circonda, Fabri Fibra ci tiene a prendere le distanze dalle accuse di chi lo giudica come un violento, nessuno mette in dubbio che nel suo personale e privato sia un ragazzo tranquillo, il suo linguaggio però è, di fatto, all’altezza di queste critiche.

Fibra dice che il rapper non prende una posizione su ciò che scrive, serve dunque mettere in discussione tutti i testi dei rapper e immaginare il rap come uno sfogo di pensieri insensati ?

Il rap viene descritto da Chuck D, una delle figure chiavi dell’hip hop americano degli anni ’80 e ’90, come la CNN del ghetto. Nel 2000 viene pubblicata in Italia una compilation che riprende questa citazione:”La CNN dei poveri”, una compilation di hip hop italiano, l’album contiene tutti gli esponenti del genere all’alba del nuovo millennio.
Io sono cresciuta con un Rap che considerava la musica come uno strumento alternativo per veicolare cultura, per prendere posizioni, per riappropriarsi delle proprie storie, il Rap da peso alle parole, le parole sono perentorie e veicolano valori dando un’identità, non parleremmo di cultura hip hop altrimenti.

Solo per fare un esempio, nel ’93 Frankie Hi-nrg esce con “Potere alla parola” che fa:
“Agire… pensare e parlare
Esplorare ogni capanna del villaggio globale
Spalancare le finestre alla comunicazione
Personale, aprire il canale universale
Dare fondo all’arsenale di parole soffocato
Dalle ragnatele di un’intera generazione
Di silenzio, questo è ciò che penso
La vita è la mia scuola e do potere alla parola […]
Questo è il messaggio che ti sto indirizzando
Il crimine sonoro che sto perpetrando
Violando quel tacito codice incivile
Del silenzio da cui mi differenzio in quanto
Presenzio e sentenzio ritmica la rima
Ossessiva e percussiva offensiva e persuasiva
Dirada la nebbia luminosa come il sole
Perché la lingua batte se la mente vuole ”

Inoltre, ammiro quando una scena hip hop prende posizioni rispetto ad atti di discriminazione ed odio, ricordo come nel luglio del 2017 la comunità hip hop di Reggio Calabria si schierò nettamente a sfavore verso un concerto rap organizzato da Casapound, la nota di Kento riporta queste parole:

«Riteniamo comunque che sia il caso di prendere posizione in modo esplicito contro questo tipo di manifestazioni che, sebbene rinchiuse all’interno di spazi privati e destinate a un esiguo gruppo di fanatici, sono in ogni caso un’offesa ai valori dell’Hip-Hop» ed al termine della nota aggiunge le parole che dichiarò Tupac ad un intervista

«Ascolta le parole nei testi delle canzoni, e dimmi se sono autentiche, se significano qualcosa per te, mi capisci? Ascolta ciò che dicono, non muovere semplicemente la testa a tempo: cerca il senso e ascolta ciò che dico. Ritienici responsabili dei nostri testi. »

Fabri Fibra è responsabile di ciò che dice, così come tutti gli altri, in ogni genere musicale, in ogni commento o presa di parola pubblica, se la libertà di espressione è assoluta o la si dà a tutti, fascisti e razzisti compresi, o si inizia a ragionare sul peso che possono avere certe parole nel contesto sociale in cui si vive, serve maggior consapevolezza ma sempre meno rapper sono interessati o sono in grado di ergersi a portavoci di contenuti sociali, di contro sono spesso vittime di loro stessi abbassandosi alle volontà che il mercato o la società dominante impone.
I casi di femminicidio («uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale.» Treccani.it) sono ancora troppo frequenti e non è un caso che i movimenti femministi in tutto il mondo si siano riaccesi con grande forza propulsiva. Il linguaggio sessista veicola pensiero ed è solo la punta di un iceberg che non riconosce le proprie conseguenze, le responsabilità si aggravano se ci si ritrova difronte ad un pubblico giovane al quale, più che delegargli una presa di posizione nei confronti dei propri testi, va trainato verso una knowledge, ammesso e concesso che la cultura hip hop italiana ne abbia mai fatto un tratto distintivo.

Per tornare all’attualità, in seguito alla vicenda della scorsa estate che ha visto coinvolta la cantante CRLN, dopo aver denunciato pubblicamente il comportamento del pubblico all’Indiegeno Fest a Patti, in Sicilia, Damir Ivic, giornalista, scrittore esperto e attivo nel mondo della musica, dichiarò come «Il rap deve chiedersi, oggi molto più di prima, che tipo di pubblico sta tirando su (non basta fare i numeri, devi ancora capire la qualità di questi numeri: o ti va bene tutto?). Ma dopo che se lo è chiesto il rap, se lo devono chiedere en passant anche tutti gli altri generi musicali»

Ed io vi richiedo oggi, siate responsabili dei vostri testi, nel bene o nel male, la percezione della violenza è data soprattutto dal chi siete, non è contestabile che una donna si senta offesa da certe affermazioni, è contestabile come la sociologia del rap alimenti la violenza misogina, se Fabri Fibra “scrive quel vede non quel che pensa”, come giustificano tanti altri rapper accusati di sessismo, ciò non chiarisce che posizioni abbiano verso quella stessa violenza, non c’è neutralità difronte alla violenza, o sei pro o sei contro.

Personalmente non condivido le scelte di boicotaggio, si riversano come un boomerang a chi cerca di aprire un confronto ed un dialogo costruttivo, molto spesso il boicotaggio non comunica, e se comunica, rischia di comunicare solo a se stesso e non a chi deve intercettare le motivazioni che spingono a queste scelte.
Il problema non è individuale ma culturale, sia nel senso più ampio se si parla de contesto sociale in cui tutte e tutti viviamo, sia nel senso più specifico se si parla del linguaggio del rap, spesso gli amanti del genere giustificano il sessismo nel rap come fosse una cosa slegata dalla realtà, innocua e facente parte del proprio immaginario specifico.
Se può esser servito anche solo a riaprire il dibattito, perchè ne abbiamo ancora bisogno, è bene che ci si renda conto che per quanto ci può piacere la musica rap, è giusto anche pensare che può dare di più, è giusto pensare che a valori come Peace, Love, Unity and Having fun ci sia della concretezza vera.

Leggi il Manifesto per l’antisessismo nel rap italiano

https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/07/10/manifesto-per-lantisessismo-nel-rap-italiano/

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Huelva: molestie e sfruttamento

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Italiano

In Spagna è stata archiviata la causa contro un produttore di fragole di Huelva. Quattro braccianti di origine marocchina, impiegate per la stagione della raccolta, lo avevano accusato di molestie sessuali, abusi e violazione delle leggi sul lavoro. Il giudice incaricato del caso ha giustificato la sua decisione dichiarando che le accuse erano “ingiustificate”, come riportato da Huelva Información.

Il Sindicato Andaluz de Trabajadores SAT ha condannato la decisione. Il segretario generale Óscar Reina Gómez ha detto a BuzzFeed News: “Questa situazione è ingiusta perché rende le lavoratrici marocchine vulnerabili. Riguarda le vittime di abusi sessuali e stupri così come le braccianti che vengono in Spagna a lavorare e non hanno una sicurezza legale che garantisce loro di vedere rispettati i diritti umani e la sicurezza sul lavoro. È una vergogna. La giustizia in Spagna è ancora sessista”.

Il governo marocchino ha annunciato, la scorsa settimana, che 20mila braccianti stagionali verranno mandate in Spagna per il prossimo periodo di raccolta delle fragole e dei frutti rossi (nel 2019), il numero più alto di sempre.

Le giornaliste Stefania Prandi e Pascale Mueller si sono occupate, con un’inchiesta internazionale, confluita in Italia nel libro Oro Rosso, Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo (Settenove) dei casi di molestie sessuali, ricatti, abusi e stupri contro le braccianti nel Mediterraneo.

I multimedia “Rape in the fields (qui una versione in in spagnolo) per BuzzFeed News Deutschland e Correctiv hanno portato alla luce il fenomeno dello sfruttamento sessuale e lavorativo delle braccianti in Spagna, Marocco e Italia. L’inchiesta, durata oltre due anni, che ha ripercorso anche la catena della grande distribuzione, conta oltre 100 interviste

L’inchiesta ha portato all’avvio di un dibattito pubblico in Marocco e in Spagna, dove è stata discussa dal parlamento e dal procuratore generale dell’Andalusia. Tra maggio e giugno diverse braccianti hanno denunciato i loro datori di lavoro e in centinaia hanno manifestato per le strade di Almonte e Huelva.

La catena di supermercati Aldi Süd ha rimosso le fragole delle compagnie sotto accusa come reazione all’inchiesta giornalistica. All’inizio di giugno 2018 migliaia di persone in oltre sei diverse città della Spagna, da Barcellona a Siviglia, hanno manifestato per protestare contro le violenze e gli abusi delle braccianti.  Uno dei certificatori globali, il Global G.A.P. ha annunciato l’apertura di un’indagine

10 braccianti di origine marocchina hanno denunciato il loro datore di lavoro, il “padrone” produttore di fragole di “Doñana 1998”, alla fine di luglio 2018 July 2018. Tra le diverse accuse, molestie sessuali e stupro. Non si capisce ancora se il caso archiviato riguardi questa azienda. BuzzFeed Germania ha contattato gli avvocati per avere dettagli che non trapelano dalla stampa spagnola.

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English

A Spanish court closed the preliminary investigation against a strawberry producer in Huelva. Four women accused him of sexually molesting and abusing them and violating labor laws. The judge in charge justified the decision by stating that the allegations were “unjustified”, as reported by Huelva Información.

Spanish trade unionist were very disappointed in the decision. The chairman of the union SAT, Sindicato Andaluz de Trabajadores, Óscar Reina Gómez, said to BuzzFeed News: “This is an unfair situation because it makes the Moroccan workers vulnerable. It affects the victims of sexual abuses and rapes as well as those who come here (to Spain) to work and do not have legal security that guarantees their human rights and human and labour security. It is a shame”. The Moroccan government announced the past week that 20,000 women seasonal workers will go to Spain for the upcoming harvest season (2019).

The court’s decision means great insecurity, less rights and respect for future workers. “Justice in Spain is characterized by sexism,” says Reina Gomez.

Journalists Stefania Prandi and Pascale Mueller investigated the supply chain of the products that women workers in the Mediterranean harvest and found that the tomatoes and strawberries are being sold as “safe and sustainable” in European supermarkets.

Their multimedia feature “Rape in the fields” (here’s a version in German, here’s a version in Spanish) for BuzzFeed News Deutschland and Correctiv revealed for the first time widespread sexualised violence, coercion and harassment of female farm workers in Spain, Italy and Morocco. They investigated the supply chain of the products these women harvest and found that the tomatoes and strawberries are being sold as “safe and sustainable” in European supermarkets. During the two years investigation they spoke to over 100 affected women in Spain, Morocco and Italy. They discovered widespread rapes, blackmail, harassment and labor rights abuses.

The publication led to a major public debate in Morocco and Spain. The investigation was discussed in the Spanish Parliament, the Andalusian Prosecutor General’s Office initiated investigations, at least two men were arrested. Between late May and early June, dozens of women reported their employers to the police and hundreds of women demonstrated in Almonte and Huelva.

German supermarket chain Aldi Süd removed strawberries from accused companies as a reaction to the investigation. At the beginning of June 2018, thousands of people in more than six different cities throughout Spain, including Barcelona, Granada and Seville, took to the streets to protest against the exploitation and abuse of agricultural workers.

One of the world’s leading food certifiers, Global G.A.P. announced an investigation into the matter. 10 female workers employed in Spain from Morocco had reported their employer, the strawberry producer “Doñana 1998”, at the end of July 2018. Among other things, the women accused their superiors of sexual harassment and in one case of rape. On 14th of December 2018 BuzzFeed News has contacted the lawyers of these ten women to see if the case dismissed in the past days is the same case.

http://revista.lamardeonuba.es/el-movimiento-feminista-de-huelva-muestra-su-preocupacion-por-el-archivo-del-caso-de-las-cuatro-mujeres-que-denunciaron-acoso-sexual-en-una-finca-de-almonte/

Testo a cura di Stefania Prandi

“MIRA COMO NOS PONEMOS” (Guarda come diventiamo)!

MIRA COMO NOS PONEMOS

La traduzione dell’appello lanciato dalle attrici argentine per denunciare lo stupro contro l’attrice Thelma Fardin. Di fronte a “MIRA COMO ME PONES” (guarda come me lo fai diventare duro), noi rispondiamo “MIRA COMO NOS PONEMOS” (guarda come diventiamo) poiché siamo forti e unite e, di fronte alla tua violenza e alla tua impunità, noi stiamo insieme.

CONFERENZA DELLE ATTRICI ARGENTINE

La collettiva delle attrici argentine hanno convocano questa conferenza stampa per accompagnare la denuncia penale presentata in Nicaragua nell’Unità Specializzata di Delitti contro la Violenza di Genere ad effettuata dalla nostra compagna Thelma Fardin contro Juan Dartes.

Da tempo stiamo lavorando, realizzando regolarmente assemblee nelle quali riflettiamo sugli argomenti in relazione con i nostri lavori. Queste assemblee ci danno la possibilità di poter parlare e raccontare ciò che ci accade. È per questo oggi siamo qui

Come già sappiamo il movimento delle donne e di tutte le altre diversità di genere e orientamento sessuale  si propone di sradicare il regime di violenza ed impunità sostenuto tanto dallo stato, come in ogni spazio in cui si giocano relazioni di potere. Violenze e impunità presenti nei nostri lavori e nei luoghi di formazione.

Il prezzo che ci è stato imposto nel momento in cui abbiamo scelto questa  professione è stato quello del silenzio e della sottomissione. Secondo un’indagine recente di SAGAI (Società Argentina di attori), il 66% delle attrici hanno affermato essere stata vittima di molestia e/o abuso sessuale nell’esercizio della professione. Sembra più una regola che un’eccezione. Perché, Chi denunciamo? Al capo del casting? Al produttore? Al direttore dell’opera o del film? All’insegnante di teatro?

Sappiamo che questo è un fenomeno che ha scosso profondamente il mondo dello spettacolo ed è funzionale allo stesso. Oggi diciamo Basta. Ascoltateci: il tempo dell’impunità per lo stupratore deve finire.

Noi attrici siamo ignorate quando denunciamo ed esponiamo gli abusi.  Sistematicamente si dubita di quello che raccontiamo, delle nostre prove. Nel lavoro siamo isolate di fronte a esperienze traumatiche che sono narrate come naturali, e che a volte necessitano degli anni per diventare parole. Intanto, lo stupratore parla, agisce e lavora con totale impunità, e pretende di rendere le vittime responsabili del suo abuso.

Nel nostro contesto, l’oppressione e l’oggettivazione sono moneta corrente. Si erotizzano e si sovraespongono ragazze adolescenti nell’industria dell’intrattenimento. Non siamo quasi mai protette da chi ci contratta. Ad esempio, fanno partire minorenni in tour senza tutela sufficiente ed adeguata. Non ci sono protocolli d’azione di fronte a casi d’abuso; e la lista è interminabile.

Abbiamo bisogno di attrezzarci per affrontare queste questioni che inoltre sono accentuate dalla precarietà e dalla mancanza di lavoro.

Contro tutte queste forme di violenza e perché questo cambi, ci mettiamo a lavorare già da oggi, da ora per dare questa battaglia.

Dove la giustizia e lo Stato impediscono, respingono, ritardano, stigmatizzano le vittime o emettono sentenze in modo aberrante a favore dei criminali, come nel caso di Lucía Perez, noi ci convochiamo per dire basta. Perché il tempo del silenzio si è finito.

Deploriamo che alcuni mezzi cerchino di deviare l’attenzione verso il lato più morboso dei conflitti mentre tacciono le problematiche di lavoro. Diventano complici. Chiediamo ai giornalisti e alle giornaliste responsabilità nell’ affrontare quest’argomenti.

Gli stupratori hanno il privilegio di utilizzare il sistema di giustizia per disciplinarci. Cercano di farci tacere avviando cause per risarcimento danni o denunce penali contro coloro che osano rompere il silenzio e intanto le vittime soffrono le archiviazioni, i ritardi, i cattivi trattamenti e la mancanza di credibilità da parte del sistema giudiziario.

Thelma ha potuto denunciare penalmente il suo aggressore ma altre compagne che hanno raccontato essere state violentate dallo stesso aggressore, non hanno potuto procedere con la denuncia.

Incoraggiare a fare una denuncia è un atto di alto rischio quando il potere giudiziario ci accusa chiedendo come ci vestiamo, quale tipo di vita conduciamo o se provochiamo gli attacchi.

Di fronte a questo maltrattamento, questa indifferenza e questo modo di zittirci nella giustizia, noi attrici ci organizziamo.

Di fronte a “MIRA COMO ME PONES” (guarda come me lo fai diventare duro), noi rispondiamo “MIRA COMO NOS PONEMOS” (guarda come diventiamo) poiché siamo forti e unite e, di fronte alla tua violenza e alla tua impunità, noi stiamo insieme.

Che si faccia giustizia per la nostra compagna e per tuttu.

Questo è appena iniziato

Argentina dicembre 2018

 

Contro la violenza,di genere e ambientale, cambia il sistema, sovverti il capitale!

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Il 24 novembre  dopo due anni di lotte in 150.000 abbiamo sfilato a Roma arrivando da più di 20 città e il 25 abbiamo dato vita a una grande e partecipata assemblea nazionale dando prova della nostra forza vitale, della nostra capacità di mobilitazione, della nostra autonomia, della radicalità del nostro percorso politico e del radicamento del nostro movimento nei territori.

 L’8 dicembre #agitazionepermanente per la messa in sicurezza dei territori contro le grandi opere inutili e dannose e sul clima .

Il cambiamento  climatico si traduce nell’aumento delle oppressioni e diseguaglianze per le quali intere popolazioni (umane e non) sono costrette  a spostarsi trovando sofferenza, morte e confini sbarrati.

Come movimento femminista e transfemminista conosciamo bene la violenza ambientale. Il Piano di Non Una Di Meno ha riconosciuto il biocidio e la devastazione ambientale come una delle espressioni della violenza patriarcale contro i corpi delle donne e delle soggettività LGBPT*QIA, degli animali non umani, della terra.
Una violenza sistemica, che si fonda in tutti gli ambiti del vivere su logiche di proprietà e sfruttamento del capitalismo estrattivista e del patriarcato in cui i corpi oppressi di animali umani e non e la terra sono al contempo “femminilizzati” e “naturalizzati”. Si sfrutta la terra per soddisfare la crescente domanda di consumo indotta, riproducendo l’idea che lo sviluppo corrisponda alla crescita economica. Una violenza che invisibilizza e criminalizza le lotte per la difesa delle risorse (terra, acqua, aria, boschi,…), per il diritto alla libertà e all’autodeterminazione sui nostri corpi.

Non possiamo non vedere come in diverse parti del mondo si stiano affermando governi reazionari e autoritari che promuovono politiche di dominio sui corpi e sull’ambiente considerati risorse sfruttabili e a disposizione. Allo stesso tempo, non possiamo non vedere come le donne e le comunità native siano ovunque in prima fila nella resistenza contro lo sfruttamento neoliberale delle risorse (dalle attiviste Mapuche e Guaranì in america del sud, alle mamme della Terra dei Fuochi a quelle NoPfas, No TAP e NO TAV,….) e nella sperimentazione di nuove forme di autodeterminazione e autogestione dei territori, di condivisione del lavoro di cura e di riproduzione, di un modello di vita sostenibile e alternativo al modello capitalista antropocentrico e androcentrico.

Stiamo vivendo una politica caratterizzata da un patriarcato fortemente violento, razzista, sessista, transomofobo e abilista, incubatore di quella saldatura tra la Lega, neofascisti e fondamentalisti cattolici che, nelle amministrazioni locali e al governo del Paese, cerca agibilità politica proprio sui nostri corpi, attraverso forme di oppressione, strumentalizzazione, imposizione di modelli e negazione di diritti e libertà.

Portiamo nelle piazze dell’8 dicembre la radicalità di un punto di vista femminista e transfemminista nel nostro cammino verso l’8 marzo, giornata dello sciopero globale femminista durante la quale praticheremo forme nuove di sciopero di genere e dai generi, dal lavoro produttivo e riproduttivo, ma anche dai consumi e dalle grandi opere in nome dell’ecofemminismo per costruire pratiche di alternative a questo sistema.

Le manifestazioni dell’8 dicembre rappresentano un’occasione importante di presa di parola a partire dai nostri contenuti e di risignificazione in chiave femminista di una mobilitazione che ci appartiene.

Una presa di parola anche nei confronti di una narrazione mediatica mainstream che invisibilizza la radicalità dei percorsi femministi e antirazzisti mentre esalta la cosiddetta “rivoluzione gentile” (e neoliberale) delle donne imprenditrici torinesi a sostegno della realizzazione del TAV, opera inutile e dannosa a cui da oltre trent’anni le comunità della Val Susa, e non solo, si oppongono con fermezza e determinazione.

Cambiamo il sistema, non il clima

Assemblea transterritoriale Terra Corpi Territori e Spazi urbani di Non Una di Meno

Mail: retecorpieterranudm@gmail.com

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